venerdì 29 aprile 2005


Trovato qui 

Vittorio Sermonti



Sta leggendo Il Paradiso, qui a Firenze.


Se hai la linea veloce, ascoltalo qui.


Lettera dalla galassia


Ai signori porporati


Sareste forse portati a pensare, miei cari amici, ch’io intendessi escludere dal gran mucchio delle false religioni, che troviamo nel mondo, almeno la religione cattolica, che noi tutti professiamo e che diciamo essere la sola che riconosce e adora, come deve essere adorato, il vero Dio, e la sola che conduce gli uomini sulla vera via della salvezza e della beatitudine eterna; disilludetevi, miei cari amici, considerate questo un inganno, e considerate un inganno tutto ciò che i vostri devoti ignoranti - o i vostri preti interessati, abituati a burlarsi di voi, o i vostri Dottori - si affrettano a dirvi e a farvi credere, trincerandosi dietro il falso pretesto della infallibilità della loro religione, ritenuta a torto santa e divina. Voi non siete meno vittime dell’inganno di coloro che ne sono le vittime per eccellenza. Voi non siete meno contaminati dall’errore di coloro che vi sono immersi fino al collo. La vostra religione non è meno inutile, né meno legata alla superstizione, di ciascuna delle altre; non è meno falsa nei suoi princìpi, né meno ridicola e assurda nei suoi dogmi e nelle sue regole morali; voi non siete meno adoratori di idoli di coloro che condannate e che voi, per primi, accusate di idolatria. Le idee dei pagani e le vostre non sono diverse che in apparenza.


La fede, credenza cieca che serve da fondamento a tutte le religioni, non è che fonte di errori, illusioni, imposture. […] Questo modo di credere è nondimeno sempre cieco, poiché le religioni non dànno, né riuscirebbero mai a dare, alcuna prova chiara, sicura e convincente, della verità dei loro presunti santi Misteri o delle loro Rivelazioni divine.  (Come sarebbe sciocco prestar fede ai miracoli del paganesimo, così è estremamente sciocco prestare fede a quelli del cristianesimo, poiché gli uni e gli altri scaturiscono da uno stesso principio di errori, di illusioni, di menzogne.


È evidente, quindi, che i suddetti Libri Sacri, non essendo stati scritti sotto ispirazione divina, non possono in alcun modo servire come testimonianza della verità; di conseguenza, i nostri Christicoles pretendono invano di utilizzarli come testimonianza infallibile, per provare la verità della loro religione.

Smettete di divertirvi ad interpretare e a spiegare in senso figurato, allegorico e mistico delle scritture vuote che ritenete sacre e divine; voi date loro il senso che volete e fate loro dire tutto cio' che volete per mezzo di presunti significati spirituali e allegorici che voi create per loro,  al fine di trovarci e di farci trovare delle supposte verita' che non esistono e che non sono mai esistite.

Perche' manifestate disprezzo per la povera gente e minacciate condanne eterne per dei piccoli peccati invece di protestare contro le rapine pubbliche, contro le palesi ingiustizie dei governanti che depredano, calpestano, rovinano i popoli, li opprimono e sono la vera causa di tutti i mali e di tutte le miserie che prostrano le genti?

Tocca a voi educare la gente, non negli errori dell'idolatria, non nella varieta' delle superstizioni, ma nella conoscenza della verita' e della giustizia, nella conoscenza di ogni virtu' e dei buoni costumi: siete pagati per questo.

Scusate, ma certe cose si possono dire solo da morti.

Vi presento un amico conosciuto da poco in un albergo prospiciente la Via Lattea. Non passate il messaggio a papa Benedetto, per ora; se no gli prende un coccolone e fa la fine di papa Luciani.

Karol il Piccolo

giovedì 28 aprile 2005


Occhio ragazzi

 

America in lotta contro il fondamentalismo “cristo-fascista”

 

Domenica 24 Aprile a Louisville c’è stato un grande incontro trasmesso in TV  tra i Repubblicani rappresentati dal capogruppo del Senato Bill Frist e i leaders fondamentalisti cristiani.

 

Tanti americani si sono mobilitati. Tra questi il gruppo Not in our name, che mi manda queste informazioni per email.

 

Stop all’assalto teocratico contro il Sistema Giudiziario.

 

La dichiarazione di coscienza http://www.nion.us./Languages/NIONINIT.htm  del Non In Nostro Nome è uscita Domenica in Louisville in molte delle numerose proteste contro la trasmissione “Domenica della giustizia”.

…La gente ha protestato contro “La domenica della Giustizia” in varie maniere: c’è stato un continuo fluire e succedersi alla Chiesa Centrale Presbiteriana di Louisville di movimenti di opposizione alla fine dell’indipendenza dei giudici; ministri del culto locali si sono uniti alle proteste al di fuori della megachiesa dove si trasmetteva “Domenica della Giustizia”; c’erano cartelloni con scritte di ogni tipo, tra cui: “Impedisci ai Cristo-fascisti di distruggere l’America” e “Noi siamo credenti con una morale; voi non parlate per noi”.

 

Stop the theocratic judicial takeover!

The Not In Or Name statement of Conscience (NION SOC) was passed out on Sunday in Louisville at several of the protests against the "Justice Sunday" telecast. 

 …People spoke out against "Justice Sunday" in different ways: there was an over flowing event at Central Presbyterian Church in Louisville opposing moves to end judicial independence; local ministers joined the protests outside the megachurch where "Justice Sunday" was telecast; there were all kinds of signs like "Stop the Christo-fascists from destroying America" and "We are people of faith with moral conviction, you don't speak for us."





 Editoriale del New York Times, 26 Aprile 2005 (estratto):

 

Il muro che scompare.

 

“Oltre che  confermare una pervertita mancanza di rispetto per valori tradizionali Americani garantiti da un sistema di controllo e bilanciamento tra i poteri, l’assalto ai giudici è parte di una campagna Repubblicana a vasto raggio che sta aprendo una breccia nel muro di separazione tra chiesa e stato, in modo da far prevalere una particolare forma di religione. Non si tratta di esercitazioni teoriche, il programma sta ottenendo un effetto corrosivo sul modo di far politica e sulla vita degli Americani…

In un recente articolo di fondo sul The Times, John Danforth, ex senatore Repubblicano e ambasciatore alle N.U. che è anche un ministro del culto, ha detto che il suo partito sta diventando un braccio politico della destra religiosa. Egli ha chiamato questa operazione una ricetta per la divisione che costituisce una minaccia ultimativa al futuro del partito. Con la nazione che sta sbandando verso la sponsorizzazione governativa della religione, e con il Senato che si avvicina al confronto decisivo sulle nomine del suprema Corte di Giustizia, la dichiarazione di Danforth costituisce un allarme da tenere assolutamente in conto” (traduzione mia)



The Disappearing Wall

"Apart from confirming an unwholesome disrespect for traditional American values like checks and balances, the assault on judges is part of a wide-ranging and successful Republican campaign to breach the wall between church and state to advance a particular brand of religion. No theoretical exercise, the program is having a corrosive effect on policymaking and the lives of Americans. ...

"In a recent Op-Ed article in The Times, John Danforth, the former Republican senator and U.N. ambassador who is also a minister, said his party was becoming a political arm of the religious right. He called it a formula for divisiveness that ultimately threatened the party's future. With the nation lurching toward the government sponsorship of religion, and the Senate nearing a showdown over Mr. Bush's egregious judicial nominees, it is a warning well worth heeding."

L’articolo del NYTimes qui:

http://www.nytimes.com/2005/04/26/opinion/26tue1.html?





martedì 26 aprile 2005

Calendario laico

David Hume

 

Edimburgo

26 aprile 1711

25 agosto 1776



Sul suicidio

Che cosa significa dunque l’opinione che un uomo, il quale, stanco della vita e perseguitato dai dolori e dalle miserie, vinca coraggiosamente i terrori naturali della morte ed esca da questa scena crudele; che tale uomo, dico, incorra nell’indignazione del Creatore per aver violato l’opera della provvidenza e turbato l’ordine dell’universo? Affermare questo è affermare il falso; la vita degli uomini è soggetta alle stesse leggi cui è soggetta la vita di tutti gli altri animali; e tutte queste esistenze sono soggette alle leggi generali della natura e del moto.[...] Per l’universo la vita di un uomo non è più importante di quella di un’ostrica. E se anche fosse molto importante, l’ordine della natura umana l’ha sottoposta alla prudenza umana, e ci costringe a prendere decisioni in ogni circostanza.

