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lunedì 19 gennaio 2015

Olocausto e affini


Dalla Toscana è partito il treno per Auschwitz per onorare la memoria del 27 gennaio 1945. Ho fatto anch'io questo viaggio e saluto con il cuore tutti i partecipanti.  Aggiungo una riflessione per tutti loro e per quelli che leggono qui. E' una pagina di un bel libro uscito da poco.

L’olocausto giornata della memoria, anzi "delle memorie"


Non dimenticare le stragi naziste è un dovere di tutti, non soltanto degli ebrei. Qualsiasi livello di antagonismo arabo-israeliano si sia raggiunto, nessun arabo ha il diritto di simpatizzare con il nemico del proprio nemico, perché il nazismo è nemico di tutti i popoli. 
E questa è una cosa.
Però Israele sfoga i suoi rancori su un altro popolo chiedendo ai palestinesi e a qualsiasi altro arabo di pagare il prezzo di crimini che non hanno commesso. 
E questa è un’altra cosa.
Gli israeliani si vantano di fronte al mondo di essere i primi profughi ed esiliati nella storia dell’umanità, fino al punto di trasformare questo attributo in un segno distintivo. Però sono completamente incapaci di comprendere che anche altri possono possedere lo stesso senso.




Non è crudele affermare che il comportamento dei sionisti contro il popolo palestinese è paragonabile alle pratiche naziste applicate contro gli stessi ebrei.
 Non è crudele affermare che il comportamento israeliano e quello del movimento sionista nei rapporti internazionali strappano proprio di bocca il commento: commerciano con il sangue delle vittime ebree. Con i soldi e l’equipaggiamento ricevuti in risarcimento delle vittime del nazismo uccidono un altro popolo.
Dunque non è crudele nemmeno affermare che il modo in cui Israele commemora le vittime del nazismo è caratterizzato dal ricatto emotivo; in quanto saturare gli israeliani tramite il senso dell’olocausto spinto all’eccesso e contemporaneamente tramite il bisogno di vendicarsi non del proprio carnefice ma di un’altra vittima, ossia il popolo palestinese, è un obiettivo politico.
il sionista arrogante non si vergogna di vantare che la perdita di 6 milioni di ebrei, o giù di lì,  gli è valsa una patria.
(Mahmud Darwish, Una trilogia palestinese, Feltrinelli ed., 2014, p.46-47)








domenica 11 gennaio 2015

Piombo fuso - sesto anniversario



Ieri in piazza Repubblica nel centro di Firenze "Firenze per la Palestina" ha organizzato un presidio per ricordare Piombo fuso.

In questi giorni ricorre il 6° anniversario dell'operazione piombo fuso, è l'attacco dell'esercito israeliano contro la striscia di Gaza iniziato il 27 dicembre del 2008 e terminato il 18 gennaio del 2009,  è il massacro compiuto dalla quarta potenza militare mondiale contro i civili di Gaza, è il genocidio della popolazione palestinese per mano dei sionisti assassini, è la volontà del governo israeliano di punire in modo sistematico un intero popolo, è l'operazione con cui l'esercito israeliano voleva sterminare la resistenza palestinese.
la macchina da guerra israeliana ci ha abituati a questi massacri a partire dal 1948 con la distruzione di più di 400 fra villaggi e centri urbani palestinesi, il massacro di Dier Yassin, il massacro di Eyn Al Zaytun, di Tantura e Haifa e di tanti altri villaggi e città palestinesi,  operazione quella del 1948 che ebbe il suo culmine  con l'espulsione di 800 mila palestinesi dalla loro terra.  da allora questa macchina da guerra non s'è mai firmata; altri massacri nel 1967 in Cisgiordania e Gaza, nel 1982 e 1996 nel Libano con Sabra e Shatila e Qana, nel 2002 Jenin, nel 2006 Gaza fino all'ultimo massacro dell'estate dell'anno scorso con l'operazione margine protettivo.
oggi siamo in piazza per non dimenticare i crimini dello stato israeliano durante piombo fuso;  
1419 Palestinesi uccisi, dei quali 1167 erano civili (318 bambini, 111 donne, 6 medici, 2 operatori ONU, 6 giornalisti)
5360 feriti, dei quali 1600 bambini e 830 donne. Moltissimi resteranno permanentemente invalidi.
2114 abitazioni totalmente distrutte e 3242 gravemente danneggiate con il coinvolgimento di almeno 20.000 civili.
Bombardati intenzionalmente 16 ospedali, 215 cliniche mediche, 28 ambulanze, 21 scuole, 19 moschee, 167 stabilimenti industriali. Contaminati migliaia di ettari di campi coltivati.

