venerdì 13 giugno 2003

Tangeri


Tangeri


La Medina di Tangeri L’ultima nostra Medina, colorata e vivace, porto franco, città aperta, patria della libertà e della licenza fino agli anni cinquanta, meta e miraggio di contrabbandieri, finanzieri, bordellari, artisti maledetti di tutte le new ages… Eccola qui, oggi, piena di gente in festa (è venerdi) e di botteghe aperte. Una venditrice di poveri ortaggi non vuole essere fotografata e te lo dice con espressioni irriverenti. Irriverenza contro irriverenza, Piu‘ avanti le esposizioni di spezie, piante aromatiche, dolci e profumi, dai colori cosi‘ forti che sembrano artificiali: basta un accenno di intesa e non c’è nessun problema per fotografare. Rifacciamo le stradine in discesa e siamo subito al porto e poi sul lungomare, grande e bello, alberato e ombroso; e‘ l’ora del psseggio. Di fronte si vede l’Europa a due passi: Cadice, Tarifa, Algesiras: 2 mondi tanto vicini e cosi‘ diversi. Diversità sirena del mondo – dice il poeta. Turismo scuola di vita, lezione di tolleranza, relatività delle tue certezze. Africa, addio. L’orologio si sposta in avanti di 2 ore. Lasciamo alle spalle una giornata festiva, ci troviamo di fronte l’inizio dell’week end. E la festa continua. Vecchia Europa, siamo di nuovo da te (ore 12 del 24 maggio 2003). Col nostro viaggio, deciso il giorno dopo le bombe suicide di Casablanca, abbiamo sconfitto il terrorismo, quello di chi ci vorrebbe eternamente spaventati e chiusi in casa: Bush e compagnia.

