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venerdì 7 settembre 2007

Il monastero di Alcobaça





Riporto dalla guida lonely planet:



La grandiosa cucina che William Beckford definì "il più grande tempio all'ingordigia di tutta l'Europa", deve le sue proporzioni sorprendenti alle modifiche eseguite nel 18° secolo, che comportarono tra l'altro la costruzione di un canale al centro della sala che permettesse a un affluente del rio Alcoa di rifornire costantemente il monastero di pesce fresco che fluiva direttamente in una vasca di pietra la cui acqua era anche utilizzata per cucinare e lavare.

Ancora oggi non è difficile immaginare la scena che si presentò a Beckford quando fu condotto in cucina dai padri priori ("mano nella mano, tutti e tre insieme"): egli vide un'enorme quantità di pasta che una folta tribù di fratelli laici e inservienti spianava e sagomava in centinaia di formati diversi,
cantando in allegria come allodole in un campo di grano.

Tutto finì nel 1834 con la soppressione degli ordini religiosi. Ma le pietre sono ancora lì in perfetta tenuta. E ti lasciano sbalordito. Con dei corpi così ben nutriti il canto di 400-1000 monaci doveva estasiare il Padreterno e fare invidia alla corte celeste, quando si elevava da quelle volte fatte di pezzi di cielo: queste.

Oggi hanno appena finito di far festa a Luciano Pavarotti, lo dico con affetto, perché come ha dichiarato quel priore di Modena ai giornali "chi canta prega due volte".

Dai un'occhiata alla cucina
qui e poi passa al refettorio, ma attento alla porticina, perché "per entrare nel refettorio i monaci dovevano passare da una porticina e coloro che non riuscivano a passare erano costretti al digiuno finché non tornavano sufficientemente magri" (Lonely Planet).

A me sarebbe andata bene, ma il ristorante è ormai chiuso.

Vitorino che ci era venuto incontro all'uscita dell'A1 a Leiria, provenienti da Coimbra, ci ha condotto per mano, da laico priore, ad un ristorantino di campagna che sapeva lui (che in zona aveva anni addietro esercitato la sua professione di legale).


Le nostre foto


Visita virtuale al monastero di Alcobaça.

giovedì 6 settembre 2007

Portogallo VII


 Vitorino e Antonio

Ce li aveva mandati l'ARCI durante il Global forum di Firenze del 6-10 novembre 2002. Assegnati d'ufficio a quei fiorentini che si erano dichiarati disponibili ad ospitare degli stranieri. Due sconosciuti portoghesi.

Vitorino ha uno studio d'avvocato con altri due soci a Leiria, dove abita insieme alla moglie Gabriela, Antonio abita a Coimbra con la moglie Nidia. Praticamente li avevo dimenticati..senonché, una quindicina di giorni prima della nostra partenza per Lisbona, Vitorino invia un messaggio ad amici e clienti per notificare la variazione dell'indirizzo email. Nell'accusare ricevuta lo mettiamo al corrente del nostro prossimo viaggio a Lisbona. Ci risponde con un esilarante italiano del traduttore elettronico: insiste che andiamo da lui, ne parlerà ad Antonio, perché non l'avevamo avvertito prima...All'aereoporto di Lisbona ci dà il benvenuto con l'SMS e più tardi per telefono ci offre la Peugeot 205 di un cugino che sta a Lisbona, senza l'aria condizionata ma sicura e adatta all'uopo, ma perché (colloqui dei giorni seguenti) non mi avete avvertito prima, abbiamo un appartamento disponibile a Lisbona, rimanete una settimana in più, potete stare ospiti miei a Leiria e di Toninho a Coimbra..

Insomma con Vitorino vedo incarnato il detto (Atti degli Apostoli?) "c'è più gioia a dare che a ricevere". Vitorino ha passato i primi vent'anni della sua vita in Mozambico, dove il padre aveva non so quale mansione governativa o attività d'altro tipo. Profuma ancora e tutto del profumo dei garofani del XXV Aprile 1974. "Mia moglie mi dice che io "sto sempre dall'altra parte"". Era stato con Antonio e il cugino della Peugeot al Global forum di Nairobi, da dove aveva proseguito per il suo Mozambico per finire in Sud Africa. Sembre sull'onda del profumo dei garofani.

