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giovedì 27 giugno 2013

Habemus pacem!

Ultima ora
La buona novella

Cacciati finalmente per sempre dal nostro cielo i cacciabombardieri della Lockheed.
In data odierna il Parlamento, a stragrande maggioranza, ha respinto la mozione di acquisto dei cacciabombardieri F35 presentata dal Governo Letta.
Grazie, Italia!
Flash back della rassegna stampa degli ultimi giorni:

 (da ADISTA, agenzia di stampa):

Senato e Parlamento assediati da giorni come Piazza Tahrir al Cairo, e  Gezi Park a Istanbul.
in Italia occupati tutti i circoli ARCI, al grido di "via puttane e puttanieri Pd che dichiarano l'equivalenza di amare la pace con armare la pace, intendendo votare l'acquisto dei bombardieri Lockeed"; senatori e deputati pduppini anche molto noti buttati fuori a calci da decine di circoli culturali ARCI in Toscana, Emilia, Umbria, Veneto, Lombardia, Campania, Puglia...
Mille Consigli comunali, di piccola, media e massima cilindrata, hanno programmato forme di resistenza a oltranza a Governo e Parlamento, se non deliberano l'assegnazione dei fondi già programmati per l'acquisto degli F35 ai servizi sociali di Regioni e Comuni, alla scuola, alla sanità;  
Da più parti chieste le dimisssioni del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

mercoledì 26 giugno 2013

Il giardino della vita


Entrate in un giardino di piante, d'erbe, di fiori. Sia pur quanto volete ridente. Sia nella più mite stagione dell'anno. Voi non potete volger lo sguardo in nessuna parte che voi non vi troviate del patimento. Tutta quella famiglia di vegetali è in istato di souffrance, qual individuo più, qual meno. Là quella rosa è offesa dal sole, che gli ha dato la vita; si corruga, langue, appassisce. Là quel giglio è succhiato crudelmente da un'ape, nelle sue parti più sensibili, più vitali. [4176]Il dolce mele non si fabbrica dalle industriose, pazienti, buone, virtuose api senza indicibili tormenti di quelle fibre delicatissime, senza strage spietata di teneri fiorellini. Quell'albero è infestato da un formicaio, quell'altro da bruchi, da mosche, da lumache, da zanzare; questo è ferito nella scorza e cruciato dall'aria o dal sole che penetra nella piaga; quello è offeso nel tronco, o nelle radici; quell'altro ha più foglie secche; quest'altro è roso, morsicato nei fiori; quello trafitto, punzecchiato nei frutti. Quella pianta ha troppo caldo, questa troppo fresco; troppa luce, troppa ombra; troppo umido, troppo secco. L'una patisce incomodo e trova ostacolo e ingombro nel crescere, nello stendersi; l'altra non trova dove appoggiarsi, o si affatica e stenta per arrivarvi. In tutto il giardino tu non trovi una pianticella sola in istato di sanità perfetta. Qua un ramicello è rotto o dal vento o dal suo proprio peso; là un zeffiretto va stracciando un fiore, vola con un brano, un filamento, una foglia, una parte viva di questa o quella pianta, staccata e strappata via. Intanto tu strazi le erbe co' tuoi passi; le stritoli, le ammacchi, ne spremi il sangue, le rompi, le uccidi. Quella donzelletta sensibile e gentile, va dolcemente sterpando e infrangendo steli. Il giardiniere va saggiamente troncando, tagliando membra sensibili, colle unghie, col ferro. (Bologna. 19. Aprile. 1826.). Certamente queste piante vivono; alcune perchè le loro infermità non sono mortali, altre perchè ancora con malattie mortali, le piante, e gli animali altresì, possono durare a vivere qualche poco di tempo. Lo spettacolo di tanta copia di vita all'entrare in questo giardino ci rallegra l'anima, e di qui è che questo ci pare essere un soggiorno di gioia. Ma in verità questa vita è trista e infelice, ogni giardino è quasi un vasto ospitale (luogo ben più deplorabile che un cemeterio), e se questi esseri [4177]sentono, o vogliamo dire, sentissero, certo è che il non essere sarebbe per loro assai meglio che l'essere.
(Bologna. 22. Apr. 1826.)
E' un passo dello Zibaldone di Leopardi. Lo sono andato a ricercare, suggestionato da frequenti incontri ed esperienze che mi mettono nella posizione di vedere sotto la facciata, oltre l'apparenza o semplicemente di fronte alla realtà.
Alla mia età, nella condizione di uomo stipendiato ed esonerato dal lavoro, c'è molto spazio per la riflessione; "è l'età più bella" mi ha detto Vera durante una lunga camminata sull'Appennino delle foreste casentinesi; in effetti ci si sente liberati da cose come  l'incertezza del domani, la lotta per trovare il lavoro e i doveri che questo impone una volta trovato, gli assilli, gli affanni, le illusioni-delusioni degli amori,  le preoccupazioni per i figli appena nati, poi pargoli, poi puberi, sempre in fieri... Per parte mia non finirò mai di ringraziare il Quarto Stato ottocentesco che con le sue lotte mi ha regalato la pensione e l'assistenza sanitaria...
Sto dicendo che io ho avuto quello che è mancato a Leopardi (il tempo di vita e una donna a fianco per semplificare), non sottoscrivo nella sua cruda interezza il paragone tra ospitale e cemeterio, ma devo dire che sempre più spesso incontro la sofferenza, non quella terrificante e violenta esibita a oltranza dai telegiornali; parlo della sofferenza sommessa, intima, interna, corrosiva la sua parte che mi si presenta in un Roberto alle prese con la causa di separazione, in un Luigi dializzato, sofferente   agli arti e alla muscolatura, in una Roberta rimasta vedova dopo 33 anni di grande amore-intesa ora "disperata", in una figlia alle prese col padre infermo anche mentale; personalmente mi si presenta nel vuoto che si allarga intorno a me con la partenza di tanti miei coetanei...E allora diventa quasi un conforto il cemeterio che libera dall'ospitale. E devo dire, per concludere questa riflessione di una sera di piena estate, che coscientemente mi sto preparando, avendo già firmato la mia biocard e avendo già esposto in video la mia riflessione sul vivere e morire.
Pace e bene. E buonanotte (ore 23,45).
PS.
Trovo proprio ora su Facebook di Meri Negrelli:
In anni di volontariato con i malati terminali o comunque malati con malattie irreversibili ho imparato molte cose ma la più importante è sospendere il giudizio! Ho visto gente con enormi sofferenze che lottavano per vivere e progettavano se pur poche ore di vita, altre che a me la sua sofferenza poteva sembrare accettabile decidere che il suo tempo era finito. Nessuno conosce fino in fondo il vissuto, le relazioni, le convinzioni personali la spiritualità e il loro concetto di vita.
Tutti i giudizi sono sempre imperfetti, per questo dico: Sospendiamo il giudizio e siamo giudici solo di noi stessi.

venerdì 12 aprile 2013

FILM SU ELUANA ENGLARO



MODENA: PROIETTATO IL FILM SU ELUANA
L’8 aprile finalmente a Modena è stato possibile, grazie all’impegno di Léon Bertrand di Libera-Uscita, vedere il bellissimo ed interessantissimo film-documentario “7 GIORNI” che, in realtà, racconta assai  più degli ultimi sette giorni di Eluana Englaro.

Un pubblico numeroso, attento e partecipe ha assistito alla proiezione  frutto della collaborazione tra LIBERA-USCITA, ARCI che ha organizzato la rassegna “L’Italia che non c’è – 2013” e UAAR.

Nel filmato viene raccontata tutta la tragica storia che, iniziata in una notte profonda dell’ormai lontano 1992, trova il suo epilogo nel decesso di Eluana alla Clinica “La Quiete” di Udine il 9 febbraio 2009.

La regia sapiente di Ketty Riga e Giovanni Chironi alterna numerose, significative interviste di protagonisti della vicenda, con bellissime immagini dei luoghi in cui gli eventi si succedono e dirette televisive fornite da Skytg24: la partenza dell’autoambulanza da Lecco, l’arrivo a Udine, le dirette dal Parlamento.

Si nota l’assenza, certo non casuale, del grande protagonista Beppino Englaro e, naturalmente, Eluana la vediamo, come sempre, solo nelle bellissime, tante fotografie che la ritraggono piena di vita come era prima del tragico incidente. Una scelta di grande dignità di  Beppino, da rispettare assolutamente.

La prima intervista è con il medico Riccardo Massei che per primo la ebbe in cura in rianimazione. Ci racconta di come, con suo stupore ed incredulità, ascoltò  Beppino e la moglie Saturna  rivendicare il diritto alla sospensione di tutte le terapie poiché era ormai evidente che i danni cerebrali  erano spaventosamente ingenti. Trasecolò il Dr. Massei, non gli era mai accaduto d’udire una simile richiesta. Eppure Beppino e Saturna sapevano molto bene che la loro Eluana mai avrebbe accettato di sopravvivere a sé stessa in quella condizione e quindi non c’era che da rispettarne e farne rispettare la volontà. Seguono interviste di parenti che testimoniano la volontà di Eluana. L’intervista al neurologo Defanti che dopo aver visto e visitato la giovane rilasciò diagnosi di SV permanente.

Le scene raccapriccianti di quanti intendevano fermare l’autoambulanza in partenza da Lecco: “Eluana svegliati, ti vogliono uccidere!” L’intervista ad Amato De Monte che con coraggio si mise a disposizione per interrompere le terapie nel rispetto della sentenza della Corte d’Appello di Milano del luglio 2008. La sua grande paura  che durante quegli interminabili 400 chilometri Eluana potesse cadere in coma. Cosa avrebbe dovuto fare? Rianimarla? Era solo, doveva decidere lui…..Alla “Quiete” attendeva l’equipe infermieristica a capo della quale era Cinzia Gori che, in una prima intervista, racconta l’assembramento impressionante di media che stazionavano davanti all’ingresso principale della Clinica per cui  avvertì Amato affinché entrassero dall’entrata secondaria. I tentativi del Governo per impedire che la legge avesse il suo corso. La dichiarazione di Berlusconi, Presidente del Consiglio, per il quale Eluana Englaro poteva avere un figlio!! Certo per lui una donna non è molto di più di una vagina e di un utero!! Se la testa non c’è: meglio!!

Poi l’annuncio in Parlamento della morte e la bagarre che ne seguì e la dichiarazione del Sen. Quagliariello (oggi “saggio”): “Eluana non è morta, Eluana è stata ammazzata”

Dopo la proiezione ha aperto il dibattito Léon Bertrand di LIBERA-USCITA  che con parole pacate e ben scelte ha posto l’accento sull’importanza della memoria, non dimenticare per poter andare avanti secondo ragione nel rispetto di ogni libera scelta. E, per non dimenticare, ha ricordato come Eluana dovette compiere i 400 chilometri da Lecco a Udine perché il “celeste” Formigoni, allora Governatore della Lombardia, aveva dichiarato che nessuna struttura sanitaria lombarda sarebbe stata disponibile.