Lo spirito dell'Islam



Lo spirito dell'Islam


22 Maggio Da Marrakech a Rabat, via Casablanca. L’Agenzia tiene evidentemente conto degli attentati suicidi di una settimana fa e ci evita la sosta notturna a Casablanca, milioni di abitanti, concentrazione di modernità e sottosviluppo, brodo di cultura dei dannati della terra. Durante la sosta per il pranzo e le esigenze idrauliche, con Paola ho modo di mettere i piedi nell’acqua dell’oceano, dopo aver camminato a lungo sulla spiaggia libera, ampia, bella e sudicia la sua parte. Per arrivarci abbiamo dovuto deviare due volte, respinti dai guardiani posti a custodia degli spazi occupati in via permanente dai grandi alberghi prospicienti il litorale, tutti attrezzati con piscine di acqua marina, costruite per il conforto di turisti che non intendono inoltrarsi piu‘ di tanto nei bassifondi prospicienti o affrontare le onde lunghe con le frequenti mareggiate: mare virtuale. Viva Stintino, viva il golfo di Baratti. Sulla spiaggia libera tanti giovani che giocano a calcio. Assenza delle ragazze. Sulla via del ritorno un delizioso, come sempre, thè alla menta in un piccolo accogliente bar popolare dove avventori indigeni giocano a dama. Di nuovo in pulman: ecco la zona residenziale, ville nel verde, con piscine, consolati. banche, agenzie di rappresentanza…Costeggiamo i bastioni possenti, cinquecenteschi, color mattone, della vecchia Medina di cui immaginiamo le viuzze strette e tortuose descritte nelle guide, finchè arriviamo là, sulla baia, fuori città e la vediamo, la Grande Moschea (1993), dono di Hassan II, architetto francese, minareto alto 216 metri, raggio laser – la notte – in direzione della Mecca, 90 mila m. quadrati. Miraggio di fronte al deserto del paradiso mussulmano. Noi infedeli la possiamo ammirare solo da fuori. L’interno lo vediamo nelle illustrazioni. Il buon Hasam commenterà poi sul pulman: tanto sperpero è contrario allo spirito dell’Islam, ma dobbiamo riconoscere che è una grande opera d’arte. Rispondiamo, tutti d’accordo, „guacà“, rendendo omaggio soprattutto alla prima parte della sua riflessione. E via verso Rabat, la capitale amministrativa del Regno. La strada segue per un po‘ la costa e poi si inoltra tra campi coltivati, impianti di irrigazione, boschi di eucaliptus, oliveti, campi mietuti di cereali, lunghe distese di fragole, piante di patate, di pomodori e via cosi‘: è una vista che rallegra il cuore. Sosta idraulica a Larache, antica ma recente piazzaforte militare francese ( ricordo i marocchini de La Noia di Moravia e la versione filmica con Sofia Loren) dove Paola trova il modo di chiacchierare, in francese, con una vecchietta che torna dal mercato e che a un certo punto si mette a cantare una canzone. Regalo del viaggio, non previsto dalle agenzie turistiche. Ed eccola, Rabat: le grandi mura della città vecchia le hanno costruite gli Almohadi nel lontano 1197. Tra il 1609 e il 1610 i profughi andalusi musulmani, cacciati dalla Spagna da Filippo III, arrivarono a Rabat e si insediarono sull’altra sponda del fiume Bou Regreb, costruendo una ulteriore lunga muraglia fortificata e rafforzata da torri e bastioni, ricongiungendosi alla Medina dal lato sud: sono le mura degli andalusi. Dalla terrazza del nostro albergo si gode la vista di tutto questo. Uno spettacolo: il fiume, le due città, col tramonto sulla foce verso l’oceano e le prime luci della sera. Davvero un incanto. Dalla finestra della nostra camera, anzi, proprio sotto, ci sono le fermate-capolinea dei bus cittadini con tutto il movimento della gente che va e viene per le faccende quotidiane. Vita vissuta, vita vera. Ma altrettanto vero è il contrasto tra noi turisti occidentali serviti e riveriti, ben alloggiati sotte le 4 stelle, e la gente, povera e dignitosa, che ti scorre di fianco. Il fast food turistico di Rabat, il giorno dopo: Primo - visita guidata al palazzo del giovane re, 39 anni, moglie di Fes, primogenito nato da pochi giorni. La residenza, racchiusa tra mura e cancelli, è accessibile ai turisti che si fermano pero‘ davanti ai portoni della residenza vera e propria. Qui dentro, ci spiega la guida locale, monarchica convinta, risiede un intero paese, composto dalle 500 famiglie che accudiscono il palazzo reale. Secondo – visita al mausoleo di Mohammed V, padre dell’indipendenza dai francesi, sepolto sopra la collina adiacente al nostro albergo, sulle rive del fiume, panoramica sulla grande terrazza, splendida nel tramonto, punteggiata dalle colonne di una antica moschea mai finita, e coronata dalla torre trigemina della Giralda di Siviglia e della Koutoubia di Marrakech, troncata a mezzo dal terremoto cosiddetto di Lisbona del 1750. Bella questa mescolanza di storia e geografia: le colonne a cielo aperto mi richiamano il foro romano, Orazio che passeggia sulla Via Sacra al momento dello struscio, preda dell’importuno attaccabottoni che non lo vuol mollare…qui invece gli andalusi in fuga dai cattivi, ma davvero, cristiani di Siviglia, accolti come fratelli e tutta l’acqua che è passata sotto i ponti del Tevere e del Bou Regreb. Historia magistra vitae. Tangeri – siamo alla fine – non è da meno quanto a vicende e vicissitudini umane.

mercoledì 11 giugno 2003

Marrakech - cena al caravanserraglio dei turisti

 


