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mercoledì 3 dicembre 2014

Isolotto: una Comunità tra Vangelo e Diritto canonico

La pastorale, dichiaratamente missionaria, fu posta a fondamento del rapporto tra sacerdoti e abitanti del quartiere. Tutto ciò che veniva attuato non faceva riferimento a dogmi o a teoremi dottrinali: l’intento era quello di superare gli steccati tra credenti e non credenti, tra buoni e cattivi, gli steccati politici e le divisioni derivanti dalle diverse esperienze delle persone venute, nel nuovo quartiere, dalla città (rimasti senza casa a causa della guerra e quindi sfollati), dalla provincia (Casentino, Valdarno, Mugello), dal Sud Italia e dall’Istria (molti erano profughi da questa terra che, un tempo italiana, era da poco passata alla Jugoslavia), tutte persone venute a Firenze in cerca di lavoro.
Con Enzo ci trovammo d’accordo di non portare con noi i nostri familiari: la nostra famiglia sarebbe stata la gente.
L’intento era quello di operare perché si potesse creare una nuova identità del territorio dove il fondamento fosse soprattutto la fraternità, l’accoglienza reciproca, la partecipazione di tutti per risolvere i problemi, anche materiali, propri di un nuovo quartiere, nato come un fungo nel novembre 1954, privo di negozi, di strade, di scuole, di chiesa, di tutti i servizi essenziali.

Un altro elemento di non poco conto fu quello di esercitare gratuitamente il ministero in tutti i suoi aspetti, ossia di rifiutare “tariffe” sia per la messa, sia per tutti i sacramenti. Le offerte erano raccolte solo durante le funzioni domenicali con lo scopo di eliminare così il “do ut des” e di favorire lo spirito di “famiglia” sia da parte dei sacerdoti che da parte dei partecipanti alla liturgia e agli altri atti religiosi.
Proprio per cercare di eliminare questo giro di denaro legato alle prestazioni dei sacerdoti fu ciclostilata e distribuita alle famiglie una lettera di cui riporto alcune parti:
“I sacerdoti di questa parrocchia offrono ogni giorno a Dio la messa e il Divino Ufficio per tutti i parrocchiani, senza esclusione o restrizione alcuna, per le loro necessità spirituali e corporali e per i loro defunti… Non è possibile chiedere la celebrazione o l’applicazione della messa solo per sé e non si possono fare in alcun modo offerte dirette: né per la celebrazione della messa, né per l’amministrazione dei sacramenti, né per l’espletamento di altre mansioni sacerdotali, né per alcun altro motivo. In tal modo i sacerdoti sono indotti a vivere più perfettamente e ad esprimere meglio la loro missione nella Chiesa, che è missione di paternità, quindi di amore disinteressato e universale.
Al tempo stesso è offerta ai fedeli la possibilità di esprimere meglio il loro vicendevole amore fraterno, che proprio li deve qualificare come discepoli di Cristo…. Il denaro, così, non serve più ad affermare o a sostenere l’individualismo religioso… infatti il fedele non contribuisce più alle spese della Chiesa in vista del proprio interesse anche se spirituale…Il fedele è invitato concretamente a vedere nella Chiesa la sua “vera” famiglia… a sentirsi corresponsabile della propria famiglia e dei suoi bisogni… Tutto questo si realizza meravigliosamente attraverso l’atto sacro dell’offerta del proprio denaro durante la messa domenicale, atto col quale i cristiani partecipano attivamente all’Offertorio della messa…” (documenti della Pastorale: Emp 0001-0098)

La liturgia vide, fin dal  22 dicembre 1957, giorno della consacrazione della chiesa, l’altare staccato dal muro e rivolto verso la navata. Si diceva la messa in latino, ma un gruppo di giovani si dava il cambio, alle varie messe della domenica, per leggere la traduzione in italiano, traduzione che veniva preparata settimana per settimana. Nella chiesa c’erano due altari laterali: in uno veniva alloggiato il Santissimo e nell’altro veniva tenuto aperto un grande libro della Bibbia come invito alla lettura da parte di coloro che frequentavano la chiesa.
(pp 20-21 del libro)



lunedì 12 novembre 2012

L'arte della pace


Sabato 10 novembre, uscendo dalla Fortezza da Basso dov'era in corso il Social Forum, mi sono imbattuto in Alberto L'Abate che se ne stava seduto con la moglie su una sponda di pietra davanti alla porta di uscita.  Parlando è venuto fuori il discorso sull'ultimo suo libro...Gli ho passato la mia email ed ora ce l'ho sul computer. Gli rubo, per chi passa di qui, la prima pagina.


Alberto L’Abate

L’Arte della Pace


Introduzione al CD curato dall’IPRI-Rete CCP ad integrazione del testo che riporta gli atti del convegno di Vicenza organizzato da questa organizzazione con il Comune di Vicenza e con la Casa per la Pace.


