lunedì 30 giugno 2003

La stazione di Barcellona

 


La stazione di Barcellona


Questo pezzo di Paola è stato scritto il 9 Maggio, all’arrivo in Andalusia. Infatti eravamo arrivati, due giorni prima, da Firenze-Peretola all’aereoporto di Barcellona nel primo pomeriggio; ci siamo immediatamente trasferiti alla stazione ferroviaria per comprare i biglietti del trenhotel Barcellona-Granada, in partenza alle 21. Abbiamo avuto così modo di stare nella stazione per alcune ore, tutto il tempo per leggere, girellare, fare uno spuntino e osservare, come ha fatto Paola, che ha scritto questi appunti che, pubblicati ora, non perdono niente del loro valore. Allora eccola LA STAZIONE DI BARCELLONA vista da Paola "Due giorni fa ero alla stazione di Barcellona. Per la prima volta. Al primo sguardo mi è parsa una stazione come un’altra, piuttosto grande, abbastanza buia, con tante poltroncine di ferro tutte in fila. Mi sono seduta e, mentre Urbano gironzolava alla ricerca del binario giusto per proseguire il viaggio, mi sono guardata intorno, come si fa sempre in queste occasioni. Ho notato subito un gran numero di anziani, mayores, come dicono qui; viejo è considerato piuttosto offensivo, come da noi del resto. E mentre li osservavo con piu‘ attenzione ho scoperto, anche dal tono della conversazione, pacato, quotidiano, che erano persone, a volte coppie, che almeno in parte non erano li‘ ad aspettare un treno, ma avevano scelto quella sala abbastanza tanquilla per passare un po‘ di tempo tra loro, a chiacchierare. Cosi‘ lui dondolava il bastone, lei gli teneva la mano sul ginocchio e tutti e due ascoltavano il vicino con quell’interesse un po‘ scontato che si riserva a chi si conosce bene, lui e le sue storie. Piu‘ in là due vecchietti di bassa statura, vestiti di abiti grigi con molte lavature sulla trama logora scambiavano poche battute su un argomento di interesse comune nella loro bella lingua antica che che richiama i suoni dolci della poesia trobadorica. Cosi‘ ho visto la stazione di Barcellona come un piccolo spaccato della condizione degli anziani con pochi mezzi economici, forse anche perché nelle grandi città i luoghi dove gli anziani si possono ritrovare a passare il tempo senza spendere nulla si sono fatti sempre piu‘ rari. Forse esperimentano cosi‘ anche l’emozione di un viaggio mancato. A conti fatti, non dispiace che una stazione fatta per il movimento delle partenze e degli arrivi possa diventare anche un posto dove ci si ritrova a farsi compagnia, conversando e magari trovando un nuovo amico. Mi ricordo un vecchio signore vietnamita, professore universitario, che trovammo nel patio-bar di un museo, ad Hanoi (pochi anni fa).; per sua dichiarazione veniva a cercare la compagnia di stranieri con i quali scambiare idee e impressioni sul piu‘ vasto mondo che le sue condizioni economiche non gli consentivano di visitare personalmente. Parlava un perfetto francese. Un vero signore."

sabato 21 giugno 2003

Ricevo dal mio amico e fedele lettore Mauro Misuri:


Rete 4


Berlusconi nel 1985 aveva solo una rete di televisioni locali che
trasmettevano non contemporaneamente gli stessi programmi. Era una
furbata che permetteva di violare la legge, visto che allora era
vietato a soggetti privati di possedere televisioni nazionali.
Ma Berlusconi si mette d'accordo con Craxi che gli fa un decreto
legge apposta.
E fin qui, lo sapevamo già...