Chez Ali


Cena al caravanserraglio turistico


(Vedi sotto, lunedi 9 giugno, La Medina di Marrakech). Stavo dimenticando, forse non per caso, la grande serata Chez Ali ( da Ali, alla francese). Grande cena-baraccone, dentro un recinto appositamente costruito, atrezzato a vecchia fortezza o caravanserraglio. Una cena-spettacolo che si ripete una-due volte al giorno: sembra uno studio cinematografico, con attori e spettatori, tutti ridotti al rango di comparse. Coll’aggravante che gli attori, costretti a ripetere la stessa parte per infinite volte, hanno assunto ormai l’aspetto di manichini meccanici e ripetitivi. Anche il cammello che ti porta a giro sull’arena per 8 minuti dentro un baldacchino sembra impagliato: sicuramente impagliato lo sguardo del cammelliere, stanco, assente, assonnato che, senza guardare, ti spinge sul predellino: „che me tocca fa’ pe’ ccampà“. Fast food turistico. Sapore naif, invece, lo ripeto, alla cena di Fes. Le uniche cose genuine che Barbabianca ricorda a Chez ali: l’agnello al tegame, dal sapore veramente eccezionale, due bottiglie di vino locale – fatte fuori immediatamente dalla coppia anziana di Las Vegas e non piu’ sostituite, la serata fresca subtropicale che ti accarezza la pelle ancora calda del sole meridiano della piazza die serpenti. Diciamo che Marrakech vale come centro di riferimento per chi intende farne base di partenza per una escursione verso sud nel deserto, a bordo di un fuoristrada o verso nord ovest, nell’alto Atlante per una escursione sui quattromila. Per la prima della due avevamo già preso contatto – mesi addietro, dall’Italia - con una agenzia di italiani qui residenti: www.cobratour… Alla prossima occasione.


Desaparecidos


LE DUE FESTE delle Lame ( comune di Ortignano-Raggiolo, toscana profonda, fra la croce del Pratomagno e il convento della Verna, ai bordi del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi). Mariella qui alle Lame è doppiament in festa: da una parte le maestre del Corsalone, qui riunite a festeggiare la fine dell’anno scolastico, dall’altra l’Ulivo che ha vinto le elezioni in Friuli, Val d’Aosta, Brescia, Pescara, Ragusa, Siracusa…Sotto la loggetta della bella casa in pietra, seicentesca, leggo ad alta voce Giorgio Bocca in prima pagina di Repubblica, mentre Mariella ammannisce a Stefano e Barbabianca i succulenti avanzi della sera precedente: faraona al forno, cervo in umido, sformato di asparagi, dolce alla frutta, speciale, fatto dalle mani sapute della maestra Ilva. Bisogna sapere che il cuore di Stefano e Mariella batte a sinistra, nel profondo del petto, da generazioni, come dire ancor prima di esistere. Leggere sulla prima pagina di Repubblica: „ELEZIONI: HA VINTO L’ULIVO, Illy trionfa in Friuli, al centrosinistra 7 Provincie su 12“ li fa andare su di giri. Barbabianca è altrettanto contento, ma si giudica piu‘ disincantato. Mentre lui si affatica a sostenere che primo compito di tutti gli italiani è trovare il leader - non il fuhrer - della destra ( alla chirac o addirittura alla Thatcher) perché l’alternanza è essenziale alla sinistra e perché Berlusconi, Bossi e Fini sono inconcialibili tra loro e improponibili in se stessi, Stefano conclude con un dato di cronaca e una riflessione che piace a Barbabianca. La cronaca di Stefano. „Domenica sono entrato in un grande magazzino dove si fanno svendite e saldi di articoli sportivi. Mesi addietro lo trovavi pieno di gente curiosa e acquirente; ieri ho visto pochi clienti piuttosto pensierosi e pochi commessi piuttosto malinconici. La gente non ha soldi da spendere. La riflessione di Stefano. „ La Casa delle Libertà ha perduto perché le persone hanno percepito nel proprio portafoglio, (che occupa un posto notoriamente molto vicino al cuore, NDR) di essere stati defraudati, in questi 2 anni, del 20% del loro reddito. Questi soldi saranno pur finiti da qualche parte. Tremonti e Berlusconi sanno sicuramente dove“. Questo breve ragionamento ha chiarito la situazione a Barbabianca, piu‘ che gli articoli di fondo di Massimo Giannini, Paolo Rumiz, Gianluca Luzi…Questo ragionamento ha assunto probabilmente, nella mente degli elettori, una forza superiore alle preoccupazioni da tanti e in tanti modi espresse negli ultimi tempi circa la vendita di musei, scuole statali, TV pubbliche, aziende in salute ( Nuova Pignone, Fiat), principi costituzionali, assistenza sanitaria, pensioni. Mancano le indulgenze e le madonne che piangono, ma si rimedia con la richiesta di mettere tra i sommi principi della carta europea le radici giudaico-cristiane. La semplice riflessione fatta, in ipotesi, dagli elettori, toccandosi il petto o i fondelli è decisiva, perché, se vera, determinerà la svolta definitiva di coloro che votarono per la Casa delle Libertà e che adesso si sono detti: „fermiamoli finchè siamo in tempo“. Amici, compagni e camerati: FERMIAMOLI, PERCHE‘ SIAMO ANCORA IN TEMPO. Guacà? D’accordo? FIRMATO: I DISAPARESIDOS (Il 20% degli Euro scomparsi.)

