venerdì 7 febbraio 2014

Ein Hijleh (Valle del Giordano) spazzata via da Israele

ONORE ALLA RESISTENZA DEI PALESTINESI


dite della creatività della popolazione palestinese, dell'unità dei Comitati Popolari per la resistenza nonviolenta che stanno cercando di far rivivere una antico villaggio cananita, spopolato dai suoi abitanti dall'esercito israeliano. " Noi, le figlie e i figli della Palestina, annunciamo oggi il ripristino del villaggio di Ein Hijleh come parte della campagna Melh Al-Ard  (Il sale della Terra), nella valle del Giordano.

Sono tornati con canti, bandiere, balli, per ricostruirlo per farlo rivivere, per affermare il loro diritto su quella terra.

E' una storia positiva, la vita contro la morte. 

Ad ogni momento gli abitanti del villaggio rischiano di essere assaliti dai soldati dell'esercito israeliano e di essere cacciati e arrestati, sono al terzo giorno ed ogni notte aspettano che l'esercito arrivi come è arrivato a Bab al Shams, la porta del sole, il villaggio costruito con tende nella zona vicino a Gerusalemme chiamata E1 dove Israele vuole costruire un altra colonia.

E LA NOTTE è ARRIVATA
(Ore 1,30 del 6 febbraio 2014)


Comunicato stampa
Venerdì 7 febbraio 2014 Centinaia di forze israeliane hanno fatto irruzione villaggio di Ein Hijleh nella Valle del Giordano e sfrattati tutti i suoi residenti violentemente intorno 01:30 e dichiarato il villaggio zona militare chiusa. E si stima che tra il 200-250 palestinesi erano in paese al momento di sfratto. 35 palestinesi sono stati feriti e portati in ospedale Gerico dopo lo sfratto. Al momento del raid le forze israeliane hanno sparato grandi quantità di bombe sonore per disperdere la folla che si riuniscono al centro del villaggio, mentre molte donne e bambini sono stati sfrattati automaticamente dalle case e tende dove erano addormentati. forze israeliane hanno attaccato i residenti di Ein Hijleh battendoli, li calci e spingendoli a terra e nel fuoco. Gli abitanti del villaggio sono stati trasferiti dopo lo sgombero con autobus militari d'occupazione israeliane mentre viene umiliato e deriso dai soldati sul bus. I residenti di Ein Hijleh dove trasferiti all'ingresso di Gerico e la loro ricezione da parte delle forze di sicurezza palestinesi e portato al centro della città di Gerico. forze israeliane hanno attaccato anche i giornalisti e gruppi di medici in paese al momento dello sfratto tra cui un cameraman dalla Palestina TV che è stato spinto da uno dei tetti a terra e uno dei medici della squadra di soccorso medico è stato colpito con un fucile sul petto. Diversi palestinesi sono stati arrestati al momento di sfratto e sono stati poi rilasciata all'ingresso di Gerico. L'attivista del comitato di lotta popolare in AlMasara Mahmoud Zawahreh ha detto che gli attivisti sono riusciti a rilanciare il paese e anche se sono stati sfrattati da Ein Hijleh ma l'occupazione israeliana non è riuscito a sfrattare l'frazione e il grande lavoro realizzato dai cuori e le menti di Ein residenti Hijleh. Attivista dalla lotta popolare dal campo profughi di Aida a Betlemme Monther Amira ha detto che lo sfratto non finirà il lavoro degli attivisti nella Valle del Giordano, ha aggiunto, "noi continueremo con la nostra campagna Melh Alard (Salt of the Earth) , e la rinascita del villaggio era solo l'inizio per il nostro lavoro nella Valle del Giordano, continueremo il nostro lavoro e noi rimaniamo ad essere il sale di questa terra che lavora contro le politiche israeliane in tutta la terre palestinesi in particolare contro la giudaizzazione e l'annessione della Valle del Giordano.

 Email ricevuta:

Da: "Diana Alzeer" <diana@popularstruggle.org>
Data: February 7, 2014 6:15:28 PM GMT+01:00
A: Urbano Cipriani <urbanoci@yahoo.it>
Oggetto: Israeli occupation raid and evict Palestinians from Ein Hijleh
Rispondi a: "Diana Alzeer" <diana@popularstruggle.org>


Israeli occupation raid and evict Palestinians from Ein Hijleh

Press Release
Friday 7, February 2014

Hundreds of Israeli forces have raided Ein Hijleh village in the Jordan Valley and evicted all its residents violently around 1:30 am and declared the village a closed military zone.  And it is estimated that between 200-250 Palestinians were in the village at the time of eviction.


