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lunedì 28 aprile 2014

Oggi Giovanni Paolo II è santo e non riesco a conciliare la mia idea di santità con la sua figura.

 Sulla riflessione di don Farinella e diffusa ieri, si riporta qui sotto il commento del ns. socio onorario Alessandro Battisti.
Altri commenti saranno ben accetti e pubblicati.
LiberaUscita

Parlo da laico ma con molto rispetto per la religione e immerso da sempre in quel conflitto tra fede e ragione che pone tante domande e riceve poche risposte.
Oggi Giovanni  Paolo II è santo e non riesco a conciliare la mia idea di santità con la sua figura. Grande comunicatore, grande evangelizzatore, uomo che ha emanato sempre una grande umanità di uomo fattosi Pastore di anime. Ma non riesco per questo a dimenticare alcuni fatti del suo apostolato  che mal si conciliano con l’idea di santità che un laico può avere.
Giovanni  Paolo II è stato il Papa che si è sempre opposto alla concessione dell’eucarestia ai divorziati creando conflitti umani e sofferenze a tanti credenti divorziati e allontanando dalla chiesa i tanti nutriti di dubbi.
Ha sì condannato la pena di morte affermando però, al contrario del vero, che era cosa ormai ridotta a pochi casi.
Ha condotto una battaglia politica perché nella fallita emanazione della costituzione europea fosse evidente la natura cristiano-cattolica del continente europeo.
Ha ricevuto, con tutti gli onori riconosciuti a un capo di Stato, un feroce assassino come Pinochet, mai una parola sulla tragedia dei desaparecidos ma anzi ha nominato cardinale quel Pio laghi così compromesso con la dittatura.
Si è servito di Marcinkus e di Calvi attraverso lo IOR per fare politica nei paesi dell’Est.
Mai una parola sulla tragedia dei preti pedofili.
Ha fermamente combattuto la contraccezione provocando danni epocali in Africa (AIDS) e in America Latina. Ha usato la parola “ideologia del male“ a proposito di ogni ipotesi contraccettiva.
Si è battuto contro la teologia della liberazione ritenendola una propagazione di teorie marxiste e mai una parola contro il feroce assassinio di Padre Romero.
Sulla sessualità in generale ha sempre avuto posizioni più che conservatrici  arrivando a scrivere ai vescovi, in una lettera del 1 ottobre 1986, che l’omosessualità era vicina alla malattia e comunque origine di un malessere morale e materiale. 
I c.d preti di frontiera in Africa e in America latina hanno dovuto avere spesso comportamenti molto diversi contravvenendo alle tesi del Papa per essere vicini alle popolazioni locali.
Mai una parola di dialogo sul problema di fine vita che tanto dolore e tante sofferenze provoca.
Non mi permetto di giudicare il processo di canonizzazione che riguarda la Chiesa cattolica e che ha procedure, formalità e contenuti che non conosco ma cerco di interpretare lo spirito di tanti che ammirano la figura di Cristo, che assimilano la santità alla figura di San Francesco e che poco riconoscono questa santità nella figura di Giovanni  Paolo II.
Oggi è una giornata di manifestazione mediatica inimmaginabile che sembra avere le caratteristiche di una operazione di marketing ma che, credo, lasci dubbiose  tante persone in buona fede e che vedono il vangelo molto lontano da tutto ciò.
Alessandro Battisti
LiberaUscita
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domenica 27 aprile 2014