martedì 10 giugno 2003

La Medina di Marrakech


La Medina di Marrakech


21 maggio – La Medina di Marrakech. Un centro storico diverso da quello di Fes. Piu‘ ampio, piu‘ moderno. Tanti negozi, tanti bazar, l’erboristeria berbera. Il quartiere degli ebrei per metà in mano a negozianti arabi che hanno occupato il posto dei tanti che sono emigrati in Israele dopo il 1948. Fa impressione la presenza dei quartieri „Judii“ in tutte queste grandi cittä marocchine; nell’Andalusia cristiana non c’è rimasto piu‘ niente; qui tra i mussulmani nessuno li ha mai molestati. Ma allora, perché Sharon? Di quanto successo tra mori ebrei e cristiani in Andalusia ne riparleremo da Siviglia. Della visita guidata la parte piu‘ interessante per noi è stata la mostra mercato all’erboristeria berbera: ambiente pulito, profumo di spezie odorifere, imbonitore simpatico, acquisto di anticalli, antirughe, antieczema, antidiarrea, antistipsi, viagra marocchino (2 boccettine di liquido rosso per Barbabianca…), antiinsonnia, anti sinusite, anti Sars…Divertente: ogni due prodotti acquistati un terzo in regalo; alla fine un regalo piu‘ bello perché avevamo raggiunto il 1000 dirham (100 euro): un bel piatto con tanti sacchettini di prodotti in miniatura: ce l’hanno ora Mariella e Stefano alle Lame, dove mi trovo in qiesto momento, in fuga dalla canicola di Firenze. La signorina che ci guida, vestita all’occidentale, ci fa vedere un gran palazzo di cui ricordo, nel giardino, le tombe di una dinastia: sono pietre tombali, rettangolari, messe in terra, tutte in una direzione, eccetto due. La direzione è…(indovinare); le due vaganti sono di cristiani, che qui fanno la figura di poveri cristi. Cosa non fanno fare i dogmi religiosi. E poi c’è la casa del Visir, il primo ministro di non so che periodo e quale dinastia: casa da sogno, fontane e rivoli d’acqua dappertutto, 4 mogli e un numero indefinito di concubine. E‘ inutile che voi cristiani cattolici sgraniate gli occhi…Solo che qui dove puoi avere 4 mogli, non vedi una gamba scoperta, non dico una coscia, tanto meno un ombelico. Le uniche gambe viste durante tutto il viaggio sono quelle alla cellulite della vecchia signora uruguaia di cui ai precedenti post. A Siviglia, carica di chiese, madonne e santi, ombelichi al vento e gambe giovani in libertä. C’è qualcosa che non quadra, di qua e di lä dallo Stretto. La discussione con Paola su questo argomento apre questioni di storia, costumi, tradizioni e contraddizioni tali che, per pigrizia e per compassione di chi legge, rimando ad altra occasione. Un pensiero ad Amina, nigeriana, e proseguiamo il nostro cammino. Ma eccola qui la torre Koutoubia, minareto di 70 metri, classico esempio di architettura marocchino-andalusa. Sapro‘ com’è fatta quando a Siviglia saliro‘ sulla Giralda, la sorella trigemina. La terza la vedremo fra due giorni a Rabat, ma ridotta a metà dal famoso terremoto di Lisbona del 1750 o giu‘ di li‘. Infatti qui in Marocco non c’è verso di vedere dall’interno una mochea o un palazzo reale. In Inghilterra la regina ti fa vedere a pagamento anche il bagno di camera sua. Accanto alla Koutoubia la piazza dei serpenti, un caldo da morire, pochi serpenti rintontiti; via senza vento. La vedrà la sera Simone col suo amico Scott: Ma Simone non racconta mai nulla: leggetela sulle guide. Li‘ c’è scritto che vederla la sera dalle terrazze dei bar circostanti è un vero spettacolo. 