E' così che l'ultima domenica d'agosto mi sono trovato con la macchina sul gran ponte XXV Aprile diretto a Coimbra (200 km a Nord), atteso all'uscita dal casello autostradale da Antonio e Nidia che ci hanno guidato verso casa loro. Molto bella, sulla collina, in zona residenziale.

Antonio è l'opposto di Vitorino: di poche parole, introverso, alto e bello (nota di Paola). A Firenze non l'avevo quasi notato, conoscevo poco la sua voce. Antonio è un Magistrato in pensione da pochi anni; un grosso magistrato: laureato in Direito nella sua Coimbra (abbiamo visitato la sua facoltà, antica sede storica), giudice in vari luoghi del Portogallo, con un anno, verso il termine carriera, a Macao! Un anno duro, sempre sotto scorta. Con il suo fare educato e tranquillo parla dei cinesi con preoccupazione: sono come dietro delle maschere, non riesci a vederli e capirli come realmente sono. E qui in Portogallo stanno realizzando una lenta occupazione di spazi e di attività, inarrestabili come le formiche. Ne parla preoccupato. Come parla dispiaciuto e critico quando, durante la passeggiata in macchina sulle colline intorno, ci mostra le belle ville quasi tutte abitate da medici. Perché il medico oggi in Portogallo si fa ricco in pochissimo tempo: i servizi sanitari pubblici chiudono o si riducono "per mancanza di fondi" lasciando spazio a cliniche private e servizi a pagamento. Le cose vanno male attualmente in Portogallo, soprattutto per i giovani - disoccupati e precari - Il governo attuale "socialista" è per certi aspetti, peggio del precedente, più pericoloso. Pronuncia questi giudizi netti con tono pacato e voce sommessa, mentre insieme assaporiamo, dalla fiasca del decantatore, il più bel vino Porto che un povero profano come me abbia mai gustato in vita sua. "Antonio è un grande intenditore e collezionista di vini" mi dirà Vitorino. L'appartamento è bello ed elegante, anche se non una villa da dottore. Nidia ci ha dedicato tutte le attenzioni. Da gran signora. Lingua di conversazione il francese (materia di insegnamento di Nidia). Poi Nidia ha preferito che Paola parlasse in italiano per gustarne la sonorità, mentre lei rispondeva in portugues.

Antonio e Vittorino, due no-global. Potevano essere a Genova e finire alla Diaz. Con Paola abbiamo parlato di questa anomalia. Abbiamo evocato quei grandi rappresentanti del Terzo Stato che fecero la rivoluzione dell'89, e Pombal che ricostruì Lisbona dopo il terremoto del 1755 e pose le basi civili del Portogallo, regolando i conti con nobiltà e clero, in anticipo sulla Rivoluzione Francese, come Pietro Leopoldo qui in Toscana...

Vitorino e Antonio, una fortuna averli incrociati nella vita.



Serata do Fado de Coimbra, 27 Agosto 2007. Antonio a dx nella foto.

martedì 4 settembre 2007

Portogallo VI



O Mosteiro dos Jeronimos



L'edificio si presenta lunghissimo con una bella architettura di tipo barocco. Colpisce subito dal di fuori un portale stracarico di statue, di fregi, di riccioli e via dicendo. Non è la porta da cui si entra che è più sobria. A destra entrando la chiesa bella, aerea, per via di quelle colonne sottili e lunghe come alberi, in cima ai quali una grande ragnatela fatta di cerchi e di fili che si allacciano fra loro fa da soffitto. siamo davanti a quella bellezza un po' strana, un po' inquietante e anche un po' Kitsch che è lo stile manuelino.  Non ha la semplicità del romanico né del Rinascimento italiano; non la pesantezza del gotico nordico, neppure la ridondanza del barocco. E' un po' una mescolanza di tutto con un pizzico di surreale, evoca quasi le favole grottesche dei fratelli Grimm. Il chiostro è un capolavoro, complice la luce che riveste d'oro quei ghirigori fantastici. Le tombe dei re sono come sempre pesanti e si scappa via volentieri. Invece è semplice quella di Pessoa (non lo sapevo, ma la parola in portoghese vuol dire persona) con sopra scritti alcuni suoi bei pensieri.