La parola è poi passata ad Enrico Matacena che rappresentava l’UAAR e che ha posto l’accento sull’importanza fondamentale del rispetto della laicità dello Stato.

Sono seguiti numerosi interventi dal pubblico che hanno consentito di approfondire il discorso sul testamento biologico e sul registro comunale dei testamenti biologici attivo a Modena dal Giugno 2010.

Al termine molte persone hanno ritirato copia di modello di testamento biologico messo a disposizione da Libera-Uscita (a 50 centesimi perché la carta costa) e,  chi ha voluto, ha potuto acquistare il bel volume di Amato De Monte e Cinzia Gori “Gli ultimi giorni di Eluana Englaro.

Una serata che è stata apprezzata da partecipanti e organizzatori.

Un consiglio: proiettate ovunque possibile questo bel film-documentario!

(email di Libera Uscita)

Video di Barbabianca:
Eluana e il grande inquisitore


domenica 30 dicembre 2012

L'augurio del Barba: far bene per star bene

Ore 21, alle Lame di Ortignano, nel triangolo Raggiolo-Bibbiena-Poppi o se volete Pratomagno-La Verna-Falterona, nella valle chiusa del Casentino. Fuori una luna piena e splendente, un'Orione nitida e lucente che stasera declinando non imperversa, anzi. Fuori fa freddo. Bello stare al caldo del focolare nelle serate d'inverno. Oggi abbiamo fatto una tavolata con fratello, sorella e annessi con il regalo della presenza di Diego (tre anni e mezzo), Sofia qui sotto in collo alla mamma, Omar Duccio che piange sul letto. Sono nati da un mese ad Arezzo e ce li ha portati Najla dalla Tunisia. Stasera salto la cena per motivi comprensibili e, mentre Paola legge l'ennesimo libro giornaliero, anzi no, in questo momento divaga gli occhi sul digitale terrestre (RAI movie, "un'americanata" la sua risposta alla mia domanda) vado coi miei pensieri alla telefonata di poche ore fa di Franco che mi annuncia la morte di Enrico, tornato massacrato ma vivo dalla deportazione in Germania nel settembre del 1945. L'avevo intervistato in video il luglio scorso e sono contento di aver captato in tempo la sua testimonianza d'allora. Enrico mi ha (aveva) fatto vedere la fotocopia dell'assegno di 7000 € ricevuti dal governo tedesco per il lavoro svolto in Germania tra l'agosto del 44 e il maggio del 45 "in condizioni di schiavitù". Schiavo certificato. Parlava con la bombola di ossigeno, a fatica: "finché il cervello funziona va bene vivere". Son contento di averlo inserito nel video "Gente del Ponte, una storia collettiva" che proietteremo al Circolo Arci di Ponte a Poppi, che ha sede nella mia ex scuola elementare (cinque anni con la maestra Anna Mengoni, grande maestra). In questo momento tutti parlano di Rita Levi Montalcini e così mi vien spontaneo l'accostamento con Omar e Sofia, la nascita e la morte, "sì dolce sì gradita quand'è com'or la vita?", "se la vita è sventura perché da noi si dura?" "Che fai tu Luna in ciel, dimmi: che fai?" Che farai Sofia in terra, che mai farai? Non avrò il tempo di saperlo, altro che per analogia...
Domani mangerò gli avanzi di oggi (che c'è da ridere; tutte le migliori pietanze sono nate utilizzando gli avanzi: capaccia, scottiglia, minestra di pane, pappa col pomodoro...) e nel pomeriggio andrò al cimitero di Poppi a salutare Enrico, vissuto a lungo a dispetto delle complicazioni polmonari, della caviglia fracassata nel lavoro di schiavo e salvata dalla cancrena, Enrico che mi ricorda con l'ultimo filo di voce, che vale la pena vivere finché siamo presenti a noi stessi. Finisco citando a memoria il Manzoni: gli uomini si domandano come si fa  a "star bene" e si affannano a trovare una risposta che spesso non viene. La cosa giusta è quella di pensare a "far bene" e questo è il modo possibile e sicuro per dare alla nostra vita un significato di valore. Cara Rita Levi Montalcini.
I suoi 4 Sì ai referendum abrogativi della legge n. 40/2004 in materia di Procreazione Medicalmente assistita e ricerca scientifica. Ciao anche a te, Rita.
Il mio augurio per il nuovo anno:  pensiamo a far bene e finiremo anche con lo star bene.
Alessandro l'ha detto e Rita l'ha fatto.



Naja(Pronunzia Nasla) con Sofia
Ania (nonna) Naja (mamma)
Omar Duccio
Sofia

lunedì 17 settembre 2012

"La Bella Addormentata" (Sleeping Beauty)


"La Bella Addormentata" (Sleeping Beauty)
2012/09/17 - 11:24
Ero profondamente commossa dal film bellissimo "La Bella Addormentata" (Sleeping Beauty), diretto da Marco Bellocchio e presentato al festival del cinema di Venezia. Il film, lontano da schemi ideologici, intreccia il caso italiano di Eluana Englaro (2009) con altre storie sulla fine della vita, che sono anche storie d'amore.
Ciò che emerge chiaramente è la molteplicità di risposte che questi problemi richiedono e il rispetto che esigono di qui l'unica conclusione possibile, potente e vero, è che dovremmo essere "LIBERI DI SCEGLIERE!" Ma la complessità dei messaggi del film sembra andare molto più in là. Ad esempio, la difficile scelta della grande attrice (Isabelle Hupert) ad abbandonare tutto in nome dell'amore per la figlia che giace in stato vegetativo, appare come una subconsciuous bisogno di alleviare se stessa di alcune delle sue colpe, reali o immaginarie . Una cosa vorrei toccare è la storia d'amore affascinante tra i due giovani, che si trovano su fronti contrapposti: lei nel cosiddetto movimento "pro-vita", lui tra i difensori della libertà di scelta. Il messaggio qui mi ha ricordato di "Gertrud", un film di 1964 dal grande regista danese Karl Theodor Dreyder. Una splendida elegia d'amore che suggerisce che ci sono in ultima analisi, solo due le cose che contano nella vita umana:. Love and Death Bellocchio ci dice che l'amore appiana tutte le cose che altrimenti dividono, mentre trasformando il nostro modo di percepire la realtà. Ciò appare chiaramente l'esperienza della giovane figlia di un senatore che, per la prima volta, capisce il vero significato del suo ultimo abbraccio padre dà la madre - una donna finalmente rilasciato da un tormento per l'amore di un marito che "tira la spina "della macchina per tenerla in vita artificialmente. Il gesto rimane silenzioso quando si risolve un dramma personale e, mentre certamente essere importante di per sé, non ha la grandezza di Beppino Englaro eroica, lotta civile, a cui dobbiamo tanto. Un grande pellicola davvero! Grazie, Marco Bellocchio! Maria Laura Cattinari, presidente LiberaUscita Right to Die società. LiberaUscita

Originale in inglese
“La Bella Addormentata” (Sleeping Beauty)
I was deeply moved by the beautiful film “La Bella Addormentata” (Sleeping Beauty) directed by Marco Bellocchio and presented at the Venice film festival. The film, far from ideological schemes, interweaves the italian case of Eluana Englaro (2009) with other stories on the end of life which are also stories of love.
What clearly emerges is the multiplicity of answers that these issues require and the respect they demand; hence the only possible conclusion, powerful and true, is that we should be “FREE TO CHOOSE!”
But the complexity of the messages from the film seems to go much further. For example, the difficult choice of the great actress (Isabelle Hupert) to abandon everything in the name of love for her daughter lying in a vegetative state, appears as a subconsciuous need to relieve herself of some of her own faults, either real or imaginary.
One thing I would like to touch on is the fascinating love story between the two young people, who find themselves on opposing fronts: she in the so-called “pro-life” movement; him among the defenders of the freedom of choice. The message here reminded me of “Gertrud,” a 1964 film by the great Danish director Karl Theodor Dreyder. A superb elegy of love suggesting that there are ultimately just two things that count in human life: Love and Death.
Bellocchio tells us that love smoothes out all the things that would otherwise divide, while transforming the way we perceive reality. This appears clearly in the experience of the young daughter of a Senator that, for the first time, understands the real meaning of the last hug her father gives her mother – a woman finally released from an agony by the love of a husband that “pulls the plug” of the machine keeping her alive artificially. 
The gesture remains hushed as it resolves a personal drama and, while certainly being important in itself, lacks the greatness of Beppino Englaro’s heroic, civil struggle, to whom we owe so much.
A great film indeed! Thank you, Marco Bellocchio!
Maria Laura Cattinari, President LiberaUscita Right to Die society.
Fonte 
Vedi il mio video su Eluana  (In occasione dell'incontro della Comunità dell'Isolotto con Peppino Englaro).
E questo sulla morte di Lucio Magri

venerdì 22 giugno 2012

the men and the women are born free



WORLD FEDERATION RIGHT TO DIE SOCIETES
19° MEETING BIENNALE – ZURIGO
La Federazione Mondiale e Stata fondata NEL 1980 ed e costituita da 45 organizzazioni per il Diritto uno Morire provenienti da 25 PAESI. La Federazione costituisce Una Rete Internazionale per le organizzazioni Che lavorano in Sicurezza e Protezione per offrire il Diritto Agli individui di auto-determinazione Nelle Scelte di Fine Vita.
14 GIUGNO 2012
Nella sede dello Swisshotel di Zurigo si è svolto il 19° meeting biennale della WFRtDS. Il Presidente della riunione, Bernard, ha dato il benvenuto ai presenti. Altrettanto ha fatto Jerome Sobel e il Presidente della WFRtDS Ted Goodwin.
Riporto qui un estratto del verbale di Rossana Cecchi, delegata di Libera Uscita  al meeting di Zurigo.

CANDIDATURE
I candidati al Comitato Direttivo (board) si sono quindi presentati:
- Soichiro Iwao, medico, direttore della associazione RtD giapponese;
- Rodney Syme, medico australiano che dal 1976 aiuta i pazienti ad affrontare la fine vita;
- Ron Plummer, del Principato di Monaco, già Presidente RtDEurope, economista che si interessa anche dei problemi politici delle associazioni;
- Birita San Marc, infermiera svedese, convinta che la morte debba essere protetta come la nascita;
- Faye Girsh, componente uscente del board che si ricandida.