Cosi' Berlusconi ha finalmente tre televisioni nazionali vere. Ma
molti storcono il naso perche', essendo possibili solo 11 reti
nazionali, e' un po' anomalo che un solo imprenditore se ne prenda
tre. Non siamo nel Far West che il primo che arriva si prende
tutto...
Nel 1994 la Corte Costituzionale con la sentenza 420, stabiliva in
difesa del pluralismo, che un unico soggetto privato non potesse
detenere tre reti nazionali, concedendo un periodo di transizione e
rimettendo il problema al legislatore per una soluzione definitiva
entro e non oltre l'agosto 1996.
Arriva il 1996, scade nell'indifferenza generale la decisione
della Corte Costituzionale e Berlusconi continua ad avere tre tv.
Nel 1997 la legge Maccanico stabiliva che un soggetto non potesse
detenere piu' di due reti, e che, finche' non ci fosse stato
un "congruo sviluppo" via satellite e cavo, Rete4 avrebbe potuto
continuare a trasmettere via etere, quest'ultima decisione in
palese contrasto con le decisioni della Corte Costituzionale che
aveva deciso per un termine
definitivo entro l'agosto 1996.
D'Alema, una volta diventato capo del governo, decide di risolvere
la questione e indice una gara per l'assegnazione delle concessioni
delle reti nazionali.

La commissione nominata dal Ministero e' presieduta da un avvocato di
Mediaset. Berlusconi si aspetta che finalmente possa detenere
legittimamente, con un regolare mandato dello Stato, le sue tre reti
e relative frequenze. Nel luglio 1999 si svolge questa gara
d'appalto, per partecipare si richiedono requisiti spaventosi e
sembra chiaro che nessuno riuscira' a scombinare i giochi.


Invece, colpo di scena.
Arriva un tipo con uno scatolone enorme pieno di documenti e dice:
"Buon giorno sono Francesco Di Stefano di Europa 7, vorrei due
reti nazionali, grazie."
Panico! E chi e' questo? E' pazzo?
No, non e' pazzo, e' il loro peggior incubo.
Iniziano a mettergli i bastoni tra le ruote:

"Le manca il certificato 3457!"

"No e' qui!"

"Il modulo 13 bis compilato in 8 lingue?"

"Ne ho due, bastano?"

Ma poi trovano la furbata: "Il bando di gara richiede di avere 12
miliardi di capitale versato per rete, lei ne ha solo 12, puo'
chiedere una sola tv."

"Balle!" Risponde il signor Di Stefano, "dodici miliardi sono per
concorrere non per ognuna delle due frequenze". Ricorre al Tar e poi
al Consiglio di Stato e vince.
Insomma alla fine gli devono dare una concessione per una rete
nazionale e presto anche una seconda perche' ne ha diritto e a
Berlusconi ne tolgono una, non che la debba chiudere, deve
traslocarla sul satellite che ormai e' ricevuto da 18 milioni di
italiani.
Ma a questo Di Stefano non gli vogliono dare proprio niente.
Evidentemente lui deve essere uno che da piccolo lo allenavano ad
abbattere i muri con la cerbottana perche' avvia una serie di
procedimenti giudiziari spaventosa.
Ingiunzioni, diffide, cause penali, civili, regionali, Commissione
Europea. E vince tutti i ricorsi, tutti gli appelli, tutte le
perizie.
E alla fine arriva alla Corte Costituzionale che nel novembre
2002, sentenza numero 466-2002, ha stabilito inequivocabilmente che:
- Retequattro, dal 1 Gennaio 2004 dovra' emigrare sul satellite
- le frequenze resesi disponibili dovranno essere assegnate a Di
Stefano!

L'avete sentito dire al telegiornale?

Abbiamo chiesto a Di Stefano come si sentisse in questa storia e
ci ha risposto con un lieve sorriso:

"Nonostante siano trascorsi ben nove anni dalla decisione della
Corte Costituzionale Mediaset continua a detenere e utilizzare
appieno tre reti nazionali su un totale di sette concessioni
assegnate sulle undici assegnabili (comprese quelle Rai).
Il fatto che un soggetto, a cui e' stata data una concessione (in
concessione si da' un bene pubblico, in questo caso le frequenze),
non riceva poi materialmente il bene e' un avvenimento che non ha
precedenti al mondo.
Nel luglio 1999 Centro Europa 7 aveva fatto richiesta di due
concessioni, una (Europa 7) l'ha ottenuta, per l'altra (7 Plus) c'e'
stato un diniego, in quanto non ritenuta idonea per la mancanza del
requisito del capitale sociale.

