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mercoledì 31 dicembre 2014

Il paese dei ladri

Il paese dei ladri - Italo Calvino

C'era un paese dove erano tutti ladri.
La notte ogni abitante usciva, coi grimaldelli e la lanterna cieca, e andava a scassinare la casa di un vicino. Rincasava all'alba, carico, e trovata la casa svaligiata.

E così tutti vivevano in concordia e senza danno, poiché l'uno rubava all'altro, e questo a un altro ancora e così via, finché non si rubava a un ultimo che rubava al primo. Il commercio in quel paese si praticava solo sotto forma d'imbroglio e da parte di chi vendeva e da parte di chi comprava. Il governo era un'associazione a delinquere ai danni dei sudditi, e i sudditi dal canto loro badavano solo a frodare il governo. Così la vita proseguiva senza inciampi, e non c'erano né ricchi né poveri.
Ora, non si sa come, accadde che nel paese di venisse a trovare un uomo onesto. La notte, invece di uscirsene col sacco e la lanterna, stava in casa a fumare e a leggere romanzi.
Venivano i ladri, vedevano la luce accesa e non salivano.
Questo fatto durò per un poco: poi bisognò fargli comprendere che se lui voleva vivere senza far niente, non era una buona ragione per non lasciar fare agli altri. Ogni notte che lui passava in casa, era una famiglia che non mangiava l'indomani.
Di fronte a queste ragioni l'uomo onesto non poteva opporsi. Prese anche lui a uscire la sera per tornare all'alba, ma a rubare non ci andava. Onesto era, non c'era nulla da fare. Andava fino al ponte e stava a veder passare l'acqua sotto. Tornava a casa, e la trovava svaligiata.
In meno di una settimana l'uomo onesto si trovò senza un soldo, senza di che mangiare, con la casa vuota. Ma fin qui poco male, perché era colpa sua; il guaio era che da questo suo modo di fare ne nasceva tutto un cambiamento. Perché lui si faceva rubare tutto e intanto non rubava a nessuno; così c'era sempre qualcuno che rincasando all'alba trovava la casa intatta: la casa che avrebbe dovuto svaligiare lui. Fatto sta che dopo un poco quelli che non venivano derubati si trovarono ad essere più ricchi degli altri e a non voler più rubare. E, d'altronde, quelli che venivano per rubare in casa dell'uomo onesto la trovarono sempre vuota; così diventavano poveri.
Intanto, quelli diventati ricchi presero l'abitudine anche loro di andare la notte sul punte, a veder l'acqua che passava sotto. Questo aumentò lo scompiglio, perché ci furono molti altri che diventarono ricchi e molti altri che diventarono poveri.
Ora, i ricchi videro che ad andare la notte sul punte, dopo un po' sarebbero diventati poveri. E pensarono: - Paghiamo dei poveri che vadano a rubare per conto nostro -. Si fecero i contratti, furono stabiliti i salari, le percentuali: naturalmente sempre ladri erano, e cercavano di ingannarsi gli uni con gli altri. Ma, come succede, i ricchi diventavano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri.
C'erano dei ricchi così ricchi da non avere più bisogno di rubare per continuare a esser ricchi. Però se smettevano di rubare diventavano poveri perché i poveri li derubavano. Allora pagarono i più poveri dei poveri per difendere la roba loro dagli altri poveri, e così istituirono la polizia, e costruirono le carceri.
In tal modo, già pochi anni dopo l'avvenimento dell'uomo onesto, non si parlava più di rubare o di esser derubati ma solo di ricchi e poveri; eppure erano sempre tutti ladri.
Di onesti c'è stato solo quel tale, ed era morto subito, di fame.
(Letto da Beppe Grillo il 31 dicembre 2014)