(D. Hume, Sul suicidio, in Opere, a cura di E. Lecaldano, Laterza, Roma-Bari, 1987, vol. III, p. 588-590)



MORALE

In ambito morale, Hume nega il libero arbitrio. La libertà è sempre condizionata da una rete complessa di fattori empiricamente determinabili. E anche la semplice spontaneità, vale a dire la non coazione esterna, è comunque determinata, anche se da motivi interni anziché esterni. Le motivazioni principali delle azioni umane non sono di ordine razionale. La "ragione" non guida la nostra volontà, e la presunta "razionalità" dei nostri comportamenti si può misurare solo in rapporto alla utilità dei loro effetti, alla loro efficacia rispetto a certi scopi, il principale dei quali è il piacere. L’uomo agisce spinto dall’egoismo, dal risentimento per le offese, dalla passione sessuale. Di fronte ad esse c’è solo la simpatia che ci fa percepire il piacere o, più astrattamente, il bene altrui come parti integranti e indissolubili del nostro stesso piacere, del nostro stesso bene. La simpatia è l’unica forza che ci consenta di uscire dal nostro egoismo.

Le regole della giustizia debbono la loro origine all’utilità che hanno per la società. E l’utilità sociale è a fondamento anche della massima virtù politica, l’obbedienza. L’uomo non può rimanere indifferente al benessere dei suoi simili, dunque considera bene ciò che promuove la felicità dei suoi simili e male il contrario. Il benessere e la felicità individuali, comunque, sono strettamente legati al benessere e alla felicità collettivi. La morale, dice Hume, deve togliersi "l’abito del lutto" con cui l’hanno rivestita, mentre il suo fine deve appunto essere quello di rendere felici gli uomini nella loro vita.


POLITICA

In ambito politico, Hume critica la teoria del contratto originario ed anche quella della obbedienza passiva. La prima teoria è smentita dal fatto che l’egoismo dell’individuo non viene meno col passaggio dalla stato selvaggio allo stato civile, in cui i diritti fondamentali siano pur collettivamente riconosciuti e garantiti : anche in questa condizione l’uomo tende comunque a prevaricare sugli altri. La seconda teoria è smentita dalla storia stessa che rivela, insieme al gioco delle passioni di parte, la forza d’azione delle masse, che pure appare, il più delle volte, meramente distruttiva. Quasi tutti i governi sono stati fondati o sulla usurpazione o sulla conquista o entrambe., senza alcuna pretesa al consenso o alla volontaria soggezione da parte del popolo.


RELIGIONE

l’uomo è portato ad attribuire a cause segrete e sconosciute i beni di cui gode e i mali da cui è afflitto. La varietà delle vicende lo fa pensare a cause diverse del mondo : il politeismo è all’origine di ogni religione. A concepire poi la divinità come infinita e perfetta, gli uomini sono condotti dal bisogno di adularla per tenersela buona. "Il tutto – conclude Hume – è un indovinello, un enigma, un mistero inesplicabile. Dubbio, incertezza, sospensione di giudizio sembrano i soli risultati delle nostre più accurate indagini".



L’opera forse più nota di Hume
è il Trattato sulla natura umana (Londra 1739)


Trovato qui


 

lunedì 25 aprile 2005

La linea gotica - tratto casentinese


Amarcord

Il mio XXV Aprile

XXV Aprile 1945 Festa della Liberazione.

Il 25 Aprile del 1945 ero liberato da un anno, come tutti i toscani.

Ero nel Collegio salesiano di Strada Casentino dove i miei mi avevano messo per studiare. Un
prete salesiano stava scrivendo "Giorni di lacrime e di sangue", dove raccontava fatti direttamente vissuti da lui, dato che sapendo il tedesco aveva avuto frequenti contatti con l'esercito alemanno durante i momenti caldi del fronte, nei due anni precedenti. Un altro prete stava scrivendo le stesse memorie nella frazione di Lierna, proprio a ridosso dell'antico monastero fondato da S.Romualdo; era l'epicentro della Linea Gotica che attraversava l'Appennino da Ancona a Livorno. Tutti gli uomini della vallata avevano lavorato due  anni per costruire gallerie e scavare fossati lungo la Linea. Anche il mio babbo tra quelli. Mi ricordo un giorno che tornò a casa dopo una giornata di lavoro a scavare le postazioni antiaeree nei boschi di Camaldoli e rideva raccontando che tra gli italiani addetti allo scavo c'erano degli avvocati e signori di Bibbiena; non abituati a maneggiare vanga e piccone, partivano in quarta e dopo pochi minuti si afflosciavano come rami tagliati, mentre i contadini, pratici del mestiere, partivano con il loro ritmo e duravano tutto il tempo necessario. "Qui fare altra Cassino", ci dicevano i soldati tedeschi. Il prete di Lierna si chiamava D.Cristoforo, era molto buono ed aveva un carattere socievole, credeva in quello che insegnava; nel 1943 preparò 4 ragazzi alla prima Comunione intrattenendoli per diverse ore al giorno sulle domande e risposte del catechismo allora in vigore. lo ero uno dei 4. La domenica, nella chiesina, venne a cantare Alberto Rabagliati: non un sosia, proprio lui. Era fuggito da Roma per paura dei tedeschi e s'era venuto a rintanare in un covo della Wermacht, proprio al centro della Linea Gotica. Io mi trovavo lì da diversi mesi, nella vecchia casa della nonna paterna, insieme agli zii. Il babbo mio, poco più che trentenne, passava le giornate a costruire pentole e coperchi in alluminio. Seguivo il taglio del metallo, la costruzione del recipiente che via via pigliava forma, la saldatura con lo stagno che mi lasciava con gli occhi sbranati. Quando si avvicinò il fronte seguii l'operazione di interramento di 2 grandi cassoni pieni di vestiti attrezzi e oggetti vari nella stalla delle pecore: il tutto ricoperto con strame e sterco. Il fucile da caccia fu salvato dalla requisizione finendo, ben lubrificato e avvolto in involucro impermeabile, sul tetto di casa.
Giorgia e Fiammetta
Un giorno arrivarono nel paese due bambine biondine, dalla pelle un po' diversa, diciamo cittadina, più bianca e delicata; non dico paffutella, perché nel 1943-44 non esistevano bambini paffutelli: tutti fisici asciutti e ben formati, da passerella di moda. Insomma la Giorgia e Fiammetta mi emozionavano e mi fecero litigare per lunghe ore con il ciuffo di capelli selvatici che si ostinava a rimanere ispido e duro sulla parte sinistra della testa: mancava shampo e phon. Anni dopo ho saputo che Giorgia e Fiammetta erano ebree. 
I tedeschi erano acquartierati a poche centinaia di metri nella casa della nonna materna che era diventata sede del comando di zona: nell'estate del 44 divenne il centro di raccolta e smistamento delle derrate razziate nei dintorni; lì si preparavano i pasti per i soldati impegnati al fronte ( si sentivano i colpi di cannone a sud verso Arezzo). Avevano un modo diverso di ammazzare il maiale; mi colpì il fatto che separavano la testa e la trattavano a parte. L'uccisione del maiale era un' esperienza annuale di tutti noi contadini, tra Novembre e Dicembre. L'animale veniva ucciso con la saetta, un lungo chiodo con impugnatura ricurva, di 20-30 cm, che trapassava il cuore: scena feroce che risparmio a chi legge. La lavorazione del maiale cominciava fuori casa con l' abbruciamento delle setole, la levigatura della pelle, lo svuotamento delle interiora, il recupero delle stesse: budella e vescica erano contenitori insostituibili di salsicce e non so che altro. Comunque una lezione di anatomia animale. Era il pendant della battitura del grano di luglio; da questi due gesti dipendeva gran parte della sopravvivenza invernale. Una giornata intera a guardare il babbo-norcino, pronto agli ordini: girare la macchinetta (tritacarne a mano tramandato da secoli), sistemare la brace per le bistecchine: sapore di paradiso, senza esagerazione, perché univa la fragranza della carne ruspante tirata su a "broda" di rape e granturco con la fame dell'alimentazione a tessera. La tessera era un grande foglio grigio, semirigido con tanti rettangoli disegnati sopra, con su scritti dei numeri...Il numero delle tessere e la quantità delle porzioni dipendevano dai componenti della famiglia. Ritornando ai tedeschi e all’estate del ’44 ricordo, per comodità, poche cose:

1 – il giorno che dalla stazioncina di Ponte a Poppi, eravamo un branco di ragazzi, si contarono 1490 caccia bombardieri angloamericani, direzione Nord (Germania);

2 – Il volo col paracadute di due piloti di un aereo abbattuto; erano inglesi e li trovammo fuggiaschi nel fosso della Sova, sotto Lierna; passarono due notti nascosti dallo zio Sebastiano e poi via;

3Guzzigli, la casa contadina della nonna materna   minata e fatta saltare dai tedeschi, nell’ambito dell’operazione terra bruciata intorno all’epicentro della Linea Gotica costituito dalle foreste di Camaldoli; dentro la casa c'era lo zio Santi, grande figura d'uomo; nel 1917 era stato preso prigioniero dagli Austriaci a Caporetto, s'era salvato dalla morte per fame mangiando mele, era stato rimpatriato prima della fine della guerra tramite la Croce Rossa come gande invalido, perché aveva la pleura marcia. Fu lui che mi portò a vedere le rovine della casa. Su un lato era rimasto un pezzo di pavimento:" vedi, io mi ero nascosto lì, dietro il buratto (mobile contadino di massello, dove si conservavano cereali e farine); quando c'è stato lo scoppio una trave del tetto mi è cascata sopra, s'è fermata sul buratto e mi ha fatto da tetto". Santi è morto di tumore parecchi anni dopo.