PRESENTAZIONI
- Il delegato giapponese ha citato la sua storia personale. La moglie è in Locked-in syndrome da 5 anni a seguito di un incidente stradale. Riesce a parlare attraverso il movimento delle palpebre. Parlano molto d’amore ma ogni tanto lei chiede di lasciarla morire. Malgrado che in Giappone fino a 140 anni fa morire con dignità rientrava nella cultura generale, come il vivere con dignità, oggi purtroppo non è più così.
- Aycke Smook ha ricordato che la WF è stata fondata a Melbourne nel 1982. Dieci anni dopo è stata fondata la RtDE in Olanda e ratificata nel 1994 a Londra come branca della WF. Ha accennato al ruolo che la politica può avere nella società, per cui io ho colto l’occasione per riferire la necessità, avvertita da LiberaUscita, di stringere relazioni con il Parlamento Europeo. Lui ha risposto che la RtDE ha chiesto al Parlamento europeo di essere ammessa fra le Organizzazioni Non Governative Europee (NGO). E’ quindi importante che le varie associazioni spingano sui rappresentanti del propri paesi nel Parlamento europeo affinché la richiesta RtDE venga accolta. In proposito si ricorda che LiberaUscita è stata la prima associazione ad intervenire in tal senso (v. messaggio allegato di M. Irwin - GS ).
- Richard Cotè, autore del libro “In search of gentle death” sul morire con dignità nel mondo, ha riferito di aver intervistato molte persone e varie associazioni sui problemi che hanno avuto e sulle loro vertenze giudiziarie negli USA, in Messico, in Sud America. Ha anche riferito che un americano, per morire con dignità, si è dovuto recare in Colombia, dove l’eutanasia è stata decriminalizzata nel 1997 (Non è fantastico? Anche la platea era sorpresa che un americano per la prima volta trovasse qualcosa da imparare in Sud America!). Nel 2012 in Argentina è stata approvata una legge per morire con dignità, in base alla quale si può rifiutare la terapia medica.
- Rodney Syme ha parlato sul tema “Come morire”? Secondo Rodney, l’importante è essere del tutto informati, in modo che la decisione della persona possa basarsi su una discussione razionale, nel rispetto delle sue opinioni.
La persona interessata è il miglior giudice dei suoi interessi e della sua sofferenza, perché solo così potrà avere sollievo dalla sua intensa sofferenza psicologica. Morire a casa, dire addio ai propri cari, morire con serenità, sicurezza, certezza: queste sono le cose fondamentali. La medicalizzazione del fine vita trasferisce invece la decisione finale ad altre persone. Non vi è alcun motivo per “medicalizzare” la morte, es. con iniezioni letali. In tal modo si stressa il medico, si stressa il paziente. Nel trattamento per bocca il controllo e la responsabilità è invece della persona interessata, la dignità, la serenità e il tempo sono sue scelte, soltanto la fornitura del preparato viene fatta dal medico, tutto il resto spetta al richiedente (ho avuto modo di capire che ormai molti condividono questo punto di vista. Nei Paesi dove è legale aiutare a morire, i medici cominciano a rifiutarsi, a non sentirsela più. Per questo si sta andando verso la non medicalizzazione). Michael Irwin, tesoriere, è intervenuto per rilevare che i trattamenti orali potrebbero essere assunti da altre persone. Preferisce il modello svizzero.
- Faye Girsh ha riferito che già nell’anno 1998, sul modello Final Exit Network, hanno formato 29 volontari che lavorano sul territorio. Vanno nelle case, contattano i richiedenti e danno informazioni sui trattamenti non medicalizzati. Attualmente i volontari sono più di 100. Non forniscono supporto attivo, ma solo informazioni e, quindi, non sono perseguibili. Hanno un comitato medico con più di 10 anni di esperienza, che indica loro a chi possono fornire informazioni e quali informazioni dare,
- Neil Francis, candidato a Presidente, è intervenuto con videoproiezione, nel corso della quale ha dimostrato di avere una formazione tecnica di marketing. Propone di condividere le informazioni che provengono dalle varie fonti. Sul suo sito c’è un database di libri e pubblicazioni che parlano del fine vita a cui si possono attingere i relativi abstracts (per via del diritto d’autore). Sostiene che prima di un dibattito dobbiamo informarci di quanto ha scritto il nostro “avversario” per poter controbattere le sue affermazioni avendo già presente i pro e i contro delle sue argomentazioni. In questo modo di possono mettere in evidenza le falsità o mezze verità pilotate. Vuole condividere le informazioni con tutti.
Al termine del discorso di Neil Francis, Rob Jonquière ha dato la parola ai presenti.
La sottoscritta è intervenuta a nome di Libera Uscita sostenendo che per riuscire, in Paesi come l’Italia, ad ottenere un qualche successo, si rende necessario collegarsi con altre associazioni laiche, cosa che la nostra Associazione sta facendo, e condurre insieme una lotta comune per la libertà e i diritti civili dell’essere umano. Sono stata avvicinata da diversi delegati che mi hanno manifestato il loro accordo, tra cui il palliativista belga che ha ritenuto importante il nostro suggerimento.
16 GIUGNO 2012
CONVEGNO E VISITA A EXIT SVIZZERA
E’ stato un convegno di altissimo livello, sia per i relatori presenti che per i temi in discussione. Hanno partecipato magistrati, avvocati, medici, giornalisti, etc. Erano presenti centinaia di persone. Fuori la protesta è stata minima e costituita da tre persone che facevano volantinaggio. E’ emerso chiaramente come le società come Exit in pratica fanno azione preventiva in quanto consentono da un lato alle persone di parlare dei loro disagi con qualcuno che non li giudica né li critica, dall’altro danno tranquillità alle persone che ne hanno bisogno, in quanto consentono loro di sapere che, qualora si rendesse necessario, potranno chiedere di essere aiutati a morire. C’era anche un prete fantastico che ha portato tre esempi di come la prevenzione funzioni a calmare le ansie. Solo quando proprio non si può più farne a meno si decide di morire. Interessante un intervento in cui sono state riportate le statistiche dei suicidi in Svizzera (400/anno) che evidenzia la necessità di incentivare associazioni pronte all’ascolto dei disagi del prossimo, problemi che spesso vengono tenuti dentro, alimentando paure e angosce, mentre il semplice poterne parlare liberamente allevia la tensione e l’ansia.
Hanno parlato rappresentanti della società tedesca, tra cui un magistrato, che hanno discusso la loro legge, certamente molto indietro a quella svizzera. Straordinario il magistrato che ha detto con la maggior naturalezza che per la legge tedesca il consenso va chiesto solo quando il trattamento è utile, in caso contrario non lo si considera un trattamento e pertanto non è soggetto al consenso. Tutto si basa sul consenso informato e sulla qualificazione dell’atto medico come terapia. Ciononostante i medici non applicano questa norma e continuano ad avere atteggiamenti paternalistici e a praticare l’accanimento terapeutico anche contro il consenso dei pazienti.
Devo dire che è valsa la pena un viaggio di oltre cinque ore andata e cinque ritorno perché ho respirato aria fresca, menti pulite e in buona fede, assenza di ipocrisia.
Aspettiamoci un bel po’ di gente a Roma, sono tutti entusiasti sia per la città sia perché si va in casa Vaticano. Credo che il Presidente WF verrebbe volentieri: è un grande estimatore dell’Italia.
Rossana Cecchi

Il poster che segue è stato presentato al meeting da Libera Uscita: 


mercoledì 29 febbraio 2012

No al buco nero


...Per esempio la società tedesca Siemens aveva una branca speciale per corrompere dei greci per meglio piazzare i propri prodotti sul mercato greco. Così il popolo greco è stato vittima di questo duo di predatori, tedeschi e greci, che si arricchivano a spese della Grecia. E’ evidente che queste due grandi piaghe avrebbero potuto essere evitate se i dirigenti dei due partiti politici pro americani non fossero stati infiltrati dalla corruzione. Questa ricchezza, prodotto del lavoro del popolo greco era così dirottato verso le casseforti dei paesi stranieri."
Teodorakis che parla della sua(nostra) Grecia. Mi ricordo "spezzeremo le reni alla Grecia" del nostro Benito. Ma qui al posto del Fascismo italiano c'è la Trilaterale…che sta spezzando le reni al pianeta Terra.

Mutatis mutandis questa è sicuramente la storia della TAV Val di Susa, del Ponte sullo stretto, delle 7 centrali nucleari, dei 25 (50?) bombardieri F15, dei drone di Sigonella…

Per questo bisogna sostenere la lotta della Val di Susa. No al buco nero.

mercoledì 1 febbraio 2012

Trasloco riuscito

Una buona notizia (attenuata da una riflessione politica): Barbabianca di Splinder si è trasferito, armi e bagagli, post e links, nell'alloggio di Barbabianca blogspot concesso in comodato gratuito da Google.  Che così si è mangiato DADA fiorentina, metà della quale è finita sull'altro gigante Wordpress.  Il supermercato fa chiudere il piccolo negozio, che pure s'era piuttosto ingrandito. Ciao, Dada, senza rancore.
Così va il mondo. Il 99% ha ancora molta strada da fare contro l'1%.  
Grazie, Simone, titolare della ditta  "Trasloco-blog".

venerdì 18 novembre 2011

FINE VITA: DECIDERE CONSAPEVOLMENTE

QUINTA COMMISSIONE CONSILIARE - CONSULTA PER LA LAICITA’







La Consulta per la Laicità, presieduta dal Presidente della Vª Commissione Consiliare, Leonardo Bieber, ha il piacere di invitare la S.V. al convegno







FINE VITA: DECIDERE CONSAPEVOLMENTE







Testamento Biologico e Cure Palliative







MERCOLEDI’ 30 NOVEMBRE 2011 ORE 17.00







Palazzo Vecchio, Sala della Miniatura







Saluti







Leonardo Bieber, Presidente della Consulta per la Laicità







Interventi







Monica Toraldo di Francia, Docente di Bioetica, membro del Comitato Nazionale di Bioetica







Panoramica sulla legislazione attuale in materia in Italia e in Europa.







Piero Morino, direttore Unità Cure Palliative, Leniterapia hospice Convento delle Oblate, AS Firenze







La nascita, lo sviluppo e la realtà attuale delle Cure Palliative Domiciliari e in Hospice a Firenze







Nicoletta Bottin, Coordinatrice Infermieristica presso l’hospice di Prato e sul territorio







L’esperienza dell’hospice e le problematiche inerenti ad un’accoglienza personalizzata nel rispetto anche delle diverse culture di origine







Rossana Bartolozzi, Volontaria presso l’hospice di Via S. Felice a Ema







Resoconto di un’esperienza in corso nell’assistenza sia in hospice che a domicilio







Moderatrice







Paola Galli, componente della Consulta







Interventi del pubblico presente e repliche dei Relatori







Segreteria organizzativa: Antonella Barbieri Ufficio Consulte Tel. 055. 2768602







Nota quasi storica



A proposito di fine vita, Splinder, dominio italiano, addirittura fiorentino, chiuderà il 31 gennaio prossimo. Tutti fuori. In questi giorni trecentomila blogghisti stanno facendo la fila presso degli specialisti recuperanti per portare in salvo la mobilia, visto che la casa deve sparire: post, commenti, foto, links, video...E' una operazione di evacuazione di massa. E' il default italiano che si abbatte sul nostro campicello virtuale. 



Decidere consapevolmente: si fa di necessità virtù. Come profughi vietnamiti o cinesi ci rifugiamo in America. Ho provato con Wordpress, ma hanno cominciato a chieder soldi, insistendo sulla facilità dell'entrata, mentre non sialo riusciti, io e Simone tecnologico programmatore, a districarci nel labirinto. Son quindi finito su Google, il grande monopolio che s'è mangiato Youtube e che mi portò due anni fa all'azzeramento dei miei video, perché pretendevo di rimanere in  Youtube senza soggiacere all'account di Google. Morale: spariti tutti i miei video. son rientrato come schiavo sottomesso attraverso l'account Google e mi sono rifatta la mobilia video...Adesso padron Google forse accoglierà il mio trasferimento da Splinder-Dada fiorentina alla California. O forse finirò su IO-Bloggo. Come qui si vede il fine vita del mio Blog, forse non è il migliore, ma almeno è consapevole. 

