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domenica 12 ottobre 2014

Teocrazia e laicità: Bonifacio VIII-Dante Alighieri

Nel 1302 Bonifacio VIII emanò la bolla Unam Sanctam dove si sostiene la totale dipendenza del potere politico da quello religioso incarnato nella Curia romana.
Dante era ambasciatore presso di lui che lo trattenne il tempo necessario per consentire ai Neri, con l'aiuto di Carlo di Valois, di cacciare i bianchi da Firenze. Dante non è mai più rientrato a Firenze da quel viaggio a Roma.
Dopo pochi anni Dante pubblicherà il De Monarchia, confutando, punto per punto, le argomentazioni pseudo bibliche e teologiche del papa.
Leggi qui la storia:
http://baracchesempreverdi.blogspot.it/2014/10/dante-alighieri-vs-bonifacio-xiii.html

mercoledì 17 luglio 2013

CENTO MILIARDI DI GALASSIE

Pensando a Margherita Hack
CENTO MILIARDI DI GALASSIE
In uno degli episodi più geniali della serie Ai confini della realtà (Il terzo dal sole, sceneggiato dal grande Richard Matheson appena scomparso) due famiglie decollano nella notte, in assoluta segretezza, su un'avveniristica navetta spaziale. In fuga da un'imminente guerra nucleare, viaggiano verso un pianeta che possa ospitarli: un pianeta — dice uno dei viaggiatori, rovesciando e retroilluminando tutto il racconto — «chiamato Terra», dove abitano «persone come noi».
Come quegli alieni, anche noi Sapiens inseguiamo da qualche decennio pianeti simili al nostro: duplicati (o gemelli) della Terra, in cui trovare vie di fuga da un ambiente allo stremo tra sovrappopolazione, esaurimento delle risorse e alterazione climatica. E proprio da qualche decennio, una simile prospettiva è sempre meno visionaria, almeno nella verifica astronomica, dato che satelliti e telescopi hanno spalancato ai nostri occhi uno scenario con centinaia di pianeti extrasolari (o esopianeti) distribuiti lungo la Via Lattea; molti dei quali, se non gemelli, «cugini» della Terra. Nel penetrare in questo scenario, ci accompagnano due libri di due astrofisici autorevoli: Strange New Worlds, del singalese Ray Jayawardhana (cattedra a Toronto) e I pianeti extrasolari di Giovanna Tinetti (che insegna all'University College London); il primo (appena uscito nell'edizione tascabile) più complesso e analitico, il secondo (da poco in libreria) più divulgativo, ma accomunati da un'identica architettura espositivo-argomentativa.
Com'è noto, l'idea della «pluralità dei mondi», abitati o no (ben diversa da quella degli «universi paralleli» implicita nella meccanica quantistica) si estende dagli atomisti greci a Giordano Bruno, toccando il suo senso profondo nella visione eliocentrica intuita da Aristarco nel III secolo a.C. e scongelata (18 secoli dopo) da Copernico, con la Terra detronizzata da ogni centralità e oggi dispersa lungo una galassia di 100 miliardi di stelle (con un numero medio uguale di ipotetici pianeti), circondata a sua volta da 100 miliardi di altre galassie, attuali confini dell'universo osservabile.
Il passaggio dalla speculazione — scientifica e/o fantastica — alla concretezza avviene con due scoperte ravvicinate. La prima, nel 1990 (autori Alexander Wolszczan e Dale Frail) è l'esopianeta PSR B1257 +12, orbitante intorno a una pulsar, cioè a una di quelle stelle agonizzanti di cui si possono ascoltare gli ultimi battiti come remoti e regolari segnali radio, residui di un ciclo vitale che le può vedere splendere, al loro apice, cento volte più del Sole. La seconda, nell'ottobre '95 (autori gli svizzeri Michel Mayor e Didier Queloz, confermata dagli americani Geoffrey Marcy e Paul Butler) è quella di 51 Pegasi b, ritenuto il primo esopianeta a tutti gli effetti data l'eccezionalità di quelli intorno alle pulsar (di fatto, solo due). Da quel momento sono stati classificati più di 800 esopianeti, utilizzando tecniche diverse e complesse, che si appoggiano a satelliti-telescopi sofisticati (Corot dal 2006 e Kepler dal 2009, cui seguirà Cheops dal 2017) e misurano per lo più le variazioni di movimento o luminosità della stella madre. Esemplare il «transito», in cui si studiano i fiochi cali di luce (dell'1%) al passaggio del pianeta davanti alla stella.
Come si caratterizzano questi «nuovi strani mondi»? Fondati su stelle celibi o bigame/poligame (come il nostro sistema solare a otto pianeti, dopo il declassamento di Plutone a «nano»), possono avere anche pianeti bigami, come Kepler 16 (AB), del tutto simile al Tatooine di Star Wars, orbitante intono a due soli e quindi con doppia alba e doppio tramonto.
Quanto ai pianeti stessi (con orbite molto più eccentriche rispetto a quelle circolari dei nostri) danno vita a una tassonomia spartita in tre tipologie di base: i «giganti» (come i «gioviani caldi»); le più piccole «super-Terre» (i più diffusi, tra cui miliardi di simil-Terre); e gli intermedi «nettuniani». Spesso, molti di questi pianeti orbitano molto vicini alla stella, raggiungendo temperature altissime (i 2.600° centigradi di WSP-12b); e quando girano in rotazione sincrona, hanno una faccia rovente e una ghiacciata, con escursioni tremende (vedi Corot-7b, la prima super-Terra scoperta, che passa da 2.000° a -200°). In teoria, sembrerebbe impossibile trovare vita (non necessariamente intelligente) su questi «mostri» astrofisici. Eppure, sia Jayawardhana che la Tinetti prospettano un quadro più probabilistico.
Per un verso, sono stati classificati solo 800 pianeti extrasolari su miliardi (per tacere di quelli extragalattici, forse presto osservabili) e si conosce la composizione chimica solo di una ventina.
Per un altro, ci sono già prove di molecole organiche complesse in regioni stellari o planetarie aliene, tra cui amminoacidi (i mattoni delle proteine) o precursori dei nucleotidi, le molecole da cui si formano Rna e Dna.
Certo, la Terra ha caratteristiche che possono sembrare rare se non irripetibili: un campo magnetico e un effetto serra che trattengono l'acqua e il suo ciclo (a differenza di Venere o Marte, che hanno perso per sempre oceani e atmosfere) e una grande quantità di ossigeno, esito della fotosintesi clorofilliana e di un'attività metabolica cominciata coi microrganismi delle origini. Ma questo non esclude che si possano formare condizioni e cocktail chimici biocompatibili in pianeti intorno a stelle più piccole e fredde del Sole (o più grandi e calde); purché il pianeta sia, secondo i casi, più vicino o lontano dalla stella, come nell'esoluna Pandora di Avatar. Proprio Avatar, del resto, ci ricorda con la sua flora-fauna fluorescente come eventuali organismi alieni si presenterebbero con adattamenti a radiazioni di luce diverse dalla nostra (con lunghezze d'onda più lunghe o più corte): le piante con pigmenti che le renderebbero ai nostri occhi arancio-rosse o nere, gli animali con sistemi visivi simili a quelli degli uccelli o di certi serpenti.
In ogni caso, con la nostra tecnologia, il muro da superare per una migrazione interplanetaria sarebbe insormontabile: l'esopianeta più vicino, Alpha Centauri Bb (nel sistema, di nuovo, che ha ispirato Avatar) si trova a 4,4 milioni di anni luce, percorribili con gli attuali razzi in 135 mila anni, e con razzi a fusione nucleare (1/10 della velocità della luce) in «soli» 100 anni. Potremmo arrivarci, quindi — dopo aver risolto il problema dell'accelerazione graduale — solo con viaggiatori ibernati (come in 2001 di Kubrick) o con colonie disposte a riprodursi in viaggio, come in Paradisi perduti di Ursula Le Guin, in cui peraltro la quinta generazione nata nell'astronave decide di restare a bordo per sempre.
A meno che (restando nella proiezione fantastica) non succeda come nel racconto di James Gunn, Un regalo dalle stelle, dove un ingegnere aeronautico trova un manuale, la cui appendice contiene le istruzioni per costruire un'astronave dalla «propulsione inaudita». Nel libro di Gunn, il protagonista, guidato da un'antica e iper-evoluta civiltà aliena, arriva a scoprire la genesi di tutte le altre, compresa la terrestre.
A noi basterebbe molto meno: che in qualche «nuovo strano mondo» una traccia di vita metta fine alla nostra lunga solitudine. Sarebbe quello il nostro «regalo dalle stelle».
Giorgio Grossi (email di Libera Uscita).