Roncalli e Wojtyła santi: un enorme ossimoro


Leggiamo su micromega.online di oggi la seguente riflessione di don Paolo Farinella, parroco della chiesa S. Maria Immacolata e San Torpete nel centro storico di Genova.
Avesse ragione lui?
Roncalli e Wojtyła santi: un enorme ossimoro
«Santo subito», gridava lo striscione a caratteri cubitali al quadrato che emergeva sulle teste della folla, il giorno del funerale di papa Giovanni Paolo II, il 5 aprile del 2005. «È morto un santo» disse la folla di credenti, non credenti e agnostici che gremivano piazza san Pietro il 3 giugno del 1963 alla morte di papa Giovanni XXIII. La differenza tra i due sta tutta qua: il polacco deve essere dichiarato «santo», il bergamasco lo è sempre stato senza bisogno di dimostrarlo.
Chi ha avuto l’idea di abbinare nello stesso giorno i due papi per la proclamazione della santità ufficiale, è stato un genio del maligno. Mettere insieme il papa del concilio Vaticano II e quello che scientemente e scientificamente l’ha abolito, svuotandolo di ogni residuo di vita, è il massimo del sadismo religioso, una nuova forma di tortura teologica. La curia romana della Chiesa cattolica, che Francesco non ha ancora scalfito, se non in minima parte, è riuscita ancora nel suo intento, imponendo al nuovo papa un calendario e una manifestazione politica che è più importante di qualsiasi altro gesto o dichiarazione ufficiale. La vendetta curiale è servita sempre fredda.
Il Vaticano sotto il papa polacco si trasformò in «santificio» fuori di ogni controllo e contro ogni decenza: più di mille santi e beati sono stati dichiarati da Giovanni Paolo II, superando da solo la somma di tutti i papi del II millennio. Un’orgia di santi e beati che annoverano figure dubbie o equivoche come Escrivá de Balaguer, padre Pio, Madre Teresa, per limitarci solo a tre nomi conosciuti e che ne escludono altre come il vescovo Óscar Arnulfo Romero, lasciato solo e isolato, offerto allo squadrone della morte del governo del Salvador che lo ammazzò senza problema.
Papa Giovanni XXIII non ha avuto fortuna da morto. Il 3 settembre dell’anno giubilare 2000 è stato dichiarato beato insieme a Pio IX, il papa del concilio Vaticano I, il papa che impose al concilio la dichiarazione sull’infallibilità pontificia, il papa del caso Mortara, il papa del «Sillabo», il papa che in quanto sovrano temporale faceva ammazzare i detenuti politici perché combattevano contro il «papa re». Il mite Roncalli, storico di professione, fu – perché lo era nel profondo – pastore e prete, il papa del Vaticano II che disse il contrario di quanto Pio IX aveva dichiarato e condannato in materia di coscienza, di libertà e di dignità: il primo s’identificava con la Chiesa, il secondo stimolava la Chiesa tutta a cercare Dio nella storia e nella vita. Accomunarli insieme aveva un solo significato: esaltare il potere temporale di Pio IX e ridimensionare il servizio pastorale di Giovanni XXIII. Un sistema di contrappeso: se avessero fatto beato solo Pio IX, probabilmente piazza san Pietro sarebbe stata vuota; papa Giovanni, al contrario, con il suo appeal ancora vivo e vegeto, la riempiva per tutti e due.
A distanza di quattordici anni, per la dichiarazione di santità, papa Giovanni si trova accomunato di nuovo con un altro papa agli antipodi dei suoi metodi e del suo pensiero, con Giovanni Paolo II, re di Polonia, Imperatore della Chiesa cattolica, idolo dei reazionari dichiarati e di quelli travestiti da innovatori. Wojtyła fu «Giano bifronte» nel bene e nel male. Nel bene, fu un papa con un carisma umano eccezionale perché aveva un rapporto con le persone che oserei definire «carnale»; non era finto e quando abbracciava, abbracciava in maniera vera, fisica. Diede della persona del papa un’immagine umana, carica di sentimenti e così facendo demitizzò il papato, accostandolo al mondo e alle persone reali. Fu un uomo vero e questo nessuno può negarglielo.
Come papa e quindi come guida della teologia ufficiale, come modello di pensiero e di prassi teologica fu un disastro, forse il papa peggiore dell’intero secondo millennio. Mise la Chiesa nelle mani delle nuove sètte che s’impadronirono di essa e la trasformarono in un campo di battaglie per bande. Gli scandali, scoppiati nel pontificato di Benedetto XVI, il papa insussistente, ebbero tutti origine nel lungo pontificato di Giovanni Paolo II, che ebbe la colpa di non rendersi conto che le persone di cui si era circondato, lo usavano per fini ignobili, corruzione compresa. Durante il suo pontificato, uccise i teologi della liberazione in America Latina, decapitò le Comunità di Base che vedeva come fumo negli occhi, estromise santi, ma in compenso nominò vescovi omologati e cardinali dal pensiero presocratico, più dediti a tramare che a pregare.
Il suo pontificato fu un ritorno di corsa verso il passato, ma lasciando le apparenze della modernità per confondere le acque, eclissò e tolse dall’agenda della Chiesa il Concilio Vaticano II e la sua attuazione, vanificando così i timidi sforzi di Paolo VI, il papa Amleto che non sapeva – o non volle? – nuotare, preferendo restare in mezzo al guado, né carne né pesce e lasciando al suo successore, il papa polacco – papa Luciani fu una meteora senza traccia visibile – la possibilità del colpo di grazia, ritardando il cammino della Chiesa che volle somigliante a sé e non a Cristo.
Il cardinale Carlo Maria Martini, interrogato al processo di santificazione, disse con il suo tatto e il suo stile, che sarebbe stato meglio non procedere alla santificazione di Giovanni Paolo II, lasciando alla storia la valutazione del suo operato che, con qualche luce, è pieno di ombre. Il cardinale disse che non fu oculato nella scelta di molti suoi collaboratori, ai quali, di fatto, delegò la gestione della Chiesa e questi ne approfittarono per fare i propri e spesso sporchi interessi. Per sé il papa scelse la «geopolitica»: fu padre e promotore di Solidarność, il sindacato polacco che scardinò il sistema sovietico e che Giovanni Paolo finanziò sottobanco, facendo alleanze, moralmente illecite: Comunione e Liberazione, l’Opus Dei e i Legionari di Cristo (e tanti altri) furono tra i principali finanziatori e sostenitori della politica papale, in cambio ebbero riconoscimento, santi propri e anche condoni morali come il fondatore dei Legionari, padre Marcial Maciel Degollado, stupratore, drogato, donnaiolo, puttaniere, sulle cui malefatte il papa non solo passò sopra, ma arrivò persino a proporre questo ignobile figuro di depravazione «modello per i giovani».
In compenso ricevette una sola volta mons. Romero, dopo una lotta titanica di questi per parlare con lui ed esporgli le prove delle violenze e degli assassinii che il governo salvadoregno ordinava tra il popolo e i suoi preti. Il papa non lo ascoltò nemmeno, ma davanti alla foto dello sfigurato prete padre Rutilio, segretario di mons. Romero, assassinato senza pietà e con violenza inaudita, il papa invitò il vescovo a ridimensionarsi e ad andare d’accordo con il governo. Il vescovo, racconta lui stesso, capì che al papa nulla interessava della verità, ma solo gl’importava di non disturbare il governo. Raccolse le sue foto e le sue prove e tornò piangendo in patria, dove fu assassinato mentre celebrava la Messa. No, non può essere santo chi ha fatto questo.
Papa Wojtyła ha esaltato lo spirito militare e militarista, vanificando l’enciclica «Pacem in Terris» di papa Roncalli. Con la costituzione pastorale «Spirituali Militum Curae» del 21 aprile 1986 fonda le diocesi militari e i seminari militari e la teologia militare e la formazione di preti militari che devono «provvedere con lodevole sollecitudine e in modo proporzionato alle varie esigenze, alla cura spirituale dei militari» che «costituiscono un determinato ceto sociale “per le peculiari condizioni della loro vita”». In altre parole la Chiesa assiste «spiritualmente» chi va in nome della pace ad ammazzare gli altri, con professionalità e «in peculiari condizioni». Passi che fuori dell’accampamento ci sia un prete con indosso la stola viola, pronto a confessare e a convertire alla obiezione di coscienza, ma che addirittura i preti e i vescovi debbano essere «soldati tra i soldati», con le stellette sugli abiti liturgici, funzionari del ministero della guerra, è troppo e ne avanza per fare pensare che la dichiarazione di santità si può rimandare a tempi migliori.
Il pontificato di Giovanni Paolo II ha bloccato la Chiesa, l’ha degenerata, l’ha fatta sprofondare in un abisso di desolazione e di guerre fratricide, esasperando il culto della personalità del papa che divenne con lui, idolo pagano e necessario alle folle assetate di religione, ma digiune di fede. La gerarchia e la curia alimentarono codesto culto che più si esaltava più permetteva alle bande vaticane di sbranarsi in vista della divisioni delle vesti di Cristo come bottino di potere, condiviso con corrotti e corruttori, miscredenti e amorali. La storia del ventennio berlusconista ne è prova sufficientemente laida per fare rabbrividire i vivi e i morti di oggi, di ieri e di domani.
Avremmo preferito che papa Francesco avesse avuto il coraggio di sospendere questa sceneggiata, ma se non l’ha fatto, è segno che si rende conto che la lotta dentro le mura leonine è solo all’inizio e lui, da vecchio gesuita, è determinato, ma è anche cauto e prudente. Il 27 aprile, dopo avere chiesto scusa a papa Giovanni, io celebrerò l’Eucaristia, chiedendo a Dio che ci liberi dai vitelli d’oro e di metallo, anche se portano il nome di un papa.
Quel giorno pregherò per tutte le vittime, colpite da Giovanni Paolo II direttamente o per mano del suo esecutore, il card. Joseph Ratzinger, che, da suo successore, perfezionò e completò l’opera come papa Benedetto XVI.
Don Paolo Farinella

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mercoledì 13 febbraio 2013

Dimissioni di un Papa, fine di un'epoca?

Non avevo mai apprezzato l'ostinazione del papa polacco a voler rimanere alla finestra anche da moribondo. L'avevo giudicato ostinato esibizionismo, compiacimento teatrale, non un servizio alla grande organizzazione ecclesiale vista nel suo aspetto amministrativo, dogmatico e pastorale. Carol ora è "beato" per delibera di decretale e non sarà questa mia affermazione a togliergli la beatitudine.
Per questo mi è piaciuta la mossa di papa Ratzinger, anche se un po' tardiva. Una semplice decisione di buon senso o di senso obbligato. Mi divertono le espressioni variamente dipinte di grandi e piccini, saggi e sempliciotti, politici, giornalisti e cattedratici...Non mi meraviglia lo sconcerto di tante anime pie, nutrite di quella fede che trovo ben illustrata nella pagine finali di un libro scritto da un mio conoscente ed amico e che qui ripropongo:

 Perché davvero qui gli aspetti appena segnalati segnano con nettezza lo spartiacque fra la religiosità del credente nel Basso Medio Evo e quella nuova che va modellandosi sulle prescrizioni tridentine.  Ai cristiani di quel tempo è estranea infatti la sacralizzazione della  figura papale, che copre con la sua imponenza come una cupola la  Chiesa post-tridentina. Un uomo di fede come Dante, ad esempio, non esita a scaraventare all'Inferno ben cinque papi, cosa sconvolgente ed inconcepibile per il cattolico medio moderno, compreso quello contemporaneo inchiodato ad una ferrea idolatria papale. Forse perche tutti i papi moderni, da Pio IX in poi sono tutti santi e degni del Paradiso, mentre la perversione si concentra interamente in quelli del passato?
Forse che la Chiesa moderna e contemporanea rimane del tutto estranea agli appetiti terreni di potere anche politico e della ricchezza? Solo un fanatismo cieco e di attaccamento idolatrico all'istituzione ecclesiastica ed ai suoi vertici può sostenere una cosa del genere. Ma torniamo al Medio Evo...

