Visualizzazione post con etichetta democrazia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta democrazia. Mostra tutti i post

mercoledì 31 dicembre 2014

Il paese dei ladri

Il paese dei ladri - Italo Calvino

C'era un paese dove erano tutti ladri.
La notte ogni abitante usciva, coi grimaldelli e la lanterna cieca, e andava a scassinare la casa di un vicino. Rincasava all'alba, carico, e trovata la casa svaligiata.

E così tutti vivevano in concordia e senza danno, poiché l'uno rubava all'altro, e questo a un altro ancora e così via, finché non si rubava a un ultimo che rubava al primo. Il commercio in quel paese si praticava solo sotto forma d'imbroglio e da parte di chi vendeva e da parte di chi comprava. Il governo era un'associazione a delinquere ai danni dei sudditi, e i sudditi dal canto loro badavano solo a frodare il governo. Così la vita proseguiva senza inciampi, e non c'erano né ricchi né poveri.
Ora, non si sa come, accadde che nel paese di venisse a trovare un uomo onesto. La notte, invece di uscirsene col sacco e la lanterna, stava in casa a fumare e a leggere romanzi.
Venivano i ladri, vedevano la luce accesa e non salivano.
Questo fatto durò per un poco: poi bisognò fargli comprendere che se lui voleva vivere senza far niente, non era una buona ragione per non lasciar fare agli altri. Ogni notte che lui passava in casa, era una famiglia che non mangiava l'indomani.
Di fronte a queste ragioni l'uomo onesto non poteva opporsi. Prese anche lui a uscire la sera per tornare all'alba, ma a rubare non ci andava. Onesto era, non c'era nulla da fare. Andava fino al ponte e stava a veder passare l'acqua sotto. Tornava a casa, e la trovava svaligiata.
In meno di una settimana l'uomo onesto si trovò senza un soldo, senza di che mangiare, con la casa vuota. Ma fin qui poco male, perché era colpa sua; il guaio era che da questo suo modo di fare ne nasceva tutto un cambiamento. Perché lui si faceva rubare tutto e intanto non rubava a nessuno; così c'era sempre qualcuno che rincasando all'alba trovava la casa intatta: la casa che avrebbe dovuto svaligiare lui. Fatto sta che dopo un poco quelli che non venivano derubati si trovarono ad essere più ricchi degli altri e a non voler più rubare. E, d'altronde, quelli che venivano per rubare in casa dell'uomo onesto la trovarono sempre vuota; così diventavano poveri.
Intanto, quelli diventati ricchi presero l'abitudine anche loro di andare la notte sul punte, a veder l'acqua che passava sotto. Questo aumentò lo scompiglio, perché ci furono molti altri che diventarono ricchi e molti altri che diventarono poveri.
Ora, i ricchi videro che ad andare la notte sul punte, dopo un po' sarebbero diventati poveri. E pensarono: - Paghiamo dei poveri che vadano a rubare per conto nostro -. Si fecero i contratti, furono stabiliti i salari, le percentuali: naturalmente sempre ladri erano, e cercavano di ingannarsi gli uni con gli altri. Ma, come succede, i ricchi diventavano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri.
C'erano dei ricchi così ricchi da non avere più bisogno di rubare per continuare a esser ricchi. Però se smettevano di rubare diventavano poveri perché i poveri li derubavano. Allora pagarono i più poveri dei poveri per difendere la roba loro dagli altri poveri, e così istituirono la polizia, e costruirono le carceri.
In tal modo, già pochi anni dopo l'avvenimento dell'uomo onesto, non si parlava più di rubare o di esser derubati ma solo di ricchi e poveri; eppure erano sempre tutti ladri.
Di onesti c'è stato solo quel tale, ed era morto subito, di fame.
(Letto da Beppe Grillo il 31 dicembre 2014)


Apologo sull’onestà nel paese dei corrotti
di Italo Calvino
C’era un paese che si reggeva sull’illecito. Non che mancassero le leggi, né che il sistema
politico non fosse basato su principi che tutti più o meno dicevano di condividere. Ma questo
sistema, articolato su un gran numero di centri di potere, aveva bisogno di mezzi finanziari
smisurati (ne aveva bisogno perché quando ci si abitua a disporre di molti soldi non si è più
capaci di concepire la vita in altro modo) e questi mezzi si potevano avere solo illecitamente
cioè chiedendoli a chi li aveva, in cambio di favori illeciti. Ossia, chi poteva dar soldi in cambio
di favori in genere già aveva fatto questi soldi mediante favori ottenuti in precedenza; per cui
ne risultava un sistema economico in qualche modo circolare e non privo d’una sua armonia.
Nel finanziarsi per via illecita, ogni centro di potere non era sfiorato da alcun senso di colpa,
perché per la propria morale interna ciò che era fatto nell’interesse del gruppo era lecito; anzi,
benemerito: in quanto ogni gruppo identificava il proprio potere col bene comune; l’illegalità
formale quindi non escludeva una superiore legalità sostanziale. Vero è che in ogni transizione
illecita a favore di entità collettive è usanza che una quota parte resti in mano di singoli
individui, come equa ricompensa delle indispensabili prestazioni di procacciamento e
mediazione: quindi l’illecito che per la morale interna del gruppo era lecito, portava con se una
frangia di illecito anche per quella morale. Ma a guardar bene il privato che si trovava a
intascare la sua tangente individuale sulla tangente collettiva, era sicuro d’aver fatto agire il
proprio tornaconto individuale in favore del tornaconto collettivo, cioè poteva senza ipocrisia
convincersi che la sua condotta era non solo lecita ma benemerita.
Il paese aveva nello stesso tempo anche un dispendioso bilancio ufficiale alimentato dalle
imposte su ogni attività lecita, e finanziava lecitamente tutti coloro che lecitamente o
illecitamente riuscivano a farsi finanziare. Perché in quel paese nessuno era disposto non
diciamo a fare bancarotta ma neppure a rimetterci di suo ( e non si vede in nome di che cosa
si sarebbe potuto pretendere che qualcuno ci rimettesse) la finanza pubblica serviva a
integrare lecitamente in nome del bene comune i disavanzi delle attività che sempre in nome
del bene comune s’erano distinte per via illecita. La riscossione delle tasse che in altre epoche
e civiltà poteva ambire di far leva sul dovere civico, qui ritornava alla sua schietta sostanza
d’atto di forza ( così come in certe località all’esazione da parte dello stato s’aggiungeva quella
d’organizzazioni gangsteristiche o mafiose), atto di forza cui il contribuente sottostava per
evitare guai maggiori pur provando anziché il sollievo della coscienza a posto la sensazione
sgradevole d’una complicità passiva con la cattiva amministrazione della cosa pubblica e con il
privilegio delle attività illecite, normalmente esentate da ogni imposta.
Di tanto in tanto, quando meno ce lo si aspettava, un tribunale decideva d’applicare le leggi,
provocando piccoli terremoti in qualche centro di potere e anche arresti di persone che
avevano avuto fino a allora le loro ragioni per considerarsi impunibili. In quei casi il sentimento
dominante, anziché la soddisfazione per la rivincita della giustizia, era il sospetto che si
trattasse d’un regolamento di conti d’un centro di potere contro un altro centro di potere.
Cosicché era difficile stabilire se le leggi fossero usabili ormai soltanto come armi tattiche e
strategiche nelle battaglie intestine tra interessi illeciti, oppure se i tribunali per legittimare i
loro compiti istituzionali dovessero accreditare l’idea che anche loro erano dei centri di potere e
d’interessi illeciti come tutti gli altri.
Naturalmente una tale situazione era propizia anche per le associazioni a delinquere di tipo
tradizionale che coi sequestri di persona e gli svaligiamenti di banche ( e tante altre attività più
modeste fino allo scippo in motoretta) s’inserivano come un elemento d’imprevedibilità nella
giostra dei miliardi, facendone deviare il flusso verso percorsi sotterranei, da cui prima o poi
certo riemergevano in mille forme inaspettate di finanza lecita o illecita.
In opposizione al sistema guadagnavano terreno le organizzazioni del terrore che, usando
quegli stessi metodi di finanziamento della tradizione fuorilegge, e con un ben dosato stillicidio
d’ammazzamenti distribuiti tra tutte le categorie di cittadini, illustri e oscuri, si proponevano
come l’unica alternativa globale al sistema. Ma il loro vero effetto sul sistema era quello di
rafforzarlo fino a diventarne il puntello indispensabile, confermandone la convinzione d’essere il
migliore sistema possibile e di non dover cambiare in nulla.
Così tutte le forme d’illecito, da quelle più sornione a quelle più feroci si saldavano in un
sistema che aveva una sua stabilità e compattezza e coerenza e nel quale moltissime persone
potevano trovare il loro vantaggio pratico senza perdere il vantaggio morale di sentirsi con la
coscienza a posto. Avrebbero potuto dunque dirsi unanimemente felici, gli abitanti di quel
paese, non fosse stato per una pur sempre numerosa categoria di cittadini cui non si sapeva
quale ruolo attribuire: gli onesti.
Erano costoro onesti non per qualche speciale ragione ( non potevano richiamarsi a grandi
principi, né patriottici né sociali né religiosi, che non avevano più corso), erano onesti per
abitudine mentale, condizionamento caratteriale, tic nervoso. Insomma non potevano farci
niente se erano così, se le cose che stavano loro a cuore non erano direttamente valutabili in
denaro, se la loro testa funzionava sempre in base a quei vieti meccanismi che collegano il
guadagno col lavoro, la stima al merito, la soddisfazione propria alla soddisfazione d’altre
persone. In quel paese di gente che si sentiva sempre con la coscienza a posto loro erano i soli
a farsi sempre degli scrupoli, a chiedersi ogni momento cosa avrebbero dovuto fare. Sapevano
che fare la morale agli altri, indignarsi, predicare la virtù sono cose che trovano troppo
facilmente l’approvazione di tutti, in buona o in malafede. Il potere non lo trovavano
abbastanza interessante per sognarlo per sé (almeno quel potere che interessava agli altri);
non si facevano illusioni che in altri paesi non ci fossero le stesse magagne, anche se tenute
più nascoste; in una società migliore non speravano perché sapevano che il peggio è sempre
più probabile.
Dovevano rassegnarsi all’estinzione? No, la loro consolazione era pensare che così come in
margine a tutte le società durante millenni s’era perpetuata una controsocietà di malandrini, di
tagliaborse, di ladruncoli, di gabbamondo, una controsocietà che non aveva mai avuto nessuna
pretesa di diventare la società , ma solo di sopravvivere nelle pieghe della società dominante e
affermare il proprio modo d’esistere a dispetto dei principi consacrati, e per questo aveva dato
di sé ( almeno se vista non troppo da vicino) un’immagine libera e vitale, così la controsocietà
degli onesti forse sarebbe riuscita a persistere ancora per secoli, in margine al costume
corrente, senza altra pretesa che di vivere la propria diversità , di sentirsi dissimile da tutto il
resto, e a questo modo magari avrebbe finito per significare qualcosa d’essenziale per tutti,
per essere immagine di qualcosa che le parole non sanno più dire, di qualcosa che non è stato
ancora detto e ancora non sappiamo cos’è.
Tratto da Romanzi e racconti – volume 3°, Racconti e apologhi sparsi, i Meridiani, Arnoldo
Mondadori editore. Uscito su la Repubblica, 15 marzo 1980, col titolo “Apologo sull’onestà nel
paese dei corrotti".