La striscia di Gaza, grande come 1/10 della provincia di Firenze, è sotto assedio da 8 anni, per entrare e uscire nella e dalla striscia ci sono 7 valici; 6 controllati da Israele e sono completamente chiusi e 1 controllato dall'Egitto anche esso è spesso chiuso, nella striscia attualmente ci vivono 1,8 milioni di palestinesi, la loro vita è un inferno; 100 mila persone sono senza tetto, il 96% delll'acqua di Gaza è contaminata, l'elettricità è garantita per 4 ore al giorno e non sempre, ai contadini e pescatori non è permesso di lavorare la terra e di pescare, negli ospedali mancano le medicine e le attrezzature. tutto questo in violazione del diritto e delle convenzioni internazionali e sopratutto sotto gli occhi della comunità internazionale.

La responsabilità di quello che succede nella Striscia di Gaza non è solo dello stato israeliano con i suoi crimine di guerra ma è anche dei paesi occidentali che permettono a Israele di violare tutti i trattati e le convenzioni internazionali che le permettono di calpestare i diritti umani e il diritto all'esistenza.

Oggi siamo cui per denunciare i canali preferenziali che i governi occidentali hanno instaurato con lo stato israeliano,  siamo qui per chiede di cessare qualsiasi tipo di rapporto commerciale, militare e di cooperazione con Israele, siamo qui per chiedere il rispetto delle risoluzioni dell'ONU  e delle convenzioni internazionali.
vogliamo denunciare l'informazione scorretta quella che riporta i miti israeliani e ignora il punto di vista palestinese, quella che non racconta mai la verità storica e attuale della colonizzazione della Palestina da parte dei sionisti.

oggi siamo qui per esprimere la nostra solidarietà con il popolo palestinese e con la lotta e la resistenza di questo popolo contro l'occupazione israeliana e per chiedere a tutti i cittadini che credono ancora nella difesa dei diritti umani, nella giustizia e nel diritto internazionale, a tutte le Associazioni, ai partiti politici, alle Università, alle  istituzioni scolastiche, alle organizzazioni religiose di non lasciare soli i palestinesi e adoperarsi per la fine dell'occupazione e della colonizzazione dei territori palestinesi.
Mahmud