4La razzia del bestiame fatta dai tedeschi per l’approvvigionamento delle truppe al fronte ormai sottostante (Perugia, Arezzo, Valdarno) e conseguente messa in sicurezza di due paia di vacche da lavoro nascoste dai miei zii paterni, coltivatori diretti, in un fosso profondo intorno alla Sova, presente anch’io tra paura e senso dell’avventura;

5la fuga d’emergenza dai paesi sottostanti Camaldoli destinati alla completa evacuazione sempre nell’ambito dell’operazione terra bruciata; un carretto a mano alto, con stanghe e due ruote come ne usavano dappertutto carico di materassi, lenzuoli, pane cotto al forno di campagna, salumi, prosciutti e vivande varie;

6la vista di piazza Garibaldi a Ponte a Poppi con tanti uomini seduti sotto e a lato dei portici con due pattuglie tedesche armate in piedi in mezzo alla piazza: direzione Romagna, destinazione Mauthausen; Gino fornaio, grande amico di noi ragazzi di Piazza Nova, mai tornato…;

7 – il primo rientro in casa dopo 2 anni di sfollamento: polvere e pulci saltellanti sulla polvere, cassetti degli armadi intorno al focolare, semibruciati e grande gioia di noi tutti: balla con le pulci!;

8 – il ritorno dello zio materno Gino di Guzzigli dalla prigionia: preso in Africa era stato con gli americani mi pare in SudAfrica: rasato, ingrassato, vestito color cachi, elegante, come non l’avrei più visto negli anni seguenti, lui addetto alla coltratura del terreno fatta allora con l’aratro a mano e un paio di vacche (quella vacchina!…lo sento ancora nella piaggia che sta tra Guzzigli e Ragginopoli).

Mi fermo qui. Solo una postilla al punto 2. I piloti inglesi caddero più tardi nelle mani dei tedeschi nei dintorni di Perugia. In tasca avevano il nome del mio zio Bastiano, coltivatore diretto. Ordine di arresto e comparizione presso il comando dei carabinieri di Poppi; arrivo del maresciallo in loco; il maresciallo consiglia di fuggire, lui dirà che non era in casa. Intervento del Segretario del fascio di Avena e Lierna che manda lo scalpellino stradale (un mestiere scomparso: lungo la strada due mucchi di sassi, uno di sassi grossi, l’altro di sassi ridotti a ghiaia, in mezzo lui con un martello e due mani ruvide e dure come quello) coll’ordine di presentarsi per un colloquio dopo di che sarebbero stati rimandati a casa. Classico trabocchetto. Bastiano si ritrovò incarcerato a Perugia, in attesa di giudizio. Di fatto la collusione col nemico comportava la pena di morte. Il mio babbo era nipote di Bastiano, aveva un camioncino, perché faceva il camionista, un 21 Fiat mi pare, rosso, dopo che l’Esercito gli aveva requisito quello più grande per uso bellico. Un giorno partì con a bordo un prosciutto e ritornò senza prosciutto, ma con Bastiano. La storia del prosciutto è vera ed inedita; è giusto che venga messa qui a sigillo, in onore di questo prodotto casentinese ormai introvabile; il sapore non ve lo posso far percepire; se avete soldi tempo e pazienza d’apettare trovatevi un vecchio contadino di quelle parti, fategli allevare un maiale a broda e ghiande, fatelo “lavorare” (macellare) tra novembre e dicembre, fate stagionare qualche mese il prosciutto in luogo adatto o dallo stesso contadino e poi capirete “come un uomo di nome Cipriano, partito di Casentino con un prosciutto, se ne tornò da Perugia senza prosciutto, avendolo scambiato con lo zio Sebastiano, levatolo dalle mani dei tedeschi ancora vivo contento e sano”.

La storia più completa, per chi ha voglia di continuare a leggere, la racconta D.Cristoforo, così:

Il primo venerdì del mese era festa. A un certo momento vengono a dirmi che il maresciallo di Poppi mi aspetta a casa. Hai! - dissi fra me - con questi tempi, non c'è da aspettarsi niente di buono.

Entrai in cucina e subito:

- Reverendo conosce queste persone: Cipriani Sebastiano,
Irma, Carmela, e Angiolo Baleni?

- Senz'altro, - risposi - è buona gente, che cosa c'è di nuovo?

 
- Ho l'ordine ,di arrestarli... hanno dato rifugio a due prigionieri Inglesi.

 
- È vero, ma hanno fatto come si farebbe tutti... come rifiutarsi?

 
- Lo so, ma come si fa ora?

 
Pensò un poco e aggiunse: li faccia fuggire, e dirò che non li ho trovati!

 Corsi a portare la brutta notizia, e in quattro e quattrotto la casa si vuotò. Il maresciallo poco dopo bussò e ribussò alla porta,
gridò più volte: « Cipriani, Cipriani... ".

 
- Nessuno, disse, e se ne andò.

 
- Per tre giorni ritornerò alla solita ora, intesi?

 
-D'accordo, risposi.

Il sabato mattina puntuale il carabiniere alle ore 10. Non volle ripetere la commedia del giorno precedente. Due chiacchiere
e via... C'era da star contenti, ma la faccenda sarebbe andata così liscia?  La domenica mattina aspettai invano. Nessuno si fece vivo. Preoccupazione, inquietudine... brutti presentimenti...  Finalmente verso le ore 14 venne lo scalpellino di Avena. A nome del segretario del fascio di Avena e Lierna, disse di mandar giù le quattro persone.

 
- No, dissi, assolutamente no!

 
- Ma siete matti! Se scappano vi bruciano il paese, mandateli giù, ci sono i carabinieri... li interrogano e li rimandano a casa.

 
L'eccitazione, il tono irato e imperioso, le minacce, confermarono il mio proposito.

 
Rivolto al Cipriani: ({ andate via... subito, sparite, non vi fate più vedere! ».

 
L'inviato impermalito, arrabbiato, corse a raccontare tutto ad Avena. I ,quattro fuggirono a Greppi del fratello di Bastiano. Da Avena dopo lo scalpellino, eccoti il sensale: Vagnoli Pietro o Casone e anche Pietro di Frullo; come lo chiamavano tutti! Era in buone relazioni con Bastiano e a forza di chiacchiere, con le belle e belline, come dice il popolo, lo convinse a  presentarsi.  Nel frattempo - era la ,chiesa piena - mi affrettai per la funzione vespertina. Non potei rivederli!  Giornata piovosa ,triste, di Novembre. La stagione tediosa aumentava il malessere e il fastidio!  Introdotti nel salotto del segretario del fascio, i due carabinieri venuti da Poppi, non ebbero il coraggio di arrestarli.

Arrivate giù a Poppi, - dissero - veniamo anche noi!

 
Il maresciallo se li vide davanti ... non restò che serrarli in camera di sicurezza.  Verso sera eccoti Maria, moglie di Bastiano! Piangeva e si disperava.

 
- Perché - dissi - sono andati giù? Perché si son presentati? Chi l'ha consigliati?

 
- È stato Casone, ha detto che non li avrebbero fatto niente ... volevano parlare con loro e poi li rimandavano a casa!