21 maggio – La Medina di Marrakech. Un centro storico diverso da quello di Fes. Piu‘ ampio, piu‘ moderno. Tanti negozi, tanti bazar, l’erboristeria berbera. Il quartiere degli ebrei per metà in mano a negozianti arabi che hanno occupato il posto dei tanti che sono emigrati in Israele dopo il 1948. Fa impressione la presenza dei quartieri „Judii“ in tutte queste grandi cittä marocchine; nell’Andalusia cristiana non c’è rimasto piu‘ niente; qui tra i mussulmani nessuno li ha mai molestati. Ma allora, perché Sharon? Di quanto successo tra mori ebrei e cristiani in Andalusia ne riparleremo da Siviglia. Della visita guidata la parte piu‘ interessante per noi è stata la mostra mercato all’erboristeria berbera: ambiente pulito, profumo di spezie odorifere, imbonitore simpatico, acquisto di anticalli, antirughe, antieczema, antidiarrea, antistipsi, viagra marocchino (2 boccettine di liquido rosso per Barbabianca…), antiinsonnia, anti sinusite, anti Sars…Divertente: ogni due prodotti acquistati un terzo in regalo; alla fine un regalo piu‘ bello perché avevamo raggiunto il 1000 dirham (100 euro): un bel piatto con tanti sacchettini di prodotti in miniatura: ce l’hanno ora Mariella e Stefano alle Lame, dove mi trovo in qiesto momento, in fuga dalla canicola di Firenze. La signorina che ci guida, vestita all’occidentale, ci fa vedere un gran palazzo di cui ricordo, nel giardino, le tombe di una dinastia: sono pietre tombali, rettangolari, messe in terra, tutte in una direzione, eccetto due. La direzione è…(indovinare); le due vaganti sono di cristiani, che qui fanno la figura di poveri cristi. Cosa non fanno fare i dogmi religiosi. E poi c’è la casa del Visir, il primo ministro di non so che periodo e quale dinastia: casa da sogno, fontane e rivoli d’acqua dappertutto, 4 mogli e un numero indefinito di concubine. E‘ inutile che voi cristiani cattolici sgraniate gli occhi…Solo che qui dove puoi avere 4 mogli, non vedi una gamba scoperta, non dico una coscia, tanto meno un ombelico. Le uniche gambe viste durante tutto il viaggio sono quelle alla cellulite della vecchia signora uruguaia di cui ai precedenti post. A Siviglia, carica di chiese, madonne e santi, ombelichi al vento e gambe giovani in libertä. C’è qualcosa che non quadra, di qua e di lä dallo Stretto. La discussione con paola su questo argomento apre quesioni di storia, costumi, costumi, tradizioni e contraddizioni tali che, per pigrizia e per compassione di chi legge, rimando ad alta occasione. Un pensiero ad Amina, nigeriana, e proseguiamo il nostro cammino. Ma eccola qui la torre Koutoubia, minareto di 70 metri, classico esempio di architettura marocchino-andalusa. Sapro‘ com’è fatta quando a Siviglia saliro‘ sulla Giralda, la sorella trigemina. La terza la vedremo fra due giorni a Rabat, ma ridotta a metà dal famoso terremoto di Lisbona del 1750 o giu‘ di li‘. Infatti qui in Marocco non c’è verso di vedere dall’interno una mochea o un palazzo reale. In Inghilterra la regina ti fa vedere a pagamento anche il bagno di camera sua. Accanto alla Koutoubia la piazza dei serpenti, un caldo da morire, pochi serpenti rintontiti; via senza vento. La vedrà la sera Simone col suo amico Scott: Ma Simone non racconta mai nulla: leggetala sulle guide. Li‘ c’è scritto che vederla la sera dalle terrazze dei bar circostanti è un vero spettacolo.

venerdì 6 giugno 2003

Il Marocco di Viviana


Il Marocco di Viviana


 


Segue da


18 Maggio - Algesiras-Ceuta-Fes


Nel post sottostante del 18 Maggio avevo saltato le seguenti righe, in attesa del nulla osta della Viviana, la figliola della Silvana e di Natalino d'Avena:


" Ma ritorniamo a bomba. Idris è un perfetto gentiluomo parigino, come quello descritto dal Berchet nella scolasticamente famosa “Lettera semiseria di Crisostomo”: parola. Mentre la Viviana è una perfetta marocchina, occhi e incarnato e...fantasia. Se gli metti il turbante e la lasci nella medina di Fes non la ritrovi più. I due figlioliolini, femmina e maschio, Jasmine e ...? sono più marocchini di Mohammed VI, figlio di Hassan II, figlio di Mohammed V, il padre della patria, discendenti da Maometto. Se la Viviana mi dà il permesso metterò la foto".



Mi arriva ora la risposta. E' uno scoop e mi affretto a pubblicarla:



Carissimi, ho visto il vostro sito e mi sono sbellicata dal ridere. Mi sarebbe piaciuto farvi da guida. Nel labirinto della medina non mi perdo mai e sono sempre felice di uscire in jellabah a fare finta di essere marocchina. Certi segreti della medina li ho mostrati io a Romain -Hakim (Romano-il saggio) e alla Jasmina (Yasmina-Jasmine-Gelsomina) alle sei di mattina quando i venditori di endia (i fichi d'india) hanno già preparato i loro succulenti, spinosi e colorati frutti (tra l'altro pochissimo cari e senza dubbio biologici!!) e i mulattieri/spazzini gridano per le vie sbel sbel perché le donne scendano i secchi dell'immondizia e loro buttino il tutto nell'unico fiume che attraversa fes. Si chiamava qualcosa come "la perla" ora lo chiamano l'immondizia. Tutto il sistema fognario dell'VIII secolo dopo cristo è in rovina. Le fontane di zelliges, coi loro mosaici antichi degni di figurare in un museo comme gli Uffizi, sono anch'esse in rovina. Per proteggere quelle che restano, dall'incuria o dalla miseria d'acqua degli uomini, sono chiuse: così vengono utilizzate direttamente come raccoglitori di immondizia. Più che la triplice immagine della divina commedia, la medina mi fa pensare al binomio Miseria e Splendore. Purtroppo la miseria è quella di oggi e lo splendore quello della civiltà arabo-andalusa di ieri (spero che non vi siate persi l'Alhambra di Granada: "no hay en la vida nada como la pena de ser ciego en granada"). La medina è un museo vivente, un corpo che respira, si muove, invecchia e resiste alla storia. Avete visto i pali segnaletici delle strade a senso unico per i muli??? L'unico mezzo di locomozione e di rifornimento/sviamento merci di questa grande metropoli artigianale e commerciale sono gli asini e i muli. L'anno scorso c'è mancato poco che ammazzassimo un bambino e il suo asino per la strada cha va a Tetouan: il suo asino si è bloccato di brutto in mezzo alla strada proprio dopo la curva!! I miei bimbi adorano andare a spasso in medina sui muli e gli asini: non costa quasi nulla e alla fine si sono appassionati e adorano cavalcare di tutto (non solo i cavalli ma anchein riva al mare i dromedari!!). La medina mi fa pensare a Firenze (sono gemellate): quando ai tempi di Dante le varie botteghe artigianali funzionavano esattamente così: il quartiere della lana, quello del cuoio, quello dei metalli: nessuno elemento della pecora qui va perso, con le corna ci fanno i pettini, certi strumenti musicali. Il massimo è alla festa del montone (la ait chebira, la festa grande): per le vie, dopo il sacrificio, si vendono quintali di teste e zampetti. Immagini truculentissime di sacrifici antichi, che mi hanno fatto rivivere tutti i maiali che ho visto uccidere in piazza da Natalino. E' un universo ancora primitivo, dove il rito ha il sapore delle cose antiche. Penso spesso coi buoni odori di peperoni e melanzane fritte che escono dalle case nel tempo assolato dell'estate alla mia infanzia rurale degli anni '60. Purtroppo non ho ricordi più antichi. Ma la medina sta morendo di sovraffollamento, miseria da sotto-sottoproletariato di ex-contadini sradicati e sbandati venuti via dalle campagne spinti dalla siccità. Non hanno più né il sapere né la coscienza delle loro origini (come gli italiani del resto!!) e non hanno avuto niente dal loro urbanizzamento. L'anno scorso alle 22,30 di sera abbiamo assistito dal crocevia sulla fontana dove alloggiamo quando siamo in medina (la casa della mamma di driss è nel vecchio quartiere andaluso) a guerre di quartiere tra bambini inferociti armati di bastoni, sassi e machete (qui anche i coltelloni sono bestialmente artigianali). Qualche mamma li chiamava con voce flebile dalla finestra. Mi son domandata che mamme fossero: ho pensato ai ragazzi selvaggi di Borroghs. Le mamme si sono scapigliate l'indomani sempre sotto l'incrocio della fontana: una era la sorella di quello che era stato ricoverato in ospedale perché con un machete gli avevano aperto il viso, donna dimessa, vestita e col capo coperto come una suora, donna smarrita, sopraffatta dalla vita. L'altra doveva essere la mantenuta d'un ladro o una prostituta istituzionalizzata con regolare matrimonio: violenta, arrogante, con tre o quattro chili d'oro tra braccialetti, orecchini e collane. Ho sognato per molti anni di comprarmi una casa antica nella medina ma la medina è stata abbandonata dai suoi veri abitanti. Quando capiranno che hanno abbandonato un museo nelle mani dei ladri, dei disoccupati, degli ignoranti e dei miserabili sarà troppo tardi: anche la casa di Driss è ormai pericolante. Vendevano la casa accanto: l'ha comprata un "furbo" che voleva farci stanze/appartamenti per questi disgraziati (famiglie intere, qui i figli unici non ci sono!!, che vivono tutti in una stanza e usano l'acqua corrente gratuita della fontana). I beni culturali non gli hanno permesso di fare questo scempio e allora lui ha tolto tutti i travi intarsiati, vecchi 10 secoli, per rivenderli: la casa è crollata con le prime piogge dell'inverno. Ma nella medina le case sono come gli esserei umani, si sorreggono l'un l'altra. Vi potrei raccontare ancora tante cose ma ho molto lavoro (sto organizzando per il 20 giugno un convegno su Proust in Italia). Vi abbraccio forte a quest'estate

ps Se mettete la foto dei bimbi sul sito mi farà molto piacere. Purtroppo Driss non parla mai con loro l'arabo, stanno facendo solo grossi progressi in italiano. Baci

Viviana

Da Fes a Marrakech


 


20 Maggio: da Fes a Marrakech


 



I compagni di viaggio: siamo 27 in un pulman da 54; questo ci permette di reggere le 12 ore comprensive di soste tecniche idrauliche e di imprevisto surriscaldamento del motore in maniera quasi accettabile. Non sono comunque ore perse, perché l’attuale vista panoramica che permettono gli autobus delle grandi linee mi consente di farmi un’idea men che approssimata delle condizioni idrogeologiche e della situazione agricola di questa parte del Marocco interno e centrale che corre da Nord a Sud lungo le montagne dell’Atlante, che ci rimangono costantemente a fianco sulla sinistra per tutta la durata del tragitto. Sono montagne non del tutto spoglie e garantiscono sufficienti precipitazioni che vanno ad alimentare i fiumi e torrenti, frequenti e ricchi di acque spesso irreggimentate da dighe e distribuite da impianti di irrigazione moderni e funzionali. Ho modo di osservare piantagioni di fragole, patate, pomodori; oliveti che mi richiamano l’Andalusia dell’altro ieri, senza dimenticare i vigneti che a tratti spuntano a riempire intere vallate. E’ il vino locale che abbiamo avuto modo di gustare alla cena tipica di Fes e che ritroveremo a quella “troppo tipica” di Chez Ali, a Marrakech. A proposito di vino, le parole captate da una guida che illustrava a turisti francesi le meraviglie dell’Alhambra di Granada, mi hanno già reso edotto che la storia della proibizione degli alcoolici per i mussulmani ha lo stesso valore di quella che obbliga(-va) i cristiani a mangiar pesce invece di carne ogni venerdi: niente a che fare coi sacri testi.