giovedì 1 gennaio 2015

Coloni all'attacco contro At Tuwani

Altre foto
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COMUNICATO STAMPA
Attacco “price tag” dei coloni israeliani e demolizioni dell’IDF (Israel defence force) nelle colline a sud di Hebron.
Coloni israeliani hanno lanciato una molotov in una abitazione palestinese nel villaggio di Ad-Deirat. Nel villaggio di Al-Mufaqarah l’esercito israeliano ha demolito una tenda 
31 dicembre 2014
At-Tuwani - Nella notte del 31 dicembre, coloni israeliani hanno attaccato una casa palestinese nel villaggio di Ad-Deirat, nelle colline a sud di Hebron. Nello stesso giorno, alle ore 12:50 circa, forze armate israeliane hanno demolito una tenda nel villaggio di Al-Mufaqarah, sempre nella stessa area.
Secondo testimoni palestinesi, intorno alle ore 3.00 di notte, due coloni hanno scritto con una bomboletta spray una frase, di cui è riconoscibile solo la parola "vendetta”, sul muro di una abitazione palestinese a Ad-Deirat. I coloni hanno quindi rotto una finestra e lanciato una bottiglia molotov nella casa. Le fiamme appiccate dalla bottiglia molotov hanno danneggiato i mobili presenti nella casa ed una televisione. Nessun palestinese è rimasto ferito, dal momento che gli abitanti della casa stavano dormendo in un’altra stanza.
Nello stesso giorno, intorno alle ore 12:50 del pomeriggio, forze armate israeliane hanno demolito una tenda ed un pavimento di cemento appartenenti ad una famiglia palestinese, nel villaggio di Al-Mufaqarah. La tenda serviva come magazzino per il cibo per le pecore e per la legna che la famiglia usa per proteggersi dal freddo invernale. Il pavimento di cemento era la base di un'altra tenda.
I palestinesi delle colline a sud di Hebron soffrono per la presenza di coloni israeliani a partire dagli anni '70. I coloni, occupando la terra di proprietà palestinese, privano i palestinesi del loro mezzo principale di sostentamento. Inoltre, attaccando i palestinesi e danneggiando le loro proprietà, impediscono ai palestinesi il regolare svolgimento della vita quotidiana e alla loro libertà di movimento, nel tentativo di costringerli ad abbandonare le colline a sud di Hebron.
I villaggi di Ad Deirat e Al Mufaqarah si trovano in Area C, sotto amministrazione militare e civile israeliana. Tutte le costruzioni palestinesi devono essere approvate dall'amministrazione israeliana. Israele rifiuta ai palestinesi il permesso di costruire sul 70% dell'Area C, che è circa il 44% della Cisgiordania, mentre nel rimanente 30% vengono applicate una serie di restrizioni che eliminano la possibilità di ottenere permessi (fonte: OCHA oPt).
Ciononostante, le comunità palestinesi delle colline a sud di Hebron rimangono fortemente impegnate nella propria scelta di resistenza popolare nonviolenta contro l’occupazione israeliana.
Operazione Colomba mantiene una presenza costante nel villaggio di At-Tuwani e nell’area delle colline a sud di Hebron dal 2004.
Foto dell’attacco “price tag” nel villaggio di Ad-Deirat: http://goo.gl/hrU4RJ
Video della demolizione dell'IDF nel villaggio di Al-Mufaqarah: http://youtu.be/Veht8zZuCfY
Per informazioni: Operazione Colomba +972 54 99 25 773

[Note: secondo la IV Convenzione di Ginevra, la II Convenzione dell'Aja, la Corte Internazionale di Giustizia e numerose risoluzioni ONU, tutti gli insediamenti israeliani nei Territori Palestinesi Occupati sono illegali. Gli avamposti sono considerati illegali anche secondo la legge israeliana.]
PRESS RELEASE
Settlers “price tag” attack and IDF demolitions in the South Hebron Hills
Israeli settlers burn a house in Ad-Deirat. Israeli forces demolish a tent in Al-Mufaqarah.
December 31, 2014
At-Tuwani - On December 31, at about 3:00 am, Israeli settlers attacked a Palestinian house in the South Hebron hills village of Ad-Deirat. In the same day, at about 12:50 pm, Israeli forces demolished a tent in the village of Al-Mufaqarah.
As witnessed by Palestinians, at about 3:00 am two settlers wrote with black spray near the front door of a Palestinian’s house in the village of Ad-Deirat a sentence, in which is recognizable only the word: "revenge“. Then, settlers broke a window and threw a molotov cocktail inside the house. The molotov cocktail damaged furniture and the television, but didn’t injure any Palestinian living in the house as they were all sleeping in another room.
In the same day, at about 12:50 pm, Israeli forces demolished a tent and a cement base for a tent, both belonging to a Palestinian family, in the village of Al-Mufaqarah. The tent was a storage of food for the sheep and for the wood used by the family to protect itself from the winter cold.
Palestinians in South Hebron hills have suffered the Israeli settlers' presence since the 70s. The settlers, occupying Palestinian-owned lands, deprive the Palestinians of their main livelihood. Moreover the settlers, with their ongoing violence, prevent Palestinians from having a regular daily life and restrict their freedom of movement, thus forcing them to leave the South Hebron hills area.
Ad-Deirat and Al-Mufaqarah villages are located in Area C, under Israeli military and administrative control. That means that all the constructions must be approved by the Israeli administration. Israel denies Palestinians the right to build on the 70 percent of Area C, which is about the 44 percent of all the West Bank, while within the remaining 30 percent a series of restrictions are applied in order to prevent Palestinians from obtaining building permits (source: OCHA oPt).
Nevertheless the Palestinian communities of the South Hebron Hills area are still strongly committed to nonviolent popular resistance against the Israeli occupation.
Operation Dove has maintained an international presence in At-Tuwani and the South Hebron Hills since 2004.
Pictures of the settlers ’price tag’ attack in Ad-Deirat: http://goo.gl/hrU4RJ
Video of the demolition in Al-Mufaqarah: http://youtu.be/Veht8zZuCfY
For further information: Operation Dove - 054 99 25 773
[Note: According to the Fourth Geneva Convention, the Hague Regulations, the International Court of Justice, and several United Nations resolutions, all Israeli settlements and outposts in the Occupied Palestinian Territories are illegal. Most settlement outposts, including Havat Ma’on (Hill 833), are considered illegal also under Israeli law.]