- Era un inganno... L'hanno fatto apposta... sapevo che l'avrebbero arrestati!
Cercai di rassicurarla. La trattenni a lungo con noi, in casa. AI mattino sarei andato a Poppi! La notte non chiusi occhio! Il bando tedesco minacciava la pena di morte per chi dava rifugio ai prigionieri alleati. Pensavo e ripensavo a quei quattro disgraziati ... avevo paura, tutto poteva  accadere. Non si faceva giorno: giravo e rigiravo nel letto senza prendere sonno. Il lunedì mattina corsi a Poppi in caserma. 
 - Maresciallo, ma allora ...?! Perché li avete arrestati, non mi aveva promesso...  Quel poveretto si storceva, si struffava le mani ... andava avanti e indietro... agitato, sconvolto ... Come il disgraziato Don Abbondio si trovava fra due fochi. Capii anche troppo bene la sua situazione... erano state fatte pressioni perché li arrestasse e non poteva dirlo. Da chi? Non certo dai Tedeschi... Erano Italiani...
  
- Li rilasci - dissi - sono brava gente, non si occupano di politica, di partiti.
-
Non posso, arresterebbero me con loro...
  -
E allora che cosa ne farete? Dove li manderete?
-
Non so niente, non so neppure che cosa fare.
  Otto o dieci giorni di camera di sicurezza. Poi il Maresciallo li consigliò di presentarsi a Perugia. Qui erano stati fermati i due prigionieri e messi in campo di concentramento. In tasca avevano gli indirizzi dei quattro malcapitati.  Bombardamenti, strade interrotte, ferrovie altrettanto,come trasportarli a Perugia? Per tentare, Cipriano Cipriani offrì il camioncino. A proprie spese, spontaneamente, si consegnarono al carcere di Perugia. Un mese in gattabuia e perché andò bene! Due o tre volte Cipriano volò a trovarli. Portava il pane, i vestiti e qualche altra cosa da mangiare. Fu veramente eroico. Viaggiò in mezzo alle bombe e agli ostacoli di ogni genere. Verso la fine del mese, consigliai Cipriano di far scrivere una lettera al comando tedesco di Perugia. Irma la figlia maggiore con parole semplici e schiette raccontò tutto. Un ufficiale tedesco venne subito e li fece scarcerare, protestando di non sapere niente di tutta la faccenda. La mattina del primo venerdì di Dicembre erano nella mia cucina. Bastiano non finiva più di raccontare le sue avventure. Soddisfatto, ripeteva le parole dell'ufficiale tedesco che indignato voleva sapere chi aveva fatto mettere in carcere un padre di famiglia e quei figlioli innocenti. Non era il primo caso che i repubblichini incolpassero i tedeschi di arresti e uccisioni fatti da loro. Io vidi nel fatto ('assistenza di Dio. Il Sacro Cuore volle ricompensare con la liberazione chi ogni mese - uno dei pochi uomini - ascoltava la messa e si comunicava in suo onore! L'avventura cominciò il primo venerdì del mese e si concluse in quello successivo, a lieto fine. Dopo la liberazione, qualcuno si offrì per vendicare i quattro contro chi il aveva fatti incarcerare, ma Bastiano non volle,
preferendo il perdono. Naturalmente non furono colpevoli il Sensale e lo Scalpellino. Essi agirono per ordine di altri in bona fede.

Cristoforo Mattesini, Guerra e pace, Comune di Poppi, Quaderni della Rilliana 25 Edizioni Frusta Stia (Ar), pg 31 sgg.

Scritto e postato a Ortignano Raggiolo, località Le Lame 25 aprile   2005

   Nota  Stigli ( -gli come glicine) era il nome dato a me dalla compagnia dei pari, cioè a dire da 40 ragazzi di piazza, sciolti come cani randagi per 6 mesi l’anno, occupati nei sgg giochi: palline, noci, torsoli di granturco, caccia ai prigionieri (Tomm’e Ceriffe=Tom e lo sceriffo), spade, fionde, fucili (di legno a elastico con molletta o grilletto), zolle di terra fresca, battaglia navale (sull’Arno col sabbione (creta consistente), cartucce a salve, prelevate dal magazzino della XI Compagnia carristi, carte (tipo ridotto, piccolino per bambini, ma i più grandi tra noi giocavano d’azzardo), bottoni. Materie prime fondamentali: assi di legno, camere d’aria di bicicletta; ragione per cui, prima di Girardengo e Guerra,  prima di Coppi e Bartali veniva Sileno, biciclettaio. Poi tutti i falegnami (Lello, Ademo, Corinto…), senza dimenticare la bottega di Aldo il calzolaio, musico e cantante, essenziale per chiodi e semenze senza le quali né spade né fucili.

Due premonizioni lessicali: quando uno faceva o diceva una spacconata il termine gergale era “americanata”; quando uno faceva lo sbruffone il termine era “maffioso”, con due effe. 

sabato 23 aprile 2005

Album in prova

Anniversari


William Shakespeare (1564 - 1616)


William Shakespeare nacque nell'aprile del 1564 (fu battezzato il 26, ma per tradizione la nascita si celebra il 23, giorno di San Giorgio patrono della nazione) a Stratford-upon-Avon, grosso centro del Warwickshire, a nord-ovest di Londra.



Uno che racconta frottole tre terzi del tempo,ed usa una verità

nota per far mandare giu' mille schiocchezze ,

bisogna stare a sentirlo una sola volta e picchiarlo altre tre
.

da "tutto è bene quel che finisce bene"



Autografo di Shakespeare





 


Sette più sette e sette fanno ventuno



Due giorni fa è stata pubblicata una notizia sui giornali, alla quale è stata data poca rilevanza, su un fatto accaduto a Roma relativa a 7 poliziotti che rapinavano i rapinatori.Selezionavano con cura i malviventi, poi facevano delle perquisizioni e sottraevano la refurtiva: droga, valuta straniera, ecc.In un paese dove i manager derubano i loro azionisti, le banche i loro correntisti, dove un monopolista privato governa il paese, dove i fuorilegge fanno le leggi, dove i giudici sono giudicati dagli imputati, in questo Paese di immunità acquisita per diritto, perchè i poliziotti non possono rapinare i rapinatori?

Beppe Grillo

giovedì 21 aprile 2005

XXV Aprile 1945-2005




Trovata qui

Divertissement


Date un ceffone ai fostri pampini



Poi ci sarebbe questo fatto che è tedesco, papa Ratzinger.

E allora: "Nazinger" fioccano gli sms. "Il pastore

tedesco", titola il Manifesto; "Il tedesco dei grandi no",

l'Unità. "E quando tornate a casa (si leggeva sul

Riformista facendo il verso al famoso invito di papa

Giovanni) date un ceffone ai fostri pampini". I tedeschi,

infatti, menano. Per natura, storia e vocazione. Sono

ordinati, sono efficienti, ma proprio per questo sono anche

severi e soprattutto molto aggressivi, preferibilmente con

gli italiani. Nazisti, gotici, ubriaconi. Il papa, ovvio,

non fa eccezione. Basta guardarlo, com'è rigido; e basta

sentirlo quando dice "qvanto" o "Ciofanni".

[Filippo Ceccarelli - Quando il papa è un tedesco -La Repubblica - a pagamento]


Seriamente


Il sistema dello spettacolo


La personalizzazione, tipica del sistema dello spettacolo, ci risparmia la fatica di analizzare i ruoli: Rumsfeld doveva fare direttamente la guerra, Powell doveva convincere anche gli altri a fare la guerra; ma sempre di guerra si trattava. Mentre altri avevano il compito di sorridere alle folle, Ratzinger aveva il compito ugualmente importante di definire i confini dell'istituzione; ma i suoi documenti, così duri (per non dire ossessivi) contro vari tipi di relazioni affettive tra persone, non sono certo passati senza l'approvazione di Wojytla.


Così al posto del Papa Buono e del Papa Grande, adesso abbiamo il Papa Severo, ma nessuna analisi di cosa sia il Vaticano, che è una questione molto più interessante. In questo annullamento della riflessione, non c'è differenza sostanziale tra Bruno Vespa e Liberazione.


In questi giorni, i laicisti sembrano essere caduti in pieno nella trappola mediatica: con i funerali di Wojtyla, il Papa dei cattolici è diventato il Papa dell'intera specie umana. Il cattolicesimo ha smesso di essere un particolare culto di Dio, per diventare il culto planetario di Karol Wojtyla. E quindi anche l'ateo più incallito si sente coinvolto dalla domanda, "chi sarà il nostro Papa?" Ora, Ratzinger non è il mio Papa, perché non ho papi. Le stesse persone, in massima parte di sinistra, che oggi si lamentano dell'elezioni di Ratzinger non avrebbero nulla da ridire su chi viene eletto dal congresso di Alleanza Nazionale.

Leggi il post di Miguel Martinez

Considerazioni.