Paola, Belem quarta ((mercoledi) 22 agosto.

Foto allegate

domenica 2 settembre 2007

Portogallo V



Come ho visto Lisbona


Scrivo sulla terrazza assolata di fronte ai campi con le tre palmette che fanno paesaggio da America latina, con i costoni giallo ocra dietro. A quest'ora restano un po' in ombra, mentre la sera dientano dorati per la luce del tramonto. Noto che la striscia di marmo all'ingresso della terrazza ha venature azzurrine che la fanno assomigliare a un azulejo. Amalia che canta mi fa compagnia.


Credo che quando pensero' a Lisbona, vedro' soprattutto la rua Garrett che sale dall'elevator di S.Justa e s'inoltra fra i palazzi alti e stretti, dalle finestre anche loro lunghe e strette, fino alla Piazza de Camoes dove ci siamo seduti a riposare e a guardare Pessoa, anche lui seduto con la tipica espressione enigmatica al caffe' La Brasileira, dove usava sedersi abitualmente. Ora accanto a lui c'è sempre una sedia di metallo vuota dove si siedono i turisti per farsi la fotografia. L'abbiamo fatto anche noi. Rua Garrett rappresenta bene un aspetto di Lisbona elegante ma non lussuoso. Niente nella citta' ha l'aspetto del lusso. Come in una signora di buon gusto, che e' signora, ma non per ricchezza. La rua continua poi scendendo e le case diventano meno belle, piu' vecchie, e lo si vede anche dai molti azulejos sulla facciata. Anche questa parte che va verso S.ta Caterina e Sao Bento mi e' sembrata molto significativa.. Una Lisbona vecchia, piu' povera ma sempre dignitosa coi negozietti vecchissimi e le persone con l'aspetto quasi paesano. Anziane donne in nero e uomini piuttosto piccoli di statura, che abbassano lo sguardo quando passa lo straniero. Ho letto sulla guida che l'aspetto "conservatore" della citta' e' stato mantenuto volutamente dalla dittatura. E' stata comunque una scelta giusta perche' il centro di Lisbona non ha avuto intrusioni di stile e il moderno, molto bello del resto, e' tutto fuori, alla periferia. Una scelta felice anche quella di non ricostruire la chiesa do Carmo, semidistrutta dal terremoto del 1775. Cosi' senza dubbio e' certo piu' bella dell'orrenda  ricostruzione del castello di Obidos, fatta con legno e cartapesta. Mi viene in mente, sentendo Amalia, che la citta' ancora si accompagna bene alla sua musica, al fado, espressione di un sentire popolare non moderno, ma non per questo meno vivo nel tempo. Come la canzone napoleana che e' bella ancora oggi e non solo a Napoli, anche se a Napoli ha una cornice piu' adatta. Quando l'ho sentita ammodernata (da M. Ranieri) mi e' sembrato perdesse molto, una vera offesa. Penso sia lo stesso col Fado. Non esco dal tema se ricordo le pastelarias che anche loro hanno fatto in genere la scelta giusta. Le loro pasteis piu' buone sono quelle tradizionali, con la crema brunita e caramellata che si vendono in grande quantita' e si mangiano in due bocconi. Le ho sempre accarezzate con gli occhi queste pastelerias mentre camminavo (tanto!) per le strade di questa citta' non chiassosa non invadente, un po' timida, un po' segreta.

E non e' un caso che si riconosca in Pessoa lo scrittore che la rappresenta.

Primo settembre ore 11 am

Paola.


Sei foto


Divagazione su Pessoa

Tabucchi parla della produzione letteraria pessoana come di "un baule pieno di gente" perché ci ha lasciato «i suoi molteplici spiriti ben impachettati in fascicoli manoscritti tenuti con lo spago e contrassegnati da firme diverse».

E' lo stesso poeta ad analizzare con estrema lucidità la sua eteronimia e a descriverla all'amico Adolfo Casais Monteiro nel 1935 in una lettera. Una caratteristica che inizia nell'infanzia e che persiste per tutta la vita:


Ebbi sempre, da bambino, la necessità di aumentare il mondo con personalità fittizie, sogni miei rigorosamente costruiti, visionati con chiarezza fotografica, capiti fin dentro le loro anime. Non avevo più di cinque anni, e , bimbo isolato e non desideroso se non di stare così, già mi accompagnavano alcune figure del mio sogno, un capitano Thibeaut, Chevalier de Pas e altri che ho dimenticato […]. Ciò sembra la semplice immaginazione infantile che si diverte con l'attribuire vita a fantocci e a bambole. Era però qualcosa di più: io non avevo bisogno di bambole per concepire intensamente quelle figure. Chiare e visibili nel mio sogno costante, realtà esattamente umane per me, qualunque fantoccio, poiché irreale, le aveva sciupate. Erano gente.


…Questa tendenza non passo con l'infanzia, si sviluppò nell'adolescenza, si radicò con la crescita, divenne alla fine la forma naturale del mio spirito. Oggi ormai non ho personalità: quanto in me ci può essere di umano, l'ho diviso tra gli autori vari della cui opera sono stato l'esecutore.sono oggi il punto di riunione di una piccola umanità solo mia.


…E così mi sono fatto, e ho propagato, vari amici e conoscenti che non sono mai esistiti, ma che ancora oggi, a quasi trent'anni di distanza, io ascolto, sento, vedo. Ripeto: ascolto, sento, vedo…E ne ho nostalgia


Come che sia, l'origine mentale dei miei eteronimi sta nella mia tendenza organica e costante alla spersonalizzazione e alla simulazione. Questi fenomeni, fortunatamente per me e per gli altri, in me si sono mentalizzati; voglio dire che non si manifestano nella vita pratica, esteriore e di contatto con gli altri; esplodono verso l'interno e io li vivo da solo con me stesso.


L'eteronimia è la manifestazione del labirinto di Pessoa, del vortice in cui si sente avvolto e sente che ogni uomo è avvolto. «L'eteronimia non è altro che la vistosa traduzione in letteratura di tutti quegli uomini che un uomo intelligente e lucido sospetta di essere» scrive Tabucchi.


Dio non ha unità,

come potrei averla io?

(da "Episodi")


Rientro e chiudo la finestra.

Mi portano il lume e mi danno la buona notte.

E la mia voce allegra dà la buona notte.

Magari la mia vita fosse sempre questo:

il giorno peno di sole, o addolcito dalla pioggia,

o tempestoso come se finisse il Mondo,

la sera mite e la gente che passa

guardarla con interesse dalla finestra,

l'ultimo sguardo amico alla quiete delle piante,

e poi , chiusa la finestra, il lume acceso,

senza leggere niente, senza pensare a niente, senza neanche dormire,

sentire la vita scorrere in me come un fiume nel suo letto.

E fuori un grande silenzio, come un dio che dorme.


(da Il guardiano di greggi - Poesie di Alberto Caei)


http://web.dsc.unibo.it/~lorenzet/ig/

giovedì 30 agosto 2007

Portogallo IV



 28 agosto 2007



Oggi Vitorino e' venuto a prenderci all'uscita di Leiria. Forse ci voleva portare a casa sua, ma avevamo intenzione di dormire nella casita di Caparica, dove si puo' camminare scalzi, non cenare e stare a piedi in avanti spaparanzati sul divano . Comunque Vittorino e' un citto proprio simpatico, un po' pazzerello e molto generoso . Somiglia a quel regista un po' scontroso e polemico (anche lui) che se n'e' andato qualche anno fa, Marco Ferreri. Ci ha accompagnato a Batalha e Alcobaça, due monumenti molto notevoli, specialmente Batalha. Batalha e' uno strano grande reliquiario, costruito per festeggiare un'importante vittoria sugli Spagnoli. Il gotico fiorito offre le sue bellezze ovunque: portali, chiostri, colonne, ornati di grandi fregi, fiori, animali strani. Molto bella la cattedrale con le tre navate alte a dismisura. M'e' sembrato un gioiello prezioso sorto, come al solito, in una piazzetta modesta con piccole case. La grandiosita' del divino, un divino che sa molto di potere, di fronte alla piccolezza dell'umano. Ormai non posso piu' sottrarmi a certe riflessioni: tanto sfarzo, tanta ricchezza come manifestazioni di un potere che sembrava inamovibile e che ora e' scomparso. Batalha ora e' un contenitore vuoto, le casette intorno continuano la loro vita di formiche.

Di Alcobaça parlera' meglio Urbano. Mi sono piaciute una Madonna di legno colorato (v. foto sopra) che sembrava una donna vera, giovane e semplice, col bimbo in collo e l'immensa cucina dei frati, tutta di maiolica azzurrina con l'enorme cappa che chissa' quanti arrosti e minestroni avra' visto. E poi la porticina pequena attraverso la quale chi non passava per la pancia troppo grassa veniva privato del pranzo fino al dimagrimento salutare. Vitorino ci ha poi portati a mangiare "mariscos" in un posto che sapeva lui e dove non si arrivava mai. I mariscos non c'erano e lui l'ha presa male, ma poi si e' rabbonito e si e' buttato, come gli piace, a parlare di politica. Cosi' siamo stati piacevolmente in compagnia di Fidel Castro, di Chavez e del Mozambico dove lui ha passato i primi vent'anni della sua vita.  Si cenera' ancora insieme domenica sera. Urbano e' stato bravo con la 205 Peugeot e, volando sul Ponte XXV Abril, siamo planati in Rua Manuel Luis da Costa n.4, in frente a o campo de agricoltura.

Paola

sabato 25 agosto 2007

Sintra

Portogallo III


In partenza per Sintra


In partenza per Sintra, visita guidata. Ieri sera cena con Fado, in Costa da Caparica: due persone, due portate (bacalau, shrims), acqua e vino in bottiglia sigillata di mezzo litro,  due cantanti uomo e donna + mandola e chitarra, ambiente semplice e accogliente, totale € 65, compresa mancia e DVD in omaggio. I prezzi sono meno arrabbiati che da noi. Siamo qui al tourist office in attesa del pulman o pulmino che ci porta a Sintra; partenza 14,30 (15,30 ora italiana), durata della visita 4 ore e mezzo. Trasferimento da Caparica all'imbarco sul Tejo con la Peugeot 205 messa a disposizione dal cugino di  Vitorino. Siamo partiti con l'ombrello (primo giorno nuvoloso) ma sta tornando il sereno. Una gra luce, questa di Libona. Nell'attesa abbiam fatto lo struscio sulla Avenue Agusta: strade perfettamente ortogonali merito del terremoto del 1795; coro avanti e indietro di Are Krishna.  Domani gran viaggio in macchina fino a Coimbra; ci accoglie Antonio all'uscita dalla A1.

giovedì 23 agosto 2007

Lisbona luminosa

Portogallo II


Obrigado


La parola piu' comune: grazie, molte grazie.


Lost and found

Lost: la valigia, come l'ultima volta. Prima Malpensa, oggi Fiumicino. Il transfer da Peretola e' micidiale. Ma questa volta solo una valigia. L'altra ce la siamo portata a bordo: mutande e calzini questa volta garantiti. Consegnata poco fa, ore 22 del secondo giorno.

Found: la gentilezza di Gomez: due piani sopra, tipografo in Francia non so per quanti anni, ci siamo intesi col francese; ha risolto la perdita d'acqua del rubinetto acqua calda della doccia: attrezzatissimo, quasi un plombiere o idraulico; ma non ce la siamo sentita di cambiare tutto il blocco bagno: problema di trovare una guarnizione adatta ad un rubinetto ante guerra; rimane una goccia, ma non fa piu' scattare il gas.