LINK
Aggiornamento 14-2-2013

Fra tutti ricordiamo quanto scritto da Barbara Spinelli in un brano dell'articolo "Il miracolo del nulla alle spalle", pubblicato su www.repubblica.it di oggi 13 febbraio:
"È facile parlare di svolte, ma quella vera, che toglie al Vaticano il potere temporale e gli restituisce l'enorme suo peso spirituale, ancora non è avvenuta. Non avvenne dopo la rivoluzione francese della laicità, cui la Chiesa rispose con l'assolutismo, e infine con il dogma dell'infallibilità. Non a caso il cardinale Martini denunciava un ritardo di 200 anni. Il potere temporale sopravvive mutando forme, come Proteo. Oggi la forma è quella dei valori non negoziabili, o supremi. E delle leggi naturali, di cui la Chiesa si erige a custode: come se esistesse un quid che trasforma la legge - il nòmos sempre rinegoziato - in physis immodificabile dall'uomo (la nascita, la morte, il matrimonio infine fra uomo e donna: un sacramento, per i cattolici, solo a partire dal 1439). Oppure il potere temporale s'afferma nella battaglia sulle radici cristiane d'Occidente e d'Europa, con effetti tragici sui cristiani in Medio Oriente.
Non è stata proficua questa lotta in favore della legge di natura o delle radici cristiane, per il trono petrino. La Chiesa precipita in Europa (nel solo ultimo anno: mille preti in meno, unitamente a un clero sempre più anziano). E perduta la Spagna non le rimane che l'Italia, ultimo bastione dove la laicità, chiamata laicismo per degradarla a dottrina, a credo, non ha da entrare. Per questo è difficile vedere nella rinuncia papale una laicizzazione della Chiesa di Roma".

Appunto perchè condividiamo appieno la sua analisi, speriamo che l'evento senza precedenti di una rinuncia volontaria al trono della Chiesa sia dovuta alla consapevolezza della necessità non più rinviabile di una vera svolta rispetto alla politica sinora seguita.
Giampietro Sestini (email di Libera Uscita)

martedì 1 marzo 2011

CRIMINI CONTRO L’UMANITA’

2004 - CRIMINI CONTRO L’UMANITA’
Da: associazioneliberauscita@hotmail.com
Inviato: giovedì 24 febbraio 2011 1.41.03
Il prof. Fausto Pocar, già presidente del Tribunale penale internazionale per i crimini nella ex Jugoslavia e membro del Tribunale internazionale per il Ruanda, ha affermato che “La giurisdizione della Corte internazionale di giustizia dell’Aja su crimini contro l’umanità si esercita per i crimini commessi in uno Stato che abbia ratificato lo Statuto di Roma” (v. l’Unità del 23 febbraio).
Poiché papa Ratzinger continua a scagliarsi contro l’uso del profilattico, della pillola del “giorno dopo”, dei contraccettivi in genere e del diritto a morire con dignità, col risultato di agevolare la diffusione dell’AIDS, di incrementare la “bomba demografica” che porterà alla desertificazione del pianeta Terra, di limitare il diritto universale alla autodeterminazione sul proprio corpo, e poiché papa Ratzinger risiede appunto a Roma, mi chiedo: è possibile denunciarlo alla Corte di giustizia dell’Aja per istigazione a crimini contro l’umanità?
Giampietro Sestini
Da Sergio Rovasio - sergio.rovasio@gmail.com
Inviato: giovedì 24 febbraio 2011 9.07.25
Penso di no perché come Capo di Stato estero che non ha ratificato il Tribunale Penale Internazionale la denuncia sarebbe archiviata.... Condividerei però l'idea di una denuncia come già feci insieme a Maurizio Turco nel 2007 alla Procura della Repubblica di Roma perché occorre denunciare pubblicamente dei crimini di cui si rende responsabile... La denuncia fu poi archiviata... Comunque questa è una notizia su una denuncia presentata recentemente:
«Papa Ratzinger denunciato alla Corte penale internazionale.
Berlino, 23.02.2011 - Due avvocati tedeschi hanno presentato una denuncia a carico di papa Ratzinger, per crimini contro l'umanità, presso la Corte penale internazionale dell'Aia. Si tratta di Christian Sailer e Gert-Joachim Hetzel, avvocati di Marktheidenfeld, una cittadina della Baviera, la stessa regione della Germania dove è nato il Papa.
La denuncia, di 51 pagine, datata 14 febbraio e indirizzata al procuratore della Corte - Luis Moreno-Ocampo - elenca tre accuse. Si tratta, secondo i legali, di "tre crimini mondiali che finora non sono stati denunciati solo perché... la tradizionale riverenza nei confronti della 'autorità ecclesiastica' ha coperto il senso di giusto e sbagliato".
La prima accusa, si legge nel documento, riguarda il "mantenimento e la leadership di un regime mondiale totalitario di coercizione, che sottomette i propri membri attraverso minacce terrificanti e pericolose per la salute".
La seconda è "l'adesione a un divieto mortale dell'uso di preservativi, anche quando esiste il pericolo di infezione dell'Hiv-Aids".
Infine, la terza accusa riguarda "la costituzione e il mantenimento di un sistema mondiale di copertura di crimini sessuali commessi da preti cattolici e il loro trattamento preferenziale, che aiuta sempre a nuovi crimini».
Sergio Rovasio
Da: Marco Accorti - sama@tosnet.it
Inviato: giovedì 24 febbraio 2011 10.25.48
L'idea è stimolante, ma la valutazione della praticabilità della denuncia va demandata a giuristi competenti.
ciao
Marco
Da: Vera Pegna - europa@uaar.it
Inviato: giovedì 24 febbraio 2011 11.19.34
L’idea è buona ma va preparata una documentazione abbondante e rigorosa.
Io sto raccogliendo le dichiarazioni denigratorie e insultanti verso i non credenti fatte dagli ultimi papi (quelle storiche si trovano già sul sito dell’uaar in “Dicono di noi”) per denunciare papa & co per incitamento all’odio.
Ogni segnalazione è benvenuta. Con amicizia,
Vera Pegna
Da: Maria Laura Cattinari - grazie-ra@tiscali.it
Inviato: giovedì 24 febbraio 2011 19.31.04
Ben detto inoltro all'UAAR.
Maria Laura
(Da "Il Punto", periodico online di Libera Uscita)

martedì 23 novembre 2010

Papa e crimini contro l'umanità

Riportiamo qui sotto lo stralcio di un articolo di Cecilia M. Calamani, con l'aggiunta di un ns. breve commento.



LiberaUscita



 







Preservativi, donne e pedofilia: il papa in anteprima



da: www.cronachelaiche.it di domenica 21 novembre 2010



....



Il preservativo. Sorprendendo tutti, il papa ne autorizza «in alcuni casi» l’utilizzo. «Vi possono essere singoli casi giustificati, ad esempio quando una prostituta utilizza un profilattico, e questo può essere il primo passo verso una moralizzazione, un primo atto di responsabilità per sviluppare di nuovo la consapevolezza del fatto che non tutto è permesso e che non si può far tutto ciò che si vuole» afferma. «Tuttavia – prosegue – questo non è il modo vero e proprio per vincere l’infezione dell’Hiv. È veramente necessaria una umanizzazione della sessualità. Concentrarsi solo sul profilattico vuol dire banalizzare la sessualità».



Se la prima reazione può essere quella di un vago entusiasmo per un timido inizio della recessione di un tabù cattolico – la contraccezione –  a leggere con attenzione le parole del papa non si sa se ridere di gusto o arrabbiarsi davvero. Forse sua santità si è finalmente accorto che se anche nelle famiglie cattoliche il tasso di natalità è molto basso significa che, al di là dei suoi veti, l’uso dei preservativi è così diffuso che vale la pena ‘legalizzarlo’? Nossignore. Il profilattico può essere solo un primo passo verso la moralizzazione delle prostitute che, essendo costrette – o almeno ce lo auguriamo – a usarlo se non vogliono infettarsi o infettare i loro ‘clienti’, dovrebbero pensare: “se devo proteggermi significa che non posso fare quello che voglio!” e magari, raggiunta questa coscienza, genuflettersi davanti al creatore per chiedere perdono dei peccati sin lì commessi. E questo è il lato comico delle aperture di Ratzinger.



L’altro, invece, è drammatico. Il 17 marzo 2009 il papa, in visita in Camerun e Angola, dichiarò pubblicamente che l’epidemia di Aids che affligge i popoli africani «non si può superare con la distribuzione dei preservativi che, anzi, aumentano i problemi». Ad ascoltarlo non il popolo italiano o europeo, più o meno scolarizzato, che possiede, volendo, strumenti di informazione e confronto scientifici e sociali, ma il popolo africano, decimato dalle epidemie di Aids, al quale un bianco angelo con le scarpette rosse dice di non usare il profilattico nonostante la comunità scientifica mondiale lo ritenga l’unico mezzo efficace per combattere la diffusione dell’HIV.