Una sentenza del Consiglio di Stato ha riconosciuto esistente il
requisito del capitale sociale, per cui siamo in attesa di una
seconda concessione, anche se il Ministro Gasparri prende tempo.
Nel frattempo Centro Europa 7 per iniziare le trasmissioni, si e'
dotata di una struttura di oltre 20.000 mq, di otto grandi studi di
registrazione per le proprie eventuali produzioni, di una library di
oltre 3000 ore di programmi e di tutto cio' che e' necessario per una
rete televisiva nazionale con 700 dipendenti.

Questa preparazione e' stata necessaria poiche' la legge
stabilisce che, entro sei mesi dall'ottenimento della concessione, la
neo-emittente ha l'obbligo di iniziare le trasmissioni.

Attualmente Centro Europa 7 e' una societa' praticamente ferma,
non ha alcun introito, poiche' non e' stata messa in condizione di
operare, ma ha avuto, e continua ad avere, pesanti oneri per la
gestione della struttura, l'adeguamento della library, l'adeguamento
tecnologico, le ingenti spese legali, i costi dei dipendenti..."

Ma ora altro colpo di scena: Gasparri si sta muovendo per salvare
Rete 4.
Il D.D.L. Gasparri, art. 20 comma 5 e art. 23 comma 1, realizza in
pratica un condono, riconoscendo il diritto di trasmettere
a "soggetti privi di titolo" che occupano frequenze in virtu' di
provvedimenti temporanei, discriminando cosi' le imprese come Europa
7 che hanno legittima concessione, il tutto sempre al fine di
salvaguardare Retequattro.

Infatti, quest'ultima potra' continuare a trasmettere, in barba
alla sentenza del '94 e del 2002 della Corte Costituzionale e della
legge 249/97, pur non avendo ormai da quasi quattro anni la
concessione, mentre Europa 7 non potra' mai trasmettere, dimenticando
che nel luglio 1999 c'e' stata una regolare gara dello Stato per
assegnare le concessioni,
gara persa da Retequattro e vinta da Europa 7.

Si realizza quindi un ennesimo gravissimo stravolgimento del
diritto.
In pratica, chi ha perso la gara (Retequattro) puo' continuare
tranquillamente a trasmettere, e chi l'ha vinta (Europa 7), perde
definitivamente tale diritto.
Non vi sembra straordinario?
Travolti da un miracoloso afflato civico i deputati del Polo
bocciano alla Camera dei Deputati il decreto Gasparri proprio laddove
vuol tagliare la gola a Europa 7.
E' chiaro che le urla di Berlusconi di questi giorni sono anche
per ricompattare i suoi, che se lo mollano adesso...
Ora bisogna vedere cosa fa il Senato... e poi la legge deve
tornare alla Camera...
E poi bisogna vedere se Ciampi la firma una legge del genere.
Saremmo all'oltraggio definitivo del concetto stesso di stato di
diritto.
Un conto e' fare una legge per non finire in galera, un conto e'
fare una legge per prendersi qualche cosa che appartiene a un altro.
Si comincia cosi' e poi si pretende il Jus Primae Noctis.
Quindi, cara cittadina, caro cittadino, sappi che in questo
momento si sta giocando una partita incredibile. Se questa legge
passa quel che e' tuo e' suo.

Vedi tu se riesci a far girare questa mail. Internet non conta
niente in borsa ma siamo comunque una decina di milioni...


venerdì 20 giugno 2003

Il trenino Algesiras-Granada


 


Il trenino Algesiras-Granada


 



31 Maggio. Simone rientra in Italia, per fine ferie. Tappe del rientro: Siviglia-Jimena con la macchina della Sig. Julia, Jimena-Granada col trenino che costeggia per un gran tratto l’Hozgarganta, Granada-Barcellona col tren-Hotel (cuccette), Barcellona-Peretola con la Meridiana. Sui biglietti aerei e loro costi vedi in coda.


Il trenino Algesiras-Granada l’ho preso all’andata con Paola ed è molto divertente: è un tracciato sicuramente ottocentesco, tutto in fondovalle, senza gallerie o ponti, segue i torrenti come un serpentello transumante. Mi ricorda certi trenini delle linee secondarie tipo, per un toscano, l’Arezzo-Stia o l’Arezzo-Sinalunga; ma questo può reggere almeno in parte il confronto col trenino rosso del Bernina che da Tirano-Italia si arrampica a S.Moritz.


Mentre Simone è in viaggio, Barbabianca e Paola, a Siviglia, se ne vanno a vedere gli Alcazares, palazzo fortezza del sultano moro e poi del re cristiano, interessante mistura delle due civiltà: Come sempre, al paragone, il sultano fa più bella figura del re.


Parliamo del trasporto aereo.


Biglietto di sola andata Firenze-Peretola-Barcellona: euro 101 cd, tasse comprese.


Abbiamo ottenuto questi prezzi, telefonando alla Meridiano (199...) e aspettando che la signorina al computer trovasse i posti scontati. In effetti ci ha trovato due posti per il 7 maggio e uno per il 13. Questo è il motivo per cui Simone ci ha raggiunto il 14 a Jimena.


Per il ritorno di Simone, sempre via telefono (0039...) abbiamo trovato un biglietto scontato da Barcellona a Firenze-Peretola per il primo Giugno: 148 euro.


Paola e Barbabianca sono ritornati da Siviglia a Milano Malpensa, via Barcellona, con l’Iberia. Il biglietto via internet per il 3 di giugno. Prezzo sola andata, euro 290 cd; prezzo andata e ritorno, euro 207 cd.


Così, per risparmiare soldi abbiamo comprato due biglietti ida y vuelta, andata e ritorno. I biglietti del ritorno da Milano Malpensa a Siviglia, stabilito d’ufficio per il 10 giugno, sono rimasti inutilizzati.


Prima domanda ai lettori: perché questo sistema?


Seconda: i biglietti sono nominativi, ma è possibile farli utilizzare da persone diverse?


Grazie a chi vorrà darci un chiarimento.

mercoledì 18 giugno 2003

Sevilla vista da Paola







Sevilla





vista da Paola








Confesso che, per un pregiudizio favorito da un’informazione turistica piuttosto superficiale e ovvia, mi aspettavo Sevilla bella, ma molto colorata e chiassosa, quasi un po’ pacchiana e molto, troppo turistica. Invece Sevilla è una città elegante con belle vie antiche dove si accostano l’una all’altra splendide case con piccole terrazze dalle inferriate sporgenti, spesso rese piu’ misteriose e antiche da tende ricamate, e case piu’ modeste, ma sempre armoniose nei colori giallo, ocra, bianco. E turistica lo è, ma con misura e compostezza. I grandi resti del passato moresco, la torre del Oro, la Giralda appaiono piuttosto appartati e fuori tempo in questa città vivace e piena di gente che va e viene. La risistemazione dell’antico minareto a campanile della cattedrale non gli ha giovato. L’eleganza sobria dell’architettura araba rischia di essere soverchiata dalla mole asimmetrica e disarmonica di una delle cattedrali piu’ grandi d’Europa. Negli Alcazares reali la mescolanza fra motivi architettonici occidentali e la ricchezza contenuta e geometrica del mudejar è invece realizzata al meglio, anche se si notano nelle varie sale diversità di stili. Quali riflessioni si potrebbero fare su queste diversità e sulle rispettive culture? Tante che ci vorrebbe un libro a parte. Certo che in questi palazzi e nei loro giardini profumati si respira ancora la cultura araba, o quel poco che ne sappiamo noi europei. Camminando lungo il piccolo canale d’acqua che unisce fra loro le varie fontane, elemento simbolico che non manca mai, si gustano ancora una volta la pace e la linearità dell’Alhambra. Dispiace non poter incontrare qualche personaggio importante di questa antica civiltà per potere intavolare un discorso sui problemi del passato e del presente. Taversando il Guadalquivir che è un bel fiume, verde e maestoso con ponti antichi e moderni, ci si trova in Triana, un quartiere molto attraente. Vecchio, ma non proprio antico, di origini popolari, è stato via via abbellito e allo stato attuale è un luogo titpico pieno di bar e ristoranti per lo più semplici e insieme atractivos, come dicono qui, dove, alla brezza consolante che spira del fiume, si mangiano vari tipi di tapas di cui il pescaìto frito è indubbiamente il re.


In questi posti si tira molto tardi la sera. I sivigliani d’estate escono alle nove di sera per respirare un po’ di frescura e del resto gli orari dei pasti qui sono del tutto meridionali. Ho notato che a Sevilla i negozi, i bar e i ristoranti non sentono il grande imperativo di modernizzarsi. Per la maggior parte sono ancora così come sono nati diversi anni fa e hanno un’aria vissuta che pare non dispiacere a nessuno: quadri e oggetti alle pareti, vestiario sempre molto informale per chi serve i clenti, qualche volta accompagnamento di chitarra. La visita è stata piuttosto breve e pochi giorni non sono certo sufficienti per conoscere una città. Resta però l’immagine, una specie di fotografia interiore in cui le grandi sale ombrose rivestite di graffianti ricami di gesso e marmo parlano di profondo sapere scientifico e di infinita pazienza artigiana, in un tempo che resta proiettato lontano e come immobilizzato, mentre più piccole appaiono le sagome delle graziose abitazioni ocra bianche e azzurre di Triana che si affacciano sul bel fiume verde in un elegante sfolgorio di luci serali dove la gente si gode la vita chiacchierando intorno ai tavolini affollati.

lunedì 16 giugno 2003

Festa di S. Fernando a Siviglia

La morte di Ignazio


30 maggio Festa di S.Fernando, patrono di Siviglia.


La Cattedrale è in festa; oggi non si vede né l’interno né la Giralda; la chiesa è occupata dalle autorità, clero e militari, secondo una tradizione dio e patria che affonda le sue radici ben dentro il terreno della storia di Spagna. Ci godiamo per una mezzoretta la cerimonia, come uno spettacolo di teatro storico e va bene cosi’. La tomba di Cristobal Colombo la vedremo nei prossimi giorni: bellezza di un viaggio turistico organizzato senza il biglietto di ritorno, senza scadenze prefissate. Viva la pensione. Nel pomeriggio, col biglietto di ieri del City tour, valido 24 ore, uno studente ci accompagna a piedi per vie e palazzi situati a ridosso della cattedrale di S.Fernando. In spagnolo e poi in inglese dà spiegazioni che piacciono a Barbabianca perché fanno capire la storia attaverso l’architettura. „ Siamo nel Quartiere Sancta Cruz, da quella grande croce in ferro che vedete al centro della piazza. Al tempo dei Mori questo era il quartiere degli ebrei e si chiamava la Juderia. Quando, nel 1248, i cristiani conquistano Siviglia, cacciano i Mori, ma non i Judii i quali anzi, rendendo omaggi e doni al re cattolico ne conquistano i favori, ottengono l’appalto delle esazioni fiscali, aumentando ricchezza e potere. Diverse moschee diventano sinagoghe. Piu’ tardi, nei momenti di crisi, divennero bersaglio dei cristiani che, ridotti alla miseria e tormentati dalla fame, trovarono nei giudei una via di sfogo e un mezzo di rapina, dando luogo a periodici pogrom, fino a che anche i giudei non finirono banditi con regolare decreto regale. Le moschee divenute sinagoghe si trasformano in chiese e oggi ne potete vedere almeno tre, ben riconoscibili a un occhio attento“. A ridosso del quartiere, sulle rive del Guadalquivir, accanto alla Torre dell’Oro, vediamo un inconfondibile palazzo circolare, bianco e rosso, addobbato con bandiere e manifesti; è l’arena di Siviglia, dove son passati i piu’ grandi toreri, osservati da un pubblico esigente come lo è per l’opera lirica quello di Parma. Stasera c’è la corrida, anzi le corride (mai un solo toro): biglietti da 10 a 40 euro. Barbabianca e Simone ne spendono 4,50 a testa per la visita guidata all’arena. Due secoli di corride, tanti tori uccisi contro un solo torero, il muso di due grandi valorosi tori imbalsamato alle pareti, tante fotografie e didascalie; i tori e i cavalli di stasera sono già nelle scuderie dell’edificio (vengono portati il giorno prima)… La giovane bella prosperosa guida sivigliana risponde a tutte le domande e chiarisce tutti i dubbi. La sera, su una TV locale, Barbabianca, non Simone né Paola; segue la corrida da capo a fondo ed ora ha un’idea piuttosto chiara del come e qualmente. Il torero, giovane, bravo e già sulla via della fama. Uno spettacolo, indubbiamente. La notte Barbabianca tarda a prender sonno e, nel dormiveglia, rivisita i luoghi della storia che un po’ confusamente possono così essere riassunti: Se è vero che „la violenza è la levatrice della storia“ – qualcuno l’ha scritto – beh, in questa parte del pianeta c’è, da tempo, un reparto di ostetricia molto ben attrezzato e ottimamente funzionante; qui hanno visto la luce Fenici, Romani, Cartaginesi, Visigoti, Vandali, Mori, Giudei, Cristiani… Al tempo dei cristiani la levatrice, per non rimanere disoccupata, si scatena contro altri cristiani dichiarati Eretici. Torquemada, confessore della regina Isabella la cattolica, diviene primario del reparto, francescani e domenicani ottimi medici e paramedici. Si aprono proiezioni e dipendenze nella americhe da poco scoperte. E’ la lotta del bene contro il male. Il torero che lotta contro il toro, il prete che sacrifica l’agnello rendono omaggio alla grande levatrice. E quando il toro non basta, la guerra civile (1936-39), due milioni di morti ammazzati. Anche Aznar, ci dice Delicebaltic nel suo blog, calca da torero questa eterna arena insanguinata, alleandosi con Bush, in questa ennesima guerra santa del bene contro il male. Ma il toro non vuol morire, piu’ lo ammazzi e piu’ rinasce. Alle cinque di ogni sera spinge il suo cuore in alto e sparge sull’arena il sangue di Ignazio: tutti i giorni, alle cinque in punto, Ignazio muore. Caro Ignazio, forse è giunto il momento: lasciamo in pace il toro, chiudiamo questo reparto di ostetricia, licenziamo la levatrice e utilizziamo le nuove tecniche che la scienza ci mette a disposizione: rendiamo il parto indolore con l’acqua della ragione, l’aria della tolleranza, la terra della giustizia, il fuoco della verità. Amen. Buonanotte da Barbabianca .

Il nido di Valdezorras (Siviglia)


Il nido



28 maggio Ci spostiamo a Siviglia. Un’ora e mezzo di macchina e siamo a Valdezorras, a due passi dall’aereoporto da cui decolleremo al momento del ritorno. La casita di campagna di Victoria e Bartolomeo è una bella villetta monopiano, del colore giallo ambra sivigliano, è recintata e chiusa da un bel cancello in ferro: e‘ contornata da un bel prato all’inglese abbellito da fiori e piante tipo due grandi bouganville che coprono parte delle pareti esterne; a fianco una pergola con grappoli d’uva già in fase avanzata; al di là del prato c’è un secondo recinto con un aranceto e un pollaio: proprio cosi‘; sei galline vere che fanno uova fresche e allietano la vita di un gallo che canta vittoria a tutte le ore della notte. Una gattina grigia è l’inquilino privilegiato che ha il diritto di entrare in casa , dalla finestra appositamente lasciata semiaperta durante la notte. Una citazione va fatta alla coppia di uccellini che hanno scelto di nidificare all’uscita del tubo della caldaia di cucina, davanti all’entrata, a 2 metri da terra. Con Victoria abbiamo tirato via il nido, ma poi, visto che c’era la covata già pennuta e pronta a volare, l’abbiamo rimesso a posto. Dieci giorni piu‘ tardi, volati gli uccelli, tolto il nido, una seconda coppia ha cominciato a portare paglia per la seconda covata. Evidentemente è giudicato, come è vero, un posto sicuro da gatti, serpi e rapaci. Ma Vittoria e Bartolomé dovranno far capire ai pajaros che nella casita si puo‘ fare una sola covata all’anno. Vittoria insegna latino in un liceo di Siviglia, collega di Tina che insegna lingua e letteratura spagnola. Bartolomeo è ordinario di filologia latina all’Università; la sua sede si trova in un bell’edificio ottocentesco e precisamente nella antica tabaccheria dove Carmen la sigaraia incontro‘ la prima volta il suo bel sergente… Non molto distante la bottega di Figaro. 29 maggio Visita della città, col Sevilla tour, il bus scoperto, a due piani, con l’auricolare che in italiano ti segnala luoghi e monumenti. Ci si fa subito un’idea topografica che ci sarà utile nei giorni seguenti. Paola mi sta dicendo che hanno messo il bus city tour anche a Firenze. Ci siamo promessi di prenderlo alla prima occasione utile. La sera ci diamo appuntamento con Victoria e Bartolomeo al big store di Sevilla, El Corte Ingles, tipo i magazzini Lafayette di Parigi. Ne esce una meravigliosa serata sivigliana, in compagnia di Bartolomé., sivigliano doc e Victoria, nata in Galizia, fidanzata a Madrid, sposa e madre (di 2) a Sevilla ormai da una vita. Dopo un giro di ricognizione in macchina lungo strade e stradine via via illuminate dalle luci notturne, ci troviamo a passeggiare nel Quartiere di Triana, oltre il Guadalquivir. Come dire S.Frediano a Firenze, in Oltrarno. Triana (dall’Imperatore Traiano che nacque da queste parti) è il quartiere operaio ottocentesco, divenuto un centro attraente, pieno di ambienti suggestivi, al chiuso e all’aperto, dove la gente si ritrova in pacifica lieta compagnia, godendosi la pace in serate ideali come questa che noi stiamo vivendo. Passiamo davanti alla chiesa di S.Anna, dalle pareti esterne color ambra, suggestiva nella sera di maggio, e ci troviamo nel bel mezzo di un concerto bandistico, dentro la chiesa barocca all’inverosimile, con in trono una S.Anna carica di ori e gioelli che la nonna di Cristo non aveva mai visto neppure in vetrina. Note solenni, onde musicali ampie e riposanti; non piu’ sentite nelle chiese italiana da quando un papa, mi sembra Pio X, proibi’ gli strumenti di ottone all’interno delle chiese. La serata si conclude con un delizioso sit in alla „Esquina del Puente“, all’Angolo del Ponte, sulle sponde del Guadalquivir, tavolini all’aperto, frittura di pesce: pescaito povero, pesce azzurro, alici e affini, fresco e croccante come non succede spesso. Una delizia. Con poche lire una cena veramente ricca, anzi rica, come dicono loro. „Rico“ per dire pieno di qualità, riferito alle cose piu’ svariate. La erre va pronunciata raddoppiata, come in Sicilia. Il Ponte è storico, intitolato a isabella II: il Ponte Vecchio di Siviglia. Raccomandato da Barbabianca: bar ristorante „La Esquina del Puente“, proprio addossato all’ultima arcata, Quartiere di Triana.

sabato 14 giugno 2003

Jimena in Andalusia


Jimena in Andalusia


I miei fiumi


Sabato 24, Domenica 25 Algesiras, Jimena. Week end di riposo, nella casetta bianca, col terrazzo panoramico, il giardino fiorito, il grande albero di limone, sotto il castello moresco. La domenica mattina passeggiata con bagno sul fiume Hozgarganta, acque pulite provenienti dal parco nazionale e prive di sostanze inquinanti. Per Barbabianca il bagno nel fiume ha un valore apotropaico (scaccia spiriti maligni) quasi liturgico. „Divieto di balneazione“ c’è scritto sulle rive dell’Arno, a Firenze, ma tanti tanti anni fa quanti bagni nell’Arno, in Casentino, al pozzone di Pontidarno, là dove il Solano confonde le acque venute giu’ da Secchieta e Montemignaio con quelle che l’Arno si è trascinato dal Falterona. Il bagno sull’Hozgarganta costituisce un ritorno all’antica madre, fonte della vita. La vita che a volte mettevamo a rischio quando, bambini in preda alla sete, si andava nel punto dove il fiume faceva piu’ corrente e si bevevano due sorsi, dopo aver recitato lo spell, la formula magica: „Acqua corrente ci beve il serpente, ci beve il mio dio ci posso bere anch’io“. „Febbri intestinali“, stabili’ il Dott. Batisti. Era un principio di tifo. Mi ricordo – a 9 anni - la febbre a 40 e la tortura al braccio, quando il dottore me lo trapano’ mezzo prima di trovare la vena per il prelievo del sangue. Da Siviglia arriva l’email: „La casa di Puerto S. Maria (Cadice) è disponibile per voi da domani per 3 giorni. Un abrazo. Tina. Addio Jimena. Si preparano le valigie e via con la Peugeot 1800 diesel, Simone alla guida, lungo lo Stretto, dal Mediterraneo all’Atlantico, una fila lunga km di mulini a vento, uno spettacolo. A Tarifa il mare e’ coperto di tavole a vela: un paradiso per i surfisti. Lo stesso vento si scatena sulla baia di Cadice e ci impedisce di fare una bella nuotata atlantica come nei desideri. Con Simone ci tuffiamo in acqua sulle onde lunghe della riva ma solo per pochi minuti, tanto per poter dire che ci siamo bagnati nell’Atlantico. Passeggiamo un po’ sulla spiaggia insieme a pochi altri sfaccendati, osservando i pescatori che ogni tanto sfilano la canna piantata sulla rena e lanciano il mulinello. Granelli di sabbia pizzicano la pelle delle gambe: una sensazione estramediterranea. Ritorniamo nella bella villetta di Tina e Victor, nuova di 2 anni, pulita e curatissima, e ci rifacciamo tuffandoci nella piscina condominiale, tutta libera per noi. Meglio il nostro Mediterraneo, che sia Stintino, il golfo di Baratti o la Zinzulusa. Il giorno dopo saliamo sul battello di linea che collega porto S.Maria con Cadice, attraversando tutta la baia. Ci troviamo a bordo affogati tra alcune centinaia di bambini delle elementari in visita di istruzione alla storica e bella città. Il giro sul Cadiz-tour, bus scoperto tipo Londra, dura soltanto uina mezzora, perché Cadice è piccola, 350.000 abitanti; un grande scoglio rotondo proteso nel mare, ancora difeso da mura e bastioni incombenti sulla spiaggia sottostante, bianca e bellissima. Pescatori che lanciano il mulinello dalle antiche garitte: chilometri di filo. Il lungomare in effetti è pensile: si cammina lungo una passeggiata mattonellata, per metà giardino ombroso con piante enormi risalenti alla scoperta dell’America. Su questi bastioni alti 100 metri una torretta di guardia ogni 50 passi. Troppo bella e strategica per vivere in pace; per secoli qui si e’ vissuto sempre in guardia; al tempo dei Romani era la terza per importanza, dopo Roma e Cartagine. E poi Visigoti, Vandali, mussulmani, cristiani, inglesi contro francesi … (Trafalgar è da queste parti), i filibustieri contro i galeoni provenienti dal Nuovo Mondo. Non c’è pace sullo stretto.