La mia nuova casa o nuovo dominio. Mi trovi qui.


In chiaro: 

http://barbabianca-urbano.blogspot.com/

sabato 22 ottobre 2011

Gheddafi


Cogitanti mihi saepenumero et memoria vetera repetenti...



Quello che mi colpisce è l'accecamento prodotto dall'uso del potere. Perché se è vero che è morto dicendo non voglio morire ("non sparatemi"),  non capisco che lui non abbia capito fin dall'inizio, cioè dalla deliberazione dell'ONU, che la sua era partita persa. E allora perché sacrificare un intero popolo di sudditi, amici e clienti e figli e parenti in una guerra civile patrocinata dalla NATO, cioè dalla più mefistofelica realtà dell'Europa, escort dell'Impero del male. Mussolini che, a Italia già distrutta, a guerra ormai persa, fa fucilare il genero e gli amici della prima era sacrificando tutto un popolo di santi navigatori ed eroi in una guerra civile tanto assassina e cruenta quanto inutile. Hitler che arruola i ragazzi di 16 anni, ormai orfani di padri e nonni per sacrificarli nell'ultima ecatombe sopra il bunker eletto a tomba dell'Impero dei Nibelunghi.  Evidentemente, oltre quella soglia, là dove puoi decidere della vita e della morte, della pace e della guerra, il cervello umano subisce una metastasi e perde quel po' di barlume intelligente che madre Natura ha messo insieme in pochi milioni di anni, troppo pochi se confrontati ai miliardi di anni dei protozoi.  



Ma l'accecamento prodotto dall'uso del potere, caro Barbabianca, non si limita alle dittature, al singolo definito tiranno e pace all'anima.  L'accecamento può colpire interi gruppi, all'inizio ristretti e via via sempre più estesi.  Senza scomodare la storia lontana degli spagnoli al seguito di Cristoforo Colombo, degli Italiani d'Abissinia al seguito del maresciallo Badoglio, degli israeliani al seguito delle guerre vinte nel 1948 e 1967,  vengo alla mia Italia di oggi: abbiamo da vent'anni un capo di governo che crede alle sue bugie e le scambia con pure purissime verità, riuscendo a trasformare il falso in vero e il vero in falso come un vecchio alchimista delle favole, rimanendo piano piano schiavo di se stesso e del mondo circostante in quanto confonde realtà e immaginazione, nero e bianco, esistente ed inesistente; un fenomeno da laboratorio. Ma la cosa sconcertante è il plagio di se stesso che viene esteso a una massa di persone tra loro differenti per origine e tendenze.  Un Parlamento che, di fronte al mondo, dichiara vero il falso riconosciuto e falso il vero accertato. Così che Barabba viene scambiato per Gesù Cristo e Cristo per Barabba.  Son bastati così pochi anni di uso del potere per ridurre un pezzo da novanta come Umberto Bossi a un soprammobile del salotto di Arcore: un altro fenomeno da laboratorio, come un vecchio alchimista delle favole che finisce col credere al potere di trasformare il ferro in oro.  Ma non dobbiamo fermarci ai singoli personaggi, spesso semplicemente dei prodotti fabbricati nei laboratori degli alieni che controllano le banche e il flusso del denaro dell'intero pianeta. E' chiaro per noi che gli abitanti del pianeta stanno andando in perdizione e che sul villaggio globale si sta per avventare lo tsunami della sovrappopolazione che, unita all'assenza di un principio coordinatore, porta alla fine della civiltà. Questo tiranno globale ha deciso come cura la guerra preventiva permanente destinata a finire come le guerre scaturite dalli tiranni pervertiti dall'uso del potere. Solo che qui la Germania del 1945 è, siamo ottimisti nel restringere, l'intero mondo occidentale. 



Fine dell'incubo prodotto dalla vista delle immagini trasmesse dai cellulari di Sirte il 21 ottobre dell'anno di disgrazia 2011.



Ma forse centra il vero il mio pensiero;



che sia democrazia o dittatura



la droga del potere è come un siero



che entra nelle vene e lì perdura.



Se poi la storia ci porta Zapatero



lo chiamiamo sconfitto e non è vero.


domenica 29 maggio 2011

Testamento biologico

Cari amici,



il quotidiano "IL Riformista" ha pubblicato ieri, 28 maggio, la seguente "Lettera al Direttore", scritta dalla ns. Presidente nazionale prof.ssa Maria Laura Cattinari.




Al Direttore Emanuele Macaluso e alla collega Graziella Falconi il ringraziamento dell'intera associazione.



Giampietro Sestini







TESTAMENTO BIOLOGICO: QUEL TESTO CHE LIMITA LA LIBERTÀ SUL PROPRIO CORPO



Caro Direttore,



nei prossimi giorni è previsto il voto a Montecitorio sul ddl Calabrò, un disegno di legge che un autorevole giurista come Stefano Rodotà ha definito «ideologico, autoritario, menzognero, sgrammaticato e soprattutto incostituzionale».



Infatti con tale ddl le dichiarazioni anticipate di trattamento non saranno vincolanti per il medico, ma semplici desiderata dei pazienti e I'alimentazione e I'idratazione forzata saranno obbligatarie per tutti.



Una legge che né i medici né le società scientifiche in campo medico, né la stragrande maggioranza degli italiani vogliono.



Una legge che, se sarà approvata, obbligherà i medici a praticare terapie anche contro l'esplicita volontà dei loro assistiti, obbligandoli a vivere in uno stato di incoscienza, attaccati ad un sondino di Stato che avrebbero potuto rifiutare.



Tutto questo in nome della difesa della vita, del rispetto della dignità della persona e dell'alleanza terapeutica!



Una legge che ci farà scivolare ancor di più fuori dall'Europa dove, ad eccezione di Grecia e Portogallo, sulle cure di fine vita la scelta è nelle mani di ogni singola persona che questo diritto intenda esercitare.



Occorreva invece una legge che indicasse regole più semplici e meno onerose per il singolo e per la collettività a garanzia della volontà della persona e a tutela dei medici che quella volontà vogliono rispettare, una legge per poter esercitare questo diritto costituzionale senza dover ricorrere ai tribunali.



Se il Parlamento dovesse approvare la legge Calabrò, la società civile, che si è già attivata per istituire i registri comunali dei testamenti biologici, saprà reagire per modificarla attraverso il ricorso alla Corte Costituzionale, così come già ottenuto per la legge 40, oppure abrogarla ricorrendo al referendum.



A questo punto, come sostiene Veronesi, meglio nessuna legge che una cattiva legge.



Maria Laura Cattinari



Presidente LiberaUscita



Associazione nazionale laica e apartitica per il diritto di morire con dignità


















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mercoledì 12 gennaio 2011

In morte di un amico


Come preannunciato, lunedì 10 gennaio alle ore 10:30 nel “tempietto egizio” del Verano di Roma, a cura di LiberaUscita e della famiglia si è svolto il commiato laico di Giancarlo Fornari, come da annunci pubblicati il giorno prima su “la Repubblica” edizione nazionale e “il Messaggero” di Roma.

La saletta era gremita di familiari, soci di LiberaUscita, suoi collaboratori di quando dirigeva l’ufficio comunicazione dell'Agenzia delle Entrate, nonché molti amici e conoscenti personali.

Officiante Francesco Paoletti, rappresentante di Civiltà laica, il quale ha letto - intercalati nel corso della cerimonia - alcuni brani di filosofi e scrittori nonché il suo saluto personale avendo conosciuto Giancarlo e collaborato con lui per il comune obiettivo della laicità dello Stato.

Si sono quindi susseguiti nella commemorazione:

- il sottoscritto, il quale non ha potuto fare a meno di notare l’evidente disparità fra gli spazi, gli arredi sfarzosi e le strumentazioni esistenti nelle centinaia di chiese romane adibite al commiato religioso e l’unica saletta spoglia e disadorna del “tempietto egizio” adibita al commiato laico. Dopo aver ricordato Giancarlo quale fondatore e primo Presidente di LiberaUscita, il sottoscritto ha letto l’attestato di “battesimo laico” con cui Giancarlo volle a suo tempo assumere il nome di “Saint Just” nonché una lettera da lui inviata già nel 2005 a tutte le associazioni laiche per costituire un coordinamento nazionale, iniziativa che dovrebbe cominciare a concretizzarsi il 29 gennaio p.v.;

- Enrico Modigliani, presidente di Democrazia laica, il quale ha ricordato come l’uso del tempietto egizio per il commiato laico sia stato voluto dalla Consulta laica del Comune di Roma a suo tempo istituita dal sindaco Veltroni, Consulta coordinata da Franca Coen e disciolta dall’attuale sindaco Alemanno. Modigliani ha anche letto i nomi delle tante personalità per le quali è stato tenuto il commiato laico nel tempietto egizio;

- Giulio Vallocchia, coordinatore di NoGod,  il quale ha ricordato la sua conoscenza con Giancarlo sin dai lontani anni sessanta, quando ambedue erano dipendenti INAM;

- Gino Cugliandro, collaboratore di Giancarlo, dapprima all’Agenzia delle Entrate poi all’Università e quindi a “Contrappunti” (la rivista on-line da lui fondata e ferma drammaticamente dall’inizio della sua malattia), il quale ha dato lettura dei messaggi che i colleghi delle Finanze hanno inviato spontaneamente a seguito della sua morte, riconoscendo che, con lui direttore, “eravamo liberi di lavorare”;

- Giovanni Caporioni, genero di Giancarlo, il quale ha letto una lettera di sua moglie Claudia al padre scomparso in cui ha ricordato i vari aspetti della sua personalità e della sua vita.

Il commiato si è concluso con la lettura, da parte del sottoscritto, della poesia riportata sul sito di LiberaUscita “Preghiera per l’uomo albero” che nel 2005 Giancarlo scrisse “Se e quando io non sarò più io”.

Le ceneri di Giancarlo saranno tumulate nella cappella di famiglia al cimitero di Marcellina, comune in provincia di Roma.

Con l'occasione si invia in allegato la locandina del Convegno promosso dal vice-Presidente del CNEL, Salvatore Bosco, e dal Presidente della fondazione Bruno Buozzi, Giorgio Benvenuto, sul tema "la politica fiscale e il sindacato dei cittadini", nel corso del quale sarà ricordata la figura e l'opera di Giancarlo.


Cordiali saluti.

Giampietro Sestini




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Nota personale: La fortuna di averlo avuto ospite per un giorno qui a Firenze, la passeggiata sul lungarno delle Cascine fino alla scuola dell'aereonautica dove lui aveva fatto il suo servizio di leva. La semplicità, l'intelligenza di un grande. Non andrà disperso insieme alle sue ceneri. Una sua scintilla in ognuno di noi. Ciao, Giancarlo, grande albero nella foresta delle nostre vite.