Prima accennavo a dei sentiment che spesso non esprimiamo, ragionando sui fatti intrinseci e non su come li coloriamo. Io, se dovessi esprimere il mio a caldo direi che ci manca stupore. Nessuno si stupisce più quando ci raccontano una classe dirigente che adotta in maniera ormai palese e spudorata delle logiche di scambio alla Cencelli Reloaded. Nessuo si stupisce più se persino i più autorevoli quotidiani italiani ci raccontano una classe politica sotto forma di macchiette. Nessuno si stupisce più di tante cose.



Molto, secondo me, dipende dal fatto che da sempre potevamo solo lamentarci al bar ("Piove sempre governo ladro") e fare chiacchiere locali senza vero confronto o valore. Oggi, forse, potremmo imparare di nuovo a stupirci, a raccontarci il mondo che vogliamo e il modo come lo vediamo. Gli strumenti io li vedo e possiamo farli crescere "noi", senza troppi alibi.



Ci serve, forse, un nuovo linguaggio sociale, un nuovo modo di sentire la partecipazione. Un po' di fiducia che ci autorizzi (con noi stessi prima di tutto, non facendoci sentire ingenui e retorici) a pretendere da chi ci governa una visione politica che disegni una società costruita su problemi che vanno oltre la punta del naso e l'accrocco congiunturale.



Ci serve forse un po' di voglia di fare. Un po' di voglia di ricominciare a credere che le cose possano andare diversamente. Se non ci crediamo noi per primi, come possiamo mai pretendere che lo faccia chi crede di interpretare la nostra volontà come gli pare?


Quello che viene prima lo trovi qui

PLEASE FORWARD

 push bush

Passaparola

pigia bush







This Sunday, April 24th, Senate Majority Leader Bill Frist will be joining major Christian fundamentalist leaders in a national telecast from Louisville to challenge the independence and legitimacy of the court system, calling the courts “out of control”. As the NY Times put it 4/16/05: "The telecast also signals an escalation of the campaign for the rule change by Christian conservatives who see the current court battle as the climax of a 30-year culture war, a chance to reverse decades of legal decisions about abortion, religion in public life, gay rights and marriage.”

Questa domenica, 24 aprile, Bill Frist, Leader della maggioranza repubblicana al Senato, parteciperà a una trasmissione televisiva nazionale da Louisville per sfidare l'indipendenza e la leggittimità del nostro sistema giudiziario, da lui dichiarato "fuori di controllo". Come scrive il NY Times il 16 aprile 2005: " La trasmissione televisiva segna ormai una escalation della campagna per il cambiamento della nostra Costituzione voluto dai conservatori Cristiani che considerano la presente battaglia contro la Magistratura come il punto d'arrivo di una guerra di civiltà che dura da 30 anni; un'occasione per rovesciare decenni di decisioni legislative riguardanti l'aborto, la religione nella vita pubblica, diritti degli omosessuali e matrimonio"


Tutto il pezzo qui (in inglese)

mercoledì 20 aprile 2005

 


Sentenze


Crucifige




La Cassazione  ha dichiarato inammissibile il ricorso di Beppino Englaro che chiedeva il distacco del sondino nasogastrico che tiene in vita la figlia in stato neurovegetativo irreversibile da ormai 13 anni.

La Cassazione ritiene infatti che Beppino Englaro, in quanto padre nominato tutore di una figlia interdetta non sia la persona adatta, in quanto coinvolta, a chiedere la cessazione delle cure che tengono in vita Eluana.

(da La Repubblica del 20.4.2005)


Secondo la Cassazione deve essere nominato un "curatore speciale" di Eluana per portare avanti, nell'interesse della giovane, la richiesta di porre fine all'alimentazione artificiale in quanto "giammai il tutore potrebbe esprimere una valutazione che, in difetto di specifiche risultanze, nella specie neppure analiticamente prospettate, possa affermarsi coincidente con la valutazione dell'interdetta".

Premesso che:

1. Eluana non e' sposata;

2. sia il padre che la madre sono d'accordo - per esaudire la volonta' espressa dalla figlia quando era capace di intendere e di volere - nel distacco del sondino di alimentazione forzata;

3. i genitori sono quindi le uniche persone in grado di interpretare la valutazione dell'interessata, indipendentemente dalla qualifica di "tutore" di papa' Englaro;

ci viene spontanea la domanda: come potra' un "curatore speciale" esterno interpretare la volonta' di Eluana meglio di coloro che l'hanno concepita, allevata, amata, curata ed assistita?

Ammesso che il "curatore speciale" sia realmente nominato, gia' prevediamo - chissa' fra quanti anni ancora - quale possa essere la sua conclusione: "in mancanza di volonta' precise e documentate, non possiamo essere certi quale sia la volonta' di Eluana". E se il "curatore speciale" riuscisse ad appurare, con testimonianze, quale era la volontà di Eluana, ci diranno che lei nel frattempo potrebbe aver cambiato parere.

Conseguentemente, in dubbio "pro reo", intendendo con questo slogan non la liberazione del "reo" dalla tortura alla quale e' sottoposto bensì la prosecuzione della tortura in nome del principio che la VITA va salvaguardata ad ogni costo.

E poiche' in Italia l'eutanasia e' vietata, i genitori di Eluana e tutti coloro che li sostengono - noi compresi - saranno accusati di voler far morire di fame e di sete la povera ragazza.

Ma esistono ancora la pieta' e la misericordia oppure sono state travolte anch'esse dal montante fondamentalismo religioso?

Giampietro Sestini  ( Segretario di Libera uscita)

 

Le toghe di ermellino devono aver faticato non poco per partorire una sentenza che conciliasse, forse,  il rispetto delle leggi con la codardia e il tartufismo che spesso li contraddistingue.

"Summum jus, summa iniuria" è proprio un caso esemplare.

...mi spaventa il fatto che magistrati e tribunali debbano o possano intromettersi in questioni che dovrebbero riguardare solo le persone che vivono certi drammi e i medici chiamati ad agire.

Tira una brutta aria purtroppo e verrebbe da dire, amaramente, alla Flaiano: Coraggio che il meglio è passato!

Guido Maselli  (socio di Libera Uscita)




Extra omnes



Cassazione annulla ergastolo

a Provenzano e 37 boss

La pena si riferiva a 127 omicidi di mafia avvenuti fra gli anni '70 e gli anni '90. Richiesto un nuovo processo

.




 

 

 La scerta der Papa


Gioacchino Belli




Sò fornaciaro, sì sò fornaciaro,

sò un cazzaccio, sò un tufo, sò un cojone:

ma la raggione la capisco a paro

de chiunque sa intenne la ragione.


Scejenno un Papa, sor dottor mio caro,

drent'a 'na settantina de perzone,

e manco sempre tante, è caso raro

che s'azzecchino in lui qualità bone.


Perché s'ha da creà sempre un de loro?

Perché ogni tanto nun ze fa filice

un brav'omo che attenne ar zu' lavoro?


Mettémo caso: io sto abbottanno er vetro?

Entra un Eminentissimo e me dice:

sor Titta, è Papa lei: vienghi a San Pietro.

 




Er Papa

Gioacchino Belli




Iddio nun vò ch'er Papa piji moje

pe nun mette a sto monno antri papetti:

sinnò ali Cardinali, poveretti,

je resterebbe un cazzo da riccoje.


Ma er Papa a genio suo pò legà e scioje

tutti li nodi lenti e quelli stretti.

ce pò scommunicà, fa benedetti,

e dacce a tutti indove coje coje.


E inortr'a questo che lui scioje e lega,

porta du' chiave pe dacce l'avviso

che qua lui opre e lui serra bottega.


Quer trerregno che poi pare un suppriso

vò dí che lui commanna e se ne frega

ar monno, in purgatorio e in paradiso

 

Er Papa bono

Gioacchino Belli



Pe bono è bono assai; ma er troppo è troppo;

e accussí tra l'ancudine e 'r martello,

se lassa persuade a annà berbello

e quer c'ha da fà prima a fallo doppo.


Lo sapemo ch'er curre de galoppo

porta spesso a la strada der macello,

ma neppuro un curiero c'ha cervello

nun monta in zella a un cavallaccio zoppo.


Perantro noi che stamo a casa nostra

e ciancicamo quer boccone in pace,

noi nun capimo che lassú è la giostra.


Fra chi tira e chi allenta, poveretto,

io voría vede chi sarì capace

d'accordà la chitarra e 'r ciufoletto.


... ha proclamato nel suo lungo pontificato: 482 Santi e 1338 Beati


La canonizzazione

Gioacchino Belli




Domani se santifica a Ssan Pietro

Un zanto stato frate a Ssan Calisto,

Che ssu li santi po' pportà lo scetro

E ha ffatto ppiù miracoli de Cristo.