lunedì 17 settembre 2012

"La Bella Addormentata" (Sleeping Beauty)


"La Bella Addormentata" (Sleeping Beauty)
2012/09/17 - 11:24
Ero profondamente commossa dal film bellissimo "La Bella Addormentata" (Sleeping Beauty), diretto da Marco Bellocchio e presentato al festival del cinema di Venezia. Il film, lontano da schemi ideologici, intreccia il caso italiano di Eluana Englaro (2009) con altre storie sulla fine della vita, che sono anche storie d'amore.
Ciò che emerge chiaramente è la molteplicità di risposte che questi problemi richiedono e il rispetto che esigono di qui l'unica conclusione possibile, potente e vero, è che dovremmo essere "LIBERI DI SCEGLIERE!" Ma la complessità dei messaggi del film sembra andare molto più in là. Ad esempio, la difficile scelta della grande attrice (Isabelle Hupert) ad abbandonare tutto in nome dell'amore per la figlia che giace in stato vegetativo, appare come una subconsciuous bisogno di alleviare se stessa di alcune delle sue colpe, reali o immaginarie . Una cosa vorrei toccare è la storia d'amore affascinante tra i due giovani, che si trovano su fronti contrapposti: lei nel cosiddetto movimento "pro-vita", lui tra i difensori della libertà di scelta. Il messaggio qui mi ha ricordato di "Gertrud", un film di 1964 dal grande regista danese Karl Theodor Dreyder. Una splendida elegia d'amore che suggerisce che ci sono in ultima analisi, solo due le cose che contano nella vita umana:. Love and Death Bellocchio ci dice che l'amore appiana tutte le cose che altrimenti dividono, mentre trasformando il nostro modo di percepire la realtà. Ciò appare chiaramente l'esperienza della giovane figlia di un senatore che, per la prima volta, capisce il vero significato del suo ultimo abbraccio padre dà la madre - una donna finalmente rilasciato da un tormento per l'amore di un marito che "tira la spina "della macchina per tenerla in vita artificialmente. Il gesto rimane silenzioso quando si risolve un dramma personale e, mentre certamente essere importante di per sé, non ha la grandezza di Beppino Englaro eroica, lotta civile, a cui dobbiamo tanto. Un grande pellicola davvero! Grazie, Marco Bellocchio! Maria Laura Cattinari, presidente LiberaUscita Right to Die società. LiberaUscita

Originale in inglese
“La Bella Addormentata” (Sleeping Beauty)
I was deeply moved by the beautiful film “La Bella Addormentata” (Sleeping Beauty) directed by Marco Bellocchio and presented at the Venice film festival. The film, far from ideological schemes, interweaves the italian case of Eluana Englaro (2009) with other stories on the end of life which are also stories of love.
What clearly emerges is the multiplicity of answers that these issues require and the respect they demand; hence the only possible conclusion, powerful and true, is that we should be “FREE TO CHOOSE!”
But the complexity of the messages from the film seems to go much further. For example, the difficult choice of the great actress (Isabelle Hupert) to abandon everything in the name of love for her daughter lying in a vegetative state, appears as a subconsciuous need to relieve herself of some of her own faults, either real or imaginary.
One thing I would like to touch on is the fascinating love story between the two young people, who find themselves on opposing fronts: she in the so-called “pro-life” movement; him among the defenders of the freedom of choice. The message here reminded me of “Gertrud,” a 1964 film by the great Danish director Karl Theodor Dreyder. A superb elegy of love suggesting that there are ultimately just two things that count in human life: Love and Death.
Bellocchio tells us that love smoothes out all the things that would otherwise divide, while transforming the way we perceive reality. This appears clearly in the experience of the young daughter of a Senator that, for the first time, understands the real meaning of the last hug her father gives her mother – a woman finally released from an agony by the love of a husband that “pulls the plug” of the machine keeping her alive artificially. 
The gesture remains hushed as it resolves a personal drama and, while certainly being important in itself, lacks the greatness of Beppino Englaro’s heroic, civil struggle, to whom we owe so much.
A great film indeed! Thank you, Marco Bellocchio!
Maria Laura Cattinari, President LiberaUscita Right to Die society.
Fonte 
Vedi il mio video su Eluana  (In occasione dell'incontro della Comunità dell'Isolotto con Peppino Englaro).
E questo sulla morte di Lucio Magri

venerdì 22 giugno 2012

the men and the women are born free



WORLD FEDERATION RIGHT TO DIE SOCIETES
19° MEETING BIENNALE – ZURIGO
La Federazione Mondiale e Stata fondata NEL 1980 ed e costituita da 45 organizzazioni per il Diritto uno Morire provenienti da 25 PAESI. La Federazione costituisce Una Rete Internazionale per le organizzazioni Che lavorano in Sicurezza e Protezione per offrire il Diritto Agli individui di auto-determinazione Nelle Scelte di Fine Vita.
14 GIUGNO 2012
Nella sede dello Swisshotel di Zurigo si è svolto il 19° meeting biennale della WFRtDS. Il Presidente della riunione, Bernard, ha dato il benvenuto ai presenti. Altrettanto ha fatto Jerome Sobel e il Presidente della WFRtDS Ted Goodwin.
Riporto qui un estratto del verbale di Rossana Cecchi, delegata di Libera Uscita  al meeting di Zurigo.

CANDIDATURE
I candidati al Comitato Direttivo (board) si sono quindi presentati:
- Soichiro Iwao, medico, direttore della associazione RtD giapponese;
- Rodney Syme, medico australiano che dal 1976 aiuta i pazienti ad affrontare la fine vita;
- Ron Plummer, del Principato di Monaco, già Presidente RtDEurope, economista che si interessa anche dei problemi politici delle associazioni;
- Birita San Marc, infermiera svedese, convinta che la morte debba essere protetta come la nascita;
- Faye Girsh, componente uscente del board che si ricandida.