Allora il papa rischiò una denuncia per crimini contro l’umanità. Oggi, di fronte a un giornalista, parla invece di ‘casi particolari’ – le prostitute! – in cui il preservativo avrebbe un ‘effetto moralizzatore’  e insiste sul concetto che l’unico modo per evitare il contagio è la fedeltà.



......



Commento.


Come si possa benedire le nascite indesiderate e contemporaneamente maledire quelle desiderate (fecondazione assistita) è uno dei tanti “misteri” (non gloriosi) della Chiesa cattolica. Purtroppo, la sciagurata crociata contro la contraccezione non è soltanto un crimine verso l’umanità perché agevola la diffusione dell’HIV ma soprattutto perché incrementa la popolazione mondiale, che è la causa prima dello sfacelo del pianeta, della povertà, della fame, delle guerre e della stessa criminalità, organizzata o meno. E’ vero che Gesù disse “crescete e moltiplicatevi”, ma aggiunse anche “e riempite la terra”. Ed oggi, nel terzo millennio, la terra è ormai piena. Chi lo dice a Ratzinger? (gps). GPS= Gianpiero Sestini.























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venerdì 6 novembre 2009

Crocifisso sì, crocifisso no (I)













E quando miro in cielo arder le stelle;







Dico fra me pensando:







A che tante facelle?







Che fa l'aria infinita, e quel profondo







Infinito seren? che vuol dir questa







Solitudine immensa? ed io che sono?







(Leopardi, canto notturno di un pastore errante dell'Asia)











In questo pianeta siamo tutti accomunati dal destino di vivere su un piccolo sasso sperduto alla periferia di un universo probabilmente infinito, forse parte di un numero infinito di universi infiniti, dove la nostra esistenza è la sola certezza, piccola luce nell’ignoranza cosmica in cui siamo avvolti.







Dietro allo scontro sul crocifisso nelle scuole, un tema che anche a molti laici sembra banale e insignificante, c’è in realta’ l’eco di una battaglia vecchia di secoli, di millenni, una battaglia delle e sulle idee che reggono il mondo e la civiltà umana. Quella battaglia ha visto guerre sanguinarie, rivoluzioni, riforme e ha avuto esiti differenti in differenti aree geografiche, anche all’interno della piccola Europa. C’e’ chi ha abbracciato la Ragione e chi è rimasto schiacciato dal Dogma, chi ha sviluppato la democrazia e i diritti e chi è rimasto vittima della violenza del fondamentalismo, chi ha costruito una societa’ aperta e chi è rimasto prigioniero dei feudi e delle corporazioni.







(
Gabriele Zamparini)











C'è la necessità di un accordo tra filosofi (leggi:scienziati) e teologi, perché «la fede si richiede per l'istituzione di rozzi popoli che denno esser governati», l'infinità dell'universo e l'esistenza di mondi infiniti, la mancanza di un centro in un universo infinito comporta la scomparsa dell'antico, ipotizzato ordine gerarchico, la «vanissima fantasia» che riteneva che al centro vi fosse il «corpo più denso e crasso» e si ascendesse ai corpi più fini e divini. La concezione aristotelica è difesa ancora da quei dottori che hanno fede nella «fama de gli autori che gli son stati messi nelle mani», ma i filosofi (leggi:scienziati) moderni, che non hanno interesse a intendere quello che dicono gli altri, ma pensano con la loro testa, si sbarazzano di queste anticaglie e si avviano «con più sicuri passi alla cognizione della natura".







  Giordano Bruno De l'infinito, universo e mondi (citato a senso)











Un giorno Dio, sotto mentite spoglie , incontra un contadino che cammina lungo la strada e gli chiede “Dove stai andando?” Al che il contadino risponde “A Saragozza” dimenticando di aggiungere la chiosa obbligatoria nel medioevo “Se Dio vuole”.  A causa di questa mancanza di rispetto Dio trasforma il contadino in una rana e la spedisce nella pozza più vicina.  Dopo avere osservato la rana sguazzare per un po’ Dio inverte la trasformazione e dice al contadino , una volta ripresa la forma umana “Ed ora dove vai?” Al che il contadino risponde “ A Saragozza o nella pozza!” . Gli irosi dei del mondo antico avrebbero rispedito il contadino nella pozza. Il mio Dio per contro si sarebbe assicurato che arrivasse a   Saragozza.  Un errore di tutte le religioni fondamentaliste è che il loro Dio non ha senso dell’humor. Ciò perché le religioni fondamentaliste si mantengono per lungo tempo per mezzo di rituali che per loro natura non hanno alcun senso dell’humor.







Fred Hoyle (citato da
Barbabianca)















L'amore di Dio per l'uomo - centro e fondamento della religione - è la prova più chiara, più irrefutabile che l'uomo nella religione contempla se stesso come un oggetto divino, come un divino scopo, e che i suoi rapporti con Dio non sono che rapporti con se stesso, con il suo proprio essere.







La provvidenza è un privilegio dell'uomo; esprime la superiorità dell'uomo sugli altri esseri naturali; lo sottrae alla concatenazione di tutto l'universo.







(Feuerbach)








I geni religiosi di tutti i tempi risentono di questa religiosità cosmica che non conosce né dogmi né Dei concepiti secondo l'immagine dell'uomo. Non vi è perciò alcuna Chiesa che basi il suo insegnamento fondamentale sulla religione cosmica. Accade di conseguenza che è precisamente fra gli eretici di tutti i tempi che troviamo uomini penetrati di questa religiosità superiore e che furono considerati dai loro contemporanei più spesso come atei, ma sovente anche come santi. Sotto questo aspetto uomini come Democrito, Francesco d'Assisi e Spinoza possono stare l'uno vicino all'altro.







 La principale fonte dei conflitti odierni tra le sfere della religione e della scienza sta tutta in questa idea di un Dio personale. […] Nella lotta per il bene morale, i maestri della religione debbono avere la capacità di rinunciare alla dottrina d’un Dio personale, vale a dire rinunciare alla fonte della paura e della speranza, che nel passato ha garantito ai preti un potere così ampio.







Più l’uomo avanza nella sua evoluzione spirituale, più mi appare certo che il sentiero verso una religiosità genuina non passa per la paura della vita e la paura della morte, o per una fede cieca, ma attraverso gli sforzi compiuti in direzione di una conoscenza razionale.







A livello di logica pura tutti gli assiomi sono arbitrari, compresi gli assiomi dell’etica. Ma essi non sono affatto arbitrari da un punto di vista psicologico e genetico, […] All’individuazione e alla verifica degli assiomi etici si perviene in modo non dissimile da quello che riguarda gli assiomi della scienza.
La verità è ciò che sopporta la verifica dell’esperienza.



Einstein












Sento il bisogno come Machiavelli ai tempi dell'esilio politico all'Albergaccio, dalle parti di S.Casciano, qui alle porte di Firenze, sulla via per Siena, di rivestirmi un po' di panni curiali per cercare la compagnia di uomini illustri e gustare con loro di quel pane della sapienza "che solum è mio". Dopo essermi levato da questa mediatica Italia bordello devastata da "ruffian, baratti e simile lordura". (rileggere il VI del Purgatorio).







La riflessione mia di oggi  è che Cristo non è dio. Non lo è mai stato. E' proprio lui che dice, in quel momento di m. in cui viene a trovarsi, come i 10 milioni "dieci" di uomini crocifissi sulle pubbliche strade romane nei secoli dell'Impero: dio de' dei, mi hai proprio abbandonato! Ma perché a Nicea l'Imperatore Costantino fece scrivere che quel povero cristo, uno tra 10 milioni di vittime dell'Impero, era quel "nostro Signore che verrà a giudicare i vivi e i morti". E perché fece quel concordato con la santa chiesa cattolica alla quale dare in appalto la remissione dei peccati, preludio alla resurrezione della carne e alla vita eterna amen?



Perché Costantino - mai battezzato ma considerato santo - da preveggente aveva già letto il cap. XVIII del Principe di Machiavelli...