venerdì 5 dicembre 2014

Noi riconosciamo lo Stato di Palestina



Al Presidente del Consiglio dei Ministri
Matteo Renzi
Al Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale
Paolo Gentiloni
Ai Parlamentari per la Pace
Alla Rete della pace
Amicizia Italo-Palestinese Onlus 
Sede legale Via Brunetto Latini, 53 50133 Firenze
C.F.94117120488
c/c 001718821 Monte dei Paschi di Siena CIN ABI CAB Internaz. B 01030 02803 IT 70 CODICE IBAN IT70B0103002803000001718821
E-mail:
info@amiciziaitalo-palestinese.org
Sito Internet:
www.amiciziaitalo-palestinese.org
Presidente
Mahmud Said Hamad
tel.n°. 3355240514/057260072
mahmud.hamad@amiciziaitalo-palestinese.org
Oggetto:Noi riconosciamo lo Stato di Palestina.
E' con profonda determinazione e convinzione di essere nel giusto, e di agire per la giustizia e per la pace che il l'Assemblea dell'Associazione di Amicizia Italo Palestinese Onlus con sede a Firenze dichiara solennemente di riconoscere lo Stato di Palestina entro i confine del1967aventeGerusalemmeEstcomesuacapitale,echiedecheancheil Governoedil Parlamento italiano riconoscano lo Stato di Palestina così come hanno già fatto 134 paesi nel mondo, ed in Europa, da ultima la Svezia.
L'Italia nell'Assemblea delle Nazioni Unite ha votato a favore della risoluzione per l'ammissione della Palestina quale stato membro osservatore, si tratta ora di essere coerenti e di rendere effettiva quella decisione: l' Italia dichiari il riconoscimento dello Stato di Palestina.
Lo hanno chiesto anche 636 autorevoli esponenti della Società Israeliana in una lettera pubblicata sul giornale quotidiano Haaretz, lo ha chiesto direttamente all'Italia, Yael Dayan, figlia del generale Moshe Dayan ed importante voce della politica israeliana.
Il 15 Novembre del 1988 con la dichiarazione d'indipendenza della Palestina, i palestinesi hanno riconosciuto lo Stato d'Israele ed accettato che il loro stato sorgesse solo sul 22% del territorio storico palestinese, quello dei territori occupati del 1967. Israele non ha invece ancora riconosciuto lo Stato di Palestina e neppure i propri confini.
Riconoscendo solennemente lo Stato di Palestina intendiamo denunciare con forza l'intollerabile privazione dei diritti umani fondamentali subita dalla popolazione palestinese a partire dal 1948. Ed in particolare “il diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona” (art. 3 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani), il diritto di ogni individuo ad avere una cittadinanza (art. 15), il diritto dei profughi a ritornare nel proprio paese (art. 13). Il rifiuto, da parte dello stato di Israele, di riconoscere questi diritti inalienabili a tutti gli abitanti della Palestina sulla base di una separazione etnico/religiosa della popolazione, viola palesemente il principio secondo cui tali diritti “spettano ad ogni individuo senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione” (art. 2). È giunto il momento che il Governo Italiano agisca in modo coerente con tali principi e cessi di essere complice di questa scandalosa ingiustizia.
La motivazione che viene addotta da diversi rappresentanti politici per il non riconoscimento è che questo nuocerebbe ai negoziati, ma noi pensiamo esattamente l' opposto; i negoziati saranno ritenuti necessari da Israele nella misura in cui la comunità internazionale mostrasse, con il riconoscimento dello Stato di Palestina, il suo deciso e chiaro impegno per il rispetto della legalità e per la soluzione politica del conflitto nel quadro delle risoluzioni delle Nazioni Unite e del diritto internazionale
Per chi dice che il riconoscimento dello Stato di Palestina sarebbe un gesto unilaterale, vorremmo ricordare che lo fu anche il riconoscimento e l'ammissione all' Onu dello Stato di Israele. E unilaterali furono anche le severe sanzioni imposte dalla comunità internazionale, incluso il nostro paese, allo stato sudafricano ai tempi dell'apartheid. Sanzioni che non ostacolarono i negoziati, ma anzi furono determinanti nell'aiutare quel paese a trovare una soluzione politica basata sul riconoscimento di uguali diritti a tutti i suoi abitanti
Ci auguriamo e chiediamo che il nostro governo sappia agire con onestà e coraggio oltre che rispetto per la giustizia e la legalità Internazionale, riconoscendo lo Stato di Palestina.
Firenze, 01/12/2014
Firma Per l'Associazione di Amicizia Italo Palestinese Il Presidente: Mahmud Said Hamad
L’Associazione, costituita con atto del notaio Ferro reg.to a Firenze il 28.07.2004, cura le iniziative culturali, politiche e di solidarietà atte a promuovere la conoscenza della cultura del popolo palestinese (art.4 statuto).