Apologo sull’onestà nel paese dei corrotti
di Italo Calvino
C’era un paese che si reggeva sull’illecito. Non che mancassero le leggi, né che il sistema
politico non fosse basato su principi che tutti più o meno dicevano di condividere. Ma questo
sistema, articolato su un gran numero di centri di potere, aveva bisogno di mezzi finanziari
smisurati (ne aveva bisogno perché quando ci si abitua a disporre di molti soldi non si è più
capaci di concepire la vita in altro modo) e questi mezzi si potevano avere solo illecitamente
cioè chiedendoli a chi li aveva, in cambio di favori illeciti. Ossia, chi poteva dar soldi in cambio
di favori in genere già aveva fatto questi soldi mediante favori ottenuti in precedenza; per cui
ne risultava un sistema economico in qualche modo circolare e non privo d’una sua armonia.
Nel finanziarsi per via illecita, ogni centro di potere non era sfiorato da alcun senso di colpa,
perché per la propria morale interna ciò che era fatto nell’interesse del gruppo era lecito; anzi,
benemerito: in quanto ogni gruppo identificava il proprio potere col bene comune; l’illegalità
formale quindi non escludeva una superiore legalità sostanziale. Vero è che in ogni transizione
illecita a favore di entità collettive è usanza che una quota parte resti in mano di singoli
individui, come equa ricompensa delle indispensabili prestazioni di procacciamento e
mediazione: quindi l’illecito che per la morale interna del gruppo era lecito, portava con se una
frangia di illecito anche per quella morale. Ma a guardar bene il privato che si trovava a
intascare la sua tangente individuale sulla tangente collettiva, era sicuro d’aver fatto agire il
proprio tornaconto individuale in favore del tornaconto collettivo, cioè poteva senza ipocrisia
convincersi che la sua condotta era non solo lecita ma benemerita.
Il paese aveva nello stesso tempo anche un dispendioso bilancio ufficiale alimentato dalle
imposte su ogni attività lecita, e finanziava lecitamente tutti coloro che lecitamente o
illecitamente riuscivano a farsi finanziare. Perché in quel paese nessuno era disposto non
diciamo a fare bancarotta ma neppure a rimetterci di suo ( e non si vede in nome di che cosa
si sarebbe potuto pretendere che qualcuno ci rimettesse) la finanza pubblica serviva a
integrare lecitamente in nome del bene comune i disavanzi delle attività che sempre in nome
del bene comune s’erano distinte per via illecita. La riscossione delle tasse che in altre epoche
e civiltà poteva ambire di far leva sul dovere civico, qui ritornava alla sua schietta sostanza
d’atto di forza ( così come in certe località all’esazione da parte dello stato s’aggiungeva quella
d’organizzazioni gangsteristiche o mafiose), atto di forza cui il contribuente sottostava per
evitare guai maggiori pur provando anziché il sollievo della coscienza a posto la sensazione
sgradevole d’una complicità passiva con la cattiva amministrazione della cosa pubblica e con il
privilegio delle attività illecite, normalmente esentate da ogni imposta.
Di tanto in tanto, quando meno ce lo si aspettava, un tribunale decideva d’applicare le leggi,
provocando piccoli terremoti in qualche centro di potere e anche arresti di persone che
avevano avuto fino a allora le loro ragioni per considerarsi impunibili. In quei casi il sentimento
dominante, anziché la soddisfazione per la rivincita della giustizia, era il sospetto che si
trattasse d’un regolamento di conti d’un centro di potere contro un altro centro di potere.
Cosicché era difficile stabilire se le leggi fossero usabili ormai soltanto come armi tattiche e
strategiche nelle battaglie intestine tra interessi illeciti, oppure se i tribunali per legittimare i
loro compiti istituzionali dovessero accreditare l’idea che anche loro erano dei centri di potere e
d’interessi illeciti come tutti gli altri.
Naturalmente una tale situazione era propizia anche per le associazioni a delinquere di tipo
tradizionale che coi sequestri di persona e gli svaligiamenti di banche ( e tante altre attività più
modeste fino allo scippo in motoretta) s’inserivano come un elemento d’imprevedibilità nella
giostra dei miliardi, facendone deviare il flusso verso percorsi sotterranei, da cui prima o poi
certo riemergevano in mille forme inaspettate di finanza lecita o illecita.
In opposizione al sistema guadagnavano terreno le organizzazioni del terrore che, usando
quegli stessi metodi di finanziamento della tradizione fuorilegge, e con un ben dosato stillicidio
d’ammazzamenti distribuiti tra tutte le categorie di cittadini, illustri e oscuri, si proponevano
come l’unica alternativa globale al sistema. Ma il loro vero effetto sul sistema era quello di
rafforzarlo fino a diventarne il puntello indispensabile, confermandone la convinzione d’essere il
migliore sistema possibile e di non dover cambiare in nulla.
Così tutte le forme d’illecito, da quelle più sornione a quelle più feroci si saldavano in un
sistema che aveva una sua stabilità e compattezza e coerenza e nel quale moltissime persone
potevano trovare il loro vantaggio pratico senza perdere il vantaggio morale di sentirsi con la
coscienza a posto. Avrebbero potuto dunque dirsi unanimemente felici, gli abitanti di quel
paese, non fosse stato per una pur sempre numerosa categoria di cittadini cui non si sapeva
quale ruolo attribuire: gli onesti.
Erano costoro onesti non per qualche speciale ragione ( non potevano richiamarsi a grandi
principi, né patriottici né sociali né religiosi, che non avevano più corso), erano onesti per
abitudine mentale, condizionamento caratteriale, tic nervoso. Insomma non potevano farci
niente se erano così, se le cose che stavano loro a cuore non erano direttamente valutabili in
denaro, se la loro testa funzionava sempre in base a quei vieti meccanismi che collegano il
guadagno col lavoro, la stima al merito, la soddisfazione propria alla soddisfazione d’altre
persone. In quel paese di gente che si sentiva sempre con la coscienza a posto loro erano i soli
a farsi sempre degli scrupoli, a chiedersi ogni momento cosa avrebbero dovuto fare. Sapevano
che fare la morale agli altri, indignarsi, predicare la virtù sono cose che trovano troppo
facilmente l’approvazione di tutti, in buona o in malafede. Il potere non lo trovavano
abbastanza interessante per sognarlo per sé (almeno quel potere che interessava agli altri);
non si facevano illusioni che in altri paesi non ci fossero le stesse magagne, anche se tenute
più nascoste; in una società migliore non speravano perché sapevano che il peggio è sempre
più probabile.
Dovevano rassegnarsi all’estinzione? No, la loro consolazione era pensare che così come in
margine a tutte le società durante millenni s’era perpetuata una controsocietà di malandrini, di
tagliaborse, di ladruncoli, di gabbamondo, una controsocietà che non aveva mai avuto nessuna
pretesa di diventare la società , ma solo di sopravvivere nelle pieghe della società dominante e
affermare il proprio modo d’esistere a dispetto dei principi consacrati, e per questo aveva dato
di sé ( almeno se vista non troppo da vicino) un’immagine libera e vitale, così la controsocietà
degli onesti forse sarebbe riuscita a persistere ancora per secoli, in margine al costume
corrente, senza altra pretesa che di vivere la propria diversità , di sentirsi dissimile da tutto il
resto, e a questo modo magari avrebbe finito per significare qualcosa d’essenziale per tutti,
per essere immagine di qualcosa che le parole non sanno più dire, di qualcosa che non è stato
ancora detto e ancora non sappiamo cos’è.
Tratto da Romanzi e racconti – volume 3°, Racconti e apologhi sparsi, i Meridiani, Arnoldo
Mondadori editore. Uscito su la Repubblica, 15 marzo 1980, col titolo “Apologo sull’onestà nel
paese dei corrotti".

venerdì 14 febbraio 2014

Matteo, il gatto e la volpe


Matteo, il gatto e la volpe.

Stamani ho ricevuto dal sindaco di Firenze la gratifica di "viva la resistenza" insieme a Paola mia moglie da 50 anni. Abbiamo soggiornato due ore nel Vecchio Palazzo che era in parte già in piedi al tempo di Dante (che non lo vide finito, anche perché è venuto via via allargandosi nei secoli); abbiamo visitato l'appartamento di Eleonora di Toledo, moglie di Cosimo primo, un pezzo di intimità dentro a un grande cofano pieno di lusso ed esibizione di grandezza e di potere…
Ci stiamo dicendo, Paola ed io, che in futuro bisognerà cambiar nome alla festa; sarà più facile riempire il salone dei 500, quello dei 200, la sala d'armi, ( stamani strapieni e col doppio turno pomeridiano) con la chiamata a raccolta delle "coppie di fatto", altrimenti invisibili alla percezione comune.
Matteo arriva in treno da Pontassieve, viene a piedi dalla stazione al Vecchio Palazzo, come abbiamo fatto  noi sposi d'oro, parla a braccio, non ci offre il rinfresco ma apre il Palazzo da capo a piedi o da fondo a cima. Un discorso certo accattivante, la favella toscana senza il manzonismo degli stenterelli.. simpatico. Certo anche il Berluska rimane simpatico ai suoi.
Una riflessione su Renzi.
Io non trovo azzeccata la terminogia di Beppe Grillo al suo riguardo: prima ebetino, ora boss pieno di ambizione, perché non è interesse di nessuno regalare a priori il Matteo alla malavita nazionale e internazionale né ridurlo a priori infido amico congiurato a tradire il compagno di partito Letta.
Io non ho mai votato Renzi, né a sindaco né a segretario PD; a suo tempo gli ho preferito Bersani e Civati. Ma continuo a sostenere che Renzi è un prodotto della nostra società, un prodotto dell'attuale PD: da una parte rappresenta la miseria politica del PD, dall'altra la ribellione contro questa miseria. E' questo secondo aspetto che ha spinto la rinnovata direzione del PD a buttarlo allo sbaraglio contro il governo Letta. E questo è un elemento non negativo. Può essere l'ultimo attacco della cavalleria polacca contro i carrarmati tedeschi. Questo sostiene Grillo. Ma non è Grillo che Renzi deve temere.
Se lo paragono per un momento a Pinocchio, Renzi deve difendersi dal gatto e dalla volpe, cioè da re Giorgio e dal Berluska. Re Giorgio è il gatto che prima ha già mangiato, dopo averli tirati fuori dalla gabbia degli iscritti alla Trilaterale, Monti e Letta e ora si trova alle prese con un topolino non previsto mandatogli tra le gambe del suo tavolino presidenziale dai tre milioni di stupidi creduloni (definizione di Beppe Grillo) che lo hanno stravotato alle primarie PD (contro i due concorrenti). L'"ambizione" di Matteo Renzi è sostenuta dalla spinta di una base consistente che ha come sedi istituzionali i circoli Arci, le SMS, la vecchie case del popolo, piene sì, caro Beppe, di gente che balla, gioca a tombola e si diverte, ma che poi va a fare il volontariato alla Pubblica Assistenza (qui a Firenze Humanitas o Misericordia), all'AUSER, alle  mille associazioni che qui in Toscana girano intorno a case del popolo e parrocchie.
Concludo dicendo che tra il gatto e la volpe, in questo momento considero più pericoloso il gatto. Re Giorgio deve andare in pensione, da subito, per motivi di salute: la sua ma soprattutto la nostra. "Prima" che Renzi fallisca. Perché, durando Re Giorgio, Renzi è già sicuramente destinato a fallire. Quindi:
prima cosa da fare: fiducia al governo Renzi;
seconda cosa da fare: sfiducia a superGiorgio che sta facendo ormai concorrenza a Cronos.
E Grillo continui, come mi sembra che stia piano piano facendo, a modificare la tattica (non la strategia); alterni "il Principe" di Niccolò Machiavelli con "I ricordi" di Francesco Guicciardini:
« È grande errore parlare delle cose del mondo indistintamente e assolutamente e, per dire così, per regola; perché quasi tutte hanno distinzione e eccezione per la varietà delle circunstanze, le quali non si possono fermare con una medesima misura; e queste distinzione e eccezione non si truovano scritte in su' libri, ma bisogna le insegni la discrezione. »
(Francesco Guicciardini, Ricordi, 6)
Allo stesso tempo dico agli amici e compagni: non è Grillo che vi deve preoccupare, non confondiamo il grillo parlante con il gatto e la volpe, tanto meno con l'orco che giorno giorno sta assumendo sempre più (br…) le fattezze di re Giorgio.
In bocca al lupo, Matteo!