35 Palestinians were injured and taken to Jericho hospital after the eviction. At the time of the raid Israeli forces fired large amounts of sound bombs to scatter the crowd that gather at the center of the village while many women and children were automatically evicted from homes and tents where they were asleep.

Israeli forces have attacked the residents of Ein Hijleh by beating them up, kicking them and pushing them to the ground and into the fire.

The residents of the village were transferred after the eviction with Israeli occupation military buses while being humiliated and mocked by the soldiers on the bus.  The residents of Ein Hijleh where transferred to the entrance of Jericho and were received by Palestinian security forces and taken to the center of Jericho city.

Israeli forces have also attacked journalists and medical teams in the village at the time of eviction including a cameraman from Palestine TV who was pushed from one of the rooftops to the ground and one of the medics from the medical relief team was hit with a riffle on his chest.

Several Palestinians were arrested at the time of eviction and were later released at the entrance of Jericho.

The activist from the popular struggle committee in AlMasara Mahmoud Zawahreh said that the activists have managed to revive the village and although they were evicted from Ein Hijleh but the Israeli occupation failed to evict the village and the great work achieved from the hearts and minds of Ein Hijleh residents.

Activist from the popular struggle from Aida refugee camp in Bethlehem Monther Amira said that the eviction will not end the work of the activists in the Jordan Valley, he added “we will continue with our campaign Melh AlArd (Salt of the Earth), and the revival of the village was only the start to our work in the Jordan Valley, we will continue our work and we will remain to be the salt to this earth working against Israeli policies in all of Palestinian lands especially against the Judaization and annexation of the Jordan Valley.

List of the injuries taken from Jericho hospital:
1. Bade’ Dwaik 41 years
2. Mohammad Musa Da’ajneh 25 years
3. Mohammad AbdelKarim AlKhatib 25 years
4. Abdel Majeed Omar 22 years
5. Mohammad Nae’m Hasan 29
6. Maher Taher Samara 29 years
7. Mohammad Saeed Abu Gharbieh 19 years
8. Baha Jalal Tamimi 26 years
9. Ziad Abu Ein 54 years
10. Ramzi Mohammad Abu Sa’da 30 years
11. Abdel Majeed Bassam Omar 22 years
12. Maher Nayef Saleh 47 years
13. Murad Mohammad Omar 25 years
14. Sami Ahmad Di’es 25 years
15. Mahmoud Ahmad Ismail 29 years
16. Marwa Jihad Samhan 23 years
17. Waed Basem Tamimi 17 years
18. Ashira Ali Ramadan 29 years
19. Mahmoud Naser 21 years
20. Nibal Mohamad Abd Rabu 24 years
21. Fadi Methqal AlJayousi 34 years (Palestine TV cameraman)
22. Suhaib Rafe’ Sawafta 22 years
23. Ma’en Jamal Daraghmeh 25 years
24. Ahmad Daraghmeh 21 years
25. Mohannad Abdel Fatah 23 years
26. Anas Mahmoud Zghaiar 18 years
27. Karam Akram Zghaiar 23 years
28. Ala’ Zghaiar 25 years
29. Hasan Othman Faraj 33 years
30. Hamza Hasan Jawabreh 20 years
31. Osama Hasan Na’amreh 20 years
32. Islam Saleh Tamimi 18 years



Daughters and sons of Palestine, be the salt of this earth and stay steadfast on it.


Popular Struggle Coordination Committee | 12 Raffaele Ciriello St

mercoledì 5 febbraio 2014

Hebron - Giovani contro gli insediamenti


Scrive Luisa Morgantini:
Alcune brevissime note sui rappresentanti di YAS (Youth against settlement) di Hebron:

Izzat KARAKI , 24 anni , nato a Hebron  è nel gruppo da piu' di cinque anni, una famiglia di militanti, di lavoro fa il fabbro ed è lui che volontariamente con lo Yas, installa le reti e le barriere di ferro per difendere gli abitanti della città vecchia dagli assalti dei coloni,
è uno dei fondatori di una scuola materna, Sumud in Via Shuhada
Nel gruppo si occupa dei media. Ha subito spesso l'attacco dei coloni, un colono lo ha attaccato con spray al peperoncino, diverse volte arrestato dai soldati

 Jawad Abu Aisha , 40 anni , nato a Hebron a Tel - Rumeida 

Vivendo a Tel Rumeida è costantamente con la sua famiglia attaccato dai coloni.
E' stato un leader  fin dalla prima Intifadah, cosi come nella seconda. 
Da quattro anni ha scelto di lottare nella resistenza popolare nonviolenta con lo Yas.
Anche lui tra i fondatori della scuola di materna di Shuhada street.