Preghiera per l’Uomo-Albero




(Se e quando io non sarò più io)



 



Grazie per avermi dato

una seconda giovinezza

grazie per amarmi

grazie per leggere, giocare e parlare con me

di tutto ciò che ti interessa

e mi interessa

grazie per correre con me

per camminare con me

nell’ombra dei boschi o sulle colline

colorate di ginestre

grazie per abbracciarmi

per fare l’amore con me

con il corpo e con il cuore

per salire in alto con me

come su un aliante

sollevati da una corrente calda

sempre più in su

fino a stancarci.



E grazie per quando

io più vecchio di te

non potrò più correre

io indebolito

non potrò più seguirti

io più stanco

faticherò ad amarti

grazie di essere con me

di sostenermi

di lasciarmi appoggiare

perché so che per te

la vita con me non è solo sesso

non è solo correre e giocare

la vita è anche solo un sorriso

una parola una carezza

e queste sarò sempre in grado di dartele

anche da vecchio.



Ma se e quando io non sarò più io

quando la vecchiaia o un male oscuro

mi strapperanno da me

quando qualcosa di misterioso e inesplorabile

mi dividerà in due

(la mia anima la mia mente e il mio cuore

proiettati per sempre negli spazi

il mio corpo immobile

su una sedia a rotelle)

quando ridotto ad albero

non potrò neanche sorriderti

perché non capirò più

cosa sei tu

e cosa sono io

allora, amore

dovremo separarci.



Io non ti ringrazio

per quello che farai

per quell’Uomo-Albero

Uomo-Sasso

Uomo-Carne

Corpo grossolano

Pura materia

senza luce dell’anima

senza cuore

senza sorriso

che porterà il mio nome

ma non sarò più io.



Io, amor mio, mentre tu ti sacrifichi

per quella cosa inerte

io sarò altrove

sarò a passeggiare tra le nuvole

sarò sulla cima dell’Epomeo

a veder sorgere il sole

sarò sopra lo Sciliar

a giocare con un deltaplano,

sarò a meditare

in una grotta delle Egadi.

Io, amor mio,

sarò nei libri che ho letto e in quelli che ho scritto

sarò nella memoria

delle persone che mi hanno incontrato

e mi hanno voluto bene

sarò negli occhi delle mie figlie

sarò nel tuo cuore

sarò dovunque

tranne che là

in quella controfigura umana

in cui non mi riconosco

e che non avrà più niente

a che vedere con me.



Perciò ti prego, amore mio,

parlo seriamente

non voglio sacrifici

specie se inutili.

Quando vedrai che non sono più io

conservami solo

nella tua memoria,

non conservarmi

a fini statistici.

Non aiutarmi a sopravvivere

privato di tutto ciò che mi rende umano

anche se ti diranno che un Dio lo vuole.



Ma se un Dio ha potuto volermi fare questo

e se è lo stesso Iddio

che ha voluto e accuratamente programmato

la Shoah

che organizza i massacri

le pestilenze e i flagelli

che funestano questo mondo

solo “per metterci alla prova”

e “realizzare il suo disegno provvidenziale”

non è un Dio buono

e probabilmente non è neppure un Dio

ma solo la proiezione

delle loro povere menti

e tu non devi ascoltarlo.



Ascolta, ti prego, solo il tuo cuore e il mio.

Trova in te la forza di aiutarmi.

Prendimi con te

per un ultimo viaggio

verso un Paese buono

dove capiscono che gli Uomini-albero

gli Uomini-sasso

anche se non possono esprimerlo

vogliono morire

non vogliono essere obbligati a vivere

una vita di sasso e di albero

senza alcuna offesa

per queste rispettabili

Entità dell’universo.



E tu, amor mio, non portare il mio lutto

non essere triste a causa mia

sappi che ci ritroveremo

un giorno o l’altro

una vita o l’altra

forse trasformati in due farfalle

o magari in due rondini

voleremo insieme

su su per i cieli

e avremo dei piccoli sempre affamati

da nutrire di insetti

e la notte ci ameremo al buio

nel nostro nido di paglia

con il cuore e con il corpo

fino a stancarci.



Amore se mi vuoi bene

uccidimi.

(Giancarlo Fornari)





 



lunedì 3 gennaio 2011

Tantum religio potuit suadere malorum


“Inutile fare poesia sui diritti se si rimane silenziosi e

indifferenti di fronte a questi abusi “,  così  scrive l’On

Sandro Gozi sul suo profilo facebook, commentando la lettera che

ancora qui sotto riportiamo. La denuncia della signora Gaia, del

trattamento subito in un momento cosi delicato della vita


 


 



 


 


 

1893 - LA MANCANZA DI UMANITA’ NEGLI OSPEDALI - DI CORRADO AUGIAS

da: la Repubblica di domenica 12 dicembre 2010

Caro Augias, giorni fa, dopo I’ecografia alla ventesima settimana ci viene comunicato che il bambino, desiderato, è affetto da danni al sistema cerebro-spinale “incompatibili con la vita”. Può immaginare lo shock ed il dolore. Dopo due giornate angosciose - tutti che facevano le condoglianze mentre lui era ancora vivo entro di me - vengo ricoverata per essere sottoposta a stimolazioni volte a favorire il travaglio ed il parto. Inizia il mio incubo e quello della mia famiglia.

Nella struttura tutti gli operatori di ginecologia si dichiarano “obiettori di coscienza”, tranne due medici e un'ostetrica. Se mancano loro, gli altri si astengono da qualsiasi azione. Rispetto le convinzioni altrui e sono fondamentalmente religiosa. Quindi capisco alcune delle motivazioni; non però che questa scelta sconfini nel negare ogni assistenza. Dalla data del ricovero, nessuno dei presunti "obiettori” mi ha rivolto la parola, se non per dirmi che non potevo fare la Comunione, che non avrei potuto battezzare il bambino perché frutto di un aborto {anche se vorrei capire che cosa c'entra il bambino nella mia decisione, peraìtro indicata dai medici), che dovevo solo aspettare i medici non obiettori.

Quando il travaglio è partito i medici non obiettori non c’erano. Quando la frequenza e intensità delle contrazioni è aumentata ho chiesto a mia madre di chiamare qualcuno. Si sono rifiutati finché mia madre non ha alzato la voce, minacciando denunce penali per mancata assistenza. Finalmente arriva un'ostetrica nella mia stanza, mi visita in malo modo e mi comunica, infastidita che sono ancora a due centimetri di dilatazione. Dieci minuti dopo il mio piccolo Alessandro nasceva, nel letto della camera, davanti a mio marito, mia madre, i miei suoceri e la compagna di stanza sotto shock.

Sono confusa e scioccata, piango, li sento parlare di formaldeide, di inceneritore, di scarti organici, e mi sento dire che mi stanno facendo un favore a ripulirmi, perche avrebbero dovuto attendere il medico non obiettore. Grido che sono anch'io un essere umano, che ho solo voluto salvare il mio bambino dalla sofferenza e che il loro mestiere dovrebbe essere di cura ed assistenza, non di giudizio e condanna. Dico anche che scriverò le pene che ho dovuto passare. Di colpo diventano più gentili, finalmente mi mandano a casa.

Chiedo: se I'obiezione di coscienza è una questione morale, non è immorale abbandonare una donna ad affrontare tutto da sola sopportando angherie e umiliazioni?

Gaia Garata - Lecce

Risponde Corrado Augias

Ho dovuto tagliare parte della lettera con altri particolari umanamente deplorevoli. Nessun medico fa volentieri aborti anche perché non aiuta la carriera. Da qui a trattare una donna infelice in questo modo c'è di mezzo non la professione ma l'umanità. Nessun precetto, nessun fanatismo religioso giustifica la sua mancanza in un ospedale

martedì 21 dicembre 2010

A perpetua memoria II


Kulturkampf

La devastazione ambientale della Campania operata dalla 'ndrangheta rende bene, a mio modesto avviso, la devastazione culturale operata dalla 'ndrangheta vaticana sul corpo vivo dell'Italia costituzionale: la campania felix dei Romani, la più bella Costituzione del mondo ridotte ad una immensa cloaca di veleni prodotti da una discarica abusiva e fuori controllo. Una specie di Cernobil.

Quelli che seguono sono gli antenati, neppure tanto lontani, della classe di governo che si ostina a non voler lasciarci morire in pace. Perché la grida governativa sugli stati vegetativi è destinata a bollare per un certo periodo storico a venire il periodo berlusconiano che ha fatto vivere la patria dell'Umanesimo e del Rinascimento sotto la cappa del sopradetto inquinamento culturale Vaticano.  Il mio vuole essere un discorso in positivo, perché dimostra che la lotta e resistenza paga; Oggi i sanfedisti possono gridare con la voce chioccia "Englaro assassino e untore", ma non altro. E noi li possiamo mettere alla gogna, tutti i sostenitori di questi ultimi governi. Questa è una destra che si sta decomponendo a vista d'occhio come il ritratto di Dorian Gray. Il bello è che il Vaticano vuole proprio questo tipo di destra e, in questo momento, sta forzando il movimento che gira intorno a Pierferdinando Casini per aggiungersi ai compattatori d'immondizia non trattata che portano il loro carico nella grande discarica d'Italia. Una storia infame, come la colonna che segue:








Hic . vbi . hæc . area . patens . est



svrgebat . olim . tonstrina



 io . iacobi . moræ



qvi . facta . cvm . gvglielmo. platea pvbl . sanit . commissario



et . cvm . aliis . conspiratione



dvm . pestis . atrox . sæviret



lethiferis . vngventis . hvc . et . illvc . aspersis



plvres . ad . diram . mortem . compvlit



Hos . igitvr . ambos . hostes . patriæ . ivdicatos



excelso . in . plavstro



candenti . privs . vellicatos . forcipe



et . dextera . mvlctatos . manv



rota . infringi



rotæqve . intextos . post . horas . sex . ivgvlari



combvri . deinde



ac . ne . qvid . tam . scelestorvm . hominvm reliqvi . sit



pvblicatis . bonis



cineres . in . flvmen . pro iici



senatvs . ivssit



cv ivs . rei . memoria . æterna . vt . sit



hanc . domvm . sceleris . officinam



solo . æqvari



ac . nvnqvam . in postervm . refici



et . erigi . colvmnam



qvæ . vocetvr . infamis



edem ordo mandavit



Procvl . hinc . procvl . ergo



boni . cives



ne . vos . inpoelix . infame . solvm



commacvlet



mdcxxx . kal . avgvsti







È il 21 giugno del 1630, una giornata di pioggia a Milano, dove, nei pressi della contrada della Vetra, Caterina Rosa e Ottavia Boni, due comari affacciate alla finestra già di primo mattino, notano un uomo coperto da un mantello nero con il cappello calato sul viso, camminare rasente una casa strofinando la mano destra contro il muro. Allontanatosi, le due donne si precipitano in strada per controllare i segni che, secondo loro, l’uomo ha lasciato sul muro e vedono, o credono di vedere, delle macchie di colore giallo. È allarme. La parte unta viene subito bruciata e coperta di calce. Il Capitano di giustizia, chiamato sul luogo per esaminarlo, conferma i timori della gente, scorgendo dei segni di unto, nonostante il muro fosse stato prontamente bruciato prima e imbiancato poi.