domenica 8 dicembre 2013

8 Dicembre 2013 - Primarie PD



Pippo, comunque vada sarà un successo. Anche perché – cito Eduardo Galeano – “Si può proibire l’acqua, non la sete”. Franco (dal blog di Pippo)

Alle una e qualcosa al Circolo Arci di Via Maccari.  Pieno di gente e bancherelli, Già, oggi è la prima domenica del mese "compro,baratto e vendo". Mi faccio  largo fra lo stretto, seguo le indicazioni delle frecce (Votazioni), entro dal bar, svicolo sulla sinistra, riesco fuori, ma dentro il gazebo, carta d'identità e scheda elettorale alla mano, 2 euro, saluto Marta e le altre, mi siedo dietro un tavolino fatto a mano, ho dimenticato di ritirare la scheda elettorale, mi rialzo a prenderla, voto il terzo da sinistra, imbuco, esco con Paola nel giardino-mercatino, firmo una petizione popolare contro il tentativo di modifica,dell'articolo 138, rientriamo: via Maccari, Modigliani, Torcicoda, Aceri, Mimose, Roseto, Rododendri cloffete, clocchete. E almanacchi, almanacchi nuovi, Signore, per l'anno che viene. Che Mandela, Bargouti, Pertini, Enzo Mazzi, Andrea Gallo ce la mandino buona. 

domenica 9 giugno 2013

Il partito povero


Il 7 giugno mattina mi sono recato all'ufficio delle competenze parlamentari e ho rinunciato totalmente all'indennità di funzione ovvero all'indennità aggiuntiva a cui avrei avuto diritto come Presidente. Il risparmio per i cittadini è esattamente 26.712,00 euro l'anno che moltiplicato per cinque anni fa 133.560 euro. L'esempio è sempre più importante di mille parole. (Roberto Fico sul blog di Grillo).


Io sono contrario alla privatizzazione economica dei partiti, perché non credo nel partito democratico di Obama, tanto meno in quello contrapposto (o giustapposto), anche se fa riferimento ad Abramo Lincoln. Non voglio l'estensione all'Italia della grande Oligarchia foraggiata dalle banche, dalle multinazionali, dalle industrie di guerra e dal Pentagono. Considero i partiti come la sanità e la scuola: patrimonio pubblico. In questo non sono d'accordo con Beppe Grillo né con Renzi quando riducono la questione allo slogan: abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. 

Detto questo, io approvo il rifiuto di questo sistema di finanziamento agli attuali partiti, come personalmente rifiuto l'attuale sistema di finanziamento alla Chiesa cattolica, cioè allo IOR. 
Io penso che i grillini non abbiano per niente perso tempo a parlare di ricevute e di scontrini. Grillo ha imposto loro la regola di S.Francesco, il voto di povertà. Se riusciranno ad osservare questa regola porranno le basi della rinascita del sistema politico italiano; se riusciranno davvero a resistere al profumo dei soldi andranno avanti e saranno sempre più seguiti e potranno permettersi anche diversi sbagli senza pagare dazio. E' questione di tempo, un tempo medio, non immediato e a scadenza di governi. La penicillina ci ha salvato dalla poliomielite, la povertà-onestà è il primo antibiotico contro la poliomielite conclamata dei partiti.
Non mi illudo (anche i seguaci di S.Francesco furono ricondotti alla "ragion di Stato"), ma mi piace affermare l'importanza centrale dei Cinquestelle in questo momento storico. E mi rattrista più la defezione di due deputati tarantini che non le battute di Beppe Grillo su Rodotà. E concludo: se povertà-onestà resisteranno in Cinquestelle, poi verrà anche l'efficacia e l'efficienza, insieme alla capacità di crescere in età in sapienza e in grazia. 