(continua)







Post Scriptum. Aggiornamento del 7 novembre: a proposito di Costantino, leggi qui.

venerdì 20 marzo 2009

Il Vaticano brucerà

per autocombustione



1 -  20.3.09  Francamente ci è passata la voglia di parlare di questo Papa che non ne indovina una, passando da una gaffe all'altra come un elefante in una cristalleria quasi fosse un qualunque Berlusconi. Esordisce attaccando Maometto e procurandosi l'ostilità di tutto il mondo islamico dopodiché si scusa dicendo che è stato frainteso, riabilita il vescovo negazionista procurandosi l'ostilità di tutto il mondo e si scusa spiegando che lui non ne sapeva nulla, attaccato violentemente dai vescovi tedeschi scrive una lettera in cui dice di essere un incompreso e si lamenta di essere lasciato solo ma poi andando in Africa in uno scatto di orgoglio racconta che non è vero che sia solo e una volta lì non trova di meglio che spiegare agli africani bersagliati dall'Aids che per evitare la malattia devono restare casti e per carità non usino i preservativi. Non perché la Chiesa non vuole, no, ma perché “aumentano i problemi”. Uomo di grande onestà intellettuale, non c'è che dire.

La storia di domani dirà se questa pervicace ostinazione a vietare un indispensabile mezzo di protezione in un mondo in cui centinaia di migliaia di bambini nascono infetti da Aids non si risolva in un genocidio perpetrato in nome di Dio - sia pure involontariamente. Ma sappiamo già che in nome di Dio si può far morire, eccome. Così come in nome di Dio si scomunicano i medici che salvano la vita di una bambina violentata da un disumano patrigno ma non si scomunica il patrigno, non si scomunicano gli assassini della mafia e della 'ndrangheta e neppure i pedofili di cui la Chiesa è piena: ce n'è uno sotto processo a Roma anche in questi giorni, chissà se usa il preservativo almeno lui.

Ma lasciamo stare, fermiamoci al commento del Sunday Times che ha parlato di un pontefice “che sta guidando la Chiesa e i suoi 1,2 miliardi di fedeli come un monarca, separato dal mondo esterno, aiutato solo da consiglieri fidati ma inetti”. O a quello di Francia, Germania e Unione europea che nell'imbarazzato silenzio degli zuavi pontifici di cui sono pieni il governo e la casta politica italiana hanno giudicato la sua dissennata condanna dei preservativi pericolosa per l'Africa e per il mondo.


Giancarlo Fornari



Aggiornamento del 26 marzo.


2 - Il papa ha le mani sporche di sangue.


The Guardian, 4/4/2005


... Come risultato dell'accentramento di tutto il potere a Roma,

vi fu una regressione di tutte le chiese locali. Il clero si trovò

incapace di assumere decisioni autonome senza guardarsi alle spalle,

verso il Sant'Uffizio. In questo clima esplose lo scandalo degli

abusi su minori. La risposta di Giovanni Paolo fu quella di

trasferire a Roma e premiare con un alto incarico il cardinale

americano che aveva assiduamente cercato di coprire lo scandalo

finché era stato possibile.

Il più grosso crimine di questo papato, comunque, non è stato né il suo atteggiamento di copertura di tali fatti, né il suo  atteggiamento troglodita verso le donne. È stata la grottesca ironia  con la quale il Vaticano ha condannato - come "cultura della morte" -  i profilattici, che avrebbero potuto salvare non si sa quanti cattolici del terzo mondo da una lenta e dolorosa morte per AIDS. Il  papa va verso la sua gloria eterna portando in braccio tutti questi  morti. È stato una delle più grandi disgrazie per il cristianesimo  dai tempi di Darwin.


Terry Eagleton insegna all'Università di Manchester, Regno Unito


 The Pope has blood on his hands"


...The result of centring all power in Rome was an infantilisation of

the local churches. Clergy found themselves incapable of taking initiatives

without nervous glances over their shoulders at the Holy Office. It was at

just this point, when the local churches were least capable of handling a

crisis maturely, that the child sex abuse scandal broke. John Paul's response was to

reward an American cardinal who had assiduously covered up the outrage with

a plush posting in Rome.


The greatest crime of his papacy, however, was neither his part in this cover up nor his neanderthal attitude to women. It was the grotesque irony by which the Vatican condemned - as a "culture of death" - condoms, which might have saved countless Catholics in the developing world from an agonising Aids death. The Pope goes to his eternal reward with those deaths on his hands. He was one of the greatest disasters for the Christian church since Charles Darwin.


• Terry Eagleton is professor of cultural theory at Manchester University


L'articolo lo trovi qui:


in originale


in italiano




3 - E ancora (per analogia)



4 - Ma finiamo con un canto di speranza (e di lotta):





We are the world

we are the children

we are the ones who make

a brighter day.

So let's start giving.


There comes a time

When we need a certain call

When the world must come together as one

There are people dying

Oh and it's time to lend a hand to life -

The greatest gift of all

We can't go on pretending day by day

That someone, somewhere

will soon make a change

We are all part of God's great big family

And the truth you know, love is all we need

We are the world, we are the children

We are the ones who make a brighter day

So let's start giving

There's a choice we're making

We're saving our own lives

It's true we'll make a better day, just you and me

We'll send them your heart

So they know that someone cares

And their lives will be stronger and free

As God has shown us

By turning stone to bread

And so we all must lend a helping hand

We are the world, we are the children

We are the ones who make a brighter day

So let's start giving

There's a choice we're making

We're saving our own lives

It's true we'll make a better day, just you and me

When you're down and out

There seems no hope at all

But if you just believe

There's no way we can fall

Well, let us realize

That a change can only come

When we stand together as one

We are the world, we are the children

We are the ones who make a brighter day

So let's start giving

There's a choice we're making

We're saving our own lives

It's true we'll make a better day, just you and me

We are the world, we are the children

We are the ones who make a brighter day

So let's start giving

There's a choice we're making

We're saving our own lives

It's true we'll make a better day, just you and me

We are the world, we are the children

We are the ones who make a brighter day

So let's start giving

There's a choice we're making

We're saving our own lives

It's true we'll make a better day, just you and me

We are the world, we are the children

We are the ones who make a brighter day

So let's start giving


Video da aprire, assolutamente. Se sei arrivato fin qui te lo meriti.


(Ray Charles, Bob Dylan, Henry Belafonte, Jackie Jackson, Bruce Springsteen, Stevie Wonder, Tina Turne, Dionne Warwich, Diana Ross...)


 Qui lo trovi coi sottotitoli

mercoledì 18 marzo 2009

Il Vaticano brucerà

 per autocombustione


 PAPA: PRESERVATIVI NON SONO LA SOLUZIONE PER COMBATTERE L'AIDS 

 

(ASCA-AFP) - A bordo dell'aereo Papale, 17 mar - Distribuire i preservativi non e' la soluzione per combattere l'Aids. Lo ha detto Papa Benedetto XVI a bordo dell'aereo in viaggio verso l'Africa.


L'Aids ''e' una tragedia che non puo' essere risolta solo con il denaro, ne' con la distribuzione dei preservativi che invece peggiorano il problema'', ha detto il Pontefice.


La soluzione, secondo il Papa, consiste in un ''risveglio spirituale e umano'' e ''partecipare alle sofferenze di coloro che soffrono''.


 

lunedì 15 settembre 2008

QUANDO DIO ENTRA IN POLITICA


Che cosa succede quando Dio, il Dio Onnipotente della Chiesa papale, entra in politica? Innanzitutto, la laicità, i diritti civili e l’autonomia dello Stato vacillano e vanno in crisi. E poi, la democrazia rischia di rovesciarsi in teocrazia, politica e religione si confondono, causando disastrosi effetti di inciviltà. Effetti già largamente e tristemente dimostrati da secoli di storia di guerre sante e scontri religiosi, di Crociate, roghi e Inquisizione. Perché ripetere gli errori e orrori del passato?

