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mercoledì 31 dicembre 2014

Il paese dei ladri

Il paese dei ladri - Italo Calvino

C'era un paese dove erano tutti ladri.
La notte ogni abitante usciva, coi grimaldelli e la lanterna cieca, e andava a scassinare la casa di un vicino. Rincasava all'alba, carico, e trovata la casa svaligiata.

E così tutti vivevano in concordia e senza danno, poiché l'uno rubava all'altro, e questo a un altro ancora e così via, finché non si rubava a un ultimo che rubava al primo. Il commercio in quel paese si praticava solo sotto forma d'imbroglio e da parte di chi vendeva e da parte di chi comprava. Il governo era un'associazione a delinquere ai danni dei sudditi, e i sudditi dal canto loro badavano solo a frodare il governo. Così la vita proseguiva senza inciampi, e non c'erano né ricchi né poveri.
Ora, non si sa come, accadde che nel paese di venisse a trovare un uomo onesto. La notte, invece di uscirsene col sacco e la lanterna, stava in casa a fumare e a leggere romanzi.
Venivano i ladri, vedevano la luce accesa e non salivano.
Questo fatto durò per un poco: poi bisognò fargli comprendere che se lui voleva vivere senza far niente, non era una buona ragione per non lasciar fare agli altri. Ogni notte che lui passava in casa, era una famiglia che non mangiava l'indomani.
Di fronte a queste ragioni l'uomo onesto non poteva opporsi. Prese anche lui a uscire la sera per tornare all'alba, ma a rubare non ci andava. Onesto era, non c'era nulla da fare. Andava fino al ponte e stava a veder passare l'acqua sotto. Tornava a casa, e la trovava svaligiata.
In meno di una settimana l'uomo onesto si trovò senza un soldo, senza di che mangiare, con la casa vuota. Ma fin qui poco male, perché era colpa sua; il guaio era che da questo suo modo di fare ne nasceva tutto un cambiamento. Perché lui si faceva rubare tutto e intanto non rubava a nessuno; così c'era sempre qualcuno che rincasando all'alba trovava la casa intatta: la casa che avrebbe dovuto svaligiare lui. Fatto sta che dopo un poco quelli che non venivano derubati si trovarono ad essere più ricchi degli altri e a non voler più rubare. E, d'altronde, quelli che venivano per rubare in casa dell'uomo onesto la trovarono sempre vuota; così diventavano poveri.
Intanto, quelli diventati ricchi presero l'abitudine anche loro di andare la notte sul punte, a veder l'acqua che passava sotto. Questo aumentò lo scompiglio, perché ci furono molti altri che diventarono ricchi e molti altri che diventarono poveri.
Ora, i ricchi videro che ad andare la notte sul punte, dopo un po' sarebbero diventati poveri. E pensarono: - Paghiamo dei poveri che vadano a rubare per conto nostro -. Si fecero i contratti, furono stabiliti i salari, le percentuali: naturalmente sempre ladri erano, e cercavano di ingannarsi gli uni con gli altri. Ma, come succede, i ricchi diventavano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri.
C'erano dei ricchi così ricchi da non avere più bisogno di rubare per continuare a esser ricchi. Però se smettevano di rubare diventavano poveri perché i poveri li derubavano. Allora pagarono i più poveri dei poveri per difendere la roba loro dagli altri poveri, e così istituirono la polizia, e costruirono le carceri.
In tal modo, già pochi anni dopo l'avvenimento dell'uomo onesto, non si parlava più di rubare o di esser derubati ma solo di ricchi e poveri; eppure erano sempre tutti ladri.
Di onesti c'è stato solo quel tale, ed era morto subito, di fame.
(Letto da Beppe Grillo il 31 dicembre 2014)