Non mancano intere estensioni di campi coltivati a cereali; in questo momento in Marocco è in atto la trebbiatura, in gran parte fatta col mietitrebbia.


La sosta forzata in aperta campagna per il surriscaldamento del motore ci pone a confronto con frotte di ragazzini che spuntano uno dopo l’altro da un gruppo di case assolate, tra vie polverose. Di dove vieni, come ti chiami. mi dai un soldo...


La polvere è un’altra esperienza del Marocco. L’asfalto copre soltanto le strade principali ed anche in quelle lascia scoperte due ali ai fianchi: sono le piste asinarie. Il vento ci ha fatto compagnia – gradevole – durante tutto questo maggio. Funzionalità del loro modo di vestire, uomini e donne.


Ed eccola Marrakech, soprattutto ecco l’hotel Atlas, 4 stelle e 500 camere, enorme, posto in una zona moderna, grandi viali asfaltati questi e pure alberati; qui il vento non porta polvere: doccia e cena e poi a nanna. La nostra camera tripla, come tutte le altre, è ampia e confortevole, con doppi servizi: una sorpresa piacevole.


Nel frattempo abbiamo messo a fuoco i compagni di viaggio:


6 brasiliani: due coppie di Bahia, una coppia di Rio de Janeiro; sulla quarantina; gli uomini delle due coppie che stanno sempre insieme fanno gli ingegneri civili ( li vedo spesso indicare edifici ed architetture varie con cenni di intesa); delle donne non so: una è sorridente e più espansiva, l’altra sta un po’ più sulle sue, conscia della sua discreta avvenenza ( sono molto innamorati, quasi da luna di miele);


La coppia di Rio de Janeiro: quarantenni, medici: pediatra lui, addetta alla rianimazione lei. Lui più tranquillo e simpatico, lei parla un po’ troppo (Paola);


6 messicani: 3 coppie di più che mezza età; chiacchiere e risate, in continuazione per tutti e sei i giorni; ma non antipatici;


nordamericani: 4 di Las Vegas: una coppia retired, molto retired, e una coppia omosex femminile, da riparlarne;


la terza coppia: lei dell’Alaska, lui di Denver (Colorado). Lia – dell’Alaska – è un tipo: sotto i quaranta, capelli corti a spazzola, mascolina, simpatica, talketive, manda trattori e macchine movimento terra, caterpillar e affini. Vista foto con lei su una maximoto da highway interamericana; lui introverso, quasi troppo: con Simone faranno terzetto fisso a tavola e in viaggio: affinità elettive?


2 argentini: coppia anziana, da vedere: lui un gran buzzo in fuori, eccessivo: piatti di pastasciutta giorno e sera alla Aldo Fabrizi o disfunzione organica (addominali elasticizzati); è un piccolo industriale che vende macchine per certo tipo di impiantistica che non ricordo; fa acquisti senza lesinare tanto sul prezzo; lei robusta, bassotta, calzoncini larghi e alti alla coscia, gambe alla cellulite; non si rende conto (commento di Paola) del mondo che va a visitare, con le donne coperte da capo a piedi. Comunque la sua vista non provoca libidine. Nel corso del viaggio, sempre in mutandine short, si rivelerà colta e piuttosto intelligente: “per la contraddizion che lo consente”.


1 signora argentina, vedova di un italiano; dignitosa e triste;


1 seconda signora simile alla precedente con cui fa coppia a tavola; messicana.


3 italiani: Barbabianca, Paola, Simone: i maschi hanno più l’aspetto di nordeuropei; lei un dicreto esemplare tra Mediterraneo e centro Europa: non male.


Siamo a 25, con Paco e Hasam 27: mi pare che siamo tutti.




21 maggio


La Medina di Marrakech (segue)