Eppure si è formato di recente in Italia un nuovo «Partito di Dio» guidato dalla Cei di Ruini e Bagnasco, alacremente seguito da gruppi trasversali di politici, giornalisti e intellettuali (teocon, teodem, atei devoti, postsecolari e islamofobi), ostili alle conquiste della moderna civiltà illuministica, scientifica e razionalistica. Il Dio degli eserciti e della Chiesa/Stato costantiniana del passato e il Dio che in tutto si immischia dell’attuale offensiva politico-clericale non possono essere disgiunti.

Non bisogna tuttavia dimenticare che non c’è solo la Chiesa papale e il suo arrogante e dogmatico Dio del potere, disposto ieri come oggi a giustificare guerre, conflitti, repressione, fanatismi e interventismi di ogni genere. C’è anche la Chiesa dei poveri, del Dio sofferente e impotente delle Comunità cristiane di base, democratiche e antigerarchiche, dedite alla cura amorosa dei deboli, dei diversi, dei più poveri e diseredati della terra.

Il volume, un vero e proprio pamphlet, si propone una critica radicale della nuova strategia politico-religiosa di papa Ratzinger e delle alte gerarchie clericali (i ripetuti «no» all’aborto, all’eutanasia, alla procreazione assistita, alle coppie di fatto, al divorzio), mostrando, con una scrittura agile e provocatoria, la contraddittorietà e l’infondatezza dei valori assoluti oggi difesi dai vertici ecclesiastici.

Alla tesi ratzingeriana dell’ingresso di Dio nella sfera pubblica l’autore contrappone l’idea di una politica senza Dio, razionale, laica e democratica. Alle religioni è riconosciuta la più piena libertà di espressione e organizzazione nella società civile. Ma non la pretesa di occupare lo Stato o limitarne la sovranità, di ispirare, orientare e dirigere l'attività legislativa di governi e parlamenti in nome di presunte e incontestabili verità sacre o rivelate.


Michele Martelli : "Quando Dio entra in politica", Fazi ed. € 16.


Il volume tratta temi di grande attualità con uno stile ironico e pungente, lontano da tecnicismi e accademismi: è un testo progettato per essere letto da un largo pubblico






Nota del barba

Perché Dante, 700 anni fa, può dire peste e corna dei papi compresi quelli in carica e Sabina Guzzanti no? Perché il mio otto per mille va alla banca di Marcinkus, anche se io non voglio? Perché a Firenze deve piovere un Dirigente ecclesiastico preso al di fuori e all'insaputa della comunità cattolica  fiorentina?  Diabolus ex machina.

In questi giorni all'Isolotto di Firenze si commemorano i 40 anni della vicenda che ebbe nel '68 il suo punto d'arrivo e di partenza. Perché alla TV italiana fu impedito di testimoniarla, a fronte di "tutte" le  grandi TV del mondo là presenti?

Perché?


Perché il braccio secolare (leggi: laico)

in Italia ha sempre funzionato come guardia esecutiva del tribunale ecclesiastico. 

Gli atei devoti di oggi non fanno molto di più e di peggio degli atei illuminati di ieri. Il Parlamento italiano ha sempre raggiunto la quasi unanimità, quando si è trattato di concordare col Vaticano la messa al bando dei suoi dissidenti interni.

Ma  la Chiesa dei poveri, del Dio sofferente e impotente delle Comunità cristiane di base, democratiche e antigerarchiche, dedite alla cura amorosa dei deboli, dei diversi, dei più poveri e diseredati della terra, è solo una scheggia del grande gregge. Il grosso della truppa è ancora rinchiuso nei Bandustan sudafricani, nei lager israeliani delimitati dal muro del Concordato tra lo Stato Italiano e lo Stato Città Vaticano.  Ma lo SCV non è la Chiesa cattolica; lo SCV contrabbanderà "sempre" un dio arrogante e dogmatico al servizio dei poteri forti. Ed  è vero che quanto più questi poteri forti si sentono venir meno, tanto più si stringono al Vaticano e quanto più il Vaticano si sente assediato in casa tanto più invoca l'intervento dello Stato. In questo momento di malattia terminale la Prostituta "e quel Gigante che con Lei delinque" del 32 e 33 del Purgatorio sono in congiunzione carnale permanente, senza più vergogna, cinicamente, come cani appunto, salvo il rispetto per questi grandi amici dell'h. 

 E allora, concludo, questo non è solo il momento di riconoscere - finalmente - l'esistenza in vita delle Comunità di base sofferenti e impotenti; questo è il momento di applicare l'articolo 2 della Costituzione: la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'h, sia come singolo sia nele formazioni sociali in cui si trova a vivere. Se una parrocchia, a grande maggioranza, elegge il suo pastore o il suo gruppo dirigente, le squadre d'azione mussolini devono rimanere in caserma, in attesa di essere sciolte. In fondo in fondo quella parrocchia fiorentina fu trattata alla stregua della scuola Diaz genovese. Solo la forma dell'intervento è stata diversa: bomba esplosiva la prima, bomba a lenta combustione la seconda (processo penale a 500 persone lungo tre lunghi anni, sfratto dagli edifici e beni, totale oscuramento mediatico televisivo, invio di truppe speciali ecclesiastiche da fuori Toscana...). Restiamo in attesa degli atei illuminati. I quali debbono capire che è venuto il momento di pensare al grosso della truppa ecclesiale ancora rinchiusa nel Bandustan italo-vaticano, una grande striscia di Gaza teocratica, a forma di stivale. Facciamo una contro-alleanza, diamo la possibilità al dissenso di esprimersi (in TV),  riconosciamo questa chiesa di fatto, a tutti gli effetti: politici, civili e finanziari. La teologia di Ratzinger è vecchia come il cucco; otre imporrito, muffo. Scrittura su carta patinata senza corrispondenza veruna col reale, neppure al suo interno. Ci sono in circolazione altre teologie, tipo quella della Liberazione. Ma non solo quella. Non facciamo di ogni erba un fascio- La Costituzione ci impone di garantir loro ogni pari opportunità.

Il libro di Michele Martelli è un primo avvio teorico. Coraggio: E' l'ora dei fuochi; non ci sarà che luce (Marty). Il miglior modo di difendersi è quello di attaccare (Foch).



Anche Dante è dalla nostra. Chi parla è S.Pietro:


«Non fu la sposa di Cristo allevata

del sangue mio, di Lin, di quel di Cleto,

per essere ad acquisto d'oro usata;
       42



ma per acquisto d'esto viver lieto

e Sisto e Pïo e Calisto e Urbano

sparser lo sangue dopo molto fleto.
       45



Non fu nostra intenzion ch'a destra mano

d'i nostri successor parte sedesse,

parte da l'altra del popol cristiano;
       48



né che le chiavi che mi fuor concesse,

divenisser signaculo in vessillo

che contra battezzati combattesse;
       51



né ch'io fossi figura di sigillo

a privilegi venduti e mendaci,

ond' io sovente arrosso e disfavillo.
       54



In vesta di pastor lupi rapaci

si veggion di qua sù per tutti i paschi:

o difesa di Dio, perché pur giaci?
       57



Del sangue nostro Caorsini e Guaschi

s'apparecchian di bere: o buon principio,

a che vil fine convien che tu caschi!
       60



Ma l'alta provedenza, che con Scipio

difese a Roma la gloria del mondo,

soccorrà tosto, sì com' io concipio;
       63



e tu, figliuol, che per lo mortal pondo

ancor giù tornerai, apri la bocca,

e non asconder quel ch'io non ascondo
».
       66

(Paradiso, XXVII, 40-66)


Forza, Sabina.

martedì 8 luglio 2008

La stella mancata

Giove




clicca sulla foto (visto da Voyager1)


Lo rivedo in queste sere casentinesi, grande e luminoso più di Antares che gli si trova accanto in queste sere di luglio, lato sud.


E' un gigante, anzi il gigante del sistema solare. Per un pelo non è diventato stella. E chissà se noi ci saremmo stati.  Apprezzare la sconfitta: Sertorio, Gorbaciov. In attesa di Berlusc (si licet iniquum componere aequis).  Con pensierino finale al papa che apprezza la ventata finalmente fresca e nuova del governo berlusc.