Noi riconosciamo lo Stato di Palestina




                                                                                                                                              
Alla cortese attenzione
Matteo Renzi


Presidente del Consiglio dei Ministri
Paolo Gentiloni
Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale 

Noi riconosciamo lo Stato di Palestina !!

E' con profonda determinazione e convinzione di essere nel giusto, e di agire per la giustizia e per la pace che l'Assemblea  della Associazione Assopace Palestina dichiara simbolicamente e solennemente di riconoscere lo Stato di Palestina, e chiede che anche il  Governo ed il Parlamento italiano riconoscano lo Stato di Palestina  così come hanno già fatto 134 paesi nel mondo, ed in Europa, da ultima la Svezia.
L'Italia nell'Assemblea delle Nazioni Unite ha votato a favore della risoluzione per l'ammissione della Palestina quale stato membro osservatore, si tratta ora di essere coerenti e di rendere effettiva quella decisione: l' Italia dichiari il riconoscimento dello Stato di Palestina.
Lo hanno chiesto anche 636 autorevoli esponenti della Società Israeliana in una lettera pubblicata sul giornale quotidiano Haaretz, lo ha chiesto direttamente all'Italia, Yael Dayan, figlia del generale Moshe Dayan ed importante voce della politica israeliana.
E' dal 1980 che l'Unione Europea afferma che la soluzione a questo cruciale conflitto sia quella di arrivare a “due popoli e due stati”, ma quello che abbiamo visto finora è solo la crescita della colonizzazione dei territori palestinesi occupati dal 1967 da parte di Israele.
Il 15 Novembre del 1988 con la dichiarazione d'indipendenza della Palestina, i palestinesi hanno riconosciuto lo Stato d'Israele ed accettato che il loro stato sorgesse solo sul 22% del territorio storico palestinese, quello dei territori occupati del 1967. Israele non ha invece ancora riconosciuto lo Stato di Palestina e neppure i propri confini.
La motivazione che viene addotta da diversi rappresentanti politici per il non riconoscimento è che questo nuocerebbe ai negoziati, ma noi pensiamo esattamente l' opposto; i negoziati saranno ritenuti necessari da Israele nella misura in cui la comunità internazionale mostrasse, con il riconoscimento dello Stato di Palestina seppur atto simbolico, il suo deciso e chiaro impegno per il rispetto della legalità e per la soluzione politica del conflitto nel quadro delle risoluzioni delle Nazioni Unite e deidue popoli, due stati.
Per chi dice che il riconoscimento dello Stato di Palestina sarebbe un gesto unilaterale, vorremmo ricordare che lo fu anche il riconoscimento e l'ammissione all' Onu dello Stato di Israele.
Ci auguriamo e chiediamo che il nostro governo sappia agire con onestà e coraggio oltre che rispetto per la giustizia e la legalità Internazionale, riconoscendo lo Stato di Palestina.
Da parte nostra continueremo ad agire affinché i due popoli possano coesistere in pace e sicurezza, praticando principi e valori universali di giustizia e di democrazia.