Al Movimento Cinquestelle dedico queste terzine dell'XI canto del Paradiso, dedicate a donna Povertà:

      ché per tal donna, giovinetto, in guerra
del padre corse, a cui, come a la morte,
la porta del piacer nessun diserra;
63
      e dinanzi a la sua spirital corte
e coram patre le si fece unito;
poscia di dì in dì l'amò più forte.
66
      Questa, privata del primo marito,
millecent'anni e più dispetta e scura
fino a costui si stette sanza invito;
69
      né valse udir che la trovò sicura
con Amiclate, al suon de la sua voce,
colui ch'a tutto 'l mondo fé paura;
72
      né valse esser costante né feroce,
sì che, dove Maria rimase giuso,
ella con Cristo pianse in su la croce.
75
      Ma perch'io non proceda troppo chiuso,
Francesco e Povertà per questi amanti
prendi oramai nel mio parlar diffuso.
78
      La lor concordia e i lor lieti sembianti,
amore e maraviglia e dolce sguardo
facieno esser cagion di pensier santi;
81
      tanto che 'l venerabile Bernardo
si scalzò prima, e dietro a tanta pace
corse e, correndo, li parve esser tardo.
84
      Oh ignota ricchezza! oh ben ferace!
Scalzasi Egidio, scalzasi Silvestro
dietro a lo sposo, sì la sposa piace.
87
      Indi sen va quel padre e quel maestro
con la sua donna e con quella famiglia
che già legava l'umile capestro.
90
      Né li gravò viltà di cuor le ciglia
per esser fi' di Pietro Bernardone,
né per parer dispetto a maraviglia;
93
      ma regalmente sua dura intenzione
ad Innocenzio aperse, e da lui ebbe
primo sigillo a sua religïone.
Poi che la gente poverella crebbe
dietro a costui, la cui mirabil vita
meglio in gloria del ciel si canterebbe,
99
      di seconda corona redimita
fu per Onorio da l'Etterno Spiro
la santa voglia d'esto archimandrita.

giovedì 25 aprile 2013

Il governo di Vichy e il XXV Aprile

bandiera di Vichy
Governo di Vichy, Regime di Vichy, Francia di Vichy, Repubblica di Vichy e ufficialmente Stato francese (État français), sono i nomi comunemente utilizzati per indicare la nazione che governò la parte meridionale della Francia dopo l'invasione tedesca nella Seconda guerra mondiale, con l'eccezione della zona di Mentone, ceduta all'Italia, e della costa atlantica, governata dalle autorità tedesche. Il nome di Stato francese era contrapposto a quello di Repubblica Francese, ovvero la Terza Repubblica estintasi con l'armistizio del 1940. Ufficialmente indipendente, in realtà era uno stato satellite del Terzo Reich. Il nome ufficiale dello Stato è ormai decaduto dall'uso comune; nel dopoguerra si è diffusa la definizione "regime di Vichy" o "Francia di Vichy".
La storia della Francia di Vichy.

L'Italia è uno stato satellite degli Stati Uniti che la occupano militarmente con le basi americane e con 90 bombe atomiche invecchiate e forse per questo più pericolose.
L'Italia è uno stato satellite occupato ideologicamente dal Vaticano che costituisce il braccio ideologico del "tutti uniti" del governo di re Giorgio. 
Fa la parte della golpe machiavellica.
L'Italia è uno stato satellite tenuto sotto custodia dalle agenzie di intelligence Cia, Mossad, Sim o come si chiama. Hanno in mano la leva del terrorismo "sintetico" (cioè fatto in laboratorio) e con questo fanno le stragi di stato. (v. in nota l'esempio più macroscopico).
Fanno la parte del lione machiavellico.
Il XXV aprile è stato narcotizzato col Patto atlantico, tanti anni fa, è morto, diciamo, dal 94 quando Berlusconi ha cooptato i fascisti, ospitato in casa Cosa nostra, ha stretto un patto di ferro con Violante, D'Alema, Fassino e gli altri.
Il XXV Aprile era già morto quando Napolitano ha stoppato Ingroia che stava disseppellendo il sarcofago che nascondeva l'accordo dello stato con gli assassini di Falcone e Borsellino;
il XXV Aprile era già morto quando Napolitano ha stoppato i giudici milanesi che stavano per impedire il cursus honorum di Berlusconi;
il XXV Aprile era già morto quando i deputati PD hanno rifiutato di votare Stefano Rodotà;
il XXV aprile era già morto quando 101 deputati hanno trombato Prodi e dato il via all'ultimo passaggio: la riconsegna di governo e parlamento ai legittimi proprietari dell'Impero: Wall Street, City London, Trilaterale, Bilderberg come ci ricorda oggi Beppe Grillo.
Correggo il suo titolo: "Con Letta è morto il XXV Aprile" con quest'altro: con Letta lo stato dichiara ufficialmente che il XXV Aprile è morto, finito per sempre".
A questo punto scatta il diritto di resistenza all'oppressione, perché la notizia positiva è che finalmente oggi tutti ce ne siamo accorti, anche chi non era disposto a crederci in base al principio chiamato bias (baias) della mente che rimuove automaticamente dal nostro cervello ogni notizia o verità che ci reca sofferenza.
Se così è, oggi dobbiamo dire che questa è una gran giornata; ora sappiamo tutti che il XXV aprile non è più lì ad assisterci, dobbiamo uscire dal sonno e ricominciare; infatti siamo all'8 settembre 43: è l'ora della Resistenza. 

Nota: video mio con la super fantarealtà delle torri gemelle.

sabato 23 marzo 2013





Termopili d'Italia - Il passaggio è stretto, riusciranno i 300 (parlamentari) a respingere l'assalto del cavaliere con macchia e con paura, a ricacciare gli stallieri moltiplicati nella sua stalla, nutriti con la biada della menzogna e dell'imbroglio, della licenza e dell'impunità? In questo momento è tecnicamente possibile, politicamente opportuno, moralmente doveroso. Italiani!
Mio appello a Beppe Grillo:

Caro Beppe: (clicca sull'immagine)



venerdì 1 marzo 2013

dateci una mano piuttosto che martellarci

PASSAPAROLA - COMUNICATO POLITICO NUMERO CINQUANTATRE - BEPPE GRILLO
Passaparola - Comunicato politico numero cinquantatre - Beppe GrilloSignori stiamo per affrontare qualche cosa di straordinario, delle elezioni in Parlamento, un Movimento, elezioni via Web, non è mai stato fatto nulla di così straordinario. Facciamo quello che possiamo, le regole sono molte, poi stanno molto attenti se sbagliamo, bisogna non sbagliare nulla. Sarà un cambiamento epocale, duro, sbaglieremo, sbaglierò, mi accuserete di qualsiasi cosa, non lo so. Io credo che dovremmo affrontare insieme una grande cosa che stiamo facendo, ce ne renderemo conto tra qualche anno, quindi dateci una mano piuttosto che martellarci, a me e a Casaleggio, di darci delle martellate in testa, dateci consigli, una mano, abbiamo bisogno tutti uno dell’altro. Grazie.

Aux armes, citoyens!



Comunicazione:
  • Lo strumento ufficiale per la divulgazione delle informazioni e la partecipazione dei cittadini è il sito www.movimento5stelle.it

  • I parlamentari dovranno rifiutare l’appellativo di “onorevole” e optare per il termine “cittadina” o “cittadino”
Fonte

Dai un'occhiata a questo post del 2009

mercoledì 28 novembre 2012

In coecorum regno monoculus rex


Renzi è un abilissimo e pericolosissimo populista con forti tendenze antidemocratiche che può rifare il ventennio berlusconiano e anche di più, annichilendo il dibattito pubblico, facendo arretrare ancora di più ogni istanza progressista e ogni consapevolezza civile.
(Dalla email di Mauro Romanelli, consigliere reg.le SEL)

Al posto di abilissimo e pericolosissimo,a me basterebbe abile e pericoloso; comunque è vero: occhio al giovane rignanese. Perché, è anche vero, come implicitamente dice anche Romanelli, che nel regno dei ciechi regnano i guerci.

sabato 24 novembre 2012

Primarie

Primarie


Domenica 25 novembre 2012

Primo turno: Puppato
Secondo turno:
Tra Bersani e Renzi il primo che ho scritto
Tra Bersani e Vendola il secondo che ho scritto
Tra Renzi e Vendola il secondo che ho scritto

Remore su Renzi: la visita ad Arcore, il sì a Marchionne, il modello anglo-nordamericano (Toni Blair, Obama).
La visita ad Arcore indica un modo di far politica tramite gli incontri tra privati; viene negato l'aspetto istituzionale pubblico ( un po' come privatizzare le ferrovie, il trasporto pubblico, finmeccanica e via dicendo fino ai partiti, alla scuola, alla sanità...); Marchionne e Obama-Toni Blair vuol dire il modello oligarchico occidentale che si realizza facendo prevalere l'1x100 sul il 99%.
Insomma alleanza-ossequio con i poteri forti ivi compreso il Vaticano.