Apologo sull’onestà nel paese dei corrotti
di Italo Calvino
C’era un paese che si reggeva sull’illecito. Non che mancassero le leggi, né che il sistema
politico non fosse basato su principi che tutti più o meno dicevano di condividere. Ma questo
sistema, articolato su un gran numero di centri di potere, aveva bisogno di mezzi finanziari
smisurati (ne aveva bisogno perché quando ci si abitua a disporre di molti soldi non si è più
capaci di concepire la vita in altro modo) e questi mezzi si potevano avere solo illecitamente
cioè chiedendoli a chi li aveva, in cambio di favori illeciti. Ossia, chi poteva dar soldi in cambio
di favori in genere già aveva fatto questi soldi mediante favori ottenuti in precedenza; per cui
ne risultava un sistema economico in qualche modo circolare e non privo d’una sua armonia.
Nel finanziarsi per via illecita, ogni centro di potere non era sfiorato da alcun senso di colpa,
perché per la propria morale interna ciò che era fatto nell’interesse del gruppo era lecito; anzi,
benemerito: in quanto ogni gruppo identificava il proprio potere col bene comune; l’illegalità
formale quindi non escludeva una superiore legalità sostanziale. Vero è che in ogni transizione
illecita a favore di entità collettive è usanza che una quota parte resti in mano di singoli
individui, come equa ricompensa delle indispensabili prestazioni di procacciamento e
mediazione: quindi l’illecito che per la morale interna del gruppo era lecito, portava con se una
frangia di illecito anche per quella morale. Ma a guardar bene il privato che si trovava a
intascare la sua tangente individuale sulla tangente collettiva, era sicuro d’aver fatto agire il
proprio tornaconto individuale in favore del tornaconto collettivo, cioè poteva senza ipocrisia
convincersi che la sua condotta era non solo lecita ma benemerita.
Il paese aveva nello stesso tempo anche un dispendioso bilancio ufficiale alimentato dalle
imposte su ogni attività lecita, e finanziava lecitamente tutti coloro che lecitamente o
illecitamente riuscivano a farsi finanziare. Perché in quel paese nessuno era disposto non
diciamo a fare bancarotta ma neppure a rimetterci di suo ( e non si vede in nome di che cosa
si sarebbe potuto pretendere che qualcuno ci rimettesse) la finanza pubblica serviva a
integrare lecitamente in nome del bene comune i disavanzi delle attività che sempre in nome
del bene comune s’erano distinte per via illecita. La riscossione delle tasse che in altre epoche
e civiltà poteva ambire di far leva sul dovere civico, qui ritornava alla sua schietta sostanza
d’atto di forza ( così come in certe località all’esazione da parte dello stato s’aggiungeva quella
d’organizzazioni gangsteristiche o mafiose), atto di forza cui il contribuente sottostava per
evitare guai maggiori pur provando anziché il sollievo della coscienza a posto la sensazione
sgradevole d’una complicità passiva con la cattiva amministrazione della cosa pubblica e con il
privilegio delle attività illecite, normalmente esentate da ogni imposta.
Di tanto in tanto, quando meno ce lo si aspettava, un tribunale decideva d’applicare le leggi,
provocando piccoli terremoti in qualche centro di potere e anche arresti di persone che
avevano avuto fino a allora le loro ragioni per considerarsi impunibili. In quei casi il sentimento
dominante, anziché la soddisfazione per la rivincita della giustizia, era il sospetto che si
trattasse d’un regolamento di conti d’un centro di potere contro un altro centro di potere.
Cosicché era difficile stabilire se le leggi fossero usabili ormai soltanto come armi tattiche e
strategiche nelle battaglie intestine tra interessi illeciti, oppure se i tribunali per legittimare i
loro compiti istituzionali dovessero accreditare l’idea che anche loro erano dei centri di potere e
d’interessi illeciti come tutti gli altri.
Naturalmente una tale situazione era propizia anche per le associazioni a delinquere di tipo
tradizionale che coi sequestri di persona e gli svaligiamenti di banche ( e tante altre attività più
modeste fino allo scippo in motoretta) s’inserivano come un elemento d’imprevedibilità nella
giostra dei miliardi, facendone deviare il flusso verso percorsi sotterranei, da cui prima o poi
certo riemergevano in mille forme inaspettate di finanza lecita o illecita.
In opposizione al sistema guadagnavano terreno le organizzazioni del terrore che, usando
quegli stessi metodi di finanziamento della tradizione fuorilegge, e con un ben dosato stillicidio
d’ammazzamenti distribuiti tra tutte le categorie di cittadini, illustri e oscuri, si proponevano
come l’unica alternativa globale al sistema. Ma il loro vero effetto sul sistema era quello di
rafforzarlo fino a diventarne il puntello indispensabile, confermandone la convinzione d’essere il
migliore sistema possibile e di non dover cambiare in nulla.
Così tutte le forme d’illecito, da quelle più sornione a quelle più feroci si saldavano in un
sistema che aveva una sua stabilità e compattezza e coerenza e nel quale moltissime persone
potevano trovare il loro vantaggio pratico senza perdere il vantaggio morale di sentirsi con la
coscienza a posto. Avrebbero potuto dunque dirsi unanimemente felici, gli abitanti di quel
paese, non fosse stato per una pur sempre numerosa categoria di cittadini cui non si sapeva
quale ruolo attribuire: gli onesti.
Erano costoro onesti non per qualche speciale ragione ( non potevano richiamarsi a grandi
principi, né patriottici né sociali né religiosi, che non avevano più corso), erano onesti per
abitudine mentale, condizionamento caratteriale, tic nervoso. Insomma non potevano farci
niente se erano così, se le cose che stavano loro a cuore non erano direttamente valutabili in
denaro, se la loro testa funzionava sempre in base a quei vieti meccanismi che collegano il
guadagno col lavoro, la stima al merito, la soddisfazione propria alla soddisfazione d’altre
persone. In quel paese di gente che si sentiva sempre con la coscienza a posto loro erano i soli
a farsi sempre degli scrupoli, a chiedersi ogni momento cosa avrebbero dovuto fare. Sapevano
che fare la morale agli altri, indignarsi, predicare la virtù sono cose che trovano troppo
facilmente l’approvazione di tutti, in buona o in malafede. Il potere non lo trovavano
abbastanza interessante per sognarlo per sé (almeno quel potere che interessava agli altri);
non si facevano illusioni che in altri paesi non ci fossero le stesse magagne, anche se tenute
più nascoste; in una società migliore non speravano perché sapevano che il peggio è sempre
più probabile.
Dovevano rassegnarsi all’estinzione? No, la loro consolazione era pensare che così come in
margine a tutte le società durante millenni s’era perpetuata una controsocietà di malandrini, di
tagliaborse, di ladruncoli, di gabbamondo, una controsocietà che non aveva mai avuto nessuna
pretesa di diventare la società , ma solo di sopravvivere nelle pieghe della società dominante e
affermare il proprio modo d’esistere a dispetto dei principi consacrati, e per questo aveva dato
di sé ( almeno se vista non troppo da vicino) un’immagine libera e vitale, così la controsocietà
degli onesti forse sarebbe riuscita a persistere ancora per secoli, in margine al costume
corrente, senza altra pretesa che di vivere la propria diversità , di sentirsi dissimile da tutto il
resto, e a questo modo magari avrebbe finito per significare qualcosa d’essenziale per tutti,
per essere immagine di qualcosa che le parole non sanno più dire, di qualcosa che non è stato
ancora detto e ancora non sappiamo cos’è.
Tratto da Romanzi e racconti – volume 3°, Racconti e apologhi sparsi, i Meridiani, Arnoldo
Mondadori editore. Uscito su la Repubblica, 15 marzo 1980, col titolo “Apologo sull’onestà nel
paese dei corrotti".

mercoledì 3 dicembre 2014

Isolotto: una Comunità tra Vangelo e Diritto canonico

La pastorale, dichiaratamente missionaria, fu posta a fondamento del rapporto tra sacerdoti e abitanti del quartiere. Tutto ciò che veniva attuato non faceva riferimento a dogmi o a teoremi dottrinali: l’intento era quello di superare gli steccati tra credenti e non credenti, tra buoni e cattivi, gli steccati politici e le divisioni derivanti dalle diverse esperienze delle persone venute, nel nuovo quartiere, dalla città (rimasti senza casa a causa della guerra e quindi sfollati), dalla provincia (Casentino, Valdarno, Mugello), dal Sud Italia e dall’Istria (molti erano profughi da questa terra che, un tempo italiana, era da poco passata alla Jugoslavia), tutte persone venute a Firenze in cerca di lavoro.
Con Enzo ci trovammo d’accordo di non portare con noi i nostri familiari: la nostra famiglia sarebbe stata la gente.
L’intento era quello di operare perché si potesse creare una nuova identità del territorio dove il fondamento fosse soprattutto la fraternità, l’accoglienza reciproca, la partecipazione di tutti per risolvere i problemi, anche materiali, propri di un nuovo quartiere, nato come un fungo nel novembre 1954, privo di negozi, di strade, di scuole, di chiesa, di tutti i servizi essenziali.

Un altro elemento di non poco conto fu quello di esercitare gratuitamente il ministero in tutti i suoi aspetti, ossia di rifiutare “tariffe” sia per la messa, sia per tutti i sacramenti. Le offerte erano raccolte solo durante le funzioni domenicali con lo scopo di eliminare così il “do ut des” e di favorire lo spirito di “famiglia” sia da parte dei sacerdoti che da parte dei partecipanti alla liturgia e agli altri atti religiosi.
Proprio per cercare di eliminare questo giro di denaro legato alle prestazioni dei sacerdoti fu ciclostilata e distribuita alle famiglie una lettera di cui riporto alcune parti:
“I sacerdoti di questa parrocchia offrono ogni giorno a Dio la messa e il Divino Ufficio per tutti i parrocchiani, senza esclusione o restrizione alcuna, per le loro necessità spirituali e corporali e per i loro defunti… Non è possibile chiedere la celebrazione o l’applicazione della messa solo per sé e non si possono fare in alcun modo offerte dirette: né per la celebrazione della messa, né per l’amministrazione dei sacramenti, né per l’espletamento di altre mansioni sacerdotali, né per alcun altro motivo. In tal modo i sacerdoti sono indotti a vivere più perfettamente e ad esprimere meglio la loro missione nella Chiesa, che è missione di paternità, quindi di amore disinteressato e universale.
Al tempo stesso è offerta ai fedeli la possibilità di esprimere meglio il loro vicendevole amore fraterno, che proprio li deve qualificare come discepoli di Cristo…. Il denaro, così, non serve più ad affermare o a sostenere l’individualismo religioso… infatti il fedele non contribuisce più alle spese della Chiesa in vista del proprio interesse anche se spirituale…Il fedele è invitato concretamente a vedere nella Chiesa la sua “vera” famiglia… a sentirsi corresponsabile della propria famiglia e dei suoi bisogni… Tutto questo si realizza meravigliosamente attraverso l’atto sacro dell’offerta del proprio denaro durante la messa domenicale, atto col quale i cristiani partecipano attivamente all’Offertorio della messa…” (documenti della Pastorale: Emp 0001-0098)

