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lunedì 15 luglio 2013

Costi del viaggio in Bosnia (autogestito)

Viaggio Ancona-Spalato-Sarajevo-Mostar A/R

Spesa base (2 persone)

1-8 luglio 2013
1 - Parcheggio macchina agli Archi (Ancona), per 7 giorni,
        € 56 (8 al giorno)
2 - Traghetto Ancona-Spalato 2 persone in cabina confort:
€ 185 andata
€ 157 ritorno
3 - Noleggio Nova rent a car (Chevrolet utilitaria), 6 giorni:
€ 270
4 - Hotel Villa Una Sarajevo (3 notti):
€ 180
5 - Hotel Villa Anri Mostar (2 notti):
€ 130
6 - Carburante:
        € 70

Totale € 1048

venerdì 12 luglio 2013

Faroudin (Faro) Scetig

Quando si dice il caso. Sto camminando con Paola in una strada solitaria di Sarajevo, quella dove si affaccia la fabbrica di birra "Sarajevo", stiamo discutendo su quale strada prendere per il ritorno a Villa Una, il nostro hotel che sta dall'altra parte del fiume, il Miljacka, questo signore ci sente parlare e "Voi siete italiani?". Un bosniaco di Sarajevo che parla italiano correttamente! Dopo la fatica del giorno prima di seguire l'inglese di Dino che guida il gruppo alla visita dei luoghi dell'assedio (ne parlerò in seguito).
Dopo due minuti siamo seduti tutti e tre nel berceau del suo giardino (si vede nella foto) e possiamo dare via libera alle nostre domande. Settant'anni passati, quattro anni assediato (1992-1995), 16 obici di carro armato esplosi nel giardino di casa, dormito con la famiglia (moglie e due figli) nello scantinato per 4 anni, vista la grande biblioteca bruciare, là sotto, davanti ai suoi occhi...
"Io sono nato nei dintorni di Banjia Luca, son venuto a Sarajievo per studiare, ho passato lunghe giornate di studio in quel grande edificio, quando l'ho vista bruciare ho pianto".
"Noi abbiamo un amico, scout del nostro quartiere Isolotto di Firenze, che è venuto durante l'assedio, si chiama Gigi Ontanetti.."
Sobbalzo di Faroudin, occhi illuminati:
"Gigi Ontanetti! Quante volte ha dormito qui, almeno 15 volte. La mia casa era il centro di raccolta e smistamento degli italiani che venivano qui con D.Albino Bizzotto e i Beati costruttori di pace...".
Un momento esaltante, quel momento per il quale vale la pena di aver fatto questa lunga smacchinata (8 ore di sudata strada con la utilitaria Chevrolet noleggiata due gioni prima a Spalato).
"Faroudin, come hai fatto a sopravvivere 4 anni, quattro inverni sotto il tiro dei carrarmati appostati lì sopra" (indico la collina).
Un'occhiata, una sosta, "Non te lo posso descrivere..." Difficile a spiegare, difficile a capire.
Faroudin cammina a fatica col bastone, quando ci riaccompagna verso il centro, giù verso il fiume e la Biblioteca in ricostruzione per conto dell'Europa, dell'Unesco (ma il 70% del tesoro culturale bosniaco non c'è più), Faroudin ha avuto 5 attacchi di infarto, è più giovane di me.
Quando parla dell'Italia si commuove, ha lavorato a Milano per lunghi anni come ingegnere progettista non si di quale ditta o fabbrica, lavora ancora come progettista si edifici (8000 euro guadagnati per un progetto di un centro cristiano a Mostar, lui che campa (in una bella casa) con 400 euro al mese (la moglie 250 o meno, anche su lei un'altra storia). Si commuove fino alle lacrime quando parla del suo grande amico Maurizio, compagno di lavoro a Milano, morto da poco. Ci mostra la foto che tiene nel portafoglio.
Parla dei soldati serbi assedianti con un tono e un sentimento che mi fa apprezzare la maturità, la capacità di vedere e giudicare il mondo e le sue vicende, la stupidità e aberrazione della guerra che trasforma gli uomini in modo da uscir fuori da se stessi, non essere più quelli, non so come spiegare, ma mi ricollego a quanto mi ha detto in una intervista Giancarlo Benadusi, 1919, ancora presente qui a Poppi, in Casentino (5 anni di guerra 40-45, sottotenente al comando di una compagnia someggiata (con muli e cannone) in Albania, Puglia, Abruzzo: "un uomo quando indossa una divisa diventa un altro uomo: quello che prima ti avevano detto " non uccidere" perché vai in galera, ora diventa un merito...".
In fondo alla strada, attraversato il ponte, di fronte alla Biblioteca ormai all'esterno ricostruita, ci siamo salutati abbracciandoci. Ciao, Faroudin.
La biblioteca ancora in fase di ricostruzione

