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Ortignano in Casentino, lungo la strada romanica che porta da Ortignano al castello di Fronzola, oggi rudere vetusto e degno di un recupero restaurativo.
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Vivere vorrei addormentato dentro il dolce rumore della vita.
mercoledi 29 aprile 2009, ore 18
Una giornata tra sole vento nuvole sereno sempre più nuvole bucato asciugato in vénti minuti dai vènti d'una pazza primavera che non riesce a staccarsi dal morso del lungo vero serio nevoso piovoso bellissimo inverno. Sul viale dei bambini pini aceri olmi abeti si scuotono la criniera come cavalli imbizzarriti. L'acero sotto la finestra, scampato alla caduta del grande olmo è il più agitato. Visto da dietro il vetro, mi trasmette, per contrappasso, un senso di sicurezza e pace. Su Facebook Diletta e Ingrid sono come uccellini tra le foglie spazzate dalle raffiche della primavera della vita.
Noi l’insueto allor gaudio ravviva
quando per l’etra liquido si volve
e per li campi trepidanti il flutto
polveroso de’ Noti, e quando il carro,
grave carro di Giove a noi sul capo,
tonando, il tenebroso aere divide.
Noi per le balze e le profonde valli
natar giova tra’ nembi, e noi la vasta
fuga de’ greggi sbigottiti, o d’alto
fiume alla dubbia sponda
il suono e la vittrice ira dell’onda.
Bello il tuo manto, o divo cielo, e bella
sei tu, rorida terra.
Video settima scena: "Libero, dritto, sano è tuo arbitrio" - In cielo con Beatrice
Testi:
Ascesa al cielo p.153-155 del libro
Virgilio incorona Dante "padrone e signore di se stesso".
Sulla cima del Purgatorio ha bevuto alla sorgente dell’oblio:
La bella donna ne le braccia aprissi;
abbracciommi la testa e mi sommerse
ove convenne ch’io l’acqua inghiottissi.
Indi mi tolse, e bagnato m’offerse
dentro a la danza de le quattro belle;
e ciascuna del braccio mi coperse.
(Purg. XXXI, 100-105)
e subito dopo a quella della buona memoria:
S’io avessi, lettor, più lungo spazio
da scrivere, i’ pur cantere’ in parte
lo dolce ber che mai non m’avria sazio;
ma perché piene son tutte le carte
ordite a questa cantica seconda,
non mi lascia più ir lo fren de l’arte.
Io ritornai da la santissima onda
rifatto sì come piante novelle
rinovellate di novella fronda,
puro e disposto a salire alle stelle.
(Purg. XXXIII, 136-144)
Da lassù, dal cielo stellato, mille volte contemplato nelle notti casentinesi splendide e insonni, ora finalmente raggiunto con l’aiuto delle dolcissime verità disvelate via via alla sua mente ormai libera da crucci e risentimenti, le cose assumono le debite proporzioni. Tra i sette pianeti ecco la terra:
Col viso ritornai per tutte quante
Le sette spere, e vidi questo globo
Tal, ch’io sorrisi del suo vil sembiante;
…
E tutti e sette mi si dimostraro
Quanto son grandi e quanto son veloci
E come sono in distante riparo.
L’aiuola che ci fa tanto feroci,
volgendom’io con li eterni Gemelli,
tutta m’apparve da’ colli alle foci;
poscia rivolsi gli occhi a li occhi belli.
(Par. XXII, 133 sgg)
Gli attori:
Antonella Natangelo, arpa
Catherine Adoyo
Gabriella Gualtieri
Lola Poggi
Stefano Masetti
Rolando Milleri
Giovanni Terreni
Urbano Cipriani
Riprese, montaggio, compressione Youtube:
Stefano Dei.
Fine.
Presentazione al castello di Poppi - III
Video terza scena: (L’amore tempestoso)
Testi:
Narratore
Nell’Epistola IV, scritta ai primi del 1307, Dante, di ritorno da una importante ambasceria in Lunigiana, scrive al conte Moroello Malaspina e racconta che, appena giunto sulle rive dell’Arno, gli era apparsa davanti agli occhi una donna e che, malgrado ogni suo sforzo, Amore gli aveva cacciato dalla mente ogni proposito di tenersi lontano dalle donne e dalla poesia amorosa e lo aveva completamente sottomesso alla propria signoria.