                                                                   Per l’ Associazione Assopace Palestina
                                                                                 Il Presidente Luisa Morgantini

Roma 4 dicembre 2014


venerdì 7 febbraio 2014

Ein Hijleh (Valle del Giordano) spazzata via da Israele

ONORE ALLA RESISTENZA DEI PALESTINESI


dite della creatività della popolazione palestinese, dell'unità dei Comitati Popolari per la resistenza nonviolenta che stanno cercando di far rivivere una antico villaggio cananita, spopolato dai suoi abitanti dall'esercito israeliano. " Noi, le figlie e i figli della Palestina, annunciamo oggi il ripristino del villaggio di Ein Hijleh come parte della campagna Melh Al-Ard  (Il sale della Terra), nella valle del Giordano.

Sono tornati con canti, bandiere, balli, per ricostruirlo per farlo rivivere, per affermare il loro diritto su quella terra.

E' una storia positiva, la vita contro la morte. 

Ad ogni momento gli abitanti del villaggio rischiano di essere assaliti dai soldati dell'esercito israeliano e di essere cacciati e arrestati, sono al terzo giorno ed ogni notte aspettano che l'esercito arrivi come è arrivato a Bab al Shams, la porta del sole, il villaggio costruito con tende nella zona vicino a Gerusalemme chiamata E1 dove Israele vuole costruire un altra colonia.

E LA NOTTE è ARRIVATA
(Ore 1,30 del 6 febbraio 2014)


Comunicato stampa
Venerdì 7 febbraio 2014 Centinaia di forze israeliane hanno fatto irruzione villaggio di Ein Hijleh nella Valle del Giordano e sfrattati tutti i suoi residenti violentemente intorno 01:30 e dichiarato il villaggio zona militare chiusa. E si stima che tra il 200-250 palestinesi erano in paese al momento di sfratto. 35 palestinesi sono stati feriti e portati in ospedale Gerico dopo lo sfratto. Al momento del raid le forze israeliane hanno sparato grandi quantità di bombe sonore per disperdere la folla che si riuniscono al centro del villaggio, mentre molte donne e bambini sono stati sfrattati automaticamente dalle case e tende dove erano addormentati. forze israeliane hanno attaccato i residenti di Ein Hijleh battendoli, li calci e spingendoli a terra e nel fuoco. Gli abitanti del villaggio sono stati trasferiti dopo lo sgombero con autobus militari d'occupazione israeliane mentre viene umiliato e deriso dai soldati sul bus. I residenti di Ein Hijleh dove trasferiti all'ingresso di Gerico e la loro ricezione da parte delle forze di sicurezza palestinesi e portato al centro della città di Gerico. forze israeliane hanno attaccato anche i giornalisti e gruppi di medici in paese al momento dello sfratto tra cui un cameraman dalla Palestina TV che è stato spinto da uno dei tetti a terra e uno dei medici della squadra di soccorso medico è stato colpito con un fucile sul petto. Diversi palestinesi sono stati arrestati al momento di sfratto e sono stati poi rilasciata all'ingresso di Gerico. L'attivista del comitato di lotta popolare in AlMasara Mahmoud Zawahreh ha detto che gli attivisti sono riusciti a rilanciare il paese e anche se sono stati sfrattati da Ein Hijleh ma l'occupazione israeliana non è riuscito a sfrattare l'frazione e il grande lavoro realizzato dai cuori e le menti di Ein residenti Hijleh. Attivista dalla lotta popolare dal campo profughi di Aida a Betlemme Monther Amira ha detto che lo sfratto non finirà il lavoro degli attivisti nella Valle del Giordano, ha aggiunto, "noi continueremo con la nostra campagna Melh Alard (Salt of the Earth) , e la rinascita del villaggio era solo l'inizio per il nostro lavoro nella Valle del Giordano, continueremo il nostro lavoro e noi rimaniamo ad essere il sale di questa terra che lavora contro le politiche israeliane in tutta la terre palestinesi in particolare contro la giudaizzazione e l'annessione della Valle del Giordano.