La casa di Faroudin

Paola e Faroudin

 La via

mercoledì 10 luglio 2013

Viaggio a Sarajevo I

Avrei voluto incominciare le mie riflessioni-emozioni con una immagine positiva e una emozione gratificante, ma purtroppo domani 11 luglio è l'anniversario del genocidio di Srebrenica e mi corre l'obbligo di parlare delle ...Nazioni Unite o Nazioni del nulla. Di fatto quell'undici luglio del 1995 i caschi blu erano a Srebenica e si prestarono ad aiutare i cetnici a dividere gli uomini (14 anni in là) dalle donne, lasciandoli in mano ai cetnici. Quei caschi blu erano soldati olandesi...(Per la storia ti metto un link più sotto). 
Sto pensando alle United Nothing in Gerusalemme dal 1967, sto pensando alla United Nothing in Siria, in Palestina, in Afghanistan...
A questo punto Beppe Grillo direbbe che gli United Nothing sono la foglia di fico  delle grandi potenze (quelle che hanno il diritto di veto nel Consiglio di Sicurezza e qualche altra). Quando il problema viene a toccare gli interessi "strategici" di lor signori le United Nothing vengono sostituite, mettiamo dalla NATO; quando non ci sono quegli interessi vanno bene le United Nothing, come in Palestina.

Tutto quello che serve per il trionfo del male è che i buoni non facciano niente (Edmund Burke).

Vinci la pigrizia e apri il link sul massacro di Srebrenica.

giovedì 19 aprile 2012

Emiliano Fossi scrive (FB)


Bosnia: dolore, speranza e riscatto...