PRESENTAZIONI
- Il delegato giapponese ha citato la sua storia personale. La moglie è in Locked-in syndrome da 5 anni a seguito di un incidente stradale. Riesce a parlare attraverso il movimento delle palpebre. Parlano molto d’amore ma ogni tanto lei chiede di lasciarla morire. Malgrado che in Giappone fino a 140 anni fa morire con dignità rientrava nella cultura generale, come il vivere con dignità, oggi purtroppo non è più così.
- Aycke Smook ha ricordato che la WF è stata fondata a Melbourne nel 1982. Dieci anni dopo è stata fondata la RtDE in Olanda e ratificata nel 1994 a Londra come branca della WF. Ha accennato al ruolo che la politica può avere nella società, per cui io ho colto l’occasione per riferire la necessità, avvertita da LiberaUscita, di stringere relazioni con il Parlamento Europeo. Lui ha risposto che la RtDE ha chiesto al Parlamento europeo di essere ammessa fra le Organizzazioni Non Governative Europee (NGO). E’ quindi importante che le varie associazioni spingano sui rappresentanti del propri paesi nel Parlamento europeo affinché la richiesta RtDE venga accolta. In proposito si ricorda che LiberaUscita è stata la prima associazione ad intervenire in tal senso (v. messaggio allegato di M. Irwin - GS ).
- Richard Cotè, autore del libro “In search of gentle death” sul morire con dignità nel mondo, ha riferito di aver intervistato molte persone e varie associazioni sui problemi che hanno avuto e sulle loro vertenze giudiziarie negli USA, in Messico, in Sud America. Ha anche riferito che un americano, per morire con dignità, si è dovuto recare in Colombia, dove l’eutanasia è stata decriminalizzata nel 1997 (Non è fantastico? Anche la platea era sorpresa che un americano per la prima volta trovasse qualcosa da imparare in Sud America!). Nel 2012 in Argentina è stata approvata una legge per morire con dignità, in base alla quale si può rifiutare la terapia medica.
- Rodney Syme ha parlato sul tema “Come morire”? Secondo Rodney, l’importante è essere del tutto informati, in modo che la decisione della persona possa basarsi su una discussione razionale, nel rispetto delle sue opinioni.
La persona interessata è il miglior giudice dei suoi interessi e della sua sofferenza, perché solo così potrà avere sollievo dalla sua intensa sofferenza psicologica. Morire a casa, dire addio ai propri cari, morire con serenità, sicurezza, certezza: queste sono le cose fondamentali. La medicalizzazione del fine vita trasferisce invece la decisione finale ad altre persone. Non vi è alcun motivo per “medicalizzare” la morte, es. con iniezioni letali. In tal modo si stressa il medico, si stressa il paziente. Nel trattamento per bocca il controllo e la responsabilità è invece della persona interessata, la dignità, la serenità e il tempo sono sue scelte, soltanto la fornitura del preparato viene fatta dal medico, tutto il resto spetta al richiedente (ho avuto modo di capire che ormai molti condividono questo punto di vista. Nei Paesi dove è legale aiutare a morire, i medici cominciano a rifiutarsi, a non sentirsela più. Per questo si sta andando verso la non medicalizzazione). Michael Irwin, tesoriere, è intervenuto per rilevare che i trattamenti orali potrebbero essere assunti da altre persone. Preferisce il modello svizzero.
- Faye Girsh ha riferito che già nell’anno 1998, sul modello Final Exit Network, hanno formato 29 volontari che lavorano sul territorio. Vanno nelle case, contattano i richiedenti e danno informazioni sui trattamenti non medicalizzati. Attualmente i volontari sono più di 100. Non forniscono supporto attivo, ma solo informazioni e, quindi, non sono perseguibili. Hanno un comitato medico con più di 10 anni di esperienza, che indica loro a chi possono fornire informazioni e quali informazioni dare,
- Neil Francis, candidato a Presidente, è intervenuto con videoproiezione, nel corso della quale ha dimostrato di avere una formazione tecnica di marketing. Propone di condividere le informazioni che provengono dalle varie fonti. Sul suo sito c’è un database di libri e pubblicazioni che parlano del fine vita a cui si possono attingere i relativi abstracts (per via del diritto d’autore). Sostiene che prima di un dibattito dobbiamo informarci di quanto ha scritto il nostro “avversario” per poter controbattere le sue affermazioni avendo già presente i pro e i contro delle sue argomentazioni. In questo modo di possono mettere in evidenza le falsità o mezze verità pilotate. Vuole condividere le informazioni con tutti.
Al termine del discorso di Neil Francis, Rob Jonquière ha dato la parola ai presenti.
La sottoscritta è intervenuta a nome di Libera Uscita sostenendo che per riuscire, in Paesi come l’Italia, ad ottenere un qualche successo, si rende necessario collegarsi con altre associazioni laiche, cosa che la nostra Associazione sta facendo, e condurre insieme una lotta comune per la libertà e i diritti civili dell’essere umano. Sono stata avvicinata da diversi delegati che mi hanno manifestato il loro accordo, tra cui il palliativista belga che ha ritenuto importante il nostro suggerimento.
16 GIUGNO 2012
CONVEGNO E VISITA A EXIT SVIZZERA
E’ stato un convegno di altissimo livello, sia per i relatori presenti che per i temi in discussione. Hanno partecipato magistrati, avvocati, medici, giornalisti, etc. Erano presenti centinaia di persone. Fuori la protesta è stata minima e costituita da tre persone che facevano volantinaggio. E’ emerso chiaramente come le società come Exit in pratica fanno azione preventiva in quanto consentono da un lato alle persone di parlare dei loro disagi con qualcuno che non li giudica né li critica, dall’altro danno tranquillità alle persone che ne hanno bisogno, in quanto consentono loro di sapere che, qualora si rendesse necessario, potranno chiedere di essere aiutati a morire. C’era anche un prete fantastico che ha portato tre esempi di come la prevenzione funzioni a calmare le ansie. Solo quando proprio non si può più farne a meno si decide di morire. Interessante un intervento in cui sono state riportate le statistiche dei suicidi in Svizzera (400/anno) che evidenzia la necessità di incentivare associazioni pronte all’ascolto dei disagi del prossimo, problemi che spesso vengono tenuti dentro, alimentando paure e angosce, mentre il semplice poterne parlare liberamente allevia la tensione e l’ansia.
Hanno parlato rappresentanti della società tedesca, tra cui un magistrato, che hanno discusso la loro legge, certamente molto indietro a quella svizzera. Straordinario il magistrato che ha detto con la maggior naturalezza che per la legge tedesca il consenso va chiesto solo quando il trattamento è utile, in caso contrario non lo si considera un trattamento e pertanto non è soggetto al consenso. Tutto si basa sul consenso informato e sulla qualificazione dell’atto medico come terapia. Ciononostante i medici non applicano questa norma e continuano ad avere atteggiamenti paternalistici e a praticare l’accanimento terapeutico anche contro il consenso dei pazienti.
Devo dire che è valsa la pena un viaggio di oltre cinque ore andata e cinque ritorno perché ho respirato aria fresca, menti pulite e in buona fede, assenza di ipocrisia.
Aspettiamoci un bel po’ di gente a Roma, sono tutti entusiasti sia per la città sia perché si va in casa Vaticano. Credo che il Presidente WF verrebbe volentieri: è un grande estimatore dell’Italia.
Rossana Cecchi

Il poster che segue è stato presentato al meeting da Libera Uscita: 


mercoledì 18 aprile 2012

Beniamino Deidda

Beniamino Deidda è il Procuratore capo di Firenze. Quaranta anni dopo l'interferenza del Procuratore Calamari sulla vicenda della parrocchia dell'Isolotto, riscatta la Magistratura fiorentina e ci incoraggia a sperare che il mondo attuale non è tutto nero come si dipinge. Certo non è quello rappresentato dai mass media. Sul finire della relazione riguardante il libro "L'Isolotto sotto processo" Manifesto ed. 2012 ci confessa come la sua carriera fu messa a rischio proprio da una sua partecipazione ad una assemblea dei parrocchiani dell'Isolotto. Guarda il video.
     Sintesi dell'intervento:


Il processo dell’Isolotto

Quella dell’Isolotto è stata un’esperienza che ha mostrato come ci si potesse sottrarre alla mediazione della gerarchia e dell’autorità; come ci si potesse organizzare e rivendicare gli spazi della propria libertà senza chiedere il permesso ai governi, ai cardinali, al potere e ai capi. E’ cominciata con l’esperienza dell’Isolotto – e ancora prima – una fase della vita democratica non ancora esplorata, nella quale il potere come tale non era più avvolto dal fascino che possiedono le cose indiscutibili. Per la prima volta nell’Italia repubblicana si sperimentava quanto fosse vera l’intuizione del Kelsen secondo cui l’idea di democrazia è inconciliabile con la figura del capo al quale si assegnano funzioni di rappresentanza del volere del popolo. Per la prima volta il popolo si riappropriava della sua sovranità e la esprimeva senza l’intermediazione del potere.
La comunità dell’Isolotto inoltre presentava un’altra caratteristica che la rendeva assai temibile per il potere costituito. Mentre altre esperienze più ideologizzate si ritagliavano per definizione uno spazio contrapposto ad altre forze ideologiche, quella dell’Isolotto non presentava un’evidente piattaforma ideologica: raccoglieva indifferentemente religiosi e laici, cattolici e atei, comunisti e democristiani di sinistra, radicali progressisti ed extraparlamentari. Si proponeva insomma di riunire tutti senza discriminazioni ideologiche in una comunità solidale intorno ad un progetto di rinnovamento religioso e sociale insieme.
Per intendere bene il senso dell’azione repressiva della Magistratura bisogna pensare che ci si trovava di fronte ad una società di credenti e non credenti che in modo autonomo si sostituiva alla società dei poteri costituiti, creando dal basso una comunione libera e non autoritaria. 
...il “reato” vero che la magistratura intendeva perseguire era la voglia e la maturità di partecipare alla vita religiosa politica e sociale. Vorrebbe dire in sostanza non cogliere il nesso strettissimo che correva tra quel tentativo di rinnovare la Chiesa e il suo rapporto con i fedeli e i movimenti di lotta e di liberazione che infiammavano tutto il mondo civile. Questa è stata la ragione vera per la quale la Magistratura si è intromessa in una questione che apparentemente non la riguardava: la contestazione dell’Isolotto non metteva in pericolo l’ordine pubblico, non dava luogo a manifestazioni di violenza, non attentava alla pace o alla tranquillità delle persone. Eppure il potere si sentiva in pericolo. Lo mostravano segni tradizionali ed inequivocabili: si muovono i fascisti; i giornali dei padroni sparano colonne di fuoco, i benpensanti scuotono il capo e dicono che così non si può andare avanti. Ecco perché la magistratura si intromette formulando imputazioni, a pensarci bene, grottesche: “istigazione a delinquere”. E chi veniva istigato? In quella comunità erano tutti istigatori. “Turbamento di funzione religiosa”. I teologi al tempo non fecero fatica a dire che l’unica funzione religiosa in atto era quella dei fedeli riuniti in preghiera in piazza. Imputazioni grottesche, dunque, che rispondevano ad una logica molto diversa da quella che sosteneva i due articoli del codice penale. Il senso vero lo colse padre Balducci quando scrisse: “tutti i regimi oppressivi, quale che sia la loro ideologia, sono sempre portati a prendere accordi con il clero...”. Da un lato l’autoritarismo della Curia aveva bisogno dell’aiuto dello Stato; dall’altro lo Stato con il suo braccio secolare correva in aiuto della Curia perché sentiva e sapeva che era in discussione anche l’autoritarismo dello Stato. 
...
La magistratura ha reagito all’esperienza dell’Isolotto come, immediatamente prima e immediatamente dopo, ha reagito ad altri fenomeni, magari meno clamorosi, che essa ha considerato “eversivi” dell’ordine costituito. Si pensava che il pericolo venisse dalle iniziative dal basso, dalle organizzazioni spontanee, dalle esperienze che incidevano sulle gerarchie del potere.
C’è stato un piccolo strascico della vicenda dell’Isolotto che riguarda chi vi parla.
L’episodio è noto dentro la magistratura ma sconosciuto all’opinione pubblica. Nei giorni in cui venivano rese note le imputazioni si era tenuta all’Isolotto un’assemblea alla quale avevo partecipato prendendo la parola. Pochi giorni dopo il Consiglio Giudiziario di Firenze aveva all’ordine del giorno la mia promozione a magistrato di Tribunale. Il Consiglio Giudiziario a maggioranza formulò parere negativo con una motivazione, come risulta dal verbale della seduta, che suonava sostanzialmente così: “non può continuare ad appartenere all’ordine giudiziario un magistrato che in una pubblica manifestazione prenda la parola per esprimere la propria solidarietà agli imputati”. Per fortuna il Consiglio Superiore della Magistratura, che doveva decidere sulla mia permanenza in carriera, fu di parere contrario, ritenendo che quell’episodio fosse né più né meno che la legittima manifestazione del pensiero, garantita dalla Costituzione. A sua volta il Procuratore Generale fiorentino, che a quell’epoca era Mario Calamari, rischiò il trasferimento da parte del Consiglio Superiore . E’ passato molto tempo, Magistratura Democratica esiste ancora ed è in buona salute, ma le contraddizioni non si sono ancora sopite. Il fatto che il giovane magistrato, che si voleva cacciare allora, sia poi diventato Procuratore Generale di Firenze è forse solo uno scherzo del destino oppure il frutto dell’astuzia della storia. Ma le contraddizioni rimangono tutte, sia pure in termini diversi.
Ed è questa in fondo la ragione per la quale della vicenda dell’Isolotto e del suo processo è necessario continuare a parlare per “contrastare la strategia dell’oblio” - come ha scritto nel suo bellissimo saggio Enzo Mazzi. “Non per esumare un cadavere, continuava Enzo, ma per dar vita al presente e al futuro attraverso la creatività della memoria”.
Beniamino Deidda biblioteca delle Oblate Firenze 22 marzo 2012

