venerdì 16 febbraio 2007

APPUNTI di VIAGGIO (3)



LUNEDI’. Da ieri pomeriggio mare mosso per correnti avverse. Posticipato di mezza giornata l’arrivo a Ha long. Sono arrabbiata: il tempo è brutto, fa freddo. E’ così che vedremo la famosa baia?

MARTEDI’. Il mare è mosso , ma io sono già alzata quando appaiono i primi scogli, ancora piuttosto piccoli, tipo faraglioni. Poi le dimensioni aumentano come il numero : si ergono dal mare a perdita d’occhio. Sono tutti resti di montagne calcaree. Il cielo è compatto, grigio, per la grande umidità. Si sente solo il rumore della nostra nave. Tutti sono intenti a fotografare. Arrivo a Ha long bay. Sulla banchina delle ragazze vietnamite alte sottili, eleganti nei loro pantaloni larghi e nella lunga casacca con ampi spacchi dai colori tenui ci offrono una rosa, che io rifiuto perché penso che potrebbe soffrire durante il percorso. Poi il tutto mi sa di gusto americano. Certo che il governo vietnamita sta puntando sul turismo. Anche qui come ieri la guida in pullman ci offre un cappellino bianco con visiera. mezza bottiglia d’acqua e un fazzoletto umido per detergere il sudore, ma oggi non ce  n’è bisogno. Durante  il trasporto via terra vedo tutto molto pulito. Le ragazze hanno il volto coperto da un fazzoletto: eppure non sono musulmane, qui non c’è smog. La guida che parla in inglese che viene tradotto dal nostro accompagnatore dice che  lo fanno perché non vogliono prendere il sole ( che non c’è) perché ai loro uomini piacciono con la pelle chiara. Le case sono molto strette a più piani, molto distanziate tra loro. Sono così strette perché il terreno costa molto in un area turistica. Arriviamo alla baia e ci imbarchiamo su una lunga imbarcazione coperta e inizia la crociera di due ore nella baia. I vietnamiti la considerano a ragione l’ottava meraviglia del mondo.  Gli isolotti che appaiono hanno le forme più diverse, passiamo in una stretta gola e poi di nuovo navighiamo nel silenzio. Si arriva ad un’isola dove scendiamo per visitare una grotta scoperta nel 1992 dopo  una tempesta che ha  liberato l’apertura .  La grotta  costituita da due grandi sale è illuminata nei vari punti con colori diversi, ma con molta sobrietà.

Al ritorno lo spettacolo della baia si ripete: è difficile ricreare l’atmosfera un po’ cupa, non solare, un po’ malinconica. Ci fanno sbarcare per poi portarci al solito mercato, dove anche le più indefesse turiste ammalate di shopping non trovano niente da comprare anche se tutto si presenta in forma molto decorosa. Penso cosa diventerà il tutto tra una ventina d’anni quando le crociere saranno molto più di due come è adesso. A meno che non ritorni ancora il drago che secondo la leggenda difese la terra dall’invasione di un nemico che veniva dal mare lasciando le scaglie della sua coda che ora formano i quasi duemila isolotti.

MERCOLEDI’ Navigazione. Il mare è meno agitato e fa sempre fresco. Il sole non si vede, come io mi aspettavo perché modestamente so qualcosa sui climi della terra, anche se ora stanno cambiando.

GIOVEDI’ arrivo  adHong Kong e gita organizzata la mattina, passeggiata con Luciano e due coniugi che mangiano al nostro tavolo per Kawloon, cioè la parte della città che si estende sul continente e si continua nei Nuovi territori . Tutto ora è tornato alla Cina.