All’untore vengono presto dati un volto e un nome: si tratta di Guglielmo Piazza, commissario della sanità, che viene subito arrestato con l’accusa di aver sparso dell’unguento pestifero. Interrogato, l’uomo nega di essere coinvolto nell’accaduto, ma, dopo essere stato sottoposto alla tortura della corda (appeso, cioè, ad una fune con le mani legate dietro la schiena e lasciato, poi, cadere di colpo), rasato, purgato e cambiato di abiti, per il timore che potesse nascondere un amuleto in grado di proteggerlo dal dolore delle pene inflittegli, non solo confessa, ma fa anche, o meglio inventa, su promessa di impunità, il nome di un complice.



Lo sfortunato altri non è che il suo barbiere, tal Giangiacomo Mora, a cui proprio pochi giorni prima dell’accaduto, aveva chiesto di mettergli da parte un vasetto di olio curativo contro la peste. Dopo un’attenta perquisizione della sua bottega, che la presenza di alambicchi e fornelli induce gli esaminatori a considerare una vera e propria fabbrica di veleni, il barbiere viene arrestato e interrogato e, dichiaratosi estraneo ai fatti, viene torturato.



Ciò che lo attende è la legatura della canapa, ovvero una matassa con la quale si avvolge una mano e che viene girata fino a slogare il polso, tanto che questi finisce per ripiegarsi sul braccio stesso. Confessa, ma poi, cessato lo strazio, ritratta; sottoposto di nuovo al supplizio, tra grida di dolore e spasimi, ammette ciò che gli esaminatori sostenevano avesse fatto. Questa scena si ripete per giorni, finché il Piazza non fa il nome di una terza persona: Don Giovanni Gaetano Padilla, nobile spagnolo denunciato come l’ideatore del crimine. Al Mora viene chiesto di confermare la responsabilità di quest’ultimo personaggio nei fatti accaduti ed egli acconsente, ormai stremato dai tormenti della tortura (il Padilla fu poi assolto in virtù del suo rango).



Una sentenza del 27 luglio condanna a morte sia il Piazza che il Mora, nonostante le dubbie confessioni dei due, le continue e ripetute smentite del barbiere e l’assenza di una benché minima prova. Entrambi furono caricati su di un carro che li portò, prima, nel luogo che il Piazza aveva infettato, poi, davanti alla bottega del Mora, dove fu tagliata loro la mano destra e rotta l’ossatura; in seguito furono posti sulla ruota, i loro cadaveri bruciati e le ceneri gettate nel fiume. La casa del Mora fu demolita e al suo posto eretta una colonna, detta infame, e una lapide che recava la descrizione dei fatti accaduti, a memoria della giustizia compiuta nei confronti dei due principali imputati dell’epidemia di peste che si diffuse quell’anno a Milano.



La fonte



 




domenica 19 dicembre 2010

A perpetua memoria




Una giornata particolare










gli stati generali














gli stati confusionali














gli stati convenzionali














gli stati inesistenti














gli stati permanenti














gli stati assatanati














gli stati indebitati














gli stati demenziali














gli stati equinoziali














gli stati equatoriali














gli stati allagati 














gli stati bombardati














gli stati sommersi 














gli stati dispersi














gli stati induttivi














gli stati consuntivi














gli stati vegetativi














la giornata degli stati vegetativi














la giornata degli stati vegetativi permanenti














la giornata degli stati vegetativi permanenti a oltranza














la giornata degli stati vegetativi permanenti a oltranza e contro volontà














la giornata degli stati vegetativi permenti a oltranza e contro volontà con la festa di tubi cannule alambicchi attaccati alle vene 














la giornata degli stati vegetativi permenti a oltranza e contro volontà con la festa di tubi cannule alambicchi attaccati alle vene nel parco delle cascine di Firenze














la giornata degli stati vegetativi permanenti a oltranza e contro volontà con la festa di tubi cannule alambicchi attaccati alle vene dal parco delle cascine di Firenze  fino al duomo 














la giornata degli stati vegetativi permanenti a oltranza e contro volontà con la festa di tubi cannule alambicchi attaccati alle vene dal parco delle cascine di Firenze  fino al duomo con partecipazione straordinaria del carroccio milanese della Lega










la giornata degli stati vegetativi permanenti a oltranza e contro volontà con la festa di tubi cannule alambicchi attaccati alle vene dal parco delle cascine di Firenze  fino al duomo con partecipazione straordinaria del carroccio milanese della Lega e con trasferimento dello stesso, via autostrada, da Firenze a Piazza S.Pietro con benedizione  zombi e orbi










la giornata degli stati vegetativi permanenti a oltranza e contro volontà con la festa di tubi cannule alambicchi attaccati alle vene dal parco delle cascine di Firenze  fino al duomo con partecipazione straordinaria del carroccio milanese della Lega  con trasferimento del carroccio via autostrada da Firenze a Piazza S.Pietro con benedizione  zombi e orbi alla presenza, in effigie di gloria,  dei morti di eutanasia permanente patriottica rappresentati, nella circostanza, dal popolo coglione risparmiato dal cannone non sapendo che la guerra è un gran giro di quattrini che prepara le risorse pe' li ladri de le borse.






A perpetua memoria della giornata più straordinaria mai uscita dalla fantasia dell'armata brancaleone che andò sotto il nome di armata berluscolegaiola.










La grida governativa (detta "La Rochelle")



9 febbraio 2011 Giornata nazionale degli stati vegetativi



 Il Consiglio dei Ministri ha approvato su proposta del Ministro della Salute la direttiva che indice  per il 9 febbraio 2011 la Giornata nazionale degli Stati vegetativi. In merito alla decisione il Sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella dichiara:



 “E’ molto importante, in particolare in questo momento di acceso dibattito, che dal prossimo anno il 9 febbraio sia la Giornata Nazionale degli Stati Vegetativi. A volerla fortemente sono state le associazioni dei familiari delle persone che vivono in questa condizione, che hanno lavorato al Libro Bianco del Ministero della Salute. Questa data ricorda a tutti noi l’anniversario della morte di Eluana Englaro, una ragazza affetta da disabilità grave la cui vita è stata interrotta per decisione della magistratura. Con questa giornata il ricordo di Eluana non sarà più una memoria che divide ma un momento di condivisione per un obiettivo che ci unisce tutti. Da oggi sarà un’occasione preziosa in più per ricordare a tutti noi quanto è degna l’esistenza di tutti coloro che vivono in stato vegetativo e non hanno voce per raccontare il loro attaccamento alla vita. Questa giornata sarà anche un appuntamento per fare il punto scientifico su tutte le scoperte su queste situazioni di cui sappiamo ancora troppo poco. E potrà rappresentare una finestra di visibilità per queste persone e le famiglie che le accudiscono amorevolmente, troppo spesso coscientemente accantonate dai media che si rivolgono al grande pubblico, come ha dimostrato la recente vicenda della trasmissione Vieni via con me.







Redazione salute.gov.it - Comunicato stampa n. 382 del 26 novembre 2010




Divagazione di Paola Galli



Gli stati vegetativi



Belli gli stati vegetativi:

non sono mobili

non son creativi

ma sono tanto contemplativi!



Intorno al corpo fervor di cure

i tubicini, le lavature

 la sonda gastrica - che bel garbuglio-

ti va assorbire quel brutto intruglio.

Tanti infermieri

tanti dottori

niente paure

niente tremori

Nessuna vita dei sentimenti

ma un gran lavoro di stiramenti

quando ti lavano da capo a piedi.

 

Ma tu non pensi

e niente vedi

non trovi nulla che sia umano

neppure il tocco di quella mano.

non sai niente di quanto succede

lo sa lui che tutto vede!



Ma quel che conta -

qualcuno dice,

restare a lungo vegetativo;

che bello stato contemplativo!



mai e poi mai,

l'avevo detto,

e pure scritto,

fare il cadavere dentro ad un letto.

Quando la vita è ormai finita

ti riman solo la dignità.

M'han fatto perdere la partita,

però vi dico: tempo verrà...




sabato 13 novembre 2010

Il sindaco di Udine e la Magistratura italiana II

Quella mattina di dicembre, però, quando lessi sul giornale quello che avevano subito il signor Englaro e sua figlia, mi sentii umiliato come cittadino italiano.



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Il testo da me presentato:

 Mi misi subito a leggere attentamente tutte le sentenze sul caso Englaro. Dovevo spiegare nei dettagli alla mia Giunta comunale, e in futuro, alla città il perché di una decisione così controversa. Iniziai la lettura di quelle sentenze con l'aspettativa un po' preoccupata di dovermi scontrare con una pesante e quasi incomprensibile prosa giuridica. Trovai, invece, dei documenti di una chiarezza, di una lucidità, ma soprattutto di una umanità esemplari. Mi sentii orgoglioso di essere italiano, di un Paese che, ha questa classe di giudici.
Parlavano con precisione, senza mezzi termini, dicevano che togliere il sondino naso-gastrico non era eutanasia, che mantenerlo era accanimento terapeutico. Toglierlo voleva solo dire garantire a Eluana il secondo comma dell'Art. 32 della Costituzione che sancisce il diritto a rifiutare le cure. Le sentenze parlavano della tragedia di questa donna, di quanto fosse devastante e senza appello la sua condizione di stato vegetativo permanente, di come loro, giudici, avessero proceduto per accertare, nei limiti di quanto possa essere ragionevole, quale fosse la volontà di questa persona. Parlavano dei temi più difficili e delicati, legati alla vita e alla morte e alla scienza, con una forza esemplare. Parlavano dei diritti che la nostra Costituzione garantisce come quelli all'Art. 2 sui diritti fondamentali della persona, all'Art.13 sull'inviolabilità della libertà personale. Parlavano della Convenzione di Oviedo sui diritti dell'uomo di fronte alla biomedicina.
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 Pensai, e ne sono ancora convinto, che si dovrebbero leggere nelle scuole le sentenze sul caso Englaro. Tutti i cittadini dovrebbero farlo. Solamente così possono afferrare, di fronte ad un esempio concreto, il senso e la forza della nostra Costituzione. Il significato dei diritti umani, dei principi di libertà sui quali si basa. Feci fare tante fotocopie di queste sentenze che j distribuii a tutti i membri della Giunta e a tutte le persone che incontravo e con le quali parlavo di questo tema. Le diedi a quegli studenti che facevano la tesi con me. Quelle sentenze erano un tesoro di civiltà.


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Il testo integrale (pp.223-234 del libro citato "Gli ultimi giorni di Eluana" (i capoversi evidenziati in neretto sono quelli presentati da me nei due video).