La liturgia vide, fin dal  22 dicembre 1957, giorno della consacrazione della chiesa, l’altare staccato dal muro e rivolto verso la navata. Si diceva la messa in latino, ma un gruppo di giovani si dava il cambio, alle varie messe della domenica, per leggere la traduzione in italiano, traduzione che veniva preparata settimana per settimana. Nella chiesa c’erano due altari laterali: in uno veniva alloggiato il Santissimo e nell’altro veniva tenuto aperto un grande libro della Bibbia come invito alla lettura da parte di coloro che frequentavano la chiesa.
(pp 20-21 del libro)



sabato 14 giugno 2014

Plebiscito Farage


Ho partecipato al plebiscito Farage imposto alla rete dalla mancata selezione di altre possibilità (Verdi,ksipras,cani sciolti di vari Stati...). Ho votato Farage per l'opposizione alle guerre NATO. La base comunque doveva poter scegliere tra almeno tre possibilità, a prescindere dal gradimento e/o invito preventivo di gruppi interessati. I verdi francesi avevano detto: se la base decide di contattare noi, ci sediamo a un tavolo e discutiamo. Che fretta c'era, maledetta crisi estiva? Caro Beppe, ti ricordo quanto hai scritto da qualche parte: "aiutatemi a non sbagliare, invece di limitarvi a criticare".
Questa votazione mi ha messo a disagio, come se mi sentissi teleguidato. A voi 17 nostri dipendenti, auguri. Che la gattina frettolosa non vi partorisca ciechi. Hasta luego.
PS. Chi tra voi dirà mai una parola a favore della Palestina? Vi aspetto alla prima occasione. Buon lavoro.

giovedì 3 aprile 2014

parlamentarie europa Cinquestelle (secondo turno)

Questi i tre votati da me come iscritto certificato per òe elezioni europee dei Cinquestelle.
Cristiano Ripoli
Firenze

https://sistemaoperativom5s.beppegrillo.it/immagini/M.png 39 anni
Professione: Libero professionista
Titolo di studio: Laurea Magistrale in Giurisprudenza - Laurea Magistrale in Scienze Politiche
https://sistemaoperativom5s.beppegrillo.it/candidati/images/20140330051628-Cristiano.jpg
Pagine personali
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Video di presentazione
Curriculum Vitae:
Mi chiamo Cristiano Ripoli ho 40 anni, sono avvocato praticante, ho una Laurea Magistrale in Giurisprudenza con specializzazione in Diritto Comunitario ed una Laurea Magistrale in Scienze Politiche con specializzazione in Economia Industriale, premiata con borsa di studio dal Ministero dell'Interno. 
Sono stato dottorando in Criminologia con area di ricerca in Criminalità Transnazionale.
 

Dal 2006 al 2011 ho lavorato presso la Commissione Europea:

- in
 Europol (L'Aia) come ricercatore sul riciclaggio di denaro in Europa (con borsa di studio dell'Università Cattolica del Sacro Cuore); 
- in
 Eurojust (L'Aia) come esperto nazionale, area legale di Cooperazione Giudiziaria Europea; come membro del Team Antiterrorismo e membro del Gruppo di studio sul crimine finanziario ed economico europeo.
- presso
 Ispra come consulente legale a contratto per l'analisi della Normativa europea sulle sostanze chimiche, biologiche, radiologiche e nucleari; 

Dal 2009, ho insegnato Diritto Penale Europeo in diversi master: Master in Criminologia presso l'Università di Teramo, Master in Diritto Penale Europeo presso l'Accademia di Treviri (Germania).

Dal 2011 al 2013 sono stato consulente legale specializzato in normative comunitarie per la
 Commissione Parlamentare di indagine sulla Contraffazione e Pirateria (incarico non retribuito). 

Dal 2011 sono stato Consulente di
 Ecologic (Istituto per la Sicurezza Ambientale) per l'analisi e la stesura di normative sull'ammissibilità delle immagini satellitari nei procedimenti penali (Symin) e sull'inquinamento ambientale (Efface) (incarico non retribuito). 

Sono specializzato nell'analisi delle leggi e nella giurisprudenza dei diversi Paesi dell`Unione Europea, nella preparazione di iniziative legislative sia a livello comunitario che nazionale ed ho esperienza nel drafting normativo.

Sono, inoltre, assistente universitario di Procedura Penale, specializzato in Diritto Penale Comunitario. 
 
 
Ho contribuito alla stesura di svariate relazioni pubblicate dalla Commissione Europea e dal Parlamento Italiano e ad uso interno. Fra le più recenti: 
TE-SAT (Rapporto sul terrorismo), OCTA (Rapporto sul crimine organizzato in Europa) entrambe pubblicate da Europol, Glossario legale sulle sostanze chimiche, biologiche, radiologiche e nucleari pubblicato dalla Commissione Europea, analisi sull'intercettabilità delle comunicazioni via Internet, rapporti sul crimine informatico, sulla pirateria digitale e sulla contraffazione, pubblicate dalla Camera dei Deputati.
Ho collaborato ai rapporti Ecomafia di
 Legambiente.

Ho rappresentato svariate volte Eurojust presso la Commissione ed il Parlamento Europeo.

Lingua inglese fluente, lingua francese buona.


Nel MoVimento 5 Stelle
 sono stato attivista fin dal mio rientro in Italia, a Firenze, nel 2012, occupandomi soprattutto di tematiche europee, e supportando la realizzazione sul territorio degli obiettivi locali e nazionali, sfruttando i meccanismi comunitari. 
Come organizer del gruppo Politiche Europee, sia su Firenze che su Roma, ho potuto organizzare e partecipare a diversi meetups, manifestazioni sul territorio, incontri informativi e di studio sulle tematiche della connettività, della giustizia, della sanità, del lavoro, dei diritti, delle imprese italiane. Ho approfondito i 7 punti per l'Europa confrontandomi su di essi con gli attivisti ed i cittadini.
 
Mi sto anche concentrando sulla tutela della correttezza dell'informazione giornalistica relativa al M5S nelle reti pubbliche e sul rispetto dei diritti LGBT.

