lunedì 15 agosto 2005

Budapest, ultimo giorno


IL PARCO DELLE STATUE


Il 13 di Agosto, ultimo giorno della permanenza a Budapest  - volo aereo delle ore 17,35 - abbiamo occupato la mattinata per andare, in taxi, al cimitero delle statue. Proprio un cimitero di monumenti che erano collocati nelle piazze e vie di Budapest durante il periodo comunista.  E' un pezzo di storia vera, raccontata in modo oggettivo.


Mi sono reso conto che se avessi costituito un parco contro-propagandistico con queste statue propagandistiche, allora avrei seguito fedelmente la ricetta ereditata dalla Dittatura, ed il suo modo di pensare.

 Questo parco parla della dittatura, ma dal momento in cui si può dire, si può scrivere questo, e si può costituire il parco, allora esso parla della democrazia! Solo la democrazia è capace di darci la possibilità di pensare liberamente della dittatura o della stessa democrazia... o di qualsiasi cosa. (.. .)    Eleod Akos junior

 Sono le parole di chi ha realizzato questo particolare museo di storia ungherese contemporanea.  Ricordo una cosa simile quando, tre o quattro anni fa, a Berlino, mi trovai a visitare il museo dedicato ai rapporti tra Germania e Russia.  Si rivede la storia di un intero secolo e fa impressione notare l'alterna e contrapposta vicissitudine dei rapporti tra uomini e stati: periodi di amicizia, anche profonda, annullati da momenti di ferocia inaudita. Fragilità delle democrazie, volubilità dei sentimenti, gioco delle paure, scatenamento degli egoismi, manovrabilità delle masse popolari, sagre degli inganni e degli equivoci, capipopolo cinici e bastardi, tutte le ossessioni di Edgar Allan Poe, tutte le peggiori immaginazioni di Philip Dick elevate all'ennesima potenza dalla "realtà effettuale" di cui parla Machiavelli.  Chiederò lumi a Franco, ordinario di storia contemporenea.  Nel frattempo sarà bene rileggere lo scambio di lettere tra Einstein e Freud sulla pace e sulla guerra.

Inserisco qualche immagine nell'Albo del blog e riporto alcuni paragrafi del fascicolo distribuito all'interno del museo:



 


 L’idea della costituzione del Parco delle statue è stata proposta dallo storico della letteratura, prof Làszlò Szàrényi, nel numero del 5 giugno 1989 della rivista Hitel. La sua proposta era di costituire un parco nazionale di Lenin, dove sarebbero state raccolte le statue di Lenin dell’Ungheria. Anche il cambio di regime in Ungheria fece parte del cambiamento politico del 1989-90 in Europa Orientale e durante questo periodo fu più volte all’ordine del giorno la questione delle statue legate all’ ex-regime politico. Il risultato delle osservazioni degli abitanti e delle organizzazioni politiche è che il 5 dicembre del 1991 fu presa una decisione sulla sorte delle statue dalla Giunta di Budapest. In base alle proposte dei quartieri, si decise di togliere alcune statue e di mantenerne altre. La Comissione Culturale dalla Giunta bandì un concorso per il progetto del dislocamento delle statue e per la costituzione dei Parco delle statue. Arrivarono tre progetti di concorso e Eleod Akos iunior, membro dello Studio di Architettura Vadàsz e Soci, ottenne l’incarico.

Dopo molte proposte e rifiuti il Parco delle statue fu costruito su un territorio offerto dal quartiere XII, sull’altipiano di Tétény.



 


 



 


 



Alcuni versi della poesia sulla tirannia - autore Gyula Illyés poeta, narratore, drammaturgo ungherese - riportate sul portone d'ingresso.


tirannia è

...

 nel piatto nel bicchiere

nel cavo nella bocca

nel freddo nel buio

all'aria aperta nella tua camera

...

Se parli da solo

è lei che ti interroga, la tirannia.

Neanche nella tua fantasia

sei libero:


la Via Lattea si trasforma:

frontiera perlustrata

dai riflettori, campo minato;

la stella: uno spioncino,


la volta celeste che brulica:

un unico lager;

perché la tirannia parla

nella febbre nelle campane


tramite il prete e colui che egli assolve,

nelle prediche;

chiesa parlamento patibolo:

altrettanti teatri;


chiudi riapri gli occhi:

sempre lei che ti guarda;

come la malattia

ti segue come il ricordo;


la ruota del treno, senti?

schiavo, schiavo, ripete;

in montagna o al mare

respiri lei...

è lei che ti guarda dallo specchio,

è lei che spia; invano vorrai correre via,

sei carcerato e insieme secondino;

penetra nel tabacco

nella stoffa degli abiti

nel tuo stesso midollo;

tu vorresti riprendere coscienza

ma ti tornano in mente solo

le sue idee;


vuoi guardare ma vedi solamente

quel che proietta lei davanti a te;

già tutt'intorno brucia

per un fiammifero un bosco di fiamme:


perché non l'hai pestato

nel gettarlo per terra?

cosi lei t'accudisce

nella fabbrica sul campo in casa


come lo schiavo tu

che fabbrica da sé le sue manette;

se mangi ingrassi lei,

per lei generi un figlio;


dove è tirannia

tutti sono anelli della catena;

anche da te sorte un fetore

anche tu sei tirannia


come talpe in pieno sole

camminiamo brancolando...

1 commento:

  1. gattosolitario16 agosto 2005 01:51

    ci sono andato anche io, ma con i mezzi pubblici, quello si che è un viaggio nell'est europe... la periferia di Budapest è davvero impressionante...

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