 Email ricevuta:

Da: "Diana Alzeer" <diana@popularstruggle.org>
Data: February 7, 2014 6:15:28 PM GMT+01:00
A: Urbano Cipriani <urbanoci@yahoo.it>
Oggetto: Israeli occupation raid and evict Palestinians from Ein Hijleh
Rispondi a: "Diana Alzeer" <diana@popularstruggle.org>


Israeli occupation raid and evict Palestinians from Ein Hijleh

Press Release
Friday 7, February 2014

Hundreds of Israeli forces have raided Ein Hijleh village in the Jordan Valley and evicted all its residents violently around 1:30 am and declared the village a closed military zone.  And it is estimated that between 200-250 Palestinians were in the village at the time of eviction.


35 Palestinians were injured and taken to Jericho hospital after the eviction. At the time of the raid Israeli forces fired large amounts of sound bombs to scatter the crowd that gather at the center of the village while many women and children were automatically evicted from homes and tents where they were asleep.

Israeli forces have attacked the residents of Ein Hijleh by beating them up, kicking them and pushing them to the ground and into the fire.

The residents of the village were transferred after the eviction with Israeli occupation military buses while being humiliated and mocked by the soldiers on the bus.  The residents of Ein Hijleh where transferred to the entrance of Jericho and were received by Palestinian security forces and taken to the center of Jericho city.

Israeli forces have also attacked journalists and medical teams in the village at the time of eviction including a cameraman from Palestine TV who was pushed from one of the rooftops to the ground and one of the medics from the medical relief team was hit with a riffle on his chest.

Several Palestinians were arrested at the time of eviction and were later released at the entrance of Jericho.

The activist from the popular struggle committee in AlMasara Mahmoud Zawahreh said that the activists have managed to revive the village and although they were evicted from Ein Hijleh but the Israeli occupation failed to evict the village and the great work achieved from the hearts and minds of Ein Hijleh residents.

Activist from the popular struggle from Aida refugee camp in Bethlehem Monther Amira said that the eviction will not end the work of the activists in the Jordan Valley, he added “we will continue with our campaign Melh AlArd (Salt of the Earth), and the revival of the village was only the start to our work in the Jordan Valley, we will continue our work and we will remain to be the salt to this earth working against Israeli policies in all of Palestinian lands especially against the Judaization and annexation of the Jordan Valley.

List of the injuries taken from Jericho hospital:
1. Bade’ Dwaik 41 years
2. Mohammad Musa Da’ajneh 25 years
3. Mohammad AbdelKarim AlKhatib 25 years
4. Abdel Majeed Omar 22 years
5. Mohammad Nae’m Hasan 29
6. Maher Taher Samara 29 years
7. Mohammad Saeed Abu Gharbieh 19 years
8. Baha Jalal Tamimi 26 years
9. Ziad Abu Ein 54 years
10. Ramzi Mohammad Abu Sa’da 30 years
11. Abdel Majeed Bassam Omar 22 years
12. Maher Nayef Saleh 47 years
13. Murad Mohammad Omar 25 years
14. Sami Ahmad Di’es 25 years
15. Mahmoud Ahmad Ismail 29 years
16. Marwa Jihad Samhan 23 years
17. Waed Basem Tamimi 17 years
18. Ashira Ali Ramadan 29 years
19. Mahmoud Naser 21 years
20. Nibal Mohamad Abd Rabu 24 years
21. Fadi Methqal AlJayousi 34 years (Palestine TV cameraman)
22. Suhaib Rafe’ Sawafta 22 years
23. Ma’en Jamal Daraghmeh 25 years
24. Ahmad Daraghmeh 21 years
25. Mohannad Abdel Fatah 23 years
26. Anas Mahmoud Zghaiar 18 years
27. Karam Akram Zghaiar 23 years
28. Ala’ Zghaiar 25 years
29. Hasan Othman Faraj 33 years
30. Hamza Hasan Jawabreh 20 years
31. Osama Hasan Na’amreh 20 years
32. Islam Saleh Tamimi 18 years



Daughters and sons of Palestine, be the salt of this earth and stay steadfast on it.


Popular Struggle Coordination Committee | 12 Raffaele Ciriello St