Bersani lo vedo come un'alternativa a Monti, con un Parlamento a maggioranza PD, Vendola, Di Pietro, 5 stelle. Non lo voto ora alle primarie per l'apertura (anche se solo ipotetica, a Casini). Comunque lo considero un usato buono, purché dentro l'apparecchiatura di cui sopra.

Voto di primavera:
in ordine di preferenza, al momento: Di Pietro,  Grillo, Vendola., PD.


domenica 20 maggio 2012

2 giugno: festa della Repubblica


Comunità dell'Isolotto
una lettera indirizzata al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano
per chiedere che non si festeggi la Festa della Repubblica del 2 giugno con parate militari, e sfilate di armi e simili: ma con i lavoratori, gli studenti, gli insegnanti, i pensionati, coloro che cercano lavoro, le madri e i padri delle nostre giovani generazioni, i ragazzi del servizio civile. 

Chiunque voglia inviarne una uguale o simile, anche a titolo personale può farlo.
L'indirizzo è: presidenza.repubblica@quirinale.it
Nella mail deve essere indicato chiaramente il proprio nome, cognome oltre all'indirizzo postale tradizionale e deve essere inserito il testo della lettera (non è possibile inviare allegati). 
In alternativa: l'indirizzo postale tradizionale è: 
Palazzo del Quirinale, 00187 Roma.

Al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano,
Palazzo del Quirinale, 00187 Roma.


La pace è l'unico valore veramente rivoluzionario, diceva Turoldo, perché costringe a ripensare tutte le categorie del vecchio mondo che è stato costruito sulle macerie delle guerre.
E Balducci, rivolgendosi ai cristiani, ricordava che una chiesa veramente evangelica deve essere come un'obiezione di coscienza piantata da Dio nella carne viva del mondo.


Essere costruttori di pace oggi significa obiettare al sistema di guerra e alle spese militari che la guerra rendono possibile. 
Noi vogliamo essere cittadini obbedienti alla Costituzione italiana, scritta subito dopo il flagello del secondo conflitto mondiale, e proprio per questo tesa al ripudio della guerra stessa. Lo dice l'articolo 11. E' la stessa Costituzione che ci indica come la nostra Repubblica sia fondata sulla forza del lavoro. Lo dice l'articolo 1. In mezzo, tra l'articolo 1 e l'articolo 11, ci sono 10 articoli fondamentali della nostra carta costituzionale, su altrettanti valori fondanti: la giustizia, la libertà, la salute, l'educazione, ecc. Questo significa che i lavoratori devono costruire le condizioni per la dignità della vita di tutti coloro che vivono nel nostro paese, e che la guerra (e la sua preparazione) è l'unico vero disvalore da espellere per sempre dal contesto sociale e civile.


Per tutto questo noi non comprendiamo perché la Festa della Repubblica, che ricorre il 2 giugno, venga celebrata con le parate militari, la sfilata della armi, la mostra degli ordigni bellici. E' una contraddizione divenuta ormai insopportabile. Questo è il ripudio della Costituzione,non della guerra. E' il rovesciamento della verità.


Il 2 giugno ad avere il diritto di sfilare sono le forze del lavoro, i sindacati, le categorie delle arti e dei mestieri, gli studenti, gli educatori, gli immigrati, i bambini con le madri e i padri, le ragazze e i ragazzi del servizio civile. Queste sono le forze vive della Repubblica; i militari hanno già la loro festa, il 4 novembre, che ricorda “l'inutile strage” della prima guerra mondiale, come disse il papa Benedetto XV.


A lei, Presidente della Repubblica chiediamo di abolire la parata militare del 2 giugno, anche per rispettare la necessità di risparmio economico (ci costerà dieci milioni di euro): inviti i giovani disoccupati e i pensionati come rappresentanti del popolo italiano in sofferenza. E' un vero e proprio scandalo che mentre si impongono pesanti sacrifici a tutti, il Parlamento ed il Governo abbiano confermato l'enorme spesa di oltre 10 miliardi di euro per l'acquisto dei cacciabombardieri F35.


Ci impegniamo ad interpellare le autorità civili delle nostre città, sindaci, prefetti, consiglieri comunali, deputati, affinché sostengano questa nostra proposta, scrivendo anche lettere ai giornali e diffondendole nei luoghi di lavoro. Il 2 giugno con le nostre associazioni vogliamo celebrare l'Italia che “ripudia la guerra”: dove possibile organizzeremo delle sfilate dove i cittadini disarmati innalzeranno i cartelli con l'articolo 11 della Costituzione.
Fonte

mercoledì 18 aprile 2012

Matteo Renzi ha scritto




Enews 339, martedì 17 aprile 2012
Ricordo le regole del gioco. Chi vuole cancellarsi dai destinatari deve solo farmelo sapere via email:  enews@matteorenzi.it   Tutti i  suggerimenti, le idee, i consigli, le critiche sono per me utilissime: non riesco a rispondere personalmente a tutti, ma leggo ogni vostra riflessione sindaco@comune.fi.it. Per me questo filo diretto costituisce un’oasi di riflessione molto importante. Grazie!
Il 17/04/12 19.03, Matteo Renzi ha scritto:
...Viceversa un Paese senza finanziamento pubblico ma con un sistema di regole chiaro, con finanziamenti privati detraibili come gli Stati Uniti può consentire a un signore semisconosciuto che si chiama Barak Hussein Obama di divenire il Presidente della più potente democrazia del mondo.


Correzione di Urbano Cipriani:
Certo anche un paese senza finanziamento pubblico e con un sistema di regole chiaro, con finanziamenti privati detraibili come gli Stati Uniti, può consentire alle Lobbies che detengono il potere di tenere lontani dalla politica la maggioranza dei cittadini, di impedire l'affermarsi di un qualsiasi partito laburista alternativo, di assorbire e asservire anche un simpatico signore (allievo però della scuola di Breschinsky),  alla causa degli interessi della più potente oligarchia del mondo che, forte del suo 1%, riesce a tenere sotto controllo il 99%.

giovedì 29 marzo 2012

Battaglie di libertà


Su iniziativa della Fondazione Lelio e Lisli Basso, martedì 27 marzo si è svolta un'interessante discussione sul libro di Sergio Lariccia "Battaglie di libertà. Democrazia e diritti civili in Italia". Ne hanno parlato, alla presenza dell'autore, Piero Bellini, Giovanni Palombarini ed il ns. socio onorario Stefano Rodotà. Fra i vari interventi, anche quello del sottoscritto in rappresentanza di LiberaUscita. 
Il libro, pubblicato nel 2011 da Carocci editore, "ripercorre le vicende che hanno riguardato il riconoscimento dei diritti, l'adempimento di compiti e doveri e l'esercizio di poteri pubblici, privati, civili e religiosi, con una valutazione strettamente collegata ai principi di dialogo, uguaglianza, libertà e solidarietà: valori e obiettivi per i quali anche nel nostro paese, come in molte altre parti del mondo, si sono combattute negli ultimi decenni intense e appassionate battaglie di impegno civico e democratico".
Ne riportiamo qui sotto l'incipit:
"Buongiorno, sono il signore che paga il biglietto del tram. La volontaria che assiste gli anziani soli. Il cittadino che paga le tasse. La signora che chiede per favore. Il pensionato che fa la coda negli uffici. La dirigente che sa ascoltare. Il medico che non guarda l'orologio. L'artigiano che non bara sui conti. Lo studente che non crede alle lotterie. lo non sgomito. Non appaio. Non cerco scorciatoie. Non mi arrendo. Lavoro a volte anche per gli altri. Mi fermo sulle strisce. Non getto mozziconi sulle strade. Aspetto il mio turno per parlare. Non parcheggio sul marciapiede e neanche in seconda fila. Faccio il mio dovere. Studio, perché penso sia importante per vincere i concorsi. Vado a votare e non al mare. Mando i miei figli alla scuola pubblica. Non penso a veline o tronisti. A volte inseguo le mie passioni. Lettere dal Paese dei Nessuno, dall'Italia dei cittadini dimenticati che scrivono ai giornali per avere una speranza (G. Schiavi, La lotta delle formiche. Disagi e speranze nel Paese dei nessuno. Quell'Italia che fa ancora il proprio dovere, in "Corriere della Sera", 135, 18 luglio 2010, p. 29)".
Fra i tanti temi sui diritti civili affrontati dal prof. Lariccia nel suo libro non poteva mancare quello del fine vita e del testamento biologico.
In proposito, al capitolo "I registri delle bio-card" (pag. 198) si ricorda l'iniziativa di LiberaUscita per l'istituzione del primo registro italiano dei biotestamenti, realizzato dal X Municipio di Roma grazie all'impegno del Presidente Sandro Medici e della delegata ai servizi sociali Mina Welby, poi divenuta ns. socia onoraria.