Dichiarazione di intenti:
Mi candido per poter perseguire gli interessi europei e nazionali del MoVimento 5 Stelle attraverso le Istituzioni Comunitarie, lavorando sulle problematiche e le istanze che emergeranno nel corso del tempo.

In particolar modo, l'intento è quello di approfondire e sviluppare i
 7 punti già proposti e rendere possibile, attraverso il sistema normativo comunitario, la completa realizzazione degli obiettivi nazionali della Carta di Firenze e del Programma. 

Uno scopo fondamentale è fare in modo che -grazie all'Europa- l'Italia rispetti gli accordi relativi al contrasto di ogni tipo e forma di
 discriminazione, tema di cui -insieme al contenzioso relativo alle grandi opere pubbliche- mi sto occupando in ambito forense. 

Ciò sarà reso possibile portando avanti lo studio approfondito del sistema normativo comunitario, delle sue procedure e del funzionamento delle diverse Agenzie e Istituzioni, analizzando le leggi e la giurisprudenza dell`UE, e sfruttando tutto ciò a vantaggio del MoVimento e dei cittadini.


GIUSEPPA CAMPO
Roma

https://sistemaoperativom5s.beppegrillo.it/immagini/F.png 55 anni
Professione: Impiegato
Titolo di studio: laurea
https://sistemaoperativom5s.beppegrillo.it/candidati/images/20121230214223-PRIMO%20PIANO%20GIUSY.jpg
Pagine personali
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Video di presentazione
Curriculum Vitae:
Esperienza Professionale:
Dal 2002 sono responsabile commerciale e marketing per l'area Centro Sud per la casa editrice scientifica McGraw-Hill Education, operante nel settore dell'istruzione universitaria con editoria cartacea e digitale. Il mio lavoro comporta aggiornamento e studio continuo per poter affrontare i colloqui con i docenti universitari, promuovere i testi e ottenere l'adozione del testo per i loro corsi universitari. Successivamente vi è la vendita presso le librerie dei testi adottati.  La promozione avviene anche attraverso eventi come presentazioni di libri e partecipazione a congressi scientifici.
Formazione: Laurea in Lingue e Letterature Straniere Moderne, conseguita all'Università degli Studi di Torino nel 1985. Corso intensivo di perfezionamento della Lingua Inglese presso l'Università di Edinburgo nel 1986 della durata di 1 mese.
Maturità Linguistica conseguita al Civico Liceo Linguistico Grazia Deledda di Genova nel 1979.
Lingue conosciute: Inglese e Francese (Ottimo scritto e parlato); tedesco (Livello base)
Informatica: Utilizzo di Windows XP e Windows 7, applicativi di Office: Outlook, Excel, Powerpoint); Ricerche su Internet, Ubuntu
Esperienze nel Movimento 5 Stelle: nel 2007 ho partecipato alla traduzione collettiva del testo di Lester Brown, Piano B 3.0 e successivamente Piano B 3.1; dal 2012 partecipo: Tavolo di Lavoro Cultura Roma, Commissione Parallela Regione Lazio Istruzione e Formazione, Laboratorio Sviluppo Decrescita di Roma, Gruppo Municipale V Roma, Gruppo di Studio Politiche Europee presso il Meetup Lazio, Meetup Europa 5 Stelle, Osservatorio Urbanistico Casilino

Dichiarazione di intenti:
Portare la voce dei cittadini in Europa, in un momento in cui l'Unione Europea sta mostrando in tutta la sua crudezza quanto i presupposti su cui si è fondata finora non corrispondono al benessere e prosperità dei popoli nella loro autodeterminazione. Questa Europa si è fondata su potentati finanziari che hanno imposto le loro decisioni a cittadini volutamente messi in condizione di non poter influire e partecipare in alcun modo alle scelte che riguardano la loro vita e quella dei loro figli. Dare voce ai cittadini affinchè possano essere consapevoli e partecipi delle politiche che determinano la qualità delle loro esistenze.
Sottoscrivo le regole etiche proposte sul Blog Nazionale per gli eletti e segnatamente: accettazione delle regole riguardanti la scelta degli assistenti parlamentari e la rinuncia alla diaria in favore di un fondo di solidarietà
 Matteo della Negra
( v. su facebook)

giovedì 27 febbraio 2014

Votazione rete Cinquestelle




Quale soglia di sbarramento preferisci ?
Una percentuale fissa a livello nazionale
Vota
Collegi piccoli senza recupero in quello nazionale
Vota
Penso di votare per la soglia di sbarramento alta (per me va bene il 5%). Bisogna scoraggiare la corsa a formare un partitino qualsiasi per poi ottenere tutti i soldi e privilegi collegati al riconoscimento della forma partito: non solo rimborsi elettorali, ma possibilità di stampare giornali a sbafo anche se non venduti.. e poi tutto il resto.
Prima ho letto e ascoltato il Prof. Giannuli
Accettansi consigli - scadenza voto ore 19 del 27/2/14

mercoledì 26 febbraio 2014

Espulsione Cinquestelle II


Ho votato NO, con riserva, dopo sofferente riflessione e consulto con Paola mia consorte. Voglio che Grillo ritorni sulle piazze con la verve della nuotata Cariddi-Scilla per contribuire alla Rinascita dell'Europa, che è la seconda causa delle nostre afflizioni, dopo gli Stati Uniti d'America. Voglio che la ruspa della demolizione e gru della rottamazione continuino ad avanzare, fino poi a fermarsi un po' quando sarà il momento e lasciare il passo alla ricostruzione o Rinascimento, mettendo in discussione il letto di Procuste e il "tutti a casa" indifferenziato. In caso di nuovi processi chiedo l'ascolto degli accusati, il parere dei meetup del rispettivo territorio, la messa in mora senza espulsione (cartellino giallo) come prima sanzione, il cartellino rosso dopo nuova verifica in caso di recidiva. 
Non trovo comunque affatto antidemocratica l'espulsione e condivido il metodo dell'appello alla rete. Si tratta di lubrificare il meccanismo. 
Nel frattempo faccio la mia "ammonizione verbale" a Beppe Grillo per il confronto senza confronto con Matteo Renzi. Confronto che io avevo votato si doveva fare. 
Mi piace la trasparenza sui soldi ricevuti e restituiti: se gli eletti manterranno il voto di povertà alla fine i Cinquestelle vinceranno. E' su questo punto che si gioca la partita.
http://www.tirendiconto.it/trasparenza/ 

Coraggio, ragazzi.

lunedì 25 novembre 2013

Primarie PD e dintorni

















Ho votato SEL e Ingroia, ho mandato un obolo ai cinquestelle per la manifestazione di Genova, penso di partecipare alle primarie PD meno L votando Civati.
Perché? Perché prevedo (quasi auspico) una vittoria di Renzi, ma vorrei che la somma di Cuperlo + Civati superasse Renzi, per condizionarlo a sinistra. D'altronde non stimo Cuperlo capace di liberare il Partito dai valvassori e valvassini ( notabili e funzionari di partito) che se ne sono impossessati. Mi dispiace per Enrico Rossi, governatore della Toscana, che si dà tanto da fare per impedire l'ascesa di Renzi.  Caro Rossi,  "il vizio e la virtù son due prodotti, come il vetriolo e lo zucchero" (Zola); Renzi è il prodotto del PD degenerato nel corso degli anni e, allo stesso tempo, rappresenta la reazione a questo tradimento compiuto dai Boiardi che attualmente lo controllano. A costoro serve una mazzata che li escluda dal gioco; e questo non lo può fare, secondo me, Cuperlo, così bravo e così fragile. Poi ce la giochiamo, utilizzando cuperliani e civatiani all'interno del Partito.
Nel frattempo serve un rafforzamento di SEL, a prescindere da Vendola che va messo sub iudice, e serve una vittoria di Grillo. poi, di nuovo, ce la giochiamo. Sarà difficile per Renzi rendere il PD peggiore di quello che è attualmente; sarà difficile per Grillo far danni a Italia ed Europa più di quello che non abbiano fatto gli attuali banchieri che le governano. Dunque gettiamo il dado e che la buona sorte ci sia propizia. Amen.

giovedì 27 giugno 2013

Il letto di Procuste

E’ un antico mito greco.
 Procuste era un albergatore che alloggiava i pellegrini nelle sue stanze da letto, ma, forse per un eccesso di “perfettismo”, voleva che stessero esattamente nel letto assegnato e allora li tagliava se erano troppo lunghi, li allungava se erano troppo corti. Il punto di riferimento era il letto, non l’uomo.
(Dedicata, con grande affetto, a Beppe Grillo o ProcustGrillo).

martedì 18 giugno 2013

Anche Beppe non lo sa

Caro Beppe, mi piace troppo di più la colonna di destra del tuo blog, lunga e stretta, che non il campo d'aviazione del tuo "Pippo non lo sa". Non buttarci in bocca ai mass media, a parlare di una senatrice, lascia parlare di più i senatori e deputati 5stelle che lavorano e si fanno il culo in Parlamento. E prova a fare un digiuno "postale" di 10 giorni. Ogni tanto, anche una volta al mese, invertendo anche lo spazio dato alle due colonne di sinistra e di destra. Cari tutti, abbassiamo i decibel, non strilliamo come piccoli Yorkshire di fronte ai molossi massmediatici. Forza Cinquestelle: si pigliano più mosche con una goccia di miele che con un barile d'aceto (almeno proviamo a vedere se è vero). "La persona civile non sputa in terra e non bestemmia" (vecchio cartello appeso al muro della mia cooperativa di consumo di Ponte a Poppi (AR) nei lontani anni quaranta).

(Pubblicato tra i commenti al post di Beppe Grillo dove si sparla e straparla di Pippo Civati).



Canto di Beppe a Pippo (Civati)
"Pippo Pippo non lo sa/ che quando passa ride tutta la città/ e le sartine dalle vetrine/ gli fan mille mossettine/ ma lui con grande serietà/ saluta tutti fa un inchino e se ne va/ si crede bello come un Apollo/ e saltella come un pollo".

Controcanto 

E Beppe Beppe non lo sa che quando posta piange tutta la città e le veline dalle Tivvù gli fan mille mossettine, ma lui con grande serietà offende tutti fa una pernacchia e non se ne va, si crede bello come un Adone e si comporta come un padrone.

Aggiornamento del dopo voto: Ratificata l'espulsione della senatrice Gambaro dalla rete. Io sono uno della rete che non ha fatto in tempo a votare, perché ho aperto il computer alle 18 e lo scrutinio era 11-17. Troppo poco tempo. Anche altri non ce l'hanno fatta. A parte questo io sono contento di queste modalità presenti nel non statuto. Ripeto quello che ho già scritto giorni fa: Io credo nell'intelligenza collettiva: del gruppo parlamentare, degli iscritti alla rete, dei 9 milioni di votanti. Io credo che la strategia Cinquestelle sia alternativa all'attuale sistema (mondiale), tanto da avvicinarsi all'utopia, io credo che la Gambaro abbia sbagliato a dire che Grillo è contro le Istituzioni (il giudizio di Beppe sull'attuale Parlamento sta all'interno del dettato costituzionale (la sovranità appartiene al popolo e l'attuale Parlamento non la rispecchia), Grillo, che io sappia, non ha mai offeso la Costituzione, non sono d'accordo con Grillo sulla privatizzazione dei Partiti o Movimenti e quindi sulla totale eliminazione dei contributi statali agli stessi (a parole lo sostiene anche il mio sindaco Matteo Renzi). Sono tanto convinto della forza globalmente intesa del programma Cinquestelle che continuerà ad avere consensi via via maggiori in ogni parte del Pianeta Terra. Penso che l'insieme degli eletti Cinquestelle (io ho votato SEL) saranno in grado di assorbire via via le divergenze tattiche e saranno in grado di fare sintesi sulla complessità della politica, tutti insieme, i duri dell'espulsione della Gambaro, i contrari, gli astenuti. Un organismo vivo ha in sé la forza di curarsi con gli antibiotici dell'onestà e della trasparenza, senza bisogno, per ora, di tagli chirurgici. Se questo è vero la permanenza della Gambaro all'interno del gruppo potrà rinforzare gli anticorpi positivi dello stesso e lo preparerà alle successive più inpegnative prove che sicuramente arriveranno. Io voterò contro l'espulsione della senatrice Gambaro.
Come detto sono arrivato tardi per votare, come la maggioranza degli aventi diritto. Amen.
Ma voglio aggiungere:
secondo me la cartina di tornasole del grillino fasullo è quella della restituzione dei soldi. Avrei preferito un giudizio su una Gambaro che avesse dichiarato che i soldi lei se li teneva, anche contro il codice di comportamento. Se questo lo facesse una Pinna allora sì che troverei giustificato il dilemma: stai con noi o vai contro? E ritorno al discorso dell'organismo vivo che espelle naturalmente il pus infettivo via via che gonfia e matura al suo interno. La Gambaro aveva fatto una valutazione secondo me sbagliata sulle offese alle istituzioni da parte di Beppe, ma non discuteva di soldi. Bastava lasciar correre e aspettare i successivi comportamenti, senza fretta. Amen, è andata così. Lo considero un incidente di percorso, una esperienza come un'altra in questa fase di rodaggio Cinquestelle. Ma sono d'accordo con Grillo che occorre vigilanza e richiamo alla disciplina dei patti firmati. Non vado dietro alle vestali della democrazia formale che tanto spesso copre una oligarchia reale. Sto ancora con Beppe Grillo, mentre gli parlo a viso aperto, in questa calda giornata di giugno. Che fatica ieri Pirlo e compagni alle prese con i giapponesi indiavolati nella canicola brasiliana!
NOTA
Espulsione cittadina senatrice Gambaro:
Le operazioni di voto si sono concluse. Gli aventi diritto erano 48.292, di questi hanno votato in 19.790. Il 65,8% (pari a 13.029 voti) ha votato per l'espulsione, il restante 34,2% (pari a 6.761 voti) ha votato per il no.
Barbabianca non ha votato perché ha aperto il computer alle 18 e il tempo scadeva alle 17 (dalle 10 del mattino).

giovedì 30 maggio 2013

Endiadi (mancata)

(Il titolo è stato aggiornato in data 21 giugno 2013)



Sarebbe una bella endiadi. Quando ho partecipato alle parlamentarie ho analizzato i 90 candidati toscani (scegliendone i 3 consentiti). E' gente non solo onesta, ma che ragiona. Io credo nell'intelligenza collettiva e dico a Grillo quello che gli dice Rodotà: lasciali liberi. Son convinto che questa intelligenza collettiva prima o poi esploderà, in Parlamento e, se occorre, anche in braccio a Grillo. Insisto: due in uno!

giovedì 11 aprile 2013



Grillo, il Movimento 5 stelle, e la Nonviolenza 
 Alberto L’Abate*

Grillo, durante il suo comizio elettorale finale, in Piazza San Giovanni a Roma, ha dichiarato  di voler portare avanti  una “rivoluzione nonviolenta”. Ed effettivamente quella che sta portando avanti è una rivoluzione senza armi, pacifica, che si collega bene all’appello di Stéphane Hessel, l’ispiratore del movimento degli “indignati”, rivolto a suscitare una “rivoluzione mondiale nonviolenta”, per costruire un futuro basato su uno sviluppo compatibile con le risorse della terra e dei popoli, e su una alternativa economica più equa, giusta, ed ecologica.

Il positivo Cinquestelle
Se si va a vedere infatti il suo programma elettorale, e quanto emerge dalle sue dichiarazioni,  dai suoi comizi, e dalle tante  interviste  ai giornalisti stranieri, non si può che essere d’accordo con quanto dice e propone. E’ quasi impossibile, per una persona che si dichiari nonviolenta, non convenire con le sue critiche,  anche veementi e pungenti, contro la finanziarizzazione dell’economia, contro il predominio dei mercati, e le feroci – per i loro risultati - speculazioni delle banche. Oppure  con quelle che mettono in luce l’assurdità del portare avanti i mega progetti, che distruggono il territorio, violentano le popolazioni che vi vivono, e si prestano a grandi speculazioni, spesso anche inquinate dall’intervento di forze mafiose, come  il progetto della TAV in Val di Susa  (Piemonte), e di tutta la programmazione ferroviaria italiana  che tende a privilegiare i treni  veloci, e costosi,  a lunga distanza, (tra Milano, Roma e Napoli),  ed a sacrificare quelli locali e regionali, e quelli notturni che collegano il Sud con il Nord. E come non convenire con lui, e con le sue preziose battute,  sull’assurdità di puntare ancora, da parte di molti dei nostri politici, sull’energia basata sul nucleare, o su altre fonti energetiche dure, non riproducibili (vedi rigassificatori), mentre si trascura – noi che ne siamo naturalmente forniti -   le potenzialità delle fonti energetiche rinnovabili, come il sole, il vento, le maree,  o quelle  del risparmio energetico attraverso un buon sistema di raccolta differenziata dei rifiuti?. E sull’importanza, per il futuro del nostro paese, di uno sviluppo economico basato su una sistemazione idrogeologica del nostro territorio, o sulla riparazione delle tante scuole, o strutture pubbliche,  non a norma, e non sul procedere della cementificazione del territorio per la costruzione di case che restano invendute, o per il mantenimento di grandi impianti che inquinano e attaccano la salute  degli abitanti che vivono accanto a questi. E come non essere d’accordo con le proposte, che il  suo movimento intende presentare al Parlamento,   di ridurre le spese del  nostro apparato politico, pletorico e sprecone, ed eliminare l’acquisto degli F35, cosa già fatta da vari paesi del mondo, compreso recentemente anche gli USA, o quella di  ritirare le nostre truppe da luoghi, come l’Afganistan, dove, in teoria, dovremmo  combattere contro il terrorismo, ma, in realtà, attraverso l’uccisione dei tanti civili di quei paesi, o la nostra collusione con politici locali corrotti,  non facciamo che dare miccia al terrorismo stesso?.
Ed effettivamente molti dei membri attivi dei movimenti nonviolenti  italiani, persone che Capitini definirebbe  “persuasi” della nonviolenza, hanno collaborato al Movimento 5 Stelle, l’hanno votato,  ed alcuni di essi  partecipano normalmente alle attività che, nelle varie zone del nostro territorio, questo organizza  per mettere a fuoco i problemi e le iniziative più importanti  da portare avanti in quella zona, in attesa di presentarsi alle elezioni locali quando queste ci saranno.

L'ambiguità Cinquestelle: linguaggio, coscienza, nonviolenza, strabismo.