pubblicata da Emiliano Fossi il giorno giovedì 19 aprile 2012 alle ore 15.43 ·


Siamo tornati da quindici giorni ma il pensiero torna spesso in quei luoghi.
La Bosnia ti entra dentro:l'accoglienza delle madri di Srebrenica,la voglia di
vivere dei cittadini di Sarajevo,la bellezza di Mostar,l'intreccio di moschee,
sinagoghe,chiese ortodosse,chiese cattoliche ma anche le storie strazianti,il
dolore di chi è rimasto,le infinite distese di lapidi bianche sulle colline.
Sono stati giorni in cui è stato difficile riprendere fiato. Un susseguirsi di
visite, incontri, sensazioni, sentimenti profondi che sono come scoppiati.
Un'esperienza emozionante, bellissima, come di rado capita.
Ho avuto la fortuna di viverla insieme agli straordinari ragazzi delle 4a e 4b
del liceo Agnoletti di Campi che sono stati la vera anima del viaggio, ad Elio
Pattume dell'Auser, a Desy e Corinna di Macramè, ai professori Stelluto, Guerri
e Gentili; a Simone Matteucci, alle nostre guide dell'Associazione triestina
Tenda per la pace e i diritti ( Corrado, Jenny e Coca) che ci hanno accompagnati in questi luoghi meravigliosi.
L'idea che avevamo era quella di attualizzare sempre di più il concetto di
memoria. Da anni stiamo lavorando con impegno e forza sulla memoria e su quanto è importante non dimenticare ciò che nel secolo scorso la seconda querra
mondiale, la barbarie nazi-fascista, hanno prodotto e questo ci ha portato a
tenere insieme il filo rosso del ricordo ed a creare un percorso di impegno che
dura tutto l'anno nelle scuole con il progetto "Un pregiudizio tira l'altro" e
trova poi nella Giornata della memoria e nel Viaggio della memoria (anche
quest'anno la nostra carovana con 25 ragazzi delle scuole medie e superiori di
Campi partirà il 10 maggio verso Dachau e Buchenwald) i suoi picchi più
evidenti.
Il passo successivo è stato quello di rendere sempre più visibile e toccabile
con mano ciò che la violenza, il predominio dell'uomo sull'uomo, l'uso distorto e interessato del potere, possono produrre se nonsiamo in grado di sviluppare i necessari anticorpi.
Così abbiamo girato di poco lo sguardo e ci siamo diretti, qua vicino a casa nostra
a una distanza temporale di neanche venti anni.
Qui, nei balcani, dove la memoria e le storie di quel che è stato te le raccontano ragazzi che potrebbero essere nostri amici, madri che potrebbero essere le nostre...Storie strazianti, laceranti, dure e dolorose da ascoltare. Storie di vite spezzate, di città incredibilmente belle distrutte dalla furia umana, di ferite inferte nella convivenza tra i popoli difficili da rimarginare.
Credo che la Bosnia sia stato un vero e proprio laboratorio di come il potere ha potuto manovrare attraverso il terrore e la minaccia un vissuto straordinario e centenario di convivenza tra diversità e di come sia riuscito a trasformarlo nel peggiore degli incubi, in una situazione in cui il tuo vicino può diventare il tuo peggior nemico, il tuo carnefice. Diventa quindi un monito per noi, a non rassegnarci, non assuefarci,  non accettare ciò che quatidianamente ci viene fatto credere. Ancor più assurdo sembra tutto ciò se pensiamo che è accaduto nel cuore dell'Europa, un Europa purtroppo di fatto spettatrice del dramma che si stava consumando. Provoca una rabbia incredibile pensare all'undici  luglio del 1995, perchè è come se cinquanta anni non fossero passati. Quella data significa Srebrenica e cioè rastrellamenti, uccisioni, stupri, fughe di massa di donne, vecchi e bambini. Quasi 10000 uomini dai 12 ai 77 anni vengono fatti prigionieri dalle truppe di Mladic, divisi in gruppi vengono trasportati con camion nei centri vicini dove sono massacrati e sepolti in fosse comuni. Credo fortemente che la possibilita, la speranza di costruire un europa politica sia morta qui.

La Bosnia è anche accoglienza, ironia, generosità, riesce anche a  lasciarti  un profumo di speranza e un'incredibile voglia di riscatto: quella delle accoglienti famiglie dove abbiamo dormito, quella delle donne di Srebrenica che cercano di aprire un agriturismo, quella delle donne di Bratunac e della loro bellissima cooperativa che produce succulente marmellate ai frutti di bosco, quella dei ragazzi della Casa pappagallo di Tuzla che accoglie i ragazzi che a 18 anni devono uscire dall'orfanotrofio, quella della Mostar con il suo bellissimo ponte restaurato, quella di Sarajevo città multiculturale e giovanissima.
Rimane la sensazione, anzi la certezza di aver vissuto una grande esperienza, di aver seguito una strada che non finisce qui ma che torneremo ad imboccare e a percorrere. Emiliano Fossi  



In lontani anni ci sono stato con Paola in viaggio di nozze; ricordo un incontro commovente con due anziane donne, tra i monti, davanti a una specie di vasca termale molto primitiva, anzi, mi dice paola, una grotta, zona di Banja Luca, le quali ci incoraggiavano ad entrare nell'acqua della salute, e sorridevano a questa giovane coppia di giovani stranieri sperduti in quelle colline; una percezione di affetto e simpatia che mi riscalda il cuore ancora oggi.