sabato 18 gennaio 2014

Renzi-Berlusconi-Grillo e la battaglia di Campaldino

Castello di Poppi: plastico della battaglia di Campaldino

Domanda: Fa bene Renzi a vedere Berlusconi?

Risposta: Renzi è come la religione secondo Marx: il prodotto della alienazione umana dovuta alla miseria e allo stesso tempo il tentativo di rivolta contro  questa miseria. Renzi è il prodotto della miseria del PD così ridotta dai boiardi di partito e nello stesso tempo rappresenta il tentativo di rivolta contro gli stessi. 
I boiardi non hanno le carte in regola per dare indicazioni a Renzi. 
Come prodotto della alienazione del partito Renzi non può non incontrare Berlusconi, come tentativo di rivolta contro tale alienazione va sostenuto fino a prova contraria. 
NB. La posizione di Grillo può essere  quella di Corso Donati fiorentino  o di Guido Novello aretino  nella battaglia di Campaldino:  Il primo si decise a intervenire, "contravvenendo al piano predisposto in precedenza sulla carta", il secondo si tirò indietro e lasciò gli aretini in balia della balestre fiorentine.
Grillo è alla scelta tra Corso e Guido.

venerdì 3 maggio 2013

In questa notte scura


In questa notte scura, qualcuno di noi, nel suo piccolo, è come quei lampadieri che, camminando innanzi, tengono la pertica rivolta all’indietro, appoggiata sulla spalla – con il lume in cima. Così il lampadiere vede poco davanti a sé – ma consente ai viaggiatori di camminare più sicuri.  Qualcuno ci prova, non per eroismo o narcisismo, ma per sentirsi dalla parte buona della vita. Per quello che si è.
(email di Angelica Comello, sorella di Toni)


"Se la storia ha da essere creativa in modo da anticipare un possibile futuro senza negare il passato, essa dovrebbe, credo, mettere in evidenza nuove possibilità mettendo in luce quegli episodi del passato che sono stati tenuti nascosti, quando, anche se in brevi sprazzi, la gente dimostrò la sua capacità di resistere, di mettersi nsieme, e qualche volta di saper vincere.
Io suppongo, o forse solo spero, che il nostro futuro può essere trovato  nei fuggevoli momenti di sofferenza solidale del nostro passato piuttosto che nei suoi ininterrotti secoli di  guerre.."
(Howard Zinn)

martedì 23 aprile 2013

Perché Rodotà non doveva passare

Passaparola - Un Paese senza sovranità - Intervista a Stefania Limiti via @beppe_grillo http://www.beppegrillo.it/2013/04/passaparola_-_un_paese_senza_sovranita_-_stefania_limiti/index.html?utm_source=blog_grillo_it&utm_medium=twitter&utm_campaign=followme
Video

l’Italia si è trovata a essere un Paese controllato, geograficamente collocato in una posizione molto delicata, e è stato un paese a cui è stata impedita una propria sovranità, una propria via nazionale, di ricostruzione delle proprie scelte in politica estera, delle proprie scelte nelle strategie di sviluppo e questo perché tutto era stato impostato.
Le istituzioni erano state infiltrate e tutto è stato fatto in modo che l’Italia potesse essere impermeabile a qualsiasi penetrazione delle forze comuniste e progressiste. 
chi sono gli uomini che hanno fatto le stragi accanto alla mafia? Noi non conosciamo il loro volto, però credo che si tratti di uomini e agenzie che hanno lavorato affinché l’Italia fosse un Paese fragile, per spezzare le ossa al nostro Paese e renderlo ingovernabili.


lunedì 22 aprile 2013

Continuano a fischiarmi le orecchie


Video

Nel 1969 la ripresa della conflittualità operaia
era un fenomeno che non riguardava solo
l’Italia, era comune a Francia, Germania
Occidentale e Gran Bretagna, tant’è vero che
l’allora direttore de La Stampa, Alberto
Ronchey, in un editoriale pubblicato il 14
settembre 1969, pochi giorni dopo l’apertura
del rinnovo del contratto dei metalmeccanici,
scriveva: “la lotta degli operai Fiat ci ha
messo sotto gli occhi forme e contenuti della
lotta di classe in Europa: gli scioperi
selvaggi”.
Le richieste apparivano più omogenee di
quelle di precedenti rinnovi contrattuali e si
riassumevano nello slogan più salario, meno
orario e nelle rivendicazioni egualitarie
tendenti a una riduzione delle differenziazioni
esistenti nella classe operaia e tra operai e
impiegati; quindi riduzione dell’orario di
lavoro, richiesta di più giorni di ferie,
contestazione dell’organizzazione del lavoro,
lotta contro l’aumento generale dei prezzi.
Gli scioperi e le lotte mobilitavano la classe
dei salariati nella loro stragrande
maggioranza, unendo insieme gli operai delle
fabbriche più moderne e quelli delle fabbriche
più arretrate, i lavoratori delle regioni
economicamente e politicamente più
dinamiche e quelli delle regioni in ritardo; le
lotte avevano la tendenza a prolungarsi e ad
ampliarsi senza una rigida connessione con le
vicende congiunturali dell’economia dei
singoli paesi.
Nel 2009, quaranta anni dopo la situazione
non è allegra e in Europa si ricorre al
sequestro di dirigenti per sbloccare le
trattative. In Italia si sale sui tetti…
Cosa sta succedendo agli operai in
Italia, perché le risposte agli effetti della
crisi sono così lente, di basso impatto,
quando ci sono, altrimenti c’è solo
sottomissione, acquiescenza. Nessun serio
segno di rivolta, poche o nulle le reazioni.
Eppure la crisi nei primi mesi del
2009 ha colpito con metodo.
Parliamoci chiaro, fra operai. Gli
effetti della crisi si sono abbattuti su centinaia
di migliaia di operai, nei primi sei
mesi di questo anno non si contano più i
ricorsi alla cassa integrazione, i licenziamenti
attraverso la mobilità, le fabbriche
che sono state chiuse. Per chi è rimasto a
lavorare i salari sono scesi e le condizioni
di lavoro sono peggiorate. Le morti sul
lavoro sono un indice chiaro della nostra
condizione sotto il comando dei padroni,
la corsa al profitto schiaccia letteralmente
gli operai esponendoli a rischi di ogni
genere e tipo. C’è ne abbastanza per una
rivolta, o almeno per una serie di scioperi
seri, per manifestazioni oltre le solite
processioni. Invece niente, se abbiamo
l’onestà intellettuale di non nasconderci
la realtà, dobbiamo riconoscere che
siamo di fronte ad una relativa passività
degli operai, ad una silenziosa discesa
verso il basso accettata come una sorte
del destino.
Continua qui