VENERDI’  Navigazione.Mi avevano detto  che le tre più belle città del mondo sono New York, Rio de Janeiro e Hong Kong. Mi restava di visitare quest’ultima ma sono rimasta delusa forse perché negli ultimi decenni ci sono stati troppi cambiamenti, molte parti della città vecchia sono state demolite e sostituite da grattacieli. Di prima mattina Luciano mi sveglia. “Guarda siamo arrivati, vedo tanti grattacieli, ma brutti”. Ed ha ragione, dall’oblò si vedono le rive con enormi palazzi anonimi. Già questo primo impatto mi indispone. Fuori è freddo , si sale sull’autobus dove una guida maschio grasso e antipatico che parla italiano ci riceve e ci conduce al Peak cioè alla collina che arriva fino a 500 metri che domina Hong Kong  a cui si arriva con una famosa e ardita funicolare. Molti grattacieli anonimi, altri più interessanti. Traffico enorme sulle strade destinate solo agli automezzi. Strade per i  soli pedoni  con percorso proprio che passano tra i grattacieli e che conducono alle fermate degli autobus. Sembra tutto molto funzionale ma alienante. Dal Peak si gode un bellissimo panorama che ci mostra l’ubicazione della città con gli arditi grattacieli nel Central dell’isola e la parte continentale (Kowloon). Il cielo è nuvoloso, spira un vento un po’ freddo. Non raccolgo nessuna emozione, se non quella di vedere gruppi di bambini in gita scolastica. Uno molto cortesemente chiede a Luciano di poterlo fotografare. Non ha mai visto un uomo bianco venire  a visitare la sua città? Comunque Luciano rimane commosso dall’educazione e dalla cortesia.. Poi visita allo Stanley market  villaggio isolato, con bei negozi  dove si vendono oggetti di lusso. Compro tre riproduzioni di un pittore ,credo cinese, che a casa farò incorniciare. Poi  visita in sampan all’Aberdeen village, , un tempo villaggio su barche ora non più abitate. Alla guida del sampan una vecchia donna, che avrei voluto fotografare. Mi sembra la persona più autentica che abbia visto finora, una cinese come me la sono sempre immaginata.

Nel pomeriggio lunga passeggiata per Nathan Road, la via più trafficata di Hong Kong, nella penisola di Kowloon. E’ un succedersi di negozi, alberghi, supermercati, condomini fatiscenti con un impianto di aria condizionata sotto la finestra.. La guida stamattina ci parlava di abitazioni di 20 mq, dove vivono al minimo quattro persone. In pratica una grande stanza con i servizi, un’unica finestra, letti a castello, appartamentini che ho già visto in molti film  cinesi, sudcoreani e vietnamiti  proiettati in Italia. Gli appartamenti un po’ più costosi hanno una superficie intorno a 50 mq, per  quelli di lusso affittati ad europei si va a prezzi intorno ai 6000€ mensili, come ci dice un crocerista, forse uno dei pochi con cui sarebbe interessante parlare che vive a Ginevra, lavorando all’ONU , cifra che ha pagato un suo amico  che è vissuto per un certo tempo a Hong Kong Gli altissimi prezzi sono giustificabili con la limitatezza dello spazio per lo più accidentato.

 Arriviamo ad un tempio buddista con giardinetto tutto intorno: un cinese di una certa età fa ginnastica , altri giocano alla dama cinese, noi ci fumiamo una sigaretta.

 Mi meraviglio di molte cose, soprattutto di quella sorta di superstizione che è il Feng Shui nel costruire gli edifici.

Questa sorta di filosofia si prefigge l’armonia , cioè cerca di allineare l’energia chiamata chi considerata il respiro della natura in uno spazio o in un edificio con un compasso particolare. Se gli  edifici o gli elementi della casa  sono posti nella posizione ottimale daranno risultati di prosperità, buona salute ,ricchezza. I giornali sono stati pieni di articoli sul Fengh Shui del Bank of China Building nel Central di Hong Kong  considerato negativo. La struttura era a triangoli intrecciati e terminava con  punte affilate  troppo simili ad un coltello. Inoltre la Banca si trova su una parte di quello che viene considerato un dorso di Dragone che passa per il vicini Cheung  Kong Center sede dell’Hong Kong  Bank. una sorgente di buona fortuna per tutto il cuore finanziario della città. Per controbilanciare le  critiche la banca fu inaugurata l’ottavo giorno dell’ottavo mese del 1988, visto che l’otto è un numero che porta fortuna..

 Un’apertura quadrata ricavata nel complesso di appartamenti costruiti con un’architettura di avanguardia del Repulse Bay consente al drago che abita sulle colline di bere nella baia. E anche tutto questo fa parte del cosiddetto spiritualismo orientale? Devo dire che questo urta la mentalità di un occidentale come in quel momento io mi sento.

 Tra le tante cose che ci ha detto la guida mi ricordo che mentre l’annessione di Hong Kong alla Cina in un primo momento ha portato alla fuga dei capitali, l’autonomia che gli è stata concessa per  50 anni ha fatto sì che i capitali siano rientrati, visto oltre tutto che  l’indirizzo economico attuale dello stato cinese fa bene sperare.  Le molte case da gioco che esistevano  quando Hong Kong era un possedimento inglese sono state chiuse ma i proprietari sempre cinesi hanno comprato navi che partono per brevi  crociere dove al di fuori delle acque territoriali si può liberamente giocare d’azzardo.

Lo spettacolo dei grattacieli illuminati che stanotte ho ammirato dalla nave mi restituisce quell’immagine di bella città che stamattina non avevo avuto modo di apprezzare.

(Dal diario di Ornella - continua)

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