 LA TESTIMONIANZA  di Furio Honsell
Il sindaco è la prima istituzione pubblica a cui i cittadini si rivolgono quando vivono una difficoltà per la quale non è ovvio a chi chiedere aiuto. Ma è anche l' istituzione a cui si rivolgono per ultima, per extrema ratio, quando tutte le altre istituzioni li hanno abbandonati o sono rimaste sorde alle loro richieste. Mi resi conto, molto presto, una volta eletto sindaco, di questa responsabilità che ricevevo, quasi indipendentemente dalla mia persona. Ne trassi uno dei principi fondamentali sul quale basare le mie azioni: incarnare un potere che sa ascoltare e sa rispondere ai cittadini, perché è loro vicino. Forse, scelsi di candidarmi a sindaco proprio perché, ancorché in modo inconscio, sentii che avrei potuto aiutare i cittadini. Non con l'arroganza di chi è certo di risolvere i problemi, ma con 1 'umanità di chi vuole aiutare le persone ad affrontare le loro difficoltà.
L' altro principio fondamentale che mi sono dato come sindaco è quello di operare con tutte le mie capacità, intelligenza e forza per garantire i diritti costituzionali ai cittadini .Perché la Costituzione italiana è il progetto etico-politico più importante che io abbia mai visto. Richiede un impegno costante per essere attuato. Seppur concisa, è un patrimonio straordinario di civiltà. E la carta della nostra umanità. Rispettarla ci fa essere una comunità, invece che un' orda.
La Costituzione garantisce tutte le libertà fondamentali ai cittadini, permettendo loro di poter esprimere la propria personalità umana individuale, nel rispetto di quella degli altri. La Costituzione garantisce quindi i diritti ad essere cittadini uguali, nel senso di avere pari opportunità di scelta e quindi il diritto al lavoro, all'educazione, alla giustizia, ...garantisce anche il diritto alla salute, che tanti paesi civili come gli Stati Uniti non hanno ancora. La nostra Costituzione repubblicana, nata dalla lotta di liberazione contro il fascismo, garantisce soprattutto il principio democratico che noi, come cittadini italiani, siamo cittadini autentici, che possono realizzare progetti di vita propri e non formiche che devono solo eseguirli, come vogliono tutte le dittature.
Forse come non mai, nella vicenda dei signori Englaro, questi due principi furono messi alla prova, ma anche esaltati e riaffermati nel modo più umano possibile.
Avevo vissuto la vicenda della signora Eluana Englaro negli ultimi mesi 2008 piuttosto da lontano. Non era, dopotutto, una cittadina udinese. Non avevo preso posizioni ufficiali, anche se quando I alcuni esponenti della politica locale avevano proposto di ospitarla al Policlinico "Città di Udine" per il suo "accompagnamento al fine vita" mi era sembrata una cosa giusta. Ma nessun mio intervento era stato richiesto. Non sono un politico opportunista e quindi non espressi manifestazioni ufficiali e continuai nel mio lavoro.
Quella mattina di dicembre, però, quando lessi sul giornale quello che avevano subito il signor Englaro e sua figlia, mi sentii umiliato come cittadino italiano. Perché quella subita da Englaro era un ' amarissima e crudele beffa. A poche ore dal trasferimento a Udine, il ministro della Salute, che da tempo aveva bloccato qualunque procedimento relativo a Eluana in qualsiasi struttura del Sistema Sanitario Nazionale, aveva ricattato la Regione FVG, e minacciato che se si fosse proceduto in qualsiasi struttura convenzionata con il Sistema Sanitario Regionale, seppure indipendente, come il "Città di Udine", avrebbe punito tutti.
Trovavo vergognoso che quegli stessi politici, che prima avevano promesso il loro aiuto a Beppino Englaro, strombazzandolo ai quattro venti, adesso tacessero, e che si fossero piegati senza battere ciglio, abbandonando un padre e una figlia alloro destino. Immediatamente pensai che La Quiete, l'Azienda per i Servizi alla Persona di Udine, avrebbe potuto essere meno vigliacca, perché autonoma e vigilata dal Comune di Udine. La Quiete riceve il suo indirizzo dal sindaco, che in persona, ne avvalla i cambiamenti di statuto e nomina 6 membri su 7 del suo CdA, compreso il presidente.
Pensai che La Quiete avrebbe potuto sfuggire al ricatto della Regione e del Governo. Bastava averne il coraggio.
Per questo motivo, quando alcune settimane più tardi, ricevetti una telefonata dall'on. Renzulli, conoscendone la vicinanza agli Englaro, senza che lui avesse il tempo di dirmi il motivo della chiamata lo anticipai, e dopo il. consueto "ciao" gli dissi d'un fiato "Sì, penso che si possa fare a La Quiete." Rimase sorpreso della mia risposta perché l' aveva ricevuta prima ancora di formularmi la domanda che intendeva pormi a nome di Beppino Englaro: di aiutarlo ad accogliere sua figlia Eluana. Chiamai subito il presidente de La Quiete Ines Domenicali e il suo vice Stefano Gasparin. Renzulli, come sua abitudine, aveva già esplorato buona parte della questione, e dissi loro di procedere per accogliere Eluana e di assicurare l' assistenza necessaria per attuare il "protocollo di accompagnamento al fine vita". E in questo senso si pronunciò il giorno dopo il suo CdA.
Allora pensavo bastasse prendere questa decisione perché si potesse rispondere alla richiesta di un padre. Non immaginavo che in quel momento sarebbero iniziate le settimane più intense della mia vita, sia dal punto di vista emotivo che razionale.
Settimane che avrebbero messo alla prova tutta la mia determinazione per difendere la Costituzione e per dare ospitalità a un padre e a una figlia, friulani, che chiedevano al Friuli di accoglierli. n giorno successivo feci una brevissima dichiarazione a un' agenzia stampa per dimostrare la mia vicinanza ai volontari e a La Quiete: " Attraverso la decisione della Quiete, di accogliere Eluana Englaro Udine dimostra di essere una città civile". In tutte le settimane successive, anche nei momenti di massima tensione, non feci mai altre dichiarazioni. Non volevo assolutamente dare l'impressione di voler strumentalizzare la vicenda, volevo sfuggire ad accuse, che comunque ricevetti, di volerla sfruttare per visibilità. Nessun sentimento era più lontano da me. Nel chiedere a La Quiete di accogliere Eluana Englaro, avevo agito in base a due dei principi ai quali mi sono sempre ispirato: rispondere ai cittadini che mi chiedevano aiuto e garantire loro .il diritto alla giustizia.
Mi misi subito a leggere attentamente tutte le sentenze sul caso Englaro. Dovevo spiegare nei dettagli alla mia Giunta comunale, e in futuro, alla città il perché di una decisione così controversa. Iniziai la lettura di quelle sentenze con l'aspettativa un po' preoccupata di dovermi scontrare con una pesante e quasi incomprensibile prosa giuridica. Trovai, invece, dei documenti di una chiarezza, di una lucidità, ma soprattutto di una umanità esemplari. Mi sentii orgoglioso di essere italiano, di un Paese che, ha questa classe di giudici.
Parlavano con precisione, senza mezzi termini, dicevano che togliere il sondino naso-gastrico non era eutanasia, che mantenerlo era accanimento terapeutico. Toglierlo voleva solo dire garantire a Eluana il secondo comma dell'Art. 32 della Costituzione che sancisce il diritto a rifiutare le cure. Le sentenze parlavano della tragedia di questa donna, di quanto fosse devastante e senza appello la sua condizione di stato vegetativo permanente, di come loro, giudici, avessero proceduto per accertare, nei limiti di quanto possa essere ragionevole, quale fosse la volontà di questa persona. Parlavano dei temi più difficili e delicati, legati alla vita e alla morte e alla scienza, con una forza esemplare. Parlavano dei diritti che la nostra Costituzione garantisce come quelli all'Art. 2 sui diritti fondamentali della persona, all'Art.13 sull'inviolabilità della libertà personale. Parlavano della Convenzione di Oviedo sui diritti dell'uomo di fronte alla biomedicina.
Mi resi conto, ancor di più, di quale eroe civile fosse Beppino Englaro. Con quale forza, con quale coraggio avesse saputo proseguire lungo un cammino pieno di difficoltà e di drammatici contrasti e dilemmi.
 Lui, forse, contro tutto e contro tutti, era l'unico che dava ancora una umanità alla propria figlia proprio perché le dava la dignità di persona che ha ancora una volontà propria, che ha il diritto alla libertà, che è l’unica che possa disporre del proprio corpo come recita la Costituzione. Proprio lui che portava con sé il profondissimo dolore per la perdita di una figlia, che solo un padre può immaginare, forse.
Pensai, e ne sono ancora convinto, che si dovrebbero leggere nelle scuole le sentenze sul caso Englaro. Tutti i cittadini dovrebbero farlo. Solamente così possono afferrare, di fronte ad un esempio concreto, il senso e la forza della nostra Costituzione. Il significato dei diritti umani, dei principi di libertà sui quali si basa. Feci fare tante fotocopie di queste sentenze che j distribuii a tutti i membri della Giunta e a tutte le persone che incontravo e con le quali parlavo di questo tema. Le diedi a quegli studenti che facevano la tesi con me. Quelle sentenze erano un tesoro di civiltà.
Ma c' era un presupposto, perché il nostro fosse j uno Stato di diritto: si doveva portare a termine quella sentenza. Si doveva garantire il diritto alla giustizia la Englaro e a sua figlia. Inizia così per me una seconda fase nella vicenda tutta fatta di razionalità: aiutare Beppino Englaro a superare tutte le difficoltà giuridico-amministrative e anche burocratiche del trasferimento di sua figlia a La Quiete. In quei giorni più volte mi incontrai e parlai al telefono con l'avvocato Campeis, moltissime volte con i dirigenti de La Quiete, il presidente, i consiglieri di amministrazione, i responsabili del distretto sanitario. Si studiò per giorni in tutti i modi, e in tutti i dettagli, come superare tutte le difficoltà che potessero emergere. E per ogni difficoltà che si superava, come un 'idra, nuove difficoltà emergevano.
Sembrava che fosse impossibile raggiungere il semplice risultato di garantire l' esecutività di una sentenza che ero stata confermata in tutti i gradi di giudizio.