domenica 21 aprile 2013

Mi fischiano le orecchie

Dopo la giornata di ieri 20 aprile 2013...
cogitanti mihi saepenumero et memoria vetera repetenti...(mi ritornano in mente storie del passato):


22 Febbraio 1787
Calonne, d'accordo con il re, convoca una Assemblea di Notabili, composta da alti prelati e da esponenti di spicco della nobilta'.

Il re rifiuta di prendere posizione contro nobilta' e clero e, d'altro canto, rifiuta anche fermamente di convocare gli Stati Generali, come da piu' parti suggerito. Calonne cerca di girare l'ostacolo proponendo di convocare una Assemblea di Notabili per discutere le sue proposte. L'esito della riunione e' scontato: netto rifiuto di pagare le imposte da parte di nobilta' e clero. In fondo un tentativo piuttosto ingenuo e pericoloso: come cercare di sottrarre la preda ad un branco di lupi.
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9 Aprile 1787
Calonne, silurato dall'Assemblea dei Notabili e vittima di una violenta campagna denigratoria, si dimette e sceglie volontariamente di esiliarsi a Londra.
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13 Aprile 1787
L'incarico di risanare le finanze statali viene affidato a Lomenie De Briènne, arcivescovo di Tolosa.

ETIENNE CHARLES DE LOMENIE DE BRIENNE, nato a Parigi il 9/10/1727 e morto a SENS il 16/2/1794.
Arcivescovo di Tolosa dal 1763 e membro dell'Accademia Francese. E' stato uno dei piu' violenti oppositori di Calonne durante le riunioni dell'Assemblea dei Notabili ed, a sua volta, uscita' sconfitto dall'Assemblea dei Parlamenti alla quale proporra' le sue pseudo riforme. Sconfitto ma ....ricco.
Volta gabbana per costituzione, cerchera' di salvarsi dai pericoli della Rivoluzione prestando, tra i primi, il giuramento alla Costituzione Civile del Clero, diventando cosi' vescovo costituzionale. Muore di un colpo apoplettico il 16/2/1794 mentre viene arrestato dai rivoluzionari.
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19 Agosto 1787
Lomenie De Briènne propone ad una Assemblea di Parlamenti un prestito di 440 milioni di Lire promettendo un rinvio di 5 anni della temuta convocazione degli Stati Generali.
Durante la seduta il re, che sostiene la proposta di De Briènne, cerca di forzare la volonta' dei Parlamenti imponendo la registrazione del decreto relativo al prestito. Il Duca di Orléans lo accusa di illegalita' ed il re, plagiando forse il suo antenato, ribatte seccamente "e' legale perche' io lo voglio". Atteggiamento inconsueto in un sovrano abituato a non prendere mai una decisione precisa e definitiva.
Il prestito comunque non passa e il Duca di Orleans viene punito con l'esilio a Villèr-Cotteret. Scontera' il periodo di punizione dal 19/11/1787 al 16/4/1788.

I PARLAMENTI. All'epoca della rivoluzione esistevano in Francia 13 Parlamenti e 4 Consigli Sovrani, con sede nelle piu' importanti citta' del paese.
Il termine Parlamento non deve trarre in inganno sulle loro funzioni. Istituiti nel 1278 come supreme corti di appello e di giustizia per determinati reati (crimini contro lo Stato, lesa maesta', ecc.) avevano anche il compito di registrare ufficialmente leggi, decreti ed ordinanze emesse dalla Corte. Questi enti, in mano alla nobilta' ed al clero, nel corso dei secoli erano degenerati in vere e proprie cricche di giudici intriganti e prezzolati, tanto da essere piu' volte sciolti ed i loro appartenenti esiliati, salvo poi a ricostituirli quando faceva comodo ai detentori del potere averli come alleati.
Al tempo di Luigi XVI il Parlamento di Parigi, composto da 164 membri (dotati di cospicue rendite) era particolarmente ostile al re ed in netto contrasto con la Corte in generale, rifiutando sovente la registrazione dei provvedimenti della Corona; nessuna meraviglia quindi che la proposta De Briènne, caldeggiata dal re, sia stata respinta.

7 Giugno 1788
GRENOBLE: la rivolta delle tegole.
Avendo il Parlamento di Grenoble rifiutato la registrazione di alcuni editti reali emessi nel precedente mese di maggio, Luigi XVI tenta di imporre la sua autorita', come fatto a suo tempo da Luigi XIV, ordinando la soppressione del Parlamento e l'esilio dei suoi membri. I cittadini di Grenoble non sono d'accordo con questi provvedimenti e lo manifestano salendo sui tetti e bombardando con le tegole le truppe reali incaricate di far eseguire gli ordini della Corte.
Questo episodio e' ritenuto il principio di quella rivoluzione che ormai covava da tempo nel paese.
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13 Luglio 1788
Un violento uragano devasta le regioni di Normandia, Champagne e Fiandre distruggendo i raccolti appena prima della mietitura. Il maltempo imperversa anche in tutte le altre regioni causando, in definitiva, una perdita stimata del 25% del raccolto del 1788.
Il re, che stava rientrando da Rambouillet, se la vede brutta ed e' costretto a rifugiarsi con il suo seguito sotto dei capannoni a Coignères e a Trappes.
E' una grave crisi che provoca immediati rialzi dei prezzi ai danni delle popolazioni con basso reddito. Si profila l'ombra della carestia.

Molto succintamente. La crisi economica, che si prospettava da tempo, si aggiunge alla crisi finanziaria e comincia a far sentire i suoi effetti.
La causa principale e' dovuta alla scarsita' del grano a seguito di pessimi raccolti e, non meno importante, alla liberta' concessa ai grandi proprietari terrieri di esportare il prodotto senza un occhio di riguardo alla conservazione di ragionevoli scorte. Con l'esportazione in Europa si spuntano prezzi migliori che non sul mercato interno, abbastanza calmierato.
Una serie di scarsi raccolti che si verificheranno negli anni a venire, dovuti in parte a condizioni climatiche ed in parte a devastazioni ed abbandono delle campagne, contribuiranno a ridurre ulteriormente le scorte e ad alimentare il fenomeno dello stoccaggio speculativo di cio' che resta, da parte dei proprietari terrieri.
Ai sensibili aumenti del prezzo del grano seguiranno anche i licenziamenti, da parte dei proprietari, di migliaia di salariati agricoli, sempre a causa degli insufficienti raccolti che costringono a ridurre la manodopera al minimo indispensabile.