Ero appena uscito dalla corte dove mi era stato possibile vivere in piena libertà, ed avevo posto sicuro ed incauto i piedi presso la corrente del Sarno, quando, ahimè, all’improvviso, non so come, mi apparve una donna, come folgore dall’alto, in tutto per costumi e bellezza conforme alle mie aspettative.O quanto fu il mio stupore a quella apparizione! Ma lo stupore cessò per il terrore del fragore che seguì. Poiché come ai diurni baleni succedono i tuoni, così alla vista della fiamma di questa bellezza, Amore tremendo ed imperioso mi ebbe suo, e feroce come un signore che rientri nelle sue terre dopo un lungo esilio, uccise o sbandì o imprigionò qualsiasi cosa fosse stata a lui contraria dentro di me. Soffocò dunque quel proposito lodevole per cui mi tenevo lontano dalle donne e dai loro canti, e cacciò empiamente come sospette le assidue meditazioni con le quali andavo considerando le cose del cielo e della terra. Infine, perché l’anima mia non potesse più ribellarsi contro di lui, mise in catene il mio libero arbitrio, sicché bisogna ch’io mi volga dove vuole lui e non io.
Amor, da che convien pur ch’io mi doglia
Perché la gente m’oda,
E mostri me d’ogni vertute spento,
Dammi savere a pianger come voglia,
Sì che ‘l duol che si snoda
Portin le mie parole com’io ‘l sento.
Io non posso fuggir ch’ella non vegna
Ne l’immagine mia,
se non come il pensier che la vi mena.
L’anima folle che al suo mal s’ingegna,
com’ella è bella e ria,
così dipinge e forma la sua pena.
Così m’hai concio, Amore, in mezzo l’Alpi,
Ne la valle del fiume
Lungo il qual sempre sopra me se’ forte:
…O montanina mia canzon, tu vai:
Forse vedrai Fiorenza, la mia terra,
Che fuor di sé mi serra,
Vota d’amore e nuda di pietade;
va’ dicendo: “Omai
Non vi può far lo mio fattor più guerra:
Là ond’io vegno una catena il serra
Tal che, se piega vostra crudeltate,
Non ha di ritornar qui libertate.
Nunca persequí la gloria,
ni dejar en la memoria
de los hombres mi canción;
yo amo los mundos sutiles,
ingrávidos y gentiles,
como pompas de jabón.
Me gusta verlos pintarse
de sol y grana, volar
bajo el cielo azul, temblar
súbitamente y quebrarse...
Nunca perseguí la gloria.
Caminante, son tus huellas
el camino, y nada mas;
caminante, no hay camino,
se hace camino al andar.
Al andar se hace camino,
y al volver la vista atras
se ve la senda que nunca
se ha de pisar.
Caminante, no hay camino,
sino estelas en la mar.
[Antonio Machado]
Tutto passa e tutto resta
ma il nostro destino è di passare
passare disegnando percorsi
percorsi sul mare.
Non ho mai rincorso la gloria,
nè voglio lasciare nella memoria
degli uomini la mia canzone;
io amo i mondi sottili,
in assenza di gravità e gentili,
simili a bolle di sapone.
Mi piace vederli mentre si dipingono
di sole e di rosso, volare
nel cielo azzurro, tremare
improvvisamente e svanire...
Non ho mai rincorso la gloria.
Viandante, sono le tue orme
il cammino e niente di più;
Viandante, non c’è una strada,
la si costruisce camminando.
Mentre vai si fa la strada
e voltandoti
vedrai il sentiero che mai
più calpesterai.
Viaggiatore,
non esiste una strada,
ma solo scie nel mare.
Controcanto natalizio
.. il Natale, inteso come nascita verginale di un Dio destinato a salvare l’umanità, ha almeno 5.000 anni. Nel mondo mediterraneo e del Vicino e Medio Oriente si contano a decine gli dei nati da una vergine e in una grotta, uccisi per amore del genere umano e per esso resuscitati. Il mito di Apollo/Dioniso è forse il più bello, crocifisso anche lui. Tutte queste divinità, compreso Gesù, nascono ovviamente in una grotta per il semplice motivo che questa rappresenta evidentemente l’utero femminile: per l’esattezza, l’utero della Madre Terra, divinità primigenia che nel mondo Mediterraneo benché sdradicata col ferro e col sangue è sopravvissuta – o risorta? – in una infinità di simboli.
... Se Gesù nasce bambino da un vergine e in una grotta, assai più saggiamente il Dio etrusco nasce da un’ara e già adulto, evitando così l’amarezza di una Madonna che – ufficialmente – non godrà mai le gioie del sesso e l’umiliazione di un Giuseppe padre putativo, cioè non carnale, con tutto ciò che di assurdo, misogino, maschilista e castrante questo comporta nella religione ed educazione cristiana, cattolica in particolare.