In mancanza di telescopio o di cielo non inquinato dalle nostre luci ridondanti,  scarica il programma da questa web: http://www.skylive.it/skylive-new/index.php e cerca compagnia tra gli astrofili dilettanti.


Sempre con il Dantino a portata di mano; e Wikipedia


Il sesto è il Cielo di Giove, la cui virtù caratteristica è la giustizia: il cielo è infatti sede delle anime di principi saggi e giusti; essi appaiono a Dante come luci che volano e cantano, formando lettere luminose che compongono la frase «Diligite iustitiam qui iudicatis terram» (cioè "Amate la giustizia voi che giudicate il mondo"); dopo le lettere i beati, a partire dall'ultima m (prima lettera della parola "Monarchia"), danno anche forma all'immagine di un'aquila, allegoria dell'Impero.


Le questioni filosofiche e teologiche affrontate in questo cielo sono:




  1. l'imperscrutibilità della giustizia divina: perché sono condannati coloro che non poterono conoscere Cristo;



  2. la predestinazione divina.



Questo cielo è ancora mosso da intelligenze angeliche della seconda gerarchia, cioè dalle dominazioni.


Sono qui beati: David, Marco Ulpio Nerva Traiano, Ezechia, Gaio Flavio Valerio Aurelio Costantino, Guglielmo II di Sicilia e Rifeo.


 Preghiera



O dolce stella, quali e quante gemme

mi dimostraro che nostra giustizia

effetto sia del ciel che tu ingemme!       


Per ch'io prego la mente in che s'inizia

tuo moto e tua virtute, che rimiri

ond' esce il fummo che 'l tuo raggio vizia;       


sì ch'un'altra fïata omai s'adiri

del comperare e vender dentro al templo

che si murò di segni e di martìri.       


O milizia del ciel cu' io contemplo,

adora per color che sono in terra

tutti svïati dietro al malo essemplo!       


Già si solea con le spade far guerra;

ma or si fa togliendo or qui or quivi

lo pan che 'l pïo Padre a nessun serra.       


Ma tu che sol per cancellare scrivi,

pensa che Pietro e Paulo, che moriro

per la vigna che guasti, ancor son vivi.      


Ben puoi tu dire: «I' ho fermo 'l disiro

sì a colui che volle viver solo

e che per salti fu tratto al martiro,       


ch'io non conosco il pescator né Polo».

(Paradiso XVIII, 115-136)


O dolce pianeta Giove, quali e quante anime luminose mi mostrarono ( prima col loro canto e poi con la figura dell’aquila, simbolo dell’Impero e della giustizia che esso solo può realizzare ) che la giustizia umana deriva dall’influsso del cielo che tu adorni con il tuo splendore!


Perciò prego Dio, dal quale prende inizio il tuo movimento e il tuo potere di influsso, affinché rivolga la sua attenzione al luogo da cui esce il fumo che offusca la tua luce, in modo che Egli si adiri una seconda volta per i commerci che si fanno nel la Chiesa che fu edificata con i miracoli e il martirio (di Cristo e dei suoi santi).

O anime beate del cielo di Giove, che io contemplo (nella mia memoria), pregate per i mortali, che hanno deviato dalla giusta via per il cattivo esempio ( degli uomini di chiesa) !

Un tempo si era soliti fare la guerra con le armi, ma ora si fa sottraendo ai fedeli, or qua or 1à, il pane spirituale che il misericordioso Padre celeste non nega a nessuno.

Ma tu che scrivi ( i decreti di scomunica ) solo per annullarli poi ( per denaro ), pensa che Pietro e Paolo, che morirono per la Chiesa che tu ora vai distruggendo, sono ancora vivi (in cielo e pronti a chiedere vendetta a Dio).

A buon diritto puoi dire: “ Il mio desiderio è volto con tanta forza a San Giovanni Battista, colui che volle vivere solitario nel deserto e che fu martirizzato per premiare una danza, che io non mi curo né di San Pietro né di San Paolo”.

8 luglio a Piazza Navona.

lunedì 7 gennaio 2008

Da leggere

Speranze e paure


“la esperanza y el infierno”

del teologo spagnolo José Castillo


Le (antiche) paure di Ratzinger

don Enzo Mazzi


Leggili qui

sabato 31 marzo 2007

Radici cristiane d’Europa (4)

Anniversario: 1307-2007

 



Il Monte Rubello, da "ribelli", nel Biellese, ove i resistenti montanari e gli eretici dolciniani si asserragliarono per l'ultima, disperata resistenza. Alla fine, molti furono massacrati sul posto, qualcuno riuscì a fuggire, mentre Dolcino, Margherita e Longino Cattaneo, catturati, furono successivamente posti al rogo. Sulla cima del Rubello, fu eretto dapprima un oratorio, poi un santuario dedicato a San Bernardo (nella foto), per celebrare la vittoria delle forze cattoliche contro i "figli di satana".

Trovato qui 

 

Durante settimana santa del 1307 ebbe fine la resistenza triennale di Fra Dolcino e Margherita contro la crociata indetta da papa Clemente V.

Freddo fame morte e distruzione, cavalieri dell’Apocalisse, arrivarono con le spade dei crociati sulla cima del monte ribelle e la pace fu.

Questa:



La crociata contro fra' Dolcino fu bandita dal papa Clemente V. Con lo "Statutum Ligae contra Haereticos" (statuto di Scopello) redatto il 24 agosto 1305 e firmato da quasi tutti i paesi della valle, i valligiani decisero di costituire una lega per combattere i dolciniani e il 3 settembre dello stesso anno, numerosi rappresentanti delle genti delle tre principali valli valsesiane, riuniti nella chiesa di San Bartolomeo a Scopa, giurarono sui Vangeli di scendere in armi contro i dolciniani fino al loro totale sterminio. Chiunque indossi la veste con croce e si appresti a partire verso le valli del Novarese e Vercellese per combattere l'eresia dolciniana - questo il senso della disposizione delle autorità ecclesiastiche - avrà rimessa la totalità dei peccati.

 

Nella settimana Santa (23 marzo) del 1307 le truppe di Raniero riuscirono a penetrare nel fortilizio fatto costruire da Dolcino sul Monte Rubello, vicino a Biella, dove ancora resistevano disperatamente gli ultimi superstiti del gruppo ormai falcidiato. Lo spettacolo che si presentò loro era drammatico: gli assediati, per sopravvivere, si erano cibati dei resti dei compagni morti. Tutti vennero immediatamente passati per le armi eccetto Dolcino, Longino e Margherita.

 

 Il processo e l'esecuzione

Fra' Dolcino fu processato a Novara e condannato a morte. L'Anonimo Fiorentino (uno dei primi commentatori della Divina Commedia) riferisce che egli rifiutò di pentirsi e anzi proclamò che, se lo avessero ucciso, sarebbe resuscitato il terzo giorno.

Margherita e Longino furono arsi vivi sulle rive del torrente Cervo, il corso d'acqua che scorre vicino a Biella. Un cronista annota che fra' Dolcino, costretto ad assistere, "darà continuo conforto alla sua donna in modo dolcissimo e tenero". L'Anonimo Fiorentino però scrive invece che Margherita fu giustiziata dopo di lui.

Per fra' Dolcino si volle procedere ad un'esecuzione pubblica esemplare: secondo Benvenuto da Imola (un altro antico commentatore dantesco), fu condotto su un carro attraverso la città, venne torturato a più riprese con tenaglie arroventate e gli furono strappati il naso e il pene. Dolcino sopportò tutti i tormenti con resistenza non comune, senza gridare né lamentarsi. Infine fu issato sul rogo e arso vivo a sua volta.



Dante ricorda fra' Dolcino nella Divina Commedia con questi versi:

 «Or di' a fra Dolcin dunque che s'armi,

tu che forse vedrai lo sole in breve,

s'egli non vuol qui tosto seguitarmi,

sì di vivanda, che stretta di neve

non rechi la vittoria al Noarese,

ch'altrimenti acquistar non sarìa lieve.»