21 Luglio 1788
Dopo gli eventi di Grenoble i maggiorenti delle Provincie del Delfinato si riuniscono a Vizille per concordare un piano di azione in opposizione al potere centrale. La Rivoluzione e' di fatto iniziata.

5 Agosto 1788
Considerati vani i tentativi precedentemente fatti per risanare le finanze statali, il re e' costretto, suo malgrado, a convocare gli STATI GENERALI per la data del 1° Maggio 1789.
Lo scopo e' quello di chiedere il consenso ampio e incondizionato, da parte di tutti i componenti la societa' francese, a mettere in atto i provvedimenti necessari per evitare la bancarotta (riforma fiscale).

Gli STATI GENERALI erano una assemblea rappresentativa del popolo francese divisa in tre Ordini:
- Nobilta'
- Clero
- Terzo Stato (il popolo)
Gli Stati Generali venivano convocati eccezionalmente per decidere su provvedimenti atti a risolvere i problemi piu' gravi del paese.
L'ultima convocazione risaliva al lontano 1614.
I partecipanti all'assemblea dovevano essere designati con pubbliche elezioni da svolgersi in ogni Dipartimento e nell'ambito di ciascun ordine. Mentre tutti i nobili e gli ecclesiastici erano considerati elettori di diritto, per il Terzo Stato avevano diritto al voto solo i cittadini maschi con almeno 25 anni di eta' e regolarmente iscritti nei ruoli delle imposte.

8 Agosto 1788
Lomenie De Briènne lascia il suo incarico portando a casa come bottino:
- 800.000 lire
- l'arcivescovado di Sens (uno dei piu' redditizi di Francia)
- il cappello da cardinale

Un utile riferimento: posto che a Parigi, nello stesso periodo, un operaio non specializzato guadagnava mediamente circa 450 lire l'anno, la prebenda di De Briènne di 800.000 lire corrisponde al salario annuale di circa 1700 operai.


27 Agosto 1788
In attesa dell'assemblea degli Stati generali Necker viene richiamato alla Direzione delle Finanze.

Inverno 1788-1789
L'inverno si presenta eccezionalmente rigido. La Senna gela e rende impossibili i gia' precari rifornimenti destinati alla capitale. Manca la legna da ardere che normalmente giungeva a Parigi da Clamecy e da Morvan, per flottazione sulle acque del fiume. Anche il pescato di acqua dolce, che costituiva una risorsa alimentare non indifferente, viene a mancare.
Tutte le regioni settentrionali sono strette nella morsa del freddo; al passo di Calais l'acqua della Manica e' coperta di ghiaccio sino ad 8 chilometri dalla costa, rendendo impossibile la navigazione.
Secondo gli scienziati, in questi anni, perduravano ancora quei fenomeni meteo, indicati come "Piccola Glaciazione" che, iniziati verso la fine del 1500 verranno ad attenuarsi nei primi decenni del 1800. Qualche volta e' capitato che a Versailles, vino ed acqua gelassero nei bicchieri alla tavola del re.
A Parigi ed in altre grandi citta' si comincia a sentire gli effetti della carestia dovuta al cattivo raccolto del 1788. Migliaia di diseredati e di mendicanti si avviano verso i centri urbani dando origine ad una potenziale ed esplosiva massa di manovra. Migliaia di donne, prostitute professionali od occasionali, vanno ad ingrossare quelle che saranno definite le armate del piacere. Solo a Parigi ne verranno contate piu' di 20.000.
E' stato calcolato che l'approvvigionamento dei principali generi alimentari per Parigi, in tempi normali, ammontava annualmente a:
620.000 Sacchi di farina
70.000 Buoi
180.000 Vacche
120.000 Vitelli
360.000 Montoni
35.000 Maiali
700.000 Ettolitri di vino

La base dell'alimentazione, sia nelle campagne che in citta', era il pane il cui consumo era assai superiore a quello di oggi: da 400 a 500 grammi al giorno pro-capite. A Parigi se ne consumavano 100.000 tonnellate l'anno.
In casi estremi ed in mancanza d'altro, alcuni poveri giungevano a consumare sino a 1500 grammi al giorno di pane di bassa qualita'.
Fonte

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lunedì 25 marzo 2013

Dopo Scilla-Cariddi tocca a Cariddi-Scilla: coraggio, Beppe.

Caro Beppe

Visto che hai portato bene alla Sicilia con la traversata da Scilla a Cariddi, ora aspettiamo il viaggio inverso: 30 milioni di Italiani ti aspettano a Scilla: cinquestelle, pidiellini, ingroiani, SELlini, non votanti, società civile, volontari del sociale...Dai Beppe, fidati di noi, non fare lo struzzo, non lasciarci in balia dello stronzo che lui sì ci farà veder le stelle. Ma quelle non le vogliamo. Beppe ritorna a noi, in continente.

Portaci via dall'Inferno

Lo duca e io per quel cammino ascoso
intrammo a ritornar nel chiaro mondo;
e sanza cura aver d'alcun riposo, 135
  salimmo sù, el primo e io secondo,
tanto ch'i' vidi de le cose belle
che porta 'l ciel, per un pertugio tondo. 138
  E quindi uscimmo a riveder le stelle.

Liberaci dal Purgatorio
Io ritornai da la santissima onda
rifatto sì come piante novelle
rinovellate di novella fronda, 144
  puro e disposto a salire a le stelle.

Tutti in paradiso
A l'alta fantasia qui mancò possa;
ma già volgeva il mio disio e 'l velle,
sì come rota ch'igualmente è mossa, 144
  l'amor che move il sole e l'altre stelle.

domenica 24 marzo 2013

Schizzi di merda digitali



Da mesi orde di trolls, di fake, di multinick scrivono con regolarità dai due ai tremila commenti al giorno sul blog. Qualcuno evidentemente li paga per spammare dalla mattina alla sera. Questi schizzi di merda digitali si possono suddividere in alcune grandi categorie. Quella degli "appellanti" per la governabilità per il bene del Paese, del "votaBersani, votaBersani", o del "votaGrasso, votaGrasso" (l'unico procuratore antimafia estimatore di Berlusconi). ...
(post di Beppe Grillo)

Commento di Barbabianca pubblicato sul blog di Grillo:
Se fossi il Cavaliere o il suo stalliere pagherei tanti trolls per attaccare tutti quelli che su questo blog consigliano o chiedono di mettere in grado governo e parlamento di dare in aperitivo agli italiani affamati alcune delle pietanze imbandite sulla tavola dei 5* (20) e su quella del PD-l (8).
 Aggiornamento -
Commenti più votati (dal blog di Beppe Grillo di lunedi 25 marzo):


1 - Io ho sempre votato IDV. Mai PD. E ultimamente M5S. E sono un pragmatico. Le cose si cambiano adesso -da dentro- VOTANDO UNA FIDUCIA “CONDIZIONATA”.