Introduzione
Nell'accingermi a scrivere l'introduzione a questo CD che integra, per le notizie sull'IPRIRete Corpi Civili di Pace, e sulle associazioni che lo compongono, il bel lavoro fatto da Matteo Soccio nella cura del libro che riporta gli atti del Convegno di Vicenza (3-5 giugno 2011) su “La prevenzione dei conflitti armati e la formazione dei corpi civili di pace”, mi sono caduti gli occhi su uno dei libri della mia biblioteca che attendevano di essere letti, e cioè: “L'arte della guerra” di Sun-Tzu (1997, 2002). La curiosità mi ha spinto a leggerlo e devo dire che la lettura mi ha molto colpito, tanto da suggerismi di dare, a questo nostro lavoro, proprio il titolo opposto, e cioè “L'arte della Pace”. Sun-tsu è stato un importante generale vissuto circa 25 secoli fa in Cina, che oltre a guidare l'esercito del suo paese e vincere moltissime battaglie per conto del suo sovrano, ha anche scritto questo manualetto sulla strategia della guerra che è diventato di ispirazione a grandi personaggi della storia come Napoleone e Mao Tse-Tung. Il lettore dirà: “Ma che c'entra questo con la pace e la prevenzione dei conflitti?”. In realtà c'entra molto perchè molte delle lezioni di questo comandante, che è molto influenzato dalla filosofia taoista, possono essere trasferite anche nel campo della lotta e della ricerca per la pace. Tra queste, per non indicarne che alcune: 1) la sua stigmatizzazione delle alte spese militari che rischiano, se vengono anteposte ad altre voci di spesa del bilancio statuale, di indebolire il paese invece di renderlo più forte; 2) l'importanza di avere una strategia che tenga conto del quadro politico internazionale e nazionale, e che si basi su una buona conoscenza del territorio nel quale il conflitto si sviluppa; 3) l'importanza dello spiazzamento dell'avversario, del coglierlo impreparato alla mossa che noi faremo, che lui non deve assolutamente prevedere; 4) l'importanza di riuscire a vincere l'avversario anche senza combattere, togliendo a lui il desiderio di fare lo stesso: “il vero combattente, in definitiva, vince senza attaccare, e non si lascia trascinare nel conflitto” (Sun-Tzu, 2002, pp. 30-31); 5) infine il disinteresse che, secondo Sun-tsu, i comandanti, ed i suoi soldati, dovrebbero avere verso la gloria, la carriera, ed anche verso il denaro, perché dovrebbero combattere solo per il benessere del proprio popolo.
Ci sono anche altri insegnamenti che meriterebbero essere citati, ma che trascureremo per non allungare troppo questa parte introduttiva. Ma vorrei per lo meno elencarli perché sono rilevanti, sia per una politica della nonviolenza, sia per il comportamento delle persone che facciano parte di corpi civili di pace di cui abbiamo trattato nel convegno citato : a) l'importanza del coraggio e di non aver paura della morte, ma anche l'essere coscienti che non è valido ricercarla (si veda, su questo, l'importanza che Gandhi, in molti dei suoi scritti, dà a questa virtù per essere dei buoni “sathyagrahi”); b) l'aspettare che siano gli avversari a fare la prima mossa ma, sulla base del principio dello judò, tipico delle arti marziali cinesi, attendere l'irruenza dell'avversario per ritorcergliela contro (si veda su questo le molte pagine che Sharp dedica a questo tipo di azione all'interno delle lotte nonviolente -Sharp,1973, vol. III, pp. 657- 698); c) l'importanza di conoscere bene sia se stessi che gli altri, quelli contro cui dobbiamo combattere. Scrive Sun-tzu, a questo proposito: “conoscere l'altro e se stessi - cento battaglie senza rischi; non conoscere l'altro, e conoscere se stessi – a volte vittoria, a volte sconfitta; non conoscere l'altro, né se stessi – ogni battaglia è un rischio certo” (Ibid., p.35). Ma passiamo ora ad analizzare i cinque insegnamenti che abbiamo indicati all'inizio.
1) Il primo (assurdità di alte spese militari nei confronti di quelle civili) purtroppo avrebbe dovuto essere tenuto presente anche dall'attuale governo, cosiddetto tecnico, che ha ridotto tutte le spese (sanitarie, sociali, culturali, ecc.) tranne quelle militari che sono restate nella loro interezza (solo cambiando alcune voci tra spese per il personale e quelle per le armi). Il nostro paese, infatti, pur avendo una spesa militare per abitante doppia rispetto a quella della Spagna, e superiore di un terzo a quella tedesca, unico tra i paesi occidentali che di fronte alla crisi economica che ha colpito il mondo hanno ridotto anche le spese militari, (questo è avvenuto sia per gli USA, che per la Gran Bretagna e la Germania) non l'ha fatto rischiando di portare la nostra società sulla soglie di gravi conflitti sociali e sindacali. E questo al di là degli indicatori - ad esempio il cosiddetto “spread” - che si stanno riducendo nella loro negatività, ma che non rappresentano affatto la reale situazione della popolazione del paese che è impoverita anche a causa delle tasse, e tra la quale la disoccupazione cresce ogni giorno di più anche a causa di un ceto imprenditoriale che, in gran parte – si pensi a Marchionne e la Fiat - invece di pensare al benessere del paese, pensa solamente ai propri guadagni ed ai propri interessi. C'è solo da augurarsi che su questo punto il governo futuro, quello che dovrebbe sostituire, appena si avranno le elezioni politiche, il governo “tecnico”, sia più cosciente dell'attuale di questo problema, e tenga in maggior conto l'avvertimento di questo famoso ed invitto generale.

domenica 11 novembre 2012

Sono ebreo

Firenze, Fortezza da Basso - sabato 10 novembre 2012
Gli ho chiesto il testo del suo intervento, l'aveva in mano e me l'ha ceduto. L'ho ringraziato e lui mi ha ringraziato. Grazie anche a chi lo legge.


Io sono ebreo. Non sono israeliano, non sono sionista.
Perché andare a Gaza?
Per ricordare Gaza all'opinione pubblica mondiale e rompere il blocco navale illegale
di Israele.
Per far sentire a tutti i Palestinesi, di Gaza e della West Bank, che non solo soli.
Difendere i loro diritti significa difendere i poveri e i deboli contro i forti ed arroganti
Per ricordare a tutti che chi difende oggi Israele ed il sionismo difende le sue
politiche violente di pulizia etnica, di apartheid e il suo militarismo.
Per far sentire agli Israeliani che c'è una forte opposizione alle loro politiche.
Per far sentire ad Italiani e a Europei che i governi pro-Israele non parlano per noi.

Cosa è la Flotta per la pace?

Una Flotta europea, per ricordare all'Europa che vogliamo politiche di pace e la
difesa dei diritti umani e politici di tutti e soprattutto dei Palestinesi.
I partecipanti, tutti europei, appartenevano alle sinistre militanti.
Un piccolo gruppo, politicamente anche molto composito, può mobilitare in un
evento migliaia di persone.

Perché ci va un ebreo?
-La mia salvezza di ebreo da persecuzioni non può essere pagata dal dolore, dalla
disperazione, dalla vergogna di essere senza patria e senza terra di chi -Palestinese -
non e responsabile di alcuna persecuzione contro ebrei. Gli ebrei hanno sempre
trovato nel mondo musulmano, arabo e ottomano, rifugio e protezione.
La mia difesa da possibili persecuzioni viene dal1e Costituzioni Italiana ed Europea,
non viene dalle politiche disumane di Israele che provocano solo anti-semitismo.
-Le sofferenze di chi vive a Gaza sono inaccettabili per cristiani, musulmani ed ebrei
-Leggo la Bibbia in modo diverso dai Sionisti e non credo che Dio abbia dato la
Palestina agli Ebrei, non credo che gli Ebrei siano un popolo prescelto da Dio. Non
credo che Dio possa accettare l'espropriazione dei Palestinesi delle loro terre.
-Sono convinto che l'Arabofobia e l'Islamofobia siano campagne ben orchestrate per
giustificare il controllo militare e per impossessarsi delle ricchezze energetiche del
Medio Oriente. Non esiste uno scontro diclviltà, ma uno scontro per le ricchezze.
-Sono cresciuto e vissuto nel mondo dell'Islam e gli arabi, i musulmani sono miei
fratelli e compagni di lotta. La Primavera araba è la speranza per un Mediterraneo
democratico di cui dobbiamo far parte anche noi.
-I comportamenti Israeliani e sionisti ricordano, a me ebreo, i nazi-fascisti, i
colonizzatori e il SudAfrica dell'apartheid.