Cordiali saluti
Giampietro Sestini
  
 
*****************************************
LiberaUscitaAssociazione nazionale laica e apartitica
per il diritto di morire con dignità
via Edgardo Ferrati, 12 - 00154 Roma
tel: 366.4539907 ore 9/12 - 16/18
fax: 06.5127174 ore 0/24
email:
info@liberauscita.it
sito web:
www.liberauscita.it 
gruppo Facebook: LiberaUscita

venerdì 18 novembre 2011

FINE VITA: DECIDERE CONSAPEVOLMENTE

QUINTA COMMISSIONE CONSILIARE - CONSULTA PER LA LAICITA’







La Consulta per la Laicità, presieduta dal Presidente della Vª Commissione Consiliare, Leonardo Bieber, ha il piacere di invitare la S.V. al convegno







FINE VITA: DECIDERE CONSAPEVOLMENTE







Testamento Biologico e Cure Palliative







MERCOLEDI’ 30 NOVEMBRE 2011 ORE 17.00







Palazzo Vecchio, Sala della Miniatura







Saluti







Leonardo Bieber, Presidente della Consulta per la Laicità







Interventi







Monica Toraldo di Francia, Docente di Bioetica, membro del Comitato Nazionale di Bioetica







Panoramica sulla legislazione attuale in materia in Italia e in Europa.







Piero Morino, direttore Unità Cure Palliative, Leniterapia hospice Convento delle Oblate, AS Firenze







La nascita, lo sviluppo e la realtà attuale delle Cure Palliative Domiciliari e in Hospice a Firenze







Nicoletta Bottin, Coordinatrice Infermieristica presso l’hospice di Prato e sul territorio







L’esperienza dell’hospice e le problematiche inerenti ad un’accoglienza personalizzata nel rispetto anche delle diverse culture di origine







Rossana Bartolozzi, Volontaria presso l’hospice di Via S. Felice a Ema







Resoconto di un’esperienza in corso nell’assistenza sia in hospice che a domicilio







Moderatrice







Paola Galli, componente della Consulta







Interventi del pubblico presente e repliche dei Relatori







Segreteria organizzativa: Antonella Barbieri Ufficio Consulte Tel. 055. 2768602







Nota quasi storica



A proposito di fine vita, Splinder, dominio italiano, addirittura fiorentino, chiuderà il 31 gennaio prossimo. Tutti fuori. In questi giorni trecentomila blogghisti stanno facendo la fila presso degli specialisti recuperanti per portare in salvo la mobilia, visto che la casa deve sparire: post, commenti, foto, links, video...E' una operazione di evacuazione di massa. E' il default italiano che si abbatte sul nostro campicello virtuale. 



Decidere consapevolmente: si fa di necessità virtù. Come profughi vietnamiti o cinesi ci rifugiamo in America. Ho provato con Wordpress, ma hanno cominciato a chieder soldi, insistendo sulla facilità dell'entrata, mentre non sialo riusciti, io e Simone tecnologico programmatore, a districarci nel labirinto. Son quindi finito su Google, il grande monopolio che s'è mangiato Youtube e che mi portò due anni fa all'azzeramento dei miei video, perché pretendevo di rimanere in  Youtube senza soggiacere all'account di Google. Morale: spariti tutti i miei video. son rientrato come schiavo sottomesso attraverso l'account Google e mi sono rifatta la mobilia video...Adesso padron Google forse accoglierà il mio trasferimento da Splinder-Dada fiorentina alla California. O forse finirò su IO-Bloggo. Come qui si vede il fine vita del mio Blog, forse non è il migliore, ma almeno è consapevole. 

La mia nuova casa o nuovo dominio. Mi trovi qui.


In chiaro: 

http://barbabianca-urbano.blogspot.com/

sabato 22 ottobre 2011

Gheddafi


Cogitanti mihi saepenumero et memoria vetera repetenti...



Quello che mi colpisce è l'accecamento prodotto dall'uso del potere. Perché se è vero che è morto dicendo non voglio morire ("non sparatemi"),  non capisco che lui non abbia capito fin dall'inizio, cioè dalla deliberazione dell'ONU, che la sua era partita persa. E allora perché sacrificare un intero popolo di sudditi, amici e clienti e figli e parenti in una guerra civile patrocinata dalla NATO, cioè dalla più mefistofelica realtà dell'Europa, escort dell'Impero del male. Mussolini che, a Italia già distrutta, a guerra ormai persa, fa fucilare il genero e gli amici della prima era sacrificando tutto un popolo di santi navigatori ed eroi in una guerra civile tanto assassina e cruenta quanto inutile. Hitler che arruola i ragazzi di 16 anni, ormai orfani di padri e nonni per sacrificarli nell'ultima ecatombe sopra il bunker eletto a tomba dell'Impero dei Nibelunghi.  Evidentemente, oltre quella soglia, là dove puoi decidere della vita e della morte, della pace e della guerra, il cervello umano subisce una metastasi e perde quel po' di barlume intelligente che madre Natura ha messo insieme in pochi milioni di anni, troppo pochi se confrontati ai miliardi di anni dei protozoi.  



Ma l'accecamento prodotto dall'uso del potere, caro Barbabianca, non si limita alle dittature, al singolo definito tiranno e pace all'anima.  L'accecamento può colpire interi gruppi, all'inizio ristretti e via via sempre più estesi.  Senza scomodare la storia lontana degli spagnoli al seguito di Cristoforo Colombo, degli Italiani d'Abissinia al seguito del maresciallo Badoglio, degli israeliani al seguito delle guerre vinte nel 1948 e 1967,  vengo alla mia Italia di oggi: abbiamo da vent'anni un capo di governo che crede alle sue bugie e le scambia con pure purissime verità, riuscendo a trasformare il falso in vero e il vero in falso come un vecchio alchimista delle favole, rimanendo piano piano schiavo di se stesso e del mondo circostante in quanto confonde realtà e immaginazione, nero e bianco, esistente ed inesistente; un fenomeno da laboratorio. Ma la cosa sconcertante è il plagio di se stesso che viene esteso a una massa di persone tra loro differenti per origine e tendenze.  Un Parlamento che, di fronte al mondo, dichiara vero il falso riconosciuto e falso il vero accertato. Così che Barabba viene scambiato per Gesù Cristo e Cristo per Barabba.  Son bastati così pochi anni di uso del potere per ridurre un pezzo da novanta come Umberto Bossi a un soprammobile del salotto di Arcore: un altro fenomeno da laboratorio, come un vecchio alchimista delle favole che finisce col credere al potere di trasformare il ferro in oro.  Ma non dobbiamo fermarci ai singoli personaggi, spesso semplicemente dei prodotti fabbricati nei laboratori degli alieni che controllano le banche e il flusso del denaro dell'intero pianeta. E' chiaro per noi che gli abitanti del pianeta stanno andando in perdizione e che sul villaggio globale si sta per avventare lo tsunami della sovrappopolazione che, unita all'assenza di un principio coordinatore, porta alla fine della civiltà. Questo tiranno globale ha deciso come cura la guerra preventiva permanente destinata a finire come le guerre scaturite dalli tiranni pervertiti dall'uso del potere. Solo che qui la Germania del 1945 è, siamo ottimisti nel restringere, l'intero mondo occidentale. 