“CONDIZIONATA” significa NON DARE FIDUCIA AL PD MA SOLTANTO A ALCUNE LEGGI ANTICASTA (fino ad oggi impossibili).

Beppe grillo dovrebbe convocare una conferenza stampa e dire: "Appoggiamo provvisoriamente un governo per approvare le leggi sul conflitto d'interesse, i costi della politica, anticorruzione, legge elettorale... e poi a casa tutti".

Ciò darebbe un'immagine agli elettori del M5S (di sinistra e di destra) che il Movimento sta facendo qualcosa. È PRAGMATISMO POLITICO! E questo tipo di strategia raccoglierebbe molti più voti alle prossime elezioni. È una occasione da non perdere. Ma pochi lo capiscono...

Berlusconi HA UNA FIFA TREMENDA e se non si approfitta questa OCCASIONE STORICA potrebbe rivincere le elezioni sempre allo stile “Wanna Marchi”.
Marco V.  24.03.13 13:28|


2 - MA QUALE COMPLOTTISMO! Io ho votato anche alle primarie. Abbiamo la possibilità di cambiare il paese, possiamo convincere la parte migliore del centrosinistra a seguire le nostre proposte aggirando la loro classe dirigente (che anche loro non sopportano più), e tu, per paura di apparire coinvolto in un inciucio, preferisci stare alla finestra ad aspettare un disastroso inciucio PD-PDL per poter dire "avete visto che avevo ragione?", sperando qualche punto in più alla prossima tornata elettorale... e intanto il paese va in malora. CHI POTREBBE FARE E NON FA, DIVENTA COMPLICE. Questo non è coraggio rivoluzionario, questa è VILTÀ.

Iacopo Vettori 24.03.13 13:30|


3 - Caro Grillo io non ci sto, ho condiviso tante delle tue battaglie, ma ultimamente non condivido la tua linea oltranzista ed ho espresso le mie critiche su questo blog, ma essere considerato schizzo di merda a pagamento è veramente ingiusto e mi offende profondamente. Se pensi che gli 8.000.000 milioni di persone che hanno votato il m5s condividano la tua posizione ti stai sbagliando di grosso.Se pensi che in un un movimento ci sia spazio solo per un pensiero allora dai ragione ai tuoi detrattori. Che in un blog ci siano i troll fa parte delle regole del gioco, ma perché non pensi che i troll non siano quelli che ti sostengono in pieno perché non ti vogliono al governo? Penso che stai commettendo gli stessi errori della casta, chiuso in te stesso senza ascoltare gli altri. Io sinceramente mi aspetto delle scuse.

sabato 23 marzo 2013





Termopili d'Italia - Il passaggio è stretto, riusciranno i 300 (parlamentari) a respingere l'assalto del cavaliere con macchia e con paura, a ricacciare gli stallieri moltiplicati nella sua stalla, nutriti con la biada della menzogna e dell'imbroglio, della licenza e dell'impunità? In questo momento è tecnicamente possibile, politicamente opportuno, moralmente doveroso. Italiani!
Mio appello a Beppe Grillo:

Caro Beppe: (clicca sull'immagine)



lunedì 11 marzo 2013

. Lo chiediamo gentilmente, ma ad alta voce



Mai, dal dopoguerra a oggi, il Parlamento italiano è stato così profondamente rinnovato dal voto popolare. Per la prima volta i giovani e le donne sono parte cospicua delle due Camere. Per la prima volta ci sono i numeri per dare corpo a un cambiamento sempre invocato, mai realizzato. Sarebbe grave e triste che questa occasione venisse tradita, soprattutto in presenza di una crisi economica e sociale gravissima.
Noi chiediamo, nel nome della volontà popolare sortita dal voto del 24-25 febbraio, che questa speranza di cambiamento non venga travolta da interessi di partito, calcoli di vertice, chiusure settarie, diffidenze, personalismi. Lo chiediamo gentilmente, ma ad alta voce, senza avere alcun titolo istituzionale o politico per farlo, ma nella coscienza di interpretare il pensiero e le aspettative di una maggioranza vera, reale di italiani. Questa maggioranza, fatta di cittadine e cittadini elettori che vogliono voltare pagina dopo vent'anni di scandali, di malapolitica, di sperperi, di prepotenze, di illegalità, di discredito dell'Italia nel mondo, chiede ai suoi rappresentanti eletti in Parlamento, ai loro leader e ai loro portavoce, di impegnarsi fino allo stremo per riuscire a dare una fisionomia politica, dunque un governo di alto profilo, alle speranze di cambiamento.
Michele Serra
Roberto Benigni
 
don Luigi Ciotti
 
Oscar Farinetti
 
don Andrea Gallo
 
Lorenzo Jovanotti
 
Carlo Petrini
 
Roberto Saviano
 
Salvatore Settis
 
Barbara Spinelli
 

venerdì 1 marzo 2013

dateci una mano piuttosto che martellarci

PASSAPAROLA - COMUNICATO POLITICO NUMERO CINQUANTATRE - BEPPE GRILLO
Passaparola - Comunicato politico numero cinquantatre - Beppe GrilloSignori stiamo per affrontare qualche cosa di straordinario, delle elezioni in Parlamento, un Movimento, elezioni via Web, non è mai stato fatto nulla di così straordinario. Facciamo quello che possiamo, le regole sono molte, poi stanno molto attenti se sbagliamo, bisogna non sbagliare nulla. Sarà un cambiamento epocale, duro, sbaglieremo, sbaglierò, mi accuserete di qualsiasi cosa, non lo so. Io credo che dovremmo affrontare insieme una grande cosa che stiamo facendo, ce ne renderemo conto tra qualche anno, quindi dateci una mano piuttosto che martellarci, a me e a Casaleggio, di darci delle martellate in testa, dateci consigli, una mano, abbiamo bisogno tutti uno dell’altro. Grazie.