Ma detto questo, e grazie al loro strepitoso successo elettorale, che vede questo come il partito – anche se rifiuta questa definizione – più votato in assoluto del nostro Parlamento,    se si va a  vedere più a fondo i modi con i quali Grillo ed i suoi stanno cercando di portare avanti, a livello parlamentare, questi obbiettivi, i dubbi sulla definizione di questo come “nonviolento” sono moltissimi, soprattutto se si tiene in mente l’insegnamento di Gandhi che “il seme sta all’albero come i mezzi stanno ai fini”, e cioè sulla necessaria  congruenza tra  mezzi e fini.
Il primo dubbio, anche se sicuramente non il più importante,  nasce dallo stesso linguaggio usato da Grillo che non si limita a criticare giustamente  i suoi avversari, ma li insulta a piè sospinto apostrofandoli nel peggiore dei modi possibili.  E questo fa venire in mente invece l’importanza data dalla nonviolenza a quello che viene definito il linguaggio “io”, e cioè, dato che il nonviolento non cerca di distruggere l’avversario ma il suo obbiettivo di fondo è quello di convertirlo, invece di offenderlo e mettere a fuoco gli elementi negativi del comportamento dell’altro (esempio: sei disonesto,  ti comporti male, ecc.) cerca di fare comprendere all’avversario che il suo comportamento è dannoso per la collettività, e che mette in difficoltà anche la persona che lo critica (esempio:  il tuo comportamento mi fa soffrire), e che ci sarebbero altri comportamenti, definiti dalla  nonviolenza come “progetto costruttivo”, che sarebbe meglio suggerire  piuttosto che offendere l’avversario e lasciarlo allo stato iniziale.
Il secondo dubbio è nel rifiuto di Grillo di riconoscere l’importanza della coscienza individuale, in questo caso nel suo tentativo di imbrigliare gli eletti nel suo movimento impedendo loro di votare “secondo la loro coscienza”, e non secondo quella di Grillo o di Casaleggio. L’obiezione di coscienza è una delle armi più forti ed importanti della nonviolenza che si collega all’altra arma, ancora più  potente,  della disobbedienza civile. Non per nulla uno dei primi insegnamenti per far capire la nonviolenza alle persone è quello di educarle a disubbidire agli “ordini ingiusti”. E’ vero che l’articolo 67 della Costituzione Italiana, che Grillo vorrebbe eliminare, o almeno emendare, è servito anche  a molti parlamentari a cambiare casacca vendendosi al miglior offerente, ed è perciò comprensibile che Grillo ne abbia paura. Ma quello stesso articolo riconosce anche  la libertà di coscienza del parlamentare, e c’è il rischio, eliminando quell’articolo,  “di gettare il bambino con l’acqua sporca”,   come  dice il proverbio. Le riserve verso il riconoscimento  dell’obiezione di coscienza nel nostro paese si sono sempre trincerate dietro il rischio che dietro  di questa ci potessero essere comportamenti dettati da viltà, interesse,  o da paura. Eppure se si va a  vedere le leggi più importanti nel settore della pace e della nonviolenza approvate  dal Parlamento italiano, come, ad esempio,  quella per il riconoscimento del servizio civile alternativo al servizio militare (772/1972),  o quella che ha  riconosciuto che il servizio militare ed il servizio civile alternativo dovessero essere di uguale lunghezza (230/1998), od ancora quella  che riconosce che la difesa della patria potesse essere fatta anche senza l’uso delle armi, attraverso forme  di “difesa non armata, nonviolenta” (64/2001),  sono tutte leggi che sono costate  mesi e talvolta anche anni di carcere agli obbiettori di coscienza che si rifiutavano di fare il servizio militare, i primi, o di fare il servizio civile più lungo di quello militare, i secondi, o, infine di pagare le tasse  che vengono utilizzate  per le spese militari, nel terzo caso; in questo ultimo con le conseguenze non di andare in  prigione,  ma con  sequestri di mobili, stipendi, auto,  o altro materiale di casa (ad esempio anche intere enciclopedie) per un valore  molto superiore a quello delle tasse originarie.  Ma  questo atto di  obiezione di coscienza  non sarebbe stato sufficiente ad ottenere le leggi su citate se non ci fosse stato il ricorso alla Corte Costituzionale  da parte degli avvocati difensori degli obbiettori, e sentenze storiche di questa Corte che riconoscevano questo diritto. E questo apre il discorso ad una strategia valida per la nonviolenza  di cui parleremo in seguito.
E qui arriviamo al terzo dubbio sulla strategia di Grillo e dei grillini  sulla base dei principi e delle tecniche della nonviolenza. Chi ha lavorato maggiormente sulla costruzione di una politica nonviolenta è stato sicuramente Gandhi che viene considerato, da tutti gli indiani,  come il “Padre della Patria” per il contributo fondamentale dato da lui all’ottenimento dell’indipendenza dell’India. Ma poi al governo dell’India  è andato un suo collaboratore Nerhu, che però ha portato avanti una politica che ha scimmiottato il modello di sviluppo occidentale, e che con la nonviolenza gandhiana non aveva assolutamente nulla a che fare. Ed ancora peggio sua figlia Indira che ha addirittura messo in prigione molti  dei più importanti seguaci di Gandhi, come Jayaprakash Narayan, detto familiarmente JP, che aveva avuto il coraggio di condannare apertamente il suo nepotismo, dato che Indira aveva nominato come suo successore suo figlio Rajv.  Ma sia Vinoba che JP, i due diretti eredi di Gandhi, hanno sviluppato una teoria molto importante per il ruolo della nonviolenza in un sistema democratico, e cioè “la nonviolenza come terza forza”: secondo loro cioè la nonviolenza non deve puntare né ad essere al governo né all’opposizione, ma, sulla base di un proprio programma elaborato dal movimento  collettivamente,  deve  appoggiare sia il governo che l’opposizione per l’approvazione di leggi che vadano nella direzione desiderata dallo stesso  movimento, e  per opporsi alle altre. Questa impostazione  è estremamente importante perché non  elimina la democrazia, né svuota il Parlamento del suo ruolo, ma aiuta il governo e l’opposizione ad essere meno chiuse reciprocamente,  dando vita   ad  un ponte tra di loro  che aiuta questo  dialogo. Sulla linea della nonviolenza gandhiana anche Capitini parla di aggiunta nonviolenta alla politica, prevedendo, a tutti i livelli, dal Comune  al Parlamento, il ruolo della nonviolenza come controllo di chiunque sia al potere, in modo da evitare che vengano prese decisioni che vadano  contro la volontà della popolazione, e fatte nell’interesse di pochi. Anche per Capitini il ruolo della nonviolenza non viene visto come gestore del potere ma come “controllo dal basso”, come “aggiunta” e non come negazione della politica. Egli  non prevede affatto di eliminare il “Parlamento”, o il “Consiglio Comunale”  ma di aiutarli  a svolgere un ruolo più valido suggerendo loro  proposte elaborate dalla base, ad esempio, nei comuni, attraverso i COS (Centri di Orientamento Sociale). Questi, che si sono estesi in molte città italiane, riunivano in assemblea le cittadinanze dei vari comuni, in genere ogni quindici giorni, per discutere  e prendere decisioni, o approvare  mozioni, una volta sui problemi locali e l’altra sui problemi mondiali. Ma i grandi partiti di allora, la DC da una parte ed il PC dall’altra, non avendo piacere di essere controllati dalla base, hanno fatto di tutto perché queste esperienze si chiudessero, come è successo. Ambedue queste forme  di azione, la “nonviolenza come terza forza” o quella  della nonviolenza come “controllo dal basso” puntavano a  rendere più valido il sistema democratico arricchendolo di un’altra posizione e di altre idee. Invece certe posizioni attuali di Grillo e del suo movimento sembrano andare in direzione del tutto opposta impedendo il funzionamento del sistema democratico,  non dando la possibilità al partito di maggioranza relativa (il PD), della cui coalizione  fa parte anche il partito di Vendola (SEL) che ha un programma molto simile al suo,  di dar vita ad un governo che faccia almeno le più urgenti riforme che permettano di andare a votare con una legge elettorale migliore, e di migliorare la situazione economica dei gruppi più poveri in grave stato di stress che non possono attendere altro tempo. Invece di appoggiare questo governo a nascere, Grillo, almeno finora,  spinge perché il PD ed il PDL  facciano un governo insieme, per poi accusarli di “inciucio” sperando così di screditarli del tutto ed aumentare il proprio elettorato,  ed  arrivare, alle prossime elezioni, a  fare esso stesso il governo, per svuotare il Parlamento, dice Grillo, e dar vita ad una democrazia diretta, di tipo informatico. In termini tecnici Grillo sembra seguire la politica del “tanto peggio, tanto meglio” che è del tutto in contrasto con l’impostazione nonviolenta che è quella del “gradualismo”, del fare un passo alla volta cercando di uscire dall’attuale  crisi  con l’aiuto di tutti e non da soli.
L’ultimo dubbio, prima delle conclusioni finali, è quello sullo “strabismo” di Grillo, e finora anche del suo movimento, che mette esattamente sullo stesso piano “destra” e “sinistra”, senza tener in alcun conto: 1)  le validissime indicazioni del compianto Norberto Bobbio, che ha mostrato come, al loro fondo, le due posizioni sono molto diverse, le destre impegnate a conservare   gli squilibri sociali considerati come una molla dello sviluppo, le sinistre invece  impegnate a superarli per andare  verso società più ugualitarie; 2) del reale andamento della storia del nostro paese nel quale tutte le più importati innovazioni nel settore della pace, della nonviolenza, ed anche della lotta contro la mafia, si sono avuti, o come abbiamo visto, per i sacrifici di tanti obbiettori di coscienza che lottavano per una società nonviolenta, oppure per iniziative di base di gruppi organizzati che  si sono uniti, superando i propri settorialismi e egoismi, per fare forti pressioni dal basso che hanno portato alla approvazione di  leggi: 1) che hanno messo sotto  controllo il commercio delle tante  armi da noi costruite, e vendute,  permettendo anche, almeno sulla carta,  una riconversione in civile dell’industria bellica  (la 185/1990); 2)  oppure quella, per iniziativa di “Libera” (l’associazione di Don Ciotti) che ha permesso  di  sequestrare i beni mafiosi e metterli a disposizione della società civile (la 109/1996). Ma se si va a vedere quali erano i governi che hanno accettato le pressioni degli obbiettori e dei movimenti di base, ed hanno varato le leggi corrispondenti, si potrà vedere che erano  tutti governi dei quali facevano parte partiti del centro sinistra o della sinistra (vedi L’Abate, L’Arte della Pace, in “Inchiesta on line”, gennaio 2013). Dire perciò che  i partiti di “destra” o di “sinistra” sono tutti uguali, e comportarsi sulla base di questa impostazione, ha di fatto portato a Grillo ed al Movimento 5 stelle moltissimi voti di persone di sinistra che hanno creduto alla sua propaganda, ed  ha aiutato le destre italiane, ad esempio dando in mano ai leghisti, sia pur per pochissimi voti, il governo del Piemonte; hanno fatto vincere al Movimento 5 stelle, grazie ai voti delle destre, importanti comuni come quello di Parma; ed infine hanno anche aiutato Berlusconi a superare i grandi squilibri che c’erano tra il PDL ed il PD e ad appoggiare  la sua straordinaria rimonta alle ultime elezioni che ha messo   il PD ed i suoi alleati nelle attuali difficoltà a dar vita ad un governo stabile. Con questo non voglio assolutamente dire che il risultato delle ultime elezioni, e la crisi attuale del PD,  non sia stato dovuto, in gran parte, anche alle posizioni equivoche ed oscillanti di Bersani, dapprima impegnato a cercare  di dare continuità al governo Monti, arrivando, solo alla fine, a criticarlo ed a parlare della necessità di un profondo  cambiamento. Questa indecisione di Bersani  gli ha alienato molti voti, che sono andati in gran parte al Movimento 5 Stelle,  ma questo  passaggio  è stato aiutato anche dalla propaganda di Grillo e dal suo strabismo politico, che  ha avuto un peso non indifferente sulla incerta situazione politica attuale del paese e sullo stallo in cui siamo precipitati. 