Tra l'antri, a un ceco, ducent'anni addietro,

Che accattava oggni giorno a Pponte Sisto,

Lui je messe un ber par d'occhi de vetro,

E da quer giorn'impoi cià ssempre visto.


'Na donna senza gamma de man manca

Se maggnò la su' effiggia in ner pancotto,

E in men d'un ette je spuntò la cianca.


A un'antra donna j'apparze in cantina,

E je diede tre nummeri p'er lotto:

Lei giucò er terno, e vinze una cinquina.


E l’opportunismo è proprio il cavallo di Troia all’interno del laicismo nostrano.

Lo spettacolo della politica clericale è miserando, ma almeno i clericali fanno bene il loro lavoro, fastidioso invece è il dilettantismo dei neofiti che ripetono farsi fatte. L’opportunismo va smascherato ovunque. Che il dibattito sui giornali sia fasullo è dimostrato dall’uso truffaldino delle parole. E dall’assenza d’una parola chiave: clericalismo. Salvemini e Rossi l’usavano ogni giorno. La lotta al clericalismo è da sempre uno dei fondamenti del liberalismo. Oggi è una parola tabù. Oggi il contrasto tra laicità e clericalismo viene camuffato e demonizzato come guerra di religione tra laicisti e cattolici. Come se fosse obbligatorio per i cattolici essere clericali. Come se i laici se la prendessero con chi ha una fede e non invece con chi usa strumentalmente la fede per scopi di potere. Come se molti cattolici non preferissero pregare piuttosto che imporre per legge la propria morale.

Enzo Marzo, direttore di Critica Liberale


Commento in versi


Li Frammassoni

Trilussa

I.

Che credi tu? Ch’a le rivoluzioni

Fussero carbonari per davero,

Cor sacco su le spalle e er grugno nero?

Ma che! È lo stesso de li frammassoni.


So’ muratori, si, ma mica è vero

Che te vengheno a mette’ li mattoni!

Loro so’ muratori d’opinioni,

Cianno la puzzolana ner pensiero.


Tutta la mano d’opera se basa

Ner demolì li preti, cor proggetto

De fabbricaje sopra un’antra casa.


Pe’ questo so’ chiamati muratori

E er loro Dio lo chiameno Architetto...

Ma poco più j’assiste a li lavori!




II.

E siccome er Dio loro è libberale,

Ma gira gira è sempre er Padreterno,

Ne viè’ ch’er frammassone va ar governo,

Ce trova er prete e ce rimane eguale.


Se sa, l’ambizzioncella personale

je strozza spesso er sentimento interno:

È un modo de pensà’ tutto moderno

E in questo nun ce trovo ’sto gran male;


Se er frammassone cià li tre puntini,

Er prete cià er treppizzi, e m’hai da ammette’

Che armeno in questo qui je s’avvicini;


Vedrai che troveranno la maniera

De sarvà capra e cavoli cor mette’

Un puntino per pizzo e... bona sera!


Allusivo


Essi ci ammireranno e ci terranno in conto di dèi per avere acconsentito, mettendoci alla loro testa, ad assumerci il carico di quella libertà che li aveva sbigottiti e a dominare su loro, tanta paura avranno infine di esser liberi! Ma noi diremo che obbediamo a Te e che dominiamo in nome Tuo. Li inganneremo di nuovo, perché allora non Ti lasceremo piú avvicinare a noi. E in quest’inganno starà la nostra sofferenza, poiché saremo costretti a mentire. Ecco ciò che significa quella domanda che Ti fu fatta nel deserto, ed ecco ciò che Tu ricusasti in nome della libertà, da Te collocata piú in alto di tutto. In quella domanda tuttavia si racchiudeva un grande segreto di questo mondo. Acconsentendo al miracolo dei pani, Tu avresti dato una risposta all’universale ed eterna ansia umana, dell’uomo singolo come dell’intera umanità: “Davanti a chi inchinarsi?”. Non c’è per l’uomo rimasto libero piú assidua e piú tormentosa cura di quella di cercare un essere dinanzi a cui inchinarsi. Ma l’uomo cerca di inchinarsi a ciò che già è incontestabile, tanto incontestabile, che tutti gli uomini ad un tempo siano disposti a venerarlo universalmente. Perché la preoccupazione di queste misere creature non è soltanto di trovare un essere a cui questo o quell’uomo si inchini, ma di trovarne uno tale che tutti credano in lui e lo adorino, e precisamente tutti insieme. E questo bisogno di comunione nell’adorazione è anche il piú grande tormento di ogni singolo, come dell’intera umanità, fin dal principio dei secoli. È per ottenere quest’adorazione universale che si sono con la spada sterminati a vicenda. Essi hanno creato degli dèi e si sono sfidati l’un l’altro…

Lo trovi qui


Per finire


Equazione massmediatica


*T* sta a **T** come P sta a K 

mercoledì 13 aprile 2005

Il geranio



Queste giornate di primavera mi danno un languore che da una parte mi rimanda sensazioni della giovinezza non più dietro la porta, dall’altro mi infondono un bisogno profondo di uscire da questa tensione provocata  dalla rappresentazione guidata di un pianeta in balia del diluvio universale – oggi si chiama tsunami – dal quale non c’è altro scampo che l’affidamento a forze cieche, personaggi malfidati, santi improbabili e guerrieri mentalmente disturbati. Un acre odore di morte esala in continuazione dai camini masmediatici che emettono gas mefitici e accumulano montagne di cenere di sogni, speranze, lotte e sacrifici, ai bordi dei campi nei quali siamo stati concentrati, divisi e contrassegnati ognuno dai triangoli dell’appartenenza a un continente, a una razza, a una religione, a una classe…


Sento quasi una voglia di venir meno, di affogare in una grande piscina di anestetico, di anticipare la dolce morte auspicata nel mio testamento biologico.  Piazza S.Pietro mi mette addosso “il languore di un circo  dopo lo spettacolo” e sento impellente il bisogno di riconoscermi una docile fibra dell'universo , perché “il mio supplizio è quando non mi credo


in armonia “.


Paola che mi capisce anche se sto zitto, mi parla di un racconto, dove quello che io provo in questo momento viene espresso con la profondità e sensibilità di cui sono dotati i poeti e gli artisti. Mi ricorda il titolo tramite il quale mi è facile tirarlo fuori dalla scatola magica di Google.


La lettura che ne facciamo insieme mi riporta a quel pomeriggio estivo di alcuni anni fa quando facemmo sosta sotto il grande pino che fa ombra alle ceneri di Pirandello, proprio accanto alla sua casa. La brezza proveniente dal mare sottostante mi sfiorò con l’alito di Pan l’eterno, ed un brivido elettrico attraversò il mio corpo. “Trasumanar significar per verba non si potria”. E vidi – lo intuisco ora – il geranio rosso.

       Di sera, qualche volta, nei giardini s'accende così, improvvisamente, qualche fiore; e nessuno sa spiegarsene la ragione.


 Se tu che leggi non hai fretta e sei nello spirito giusto, rimani seduto e leggi, magari ad alta voce. Buona lettura.





Di sera, un geranio



         S'è liberato nel sonno, non sa come: forse come quando s'affonda nell'acqua, che si ha la sensazione che poi il corpo riverrà su da sé, e su invece riviene solamente la sensazione, ombra galleggiante del corpo rimasto giú.

         Dormiva, e non è piú nel suo corpo; non può dire che si sia svegliato; e in che cosa ora sia veramente, non sa; è come sospeso a galla nell'aria della sua camera chiusa.

         Alienato dai sensi, ne serba piú che gli avvertimenti il ricordo, com'erano; non ancora lontani ma già staccati: là l'udito, dov'è un rumore anche minimo nella notte; qua la vista, dov'è appena un barlume; e le pareti, il soffitto (come di qua pare polveroso) e giú il pavimento col tappeto, e quell'uscio, e lo smemorato spavento di quel letto col piumino verde e le coperte giallognole, sotto le quali s'indovina un corpo che giace inerte; la testa calva, affondata sui guanciali scomposti; gli occhi chiusi e la bocca aperta tra i peli rossicci dei baffi e della barba, grossi peli, quasi metallici; un foro secco, nero; e un pelo delle sopracciglia così lungo, che se non lo tiene a posto, gli scende sull'occhio.