" Dì dunque, tu che forse vedrai il sole tra poco, a fra Dolcino, se non vuole seguirmi all’inferno fra breve, di provvedersidi vettovaglie, in modo che l’assedio causato dalla neve non consenta al vescovo di Novara quella vittoria, che non sarebbe facile conquistare in altro modo. "



 (Inferno XXVIII, 55-60)





 Nota storica

Nel 1300 il Purgatorio era una scoperta recente. La seconda grande donazione a favore del papato romano. Se la prima, un dono del Secolo VIII, aveva fruttato a Bonifacio VIII  la primazia politica su tutta l’Europa occidentale, l’acquisto del Purgatorio, dono del secolo XIII, gli permise di inaugurare il secolo quattordicesimo con il primo Giubileo della storia ecclesiastica: amnistia generale da tutte le pene comminate al peccatore pentito, ivi comprese la custodia cautelare in purgatorio e l’affidamento ai servizi sociali delle buone opere sulla terra. Col giubileo diventi puro e perfetto e vai direttamente in paradiso, sei giubilato. Il potere delle chiavi, spirituale e materiale, di proprietà papale, ti apre le porte: l’offerta monetaria e la sottomissione a Roma sono la prova del pentimento, le sole condizioni e valgono il sangue di Cristo. Industria dell’olocausto.

Fu un grande avvenimento, il primo pellegrinaggio alla mecca romana, una folla ininterrotta sul ponte di Castel Sant’Angelo. Più tardi un altro giubileo romano permetterà al papa di pagare le spese della Cupola di Michelangelo anche se costerà la perdita di metà del gregge europeo.

Il primo giubileo fu illuminato da una grande fiaccolata: a Parma con Gherardo Segarelli.

Dante osserva questi fatti, prima da Firenze, consigliere comunale e anche ministro del governo per 2 mesi, poi dall’esilio romagnolo-casentinese. Mette all’inferno sia il papa che fra Dolcino, per motivi diversi. Con più simpatia per fra Dolcino.

martedì 20 marzo 2007





L’intervista (Mattino di Napoli, sabato 17 marzo 2007)

e

Il dialogo  (in Fiorenza 1632)








martedì 26 dicembre 2006





Ho finito ora di ascoltare Mina ai funerali di Piergiorgio Welby. Se hai la linea veloce fallo anche tu ...

Tutta la cerimonia la trovi Qui


Grazie Ruini, per aver rifiutato il funerale in chiesa a Piergiorgio Welby e avermi fatto godere l'emozione del funerale dolce e umano come la faccia di Piergiorgio sul letto di contenzione, come la faccia e la voce di Mina accanto alla bara, in mezzo agli amici. Grazie per avermi risparmiato l'esorcismo per la remissione dei peccati di Welby, le suppliche del dies irae. Bene voi fate ad accogliere i vostri amici peccatori veri, bisognosi davvero di intermediari autorizzati per allontanare o almeno attutire l'ira di lassù.

Grazie Ruini per aver dato modo anche alla vecchia madre di pensare che possa esistere una chiesa senza mura com'era quella che si è stretta accanto a lei ripiegata col suo cappellino sotto l'ombra del feretro che non incuteva timore, non richiamava i fantasmi di noi bambini, ma univa nel ricordo gioioso tutta quella gente venuta a ritrovare se stessa nel grande specchio di vita che ci veniva rimandato dall'immagine di Pier Giorgio proiettata nello schermo.

Grazie Ruini per aver ceduto la parola alla sorella di Piergiorgio che in poche brevi concetti ci spiega che il dolore inutile va evitato e che anche la morte può avere una sua serena dignità. E che non tutto nella vita è mistero imperscrutabile da affrontare con sottomessa rassegnazione al dio che parla solo attraverso gli interpreti diplomati alla gregoriana.

Grazie Ruini.


Spell

Contro tutti  quei capoccioni di laici, non credenti, atei dichiarati, direttori di giornali, responsabili di telegiornali, politici in carriera, professori di chiara fama che si ostinano a dare la patente di chiesa cattolica a quel gruppo quasi umano che si è asserragliato in Vaticano e da lì impedisce la libera circolazione delle idee all'interno del popolo di dio, riducendo al silenzio - col loro aiuto - 8 contro mille, otto per mille,  tutte le voci profetiche che salgono dall'interno dell'immensa schiera che sostiene divorzio, Legge 194, diritti civili, papa Giovanni, equiparazione uomo-donna, diritto alla felicità...


             A B R A C A D A B R A

               A B R A C A D A B R

                A B R A C A D A B

                 A B R A C A D A

                  A B R A C A D

                   A B R A C A

                    A B R A C

                     A B R A

                      A B R

                       A B

                        A




lunedì 11 dicembre 2006

Ci guardano dal cielo



Cile: Morto l'ex dittatore Augusto Pinochet



Augusto Pinochet è morto. Lo rende noto una nota dell'ospedale militare. Il 91enne ex dittatore cileno era stato ricoverato domenica scorsa nell'ospedale militare di Santiago dopo un infarto. Era stato sottoposto a un intervento di angioplastica e, poco dopo, aveva ricevuto l'estrema unzione.


«Al generale Augusto Pinochet Ugarte e alla sua distinta sposa, Signora Lucia Hiriarde Pinochet, in occasione delle loro nozze d'oro matrimoniali e come pegno di abbondanti grazie divine con grande piacere impartisco, così come ai loro figli e nipoti, una benedizione apostolica speciale. Giovanni Paolo II.» 18 febbraio 1993: la privatissima ricorrenza delle sue nozze d’oro viene allietata da due lettere autografe in spagnolo che portano in calce le firme di papa Wojtyla e del segretario di Stato Angelo Sodano.


Visti dalla terra 


Noi Madri ci siamo incontrate con Lei in tre occasioni, ma Lei non ha impedito i massacri, non ha alzato la voce in difesa delle nostre migliaia di figli durante quegli anni di terrore.

Adesso non abbiamo più dubbi su da quale parte sta Lei, ma sappia che malgrado il suo potere immenso, non potrà arrivare nè a Dio nè a Gesù

Molti dei nostri figli si sono ispirati a Gesù nel loro impegno per il popolo.

Noi Membri dell'Associazione delle Madri di Plaza de Mayo, attraverso una preghiera immensa che arriverà al mondo, chiediamo a Dio che non perdoni Lei, Sig. Giovanni Paolo II, perchè Lei denigra la Chiesa del popolo che soffre. Lo facciamo in nome dei milioni di esseri umani che morirono e continuano a morire ad opera degli assassini che Lei difende e sostiene.

DICIAMO: SIGNORE NON PERDONARE GIOVANNI PAOLO II


Associazione Madri di Plaza de Mayo

Hebe Bonafini

Buenos Aires 23 febbraio 1999


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Spigolature del giorno


 3:23 PM (3 hours ago)Pacs: Grillini e Bertinotti rispondono al cardinal Trujillo

from Cani Sciolti

"Non ci meraviglia che Alfonso Lopez Trujillo, presidente del Consiglio vaticano per la famiglia, nonche' amico e sostenitore di ogni dittatura fascista argentina, quella di Pinochet compresa, non sia d'accordo sui pacs. Troviamo pero' che persino per uno come Trujillo non si dovrebbero oltrepassare i limiti della decenza oltre che del buon gusto: definire capricci o peggio ancora, 'banale espressione del desiderio', i diritti umani delle persone conviventi significa fare un'operazione moralmente orribile". E' quanto afferma, in una nota, il diessino Franco Grillini, presidente onorario dell'Arcigay.


3:23 PM (3 hours ago)I vescovi dettano l'agenda politica: I Pacs non sono priorità del Paese

from Cani Sciolti

Una nota del Sir (Servizio informazione religiosa della Chiesa) dice:"La Chiesa ha pieno diritto a pronunciarsi su problemi morali".E sottolinea: il problema dei Pacs "non è in cima alle priorità del Paese, invece non ci si cura di ciò che è fondamentale,il sostegno alla famiglia formata da un uomo e una donna". E:"Non è accettabile che,invocando casi limite o situazioni che possono essere tutelate" in altro modo, "si intacchino gli architravi della società"."E'il momento di essere molto fermi sui principi". E non vale l'idea di omologarsi.