Concludendo
Eppure, da molti punti di vista, la situazione, rispetto al precedente peso dei vecchi politici, è notevolmente migliorata e rinnovata: grazie al Movimento 5 stelle, ed alle primarie del PD e di SEL, c’è stato un notevole ringiovanimento del nostro Parlamento (l’età media della Camera è scesa dai 54 ai 45 anni, e quella del Senato dai 57 ai 53), e, soprattutto è cresciuta notevolmente la presenza,  tra gli eletti, del genere femminile (dal 20% al 31%); non siamo ancora alla parità, come sarebbe giusto per una reale rappresentanza del paese, ma ci siamo avvicinati. Ma queste novità non sono sufficienti a far funzionare bene la macchina politica del nostro paese. La giovinezza e la non esperienza di molti degli eletti potrebbe anche tramutarsi in una loro incapacità a fare scelte coraggiose, talvolta anche  disubbidendo ad ordini ingiusti (come, ad esempio,  il tentativo di Grillo di togliere loro il diritto al voto di coscienza).  Ma mi auguro che non sia necessario arrivare a queste disobbedienze, e che Grillo stesso ed il suo consulente Casaleggio capiscano che, se vogliono realmente portare avanti quella rivoluzione nonviolenta  promessa da Grillo, non basta basarsi sull’informatica, e nemmeno avere un programma congruente con una società nonviolenta,  ma che  è necessario anche utilizzare metodi di trasformazione congruenti con i dettati ed i principi della nonviolenza attiva. Per questo sarebbe importante che sia  loro, che  gli  eletti della loro lista,  studiassero  e tenessero   presenti gli insegnamenti di Gandhi e di Capitini. Parlando della  rivoluzione nonviolenta Capitini l’ha definita  come “rivoluzione aperta”,  sostenendo che questa necessita  una “politica aperta”, non legata agli interessi propri e del proprio gruppo, ma come “aggiunta” alla politica del Parlamento fatta attraverso organismi di base (COS) che formassero continuamente la cittadinanza a comprendere a fondo i meccanismi ed requisiti di una politica valida, e stimolassero e controllassero gli eletti a tutti i livelli, ed il Parlamento tutto, ad agire per il bene della collettività, e della pace nel mondo.  Attualmente il Movimento 5 Stelle sembra fare esattamente il contrario: richiede i voti di tutti perché diano ad esso il governo del paese, accetta i voti degli altri per far eleggere i propri membri alle cariche importanti,  ma non appoggia altre forze, anche non troppo distanti  come obbiettivi dalla propria (come il PD  ed  il SEL suo alleato), a mettere su un governo stabile, sia pur transitorio, per fare quelle riforme urgenti, indispensabili a far andare avanti il processo democratico del nostro paese, cambiare l’attuale  legge elettorale che  rischia, se riutilizzata, di lasciare il paese nelle stesse condizioni attuali, ed a prendere decisioni fondamentali per rimettere in  moto l’economia del paese, per poi andare a votare di nuovo, ma con una legge migliore.  Se questo atteggiamento non cambia, e non si arriva, al più presto,  a costituire un governo per fare queste cose,  temo che queste elezioni, malgrado tutti gli aspetti  innovativi detti prima, saranno ricordate come una sciagura nazionale, e serviranno a screditare ancor  più la politica, ed a far nascere  forme di protesta che con la nonviolenza non avranno nulla a che fare, nemmeno a parole.   
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*L’autore insegna “Metodi di analisi e ricerca per la pace”,  nei corsi di  “Transcend: Università internazionale, on line, per la teoria e la pratica della pace” diretta da Johan Galtung , premio Nobel alternativo per la Pace. 
 Un obbiettivo programmatico sul quale l’autore  di questo articolo non concorda con Grillo ed il suo movimento è la sua rimessa in discussione dell’Euro. Il problema, secondo l’autore dell’articolo, non è la moneta, ma la mancanza di  una   Europa realmente democratica. Le decisioni prese attualmente dal Parlamento Europeo non sono infatti cogenti, e   non sono   portate avanti se gli Stati che aderiscono all’Europa non le accettano. Questo mostra  una notevole mancanza di potere politico, e di democrazia reale, dell’Europa attuale.