mercoledì 28 novembre 2012

Due popoli, due Stati, pari dignità e diritti per tutti


APPELLO DEGLI ENTI LOCALI DI FIRENZE, COMUNI E PROVINCIA,
PER CHIEDERE AL GOVERNO ITALIANO DI SOSTENERE IL
RICONOSCIMENTO DELLA PALESTINA ALL'ONU
Il prossimo 29 novembre ricorre la Giornata Internazionale per la Solidarietà con il Popolo Palestinese, istituita con una Risoluzione ONU nel 1977. In questa data simbolica, il Presidente dell'Autorità Nazionale Palestinese Abu Mazen presenterà ufficialmente all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite la richiesta del riconoscimento della Palestina come Stato non membro osservatore, che verrà votata il giorno stesso in seduta plenaria. In qualità di rappresentanti istituzionali del territorio fiorentino, rivolgiamo un appello al Governo Italiano affinché la posizione dell'Italia sia di completo sostegno a questa legittima richiesta, e che questo supporto si traduca in un voto favorevole alla
candidatura palestinese ed in un'azione diplomatica positiva nei confronti degli altri
Paesi presenti all'Assemblea ONU.
Riteniamo che tale riconoscimento da parte delle Nazioni Unite sia non solo un legittimo diritto del popolo palestinese, fin troppo rimandato, ma che rappresenti anche l'unico fattore di deterrenza per evitare che la crisi mediorientale si aggravi ulteriormente. È necessario che l'opzione della diplomazia e l'accantonamento della violenza, che segnano la linea politica dell'OLP, raggiungano un risultato tangibile il prima possibile. La gravità della situazione, testimoniata dagli ultimi eventi, impone alla comunità internazionale di agire con saggezza e giustizia, e dunque di sostenere ad ogni livello diplomatico la candidatura della Palestina all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
Consideriamo fondamentale la ripresa del processo negoziale, interrotto un anno fa a causa della prosecuzione delle politiche di espansione degli insediamenti illegali da parte del Governo Netanyahu. L'espansione delle colonie è il motivo per cui i negoziati si sono interrotti, e chiediamo al Governo italiano e alla nostra diplomazia di sfruttare i buoni rapporti con entrambe le parti in causa affinché Israele ponga fine alla pianificazione e costruzione di nuovi insediamenti nei territori occupati, in modo che le due delegazioni possano tornare al tavolo delle trattative. L'ammissione dell'ANP come Stato non membro osservatore all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite rappresenta il riconoscimento dell'opzione della non violenza e della diplomazia come strumento di risoluzione della questione israelo-palestinese. Questo riconoscimento è non solo giusto, ma anche urgente. Come amministratori locali, abbiamo a cuore che i valori della pace, della non violenza, e soprattutto il rispetto dei diritti umani, siano la base su cui costruire e rinsaldare le comunità in cui viviamo. Nella nostra azione quotidiana cerchiamo di tutelare la cultura del dialogo e del confronto non violento come bene prezioso. Per questa ragione non possiamo che guardare con apprensione e dolore a quanto sta avvenendo in Palestina. Noi chiediamo formalmente al nostro Governo, al Primo Ministro Monti e al Ministro degli Esteri Terzi, di sostenere le legittime aspirazioni statuali dell'Autorità Palestinese.
Due anni fa, in occasione della prima Giornata Internazionale per la solidarietà con il popolo palestinese, i 44 Sindaci del territorio fiorentino e il Presidente della Provincia di Firenze hanno sottoscritto un appello pubblico che si concludeva con questo richiamo: “Due popoli, due Stati, pari dignità e diritti per tutti: questa è l'unica soluzione per il conflitto tra Israele e Palestina, l'unica garanzia per la sicurezza reciproca e la convivenza pacifica tra i due popoli”.
Ancora oggi, questa è l'unica soluzione possibile, giusta ed equa, per la ricomposizione della questione israelo-palestinese, per l'affermazione del diritto internazionale e dei diritti umani. È per questo che il nostro appello riprende quelle parole e le rilancia con forza: DUE POPOLI, DUE STATI.
* * *
Il Presidente della Provincia di Firenze; i Sindaci dei Comuni di: Bagno a Ripoli; Barberino
di Mugello; Barberino Val d'Elsa; Borgo San Lorenzo; Calenzano; Campi Bisenzio; Capraia
e Limite; Castelfiorentino; Cerreto Guidi; Certaldo; Dicomano; Empoli; Fiesole; Figline
Valdarno; Firenzuola; Fucecchio; Gambassi Terme; Greve in Chianti; Impruneta; Incisa
Valdarno; Lastra a Signa; Londa; Marradi; Montaione; Montelupo Fiorentino;
Montespertoli; Palazzuolo sul Senio; Pelago; Pontassieve; Reggello; Rignano; Rufina; San
Casciano Val di Pesa; San Godenzo; San Piero a Sieve; Scandicci; Scarperia; Sesto
Fiorentino; Signa; Tavarnelle Val di Pesa; Vaglia; Vicchio; Vinci.
Con l'adesione e il patrocinio di UPI Toscana e Anci Toscana.

mercoledì 10 ottobre 2012

Scrive Luisa Morgantini

Passaparola    "nessuna arma e nessun m346 x israele"




Associazione per la Pace
aderisce ed invita a partecipare
alla Manifestazione Nazionale

P.zza Mercato, Venegono Inferiore - Varese
LIBERTA' E AUTODETERMINAZIONE PER IL POPOLO PALESTINESE!
nonviolenza è la nostra scelta
pace con giustizia
Per dare la tua adesione: nessunm346xisraele@gmail.com
cercalo anche su Face Book e sul sito
Dossier di Rompere le righe/Trento su Finmeccanica - Alenia Aermacchi ne è parte: Una piovra artificiale
Scheda di Archivio Disarmo - Che cos’è un M-346? L’addestratore M-346 Master
Partecipa anche tu alla campagna di boicottaggio e disinvestimento degli armamenti e delle tecnologie di controllo e repressione che l’Italia acquista ed importa da Israele: leggi l’appello della campagna oppure scrivi all’email bds_armamenti@distruzione.org

Spero di vedervi in tanti, noi avremo gli striscioni
Assopace - Ancora e sempre no alla guerra
assopace nessun arma e nessun M346 x Israele

Un abbraccio e a Sabato, davanti alla fabbrica Alenia- Aermacchi.
Luisa Morgantini
Associazione per la Pace

martedì 2 ottobre 2012

Da Assisi a Spoleto

Parto per un trekking nel cuore dell'Umbria, in quattro giornate:
Assisi-Spello
Spello-Trevi
Trevi-S.Anatolia di Narco
S.Anatolia di Narco-Spoleto
Prendo il treno Firenze-Assisi alle 12,12.  Appuntamento in albergo ore 20.
Guida e cartografo Alberto Gaspari, da Treviso.
Come l'anno scorso, come puoi vedere  al VIDEO S.Miniato-Volterra.
Alla prossima settimana.

giovedì 31 maggio 2012

O caro Giorgio mio





2 giugno
Quand'ero piccolino
 giocavo ai soldatini
Or son passati gli anni
l'Italia ha i suoi malanni
Ma il Presidente mio
m'invita a spiegar l'ali
e vuole ch'io lo ammiri
su quei Fori imperiali.
O caro Giorgio mio
il popol che tu guidi
non vuole oggi giocare
ancor coi soldatini,
la guerra si combatte
non più con i cannoni;
la morte oggi si affronta
sotto quei capannoni;
e le milizie scelte
son semplici operai:
stanno di notte in tenda,
di giorno sono al banco;
il loro inno canta:
siam pronti alla morte
il lavoro  chiamò.
Quand'ero piccolino
giocavo ai soldatini;
ma ora son cresciuto
o caro Presidente:
e la tua marcia sobria
è proprio deprimente;
mi sembra sia rivolta
a deboli di mente
che godono al rimbombo
dei soldatin di piombo.
Non questa è la tua gente
o caro Presidente.
L'Italia è nata adulta
da mamma Resistenza;
non vuol morir fanciulla
sepolta in una culla.