...Ma torniamo al Natale del 25 dicembre. Dopo il solstizio d’inverno del 21 dicembre, giorno in cui cioè il sole raggiunge il punto più basso dell’orizzonte, a un occhio non dotato di telescopi quale era quello degli antichi il sole pare stia fermo in quel punto per tre giorni di fila prima di rimettersi a risalire sull’orizzonte inaugurando così un nuovo ciclo dell’anno solare, astronomico. Prima cioè di “nascere”. O meglio: “rinascere”. 21 più 3 fa 24, ed ecco che alla mezzanotte del giorno 24 inizia il fatidico 25, giorno del Natale, cioè della nascita anche di Gesù Cristo oltre che di uno stuolo di altre divinità benefiche o salvatrici del genere umano. In pratica, il Natale non è altro che la nascita dell’anno nuovo, anche astronomicamente parlando, come prova la tradizione della messa di mezzanotte: a nascere a mezzanotte non è infatti certo Gesù, che nessuno sa in che giorno sia nato e tanto meno a che ora, a nascere è invece il nuovo giorno, 25 dicembre, che in questo caso come abbiamo visto è l’inizio del nuovo anno astronomico perché il sole prende a rialzarsi sull’orizzonte. Analogamente, la Pasqua non è altro che la “resurrezione” della Natura con la primavera, tant’è che la Pasqua è fissata con un criterio astronomico e non ha una data fissa del calendario. Da notare che già prima della nascita di Cristo si usava sotterrare uova nel periodo pasquale, essendo l’uovo l’allegoria del seme della vita, al punto che “l’Uovo cosmico” era in antichità il principio dell’Universo intero.
... Gli antichi romani dell’epoca di Gesù e successiva chiudevano l’anno facendo bagordi per molti giorni con le feste dei Saturnalia, esattamente come si usa fare oggi a dicembre e con la stessa frenesia di acquisti, regali e mangiare e bere in modo molto superiore al normale. In particolare, per un bel pezzo e fino all’epoca costantiniana il 25 dicembre era il “dies natalis Solis Invicti”, cioè il giorno del “sole non vinto”, non vinto perché – appunto – ricominciava a sollevarsi dalla sconfitta di essere finito nel punto più basso dell’orizzonte e a “nascere” per il nuovo anno solare.
...Sol Invictus, “Sole Invitto”, o per esteso, Deus Sol Invictus, “Dio Sole Invitto”, era l’appellativo religioso di tre diverse divinità nel tardo impero romano, vale a dire di Eliogabalo, Mitra e Sol. Il culto del Sol Invicuts era molto diffuso in tutto l’impero romano... A Roma il culto acquisì importanza con l’imperatore Eliogabalo (Elio significa appunto Sole), che volle imporre il culto di Elagabalus Sol Invictus, il Dio-Bolide solare di Emesa, la sua città nativa in Siria. Eliogabalo fece costruire sul Palatino un tempio dedicato alla nuova divinità. Ucciso Eliogabalo nel 222 dopo Cristo, questo culto cessò di essere coltivato a Roma, anche se gli imperatori continuarono ad essere ritratti sulle monete con l’iconografia della corona radiata solare per quasi un secolo. Nel 272 Aureliano riunificò l’impero sconfiggendo Zenobia, regina del regno di Palmira, principale nemica di Roma, grazie all’aiuto provvidenziale della città Stato di Emesa, aiuto provvidenziale: arrivò infatti proprio nel momento in cui le milizie romane stavano cedendo. L’appoggio dei sacerdoti di Emesa, cultori del dio Sol Invictus, bendispose l’imperatore che, all’inizio della battaglia decisiva, disse di aver avuto la visione benaugurante del dio Sole di Emesa. Insomma, Costantino per la battaglia decisiva di ponte Milvio, quella della famosa visione “In hoc signo vinces”, non fa altro che copiare da Aureliano…. Il lato comico è che lo stesso Costantino aveva già avuto la stessa visione in occasione di un’altra battaglia importante, quando era ancora un seguace del dio Sole, anzi ne era il pontefice massimo, cioè il “papa”. Costantino infatti fu Pontifex Maximus del culto del Sole Invitto e raffigurò il Sol Invicuts sulla sua monetazione ufficiale, con l’iscrizione Soli Invicto Comiti, cioè “al compagno Sole Invitto”, definendo quindi il dio come un compagno.
... il culto del Sole era presente in tutte le regioni dell’impero, e, l’adozione del culto del Sol Invictus fu vista da Aureliano come un forte elemento di coesione, a parte i motivi di gratitudine personale, né più e né meno come Costantino farà con il cristianesimo. Si noti che Gesù Cristo verrà definito “il nostro Sole” e rappresentato per un bel pezzo esattamente come il dio Sole e il dio Mitra, cioè con l’aureola solare attorno al capo e alla guida di un cocchio trainato da quattro cavalli.
Anche se il Sol Invictus di Aureliano non era ufficialmente identificato con il dio Mitra, altra divinità importata dall’Oriente, il suo culto richiama molte caratteristiche del mitraismo.