         Lui, quello! Uno che non è piú. Uno a cui quel corpo pesava già tanto. E che fatica anche il respiro! Tutta la vita, ristretta in questa camera; e sentirsi a mano a mano mancar tutto, e tenersi in vita fissando un oggetto, questo o quello, con la paura d'addormentarsi. Difatti poi, nel sonno...

         Come gli suonano strane, in quella camera, le ultime parole della vita:

         - Ma lei è di parere che, nello stato in cui sono ridotto, sia da tentare un'operazione così rischiosa?

         - Al punto in cui siamo, il rischio veramente...

         - Non è il rischio. Dico se c'è qualche speranza.

         - Ah, poca.

         - E allora... -

         La lampada rosea, sospesa in mezzo alla camera, è rimasta accesa invano.

         Ma dopo tutto, ora s'è liberato, e prova per quel suo corpo là, piú che antipatia, rancore. Veramente non vide mai la ragione che gli altri dovessero riconoscere quell'immagine come la cosa piú sua.

         Non era vero. Non è vero.

         Lui non era quel suo corpo; c'era anzi così poco; era nella vita lui, nelle cose che pensava, che gli s'agitavano dentro, in tutto ciò che vedeva fuori senza piú vedere se stesso. Case strade cielo. Tutto il mondo.

         Già, ma ora, senza piú il corpo, è questa pena ora, è questo sgomento del suo disgregarsi e diffondersi in ogni cosa, a cui, per tenersi, torna a aderire ma, aderendovi, la paura di nuovo, non d'addormentarsi, ma del suo svanire nella cosa che resta là per sé, senza piú lui: oggetto: orologio sul comodino, quadretto alla parete, lampada rosea sospesa in mezzo alla camera.

         Lui è ora quelle cose; non piú com'erano, quando avevano ancora un senso per lui; quelle cose che per se stesse non hanno alcun senso e che ora dunque non sono piú niente per lui.

         E questo è morire.

         Il muro della villa. Ma come, n'è già fuori? La luna vi batte sopra; e giú è il giardino.

         La vasca, grezza, è attaccata al muro di cinta. Il muro è tutto vestito di verde dalle roselline rampicanti.

         L'acqua, nella vasca, piomba a stille. Ora è uno sbruffo di bolle. Ora è un filo di vetro, limpido, esile, immobile.

         Come chiara quest'acqua nel cadere! Nella vasca diventa subito verde, appena caduta. E così esile il filo, così rade a volte le stille che a guardar nella vasca il denso volume d'acqua già caduta è come un'eternità di oceano.

         A galla, tante foglioline bianche e verdi, appena ingiallite. E a fior d'acqua, la bocca del tubo di ferro dello scarico, che si berrebbe in silenzio il soverchio dell'acqua, se non fosse per queste foglioline che, attratte, vi fan ressa attorno. Il risucchio della bocca che s'ingorga è come un rimbrotto rauco a queste sciocche frettolose frettolose a cui par che tardi di sparire ingojate, come se non fosse bello nuotar lievi e così bianche sul cupo verde vitreo dell'acqua. Ma se sono cadute! se sono così lievi! E se ci sei tu, bocca di morte, che fai la misura!

         Sparire.

         Sorpresa che si fa di mano in mano piú grande, infinita: l'illusione dei sensi, già sparsi, che a poco a poco si svuota di cose che pareva ci fossero e che invece non c'erano; suoni, colori, non c'erano; tutto freddo, tutto muto; era niente; e la morte, questo niente della vita com'era. Quel verde... Ah come, all'alba, lungo una proda, volle esser erba lui, una volta, guardando i cespugli e respirando la fragranza di tutto quel verde così fresco e nuovo! Groviglio di bianche radici vive abbarbicate a succhiar l'umore della terra nera. Ah come la vita è di terra, e non vuol cielo, se non per dare respiro alla terra! Ma ora lui è come la fragranza di un'erba che si va sciogliendo in questo respiro, vapore ancora sensibile che si dirada e vanisce, ma senza finire, senz'aver piú nulla vicino; sì, forse un dolore; ma se può far tanto ancora di pensarlo, è già lontano, senza piú tempo, nella tristezza infinita d'una così vana eternità.

         Una cosa, consistere ancora in una cosa, che sia pur quasi niente, una pietra. O anche un fiore che duri poco: ecco, questo geranio...

         - Oh guarda giú, nel giardino, quel geranio rosso. Come s'accende! Perché?

         Di sera, qualche volta, nei giardini s'accende così, improvvisamente, qualche fiore; e nessuno sa spiegarsene la ragione.


Lo trovi qui



 Questo racconto, è il commento di Paola, è solo apparentemente triste. Il nostro esistere continua in ognuna delle cose del tutto di cui siamo parte, nel prato che abbiamo calpestato, nei fiori che abbiamo odorato, nelle persone che abbiamo amato.

domenica 10 aprile 2005

Droga party

Se la religione è una droga a doppio effetto (constatazione della propria miseria umana e rivolta contro questa stessa miseria), io, barbabianca, ho assistito al primo atto di questo delirio mistico provocato dallo tsunami di polverina bianca e gialla diffusa con generosità mai vista da madonna TV e da schiere di angeli embedded, incastonati, nel grande mosaico del sistema universale omologante (SUO).

Chi questa droga l’ha assorbita fin da piccolo, come il barba che qui blogga, è rimasto meno inebriato di tanti che da questa droga si erano tenuti lontani nel corso della loro vita. Mi aveva fatto impressione, a suo tempo, vedere D’Amena alla festa di santificazione di Escovar, ditta Opus Dei, distributrice autorizzata della magica polvere, sapere che Rondelli ha celebrato così tardivamente i fasti dell’amore coniugale consacrato e santificato alla maniera di Lucia Mondella. Ma  ho sgranato gli occhi e consapevolmente stretto lo sfintere di retroguardia quando ho contemplato l’estasi da Santa Caterina (Roma, bassorilievo di scuola Berniniana, chiesa di S.Caterina) trasfuso nella faccia del più fidato e simpatico dei nostri politici che si danno da fare  per li pubblici emolumenti: non ci sono Termini adeguati a descriverlo, né ho il pennello di Tiziano per ridipingere la faccia estasiata dell’Assunta dei Frari di Venezia, né tanto meno il bulino del Bernini.

Non mi rimane che aspettare l’effetto di ritorno quando, dopo il Flash della dose davvero massiccia, gli occhi si riapriranno alla realtà effettuale della cosa, non più alla immaginazione allucinata di essa, e la fiumana di Via della Conciliazione si trasformerà come per incanto nella fiumana di Pelizza da Volpedo.

La droga dà sollievo e letizia; presa a piccole dosi – come dice Mannella - fa più bene che male, e, stante la situazione in cui ci pongono la natura e le attuali istituzioni umane, è necessaria alla più gran parte della gente. Il problema non è la polverina, ma chi la vende e pretende di farlo in regime di monopolio, per i suoi interessi prima che per i nostri.

Walterone mio, Termini è una Stazione di testa, non farla diventare di coda. Resisti 24 ore, come un algerino ribelle nella Battaglia di Algeri; datti e dacci tempo di uscire dai fumi inebrianti del grande Droga Party, sediamo in disparte e ragioniamo: vuoi?

Scusa, esco un momento fuori, quest’aria chiusa mi irrita la gola.


( aggiornamento)

Il problema non è la polverina, ma chi la vende

I FUNERALI DEL NOVECENTO

di Lanfranco Caminiti


Non c’era alcuna possibilità di sottrarsi ai funerali di papa Wojtyla a meno di fuggire dal mondo, di cercarne riparo. Sono stati un evento talmente pervasivo, e pure dettagliato, da penetrare fin nelle ossa di ciascuno. Non necessariamente scuoterci e commuoverci, ma impedirci qualunque distrazione da esso, questo sì. Tranne un atto di volontà disumana, o un fioretto di digiuno: non leggere i giornali, non guardare la tv, non ascoltare la radio, in fondo quasi un’arroganza e un incapricciamento del pensiero.    L'articolo  


Intervista a Umberto Galimberti ( che iddio lo benedica)


 ...Ho sempre saputo che l'Italia è essenzialmente il Vaticano, che la struttura di base, la psicologia dell'italiano è a sfondo religioso. Per questo siamo poco democratici, ci piacciono i fascismi, le figure che li incarnano. La nostra matrice antropologica è profondamente religiosa. Ma è una religiosità di tipo infantile, proiettiva, mitica. Ha bisogno del grande uomo, del grande personaggio per commuoversi. Vedo qualche analogia tra l'affollarsi in migliaia a un concerto all'aperto di Vasco Rossi e andare in piazza San Pietro coi papa-boys. La metafora è l'adunata di massa, ben nota al comunismo e al fascismo. Alla massa si dà uno stimolo e subito reagisce. È qualcosa di molto primitivo».