Fine dell'incubo prodotto dalla vista delle immagini trasmesse dai cellulari di Sirte il 21 ottobre dell'anno di disgrazia 2011.



Ma forse centra il vero il mio pensiero;



che sia democrazia o dittatura



la droga del potere è come un siero



che entra nelle vene e lì perdura.



Se poi la storia ci porta Zapatero



lo chiamiamo sconfitto e non è vero.


mercoledì 5 ottobre 2011

Il Manifesto della "Scuola di Poppi"


Ricucire l'Italia



Finisce così: 



Le celebrazioni dei 150 anni di unità hanno visto una straordinaria partecipazione popolare, che certamente ha assunto il significato dell’orgogliosa rivendicazione d’appartenenza a una società che vuole preservare la sua unità e la sua democrazia, secondo la Costituzione. Interrogandoci sui due cardini della vita costituzionale, la libertà e l’uguaglianza, nella nostra scuola di Poppi in Casentino, nel luogo dantesco da cui si è levata 700 anni fa la maledizione contro le corti e i cortigiani che tenevano l’Italia in scacco, nel servaggio, nella viltà e nell’opportunismo,Libertà e Giustizia è stata condotta dalla pesantezza delle cose che avvolgono e paralizzano oggi il nostro Paese a proporsi per il prossimo avvenire una nuova mobilitazione delle proprie forze insieme a quelle di tutti coloro – singole persone, associazioni, movimenti, sindacati, esponenti di partiti – che avvertono la necessità di ri-nobilitare la politica e ristabilire la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e in coloro che le impersonano. Che vogliono cambiare pagina per ricucire il nostro Paese.








Leggilo tutto - Ne vale la penna.

























martedì 4 ottobre 2011

Ricucire l'Italia






A metà settembre di quest'anno il castello di Poppi ha ospitato un bel convegno di Giustizia e Libertà sui temi di libertà, uguaglianza, giustizia sui quali via via si sono arrovellati politici, pensatori, filosofi, operatori sociali e via dicendo. L'han chiamata la Scuola di Poppi, e siccome io sono nato a Poppi e nel castello dove erano tutti o quasi gli uffici comunali ha riposato per vari anni il mio certificato di nascita, beh, mi sono sentito coinvolto nell'iniziativa presa dal mio compagno di gioventù Franco, all'epoca Franchino, oggi dott. Sbarberi, professore emerito di storia contemporanea all'Università di Torino. Tramite Franco ho conosciuto da più vicino Zagrebelsky che lui chiama Gustavo e al quale io mi son permesso di dare del tu. Beh, tutto questo per dire che ieri, 3 ottobre 2011, dopo aver letto l'intervista a "Gustavo" pubblicata su Repubblica, ho preso in mano immagini e audio che avevo messo insieme nei tre giorni della "scuola di Poppi" e ho prodotto lo Youtube che segue, mentre Paola mi rimproverava delle lunghe ore passate al computer  dimentico di rifare il letto, comprare il pane e preparare la frittata di patate e cipolle. Anche il video ha un sapore casalingo, un po' naif, mi sembra. Fatto a mano. Buona visione.








Video

martedì 6 settembre 2011

Lo sciopero generale

6 settembre 2011

Lo sciopero di oggi ha una valenza di straordinaria intensità antropologica: intende fermare la china che porta al precipizio della svendita ai privati della sanità, della scuola, della "religiosità" insita in tutti noi, cioè del nostro corpo, cervello, "anima". Lo sciopero generale è la nostra arma vitale preventiva permanente contro l'arma letale della guerra preventiva permanente. A prescindere dalla sua riuscita dimostra l'intuito italiano che capisce il valore della posta in gioco. E' l'altra faccia della nostra Italia oggi piegata al berlusconismo. Una grande battaglia campale. Ciascuno di noi dovrà poter dire: - Io c'ero.

 Buona giornata, compagni di resistenza.

PS.

"Se la storia ha da essere creativa in modo da anticipare un possibile futuro senza negare il passato, essa dovrebbe, credo, mettere in evidenza nuove possibilità mettendo in luce quegli episodi del passato che sono stati tenuti nascosti, quando, anche se in brevi sprazzi, la gente dimostrò la sua capacità di resistere, di mettersi insieme, e qualche volta di saper vincere. Io suppongo, o forse solo spero, che il nostro futuro può essere trovato  nei fuggevoli momenti di sofferenza solidale del nostro passato piuttosto che nei suoi ininterrotti secoli di  guerre.." (Howard Zinn)

giovedì 21 luglio 2011

L'attacco USA all'Europa

Stefania LimitiAbbiamo di nuovo scelto Webster G. Tarpley per approfondire uno dei più temi urgenti di questi giorni, l'attacco speculativo all'euro e i suoi effetti su alcuni paesi, tra cui l'Italia. Tarpley, infatti, oltre ad essere un profondo conoscitore del sistema finanziario internazionale è, soprattutto, un osservatore di assoluta indipendenza e paladino delle battaglie contro tutte le oligarchie, come è possibile constatare dalle sue opere (tra le quali segnaliamo, per l'attinenza al tema, il recentissimo Obama dietro la maschera: golpismo mondiale sotto un fantoccio di Wall Street). Le sue sono caratteristiche essenziali, dunque, se si vuole scoprire dove siano le verità nascoste: per questo la prima domanda è diretta al cuore del problema: 



1. Esiste un'intelligence che ha pensato e attuato il piano speculativo nei confronti dei paesi europei? - Sì, questo era già chiaro dal febbraio 2010, quando il Wall Street Journal pubblicò un servizio su una cena cospiratoria (8 febbraio) tenuta nella sede di una piccola banca d'affari specializzata, la Monness Crespi and Hardt, alla qualeparteciparono persone di grande influenza. In quell'occasione si cercavano strategie per evitare un'ondata di vendite di dollari da parte delle banche centrali ed il conseguente crollo del dollaro. L'unica maniera per rafforzare il biglietto verde passava attraverso un attacco all'euro le cui compravendite ammontavano circa a mille miliardi (one trillion) al ogni giorno: impossibile pensare ad un attacco frontale contro una moneta così forte. Quindi, gli sciacalli degli hedge funds di New York - fra cui anche certi protagonisti della distruzione di Lehman Brothers - hanno cercato i fianchi più deboli del sistema europeo e li hanno individuati nei mercati dei titoli di stato (government bonds) dei piccoli paesi del meridione europeo e comunque della periferia - Grecia e Portogallo - dove era possibile contare sulla complicità di politici dell'Internazionale Socialista al servizio della CIA e di Soros. Il mercato dei titoli di stato della Grecia è relativamente ristretto e poco liquido rispetto al Bund tedesco o al Gilt britannico (i loro bonds): una condizione ideale per una serie di vendite al ribasso, accompagnate da articoli negativi ispirati da veline di Wall Street e della City e magari a qualche valutazione pessimista delle agenzie di rating (notoriamente corrottissime come abbiamo visto nel 2007-8). Un mix che può determinare tracolli dei prezzi e un vero e proprio panico. Per aumentare il potere distruttivo di questi attacchi speculativi, si usa una forma di derivati che si chiamano Credit Default Swaps (Cds) - detti talvolta derivati di assicurazione. Con pochi soldi si può scatenare un effetto notevole al ribasso. 