Lisbona

Luminosa, ampia, diciamo splendida vista dalla navetta che dall'aereoporto ti scarica in fronte al Tago fiume-lago-mare per il battello che ti porta a Caparica attraverso Almada - c'e' nato Figo -

Ventosa, la spiaggia di fronte a noi e' piena di surfisti: onde lunghe dell'Atlantico, quelle che avviarono la corsa di Vasco di Gama, vista oggi la sua tomba nel Monastero in fronte alla torre di Belem. Del monastero dovremo riparlare. Una cosa mai vista.

Domani 24 Agosto potremmo fare un giro sul Sight seeing per avere il panorama riassuntivo.

Accanto a me un ragazzo angola-mozambicano parla in video skype con una ragazza mozambico angolana: li vedo tutti e due sul monitor. Mondo che va.

2 € per un'ora di collegamento.

Vitorino ci ha mandato un SMS appena atterrati e poi ha telefonato due volte: domenica spero di vederlo a Leiria o Coimbra. Nel frattempo Lisbona richiede tempo e gambe, perche' e' tanta. La torre di Belem e' veramente notevole, piazzata in mezzo al Tago di fronte all'Atlantico, bella come una reggia, dura come una fortezza, tutta merli e cannoni sputafuoco. Oggi treppiedi di lusso per fotografie panoramiche.  Accanto il monumento agli scopritori conquistatori coperti di croci e spade. Ma che uomo Vasco che Gama che di qui parte e qua ritorna dopo due anni di oceano. E il Brasile parla oggi la sua lingua. Ne abbiamo incontrata una (brasiliana) sul lungo Tejo o Tago che ci portava dal Ponte XXV Aprile a Belem di cui sopra. E' una diplomata in statistica ed era diretta al palazzo dei Congressi li' accanto. Passo e chiudo. Ma il ragazzo accanto a me continua. Tanti auguri anche a lui.

domenica 19 agosto 2007

Portogallo I






Si riparte. Destinazione Costa da Caparica. Per vedere Lisbona e il Portogallo centrale (Leiria e dintorni). A Caparica troviamo la casa di Donna e Luciano, attualmente a Vancouver in Canada. Home exchange. A Leiria ci accoglie Vitorino  che fu nostro ospite durante il Global forum di Firenze. Ci mette a disposizione una vecchia peugeot 204 con la quale potremo visitare Batalha e Alcobaça (World Monument), la spiaggia di Nazaré e la vecchia gloriosa università di Coimbra.

Biglietti aerei acquistati tramite Agenzia l'8 giugno scorso; A/R a persona € 218: Peretola-Fiumicino-Lisbona-Malpensa-Peretola. 20 agosto-3 settembre, volo Alitalia. Non mi sembra male come prezzo, pur aggiungendo i 10 euro per l'Agenzia. Con lo stesso prezzo si trovava Bologna-Lisbona A/R, linea diretta senza scalo, volo linee portoghesi.  Ma volevano subito l'impegnativa e il pagamento dei biglietti, con perdita totale in caso di rinuncia anche motivata. D'altronde l'Isolotto praticamente confina con l'aereoporto fiorentino. Ci accompagna Simone andando al lavoro a Prato Est. Letteralmente ci lascia sul ciglio della strada nel senso della pista. Piccolo è bello, anche per gli aereoporti! Il taxi (dieci minuti di strada) costa 18 €.

Mi son divertito con Google earth e praticamente sono in grado di guidare il tassista fin davanti al portone di casa in Rua Manuel Louis da Costa 4-2.  Nella foto la casa è a sinistra del primo frangiflutti cominciando dall'alto, dove finisce l'abitato e cominciano i campi.Questi. Le chiavi ce le hanno lasciate Donna e Luciano quando sono stati da noi poche settimane addietro. Donna ha un profondo istinto materno, ci scrive oggi l'ultima email con tanti "tips" su cose da vedere e da mangiare, su come spendere e viaggiare, su come girare la chiave del portone principale: put the key in the street door of the building and then pull it back a bit to open the door. Gli abbiamo garantito con non romperemo la serratura. Lei è d'origine irlandese, lui portoghese, militare in Angola in tempi ormai così lontani. Storie nella storia. E' il bello degli scambi. Già raccontato qui.

A rivederci.