venerdì 18 novembre 2011

FINE VITA: DECIDERE CONSAPEVOLMENTE

QUINTA COMMISSIONE CONSILIARE - CONSULTA PER LA LAICITA’







La Consulta per la Laicità, presieduta dal Presidente della Vª Commissione Consiliare, Leonardo Bieber, ha il piacere di invitare la S.V. al convegno







FINE VITA: DECIDERE CONSAPEVOLMENTE







Testamento Biologico e Cure Palliative







MERCOLEDI’ 30 NOVEMBRE 2011 ORE 17.00







Palazzo Vecchio, Sala della Miniatura







Saluti







Leonardo Bieber, Presidente della Consulta per la Laicità







Interventi







Monica Toraldo di Francia, Docente di Bioetica, membro del Comitato Nazionale di Bioetica







Panoramica sulla legislazione attuale in materia in Italia e in Europa.







Piero Morino, direttore Unità Cure Palliative, Leniterapia hospice Convento delle Oblate, AS Firenze







La nascita, lo sviluppo e la realtà attuale delle Cure Palliative Domiciliari e in Hospice a Firenze







Nicoletta Bottin, Coordinatrice Infermieristica presso l’hospice di Prato e sul territorio







L’esperienza dell’hospice e le problematiche inerenti ad un’accoglienza personalizzata nel rispetto anche delle diverse culture di origine







Rossana Bartolozzi, Volontaria presso l’hospice di Via S. Felice a Ema







Resoconto di un’esperienza in corso nell’assistenza sia in hospice che a domicilio







Moderatrice







Paola Galli, componente della Consulta







Interventi del pubblico presente e repliche dei Relatori







Segreteria organizzativa: Antonella Barbieri Ufficio Consulte Tel. 055. 2768602







Nota quasi storica



A proposito di fine vita, Splinder, dominio italiano, addirittura fiorentino, chiuderà il 31 gennaio prossimo. Tutti fuori. In questi giorni trecentomila blogghisti stanno facendo la fila presso degli specialisti recuperanti per portare in salvo la mobilia, visto che la casa deve sparire: post, commenti, foto, links, video...E' una operazione di evacuazione di massa. E' il default italiano che si abbatte sul nostro campicello virtuale. 



Decidere consapevolmente: si fa di necessità virtù. Come profughi vietnamiti o cinesi ci rifugiamo in America. Ho provato con Wordpress, ma hanno cominciato a chieder soldi, insistendo sulla facilità dell'entrata, mentre non sialo riusciti, io e Simone tecnologico programmatore, a districarci nel labirinto. Son quindi finito su Google, il grande monopolio che s'è mangiato Youtube e che mi portò due anni fa all'azzeramento dei miei video, perché pretendevo di rimanere in  Youtube senza soggiacere all'account di Google. Morale: spariti tutti i miei video. son rientrato come schiavo sottomesso attraverso l'account Google e mi sono rifatta la mobilia video...Adesso padron Google forse accoglierà il mio trasferimento da Splinder-Dada fiorentina alla California. O forse finirò su IO-Bloggo. Come qui si vede il fine vita del mio Blog, forse non è il migliore, ma almeno è consapevole. 

La mia nuova casa o nuovo dominio. Mi trovi qui.


In chiaro: 

http://barbabianca-urbano.blogspot.com/

martedì 6 settembre 2011

Lo sciopero generale

6 settembre 2011

Lo sciopero di oggi ha una valenza di straordinaria intensità antropologica: intende fermare la china che porta al precipizio della svendita ai privati della sanità, della scuola, della "religiosità" insita in tutti noi, cioè del nostro corpo, cervello, "anima". Lo sciopero generale è la nostra arma vitale preventiva permanente contro l'arma letale della guerra preventiva permanente. A prescindere dalla sua riuscita dimostra l'intuito italiano che capisce il valore della posta in gioco. E' l'altra faccia della nostra Italia oggi piegata al berlusconismo. Una grande battaglia campale. Ciascuno di noi dovrà poter dire: - Io c'ero.

 Buona giornata, compagni di resistenza.

PS.

"Se la storia ha da essere creativa in modo da anticipare un possibile futuro senza negare il passato, essa dovrebbe, credo, mettere in evidenza nuove possibilità mettendo in luce quegli episodi del passato che sono stati tenuti nascosti, quando, anche se in brevi sprazzi, la gente dimostrò la sua capacità di resistere, di mettersi insieme, e qualche volta di saper vincere. Io suppongo, o forse solo spero, che il nostro futuro può essere trovato  nei fuggevoli momenti di sofferenza solidale del nostro passato piuttosto che nei suoi ininterrotti secoli di  guerre.." (Howard Zinn)

mercoledì 15 giugno 2011

La mia religione è libertà





(Mohamed Talbi)








Letto sull'aereo Tunisi-Roma domenica 12 giugno. L'ho cercato online ed eccolo qui. 



Conférence de Mohamed Talbi, islamologue et penseur







«Ma religion est liberté»


 




Esplicatio terminorum







Charia = legge islamica 







niqab = velo







foukaha = giudice interprete del diritto islamico






oulama = saggio interprete del messaggio coranico







hidaya = guida spirituale (ognuno la può trovare nel Corano)







balagh = messaggio coranico






  







«Je n’adhère à aucun parti. Et je ne sais même pas pour qui je vais voter dans quelques mois. En attendant je sais que ma religion est liberté !», s’exclame tout de go Mohamed Talbi* en attaquant avant-hier après-midi à Tunis, à l’hôtel Acropole, sa conférence sur «Liberté d’expression et de pensée et processus démocratique». Invité par le Parti démocratique progressiste (PDP), le vénérable petit homme de 91 ans, fervent musulman à la parole vive, percutante et rebelle par rapport au discours salafiste dominant, a été accueilli par une salle aux trois quarts remplie de femmes.