mercoledì 30 maggio 2012

Leopardi da Napoli a Napolitano




No parata, no F15, no Afghanistan



Magnanimo animale
Non credo io già, ma stolto,
Quel che nato a perir, nutrito in pene,
Dice, a goder son fatto,
E di fetido orgoglio
Empie le carte, eccelsi fati e nove
Felicità, quali il ciel tutto ignora,
Non pur quest'orbe, promettendo in terra
A popoli che un'onda
Di mar commosso, un fiato
D'aura maligna, un sotterraneo crollo
Distrugge sì, che avanza
A gran pena di lor la rimembranza.
Nobil natura è quella
Che a sollevar s'ardisce
Gli occhi mortali incontra
Al comun fato, e che con franca lingua,
Nulla al ver detraendo,
Confessa il mal che ci fu dato in sorte,
E il basso stato e frale;
Quella che grande e forte
Mostra sé nel soffrir, né gli odii e l'ire
Fraterne, ancor più gravi
D'ogni altro danno, accresce
Alle miserie sue, l'uomo incolpando
Del suo dolor, ma dà la colpa a quella
Che veramente è rea, che de' mortali
Madre è di parto e di voler matrigna.
Costei chiama inimica; e incontro a questa
Congiunta esser pensando,
Siccome è il vero, ed ordinata in pria
L'umana compagnia,
Tutti fra sé confederati estima
Gli uomini, e tutti abbraccia
Con vero amor, porgendo
Valida e pronta ed aspettando aita
Negli alterni perigli e nelle angosce
Della guerra comune. Ed alle offese
Dell'uomo armar la destra, e laccio porre
Al vicino ed inciampo,
Stolto crede così qual fora in campo
Cinto d'oste contraria, in sul più vivo
Incalzar degli assalti,
Gl'inimici obbliando, acerbe gare
Imprender con gli amici,
E sparger fuga e fulminar col brando
Infra i propri guerrieri.
Così fatti pensieri
Quando fien, come fur, palesi al volgo,
E quell'orror che primo
Contra l'empia natura
Strinse i mortali in social catena,
Fia ricondotto in parte
Da verace saper, l'onesto e il retto
Conversar cittadino,
E giustizia e pietade, altra radice
Avranno allor che non superbe fole,
Ove fondata probità del volgo
Così star suole in piede
Quale star può quel ch'ha in error la sede.

mercoledì 29 febbraio 2012

Noterella d'uno dei tanti


Stamani 3 inviati ENEL con tanto di cartellino sul petto per convincermi a non cambiare gestore di riscossione fatture, tra ieri e oggi tre, quattro chiamate telefoniche per illustrarmi i vantaggi di un cambiamento gestore delle mie linee di comunicazione con l'esterno; cerco di essere gentile con la ragazza, spesso con accento straniero e comunque non toscano, che mi enumera i punti del papier; per un po' spingo la pazienza o gentilezza a rispondere alle richieste di informazioni varie che riguardano il mio status telefonico-video-internettista, cercando di far passare quel minimo di tempo al quale pare sia legata la prosecuzione del loro contratto di lavoro (puoi darmi conferma?). Mi metto nei panni dei vecchi pensionati e pensionate qui dell'Isolotto di fronte a questa fiumana alluvionale. Ma soprattutto ripasso meccanicamente "Italia mia, benché il parlar sia indarno a le piaghe mortali che nel bel corpo tuo sì spesse veggio" ...Commedia tragedia ilarotragedia much ado for nothing oh mia patria sì bella e sperduta oh signor che dal tetto natio e se licito m'è o sommo Giove che fosti in terra per noi crocifisso che fan qui tante pellegrine banche son li occhi tuoi rivolti altrove ché le città d'Italia tutte piene son di tiranni ed un Marcel diventa ogni villan che parteggiando viene allegria allegria mike bongiorno Costa Concordia Costa allegria grato m'è il sonno e più l'essere di sasso infin che'l danno e la vergogna dura non veder non sentir m'è gran ventura prego non mi svegliar ma parla basso fratelli d'Italia l'Italia l'è pesta con l'elmo di scipio s'è rotta la testa

Caro Howard aiutami tu: Il futuro è una infinita successione di presenti, e vivere ora come noi pensiamo che gli esseri umani dovrebbero vivere, a dispetto di tutto quello che c'è di male intorno a noi...
de la musique avant toute chose: Vai vecchio nero Braccioforte.

venerdì 18 novembre 2011

FINE VITA: DECIDERE CONSAPEVOLMENTE

QUINTA COMMISSIONE CONSILIARE - CONSULTA PER LA LAICITA’







La Consulta per la Laicità, presieduta dal Presidente della Vª Commissione Consiliare, Leonardo Bieber, ha il piacere di invitare la S.V. al convegno







FINE VITA: DECIDERE CONSAPEVOLMENTE







Testamento Biologico e Cure Palliative







MERCOLEDI’ 30 NOVEMBRE 2011 ORE 17.00







Palazzo Vecchio, Sala della Miniatura







Saluti







Leonardo Bieber, Presidente della Consulta per la Laicità







Interventi







Monica Toraldo di Francia, Docente di Bioetica, membro del Comitato Nazionale di Bioetica







Panoramica sulla legislazione attuale in materia in Italia e in Europa.







Piero Morino, direttore Unità Cure Palliative, Leniterapia hospice Convento delle Oblate, AS Firenze







La nascita, lo sviluppo e la realtà attuale delle Cure Palliative Domiciliari e in Hospice a Firenze







Nicoletta Bottin, Coordinatrice Infermieristica presso l’hospice di Prato e sul territorio







L’esperienza dell’hospice e le problematiche inerenti ad un’accoglienza personalizzata nel rispetto anche delle diverse culture di origine







Rossana Bartolozzi, Volontaria presso l’hospice di Via S. Felice a Ema







Resoconto di un’esperienza in corso nell’assistenza sia in hospice che a domicilio







Moderatrice







Paola Galli, componente della Consulta







Interventi del pubblico presente e repliche dei Relatori







Segreteria organizzativa: Antonella Barbieri Ufficio Consulte Tel. 055. 2768602







Nota quasi storica



A proposito di fine vita, Splinder, dominio italiano, addirittura fiorentino, chiuderà il 31 gennaio prossimo. Tutti fuori. In questi giorni trecentomila blogghisti stanno facendo la fila presso degli specialisti recuperanti per portare in salvo la mobilia, visto che la casa deve sparire: post, commenti, foto, links, video...E' una operazione di evacuazione di massa. E' il default italiano che si abbatte sul nostro campicello virtuale. 



Decidere consapevolmente: si fa di necessità virtù. Come profughi vietnamiti o cinesi ci rifugiamo in America. Ho provato con Wordpress, ma hanno cominciato a chieder soldi, insistendo sulla facilità dell'entrata, mentre non sialo riusciti, io e Simone tecnologico programmatore, a districarci nel labirinto. Son quindi finito su Google, il grande monopolio che s'è mangiato Youtube e che mi portò due anni fa all'azzeramento dei miei video, perché pretendevo di rimanere in  Youtube senza soggiacere all'account di Google. Morale: spariti tutti i miei video. son rientrato come schiavo sottomesso attraverso l'account Google e mi sono rifatta la mobilia video...Adesso padron Google forse accoglierà il mio trasferimento da Splinder-Dada fiorentina alla California. O forse finirò su IO-Bloggo. Come qui si vede il fine vita del mio Blog, forse non è il migliore, ma almeno è consapevole. 

La mia nuova casa o nuovo dominio. Mi trovi qui.


In chiaro: 

http://barbabianca-urbano.blogspot.com/