2. Può spiegarci meglio cosa sono questi famigerati Cds? 



- Sono quelli che hanno distrutto la più grande ditta assicuratrice del mondo, l'AIG, nel settembre 2008. L'ufficio di Londra di AIG aveva emesso Cds per 3 mila miliardi di dollaro ($3 trillion), più del prodotto nazionale lordo della Francia. C'è stato un tentativo qui negli Usa di proibire o almeno limitare i CDS ma alcuni esponenti Democratici al servizio di Wall Street, Dodd e Frank , hanno bloccato il provvedimento l'anno scorso con l'aiuto dei Repubblicani reazionari....



3. Sì, ricordiamo questo passaggio, può spiegarci in termine chiari di cosa di trattò? 



- Durante l'iter parlamentare dell'abbozzo di legge per la riforma del sistema finanziario, il senatore Christopher Dodd del Connecticut e il deputato Barney Frank del Massachusetts, i presidenti delle commissioni competenti, entrambi Democratici e entrambi pagati da Wall Street, fingendo di volere la riforma radicale, hanno silurato quasi ogni tentativo di proibire o limitare i derivatives. Lo hanno fatto coll'aiuto dei Repubblicani, apertamente ostili ad ogni riforma. Il risultato e' che il cancro dei derivatives continua a crescere.



4. Chiarissimo, tornando ai CDS...



Un CDS è una scommessa (side bet) fatta da un terzo rispetto alla bancarotta o meno di un altro titolo, spesso fatta a distanza - nel caso in cui colui che fa la scommessa non e' il proprietario del titolo di cui si tratta (naked CDS).E' come scommettere su un cavallo che appartiene ad un altro. I CDS sono intrinsecamente illegali: se fossero polizze di assicurazione, bisognerebbe incriminare i venditori perché non hanno fatto le formalità legali per registrarsi come società assicuratrici, ne' hanno le riserve di capitale - chiunque può vendere CDS anche se non ha risorse ne' fondi speciali per esiti imprevisti. Se i CDS fossero giochi di azzardo, allora bisognerebbe incriminare i venditori come operatori di una bisca fuorilegge. Si potrebbe quindi colpire i CDS senza nuove leggi, solo con quelle già esistenti. Nella primavera scorsa, il ministro tedesco delle finanze Schauble ha introdotto una serie di misure contro i CDS allo scoperto (naked credit default swaps): si tratta di misure che hanno avuto un effetto positivo per la stabilità dell'euro e delle obbligazioni dell'eurolandia. 



5. E le agenzie di rating?



- Per quanto riguarda le credit ratings agencies andiamo a vedere il loro ruolo nella crisi mondiale di settembre 2008, quando hanno mantenuto note di AAA per ditte come AIG, Merrill Lynch,e Lehman fino a 5 minuti prima del crollo di queste aziende. La loro corruzione era evidentissima. Adesso loro vorrebbero giudicare la solvibilità dell'Italia, e questo e' uno scandalo. I funzionari di queste agenzie dovrebbero tremare davanti al giudice togato, invece di poter mandare siluri contro grandi nazioni. Bisogna mettere queste agenzie fuorilegge per non permettere loro di fare pubblicità agli speculatori al ribasso e spargere panico fra i piccoli risparmiatori che forse credono tutt'ora nella buona fede di queste agenzie screditatissime.



  6. Ci spiega che cosa significa in termini politici l'attacco all'Euro?



  - Si tratta di un tentativo di esportare la depressione economica mondiale verso l'Europa, creando un caos di piccole monete che saranno facile preda alla speculazione, a differenza dell'euro che è abbastanza forte per potersi difendere. Si tratta di scaricare la crisi sull'Europa, sempre con l'idea di indebolire a tal punto l'euro da impedire a questa moneta di fungere da riserva mondiale accanto al dollaro o al posto del dollaro. Negli anni trenta la strategia inglese era quella delle svalutazioni concorrenziali (competitive devaluations) della sterlina, per esportare la crisi verso gli altri. Un approccio noto come "beggar my neighbor" - ridurre il vicino alla miseria. Oggi è la stessa strategia con i mezzi più sofisticati - fra cui, appunto, i famigerati derivati, definiti da Warren Buffet come "financial weapons of mass destruction."



  7. In Italia molti ritengono che l'attacco speculativo al debito pubblico coincida con la fine della stagione di Berlusconi, c'è un legame tra le due cose?



  - La grande questione che riguarda l'attacco sferrato all'Italia lunedi' 11 luglio e': perche' adesso? Veramente non ci sono spiegazioni solo inerenti alla specifica situazione italiana. Una ipotesi: le zombie banks e hedge funds di Wall Street volevano seminare panico in Italia per avere più opzioni nell'eventualità di una bancarotta nazionale USA alla vigilia di Ferragosto che potrebbe scaturire dal rifiuto dei Repubblicani reazionari del Tea Party di aumentare il limite massimo dell'indebitamento dello Stato americano. In quel caso, l'unico aiuto per il dollaro sarebbe un tracollo contemporaneo dell'euro, che potrebbe benissimo cominciare dall'Italia. Bisogna tuttavia riconoscere che la cacciata di Berlusconi rappresenta da un paio di anni uno dei primi obiettivi angloamericani in Europa. Berlusconi è troppo vicino a Putin, troppo coinvolto nel Southstream pipeline, troppo indipendente da tanti punti di vista. Si vede questo nei documenti pubblicati da Wikileaks, un'operazione della CIA mirata a colpire i bersagli degli angloamericani, da Gheddafi a Ben Ali a Mubarak a Putin e la signora Rodriguez de Kirchner in Argentina. Qui da noi leggiamo che Berlusconi è il più grande amico della Russia all'interno della UE - cosa positiva per la pace mondiale a mio parere, ma intollerabile per l'impero angloamericano in fase di crollo. Gli stessi impulsi nazionalistici italiani e lo stesso mestiere dell'Italia come ponte fra l'Europa da una parte e il Nord Africa, il Medio Oriente e la sfera russa dall'altra sono presenti, sebbene in forma debole, nell'azione di Berlusconi. Purtroppo molti in Italia sono accecati dall'odio appena si tratta di Berlusconi. Io ho visto che quelli che erano accecati dal loro odio di Bush sono caduti nella trappola di Obama - vale a dire di Soros e di Rockefeller - e quelli che erano accecati dal loro odio nei confronti di Obama sono caduti nella trappola del Tea Party - vale a dire dei fratelli Koch ultrareazionari. In Italia quelli che sono accecati dal loro odio nei confronti di Berlusconi cadono fatalmente nella trappola di De Benedetti, Soros e compagnia bella. 



8. Per noi Berlusconi rappresenta un ostacolo per qualsiasi forma di democrazia



- Sì, ma è meglio evitare l'odio e lavorare su un progetto positivo come una riforma economica e le misure urgenti per difendere l'economa italiana contro l'attuale attacco coordinato degli speculatori internazionali. Berlusconi è imbevuto di ideologia neoliberale. La sua è una politica ostile alla classe lavoratrice. Il suo appoggio a progetti come la privatizzazione dell'acqua è pura follia. Berlusconi appare quindi incapace di difendere l'Italia dall'ondata di rivoluzioni a colori che incombe sull'Europa. Ma prima di cacciarlo gli italiani dovrebbero essere ben sicuri di non andare dalla padella alla brace.



  9. Appunto, il governo di Berlusconi-Tremonti e Bossi in questo momento impedisce passi avanti ma quali sarebbero queste misure urgenti secondo lei?