"Io non aderisco a nessun partito. E non so neppure per chi andrò a votare far qualche mese. Nell'attesa io so che la mai religione è libertà|", esclama con forza Mohamed Talbi iniziando ieri l'altro pomeriggio a Tunisi, all'hotel Acropole, la sua conferenza su "Libertà di espressione e di pensiero e processo democratico". Invitato dal Partito Democratico Progressista (PDP), il venerabile piccolo uomo di 91 anni, fervente mussulmano dalla parola viva, dirompente e ribelle in rapporto al discorso salafista dominante, è stato accolto da una sala per tre quarti piena di donne.

Le succès de Talbi auprès de la gent féminine s’explique-t-il par son message de modération et de modernité, de tolérance et de respect et surtout de sa remise en doute de la si épineuse question du voile et du niqab islamiques ? L’homme se révèle également un très fin communicateur, pédagogue, toujours la pensée alerte, maniant dans un parfait dosage langue arabe littéraire et dialecte tunisien. L’écouter est un… bonheur.







Il successo di Talbi con il mondo femminile si spiega col suo messaggio di moderazione e modernità, di tolleranza e rispetto e soprattutto della sua rimessa in discussione della spinosa questione del velo e del niqab islamici?  L'uomo si présenta ugualmente comme un finissimo comunicatore, pedagogo, sempre con un pensiero attento, maneggiando con un perfetto dosaggio lingua araba letteraria e dialetto tunisino. Ascoltarlo è un…godimento.

Voilà son credo : «L’Islam ne cible pas un pays, ni une région. Il s’adresse à tous les hommes, qu’ils soient chinois, australiens ou saoudiens. C’est une religion capable de s’adapter à tout lieu et à toute époque. D’où l’obligation d’actualiser le Balâgh (Message) coranique. La parole de Dieu n’est pas rigide parce que Dieu est vivant. Il dépasse de son éloquence tous les hommes, foukaha (jurisconsultes) et oulama, (savants) soient-ils. Il faut l’écouter Lui. La Charia, comme elle nous est parvenue, incarne une interprétation humaine de la parole divine. Elle peut convenir à une époque et pas à une autre. Il faut retourner à la lettre et à l’esprit du Coran. C’est là où tout musulman peut trouver la hidâya, une guidance spirituelle pour organiser sa vie au mieux. La Charia est un mot que l’on ne trouve nulle part dans le texte coranique, qui par contre cite 326 fois le terme hidâya sous ses diverses formes».

Ecco il suo credo: "L'Islam non circonscrive un paese, né una regione. Esso si rivolge a tutti glu uomini, sinon essi cinés, australiani o sauditi. E' una religions capace di adattarsi a ovni logo e ad ovni epoca. Da cui l'obbligo di attualizzare il Balagh (Messaggio) coranico. La parola di Dio non è rigida perché Dio è vivente. Egli sopravanza con la sua eloquenza tutti gli uomini, siano essi foukaha (esperti di diritto) e ouléma (saggi). Bisogna ascoltare Lui. La Charia, comme è arrivata a noi, incarna una interpretazione umana della parola divina. Può essere adatta ad un epoca e non ad un'altra. Bisogna ritornare alla lettera e allo spirito del Corano. E' lì che ogni mussulmano può trovare la Hidaya, una guida spirituale per organizzare al meglio la sua vita. Charia è una parola che non si trova in nessuna parte del testo coranico, che invece cita 328 volte il termine hidaya nelle sue diverse forme.






 







Indignez-vous !
Indignatevi!



Mohamed Talbi a probablement jeté un pavé dans la mare en persistant dans son affirmation que tous ceux qui s’arrogent le droit de se poser en intermédiaires entre Dieu et Ses créatures sont des «mécréants». Pourquoi ? Parce que les foukaha substituent au Coran, qui est liberté, la Charia, présentée par l’islamologue comme une «oppression». Ce docteur en histoire remonte le fil du temps pour expliquer la genèse de la perte de la liberté par les musulmans. Muni d’un texte écrit par un fakih andalou de retour de Bagdad au quatrième siècle de l’Hégire, qui raconte une conversation entre deux ulémas maghrébins scandalisés par ce qui se passait en Orient, où des cercles de la parole réunissaient Musulmans, Juifs, Chrétiens mais aussi manichéens et dualistes, Talbi ressuscite une vérité historique. Il continue en se référant aux descriptions citées dans le texte : «A chaque fois que l’un des intervenants à ces débats arrivait, tous d’imminents penseurs, paraît-il, les autres se levaient par respect…».

Mohamed Talbi ha probabilmente gettato una pietra nello stagno insistendo nella sua affermazione che tutti coloro che si arrogano il diritto di porsi come intermediari tra Dio e le sue créature sono dei "miscredenti". Perché? Perché i foukaha (giureconsulti) sostituiscono al Corano, che è libertà, la Charia, presentata dall'islamologo comme "oppressione".  Questo professore di storia riavvolge il filo del tempo per spiegare l'origine della perdita della libertà da parte dei mussulmani. Provvisto di un testo scritto da un fakih andaluso di ritorno da Bagdad nel quarto secolo dell'Egira, che riporta una conversazione tra due ulema magrebini scandalizzati per quello che stava succedendo in Oriente, dove alcuni circoli della parola riunivano Mussulmani, Giudei, Cristiani ma anche manichei e dualisti, Talbi fa riemergere una verità storica. Egli continua riferendosi alle descrizioni riportate nel testo: "Ogni volta che arrivavano a questi dibattiti dei nuovi personaggi, tutti di chiara fama, pare, gli altri si alzavano in piedi in segno di rispetto…"
Commentaire de l’islamologue : «Ceci se passait jusqu’au cinquième siècle dans notre région au moment où la civilisation musulmane était à son apogée. La confrontation intellectuelle est une richesse. Sans cette donnée essentielle il n’y a pas de progrès !».
Commento dell'islamologo: "Questo succedeva fino al quinto secolo nella nostra regione nel momento in cui la civilizzazione mussulmana era al suo apogeo. Il confronto intellettuale è una ricchezza. Senza questo dono essenziale non esiste progresso!".
Malheureusement, la guerre entre ces deux courants, l’un rationaliste et l’autre hyperconservateur, emboitant le pas au Salaf al-Sâlih (les vertueux anciens) qui ont existé en terre d’Islam, a abouti au triomphe des foukaha et leur doctrine liberticide. Commence alors l’âge de la décadence.
Sfortunatamente, la guerra tra le due correnti, quella razionalista e l'altra ultraconservatrice, impedendo il passo al Salaf al-salih (gli anziani saggi) che sono esistiti in terra di Islam, è finita col trionfo dei foukaha e della loro dottrina liberticida. Comincia allora l'epoca della decadenza.


«Comment dépasser la tutelle du fakih pour aboutir à l’autonomie du peuple sinon à travers la rupture avec la Charia ?», avance Mohamed Talbi, qui dénonce toute la duplicité du discours salafiste. Il poursuit sa réflexion : «Comment peut-on  prôner l’adhésion à la démocratie, à l’émancipation de la femme, à la défense du Code du statut personnel dans l’espace public alors qu’à la mosquée, on traite ces questions différemment ? Que dit Al Ghazali de la femme ? Son statut correspond, selon ce fakih, à celui de l’esclave. Elle ne peut sortir de chez elle qu’avec l’autorisation de son mari (voilée de la tête aux pieds d’un niqab taliban ou saoudien) ou en compagnie d’un parent avec qui elle ne peut se marier». Ce penseur qui fait une lecture vectorielle du Coran (traduction : chercher l’intentionnalité du texte, qui appelle, selon Talbi, à toujours plus de justice, d’égalité et de liberté) affirme qu’il ne parle point de «hijab», voile. Tout en poursuivant son idée fixe : «Que celles qui lisent les paroles de Dieu et y trouvent une invitation à se couvrir, le fassent. Je respecte également celles qui ne se couvrent pas. Je défendrai ardemment les unes et les autres».

"Come sottrarsi alla tutela del fakih per arrivare all'autonomia del popolo se non attraverso la rottura con la Charia?", iniste Mohamed Talbi, che denuncia tutta la doppiezza del discorso salafista. E prosegue nella sua riflessione:" Come si può inneggiare all'adesione alla democrazia, all'emancipazione della donna, alla difesa del Codice del rispetto della persona nello spazio pubblico quando nella moschea si trattano queste questioni in modo differente?  Che dice Al Ghazali della donna? Il suo statuto corrisponde, secondo questo fakih, a quello dello schiavo. La donna non può uscir di casa che con l'autorizzazione del marito (velata dalla testa ai piedi di un niqab talebano o saudita) oppure in compagnia di un parente  stretto col quale non si può maritare".  Questo pensatore che fa una lettura vettoriale del Corano (traduzione: cercare l'intenzionalità del testo, che richiama, secondo Talbi, a una sempre maggiore giustizia eguaglianza e libertà) afferma che esso non parla affatto di "hijab", velo. E continuando con la sua idea fissa: " Che quelle che leggono le parole di Dio e vi trovano un invito a coprirsi, lo facciano. Io apprezzo allo stesso modo quelle che non si coprono. Io difenderò ugualmente queste e quelle".



Mohamed Talbi, qui a longtemps souffert du système de censure imposé par Ben Ali, est probablement le précurseur d’une école tunisienne de réflexion sur l’Islam (on y compte déjà Youssef Seddik et Olfa Youssef). Le fil de la pensée islamique a été coupé il y a des siècles. La Révolution tunisienne, en affranchissant la parole, augure peut-être une nouvelle renaissance à un Islam des lumières…

Mohamed Talbi, che ha lungamente sofferto del sistema di censura imposto da Ben Ali, è probabilmente il precursore d'una scuola tunisina di riflessione sull'islam ( vi si contano già Seddik e Olfa Youssef). Il filo del pensiero islamico è stato tagliato da secoli. La Rivoluzione tunisina, liberando la parola, costituisce forse un augurio di nuovo rinascimento a un Islam illuminista…
(*
Auteur : Olfa Belhassine







Fonte: La presse de Tunisie, domenica 12 giugno, p.4







Traduzione, esplicatio terminorum e sottolineature di Barbabianca.  






 






 




domenica 29 maggio 2011

Testamento biologico

Cari amici,



il quotidiano "IL Riformista" ha pubblicato ieri, 28 maggio, la seguente "Lettera al Direttore", scritta dalla ns. Presidente nazionale prof.ssa Maria Laura Cattinari.




Al Direttore Emanuele Macaluso e alla collega Graziella Falconi il ringraziamento dell'intera associazione.



Giampietro Sestini







TESTAMENTO BIOLOGICO: QUEL TESTO CHE LIMITA LA LIBERTÀ SUL PROPRIO CORPO



Caro Direttore,



nei prossimi giorni è previsto il voto a Montecitorio sul ddl Calabrò, un disegno di legge che un autorevole giurista come Stefano Rodotà ha definito «ideologico, autoritario, menzognero, sgrammaticato e soprattutto incostituzionale».



Infatti con tale ddl le dichiarazioni anticipate di trattamento non saranno vincolanti per il medico, ma semplici desiderata dei pazienti e I'alimentazione e I'idratazione forzata saranno obbligatarie per tutti.



Una legge che né i medici né le società scientifiche in campo medico, né la stragrande maggioranza degli italiani vogliono.



Una legge che, se sarà approvata, obbligherà i medici a praticare terapie anche contro l'esplicita volontà dei loro assistiti, obbligandoli a vivere in uno stato di incoscienza, attaccati ad un sondino di Stato che avrebbero potuto rifiutare.



Tutto questo in nome della difesa della vita, del rispetto della dignità della persona e dell'alleanza terapeutica!



Una legge che ci farà scivolare ancor di più fuori dall'Europa dove, ad eccezione di Grecia e Portogallo, sulle cure di fine vita la scelta è nelle mani di ogni singola persona che questo diritto intenda esercitare.



Occorreva invece una legge che indicasse regole più semplici e meno onerose per il singolo e per la collettività a garanzia della volontà della persona e a tutela dei medici che quella volontà vogliono rispettare, una legge per poter esercitare questo diritto costituzionale senza dover ricorrere ai tribunali.



Se il Parlamento dovesse approvare la legge Calabrò, la società civile, che si è già attivata per istituire i registri comunali dei testamenti biologici, saprà reagire per modificarla attraverso il ricorso alla Corte Costituzionale, così come già ottenuto per la legge 40, oppure abrogarla ricorrendo al referendum.



A questo punto, come sostiene Veronesi, meglio nessuna legge che una cattiva legge.



Maria Laura Cattinari



Presidente LiberaUscita



Associazione nazionale laica e apartitica per il diritto di morire con dignità


















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martedì 1 marzo 2011

CRIMINI CONTRO L’UMANITA’

2004 - CRIMINI CONTRO L’UMANITA’
Da: associazioneliberauscita@hotmail.com
Inviato: giovedì 24 febbraio 2011 1.41.03
Il prof. Fausto Pocar, già presidente del Tribunale penale internazionale per i crimini nella ex Jugoslavia e membro del Tribunale internazionale per il Ruanda, ha affermato che “La giurisdizione della Corte internazionale di giustizia dell’Aja su crimini contro l’umanità si esercita per i crimini commessi in uno Stato che abbia ratificato lo Statuto di Roma” (v. l’Unità del 23 febbraio).
Poiché papa Ratzinger continua a scagliarsi contro l’uso del profilattico, della pillola del “giorno dopo”, dei contraccettivi in genere e del diritto a morire con dignità, col risultato di agevolare la diffusione dell’AIDS, di incrementare la “bomba demografica” che porterà alla desertificazione del pianeta Terra, di limitare il diritto universale alla autodeterminazione sul proprio corpo, e poiché papa Ratzinger risiede appunto a Roma, mi chiedo: è possibile denunciarlo alla Corte di giustizia dell’Aja per istigazione a crimini contro l’umanità?
Giampietro Sestini
Da Sergio Rovasio - sergio.rovasio@gmail.com
Inviato: giovedì 24 febbraio 2011 9.07.25
Penso di no perché come Capo di Stato estero che non ha ratificato il Tribunale Penale Internazionale la denuncia sarebbe archiviata.... Condividerei però l'idea di una denuncia come già feci insieme a Maurizio Turco nel 2007 alla Procura della Repubblica di Roma perché occorre denunciare pubblicamente dei crimini di cui si rende responsabile... La denuncia fu poi archiviata... Comunque questa è una notizia su una denuncia presentata recentemente:
«Papa Ratzinger denunciato alla Corte penale internazionale.
Berlino, 23.02.2011 - Due avvocati tedeschi hanno presentato una denuncia a carico di papa Ratzinger, per crimini contro l'umanità, presso la Corte penale internazionale dell'Aia. Si tratta di Christian Sailer e Gert-Joachim Hetzel, avvocati di Marktheidenfeld, una cittadina della Baviera, la stessa regione della Germania dove è nato il Papa.
La denuncia, di 51 pagine, datata 14 febbraio e indirizzata al procuratore della Corte - Luis Moreno-Ocampo - elenca tre accuse. Si tratta, secondo i legali, di "tre crimini mondiali che finora non sono stati denunciati solo perché... la tradizionale riverenza nei confronti della 'autorità ecclesiastica' ha coperto il senso di giusto e sbagliato".
La prima accusa, si legge nel documento, riguarda il "mantenimento e la leadership di un regime mondiale totalitario di coercizione, che sottomette i propri membri attraverso minacce terrificanti e pericolose per la salute".
La seconda è "l'adesione a un divieto mortale dell'uso di preservativi, anche quando esiste il pericolo di infezione dell'Hiv-Aids".
Infine, la terza accusa riguarda "la costituzione e il mantenimento di un sistema mondiale di copertura di crimini sessuali commessi da preti cattolici e il loro trattamento preferenziale, che aiuta sempre a nuovi crimini».
Sergio Rovasio
Da: Marco Accorti - sama@tosnet.it
Inviato: giovedì 24 febbraio 2011 10.25.48
L'idea è stimolante, ma la valutazione della praticabilità della denuncia va demandata a giuristi competenti.
ciao
Marco
Da: Vera Pegna - europa@uaar.it
Inviato: giovedì 24 febbraio 2011 11.19.34
L’idea è buona ma va preparata una documentazione abbondante e rigorosa.
Io sto raccogliendo le dichiarazioni denigratorie e insultanti verso i non credenti fatte dagli ultimi papi (quelle storiche si trovano già sul sito dell’uaar in “Dicono di noi”) per denunciare papa & co per incitamento all’odio.
Ogni segnalazione è benvenuta. Con amicizia,
Vera Pegna
Da: Maria Laura Cattinari - grazie-ra@tiscali.it
Inviato: giovedì 24 febbraio 2011 19.31.04
Ben detto inoltro all'UAAR.
Maria Laura
(Da "Il Punto", periodico online di Libera Uscita)

martedì 25 gennaio 2011

Piove sul Bagnasco




La gallina dalle uova d'oro







... mentre qualcuno si chiede a che cosa sia dovuta l’ingente mole di strumenti di  indagine (Bagnasco). 



Traduzione del Barba: Mentre qualcuno si chiede il perché di tanto accanimento terapeutico della magistratura.  La paura che il peccato diventi reato. Finché è peccato, no problem, ci pensiamo noi. Paura delle inchieste sullo IOR (la banca vaticana grande riciclatrice di peccati finanziari), paura della Cassazione che considera una barzelletta la dichiarazione del tribunale vaticano chiamato Sacra Rota che una coppia, sposata in chiesa,  vissuta insieme per una vita non si sia mai accorta che il matrimonio non esisteva, che non c'era mai stato. . E i processi ai sacerdoti per peccati dichiarati reati. Addio foro ecclesiastico. Bei tempi quando Tommaso Crudeli,  nobile compaesano poppese di Barbabianca, veniva messo agli arresti perché trovato in possesso del De rerum natura di Lucrezio e diffidato per la mancanza del certificato di confessione. Già, la confessione: quanti bambini e bambine ricevono lì l'educazione sessuale ad personam, mentre è disdicevole parlarne in pubblico a educatori, medici genitori e psicologi che offendono la fede, così come la offese Galileo quando volle guardare in faccia il mondo com'è, comprese le stelle. 







Oh, gallina gallinella, ma perché non vieni da noi; ti aiuteremo a trasformare i reati in peccati, li confesserai a noi nel segreto del confessionale e faremo la più bella festa alla pecoreìlona smarrita, anche a costo di ammazzare il lupo cattivo travestito come la nonna di cappuccetto rosso da Costituzione italiana. Perché da noi si fa più festa per uno come te che per mille come loro. Che tu ti converta viva e continui a fare tante uova d'oro!  Capito on. Casini?



 



Nota

Testo del discorso di Bagnasco:
Si moltiplicano notizie che riferiscono di comportamenti contrari al pubblico decoro e si esibiscono squarci – veri o presunti – di stili non compatibili con la sobrietà e la correttezza, mentre qualcuno si chiede a che cosa sia dovuta l’ingente mole di strumenti di  indagine. In tale modo, passando da una situazione abnorme all’altra, è l’equilibrio generale che ne risente in maniera progressiva, nonché l’immagine generale del Paese. 



 



 



Flash back letterario

(sette secoli fa)



La gallina dalle uova d'oro e la grande escort vaticana

Di voi pastor s'accorse il Vangelista,


quando colei che siede sopra l'acque



puttaneggiar coi regi a lui fu vista;



Fatto v'avete dio d'oro e d'argento;

e che altro è da voi a l'idolatre,

se non ch'elli uno, e voi ne orate cento?



Inferno XIX







 












lunedì 3 gennaio 2011

Tantum religio potuit suadere malorum


“Inutile fare poesia sui diritti se si rimane silenziosi e

indifferenti di fronte a questi abusi “,  così  scrive l’On

Sandro Gozi sul suo profilo facebook, commentando la lettera che

ancora qui sotto riportiamo. La denuncia della signora Gaia, del

trattamento subito in un momento cosi delicato della vita


 


 



 


 


 

1893 - LA MANCANZA DI UMANITA’ NEGLI OSPEDALI - DI CORRADO AUGIAS

da: la Repubblica di domenica 12 dicembre 2010

Caro Augias, giorni fa, dopo I’ecografia alla ventesima settimana ci viene comunicato che il bambino, desiderato, è affetto da danni al sistema cerebro-spinale “incompatibili con la vita”. Può immaginare lo shock ed il dolore. Dopo due giornate angosciose - tutti che facevano le condoglianze mentre lui era ancora vivo entro di me - vengo ricoverata per essere sottoposta a stimolazioni volte a favorire il travaglio ed il parto. Inizia il mio incubo e quello della mia famiglia.

Nella struttura tutti gli operatori di ginecologia si dichiarano “obiettori di coscienza”, tranne due medici e un'ostetrica. Se mancano loro, gli altri si astengono da qualsiasi azione. Rispetto le convinzioni altrui e sono fondamentalmente religiosa. Quindi capisco alcune delle motivazioni; non però che questa scelta sconfini nel negare ogni assistenza. Dalla data del ricovero, nessuno dei presunti "obiettori” mi ha rivolto la parola, se non per dirmi che non potevo fare la Comunione, che non avrei potuto battezzare il bambino perché frutto di un aborto {anche se vorrei capire che cosa c'entra il bambino nella mia decisione, peraìtro indicata dai medici), che dovevo solo aspettare i medici non obiettori.

Quando il travaglio è partito i medici non obiettori non c’erano. Quando la frequenza e intensità delle contrazioni è aumentata ho chiesto a mia madre di chiamare qualcuno. Si sono rifiutati finché mia madre non ha alzato la voce, minacciando denunce penali per mancata assistenza. Finalmente arriva un'ostetrica nella mia stanza, mi visita in malo modo e mi comunica, infastidita che sono ancora a due centimetri di dilatazione. Dieci minuti dopo il mio piccolo Alessandro nasceva, nel letto della camera, davanti a mio marito, mia madre, i miei suoceri e la compagna di stanza sotto shock.

Sono confusa e scioccata, piango, li sento parlare di formaldeide, di inceneritore, di scarti organici, e mi sento dire che mi stanno facendo un favore a ripulirmi, perche avrebbero dovuto attendere il medico non obiettore. Grido che sono anch'io un essere umano, che ho solo voluto salvare il mio bambino dalla sofferenza e che il loro mestiere dovrebbe essere di cura ed assistenza, non di giudizio e condanna. Dico anche che scriverò le pene che ho dovuto passare. Di colpo diventano più gentili, finalmente mi mandano a casa.

Chiedo: se I'obiezione di coscienza è una questione morale, non è immorale abbandonare una donna ad affrontare tutto da sola sopportando angherie e umiliazioni?

Gaia Garata - Lecce

Risponde Corrado Augias

Ho dovuto tagliare parte della lettera con altri particolari umanamente deplorevoli. Nessun medico fa volentieri aborti anche perché non aiuta la carriera. Da qui a trattare una donna infelice in questo modo c'è di mezzo non la professione ma l'umanità. Nessun precetto, nessun fanatismo religioso giustifica la sua mancanza in un ospedale

martedì 21 dicembre 2010

A perpetua memoria II


Kulturkampf

La devastazione ambientale della Campania operata dalla 'ndrangheta rende bene, a mio modesto avviso, la devastazione culturale operata dalla 'ndrangheta vaticana sul corpo vivo dell'Italia costituzionale: la campania felix dei Romani, la più bella Costituzione del mondo ridotte ad una immensa cloaca di veleni prodotti da una discarica abusiva e fuori controllo. Una specie di Cernobil.

Quelli che seguono sono gli antenati, neppure tanto lontani, della classe di governo che si ostina a non voler lasciarci morire in pace. Perché la grida governativa sugli stati vegetativi è destinata a bollare per un certo periodo storico a venire il periodo berlusconiano che ha fatto vivere la patria dell'Umanesimo e del Rinascimento sotto la cappa del sopradetto inquinamento culturale Vaticano.  Il mio vuole essere un discorso in positivo, perché dimostra che la lotta e resistenza paga; Oggi i sanfedisti possono gridare con la voce chioccia "Englaro assassino e untore", ma non altro. E noi li possiamo mettere alla gogna, tutti i sostenitori di questi ultimi governi. Questa è una destra che si sta decomponendo a vista d'occhio come il ritratto di Dorian Gray. Il bello è che il Vaticano vuole proprio questo tipo di destra e, in questo momento, sta forzando il movimento che gira intorno a Pierferdinando Casini per aggiungersi ai compattatori d'immondizia non trattata che portano il loro carico nella grande discarica d'Italia. Una storia infame, come la colonna che segue:








Hic . vbi . hæc . area . patens . est



svrgebat . olim . tonstrina



 io . iacobi . moræ



qvi . facta . cvm . gvglielmo. platea pvbl . sanit . commissario



et . cvm . aliis . conspiratione



dvm . pestis . atrox . sæviret



lethiferis . vngventis . hvc . et . illvc . aspersis



plvres . ad . diram . mortem . compvlit



Hos . igitvr . ambos . hostes . patriæ . ivdicatos



excelso . in . plavstro



candenti . privs . vellicatos . forcipe



et . dextera . mvlctatos . manv



rota . infringi



rotæqve . intextos . post . horas . sex . ivgvlari



combvri . deinde



ac . ne . qvid . tam . scelestorvm . hominvm reliqvi . sit



pvblicatis . bonis



cineres . in . flvmen . pro iici



senatvs . ivssit



cv ivs . rei . memoria . æterna . vt . sit



hanc . domvm . sceleris . officinam



solo . æqvari



ac . nvnqvam . in postervm . refici



et . erigi . colvmnam



qvæ . vocetvr . infamis



edem ordo mandavit



Procvl . hinc . procvl . ergo



boni . cives



ne . vos . inpoelix . infame . solvm



commacvlet



mdcxxx . kal . avgvsti







È il 21 giugno del 1630, una giornata di pioggia a Milano, dove, nei pressi della contrada della Vetra, Caterina Rosa e Ottavia Boni, due comari affacciate alla finestra già di primo mattino, notano un uomo coperto da un mantello nero con il cappello calato sul viso, camminare rasente una casa strofinando la mano destra contro il muro. Allontanatosi, le due donne si precipitano in strada per controllare i segni che, secondo loro, l’uomo ha lasciato sul muro e vedono, o credono di vedere, delle macchie di colore giallo. È allarme. La parte unta viene subito bruciata e coperta di calce. Il Capitano di giustizia, chiamato sul luogo per esaminarlo, conferma i timori della gente, scorgendo dei segni di unto, nonostante il muro fosse stato prontamente bruciato prima e imbiancato poi.