Avrebbe la valutazione di invalidità permesso immediatamente ad Eluana di entrare in graduatoria a La Quiete? e con quale formula? quale programma sanitario le sarebbe stato assegnato? da quale medico sarebbe stata presa in carico? I volontari, che non erano dipendenti de La Quiete, come avrebbero potuto sostituirsi ai dipendenti preposti a quelle funzioni? Se non si analizzavano in anticipo tutti i possibili intoppi si rischiava di far trasferire Eluana a La Quiete per poi ricadere nel divieto governativo e regionale, o farla ricadere sotto l' autorità di chi avrebbe subito il ricatto. Si rischiava di non poter eseguire il proto i collo dell'equipe di De Monte. De Monte rischiava di non poter essere il medico che la prendeva in carico, ...e numerosissime altre questioni sulla natura della struttura. La Quiete ricadeva nel novero di quelle strutture che la sentenza individuava come "confacenti"? No. Allora si poteva individuarne una sezione dove invece ciò poteva essere dichiarato. Sì. E allora chi lo poteva dichiarare tale? E così via. Pur essendo tutti i responsabili amministrativi disponibili a ragionare, sollevavano tutti i possibili cavilli, per non incorrere nella più piccola possibilità di azione legale o penale da parte della Regione e di una loro responsabilità per qualche abuso. Sentivo che dovevo dare tutta la garanzia politica che potevo, ma allo stesso tempo mettere tutte le mie capacità razionali per controbilanciare e superare tutte le possibili difficoltà e problemi e cavilli che venivano sollevati. Come nelle più difficili ricerche che avevo condotto nella mia precedente attività di professore universitario di matematica, tutta la mia intelligenza era concentrata sulle regole dei sistemi sanitari e ospedalieri. Certamente avevamo tanti alleati e tra questi il primo era il presidente de La Quiete. Ma mi ricordo che in più di una occasione dovetti usare tutta la mia autorità per contrastare chi continuava a contrapporre sempre nuove difficoltà. Fu in uno di questi momenti che incontrai per la prima volta Beppino Englaro, di persona. Fu un'esperienza straordinaria. Provai un' autentica soggezione, come l'avevo provata in vita mia in occasione del primo incontro con il presidente della Repubblica, o un premio Nobel, o un vecchio eroe partigiano. Sentivo la sua forza, la sua intelligenza, il suo coraggio, quello di chi sa rischiare in prima persona per tutti gli altri. Non riuscii quasi a dire nulla. Percepii solo la sua grande umanità. Sentimenti analoghi provai anche nel mio primo incontro con De Monte, eroe civile anche lui con tutti i volontari, che rischiavano tutta una carriera, tutto, per affermare un principio e cioè l'ltalia come uno Stato di diritto. Avevano il coraggio di fare delle scelte, di essere degli attori e non degli spettatori. A dire il vero anch' io rischiai .Per la mia decisione . in quei giorni si dimise un assessore della mia Giunta, per polemica, e i giornali diedero ampio spazio alla fragilità della mia maggioranza. Arrivammo ad un passo che venissi sfiduciato e si dovesse chiudere, dopo meno di un anno, la mia esperienza di sindaco. I partiti politici e il Pd non mi abbandonarono, però. Riuscirono a gestire politicamente anche quelle ampie aree alloro interno che avrebbero preferito che Eluana Englaro non fosse stata accolta a La Quiete. Non mi incoraggiarono a proseguire, certo, ma nemmeno mi chiesero di fermarmi, si limitarono ad invitarmi alla prudenza. Ricordo però che alcuni consiglieri cattolici del Pd capirono a fondo la questione. In un'intensa riunione seppero interpretare la figura di Beppino Englaro in termini di carità. Furono dalla mia parte insieme agli altri membri della mia Giunta. Ma in ultima analisi l' azione era mia perché del sindaco è l'ultima responsabilità, quella di garantire i diritti ai cittadini. Malgrado le polemiche intensissime di quei giorni, i tanti messaggi di condanna ma anche di incoraggiamento che ricevevamo per lettera e per posta elettronica, alla fine però la questione per me si chiarì. Era lineare, dopo tutto, dal mio punto di vista: ascoltare, accogliere e aiutare due cittadini, un padre e sua figlia, ad avere la giustizia che gli era stata negata da un Governo che non rispettava la separazione dei poteri garantiti dalla Costituzione: quello esecutivo e quello giudiziario. Ma, da questo punto di vista, il peggio doveva ancora arrivare. Ricordo con molta emozione la notte nella quale fu trasferita Eluana Englaro. Non riuscii a dormire. Periodicamente ricevevo dei messaggi da De Monte, che mi informava di come erano state superate le varie difficoltà a Lecco e lungo la strada.
Mi sentii con il questore per assicurarmi che non ci fossero intralci per le vie di Udine o davanti a La Quiete. In ogni istante qualcosa poteva incepparsi e quei due cittadini potevano non vedersi riconosciuto quanto tutti i livelli del nostro sistema giudiziario avevano loro assicurato .
Anche nei giorni successivi, numerose volte Renzulli mi chiamò perché qualcosa si bloccava e si rischiava di non riuscire a dare giustizia agli Englaro e mi chiedeva di intervenire con l' autorità di sindaco presso questo o quell'organismo o persona.
Ma appunto il peggio doveva ancora arrivare. Nelle giornate successive iniziò infatti una vera e propria lotta contro un potere disumano. Ad ondate successive venivano mandate forze dell'ordine a fare ispezioni per cercare qualcosa che non andasse, per obbligare La Quiete ad interrompere il protocollo.
Vennero prima da Udine, poi da Trieste e infine da Roma. Vennero per fermare la giustizia. Sentii in quel fine settimana l'oppressione del potere quando va contro i cittadini e viola i loro diritti umani . Ad un certo punto il governo preparò un decreto per dichiarare fuori legge il protocollo avviato per Eluana Englaro. Non si sapeva cosa avrebbe fatto il presidente Napolitano. Chiesi al mio staff di chiamare il Quirinale e chiedere se potevo parlare con lui al telefono, per spiegargli cosa stava succedendo qui a Udine. Mi guardò stranito. Mi disse: ma vuole che il presidente le risponda? Dissi: ma sono il sindaco della città dove si sta combattendo una battaglia per difendere la Costituzione, il Quirinale mi risponderà. Ebbene dopo alcuni minuti il presidente Napolitano in persona mi richiamò. Gli dissi che ero il sindaco di Udine, gli spiegai cosa significava quanto stavamo facendo, che lo stavamo facendo nel migliore dei modi, con la massima attenzione, che era in gioco il diritto alla giustizia di un cittadino. Gli dissi che "noi tutti siamo con lei, signor presidente, nel darle coraggio a non firmare". Mi ringraziò, dicendomi che non ne aveva bisogno, che non dovevamo preoccuparci, aveva già deciso di non firmare e di lì a poco avrebbe diramato, come di fatto avvenne, le motivazioni della sua decisione. Lo ringraziai e di nuovo mi sentii orgoglioso di essere italiano . In quelle giornate ogni tanto De Monte veniva a parlarmi, per scaricare la tensione. Tutte le mattine telefonavo alla presidentessa de La Quiete per farle _sentire la mia vicinanza. La domenica ci fu tutta una serie di telefonate con il responsabile dell' azienda sanitaria e de La Quiete. La Regione che prima aveva voluto aiutare Beppino Englaro, adesso cercava di bloccare tutto. Le manifestazioni inscenate fuori da La Quiete si intensificavano, ci chiedevano di autorizzare la predisposizione di maxischermi nelle strade. Bloccammo tali richieste. Le TV trasmettevano interventi feroci di tante persone che si arrogavano il diritto di parlare contro il diritto di alcuni cittadini. Furono momenti difficili.
Come ho detto continuavo a rifiutare interviste. Non c'era bisogno di posizioni pubbliche, le azioni che non svolgevo sotto le telecamere richiedevano già tutta la mia energia. Non volevo dare l'impressione di voler sfruttare questo episodio dal punto di vista mediatico. La questione era troppo alta e troppo seria. Riguardava il senso più profondo di fare il sindaco. La responsabilità nei confronti dei cittadini, della giustizia. In privato contribuivo a dare coraggio. Ci fu comunque sabato pomeriggio una manifestazione in mio sostegno. Uscii solo per qualche minuto dal municipio, ringraziai e me ne andai. Udine intanto era il centro del mondo mediatico.
Veniva presentata in modo molto controverso. Da parte mia ero certo, invece, che Udine fosse al centro di una battaglia per i diritti umani, per il diritto di ottenere giustizia, di poter rifiutare le cure e di essere responsabili del proprio corpo. Infine, come di sorpresa, arrivò quella sera. Renzulli mi telefonò dicendomi che gli avevano telefonato che tutto era finito. Che Eluana, prima del previsto, con leggerezza, se n'era andata. Sentii un forte e sincero moto di affetto e di riconoscenza per questa donna che attraverso suo padre ci aveva saputo dare tantissimo, forse la cosa più grande che sia possibile dare, la fiducia e la riconferma nei nostri ideali. Provai un senso di pietà per tanto dolore, così umano. Abbiamo parlato alla città di Udine del fme vita attraverso dibattiti pubblici e spettacoli teatrali, ma sempre con rispetto per le opinioni di tutti i cittadini , anche quelli che, avendo familiari in stato vegetativo permanente, hanno fatto scelte diverse da quelle di Beppino Englaro. Alcuni di questi mi hanno anche 0%" chiesto aiuto per sostenerli nella loro scelta. ~ Quando rivedo Beppino Englaro provo sempre gli ,; stessi sentimenti ed emozioni della prima volta, oltre a un sentimento di fratellanza e di riconoscenza. Penso sia un eroe civile. Non di certo per l'eutanasia egli si è battuto, ma per dimostrare che l'Italia è uno stato di diritto, perché è un uomo che crede nella Giustizia, nel senso più pieno e più difficile del termine. Ci ha dato la possibilità di sentirci appartenenti ad uno Stato e a una comunità che ha dei valori. Englaro è un eroe vero, moderno, non violento: anziché optare per una soluzione ipocrita, ha scelto la strada della trasparenza e del rigore, del rispetto delle leggi e della Costituzione. Una strada lunga oltre una decina d'anni. Non so quanti, francamente, l'avrebbero percorsa con quella tenacia, forza, lucidità, speranza e fiducia nelle istituzioni. Gli stessi sentimenti provo quando incontro i volontari, De Monte, Domenicali, Gasparin, Renzulli e i molti che in quelle giornate hanno dimostrato la forza dei loro ideali. In quelle settimane sarebbe bastato cedere anche solamente per un istante, non vigilare con la massima attenzione anche solo un momento, per non fare nulla e quindi scivolare nel grigiore di chi si piega a un potere che ritiene ingiusto e pertanto disumano. Grazie a tutti questi eroi civili, non lo abbiamo fatto. Quando, in un'intervista di fine d'anno, la giornalista mi chiese tra le tante domande, anche quella di "chi fosse stato 1 'udinese dell'anno" senza esitazione ho detto Eluana Englaro.
Perché, anche se forse in vita era passata solamente di sfuggita da qui, morendo a Udine aveva contribuito a renderla una città ancora più civile, e così facendo sarebbe sempre rimasta presente per tutti noi. Lo conferma il comportamento che hanno avuto gli udinesi e i friulani in quei giorni. La città e il Friu1i, il mondo cattolico e quello laico, tranne rarissime eccezioni, tutti si sono comportati in modo esemplare.
Contrari o favorevoli che fossero. n confronto, tranne qualche stonatura di qualche esponente del mondo politico, è stato serio, civile, pacifico, maturo. La città ha avuto rispetto per Beppino Englaro e per la sua sofferenza, lo ha capito, accolto, anche al di là delle convinzioni personali. Non ci sono mai stati momenti di intolleranza, pur nella forte tensione emotiva. La città ha avuto un comportamento esemplare e io la ringrazio. Sapremo essere sempre a11'altezza di questi valori, così come in quei giorni? Grazie Udine, grazie Beppino, grazie Eluana.