Ci sarà un video girato da Livia Parisi, giornalista di Assopacepalestina di Roma sulla resistenza nonviolenta dei giovani dello Yas. E se pensate che ci sia tempo alcuni brevi video  che hanno Izzat e Jawwad.

Io sarò con loro a Milano, Bologna, Firenze, Perugia, Foligno, Rieti. Non potrò invece essere a Venezia perché dovrò restare all'assemblea nazionale della Rete della Pace che si è costituita dopo la rottura nella Tavola della pace, che inizia il 22 a Perugia ma continua anche il 23 dove si discuteranno modalità e obiettivi della rete alla quale AssoPacePalestina ha aderito.

Per il programma, Abbiamo definito le diverse giornate, vi pregherei di inviarmi i volantini per gli appuntamenti e se avete programmato incontri. una volta che avrò i vostri appuntamenti  Vi invierò gli orari  di arrivo e partenza nelle diverse città. 

La quota che dovreste versare di 300 euro è da inviare con bonifico bancario con causale viaggio Yas. Rossella Palaggi, nostra tesoriera (purtroppo senza tesori se non lei stessa), controllerà i versamenti.

C/C intestato a Assopace Palestina  - Banca Unipol Filiale di Supino (fr)
IBAN  IT 50 O 03127 74610 00000 0001527
causale  viaggio Yas

Izzat e Jawwad arrivano a Roma il 16 Febbraio    - 

17 Febbraio - Roma incontri con comunità palestinese e visita città

18 Febbraio  Rieti

19 Febbraio  Milano

20 Febbraio  Bologna

21 Febbraio  Firenze

22 Febbraio  Perugia   -  ore 15 - 22 

23 Febbraio   Venezia

24 Febbraio    Brescia

25 Febbraio    Roma

26 Febbraio    Foligno


27 Febbraio    Cagliari

martedì 4 febbraio 2014

"Noi, le figlie e i figli della Palestina"



inviato ai giornalisti.
Luisa Morgantini

Il giorno 03 febbraio 2014 19:25, Luisa Morgantini <luisamorgantini@gmail.com> ha scritto:
 
Mi permetto un suggerimento ai giornalisti, in modo particolare a chi si occupa di Medio Oriente o di pace o di guerra o di diritti umani.

Raccontate ciò  che avviene nella Valle  del Giordano territorio palestinese occupato dal Giugno 1967 da Israele.

Dite dell'evacuazione degli abitanti palestinesi, della terra e dell'acqua confiscate, delle case demolite.

Ma sopratutto dite della creatività della popolazione palestinese, dell'unità dei Comitati Popolari per la resistenza nonviolenta che stanno cercando di far rivivere una antico villaggio cananita, spopolato dai suoi abitanti dall'esercito israeliano. " Noi, le figlie e i figli della Palestina, annunciamo oggi il ripristino del villaggio di Ein Hijleh come parte della campagna Melh Al-Ard  (Il sale della Terra), nella valle del Giordano.

Sono tornati con canti, bandiere, balli, per ricostruirlo per farlo rivivere, per affermare il loro diritto su quella terra.

E' una storia positiva, la vita contro la morte. 

Ad ogni momento gli abitanti del villaggio rischiano di essere assaliti dai soldati dell'esercito israeliano e di essere cacciati e arrestati, sono al terzo giorno ed ogni notte aspettano che l'esercito arrivi come è arrivato a Bab al Shams, la porta del sole, il villaggio costruito con tende nella zona vicino a Gerusalemme chiamata E1 dove Israele vuole costruire un altra colonia.

Qui, anche se l'esercito circonda il villaggio per impedire alle persone di entrare, non sono ancora intervenuti, forse perchè le terre  sono di proprietà della Chiesa Ortodossa, ma certamente stanno cercando un cavillo, forse la dichiareranno ben presto zona militare.