...Dell’origine della credenza della resurrezione converrà parlare a Pasqua, ma è il caso di dire sin da ora che essa nasce nel mondo mediterraneo con il culto egizio di Osiride e Iside. Prima di tale culto le vita nell’Aldilà era appannaggio esclusivo dei faraoni. La democratizzazione della vita eterna e della resurrezione anche per i comuni mortali avviene con il culto di Osiride e Iside, che in pratica anticipa molto dell’iconografia e delle credenze cristiane. Ringrazio la lettrice Ele che ha inviato in un suo commento della puntata precedente del blog il link di un film che cerca di fare chiarezza su tutto ciò, tanto che - pur scusandomi con la lettrice Anita che mi sconsiglia di riportarlo - credo utile indicare a mia volta il link in questione: http://zeitgeistmovie.com
Insomma, la Sacra Famiglia e Dio non sono altro che la rappresentazione del ciclo naturale delle stagioni e del lavoro umano per trarre nutrimento da essa. La Madonna altri non è che la Madre Terra, e Gesù non è altro che la rappresentazione del fatto che tutto ciò che da essa stagionalmente nasce è destinato a stagionalmente morire per poi nascere nuovamente in un nuovo e sempre rinnovato ciclo di nascita/morte/nascita/morte…… S. Giuseppe non è altri che il lavoro dell’uomo, che per quanto si dia da fare per fecondare la Madre Terra, sia con l’agricoltura che con l’allevamento animale, non ne è mai il fecondatore decisivo perché le leggi della natura, compreso il ciclo delle stagioni, non dipendono da lui. Dio non è altro che il cielo (“Padre nostro che sei nei cieli”), il quale feconda la Dea Madre con la pioggia – simbolo verginale dello sperma – e presiede con il sole alla possibilità stessa di esistenza della vita e con le stelle e le costellazioni allo sviluppo delle vicende umane. E’ infatti credenza millenaria, viva ancora oggi, che le stelle e le costellazioni condizionano la vita e il destino di ogni essere umano.
...(Pino Nicotri)
L'articolo per intero qui.
Natale
Nati il 25 dicembre:
Mitra, Persia. Figlio del sole e sole egli stesso (come dire: figlio di dio e dio egli stesso). 3600 anni fa.
Osiride: Egitto
Viene fatto a pezzi, resuscita, ha un figlio, Horus, da Iside che viene rappresentata così (antico Egitto):
E chiamata "madre di dio"
Talmuz: Babilonia
unico figlio della dea Istar rappresentata con il bimbo in braccio e con una aureola di dodici stelle attorno alla testa.
Quetzalcoatl: Messico
Bacab: Yucatan
Huitzilopoctli, dio degli Atzechi
Bacco: Grecia
Adone: Siria.
Il Cenone dei Romani
dal 17 al 24 dicembre chiudevano le scuole e tribunali; ci si scambiava visite e doni, sparivano le classi sociali. Il giorno 24 si concludeva con un grande banchetto illuminato da lumini e candele, con brindisi e scambio di auguri. Il giorno 25 era dedicato al Sole Invicto: il Sole, cioè, che sembra sul punto di essere inghiottito dalle tenebre ma invece risorge e torna a brillare, a scaldare, a riportare la Vita sulla Terra.
Mitra pian piano venne introdotto a Roma. Esso fece talmente presa sulla popolazione, che nel 274 d.C. l’Imperatore Aureliano lo ufficializzò.
Mitra, quando la sua missione salvifica é compiuta, partecipa con i suoi adepti ad un banchetto; dopo aver consumato il pasto come atto sacrificale, il dio sale al cielo su un Carro di Luce, per riunirsi al Padre Sole.
Separati nettamente grazie all’intervento di Mitra il Bene dal Male, la vita sulla Terra sarebbe andata avanti sino al Grande Anno, periodo dell’Apocalisse. Mitra sarebbe allora tornato sulla terra per separare i giusti dai peccatori: ai primi avrebbe offerto la bevanda dell’immortalità, resuscitando anche i loro corpi fisici; i secondi sarebbero stati distrutti dal fuoco. Il culto di Mitra contemplava anche il battesimo
Gesù: Palestina. Last but not least.
Ma perché chiamare "falsi e bugiardi" Mitra, Iside, Talmuz...? Perché perseguitarne i fedeli? Questo il peccato originale del Cristianesimo, datato quarto secolo, e via per-seguitando.
Buon Natale davvero a tutti.
Dulcis in fundo
Il raggio verde
Nel momento in cui il Sole raggiunge il suo minimo di influssi sulla Terra, quando è stanco e intorpidito, un Raggio Verde parte dal più profondo dell’Universo ed attraversa per un istante la Terra stessa. E’ il Raggio del Puro Spirito, del maggior contatto del Materiale con. . .ciò che sta al di là.
Leggi il Natale di Leonardo.
Spoon River sulla collina di S.Miniato.
(Il cimitero monumentale si trova dietro la basilica di S.Miniato, sopra il Piazzale Michelangelo)