All’untore vengono presto dati un volto e un nome: si tratta di Guglielmo Piazza, commissario della sanità, che viene subito arrestato con l’accusa di aver sparso dell’unguento pestifero. Interrogato, l’uomo nega di essere coinvolto nell’accaduto, ma, dopo essere stato sottoposto alla tortura della corda (appeso, cioè, ad una fune con le mani legate dietro la schiena e lasciato, poi, cadere di colpo), rasato, purgato e cambiato di abiti, per il timore che potesse nascondere un amuleto in grado di proteggerlo dal dolore delle pene inflittegli, non solo confessa, ma fa anche, o meglio inventa, su promessa di impunità, il nome di un complice.



Lo sfortunato altri non è che il suo barbiere, tal Giangiacomo Mora, a cui proprio pochi giorni prima dell’accaduto, aveva chiesto di mettergli da parte un vasetto di olio curativo contro la peste. Dopo un’attenta perquisizione della sua bottega, che la presenza di alambicchi e fornelli induce gli esaminatori a considerare una vera e propria fabbrica di veleni, il barbiere viene arrestato e interrogato e, dichiaratosi estraneo ai fatti, viene torturato.



Ciò che lo attende è la legatura della canapa, ovvero una matassa con la quale si avvolge una mano e che viene girata fino a slogare il polso, tanto che questi finisce per ripiegarsi sul braccio stesso. Confessa, ma poi, cessato lo strazio, ritratta; sottoposto di nuovo al supplizio, tra grida di dolore e spasimi, ammette ciò che gli esaminatori sostenevano avesse fatto. Questa scena si ripete per giorni, finché il Piazza non fa il nome di una terza persona: Don Giovanni Gaetano Padilla, nobile spagnolo denunciato come l’ideatore del crimine. Al Mora viene chiesto di confermare la responsabilità di quest’ultimo personaggio nei fatti accaduti ed egli acconsente, ormai stremato dai tormenti della tortura (il Padilla fu poi assolto in virtù del suo rango).



Una sentenza del 27 luglio condanna a morte sia il Piazza che il Mora, nonostante le dubbie confessioni dei due, le continue e ripetute smentite del barbiere e l’assenza di una benché minima prova. Entrambi furono caricati su di un carro che li portò, prima, nel luogo che il Piazza aveva infettato, poi, davanti alla bottega del Mora, dove fu tagliata loro la mano destra e rotta l’ossatura; in seguito furono posti sulla ruota, i loro cadaveri bruciati e le ceneri gettate nel fiume. La casa del Mora fu demolita e al suo posto eretta una colonna, detta infame, e una lapide che recava la descrizione dei fatti accaduti, a memoria della giustizia compiuta nei confronti dei due principali imputati dell’epidemia di peste che si diffuse quell’anno a Milano.



La fonte



 




domenica 19 dicembre 2010

A perpetua memoria




Una giornata particolare










gli stati generali














gli stati confusionali














gli stati convenzionali














gli stati inesistenti














gli stati permanenti














gli stati assatanati














gli stati indebitati














gli stati demenziali














gli stati equinoziali














gli stati equatoriali














gli stati allagati 














gli stati bombardati














gli stati sommersi 














gli stati dispersi














gli stati induttivi














gli stati consuntivi














gli stati vegetativi














la giornata degli stati vegetativi














la giornata degli stati vegetativi permanenti














la giornata degli stati vegetativi permanenti a oltranza














la giornata degli stati vegetativi permanenti a oltranza e contro volontà














la giornata degli stati vegetativi permenti a oltranza e contro volontà con la festa di tubi cannule alambicchi attaccati alle vene 














la giornata degli stati vegetativi permenti a oltranza e contro volontà con la festa di tubi cannule alambicchi attaccati alle vene nel parco delle cascine di Firenze














la giornata degli stati vegetativi permanenti a oltranza e contro volontà con la festa di tubi cannule alambicchi attaccati alle vene dal parco delle cascine di Firenze  fino al duomo 














la giornata degli stati vegetativi permanenti a oltranza e contro volontà con la festa di tubi cannule alambicchi attaccati alle vene dal parco delle cascine di Firenze  fino al duomo con partecipazione straordinaria del carroccio milanese della Lega










la giornata degli stati vegetativi permanenti a oltranza e contro volontà con la festa di tubi cannule alambicchi attaccati alle vene dal parco delle cascine di Firenze  fino al duomo con partecipazione straordinaria del carroccio milanese della Lega e con trasferimento dello stesso, via autostrada, da Firenze a Piazza S.Pietro con benedizione  zombi e orbi










la giornata degli stati vegetativi permanenti a oltranza e contro volontà con la festa di tubi cannule alambicchi attaccati alle vene dal parco delle cascine di Firenze  fino al duomo con partecipazione straordinaria del carroccio milanese della Lega  con trasferimento del carroccio via autostrada da Firenze a Piazza S.Pietro con benedizione  zombi e orbi alla presenza, in effigie di gloria,  dei morti di eutanasia permanente patriottica rappresentati, nella circostanza, dal popolo coglione risparmiato dal cannone non sapendo che la guerra è un gran giro di quattrini che prepara le risorse pe' li ladri de le borse.






A perpetua memoria della giornata più straordinaria mai uscita dalla fantasia dell'armata brancaleone che andò sotto il nome di armata berluscolegaiola.










La grida governativa (detta "La Rochelle")



9 febbraio 2011 Giornata nazionale degli stati vegetativi



 Il Consiglio dei Ministri ha approvato su proposta del Ministro della Salute la direttiva che indice  per il 9 febbraio 2011 la Giornata nazionale degli Stati vegetativi. In merito alla decisione il Sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella dichiara:



 “E’ molto importante, in particolare in questo momento di acceso dibattito, che dal prossimo anno il 9 febbraio sia la Giornata Nazionale degli Stati Vegetativi. A volerla fortemente sono state le associazioni dei familiari delle persone che vivono in questa condizione, che hanno lavorato al Libro Bianco del Ministero della Salute. Questa data ricorda a tutti noi l’anniversario della morte di Eluana Englaro, una ragazza affetta da disabilità grave la cui vita è stata interrotta per decisione della magistratura. Con questa giornata il ricordo di Eluana non sarà più una memoria che divide ma un momento di condivisione per un obiettivo che ci unisce tutti. Da oggi sarà un’occasione preziosa in più per ricordare a tutti noi quanto è degna l’esistenza di tutti coloro che vivono in stato vegetativo e non hanno voce per raccontare il loro attaccamento alla vita. Questa giornata sarà anche un appuntamento per fare il punto scientifico su tutte le scoperte su queste situazioni di cui sappiamo ancora troppo poco. E potrà rappresentare una finestra di visibilità per queste persone e le famiglie che le accudiscono amorevolmente, troppo spesso coscientemente accantonate dai media che si rivolgono al grande pubblico, come ha dimostrato la recente vicenda della trasmissione Vieni via con me.







Redazione salute.gov.it - Comunicato stampa n. 382 del 26 novembre 2010




Divagazione di Paola Galli



Gli stati vegetativi



Belli gli stati vegetativi:

non sono mobili

non son creativi

ma sono tanto contemplativi!



Intorno al corpo fervor di cure

i tubicini, le lavature

 la sonda gastrica - che bel garbuglio-

ti va assorbire quel brutto intruglio.

Tanti infermieri

tanti dottori

niente paure

niente tremori

Nessuna vita dei sentimenti

ma un gran lavoro di stiramenti

quando ti lavano da capo a piedi.

 

Ma tu non pensi

e niente vedi

non trovi nulla che sia umano

neppure il tocco di quella mano.

non sai niente di quanto succede

lo sa lui che tutto vede!



Ma quel che conta -

qualcuno dice,

restare a lungo vegetativo;

che bello stato contemplativo!



mai e poi mai,

l'avevo detto,

e pure scritto,

fare il cadavere dentro ad un letto.

Quando la vita è ormai finita

ti riman solo la dignità.

M'han fatto perdere la partita,

però vi dico: tempo verrà...