Chiedete ai corrispondenti dei vostri giornali che si trovano in Palestina e Israele di recarsi a far visita al villaggio, chiedete che ne parlino che raccontino, vi accorgerete che sono davvero il Sale della terra.


Luisa Morgantini
già Vice Presidente del Parlamento Europeo
www.assopacepalestina.org




Lancio della campagna palestinese “Il sale della terra” facendo rivivere il villaggio di Ein Hijleh nella valle del Giordano
 
COMUNICATO STAMPA
da Popular Struggle Coordination Committee

Venerdi' 31 Gennaio 2014

Centinaia di palestinesi hanno annunciato oggi il lancio della campagna “Melh Al-Ard” (Sale della Terra) facendo rivivere il villaggio di Ein Hijleh nella valle del Giordano su una terra che appartiene alla chiesa ortodossa e al monastero di San Gerassimo. La campagna e' stata lanciata nel rifiuto della politica israeliana che vuole giudaizzare e annettere la valle del Giordano.

Gli organizzatori della campagna e i partecipanti hanno dichiarato,

" Noi, le figlie e i figli della Palestina, annunciamo oggi il ripristino del villaggio di Ein Hijleh come parte della campagna Melh Al-Ard nella valle del Giordano. L'azione mira a rifiutare lo status quo politico, specialmente date le negoziazioni futili che distruggono i diritti della nostra gente alla liberazione e la rivendicazione della loro terra.

Di conseguenza abbiamo deciso di far rivivere un antico villaggio palestinese Cananita nella valle del Giordano accanto alla cosiddetta "Strada 90" che collega il Mar Morto a Bisan. L'azione e' parte di un continuo passo contro il piano di occupazione israeliana di prendere e annettere la valle del Giordano.
Questo passo e' un atto popolare contro l'oppressione israeliana della popolazione palestinese e la costante giudeizzazione della terra.

Dal villaggio di Ein Hijleh, noi i partecipanti annunciamo che teniamo saldo il nostro diritto a tutte le terre palestinesi occupate. Noi rifiutiamo il Piano di Kerry che stabilira' uno stato Palestinese sfigurato e riconosce l'entita' israeliana come Stato ebraico. Tale stato rendera' i palestinesi che vivono dentro i territori occupati nel 1948 residenti e visitatori che possono essere deportati in ogni momento. Noi affermiamo l'unita' della nostra gente e la loro lotta ovunque essi siano per i nostri diritti inalienabili.

Il villaggio di Ein Hijleh si trova in quella che e' chiamata “Area C” nella valle del Giordano, che e' sotto minaccia di annessione dalla politica israeliana e dal piano di Kerry. Per questo abbiamo deciso di convocare una azione nazionale per proteggere la valle del Giordano e mettere fine alla costante giudeizzazione dei territori palestinesi.

Basandoci sul nostro supporto del movimento Boycott, Divestment and Sanctions (BDS) noi ci rivolgiamo ai nostri amici e gruppi di solidarieta' internazionale perche' sostengano le richieste della popolazione palestinese e boicottino tutte le compagnie israeliane comprese le fabbriche e compagnie israeliane che lavorano nella valle del Giordano e approfittano delle risorse naturali palestinesi.

Per esempio, vi chiediamo di boicottare Mehadrin, il piu' grande esportatore israeliano di frutta e verdura, alcune della quali crescono nella valle del Giordano. E Hadiklaim, che esporta datteri prodotti da coloni israeliani nella valle del Giordano. Chiediamo anche di boicottare sia Ahava che Premier, compagnie di cosmetici che usano i minerali del Mar Morto per produrre i loro prodotti.

Il nostro villaggio palestinese si trova vicino a Deir Hijleh o monastero di San Gerassimo, su terreno di proprieta' del monastero ortodosso. Il terreno consiste di alcune vecchie case abbandonate e palme. Il suolo bianco ha un'alta concentrazione di sale e l'area e' circondata da terreni presi e usati da coloni israeliani. Una base israeliana separa il terreno dal monastero di Deir Hijleh che ha una proprieta' di circa 1000 dunams, alcuni dei quali sono stati presi dalle forze israeliane con la scusa di "ragioni di sicurezza.”  

La campagna “Melh A-lArd” (Sale della Terra), cita una frase della Bibbia, Matteo 13:5, che dice, “Voi siete il sale della terra. Ma se il sale perde la sua salinita', come puo' diventare salato di nuovo? Non e' piu' buono a niente, a parte essere gettato via e calpestato sotto i piedi.” Il nome del nostro villaggio, Ein Hijleh, e' basato sul nome originario cananita e sulla sorgente d'acqua (Ein) li' presente.

Noi i flgli e le figlie di Ein Hijleh chiamiamo la nostra gente a unirsi alla lotta per far rivivere il villaggio e proteggere i nostri diritti, la storia, la cultura e la terra. Figlie e figli di Palestina, siate il sale di questa terra e siate saldi su di lei.

Per contatti: Diana Alzeer, 0592400300 or 0525339054
    traduzione a cura di AssopacePalestina www.assopacepalestina.org

lunedì 27 gennaio 2014

Never again?

27 gennaio - Giornata della memoria

Never again?  Mai più? 
In Palestina è in atto un olocausto al rallentatore, un assassinio col silenziatore.

Sfruttando la sofferenza degli ebrei:
http://www.vho.org/aaargh/fran/livres3/NFOlocausto.pdf


L'industria dell'olocausto
Rizzoli Proprietà letteraria riservata C 2000 Norman G. Finkelstein 0 2002 RCS Libri Sp-4., Milano ISBN 88-17-86827-2
Titolo originale dell'opera: The Holocaust Industry Prima edizione. settembre 2002 Traduzione di Daria Restani Traduzione dal tedesco e dall'inglese delle Appendici di Roberta Zuppet Realizzazione editoriale. Abracadabra s.n.c., Milano


Il mio interesse nei confronti dell'Olocausto nazista prese le mosse da vicende personali. Mia madre e mio padre erano dei sopravvissuti al ghetto di Varsavia e ai campi di concentramento. Tranne loro, tutti gli altri membri dei due rami della mia famiglia furono sterminati dai nazisti. Il mio primo ricordo, per così dire, dell'Olocausto nazista è l'immagine di mia madre incollata davanti al televisore a seguire il processo ad Adolf Eichmann (1961) quando io rientravo a casa da scuola. Anche se erano stati liberati dai campi solamente sedici anni prima del processo, nella mia mente un abisso incolmabile separò sempre i genitori che conoscevo da quella cosa. A una parete del soggiorno erano appese fotografie di parenti di mia madre. (Nessuna foto della famiglia di mio padre sopravvisse alla guerra.) In pratica non riuscii mai a mettere in relazione me stesso con quelle facce, men che mai a immaginare quello che era successo. Erano le sorelle, il fratello e i genitori di mia madre, non le mie zie, mio zio e i miei nonni. Ricordo di avere letto da bambino The Wall [Il muro di Varsavial, di John Hersey, e Mila 18, di Leon Uris, due romanzi ambientati nel ghetto di Varsavia. (Mi torna alla mente mia madre che si lamentava perché, immersa nella lettura di The Wall aveva sbagliato fermata andando al lavoro.) Per quanto mi sforzassi, non riuscii [13] mai, nemmeno per un istante, a fare quel salto d'immaginazione che saldava i miei genitori, con tutta la loro normalità, a quel passato. Francamente, non ci riesco neanche ora. p.6


Mio padre e mia madre si chiesero spesso perché m'indignassi di fronte alla falsificazione e allo sfruttamento del genocidio perpetrato dai nazisti. La risposta più ovvia è che è stato usato per giustificare la politica criminale dello Stato d'Israele e il sostegno americano a tale politica. Ma c'è anche un motivo personale. Ho infatti a cuore che si conservi la memoria della persecuzione della mia famiglia. L'attuale campagna dell'industria dell'Olocausto per estorcere denaro all'Europa in nome delle «vittime bisognose dell'Olocausto» ha ridotto la statura morale del loro martirio a quella di un casinò di Montecarlo.


Troppe risorse pubbliche e private sono state investite nella commemorazione del genocidio e gran parte di questa produzione è indegna, un tributo [16] non alla sofferenza degli ebrei, ma all'accrescimento del loro prestigio. È da tempo che dobbiamo aprire il nostro cuore alle altre sofferenze dell'umanità: questa è la lezione più importante impartitami da mia madre. Non l'ho mai sentita dire: «Non fare paragoni». Lei li fece sempre. Certo si devono fare distinzioni storiche, ma porre distinzioni morali tra la «nostra» sofferenza e la «loro» è a sua volta un travisamento morale. «Non potete mettere a confronto due sventurati» osservò Platone «e dire quale dei due sia più felice.» Di fronte alle sofferenze degli afroamericani, dei vietnamiti e dei palestinesi, il credo di mia madre fu sempre: siamo tutti vittime dell'Olocausto.  p.7

Hannah Arendt: La banalità del male. ("solo il bene ha profondità e può essere radicale")
http://www.youtube.com/watch?v=u3VT6A_9_A0


domenica 19 gennaio 2014

La coscienza di Zeno

La Pergola, Firenze domenica 19 gennaio 2014


http://www.youtube.com/watch?v=PKJH9npKwE4



La vita attuale è inquinata alle radici. L'uomo s'è messo al posto degli alberi e delle bestie ed
ha inquinata l'aria, ha impedito il libero spazio. Può avvenire di peggio. Il triste e attivo animale potrebbe scoprire e mettere al proprio servizio delle altre forze. V'è una minaccia di quadrato sarà occupato da un uomo. Chi ci guarirà dalla mancanza di aria e di spazio? Solamente al pensarci soffoco!
 Ma non è questo, non è questo soltanto.  Qualunque sforzo di darci la salute è vano. Questa non può appartenere che alla bestia che conosce un solo progresso, quello del proprio organismo. Allorché la rondinella comprese che per essa non c'era altra possibile vita fuori dell'emigrazione, essa ingrossò il muscolo che muove le sue ali e che divenne la parte più considerevole del suo organismo. La talpa s'interrò
e tutto il suo corpo si conformò al suo bisogno. Il cavallo s'ingrandì e trasformò il suo piede.
Di alcuni animali non sappiamo il progresso, ma ci sarà stato e non avrà mai leso la loro salute.
 Ma l'occhialuto uomo, invece, inventa gli ordigni  fuori del suo corpo e se c'è stata salute e nobiltà in chi li inventò, quasi sempre manca in chi li usa. Gli ordigni si comperano, si vendono e si rubano e l'uomo diventa sempre più furbo e più debole. Anzi si capisce che la sua furbizia cresce in proporzione della sua debolezza. I primi suoi ordigni parevano prolungazioni del suo braccio e non potevano essere efficaci che per la forza dello stesso, ma, oramai, l'ordigno non ha più alcuna relazione con l'arto. Ed è l'ordigno che crea la malattia
con l'abbandono della legge che fu su tutta la terra la creatrice. La legge del più forte sparì e perdemmo la selezione salutare. Altro che psico-analisi ci vorrebbe: sotto la legge del possessore del maggior numero di ordigni prospereranno malattie e ammalati.  Forse traverso una catastrofe inaudita prodotta dagli ordigni ritorneremo alla salute. Quando i gas velenosi non basteranno più, un uomo fatto come tutti gli altri, nel segreto di una stanza di questo mondo, inventerà un esplosivo incomparabile, in confronto al quale gli esplosivi attualmente esistenti saranno considerati quali innocui giocattoli. Ed un altro uomo  fatto anche lui come tutti gli altri, ma degli altri un po' più ammalato, ruberà tale esplosivo e s'arrampicherà al centro della terra per porlo nel punto ove il suo effetto potrà essere il massimo. Ci sarà un'esplosione enorme che nessuno udrà e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie.
[Italo Svevo, La coscienza di Zeno, 1923]

sabato 18 gennaio 2014

Renzi-Berlusconi-Grillo e la battaglia di Campaldino

Castello di Poppi: plastico della battaglia di Campaldino

Domanda: Fa bene Renzi a vedere Berlusconi?

Risposta: Renzi è come la religione secondo Marx: il prodotto della alienazione umana dovuta alla miseria e allo stesso tempo il tentativo di rivolta contro  questa miseria. Renzi è il prodotto della miseria del PD così ridotta dai boiardi di partito e nello stesso tempo rappresenta il tentativo di rivolta contro gli stessi. 
I boiardi non hanno le carte in regola per dare indicazioni a Renzi. 
Come prodotto della alienazione del partito Renzi non può non incontrare Berlusconi, come tentativo di rivolta contro tale alienazione va sostenuto fino a prova contraria. 
NB. La posizione di Grillo può essere  quella di Corso Donati fiorentino  o di Guido Novello aretino  nella battaglia di Campaldino:  Il primo si decise a intervenire, "contravvenendo al piano predisposto in precedenza sulla carta", il secondo si tirò indietro e lasciò gli aretini in balia della balestre fiorentine.
Grillo è alla scelta tra Corso e Guido.

venerdì 10 gennaio 2014

Libertà di Marwan Barghouti e tutti i prigionieri palestinesi


Appello per l’adesione al gruppo toscano di coordinamento della Campagna “Libertà di Marwan Barghouti e tutti i prigionieri palestinesi”
Siamo alcune associazione attive per la Palestina sul territorio fiorentino e stiamo  lavorando alla creazione di un coordinamento a livello locale alla Campagna “Libertà di Marwan Barghouti e tutti i prigionieri palestinesi” lanciata da un Comitato internazionale il 27 ottobre 2013 nella di Mandela a Robben Island (Sudafrica). Al Comitato internazionale hanno fatto parte Fadwa Barghouti, Ahmed Qatrhada, Majed Bamiah, Neesham Bolton, Luisa Morgantini, Qaddura Fares, Francis Sahar, Ahmed El Azzam, ex-prigionieri sudafricani, rappresentanti palestinesi ed attivisti sudafricani.
Marwan Barghouthi è stato il primo membro del Consiglio Legislativo palestinese ad essere arrestato da Israele. Ha passato oltre dieci anni in prigione rifiutandosi di essere messo in libertà  condizionale  fino a che tutti i prigionieri palestinesi non siano liberati. Egli è generalmente conosciuto come il  “Mandela del popolo palestinese”.
Ad oggi oltre 5000 palestinesi sono detenuti nelle carceri israeliane a causa della loro opposizione all’occupazione illegale. Israele viola costantemente i lori diritti non solo tenendoli in carcere ma per le condizioni nelle quali sono costretti a vivere. I prigionieri protestano con scioperi della fame, molti loro hanno rischiato la vita. Le guardie carcerarie fanno irruzioni nelle loro celle usando la violenza. Le visite familiari sono a discrezione dei carcerieri e da anni i prigionieri di Gaza non hanno visite dei familiari. A partire dal 1967 data dell’occupazione militare della Cisgiordania e Gaza, si calcola che i prigionieri siano stati più di 800.000.
Nel suo intervento durante l’evento di Robben Island, Kathrada* ha dichiarato: “Robben Island è il luogo dove tutti noi reiteriamo il nostro appoggio alla causa palestinese  e, dove, ancora una volta, invochiamo  il nostro chiaro e urgente appello per il rilascio di Marwan Barghouthi e di tutti e prigionieri politici palestinesi. Questo luogo una volta tenne prigionieri alcuni dei futuri leaders di un democratico e libero Sud Africa. Ora da questo luogo risuona l’appello per la liberazione di leaders politici incarcerati, fautori dell’unificazione del popolo palestinese.” Kathrada ha anche invocato la pressione mondiale contro Israele.  “Proprio come il Sud Africa con la sua politica dell’apartheid fu isolata, noi vogliamo che  Israele sia  isolato dal mondo civile,”  ha detto.
*Ahmed Kathrada - Fondatore  del Comitato Internazionale ad alto livello, figura storica del movimento anti- apartheid, ex prigioniero per 26 anni, nonché  già consulente per gli affari parlamentari del presidente Mandela, già presidente del consiglio del Museo di Robben Island.
L’arcivescovo Desmond Tutu, che fa parte del Comitato Internazionale, ha inviato un messaggio di solidarietà. “Unisco la mia voce a quelle del sig. Kathrada e della signora  Barghouti e a tutte le voci in giro per il mondo che invocano Israele perché faccia un passo indietro dal precipizio della divisione e del pregiudizio e liberi i prigionieri politici. La loro liberazione libererà anche voi israeliani”.
Se siete interessat* a fare parte del coordinamento toscano della Campagna “Libertà di Marwan Barghouti e tutti i prigionieri palestinesi” potete scrivere a questa e-mail: freemarwan.firenze@gmail.com

e sarete informati sugli incontri e le iniziative relative alla campagna.
Ti aspettiamo!
AssopacePalestina - Gruppo di Firenze, Associazione Italo-Palestinese, COSPE, Gruppo BDS Firenze