La Flotta della libertà
L'attenzione molto forte per la sicurezza, inizialmente, mi è sembrata forse un po'
eccessiva, ma presto si e dimostrata assolutamente necessaria, e perfino non
adeguata, perché abbiamo scoperto che sapevano tutto di noi e dei nostri movimenti.
Tra le questioni discusse a bordo:
-che livello di protezione organizzare per la nave senza scadere nella difesa non
pacifica o provocatoria
-navigare vicino alle acque territoriali egiziane dove trovare rifugio al momento
dell'attacco israeliano.
-quale fosse la priorità reale della Flotta: andare a Gaza o andare ad uno scontro
( anche se non violento) con gli Israeliani.
Una migliore circolazione delle informazioni, maggior discussione, condivisione
delle decisioni sarebbero state politiche migliori.
Lo schieramento navale Israeliano aveva le funzioni di un'esercitazione militare, di
una grossa operazione di propaganda interna e estera, di dissuasione per future
operazioni, di creare disperazione e rabbia nei palestinesi, di provocare loro reazioni
che "legittimassero" reazioni armate e diplomatiche israeliane.
Sono stato autorizzato a partire, nonostante la condanna a 3 giorni di prigione, per il
viaggio di Monti in Israele e la mia presenza poteva essere imbarazzante per entrambi
i paesi.

In Italia
All'arrivo a Roma le hostess dell'Alitalia hanno "osato" chiedermi che cosa mi fosse successo. Ho spiegato loro la mia situazione e la loro risposta, più o meno, e stata:
"Siamo totalmente d'accordo con lei, vorremmo- poterla sostenere-nel suo-lavoro".
E' arrivata un'auto della Polizia sotto l'aereo. Il poliziotto mi ha chiesto cosa mi fosse
successo e poi ha commentato: "Dottò, sto co' lei. Ci ha raggione. Bravo".
La funzionaria a capo dell'ufficio di Polizia -quando ha saputo che gli israeliani mi avevano rubato telefono e denaro -mi ha detto che avrebbe fatto una colletta tra i suoi colleghi per pagarmi il viaggio da Fiumicino fino a casa. Viva gli Italiani!

Denuncia
Ho denunciato alla Procura della Repubblica Shimon Peres, presidente, Benjamin
Netanyahu, primo ministro, Ehud Barak, ministro della difesa, Avigdor Lieberman, il ministro degli esteri, Benny Gantz, capo di stato maggiore delle forze armate, Ram Rothberg, comandante della marina per sequestro di persona, violenza privata, rapina, impossessamento di nave. L'attacco all'Estelle, il suo sequestro e la detenzione dei passeggeri è qualificato, nella mia denuncia, violazione del diritto internazionale della navigazione in alto mare, crimine di guerra e violazione del diritto umanitario.

Conclusione e valutazione della missione.
Contrariamente alle opinioni più o meno autorevoli e più volte espresse che tentare di
rompere l'assedio di Gaza era inutile, che era una spesa sproporzionata ai risultati,
che il denaro raccolto sarebbe stato meglio speso dai palestinesi, ritengo che lo sforzo
sia stato coronato da successo.
Abbiamo denunciato "l'impunità di cui usa il potere per cancellare i diritti".
Gli Israeliani, ancora una volta, hanno mostrato al mondo che, in base al diritto
internazionale, sono dei pirati, che vogliono usare la loro forza militare senza rispetto
di alcuna regola e che hanno solo argomenti militari.
Abbiamo detto ai Palestinesi e alla gente di Gaza che non erano soli, che pensavamo
a loro, che lottavamo per i loro diritti, contro un assedio illegale e disumano.
Il denaro è stato raccolto per una missione che ha colpito l'immaginazione della
gente. Sarebbe difficile, secondo me, raccogliere lo stesso ammontare solo chiedendolo  "per i palestinesi".
La spesa "vale la candela" se mobilita e la mobilitazione è indubbia: basta vedere quante migliaia di persone hanno risposto visitando la nave in Finlandia, Svezia, Francia, Spagna e Italia.
Diversamente dalla volta precedente, nessun paese -Finlandia, Svezia, Francia, Spagna e Italia -ha bloccato la nave Estelle.
La spesa "vale la candela" se c'e un ritorno propagandistico-pubblicitario, ovvero se
la gente parla di Palestina e di Gaza. Durante tutto il suo percorso, la risonanza nei
social networks del viaggio della Estelle è stata enorme. Analizzando solo Twitter e
solo due periodi, ci risulta che
- nella notte di sabato 20 oyyobre, dopo l'arrembaggio israeliano: in sole tre ore, tra le 21 e mezzanotte, più di 540.000 persone sono state raggiunte da tweets con l'hashtag # Estelle.
- nella notte del 20, in certi momenti, i tweet e re-tweet sono stati tre al secondo,
- nella notte tra domenica 21 e lunedì 22 sono state raggiunte oltre 840.000 persone.
 A questi dati di Twitter, vanno aggiunti tutti gli altri social networks, i blogs, la
stampa stampata e on line, la televisione, la radio e gli altri media, la mobilitazione
dei sindacati.
5 Parlamentari da Norvegia, Svezia, Grecia, Spagna, più un ex Parlamentare del
Canada.
8 nazionalità: svedese, canadese, norvegese, finlandese, spagnola, italiana, greca, israel
5 ebrei, di cui 2 europei e 3 israeliani; 4 donne, spagnola, basca, svedese,
su 30 partecipanti, 12 erano anziani-vecchi
L'Estelle ha toccato porti in Finlandia, Svezia, Francia, Spagna, Italia. Ha avuto a
bordo un centinaio di "marinai" e, in ogni porto ha mobilitato migliaia di persone.

Marco Ramazzotti Stockel
Lo puoi vedere qui

giovedì 8 novembre 2012

Inverno israeliano e primavera araba



Deliberazione del  Consiglio Provinciale di Firenze

N. 122 del 15/10/2012 
Sessione:  Aggiuntiva   Convocazione: 1ª   Seduta n. 31
Classifica.:    Anno  2012
Oggetto: MOZIONE DELLA QUINTA COMMISSIONE  CONSILIARE PER IL RICONOSCIMENTO DELLO STATO DELLA PALESTINA
L' anno duemiladodici e questo dì 15 del mese Ottobre, si è riunito il Consiglio Provinciale sotto la Presidenza del Sig. ERMINI DAVID assistito dal Sig.  CINI OTELLO.
Sono presenti i Sigg.:
BARTALONI SANDRO - BIAGIOTTI SARA - BRUNETTI LEONARDO - CALO’ ANDREA - CAPECCHI FEDERIGO - CAROVANI GIUSEPPE - CAVACIOCCHI CARLA - CEI MAURIZIO - CIAMPOLINI FILIPPO - CLEMENTINI SABATINO - COMUCCI LEONARDO - CONTI CATERINA - CRESCI ALESSANDRO - ERMINI DAVID - FIORENTINI ALESSANDRA - FRANCHI ERICA - FUSI STEFANO - GIUNTI PIERO - LAZZERI LORETTA - LENSI MASSIMO - MASSAI PIERGIUSEPPE - MELANI SILVIA - MONTAGNI ENZO - PESTELLI FRANCO -  
Sono Assenti i Sigg. :
AIAZZI MANOLA - AZZARELLO ADAMO - BALDINI SAMUELE  - BARDUCCI  ANDREA - BARILLARI SALVATORE - BOMBARDIERI REMO - CANTINI ANDREA - CORDONE MARCO   - LAZZERINI RICCARDO - PROSPERI STEFANO - SENSI GUIDO - TONDI FEDERICO - VERDI LORENZO - 
Il Consiglio
Considerato che in tutta la sponda sud del Mediterraneo sono in corso grandi cambiamenti, a seguito della cosiddetta ”primavera araba”, che hanno portato alla caduta di regimi autoritari  e alla nascita di nuovi assetti politici  peraltro ancora fragili, tra istanze di libertà e democrazia e nuove intolleranze e integralismi, come evidenziato anche dagli ultimi assalti alle ambasciate occidentali;
Considerato che rimane drammatica la situazione in Siria, con grandi sofferenze della popolazione civile e atrocità che si ripetono ogni giorno tra guerra civile e terribili repressioni, così come sono attivi nell’area nuclei di terroristi che si inseriscono in questo contesto basta ricordare il tragico assalto all’ambasciata USA di Bengasi;
Visto questo contesto internazionale, ritenuto necessario che dal nostro paese si rinnovi un segnale di pace per i popoli del Medioriente e che, finalmente, la comunità internazionale si faccia carico di risolvere la questione palestinese che rimane questione centrale delle politiche del Mediterraneo;
Visto l’appello di associazioni, partiti e sindacati per  il riconoscimento dello stato di Palestina e per la realizzazione concreta del principio di due stati per due popoli; sottolineata la particolare sensibilità ed i sentimenti di vicinanza e di solidarietà verso il popolo palestinese presenti storicamente nella società civile sul territorio provinciale, rinnovatisi anche a seguito della partecipazione di varie associazioni - come recentemente ha fatto ASSOPACE di Firenze - a viaggi che permettono di conoscere direttamente la drammatica realtà in cui sono costretti a vivere le popolazioni palestinesi;
Considerato che ancora oggi la Palestina è una nazione senza stato e i palestinesi sono un popolo senza diritti e che l'Autorità Nazionale Palestinese ha il controllo civile delle sole città, isole che rappresentano solo il 17% del territorio palestinese. La gran parte dei territori palestinesi sono oramai da molti decenni occupati militarmente ed illegalmente dall’esercito israeliano che ne determina le regole in base a leggi speciali ed ordinanze militari .
Considerato che la frammentazione del territorio e la severa limitazione al movimento e alla libertà, la violazione costante dei diritti delle persone non permettono alla popolazione civile di vivere con dignità e che l'instabilità e le divisioni politiche interne aggravano ulteriormente la situazione dei palestinesi.
Considerato che oggi e ancora di più per il futuro, la stessa sicurezza degli israeliani, per la quale la comunità internazionale è da sempre impegnata, ha bisogno di avere come fondamenta il riconoscimento dei diritti di tutti a vivere con dignità e giustizia in quelle terre.

il Consiglio Provinciale di Firenze
Aderisce alla marcia per la pace organizzata dalla Tavola della Pace a Gerusalemme per la fine del mese di ottobre garantendo una rappresentanza della Provincia di Firenze;
Invita il Presidente della Provincia a organizzare come negli scorsi anni per il 29 novembre, giornata internazionale di solidarietà con il popolo palestinese, una conferenza di rilievo nazionale ed una manifestazione a cui invitare le istituzioni locali, le associazioni ed i cittadini di tutta la provincia di Firenze;
 Invita il Governo Italiano
1.Ad operare, nelle sedi opportune,  per il riconoscimento dello Stato di Palestina, per la fine dell’occupazione militare nell’ambito della politica due popoli, due stati e di farsi portavoce alle Nazioni Unite delle importanti conclusioni adottate dal Consiglio d'Europa nel maggio 2012, e dall'Unione Europea nel luglio 2012 impegnandosi  per il rispetto degli accordi internazionali ;
2.Ad assumere una chiara posizione di condanna verso la politica di ampliamento sui territori palestinesi occupati delle colonie israeliane, illegali per il diritto internazionale, e verso la distruzione sistematica delle abitazioni e infrastrutture palestinesi;
3.A richiedere al Governo israeliano:
•l’interruzione degli arresti indiscriminati e la garanzia dei diritti dei prigionieri, eliminando la pratica della detenzione preventiva o amministrativa;
•la riapertura delle istituzioni palestinesi nell’area di Gerusalemme Est;
•la fine del blocco di Gaza;
•di impedire l’estensione degli insediamenti dei coloni e di interrompere la repressione delle pacifiche attività dei palestinesi.
Impegna il Presidente del Consiglio Provinciale
a trasmettere il presente atto oltre al governo, al Parlamento e agli altri enti locali del territorio, a partire dalla Regione Toscana.
Il Presidente della 5° Commissione Consiliare, Giuseppe Carovani, illustra la presente mozione.
Nel corso del dibattito il Consigliere Ciampolini presenta un maxiemendamento alla mozione, non accettato dal proponente. Il Consigliere richiede pertanto una votazione per il seguente punto: “Il Consiglio Provinciale aderisce alla marcia per la pace organizzata dalla Tavola della Pace a Gurusalemme per la fine del mese di ottobre garantendo una rappresentanza della Provincia di Firenze”.
A seguito degli interventi dei Consiglieri Ciampolini, Calò, Franchi e le dichiarazioni di voto, il Presidente mette in votazione, con il sistema della votazione elettronica, il su riportato punto ottenendosi il risultato riportato in atti, accertato dagli scrutatori Cavaciocchi e Giunti e proclamato dal Presidente.
Si riporta di seguito l’esito della votazione elettronica:
Presenti: 23
Non partecipanti al voto: Nessuno
Astenuti: Nessuno
Votanti: 23
Maggioranza richiesta: 12
Favorevoli: 23
Contrari: Nessuno
Il Punto è APPROVATO.




domenica 28 ottobre 2012

Resistenza popolare palestinese

Il verde è la palestina palestinese, il bianco la Palestina israeliana

Sabato 10 novembre 2012
dalle 14 alle 18
Alla Fortezza da Basso - Firenze
passaparola
Care e cari, per favore leggete con attenzione:
questa è, al momento, la versione definitiva del programma del seminario a Firenze 10+10. Il seminario si svolgerà dalle 14 alle 18 di sabato 10 novembre presso la Fortezza da basso. Questo seminario fa parte dell'"area di alleanze" n.5: l'Europa nel mediterraneo, nel mondo. Nel pomeriggio (18-20) del giorno 8 ci saranno incontri di convergenza con i seminari della stessa area, Nella 5 mi risultano questi seminari, oltre a quello Palestina (giustizia sociale nel mediterraneo; interventi civili di pace: Siria; verso Sarajevo forum pace 2014; Forum contro il nucleare).


Fino al 30 ottobre c'è la possibilità di cambiare/aggiustare, perciò fate sapere per favore eventuali modifiche entro il 29, per poter poi inviare per la pubblicazione sul sito..Vi ricordo che ogni associazione dovrebbe iscriversi e così i partecipanti individuali, andando sul sito www.firenze1010.eu. Questo è un contributo all'autofinanziamento che è totale.

"Resistenza popolare palestinese e campagne di solidarietà europee/ internazionali - quale politica di pace/giustizia della UE?"

Associazioni/reti promotrici: ECCP (coordinamento europeo); Associazione per la pace; Fiom-Cgil; IPAM; Rete romana di solidarietà con Palestina; Un ponte per; Action for Peace; Associazione di amicizia Italia-Palestina FI

Interventi iniziali previsti, poi dibattito aperto

Giorgio Gallo (introduzione su Palestina/Israele oggi, nel contesto mediterraneo) >
Mahmoud Zahware(resistenza popolare non violenta palestinese)
Wassim Damash (promuovere cultura e immagine palestinese)
Loretta Mussi e Florent Schaeffer (Bds)
Angelo Baracca (il commercio di armi e tecnologie militari Italia/Israele)
Marco Ramazzotti (testimonianza dalla Estelle, nave flotilla libertà per Gaza)
Luisa Morgantini
Europarlamentari
Coordinamento: Alessandra Mecozzi
Nella parte finale: appello per la partecipazione al Forum sociale mondiale Palestina Libera che si tiene a fine novembre a Porto Alegre (speriamo di avere un intervento anche da qualcuno del Forum Maghreb/Mashreq che prepara il Forum sociale mondiale a Tunisi nel 2013) e per le campagne europee. 
Negli ultimi 15 minuti presentazione del CD Il muro del suono (realizzato sulla base di un viaggio nei territori > occupati, con presenza musicisti che suoneranno in piazza
(email di Assopace)

venerdì 27 aprile 2012

Matteo Renzi ha scritto

Non ti rassegnare alla sconfitta
...

2) Tutto bene, eppure mi viene da piangere...
Uno potrebbe dire. Quante belle cose! Allora tutto fila, tutto procede, tutto va bene madama la Marchesa? Macché. Ci sono dei momenti in cui letteralmente mi viene voglia di piangere. Leggo sui giornali che il Governo vuole ripartire con misure per la crescita; ora, io non sono un cervellone né un professore. Ma con il buon senso del sindaco di periferia faccio due conti. Il comune di Firenze ha 92 milioni di euro in cassa. Potrebbe spenderli tutti non per la spesa corrente, ma per gli investimenti. E si tratta di opere in parte già realizzate in parte già progettate. Per il patto di stabilità quest'anno non potremmo spenderne più di nove. Ma come? Le aziende non hanno ossigeno, le banche non pompano liquidità nel sistema, il lavoro scarseggia, le famiglie boccheggiano. E noi abbiamo dei soldi – che non sono i miei, ma sono i soldi di tutti – abbiamo dei lavori urgenti, abbiamo la possibilità di spenderli e dobbiamo tenerli a marcire in banca?!? Ma perché? Lo ha deciso l'Europa (vero e non vero: in tutta Europa gli investimenti stanno fuori dal Patto). Ma trovate una soluzione, che diamine! Rinchiudetevi in uno di quegli inutili vertici e consentite alle aziende di tornare a lavorare, a riscuotere, a pagare i lavoratori. Solo i comuni hanno 10 miliardi di euro da sbloccare in questo modo. Credo che se il Governo non si dà una mossa, i comuni dovranno violare – motu proprio – il patto di stabilità. Le conseguenze sono dure, durissime. Ti bloccano per l'anno successivo la possibilità di contrarre mutui, di fare assunzioni. E qui potremmo anche reggere, organizzandoci per tempo. Ti riducono l'indennità del Sindaco di un terzo: per me vorrebbe dire prendere non più 50mila euro netti all'anno, ma circa 35mila. Uno non è felice, ovvio. Ma rinuncio volentieri se questo serve a immettere svariati milioni di euro di pagamenti sul territorio fiorentino.  Quello che però ci preoccupa è il taglio dei trasferimenti pari alla cifra sforata. E questo avrebbe ripercussioni durissime sul Bilancio 2013. I Comuni si vedranno a Venezia il prossimo 24 maggio. Sarà l'occasione – spero – per prendere una decisione dura e senza precedenti, tutti insieme. A meno che il Governo finalmente intervenga sul patto e capisca che non si può giocare sulla pelle delle aziende in questo modo.
Io sono pronto a sforare il patto di stabilità pagandone personalmente e politicamente tutte le conseguenze. Le norme vanno rispettate ma non c'è bisogno di risalire a Antigone per capire che quando una norma fa del male ai cittadini va cambiata. Aspetteremo l'appuntamento di Venezia e poi ci prenderemo le nostre responsabilità.
...
Guardiola: "leva in alto la sconfitta!"
Dopo 4 anni di trionfi Pep Guardiola lascia la guida del Barcellona. Pochi ricordano che il suo debutto estero fu contro la Fiorentina di Prandelli nel luglio 2008 al Trofeo Franchi. Alla nostra terra è legato e lo scorso anno gli ho consegnato le chiavi della città. In Stilnovo lo cito come un esempio: "L’allenatore del Barcellona, Pep Guardiola. Uno che ha vinto tutto e ha costruito una squadra impressionante, capace di giocare un calcio tra i migliori della storia. Guardiola viene spesso a Firenze, perché innamorato di questa terra. E una volta, a pranzo, mi disse: «Per il tuo lavoro devi rischiare tutto ogni giorno, ma anche per me è fondamentale. Non voglio contratti pluriennali: dipendesse da me rinnoverei il contratto ogni sei mesi per far capire ai giocatori che il primo che rischia tutto è il loro allenatore». Che spettacolo! In un mondo dove tutti chiedono il rinnovo per anni e anni, dove tutti vivono alla disperata ricerca di garanzie su garanzie, lui che in virtù dei suoi successi potrebbe chiedere qualunque cosa si rimette in gioco. Qualcuno penserà: lui lo può fare perché è Guardiola. Mi piace pensare: è diventato Guardiola perché l’ha sempre pensata così. Gli ho consegnato le chiavi della città per questo motivo, non perché ha vinto la Champions League. L’ho fatto quasi di nascosto, io, lui, qualche amico e i nostri figli che scorrazzavano nella Sala di Clemente a Palazzo Vecchio. Non volevo fosse l’ennesima comparsata tv con la stampa pronta a scattare un flash e al contempo a criticare il politico che lucrava visibilità. Era la cosa giusta da fare, perché Guardiola ha lo stesso spirito di chi cinque secoli fa, facendosi guidare dalla nostalgia di cose non viste, rispondeva alla domanda di senso mettendosi in viaggio verso terre lontane."
(Enews 340, 27 aprile 2012)

mercoledì 18 aprile 2012

Beniamino Deidda

Beniamino Deidda è il Procuratore capo di Firenze. Quaranta anni dopo l'interferenza del Procuratore Calamari sulla vicenda della parrocchia dell'Isolotto, riscatta la Magistratura fiorentina e ci incoraggia a sperare che il mondo attuale non è tutto nero come si dipinge. Certo non è quello rappresentato dai mass media. Sul finire della relazione riguardante il libro "L'Isolotto sotto processo" Manifesto ed. 2012 ci confessa come la sua carriera fu messa a rischio proprio da una sua partecipazione ad una assemblea dei parrocchiani dell'Isolotto. Guarda il video.
     Sintesi dell'intervento:


Il processo dell’Isolotto

Quella dell’Isolotto è stata un’esperienza che ha mostrato come ci si potesse sottrarre alla mediazione della gerarchia e dell’autorità; come ci si potesse organizzare e rivendicare gli spazi della propria libertà senza chiedere il permesso ai governi, ai cardinali, al potere e ai capi. E’ cominciata con l’esperienza dell’Isolotto – e ancora prima – una fase della vita democratica non ancora esplorata, nella quale il potere come tale non era più avvolto dal fascino che possiedono le cose indiscutibili. Per la prima volta nell’Italia repubblicana si sperimentava quanto fosse vera l’intuizione del Kelsen secondo cui l’idea di democrazia è inconciliabile con la figura del capo al quale si assegnano funzioni di rappresentanza del volere del popolo. Per la prima volta il popolo si riappropriava della sua sovranità e la esprimeva senza l’intermediazione del potere.
La comunità dell’Isolotto inoltre presentava un’altra caratteristica che la rendeva assai temibile per il potere costituito. Mentre altre esperienze più ideologizzate si ritagliavano per definizione uno spazio contrapposto ad altre forze ideologiche, quella dell’Isolotto non presentava un’evidente piattaforma ideologica: raccoglieva indifferentemente religiosi e laici, cattolici e atei, comunisti e democristiani di sinistra, radicali progressisti ed extraparlamentari. Si proponeva insomma di riunire tutti senza discriminazioni ideologiche in una comunità solidale intorno ad un progetto di rinnovamento religioso e sociale insieme.
Per intendere bene il senso dell’azione repressiva della Magistratura bisogna pensare che ci si trovava di fronte ad una società di credenti e non credenti che in modo autonomo si sostituiva alla società dei poteri costituiti, creando dal basso una comunione libera e non autoritaria. 
...il “reato” vero che la magistratura intendeva perseguire era la voglia e la maturità di partecipare alla vita religiosa politica e sociale. Vorrebbe dire in sostanza non cogliere il nesso strettissimo che correva tra quel tentativo di rinnovare la Chiesa e il suo rapporto con i fedeli e i movimenti di lotta e di liberazione che infiammavano tutto il mondo civile. Questa è stata la ragione vera per la quale la Magistratura si è intromessa in una questione che apparentemente non la riguardava: la contestazione dell’Isolotto non metteva in pericolo l’ordine pubblico, non dava luogo a manifestazioni di violenza, non attentava alla pace o alla tranquillità delle persone. Eppure il potere si sentiva in pericolo. Lo mostravano segni tradizionali ed inequivocabili: si muovono i fascisti; i giornali dei padroni sparano colonne di fuoco, i benpensanti scuotono il capo e dicono che così non si può andare avanti. Ecco perché la magistratura si intromette formulando imputazioni, a pensarci bene, grottesche: “istigazione a delinquere”. E chi veniva istigato? In quella comunità erano tutti istigatori. “Turbamento di funzione religiosa”. I teologi al tempo non fecero fatica a dire che l’unica funzione religiosa in atto era quella dei fedeli riuniti in preghiera in piazza. Imputazioni grottesche, dunque, che rispondevano ad una logica molto diversa da quella che sosteneva i due articoli del codice penale. Il senso vero lo colse padre Balducci quando scrisse: “tutti i regimi oppressivi, quale che sia la loro ideologia, sono sempre portati a prendere accordi con il clero...”. Da un lato l’autoritarismo della Curia aveva bisogno dell’aiuto dello Stato; dall’altro lo Stato con il suo braccio secolare correva in aiuto della Curia perché sentiva e sapeva che era in discussione anche l’autoritarismo dello Stato. 
...
La magistratura ha reagito all’esperienza dell’Isolotto come, immediatamente prima e immediatamente dopo, ha reagito ad altri fenomeni, magari meno clamorosi, che essa ha considerato “eversivi” dell’ordine costituito. Si pensava che il pericolo venisse dalle iniziative dal basso, dalle organizzazioni spontanee, dalle esperienze che incidevano sulle gerarchie del potere.
C’è stato un piccolo strascico della vicenda dell’Isolotto che riguarda chi vi parla.
L’episodio è noto dentro la magistratura ma sconosciuto all’opinione pubblica. Nei giorni in cui venivano rese note le imputazioni si era tenuta all’Isolotto un’assemblea alla quale avevo partecipato prendendo la parola. Pochi giorni dopo il Consiglio Giudiziario di Firenze aveva all’ordine del giorno la mia promozione a magistrato di Tribunale. Il Consiglio Giudiziario a maggioranza formulò parere negativo con una motivazione, come risulta dal verbale della seduta, che suonava sostanzialmente così: “non può continuare ad appartenere all’ordine giudiziario un magistrato che in una pubblica manifestazione prenda la parola per esprimere la propria solidarietà agli imputati”. Per fortuna il Consiglio Superiore della Magistratura, che doveva decidere sulla mia permanenza in carriera, fu di parere contrario, ritenendo che quell’episodio fosse né più né meno che la legittima manifestazione del pensiero, garantita dalla Costituzione. A sua volta il Procuratore Generale fiorentino, che a quell’epoca era Mario Calamari, rischiò il trasferimento da parte del Consiglio Superiore . E’ passato molto tempo, Magistratura Democratica esiste ancora ed è in buona salute, ma le contraddizioni non si sono ancora sopite. Il fatto che il giovane magistrato, che si voleva cacciare allora, sia poi diventato Procuratore Generale di Firenze è forse solo uno scherzo del destino oppure il frutto dell’astuzia della storia. Ma le contraddizioni rimangono tutte, sia pure in termini diversi.
Ed è questa in fondo la ragione per la quale della vicenda dell’Isolotto e del suo processo è necessario continuare a parlare per “contrastare la strategia dell’oblio” - come ha scritto nel suo bellissimo saggio Enzo Mazzi. “Non per esumare un cadavere, continuava Enzo, ma per dar vita al presente e al futuro attraverso la creatività della memoria”.
Beniamino Deidda biblioteca delle Oblate Firenze 22 marzo 2012

Matteo Renzi ha scritto




Enews 339, martedì 17 aprile 2012
Ricordo le regole del gioco. Chi vuole cancellarsi dai destinatari deve solo farmelo sapere via email:  enews@matteorenzi.it   Tutti i  suggerimenti, le idee, i consigli, le critiche sono per me utilissime: non riesco a rispondere personalmente a tutti, ma leggo ogni vostra riflessione sindaco@comune.fi.it. Per me questo filo diretto costituisce un’oasi di riflessione molto importante. Grazie!
Il 17/04/12 19.03, Matteo Renzi ha scritto:
...Viceversa un Paese senza finanziamento pubblico ma con un sistema di regole chiaro, con finanziamenti privati detraibili come gli Stati Uniti può consentire a un signore semisconosciuto che si chiama Barak Hussein Obama di divenire il Presidente della più potente democrazia del mondo.


Correzione di Urbano Cipriani:
Certo anche un paese senza finanziamento pubblico e con un sistema di regole chiaro, con finanziamenti privati detraibili come gli Stati Uniti, può consentire alle Lobbies che detengono il potere di tenere lontani dalla politica la maggioranza dei cittadini, di impedire l'affermarsi di un qualsiasi partito laburista alternativo, di assorbire e asservire anche un simpatico signore (allievo però della scuola di Breschinsky),  alla causa degli interessi della più potente oligarchia del mondo che, forte del suo 1%, riesce a tenere sotto controllo il 99%.

venerdì 18 novembre 2011

FINE VITA: DECIDERE CONSAPEVOLMENTE

QUINTA COMMISSIONE CONSILIARE - CONSULTA PER LA LAICITA’







La Consulta per la Laicità, presieduta dal Presidente della Vª Commissione Consiliare, Leonardo Bieber, ha il piacere di invitare la S.V. al convegno







FINE VITA: DECIDERE CONSAPEVOLMENTE







Testamento Biologico e Cure Palliative







MERCOLEDI’ 30 NOVEMBRE 2011 ORE 17.00







Palazzo Vecchio, Sala della Miniatura







Saluti







Leonardo Bieber, Presidente della Consulta per la Laicità







Interventi







Monica Toraldo di Francia, Docente di Bioetica, membro del Comitato Nazionale di Bioetica







Panoramica sulla legislazione attuale in materia in Italia e in Europa.







Piero Morino, direttore Unità Cure Palliative, Leniterapia hospice Convento delle Oblate, AS Firenze







La nascita, lo sviluppo e la realtà attuale delle Cure Palliative Domiciliari e in Hospice a Firenze







Nicoletta Bottin, Coordinatrice Infermieristica presso l’hospice di Prato e sul territorio







L’esperienza dell’hospice e le problematiche inerenti ad un’accoglienza personalizzata nel rispetto anche delle diverse culture di origine







Rossana Bartolozzi, Volontaria presso l’hospice di Via S. Felice a Ema







Resoconto di un’esperienza in corso nell’assistenza sia in hospice che a domicilio







Moderatrice







Paola Galli, componente della Consulta







Interventi del pubblico presente e repliche dei Relatori







Segreteria organizzativa: Antonella Barbieri Ufficio Consulte Tel. 055. 2768602







Nota quasi storica



A proposito di fine vita, Splinder, dominio italiano, addirittura fiorentino, chiuderà il 31 gennaio prossimo. Tutti fuori. In questi giorni trecentomila blogghisti stanno facendo la fila presso degli specialisti recuperanti per portare in salvo la mobilia, visto che la casa deve sparire: post, commenti, foto, links, video...E' una operazione di evacuazione di massa. E' il default italiano che si abbatte sul nostro campicello virtuale. 



Decidere consapevolmente: si fa di necessità virtù. Come profughi vietnamiti o cinesi ci rifugiamo in America. Ho provato con Wordpress, ma hanno cominciato a chieder soldi, insistendo sulla facilità dell'entrata, mentre non sialo riusciti, io e Simone tecnologico programmatore, a districarci nel labirinto. Son quindi finito su Google, il grande monopolio che s'è mangiato Youtube e che mi portò due anni fa all'azzeramento dei miei video, perché pretendevo di rimanere in  Youtube senza soggiacere all'account di Google. Morale: spariti tutti i miei video. son rientrato come schiavo sottomesso attraverso l'account Google e mi sono rifatta la mobilia video...Adesso padron Google forse accoglierà il mio trasferimento da Splinder-Dada fiorentina alla California. O forse finirò su IO-Bloggo. Come qui si vede il fine vita del mio Blog, forse non è il migliore, ma almeno è consapevole. 

La mia nuova casa o nuovo dominio. Mi trovi qui.


In chiaro: 

http://barbabianca-urbano.blogspot.com/

lunedì 3 ottobre 2011

Folon al giardino delle rose di Firenze



Domenica 2 ottobre 2011, Folon ritrovato al Giardino delle rose, via del monte alle croci, Piazzale Michelangelo. Regno della bellezza.
Folon era scultore, pittore, disegnatore, pubblicitario, ma soprattutto un sognatore. Che sogni faceva? Sogni concreti, non vaghi. Poter abitare in un mondo di pace, rallegrato dalla poesia, dal godimento delle cose belle che ci sono nella natura e che l'uomo può fare.
Lo scrivevo qui nel 2005.
Se clicchi sulla foto vedi le altre.

domenica 16 gennaio 2011

Fabiani e La Pira














Da la Repubblica Firenze 15 gennaio 2011 pag. 1





La notizia





L’inaugurazione: Per ricordare La Pira una statua in marmo rosso (all’Isolotto)

E perché solo Giorgio e non anche Mario?

Mario Fabiani, sindaco di Firenze, era a Roma nel novembre del 1950; a lui furono assegnati per il biennio 1951-52, 2 miliardi e 400 milioni dal Comitato di attuazione dell'INA-Casa, come amministratore di una delle 19 aree, distribuite su tutto il territorio nazionale, in cui costruire i nuovi quartieri, in genere alla periferia di grandi città (Cesate a Milano, Falchera a Torino, Mestre a Venezia, Panigale a Bologna.



...Dopo la visita a Roma il sindaco incaricò gli ingegneri Burci (dell'IACP), Giuntoli del Comune, Poggi e gli architetti Pastorini, Pellegrini e Tiezzi di redigere il piano urbanistico dell'area...)

(Daniela Poli, Storie di Quartiere, ed. Polistampa 2004, p.73).




Cito da wikipedia(http://it.wikipedia.org/wiki/Mario_Fabiani)



Bilenchi ricordò inoltre che, nel periodo di Giorgio La Pira sindaco, vi furono regolari incontri tra La Pira e Fabiani, incontri ai quali partecipavano solitamente anche Bilenchi e Tristano Codignola (La Pira chiamava questo gruppo la sua giunta parallela). Bilenchi riferisce che alcune tra le più clamorose iniziative di La Pira, come la proposta di far convenire a Firenze i sindaci dell' Est europeo e i sindaci di città americane, partirono da suggerimenti di Fabiani.



...Ci accomunava, dirà effettivamente La Pira commemorando Fabiani, l'idea che, in tempi di guerra fredda e di virulento scontro ideologico Est-Ovest, fosse necessario mettere Firenze a servizio della coesistenza pacifica, della unità e della giustizia dei popoli. Per questo La Pira descriveva il suo ventennale rapporto con Fabiani come una convergenza operosa.



Il mattino del 15 febbraio 1975 si era svolta in Palazzo Vecchio una seduta straordinaria del consiglio comunale. Giancarlo Zoli, figlio di Adone ed esponente fiorentino della DC, disse che Fabiani "amava gli uomini e gli uomini lo amavano". Piero Pieralli, per il gruppo del PCI, disse: "Siamo fieri di ogni istante della sua vita". Su richiesta dei familiari, alla commemorazione in consiglio comunale non partecipò il gruppo del MSI.



E allora perché non metterli insieme? Il professore siciliano e l'operaio empolese?


Nota:

Ho letto l'articolo di Enzo su Repubblica del 15 


(Non posso in coscienza accogliere l'invito del sindaco Matteo Renzi alla cerimonia di scoprimento della scultura dedicata a Giorgio La Pira situata nel piazzale della Chiesa dell'Isolotto. I motivi sono diversi.Il primo riguarda il senso della mitizzazione statuaria e della santificazione di soggetti umani che emergono per il loro eroismo.

Un secondo rilievo critico riguarda il bisogno che la persona di Giorgio La Pira resti viva in mezzo a noi.Un terzo rilievo riguarda l'anima dell'Isolotto e della città.

Citazione di La Pira: "Finché non mi trovai a contatto con i movimenti dei lavoratori, occupati e disoccupati, dei senza casa, dei poveri, ero come un turista. Il turista che viene a Firenze passa accanto alla città e non sa cos'è la città. Così io, ero passato accanto a tante cose, anche al lavoro, ma non l'avevo capito. Facevo preghiere affettuose al Signore ma non mi arrabbiavo. Ora mi arrabbio anche nella preghiera").


Io c'ero quel giorno dell'agosto 1969 e rimasi molto male nel vedere La Pira confuso tra la folla dei sanfedisti che erano venuti a restaurare l'ordine e il diritto di proprietà, forti della sanzione della Legge concordataria, rappresentata nella circostanza dal vescovo e dalla Prefettura. "Ma perché - pensai guardando quell'omino piccolo e mite - non sei rimasto in S.Marco a pregare per tutti noi, vincitori e vinti? Che bisogno avevi di venirci a ricordare che "ubi episcopus ibi ecclesia?" Cosa vuol dire esser professori e sapere il latino!  Ma non lo hai citato tutto, il latino. Anch'io ho studiato e potrei citare tanto altro latino - dei testi conciliari e soprattutto dei 4 vangeli - per affogarci dentro il "tuo" vescovo senza buttar via la "nostra" chiesa. Ma te lo risparmio. Oggi sei in paradiso e la tua chiesa presto ce ne consegnerà la certificazione formale. Al termine di queste riflessioni preferisco rileggere l'italiano della poesia di Neruda, non per dispetto a te, ma per il nostro comune affetto al compagno Mario. E' vero che lo consideravi un amico, la tua giunta parallela?  Sicuramente, con lui, ti troveresti meno solo. 

Nel gennaio 1951 Neruda incontrò il sindaco Fabiani, in palazzo Vecchio:


E quando in Palazzo Vecchio, bello come un’agave di pietra, salii i gradini consunti, attraversai le antiche stanze, e uscì a ricevermi un operaio, capo della città, del vecchio fiume, delle case tagliate come in pietra di luna, io non me ne sorpresi: la maestà del popolo governava. E guardai dietro la sua bocca i fili abbaglianti della tappezzeria, la pittura che da queste strade contorte venne a mostrare il fior della bellezza a tutte le strade del mondo. La cascata infinita che il magro poeta di Firenze lasciò in perpetua caduta senza che possa morire, perchè di rosso fuoco e acqua verde son fatte le sue sillabe. Tutto dietro la sua testa operaia io indovinai. Però non era, dietro di lui, l’aureola del passato il suo splendore: era la semplicità del presente. Come un uomo, dal telaio all’aratro, dalla fabbrica oscura, salì i gradini col suo popolo e nel Vecchio Palazzo, senza seta e senza spada, il popolo, lo stesso che attraversò con me il freddo delle cordigliere andine era lì. D’un tratto, dietro la sua testa, vidi la neve, i grandi alberi che sull’altura si unirono e qui, di nuovo sulla terra, mi riceveva con un sorriso e mi dava la mano, la stessa che mi mostro il cammino laggiù lontano nelle ferruginose cordigliere ostili che io vinsi. E qui non era la pietra convertita in miracolo, convertita alla luce generatrice, né il benefico azzurro della pittura, né tutte le voci del fiume quelli che mi diedero la cittadinanza della vecchia città di pietra e argento, ma un operaio, un uomo, come tutti gli uomini. Per questo credo ogni notte del giorno, e quando ho sete credo nell’acqua, perchè credo nell’uomo. Credo che stiamo salendo l’ultimo gradino. Da lì vedremo la verità ripartita, la semplicità instaurata sulla terra, il pane e il vino per tutti.







Aggiornamento del 18 gennaio



Scrive Mauro (Sbordoni) a Enzo (Mazzi):


Son d'accordo con Urbano. Certi momenti li ho vissuti direttamente. In duplice veste. Allora , quando morì Fabiani, ero giornalista dell'Unità e scrissi un articolo sul suo funerale che ebbe una partecipazione di popolo di una compostezza e intensità incredibile (tutto il popolo. compresi i negozianti del centro). E poi come consigliere  comunale partecipai alla sua commemorazione. Ricordo i vari discorsi. In particolare quello di G.Carlo Zoli (uomo "modesto" che tuttavia in quell'occasione dette il meglio di sé) e  quello di Piero Pieralli. La poesia di Neruda la pubblicammo integralmente su l'Unità. Fabiani era un grande. Era stato in URSS ed era antisovietico(forse proprio per questo si potrebbe dire, ma quanti altri comunisti - a partire da Togliatti- erano stati in URSS e non avevano capito!); aveva fatto i suoi anni migliori della vita, dai 22 ai 30 nel carcere speciale fascista e ne era uscito con la TBC ma non fu mai animato da risentimenti nei confronti di nessuno. Addirittura dopo la Liberazione si adoperò per reintegrare nella vita civile molti fascisti che erano stati epurati. La sua memoria non è stata poi recuperata come dovrebbe...Siamo un paese che non vuole ricordare...Forse non sarebbe male se la Comunità dedicasse un giorno una memoria anche a lui. Non era un santo...ma sicuramente fu un giusto! Se per caso vi venisse qualche idea fatemelo sapere ché POTREI METTERMI IN CONTATTO CON LA SUA BIOGRAFA CHE ADESSO VIVE A PERUGIA. Per oggi basta . Ti saluto e ringrazio Urbano. 

E io ringrazio Mauro.