 

 

Vuote le chiese, il papa ha saputo riempire le piazze. Questo, per molti, è un successo del suo pontificato.



«No, questa è la dissacrazione. Il sacro vuole interiorità, e questo papa non ha espresso interiorità, ma esteriorizzazione: una Chiesa trionfante, populista, demagogica, televisiva. In qualche modo questo papa che ha combattuto i totalitarismi è rimasto anche affascinato da categorie totalitarie. Le adunate di massa le facevano Hitler, Mussolini e Stalin».




A San Pietro sono spontanee.



«Certo. La Chiesa ha la possibilità di lavorare sull'inconscio …

 

L'Italia sembra un paese in sospeso: riprese a reti tv unificate, città chiuse al traffico, cinema chiusi, spazi pubblici requisiti. Una Repubblica a sovranità limitata?



«Come definire un Paese in cui per anni in tutti i telegiornali ogni domenica dieci minuti erano dedicati al papa? Non accade altrove. La nostra sovranità noi dobbiamo ancora guadagnarcela».

  

L'Italia sconta il fatto di essere stata a lungo anticlericale, perché con il papa in Roma non è maturata una laicità come libertà di pensiero, ma una laicità antitetica. Un laicismo molto modesto».

 

Qual è il suo giudizio sintetico su questo papa scisso in due? Il grande politico della pace, della libertà, del dialogo interreligioso, e il reazionario sui temi di bioetica e sessualità?



«Grande politico? Non mi pare. Lui ha perorato, non ha portato la pace».

  

Ma il vero peccato di Wojtyla è che non appena è salito al trono pontificio ha deciso di massacrare la teologia della liberazione in America Latina. Ha tagliato i vertici dei gesuiti, si è affratellato con le alte gerarchie di destra, se non addirittura fasciste. Non dimentichiamo, sul balcone di Santiago del Cile, Pinochet con Giovanni Paolo II. E al posto dei gesuiti si è appoggiato all'Opus Dei, un'operazione economico-finanziaria di destra vera, più che una scelta evangelica. Non solo. Ritengo Wojtyla responsabile, marginalmente, del massacro jugoslavo. Chi furono, dopo lo sfaldamento, i primi Stati a riconoscere le nazioni cattoliche Slovenia e Croazia? La Germania di Kohl e il Vaticano. Wojtyla ha canonizzato Stepinac, il cardinale di Zagabria che aveva benedetto le armi degli ustascia, i massacratori dei serbi».

 

Sulla morale sessuale, per esempio, questo papa tanto lacrimato non ha perforato alcuna coscienza. Ben pochi giovani rispettano i suoi divieti: ha fallito. Infine, per ciò che riguarda le scuse rivolte alla scienza, vorrei che il prossimo papa non chiedesse scusa su Galileo, ma sulla genetica».

(L'Espresso14.4.05)

 L'intervista per intero


Fiorentina Juventus:3 a 3.


Giampaolo PAZZINI


Fiorentina Attaccante

Altezza: 1.80m.   Peso: 74.00kg.   Nazionalità: Italia

Data di nascita: 02/08/1984 a Pescia  


Ma il gol più bello è stato il sesto, di Ibrahimovic. Bella partita. Non credevo che la Fiorentina fosse una così bella squadra. Non finirà in B.

sabato 9 aprile 2005

Termini (questa infestazione)


Veltroni, datti una calmata. Ci vuoi proprio ridurre ai minimi termini.


"Non si cura il vuoto delle coscienze creando altri idoli, ma svegliando nelle persone il senso della responsabilità di fronte alla vita, che la morte restituisce come cenere alla cenere. "Eugenio Scalfari 10 aprile 2005



Ho ancora in mente Managua, visita turistica di poco tempo fa: la grande spianata col monumento alla pace ritrovata tra Sandino e Somoza dedicata a Giovanni Paolo II. Negroponte dall'Honduras che arma i terroristi "contras" suggerendo loro di colpire il Nicaragua mirando al corpo molle del sistema (cooperative, piantagiani, raccolti...) senza andarsi a cercare lo scontro con l'esercito sandinista, determinato e non battibile. Obando y Bravo, cardinale di Managua che boicotta la teologia della liberazione, perseguita i preti dei quartieri popolari e chiama in aiuto Voityla per far dimettere da ministro Ernesto Cardenal, prete e poeta.  Il Nicaragua è oggi il paese più povero del sudamerica, i ragazzi di Leon chiesero di mangiare gli avanzi del mio piatto e Paco, bambino di 11 anni, non fu contento finché non mi lustrò i sandali.  Non voglio la Stazione Termini dedicata a Karol Voityla. Veltroni caro, il troppo stroppia.


Riporto quanto ho scritto in un post del 2003.


Managua ( aprile 2000)


Dai giornali di oggi, 25 febbraio.


 MANAGUA - Sono state scomunicate tutte le persone coinvolte nell'aborto della bambina nicaraguense di nove anni, rimasta incinta in seguito a una violenza sessuale in Costarica. La sanzione ha colpito anche i genitori, ed è stata decisa dal cardinale di Managua, Miguel Obando y Bravo, primate del Nicaragua.


 Nei primi giorni di Aprile del 2000 mi sono trovavo a Managua, insieme a Paola, Fiorella e Piero, i genitori di Eliana: Si veniva dal Costarica dove eravamo stati un mesetto col sistema dello scambio casa ( che raccomando a tutti). Piero e Fiorella s'erano portati con sé l'indirizzo di una fiorentina, Serenella Prada, che lavora da anni a Managua in una Ong (organizzazione non governativa). Lei ci organizza un incontro con alcune persone dei servizi sociali: abbiamo così la possibilità di parlare con un medico, una terapista e una psicologa. Tutti giovani. D'altronde da quelle parti i vecchi, diciamo, non esistono più. Tanti bambini. Orlando, per esempio, il nostro taxista, ne aveva 8. E questa deve essere la media se anche il portiere di notte di S.José de Costarica ne aveva 8, dopo di che la moglie si era fatta legare le tube. Nel corso dell'incontro ci viene spontaneo domandare se viene fatto qualcosa per il controllo delle nascite.


 "Il Nicaragua è in mano all'Opus Dei. Dai programmi scolastici è rigorosamente bandito qualsiasi benché minimo elemento di educazione sessuale. Di contraccettivi neppure a parlarne".


Mi colpì il fatto che il giovane medico non avesse detto la Chiesa Cattolica, ma l'Opus Dei.


 Il giorno dopo mi trovai con Paola a Leon, nell'interno, verso la montagna. Leon, centro dell'offensiva sandinista ai tempi di Somoza: grandi murales inneggianti alla rivoluzione, la figura di Sandino disegnata in nero sui muri. La vecchia sede del partito, ridotta a un vecchio androne semibuio, senza impianto elettrico, pieno le pareti di vecchie foto più o meno consunte, ma in grado di rappresentare l'antico orgoglio e la speranza che mai non muore. Era comunque il ritratto di una rivoluzione umiliata e momentaneamente sconfitta.

Era un giorno di festa. Proprio di fronte la piazza grande con l'immensa cattedrale ancora più grande e incombente nella sua bruttezza. Ci sediamo ai tavoli, come da noi alle feste dell'Unità. Con poche lire due bei piatti di pollo arrostito alla brace e contorno di insalata e patatine. Le porzioni per noi sono un po' abbondanti. Rimangono sul piatto degli avanzi. Di fronte a noi, sul muretto due bambini ci guardano, ci sorridono, si fanno avanti e: "podemos..." Prendono i piatti con gli avanzi, si risiedono sul muretto di fronte a noi e ripuliscono il tutto. Semplicemente, come cosa di tutti i giorni.


Dopo la cena, tra i banchi in festa, siamo seduti su una panchina. Si avvicinano due ragazzini, dolci e sorridenti, neri di fuliggine, bianchi i denti. Chiedono di lustrarci le scarpe. Paola ha le scarpe da ginnastica, io i sandali, aperti. Ci penso un po', me li sfilo e sto ad osservare il più approfondito lavoro di pulizia e restauro di questo oggetto fabricato in Germania. L'altro ragazzino, senza cliente, stava a guardare, con un'espressione strana, quasi compiaciuta; perché così poca invidia? Alla fine di tutto prendo il borsello e dò una cifra sicuramente inaspettata a Paco; poi una mancia,ancor più inaspettata a Pedrito, che era il fratellino minore di Paco! Quegli occhi, quella dignità.