  - Secondo me il governo italiano deve agire quanto prima per dichiarare lo stato di emergenza; vietare in maniera permanente i titoli derivati di assicurazione (credit default swaps), lo strumento preferito per l'assalto alle obbligazioni dello Stato Italiano e disporre serie pene criminali per i trasgressori di tale divieto. Ripeto: se questi titoli sono considerati assicurazioni, i venditori non hanno adempito alle precondizioni legali per poter funzionare come ditta assicuratrice, se sono giochi di azzardo, la loro vendita rappresenta una bisca abusiva. In ogni caso sono illegali e devono essere colpiti dalla legge. Neutralizzare le agenzie di rating. Durante la crisi del 2008, le agenzie di rating hanno mantenuto una valutazione di AAA per molte obbligazioni fino alla vigilia del crollo, dando luogo ad accuse di corruzione. Oggi esiste il fondato sospetto della partecipazione di queste agenzie ad una operazione congiunta di attacco all'Italia da parte di banche e hedge funds esteri nell'ambito di una speculazione al ribasso su vasta scala. È quindi opportuno far intervenire la magistratura e la Guardia di Finanza per eseguire perquisizioni nelle sedi di tali agenzie allo scopo di accertare in maniera preventiva se questi delitti sono in fase di preparazione. Eventuali attivitàcriminali contro l'Italia da parte di queste agenzie di rating devono essere colpite attraverso proteste diplomatiche, mandati dell'Interpol e altri mezzi. Questi provvedimenti sono urgenti sopratutto per rompere lo slancio dell'attuale attacco speculativo e per garantire la stabilità necessaria per sviluppare una azione a più lunga scadenza. Ogni sforzo deve essere fatto per ottenere l'applicazione di tali provvedimenti in tutti i paesi dell'Unione Europea. 

Fonte

martedì 21 dicembre 2010

A perpetua memoria II


Kulturkampf

La devastazione ambientale della Campania operata dalla 'ndrangheta rende bene, a mio modesto avviso, la devastazione culturale operata dalla 'ndrangheta vaticana sul corpo vivo dell'Italia costituzionale: la campania felix dei Romani, la più bella Costituzione del mondo ridotte ad una immensa cloaca di veleni prodotti da una discarica abusiva e fuori controllo. Una specie di Cernobil.

Quelli che seguono sono gli antenati, neppure tanto lontani, della classe di governo che si ostina a non voler lasciarci morire in pace. Perché la grida governativa sugli stati vegetativi è destinata a bollare per un certo periodo storico a venire il periodo berlusconiano che ha fatto vivere la patria dell'Umanesimo e del Rinascimento sotto la cappa del sopradetto inquinamento culturale Vaticano.  Il mio vuole essere un discorso in positivo, perché dimostra che la lotta e resistenza paga; Oggi i sanfedisti possono gridare con la voce chioccia "Englaro assassino e untore", ma non altro. E noi li possiamo mettere alla gogna, tutti i sostenitori di questi ultimi governi. Questa è una destra che si sta decomponendo a vista d'occhio come il ritratto di Dorian Gray. Il bello è che il Vaticano vuole proprio questo tipo di destra e, in questo momento, sta forzando il movimento che gira intorno a Pierferdinando Casini per aggiungersi ai compattatori d'immondizia non trattata che portano il loro carico nella grande discarica d'Italia. Una storia infame, come la colonna che segue:








Hic . vbi . hæc . area . patens . est



svrgebat . olim . tonstrina



 io . iacobi . moræ



qvi . facta . cvm . gvglielmo. platea pvbl . sanit . commissario



et . cvm . aliis . conspiratione



dvm . pestis . atrox . sæviret



lethiferis . vngventis . hvc . et . illvc . aspersis



plvres . ad . diram . mortem . compvlit



Hos . igitvr . ambos . hostes . patriæ . ivdicatos



excelso . in . plavstro



candenti . privs . vellicatos . forcipe



et . dextera . mvlctatos . manv



rota . infringi



rotæqve . intextos . post . horas . sex . ivgvlari



combvri . deinde



ac . ne . qvid . tam . scelestorvm . hominvm reliqvi . sit



pvblicatis . bonis



cineres . in . flvmen . pro iici



senatvs . ivssit



cv ivs . rei . memoria . æterna . vt . sit



hanc . domvm . sceleris . officinam



solo . æqvari



ac . nvnqvam . in postervm . refici



et . erigi . colvmnam



qvæ . vocetvr . infamis



edem ordo mandavit



Procvl . hinc . procvl . ergo



boni . cives



ne . vos . inpoelix . infame . solvm



commacvlet



mdcxxx . kal . avgvsti







È il 21 giugno del 1630, una giornata di pioggia a Milano, dove, nei pressi della contrada della Vetra, Caterina Rosa e Ottavia Boni, due comari affacciate alla finestra già di primo mattino, notano un uomo coperto da un mantello nero con il cappello calato sul viso, camminare rasente una casa strofinando la mano destra contro il muro. Allontanatosi, le due donne si precipitano in strada per controllare i segni che, secondo loro, l’uomo ha lasciato sul muro e vedono, o credono di vedere, delle macchie di colore giallo. È allarme. La parte unta viene subito bruciata e coperta di calce. Il Capitano di giustizia, chiamato sul luogo per esaminarlo, conferma i timori della gente, scorgendo dei segni di unto, nonostante il muro fosse stato prontamente bruciato prima e imbiancato poi.



All’untore vengono presto dati un volto e un nome: si tratta di Guglielmo Piazza, commissario della sanità, che viene subito arrestato con l’accusa di aver sparso dell’unguento pestifero. Interrogato, l’uomo nega di essere coinvolto nell’accaduto, ma, dopo essere stato sottoposto alla tortura della corda (appeso, cioè, ad una fune con le mani legate dietro la schiena e lasciato, poi, cadere di colpo), rasato, purgato e cambiato di abiti, per il timore che potesse nascondere un amuleto in grado di proteggerlo dal dolore delle pene inflittegli, non solo confessa, ma fa anche, o meglio inventa, su promessa di impunità, il nome di un complice.



Lo sfortunato altri non è che il suo barbiere, tal Giangiacomo Mora, a cui proprio pochi giorni prima dell’accaduto, aveva chiesto di mettergli da parte un vasetto di olio curativo contro la peste. Dopo un’attenta perquisizione della sua bottega, che la presenza di alambicchi e fornelli induce gli esaminatori a considerare una vera e propria fabbrica di veleni, il barbiere viene arrestato e interrogato e, dichiaratosi estraneo ai fatti, viene torturato.



Ciò che lo attende è la legatura della canapa, ovvero una matassa con la quale si avvolge una mano e che viene girata fino a slogare il polso, tanto che questi finisce per ripiegarsi sul braccio stesso. Confessa, ma poi, cessato lo strazio, ritratta; sottoposto di nuovo al supplizio, tra grida di dolore e spasimi, ammette ciò che gli esaminatori sostenevano avesse fatto. Questa scena si ripete per giorni, finché il Piazza non fa il nome di una terza persona: Don Giovanni Gaetano Padilla, nobile spagnolo denunciato come l’ideatore del crimine. Al Mora viene chiesto di confermare la responsabilità di quest’ultimo personaggio nei fatti accaduti ed egli acconsente, ormai stremato dai tormenti della tortura (il Padilla fu poi assolto in virtù del suo rango).



Una sentenza del 27 luglio condanna a morte sia il Piazza che il Mora, nonostante le dubbie confessioni dei due, le continue e ripetute smentite del barbiere e l’assenza di una benché minima prova. Entrambi furono caricati su di un carro che li portò, prima, nel luogo che il Piazza aveva infettato, poi, davanti alla bottega del Mora, dove fu tagliata loro la mano destra e rotta l’ossatura; in seguito furono posti sulla ruota, i loro cadaveri bruciati e le ceneri gettate nel fiume. La casa del Mora fu demolita e al suo posto eretta una colonna, detta infame, e una lapide che recava la descrizione dei fatti accaduti, a memoria della giustizia compiuta nei confronti dei due principali imputati dell’epidemia di peste che si diffuse quell’anno a Milano.



La fonte



 




domenica 5 dicembre 2010

La bufala

14 dicembre 2010



video:









La bufala: Italia, Costituzione italiana.



I 2 leoni: Vaticano e mafia, USA e Servizi segreti, Nobiltà (960+600 deputati e senatori) e Clero.



La lezione della mandria: