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venerdì 27 aprile 2012

Matteo Renzi ha scritto

Non ti rassegnare alla sconfitta
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2) Tutto bene, eppure mi viene da piangere...
Uno potrebbe dire. Quante belle cose! Allora tutto fila, tutto procede, tutto va bene madama la Marchesa? Macché. Ci sono dei momenti in cui letteralmente mi viene voglia di piangere. Leggo sui giornali che il Governo vuole ripartire con misure per la crescita; ora, io non sono un cervellone né un professore. Ma con il buon senso del sindaco di periferia faccio due conti. Il comune di Firenze ha 92 milioni di euro in cassa. Potrebbe spenderli tutti non per la spesa corrente, ma per gli investimenti. E si tratta di opere in parte già realizzate in parte già progettate. Per il patto di stabilità quest'anno non potremmo spenderne più di nove. Ma come? Le aziende non hanno ossigeno, le banche non pompano liquidità nel sistema, il lavoro scarseggia, le famiglie boccheggiano. E noi abbiamo dei soldi – che non sono i miei, ma sono i soldi di tutti – abbiamo dei lavori urgenti, abbiamo la possibilità di spenderli e dobbiamo tenerli a marcire in banca?!? Ma perché? Lo ha deciso l'Europa (vero e non vero: in tutta Europa gli investimenti stanno fuori dal Patto). Ma trovate una soluzione, che diamine! Rinchiudetevi in uno di quegli inutili vertici e consentite alle aziende di tornare a lavorare, a riscuotere, a pagare i lavoratori. Solo i comuni hanno 10 miliardi di euro da sbloccare in questo modo. Credo che se il Governo non si dà una mossa, i comuni dovranno violare – motu proprio – il patto di stabilità. Le conseguenze sono dure, durissime. Ti bloccano per l'anno successivo la possibilità di contrarre mutui, di fare assunzioni. E qui potremmo anche reggere, organizzandoci per tempo. Ti riducono l'indennità del Sindaco di un terzo: per me vorrebbe dire prendere non più 50mila euro netti all'anno, ma circa 35mila. Uno non è felice, ovvio. Ma rinuncio volentieri se questo serve a immettere svariati milioni di euro di pagamenti sul territorio fiorentino.  Quello che però ci preoccupa è il taglio dei trasferimenti pari alla cifra sforata. E questo avrebbe ripercussioni durissime sul Bilancio 2013. I Comuni si vedranno a Venezia il prossimo 24 maggio. Sarà l'occasione – spero – per prendere una decisione dura e senza precedenti, tutti insieme. A meno che il Governo finalmente intervenga sul patto e capisca che non si può giocare sulla pelle delle aziende in questo modo.
Io sono pronto a sforare il patto di stabilità pagandone personalmente e politicamente tutte le conseguenze. Le norme vanno rispettate ma non c'è bisogno di risalire a Antigone per capire che quando una norma fa del male ai cittadini va cambiata. Aspetteremo l'appuntamento di Venezia e poi ci prenderemo le nostre responsabilità.
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Guardiola: "leva in alto la sconfitta!"
Dopo 4 anni di trionfi Pep Guardiola lascia la guida del Barcellona. Pochi ricordano che il suo debutto estero fu contro la Fiorentina di Prandelli nel luglio 2008 al Trofeo Franchi. Alla nostra terra è legato e lo scorso anno gli ho consegnato le chiavi della città. In Stilnovo lo cito come un esempio: "L’allenatore del Barcellona, Pep Guardiola. Uno che ha vinto tutto e ha costruito una squadra impressionante, capace di giocare un calcio tra i migliori della storia. Guardiola viene spesso a Firenze, perché innamorato di questa terra. E una volta, a pranzo, mi disse: «Per il tuo lavoro devi rischiare tutto ogni giorno, ma anche per me è fondamentale. Non voglio contratti pluriennali: dipendesse da me rinnoverei il contratto ogni sei mesi per far capire ai giocatori che il primo che rischia tutto è il loro allenatore». Che spettacolo! In un mondo dove tutti chiedono il rinnovo per anni e anni, dove tutti vivono alla disperata ricerca di garanzie su garanzie, lui che in virtù dei suoi successi potrebbe chiedere qualunque cosa si rimette in gioco. Qualcuno penserà: lui lo può fare perché è Guardiola. Mi piace pensare: è diventato Guardiola perché l’ha sempre pensata così. Gli ho consegnato le chiavi della città per questo motivo, non perché ha vinto la Champions League. L’ho fatto quasi di nascosto, io, lui, qualche amico e i nostri figli che scorrazzavano nella Sala di Clemente a Palazzo Vecchio. Non volevo fosse l’ennesima comparsata tv con la stampa pronta a scattare un flash e al contempo a criticare il politico che lucrava visibilità. Era la cosa giusta da fare, perché Guardiola ha lo stesso spirito di chi cinque secoli fa, facendosi guidare dalla nostalgia di cose non viste, rispondeva alla domanda di senso mettendosi in viaggio verso terre lontane."
(Enews 340, 27 aprile 2012)

martedì 15 novembre 2011

SILVIOSTORY: LA GRANDE ILLUSIONE

SILVIOSTORY: LA GRANDE ILLUSIONE



        Dalla scesa in campo nel lontano 1994 alla caduta di oggi: i flash di una carriera politica segnata da intuizioni e affari, affermazioni e scandali, successi e cattive compagnie.



Di quello che è stato Berlusconi nella vicenda italiana si deve cominciare a riflettere, riavvolgendo il nastro della sua storia politica. E sapendo che è politicamente ancora vivo. Consapevole o no, ha tentato fino all’ultimo di fare il male degli italiani, convinto che il suo bene fosse il loro bene, sessanta milioni di trastulli e «io solo a poterli governare». Ha tentato fino all’ultimo, come un Gheddafi, di ricattare gli ectoplasmi da lui nominati in parlamento ai suoi servigi, da quelli giudiziari a quelli d’alcova. «Metto la fiducia, perché voglio guardare negli occhi chi mi tradisce». Mi ricorda il 25 luglio 1943, quando Grandi entrò nel Gran Consiglio con due bombe a mano nella sahariana. Mi ricorda che quando si votava la fiducia per appello nominale alla camera o al senato, con un Sì o con un No, si doveva pronunciare quel monosillabo passando sotto il banco del governo. Se a qualcuno tremano le gambe, c’è rischio che gli si paralizzino. Ha tentato fino all’ultimo, contro il mondo, di dimostrare che il problema italiano non era lui. Consentendo agli attendenti Bechis e Ferrara di fare l’esperimento di lunedì mattina: annunciano che il primo ministro italiano sta per dimettersi, le Borse esultano e salgono, lui smentisce, e le Borse gli ritornano in faccia come un boomerang. Avevano avuto ragione gli inglesi, prima che i mercati riaprissero, a lanciargli l’ultimo appello, «In nome di Dio, dimettiti». Ma chi crede in Dio? Berlusconi?



Razza Padrona



A Berlusconi basta lui come dio, incarnazione della Razza Padrona. Ce lo diceva nelle riunioni dei giornalisti “suoi dipendenti” ad Arcore: «Scendo in politica, o mi aiutate a vincere o me ne vado alle Bahamas, e a Natale vi mando una cartolina illustrata». Indirizzo, sottinteso, il marciapiede.



Erano i giorni in cui il riservatissimo Cuccia, lo gnomo di piazza Affari, sussurrava a Montanelli che il suo editore aveva quattromila miliardi di debiti con le banche. E non c’era più a Roma nemmeno un Craxi a garantirgli l’intoccabilità del conflitto d’interessi. Nonostante la mellifluità della sinistra.



Tutta la sua vita, e vent’anni della nostra, sono passati così, nel segno del conflitto.



Più volte negli ultimi giorni del regime s’è letto che il raìs (ma lui s’era incoronato premier, fregandosene delle regole sostanziali e formali della Costituzione) aveva avuto consultazioni coi figli Marina e Piersilvio, eredi o già vicerè dell’impero, e con Confalonieri, reggente dal 1993. L’Italia fluttuava come Genova nel nubifragio, ma il premier non consultava ministri, governatori, eminenze grige o porporine, capi di stato e di governo. Consultava i figli, come se il crollo del suo regime durato 18 anni fosse affare di famiglia. Che dite: alla Fininvest giova di più se resisto o se mi dimetto? Resisti papà, era la risposta; e anche il milanese apparentemente pacioso Confalonieri, che s’era tenuto fuori da notti al bunga bunga e da pubblici fanatismi confindustriali, diceva «Giova più se resisti», memore della sua vecchia legittima ammissione: «Sono grato a Silvio, perché mi ha fatto ricco». Poi ha confuso l’onore del premier con la resistenza in articulo mortis.



Tutto qua. Del resto erano passati 18 anni da quando, al tavolo lungo di Arcore, Ferrara fingeva di farsi carico di una brillante idea personale: «Può la Fininvest assumere un’iniziativa per la ricomposizione del quadro politico?» In quel momento, la Fininvest sembrava non aver più referenti a Roma, né per l’assegnazione delle frequenze né per altro. E i comunisti erano sempre buoni come mangiatori di bambini, nonostante Occhetto cercasse di spiegare che l’alleanza elettorale con Rifondazionisti e retini era una cosa, la maggioranza per il governo di sinistra altra cosa. Col Mattarellum «regalatoci dai referendum di Segni», i comunisti prenderanno 500 seggi. «Ricevo ogni giorno telefonate da colleghi industriali che mi sollecitano a scendere in campo ». Anche da Agnelli? No, ma alla fine s’è persuaso anche lui: «Lasciamolo provare.



Se va bene a lui va bene a tutti noi, se va male va male solo a lui».



Patriottismo finanziario.



Invano il contrapposto patriottismo romantico di Montanelli consigliava l’amico Fedele di dissuaderlo: «Prima lo applaudiranno, poi gli salteranno tutti addosso, quando gli avrà fatto bere la sua politica fino alla feccia che risale il vaso». Scrisse proprio così sul Corriere della Sera, dopo aver perduto il Giornale e La Voce, «la feccia che risale il vaso», la destra berlusconiana «la peggior destra che io abbia mai visto, benché ne abbia viste tante nella mia lunga vita». Oggi sarebbe stato il suo giorno, quello in cui l’overdose dimostra i suoi effetti. Ma è morto dieci anni fa, subito dopo il ritorno del Cavaliere a palazzo Chigi e l’inizio del decennio, che milioni di italiani hanno tracannato con lui, come la “sozza” dell’imperatore della Cina descritto da Carducci: «E zozza ancora, e zozza ancora: il mio popol, vedete, è in visibilio, e canta osanna, osanna». In italiano, «Meno male che Silvio c’è».



C’è Silvio, c’è il canto, ma non c’è l’idea.



Qual era l’idea di Berlusconi per l’Italia? Il decennio ha avuto due tempi, due legislature, entrambe senza che l’idea emergesse.



La prima rivolta a costruire nel cuore dell’Europa liberale e costituzionale una jamahiriya nazional-popolare nella forma, borghese-cleptocratica nella sostanza.



Primo tempo, l’arrembaggio



Primo tempo, 2001-2005. Al Cavaliere bastò qualche mese per rassicurare gli italiani: «Lo Stato sono io». Un Re Sole che impone prima cosa l’abolizione del reato di falso in bilancio e una legge che rendesse impossibili le rogatorie internazionali. Cominciava così a pestare anche i piedi ai suoi soci euroatlantici o arabi, restii a investire in società dove era lecito falsare i bilanci. Poi agli americani, che sanguinavano dalle Torri Gemelle. Per combattere il terrorismo dopo l’11 settembre Bush aveva chiesto collaborazione internazionale militare, giuridica, bancaria, di intelligence. Ma le esigenze del raìs venivano prima della lotta al terrorismo.



Ostilità alle rogatorie e tira e molla se andare in Afghanistan nonostante il voto ampio del parlamento. Cadono così primi semi della diffidenza euroatlantica per l’Italia di Arcore, Bush lascia senza risposta le richieste della Farnesina di ricevere il brianzolo alla Casa Bianca: il buon patriota Ciampi, quando Bush padre va al Quirinale durante una vacanza romana, lo chiama dietro una tenda e gli sussurra: preghi suo figlio di ricevere quel tanghero che gli italiani si sono scelti per premier.



Cominciò così la “questione di fiducia” dell’Italia, su cui dieci anni dopo Berlusconi sarebbe caduto. Neanche il suo primo cantore Giuliano Ferrara, aspirante Primo Cervello del regime, sopportava senza recalcitrare: e diventò Giuliano l’Apostata a metà. L’atra metà preferì dedicarla all’esegesi delle encicliche papali. Quanto all’altro grande ma discreto patron, Gianni Agnelli, che aveva regalato al premier un ministro degli esteri come l’ambasciatore Ruggiero, cominciò a parlare di «Repubblica dei fichidindia». Dopo qualche settimana anche Ruggiero dà forfait. La sera di San Silvestro, Ciampi parla agli italiani ribadendo l’assoluta fedeltà all’Europa; il primo gennaio 2002 entra in vigore l’euro; il 2 gennaio Martino,Tremonti e Bossi rinnovano gli attacchi all’euroentusiasmo; il 3 Ruggiero denuncia la subdola linea dei colleghi; il 4 Berlusconi dichiara decaduto Ruggiero, colpevole di non aver esaltato le sue dichiarazioni sulla «superiore civiltà occidentale». Da allora, per dieci anni, Berlusconi non farà che lamentare gli scarsi poteri del raìs, l’impossibilità di licenziare un ministro e assumerne un altro.



Con gli italiani la menzogna funziona: il Cav può tenersi un ministro dell’interno come Scajola, che al G8 di Genova aveva lasciato la città in mano ai black bloc, un ministro delle infrastrutture come Lunardi («Con la mafia bisogna convivere»). Ma soprattutto ministri che gli confezionano gli abiti addosso, Gasparri per la tv e la pubblicità, Frattini per il conflitto d’interessi, Tremonti per il lavoro degli spalloni che passano le Alpi su e giù protetti dallo “scudo fiscale”; Castelli (che ha soffiato a Pera il posto di Guadasigilli) e che a via Arenula epura tutti i magistrati che manifestano indipendenza di giudizio. A Roma, il governatore fascista Storace chiude l’anno dicendo (contestato da Pecorella) che «c’è più corruzione a Palazzo che antrace in America», nonostante Ground Zero; ma il governo cammina come un treno e chiede di ridurre a 6 i 32 reati individuati dall’Unione europea per combattere il terrorismo (riciclaggio, corruzione, razzismo, società a scatole cinesi, ecc. ecc.). «Europa? – balbetta Bossi – chiamatela piuttosto Forcolandia». Applaudono Oriana Fallaci, Gianni Baget Bozzo, Marcello Pera ripagato con la presidenza del senato.



Palazzo Chigi non è ancora diventato palazzo Grazioli (la bavosa svolta sessuale verrà nel secondo tempo), ma svolge ancora funzioni di governo: come ricevere Sua Altezza Reale il principe saudita Al Waleed, socio in affari Mediaset, schierando nel cortile la fanfara dei Lancieri di Montebello: lieti (?) di tornare, dopo decenni, sui campi della gloria.



Secondo tempo, il basso impero



Secondo tempo, 2008-2012. Finita in anticipo la seconda esperienza Prodi (2006-2008), per la sarabanda bertinottiana, mastelliana, cardinalizia, industrialista e bottegaia contro il “cattolico adulto”, il bis di Berlusconi si annuncia col fuoco d’artificio di cento parlamentari di maggioranza: un’anonima leva nuova, prelevata da ranghi aziendali, hostess, professionisti in salita e professioniste in vigilia di climaterio, ex miss e veline (futuro nerbo del partito dell’amore, poi tout court partito della gnocca), con la certezza che gli italiani non avrebbero dimenticato tanto presto la sarabanda del centrosinistra. Come segno del destino, anche la nuova legislatura si annuncia con un G8, non tra le fioriere di Genova ma tra le macerie ancora polverose dell’Aquila; e l’odore di immondizia con cui Senatus populusque partenopeus avevano deciso, in omaggio alla camorra, di seppellire il profumo del Golfo, troppo aspirato dai turisti. Ghe pensi mi. Come a Genova, anche a L’Aquila. Ma stavolta il premier ha l’asso nella manica dell’uomo che veste in uniforme anche quando dorme, il capo della protezione civile Bertolaso.



Entrambi, dopo aver devastato La Maddalena, già destinata al G8, preparare nella città terremotata il trompe l’oeil per i grandi del mondo, e manda soldati a Napoli a raccogliere “monnezza” in tre giorni. Altro trompe l’oeil di altri tre giorni. Tre giorni anche per sgombrare Lampedusa dai migranti, fino alla guerra contro l’altro raìs, Gheddafi, che a Roma era venuto con tenda, elefanti e amazzoni, abbronzate come Obama. Nel frattempo, un esercito di legulei e ammazzasentenze tutela il premier dai processi in corso. E dalle campagne scandalistiche, che dalle escort risalgono alle istituzioni. Giorno dopo giorno, politica e scandali, potere e sesso, mostrano la natura del principe.



E quella del declino, la fine di un regno, segnato dalla certezza dell’impunità, da prescrizioni e da proroghe, dalla fame di carne, dalla sovranità popolare trasformata in preservativo. Cala sul paese, e una parte ne gode ancora, una cultura nietzschiana imparata sui sunti Bignami. Su quelle paginette tascabili scrivevano gli appunti leader da operetta e da arrembaggio, e cittadini ai quali parlare di “regole” è molto peggio che chiedergli le figlie in prestito. Vallettopoli è anche questo. Il paradiso è a portata di mano, si chiama condoni, sanatorie, scudi, amnistie, amnesie, banche estere, mazzette, lavori in nero, affitti in nero, false invalidità, remissione dei peccati, prescrizioni. Cos’altro si vuole da un governo? Gli stessi preti di scuola ruiniana tacciono.



Poi smisero di tacere anche loro, quando per un verso lo stesso parlamento dei “nominati” non riuscì più ad arginare la marea dei disoccupati, delle donne e degli studenti nelle piazze, e delle richieste dei magistrati contro la casta. Giorni tristi per i Cosentino, i Papa, i Cuffaro, tutti gli uomini del presidente, e chissà mai perché scelti tutti con le stesse stimmate. Più male dei giudici fanno i mercati, le Borse, i governi stranieri (in aggiunta ai giornali), partner irridenti dei vertici, dopo che per anni il premier aveva preparato anche per loro il trompe l’oeil dell’Italia ricca e protetta da ogni crisi: tutti al ristorante, tutti in fila per un posto in aereo, tutti a sgomitare in agenzia per una camera negli alpeggi, sui campi sci, ponte dopo ponte.



Il lettone di Putin diventa il lettone dell’ammalato delirante. Una malattia psicofisica che cambia ogni giorno i connotati del raìs, camicia nera aperta al collo, petto in fuori, pancia in dentro, mascella quadrata, sguardo aquilino, broncio di tempesta, come da balilla avevamo appreso alla scuola del Duce.



Riciclaggio di 70 anni fa, spacciato per ultima incarnazione del re a un popolo la cui memoria non va più addietro dell’altro ieri. Del resto, alle “donne” piace così: nell’ora del fuggifuggi, una tal deputata Rossi, richiesta se si senta la Claretta Petacci del Cav, risponde: «Clarette e Claretti per fortuna sono in tanti in questo paese». Tutti «col presidente per sempre, fino alla fine. Perché lui non avrà mai fine».



Gli affari di famiglia



E alla fine Berlusconi cade nella stessa trappola in cui ha intrappolato il suo popolo: l’immortale, l’imbattibile, il senza mai fine, finisce. E non gli resta che lasciare a Roma i conti dello stato e correre ad Arcore, come si diceva, a fare i conti della holding in famiglia: le finanziarie utilizzate per controllare la Fininvest (Mediolanum, Milan, Mondadori, Mediaset. Finanze Luxembourg, Teatro Manzoni); la spartizione del capitale tra i familiari (Silvio 63 per cento, Marina 7,65, Piersilvio 7,65, Barbara, Eleonora e Luigi 21,43). Come Mussolini in fuga verso la Valtellina si preoccupava di mettere in salvo le lettere che compromettevano Churchill, il premier in ripiegamento ha il pensiero dominante. A Mammona. Mentre l’Italia è prossima al default, pensa a una nuova legge testamentaria che raddoppi la quota del testatore, sicché egli possa non disperderla fra cinque figli ma concentrarla su qualcuno. E lo spread coi Btp tedeschi sta a 500 e, dopo Zapatero, anche il premier greco lascia la barca a nuovi timonieri.



Finis Austriae



Bisognerebbe rileggere in libri non elegiaci la vicenda di Vittorio Veneto, quanto facemmo noi e quanto, forse più, fece la rivolta dei popoli riuniti nella Duplice Monarchia. Mesi prima della battaglia, gli austriaci avevano offerto all’Italia la ritirata dal Veneto e poi l’armistizio. Molti erano d’accordo, non V. E. Orlando, presidente del consiglio, perché così l’Italia si sarebbe portata per sempre addosso la disfatta di Caporetto.



Occorreva una vittoria riabilitante.



Le prime linee austriache ressero all’offensiva diversi giorni, poi arrivò tra quei soldati boemi, croati, galiziani, sloveni la notizia delle rivolte nei loro paesi, e gettarono i fucili anche loro, aprendoci la via di Vittorio Veneto. Ridotti alle misere cose del berlusconismo, anche in esse si ritrovano gli elementi della Finis Austriae. Il partitone pluriculturale dell’uomo senza cultura si disgrega, Fini accende la miccia della secessione verso il centro, sancendo la fine del “predellino”; in piazza scendono i mondi del lavoro, della scuola, della dignità femminile, dell’università, mentre pseudoministeri volano a Monza; la secessione dilaga tra i partiti o partitini “fondatori”, socialisti e liberali, democristiani e repubblicani, partito dei soldi e partito Rai o Mediaset. Ma soprattutto Europa e Fmi decretano la fine della sovranità ottocentesca degli stati: non si governa senza il consenso internazionale se sei debitore. «Otto traditori», dirà ieri sera il raìs di fronte alla cifra implacabile: 308 invece di 316.



Le Clarette e i Claretti sono ancora «con Lui fino alla fine». Una fine che lascia sul campo l’onore nazionale, ma finalmente anche l’Italia dei nuovi mimi delle corti barbare o signorili, il sudario spagnolo-tridentino disteso sul paese del Rinascimento, lo slittamento da tangentopoli al berlusconismo in continuità, senza un ripensamento morale condiviso, il degrado delle istituzioni rappresentative prive di culture autocritiche, il “partito liberale di massa” rivelatosi uno slogan da opporre alla gioiosa macchina da guerra.



(Da vecchio liberale, di questo voglio esser grato a Berlusconi: d’aver dimostrato che il presunto “liberalismo” della borghesia italiana non è mai esistito. È esistito solo in un’estrema minoranza di liberali che, quando il clima storico lo ha permesso, Risorgimento, Resistenza, Costituente, si è messo alla testa della nazione per dare, non per prendere. Speriamo che quel clima torni).

   

 FEDERICO ORLANDO



da: www.criticaliberale.itdi domenica 13 novembre 2011 

     

Mo non gliene farei un torto se ha nicchiato nel seguire Bush nella lotta contro il terrorismo, dato che le torri gemelle non sono state buttate giù da 20 ragazzini islamici; mentre è vero Bin Laden e famiglia, l'agente CIA e i grandi amici dei Bush. Così come non è campata in aria la politica di avvicinamento alla Russia e alla costa meridionale del mediterraneo.  Vuol solo dire che il Silvio fiuta il proprio interesse e capisce che gli Stati Uniti sono solo concorrenti prepotenti e senza pietà. Per questo la Francia è corsa in Libia cercando di arrivare prima della NATO, braccio armato USA.  Che poi il Silvio abbia confuso il proprio interesse con quello dell'Italia, questo è il punto. Montanelli lo capì subito. 

giovedì 21 luglio 2011

L'attacco USA all'Europa

Stefania LimitiAbbiamo di nuovo scelto Webster G. Tarpley per approfondire uno dei più temi urgenti di questi giorni, l'attacco speculativo all'euro e i suoi effetti su alcuni paesi, tra cui l'Italia. Tarpley, infatti, oltre ad essere un profondo conoscitore del sistema finanziario internazionale è, soprattutto, un osservatore di assoluta indipendenza e paladino delle battaglie contro tutte le oligarchie, come è possibile constatare dalle sue opere (tra le quali segnaliamo, per l'attinenza al tema, il recentissimo Obama dietro la maschera: golpismo mondiale sotto un fantoccio di Wall Street). Le sue sono caratteristiche essenziali, dunque, se si vuole scoprire dove siano le verità nascoste: per questo la prima domanda è diretta al cuore del problema: 



1. Esiste un'intelligence che ha pensato e attuato il piano speculativo nei confronti dei paesi europei? - Sì, questo era già chiaro dal febbraio 2010, quando il Wall Street Journal pubblicò un servizio su una cena cospiratoria (8 febbraio) tenuta nella sede di una piccola banca d'affari specializzata, la Monness Crespi and Hardt, alla qualeparteciparono persone di grande influenza. In quell'occasione si cercavano strategie per evitare un'ondata di vendite di dollari da parte delle banche centrali ed il conseguente crollo del dollaro. L'unica maniera per rafforzare il biglietto verde passava attraverso un attacco all'euro le cui compravendite ammontavano circa a mille miliardi (one trillion) al ogni giorno: impossibile pensare ad un attacco frontale contro una moneta così forte. Quindi, gli sciacalli degli hedge funds di New York - fra cui anche certi protagonisti della distruzione di Lehman Brothers - hanno cercato i fianchi più deboli del sistema europeo e li hanno individuati nei mercati dei titoli di stato (government bonds) dei piccoli paesi del meridione europeo e comunque della periferia - Grecia e Portogallo - dove era possibile contare sulla complicità di politici dell'Internazionale Socialista al servizio della CIA e di Soros. Il mercato dei titoli di stato della Grecia è relativamente ristretto e poco liquido rispetto al Bund tedesco o al Gilt britannico (i loro bonds): una condizione ideale per una serie di vendite al ribasso, accompagnate da articoli negativi ispirati da veline di Wall Street e della City e magari a qualche valutazione pessimista delle agenzie di rating (notoriamente corrottissime come abbiamo visto nel 2007-8). Un mix che può determinare tracolli dei prezzi e un vero e proprio panico. Per aumentare il potere distruttivo di questi attacchi speculativi, si usa una forma di derivati che si chiamano Credit Default Swaps (Cds) - detti talvolta derivati di assicurazione. Con pochi soldi si può scatenare un effetto notevole al ribasso. 



2. Può spiegarci meglio cosa sono questi famigerati Cds? 



- Sono quelli che hanno distrutto la più grande ditta assicuratrice del mondo, l'AIG, nel settembre 2008. L'ufficio di Londra di AIG aveva emesso Cds per 3 mila miliardi di dollaro ($3 trillion), più del prodotto nazionale lordo della Francia. C'è stato un tentativo qui negli Usa di proibire o almeno limitare i CDS ma alcuni esponenti Democratici al servizio di Wall Street, Dodd e Frank , hanno bloccato il provvedimento l'anno scorso con l'aiuto dei Repubblicani reazionari....



3. Sì, ricordiamo questo passaggio, può spiegarci in termine chiari di cosa di trattò? 



- Durante l'iter parlamentare dell'abbozzo di legge per la riforma del sistema finanziario, il senatore Christopher Dodd del Connecticut e il deputato Barney Frank del Massachusetts, i presidenti delle commissioni competenti, entrambi Democratici e entrambi pagati da Wall Street, fingendo di volere la riforma radicale, hanno silurato quasi ogni tentativo di proibire o limitare i derivatives. Lo hanno fatto coll'aiuto dei Repubblicani, apertamente ostili ad ogni riforma. Il risultato e' che il cancro dei derivatives continua a crescere.



4. Chiarissimo, tornando ai CDS...



Un CDS è una scommessa (side bet) fatta da un terzo rispetto alla bancarotta o meno di un altro titolo, spesso fatta a distanza - nel caso in cui colui che fa la scommessa non e' il proprietario del titolo di cui si tratta (naked CDS).E' come scommettere su un cavallo che appartiene ad un altro. I CDS sono intrinsecamente illegali: se fossero polizze di assicurazione, bisognerebbe incriminare i venditori perché non hanno fatto le formalità legali per registrarsi come società assicuratrici, ne' hanno le riserve di capitale - chiunque può vendere CDS anche se non ha risorse ne' fondi speciali per esiti imprevisti. Se i CDS fossero giochi di azzardo, allora bisognerebbe incriminare i venditori come operatori di una bisca fuorilegge. Si potrebbe quindi colpire i CDS senza nuove leggi, solo con quelle già esistenti. Nella primavera scorsa, il ministro tedesco delle finanze Schauble ha introdotto una serie di misure contro i CDS allo scoperto (naked credit default swaps): si tratta di misure che hanno avuto un effetto positivo per la stabilità dell'euro e delle obbligazioni dell'eurolandia. 



5. E le agenzie di rating?



- Per quanto riguarda le credit ratings agencies andiamo a vedere il loro ruolo nella crisi mondiale di settembre 2008, quando hanno mantenuto note di AAA per ditte come AIG, Merrill Lynch,e Lehman fino a 5 minuti prima del crollo di queste aziende. La loro corruzione era evidentissima. Adesso loro vorrebbero giudicare la solvibilità dell'Italia, e questo e' uno scandalo. I funzionari di queste agenzie dovrebbero tremare davanti al giudice togato, invece di poter mandare siluri contro grandi nazioni. Bisogna mettere queste agenzie fuorilegge per non permettere loro di fare pubblicità agli speculatori al ribasso e spargere panico fra i piccoli risparmiatori che forse credono tutt'ora nella buona fede di queste agenzie screditatissime.



  6. Ci spiega che cosa significa in termini politici l'attacco all'Euro?



  - Si tratta di un tentativo di esportare la depressione economica mondiale verso l'Europa, creando un caos di piccole monete che saranno facile preda alla speculazione, a differenza dell'euro che è abbastanza forte per potersi difendere. Si tratta di scaricare la crisi sull'Europa, sempre con l'idea di indebolire a tal punto l'euro da impedire a questa moneta di fungere da riserva mondiale accanto al dollaro o al posto del dollaro. Negli anni trenta la strategia inglese era quella delle svalutazioni concorrenziali (competitive devaluations) della sterlina, per esportare la crisi verso gli altri. Un approccio noto come "beggar my neighbor" - ridurre il vicino alla miseria. Oggi è la stessa strategia con i mezzi più sofisticati - fra cui, appunto, i famigerati derivati, definiti da Warren Buffet come "financial weapons of mass destruction."



  7. In Italia molti ritengono che l'attacco speculativo al debito pubblico coincida con la fine della stagione di Berlusconi, c'è un legame tra le due cose?



  - La grande questione che riguarda l'attacco sferrato all'Italia lunedi' 11 luglio e': perche' adesso? Veramente non ci sono spiegazioni solo inerenti alla specifica situazione italiana. Una ipotesi: le zombie banks e hedge funds di Wall Street volevano seminare panico in Italia per avere più opzioni nell'eventualità di una bancarotta nazionale USA alla vigilia di Ferragosto che potrebbe scaturire dal rifiuto dei Repubblicani reazionari del Tea Party di aumentare il limite massimo dell'indebitamento dello Stato americano. In quel caso, l'unico aiuto per il dollaro sarebbe un tracollo contemporaneo dell'euro, che potrebbe benissimo cominciare dall'Italia. Bisogna tuttavia riconoscere che la cacciata di Berlusconi rappresenta da un paio di anni uno dei primi obiettivi angloamericani in Europa. Berlusconi è troppo vicino a Putin, troppo coinvolto nel Southstream pipeline, troppo indipendente da tanti punti di vista. Si vede questo nei documenti pubblicati da Wikileaks, un'operazione della CIA mirata a colpire i bersagli degli angloamericani, da Gheddafi a Ben Ali a Mubarak a Putin e la signora Rodriguez de Kirchner in Argentina. Qui da noi leggiamo che Berlusconi è il più grande amico della Russia all'interno della UE - cosa positiva per la pace mondiale a mio parere, ma intollerabile per l'impero angloamericano in fase di crollo. Gli stessi impulsi nazionalistici italiani e lo stesso mestiere dell'Italia come ponte fra l'Europa da una parte e il Nord Africa, il Medio Oriente e la sfera russa dall'altra sono presenti, sebbene in forma debole, nell'azione di Berlusconi. Purtroppo molti in Italia sono accecati dall'odio appena si tratta di Berlusconi. Io ho visto che quelli che erano accecati dal loro odio di Bush sono caduti nella trappola di Obama - vale a dire di Soros e di Rockefeller - e quelli che erano accecati dal loro odio nei confronti di Obama sono caduti nella trappola del Tea Party - vale a dire dei fratelli Koch ultrareazionari. In Italia quelli che sono accecati dal loro odio nei confronti di Berlusconi cadono fatalmente nella trappola di De Benedetti, Soros e compagnia bella. 



8. Per noi Berlusconi rappresenta un ostacolo per qualsiasi forma di democrazia



- Sì, ma è meglio evitare l'odio e lavorare su un progetto positivo come una riforma economica e le misure urgenti per difendere l'economa italiana contro l'attuale attacco coordinato degli speculatori internazionali. Berlusconi è imbevuto di ideologia neoliberale. La sua è una politica ostile alla classe lavoratrice. Il suo appoggio a progetti come la privatizzazione dell'acqua è pura follia. Berlusconi appare quindi incapace di difendere l'Italia dall'ondata di rivoluzioni a colori che incombe sull'Europa. Ma prima di cacciarlo gli italiani dovrebbero essere ben sicuri di non andare dalla padella alla brace.



  9. Appunto, il governo di Berlusconi-Tremonti e Bossi in questo momento impedisce passi avanti ma quali sarebbero queste misure urgenti secondo lei?



  - Secondo me il governo italiano deve agire quanto prima per dichiarare lo stato di emergenza; vietare in maniera permanente i titoli derivati di assicurazione (credit default swaps), lo strumento preferito per l'assalto alle obbligazioni dello Stato Italiano e disporre serie pene criminali per i trasgressori di tale divieto. Ripeto: se questi titoli sono considerati assicurazioni, i venditori non hanno adempito alle precondizioni legali per poter funzionare come ditta assicuratrice, se sono giochi di azzardo, la loro vendita rappresenta una bisca abusiva. In ogni caso sono illegali e devono essere colpiti dalla legge. Neutralizzare le agenzie di rating. Durante la crisi del 2008, le agenzie di rating hanno mantenuto una valutazione di AAA per molte obbligazioni fino alla vigilia del crollo, dando luogo ad accuse di corruzione. Oggi esiste il fondato sospetto della partecipazione di queste agenzie ad una operazione congiunta di attacco all'Italia da parte di banche e hedge funds esteri nell'ambito di una speculazione al ribasso su vasta scala. È quindi opportuno far intervenire la magistratura e la Guardia di Finanza per eseguire perquisizioni nelle sedi di tali agenzie allo scopo di accertare in maniera preventiva se questi delitti sono in fase di preparazione. Eventuali attivitàcriminali contro l'Italia da parte di queste agenzie di rating devono essere colpite attraverso proteste diplomatiche, mandati dell'Interpol e altri mezzi. Questi provvedimenti sono urgenti sopratutto per rompere lo slancio dell'attuale attacco speculativo e per garantire la stabilità necessaria per sviluppare una azione a più lunga scadenza. Ogni sforzo deve essere fatto per ottenere l'applicazione di tali provvedimenti in tutti i paesi dell'Unione Europea. 

Fonte

mercoledì 15 giugno 2011

Roma Termini - Roma Tiburtina

Domenica 12 giugno 2011

Scendere dall'aereo Tunisair alle 19,15, prendere il treno Fiumicino-Termini alle 19,40, arrivare a Termini alle 20,04, correre (lungo tragitto) al binario 7, frecciarossa delle 20,15, chiedere al capotreno di poter salire pagando a bordo. La risposta: il costo viene € 45 del biglietto normale + 50 dell'addizionale. Che non è un'addizionale ma una multa. 

Prima alternativa:

Dopo le 20,15 prevista la notte in bianco a  Termini: il primo treno utile per Firenze, Bologna, Milano, Padova, Udine, Trieste...alle 6,15 del mattino.

Seconda alternativa:

Stazione Roma Tiberina, treno notte delle 22,36, prezzo biglietto € 27.

Prendere Metro linea B, direzione Rebibbia (nomen est omen),  biglietteria chiusa (ore 20,45), biglietteria automatica (solo Carta o Bankomat, esclusi contanti), trovato aiuto di giovani informatizzati, cercata toilette, trovate due cabine mobili automatiche (€ 0,50 senza dare resto) ad alto indice claustrofobico,  provvidenziale guasto di una delle due cabine che, generosa come la meretrice di Gerico, lascia la porta aperta e ti permette di orinare gratis, dando la schiena ai clienti (maschi) in fila. Andare binario 17 (lungo corridoio, scale...), leggere spostamento al binario 4, sostare in pensilina dalle 22,15 in attesa delle 22,36, leggere ritardo 5', rileggere ritardo 10', leggere ancora 15', rimanere in piedi sulla pensilina priva al tutto di panchine o appoggi-balaustra, ascoltare dalla signora padovana la storia esilarante di una funzionaria dell'anagrafe di Padova che la costringe per 4 volte a cambiare fotografia: nella terzultima era col cappotto e ancora non andava bene..

Ma il treno notte 744 che perde 15 minuti per arrivare da Napoli a Roma, sull'onda da lui intuita dei risultati referendari, riguadagna l'intera posta tra Chiusi, Terontola, Arezzo, Firenze CM (Campo di Marte).

Arrivare a baita alle 2 di notte e pregustare la possibilità di andare a corroborare il cuorum degli italiani fermo fino allora al battito 41%.

Dormire beato al ricordo della trasferta tunisina che mi ha regalato la cerimonia laica del matrimonio tra Luca e Najla. In festa ed allegrezza.

martedì 10 maggio 2011

Una historia Fiorentina e non solo




UNA “HISTORIA FIORENTINA”






 



            Simone di Piero della ricca e influente famiglia Vespucci, visse e operò a Firenze nel 14° secolo. Tra il 1382 e il 1388 fondò l’ospedale di Santa Maria dell’Umiltà, corrispondente all’odierno San Giovanni di Dio in Borgo Ognissanti. Prima di morire, nell’anno 1400 lo donò alla Compagnia di Santa Maria del Bigallo, che già si occupava di altri luoghi di cura. Simone era avvezzo agli affari e ben sapeva come va il mondo, perciò articolò la sua donazione in precisi dettati e clausole: i beni mobili e immobili da lui lasciati alla Compagnia si dovevano destinare unicamente “…all’ospitalità e al servizio uso e vantaggio, utilità accoglienza sostentamento dei poveri e degli infermi  e delle persone miserabili per il tempo che verrà”  [sott. nostra] ad esclusione di ogni altro “uso e servizio”.



            Nei secoli successivi la volontà di Simone è sempre stata rispettata dalla Compagnia del Bigallo e dagli altri gestori di quel bene che la saggia previdenza del donatore aveva destinato  al miglioramento della vita nella città al tempo suo e “per il tempo che verrà”.



 



            E’ venuto un tempo, il presente, in cui previdenza e civica saggezza sono virtù generalmente poco praticate. Né si distingue dall’andazzo l’attuale gestore dello storico ospedale di Borgo Ognissanti, l’ASL fiorentina, che infatti progetta di  continuare le insensatezze della sua finanza creativa (e probabilmente di sanarne le voragini di bilancio) con un piano di  vendite che include pure quegli edifici.



            Si dà il caso però che Simone abbia tuttora in Firenze delle degne eredi. Tre di queste, appresi gli sciagurati progetti, per quel che le riguarda, hanno rinverdito la civile cura dell’antenato per il bene collettivo, che evidentemente sentono come propria. Consultati gli opportuni documenti, hanno incaricato un avvocato di produrre una Osservazione all’adottando Piano Strutturale della città con cui si avvisano Comune e ASL che non è possibile fare ciò che si vuole dell’ospedale in questione alterando le volontà del donatore chiaramente espresse e vincolanti. Di fatto hanno preannunciato una diffida alle due amministrazioni verso qualsiasi disegno speculativo che volessero attuare sugli edifici che Simone ha voluto pubblici anche “per il tempo che verrà”.



            Il comitato “San Salvi chi può” pratica altre e differenti forme di conflittualità nella difesa dei beni pubblici, in particolare dell’ex ospedale psichiatrico da cui prende il nome, in consonanza con quanti lottano contro l’esproprio dei beni comuni cittadini e metropolitani da parte di avidi e potenti interessi privati, molto ascoltati dalle Amministrazioni locali. Da questo punto di vista e di azione, ritiene originale e certamente incardinata nel ricchissimo contesto storico e culturale toscano, la difesa di un bene pubblico attraverso l’uso di un testamento risalente al 1400.



            Ritiene inoltre, che quelle lontane parole dell’estensore suonino di attualissimo rimprovero politico a quanti – pubblici amministratori o politici di professione – solerti al “decoro” dei territori  loro affidati, nella sostanza servono i poteri forti e le loro logiche di profitto, nell’ostentato disinteresse e perfino nell’ostilità verso i “poveri”, gli “infermi” e “le persone miserabili” del nostro tempo, che si risolve in disinteresse e danno per lo svolgersi di una civile  e umana vita di tutti.



 

giovedì 14 aprile 2011

Misteri d'Italia

I peggior governo dell'Italia repubblicana col più grande Primo Ministro degli ultimi 150 anni.

lunedì 28 febbraio 2011

Sognando Antigua


Mentre continuo a dire che sono per un'Italia federale, libera, indipendente,repubblicana, continuo a constatare la faccia di questa italia reale che si decompone come il ritratto di Dorian Gray, come la faccia di Bossi dopo l'ictus. L'ictus del berlusconismo, della tessera P2 1816, del virus nordamericano di Marchionne, della sanità privata, della scuola privata, delle carceri private, delle guerre private. Con la differenza che gli Stati Uniti sono una grande oligarchia che, succhiando su tutto ilresto del pianeta, riesce a darsi una parvenza di nobiltà, coniugando per i due terzi dei suoi abitanti, wellfare con warfare, lasciando un terzo degli stessi senza l'wellfare del servizio sanitario e scolastico, per poterli recuperare per l'warfare delle guerra permanente preventiva che può così contare su una riserva interna di contractors disposti a morire per mangiare e per avere l'accesso, p.e., al pronto soccorso in caso di bisogno...(Michael Moore lo spiega su "Sicko").


Ma l'Italia del pittreberlusconismo è una caricatura di oligarchia, anche per la variabile vaticana che la sovraccarica di scorie tossiche ideologiche tipo "l'educazione sessuale fa perdere la fede" a cui il l'attuale governante-escort fa l'eco con "la scuola pubblica allontana dai valori della famiglia".


E' una destra gestita dai poteri forti di mafia, religione, finanza internazionale. Ma una destra ridotta a pagliaccio del circo oligarcapitalistico. Una vergogna, anche per i finiani. Un bordello di compravendita all'ingrosso e allo scoperto. Un inedito nella nostra storia. Coraggio, compagno di viaggio. Aspettiamo l'imprevisto come a Tunisi, Cairo, Tripoli. Ad Antigua c'è posto per tutta la bella compagnia.

sabato 29 gennaio 2011

Il lupo e l'agnello


Lupus et Agnus  --  Selvius et Italia



Ad rivum eundem lupus et agnus venerant,

siti compulsi. Superior stabat lupus,

longeque inferior agnus. Tunc fauce improba

latro incitatus iurgii causam intulit;

'Cur' inquit 'turbulentam fecisti mihi

aquam bibenti?' Laniger contra timens

'Qui possum, quaeso, facere quod quereris, lupe?

A te decurrit ad meos haustus liquor'.

Repulsus ille veritatis viribus

'Ante hos sex menses male' ait 'dixisti mihi'.

Respondit agnus 'Equidem natus non eram'.

'Pater hercle tuus' ille inquit 'male dixit mihi';

atque ita correptum lacerat iniusta nece.

Haec propter illos scripta est homines fabula

qui fictis causis innocentes opprimunt.



A un rio medesmo, dalla sete spinti, l'Agnello, e'l Lupo eran venuti. Il Lupo al fonte più vicin; da lunge assai bevea l'Agnello: allor che ingorda fame punse il ladron a ricercar tal rissa: perché l'acqua, a lui dice, osi turbarmi? L'Agnel tremante: intorbidar poss'io l'onda, che dal tuo labbro al mio trascorre? Quegli vinto dal ver: ma tu, soggiunge, fin da sei mesi con acerbi motti m'oltraggiasti: io non era allora nato, l'Agnel risponde. Sì, riprende il Lupo; ma ben tuo padre villanie mi disse. Così l'addenta, e ne fa ingiusto scempio.

A colui s'indrizza il mio racconto, che con falsi pretesti i buoni opprime. Fedro



Bunga bunga una sera ad Arcore: Video  

 


martedì 25 gennaio 2011

Piove sul Bagnasco




La gallina dalle uova d'oro







... mentre qualcuno si chiede a che cosa sia dovuta l’ingente mole di strumenti di  indagine (Bagnasco). 



Traduzione del Barba: Mentre qualcuno si chiede il perché di tanto accanimento terapeutico della magistratura.  La paura che il peccato diventi reato. Finché è peccato, no problem, ci pensiamo noi. Paura delle inchieste sullo IOR (la banca vaticana grande riciclatrice di peccati finanziari), paura della Cassazione che considera una barzelletta la dichiarazione del tribunale vaticano chiamato Sacra Rota che una coppia, sposata in chiesa,  vissuta insieme per una vita non si sia mai accorta che il matrimonio non esisteva, che non c'era mai stato. . E i processi ai sacerdoti per peccati dichiarati reati. Addio foro ecclesiastico. Bei tempi quando Tommaso Crudeli,  nobile compaesano poppese di Barbabianca, veniva messo agli arresti perché trovato in possesso del De rerum natura di Lucrezio e diffidato per la mancanza del certificato di confessione. Già, la confessione: quanti bambini e bambine ricevono lì l'educazione sessuale ad personam, mentre è disdicevole parlarne in pubblico a educatori, medici genitori e psicologi che offendono la fede, così come la offese Galileo quando volle guardare in faccia il mondo com'è, comprese le stelle. 







Oh, gallina gallinella, ma perché non vieni da noi; ti aiuteremo a trasformare i reati in peccati, li confesserai a noi nel segreto del confessionale e faremo la più bella festa alla pecoreìlona smarrita, anche a costo di ammazzare il lupo cattivo travestito come la nonna di cappuccetto rosso da Costituzione italiana. Perché da noi si fa più festa per uno come te che per mille come loro. Che tu ti converta viva e continui a fare tante uova d'oro!  Capito on. Casini?



 



Nota

Testo del discorso di Bagnasco:
Si moltiplicano notizie che riferiscono di comportamenti contrari al pubblico decoro e si esibiscono squarci – veri o presunti – di stili non compatibili con la sobrietà e la correttezza, mentre qualcuno si chiede a che cosa sia dovuta l’ingente mole di strumenti di  indagine. In tale modo, passando da una situazione abnorme all’altra, è l’equilibrio generale che ne risente in maniera progressiva, nonché l’immagine generale del Paese. 



 



 



Flash back letterario

(sette secoli fa)



La gallina dalle uova d'oro e la grande escort vaticana

Di voi pastor s'accorse il Vangelista,


quando colei che siede sopra l'acque



puttaneggiar coi regi a lui fu vista;



Fatto v'avete dio d'oro e d'argento;

e che altro è da voi a l'idolatre,

se non ch'elli uno, e voi ne orate cento?



Inferno XIX







 












domenica 23 gennaio 2011

Italia repubblica federale si

Video








Io non insisterei tanto su Vittorio Emanuele II primo re d'Italia e quindi Padre della Patria.


Preferirei mettere insieme Cavour e Garibaldi, con una spruzzatina di Mazzini, Carlo Pisacane e fratelli Bandiera per ricordare i 150 anni di storia patria. Metterei il tutto in casseruola in un bagno di Carlo Cattaneo. Ma non un Savoia, neppure Vittorio Emanuele II col suo cavallo. Perché i Savoia stanno sempre a cavallo. E i monumenti col cavallo non mi sono mai piaciuti, nemmeno quello dell'Imperatore Marco Aurelio in Campidoglio a Roma. A me piacciono le statue a piedi come quelle di Joyce a Dublino, Saba e Svevo a Trieste, Pessoa a Lisbona.


Neppure andrò in pellegrinaggio a Teano, magari a Mentana a prendere un caffè con Mazzini Armellini Saffi che per pochi anni regalarono a Roma una Costituzione un po' simile alla nostra di oggi. Meglio, qui a Firenze, piazza della Costituzione che via dello Statuto (albertino).




Perché i Savoia sono stati la nostra disgrazia in due occasioni determinanti per la vita e la morte, la miseria e la schiavitù degli italiani: lascio perdere la guerra di Libia e d'Abissinia, perché la madre di tutte le nostre disgrazie è stata la prima guerra mondiale, voluta dai Savoia - determinanti - insieme a 3 generali, 4 industriali armaioli e uno scrittore-poeta-gabbamondo: un milione di ragazzi di vent'anni fatti morire uccidendo sulle alpi per regalare a tutti noi europei il fascismo più sfascista mai visto in tutta la nostra storia. Il secondo tradimento dei Savoia fu l'abbandono dell'esercito l'8 settembre 1943, lasciando gli italiani liberi di scannarsi tra sé, di tirarsi addosso i tedeschi che ci erano stati indicati come gli amici del cuore, in balia degli angloamericani che hanno distrutto l'Italia col fuoco amico obbligandoci ad accoglierli come liberatori, contraendo con loro un debito di riconoscenza che ci porta a sostenere le loro guerre in ogni parte del mondo, dalla Yugoslavia di ieri all'Afghanistan di oggi, rimpinzati di coca cola, panini mcDonald conditi con grasso rancido, puritanesimo vittoriano e pornografia a go go: una educazione igienico-alimentare e sessuale che non turba la fede di papa Ratzinger, ma ne accresce a vista di otto per mille e privilegi fiscali le finanze mai sazie.


Sono per il federalismo, tipo cantoni svizzeri lander tedeschi stati americani; mi piacerebbero tre macro regioni. Ma prima di tutto la riduzione del numero della nuova nobiltà che oggi insieme al clero sta riportando l'Italia alla situazione della Francia prima dell'89. In questo mi affido a Licio Gelli che nel suo Piano di rinascita democratica suggerisce 450 deputati e 250 senatori.






                                                                       Condominio Olgettina






Ahi serva Italia di dolore ostello                                                      Ahi serva Italia del gran Silvio ostello,




nave senza nocchiero in gran tempesta                                       condominio Olgettina in grande festa,




non donna di province ma bordello                                               sempre in perfetta rima con bordello.



Le statue che piacciono a me






Svevo in Piazza Hortis a Trieste








Joyce sul ponte lungo il canale a Trieste






Un caffè con Pessoa a Lisbona







Lungo Danubio a Budapest










opera di Folon, sul lungarno Bellariva a Firenze



Se ti vuoi levare la voglia clicca qui.

 

domenica 2 gennaio 2011

MESSAGGIO DI FINE ANNO 2010 DI BEPPE GRILLO


Commento di Maria Pia Caporuscio


Se solo venti anni fa qualcuno ci avesse detto in che modo avremmo festeggiato l'arrivo del 2011 lo avremmo rinchiuso in un manicomio. Chi poteva pensare che gli stipendi e le pensioni si sarebbero bloccati a quella data, che tutte le lotte sostenute, per raggiungere una dignità nel lavoro, sarebbero state cancellate e gli operai consegnati proprio dai sindacati a mastro Titta? Che avremmo avuto al governo indagati per mafia, ladri e deficienti che si sarebbero spartite tutte le risorse, arricchendosi come porci mentre tutto il Paese precipitava nella miseria? Che i nostri figli laureati avrebbero dovuto emigrare perché colpevoli di essere troppo colti, perché l'intelligenza, il sapere, la conoscenza sono cose dannose per un governo di scemi e mafiosi? Chi avrebbe detto che i figli dei PARTIGIANI si sarebbero fatti sottomettere e che il coraggio di lottare si sarebbe trasformato in rassegnata umiliazione? Chi avrebbe detto che la Patria di Leonardo, Michelangelo, Francesco d'Assisi, sarebbe stata derisa dal mondo intero per colpa di una brutta copia del duce che la dirige? Chi avrebbe detto che un Paese nobile e bello, ricco di storia e di tradizioni avrebbe fatto vergognare i suoi figli migliori? Chi avrebbe detto che gli italiani non avrebbero imbracciato le armi e provocato una RIVOLUZIONE per cacciare i bastardi dal potere?


CHI PUO' DIRE OGGI CHE DOMANI GLI ITALIANI NON SI RISVEGLINO E FACCIANO QUELLO CHE IN VENTI ANNI NON SONO STATI CAPACI DI FARE?


CREDIAMOCI PERCHE' QUANDO LA NOTTE E' PIU' NERA, L'ALBA E' PROSSIMA!


AUGURI A TUTTI.


 


http://mariapiacaporuscio.wordpress.com/




Io credo nell'imprevisto, che spesso la storia ci presenta (caduta del muro di Berlino, fucilazione di Ceausescu, demolizione del mito di Stalin...)

"Res optime procedunt" (nunzio vaticano in Spagna alla vigilia della rivoluziione; Joseph Ratzinger quando si alza la mattina e accende un cero di fronte al ritratto di S.Silvio benefattore).

Ha da passà a nuttata (Eduardo napoletano).

domenica 12 dicembre 2010

Dove è scritto?




-  nuove leggi elettorali, per la Camera, di tipo misto (uninominale e proprozionale secondo il modello tedesco) riducendo il numero dei deputati a 450 e, per il Senato, di rappresentanza di 2° grado, regionale, degli interessi economici, sociali e culturali, diminuendo a 250 il numero dei senatori ed elevando da 5 a 25 quello dei senatori a vita di nomina presidenziale, con aumento delle categorie relative (ex parlamentari - ex magistrati - ex funzionari e imprenditori pubblici - ex militari ecc.);


... riforma della legge comunale e provinciale per sopprimere le provincie e ridefinire i compiti dei Comuni dettando nuove norme sui controlli finanziari.


lunedì 22 novembre 2010

Parola di Licio II

L'oro di Napoli



Parola di Licio



  1. 1. Primario obiettivo e indispensabile presupposto dell’operazione è la costituzione di un club (di natura rotariana per l’eterogeneità dei componenti) ove siano rappresentati, ai migliori livelli, operatori, imprenditoriali e finanziari, esponenti delle professioni liberali, pubblici amministratori e magistrati, nonchè pochissimi e selezionati uomini politici, che non superi il numero di 30 o 40 unità.

    Gli uomini che ne fanno parte debbono essere omogenei per modo di sentire, disinteresse, onestà e rigore morale, tali cioè da costituire un vero e proprio comitato di garanti rispetto ai politici che si assumeranno l’onere dell’attuazione del piano e nei confronti delle forze amiche nazionali e straniere che lo vorranno appoggiare. Importante è stabilire subito un collegamento valido con la massoneria internazionale.

    Qualora invece le circostanze permettessero di contare sull’ascesa al Governo di un uomo politico (o di un’equipe) già in sintonia con lo spirito del club e con le sue idee “ripresa democratica”, è chiaro che i tempi dei procedimenti riceverebbero una forte accelerazione anche per la possibilità di attuare subito il programma di emergenza e quello a breve termine in modo contestuale all’attuazione dei procedimenti sopra descritti.



    Tutti i promotori debbono essere inattaccabili per rigore morale, capacità, onestà e tendenzialmente disponibili per un’azione politica pragmatistica, con rinuncia alle consuete e fruste chiavi ideologiche. Altrimenti il rigetto da da parte della pubblica opinione è da ritenere inevitabile.






    • V – riforma della legge comunale e provinciale per sopprimere le provincie e ridefinire i i compiti dei Comuni dettando nuove norme sui controlli finanziari;



      3) Ordinamento del Parlamento




  • I – nuove leggi elettorali, per la Camera, di tipo misto (uninominale e proporzionale secondo il modello tedesco) riducendo il numero dei deputati a 450 e, per il Senato, di rappresentanza di secondo grado, regionale, degli interessi economici, sociali e culturali, diminuendo a 250 il numero dei senatori ed elevando da 5 a 25 quello dei senatori a vita di nomina presidenziale, con aumento delle categorie relative (ex parlamentari – ex magistrati – ex funzionari e imprenditori pubblici – ex militari ecc.).



    Ma la tessera 1816 sta rovinando tutto, proprio quando il piano sembrava quasi concluso. Un lavoro di alcuni decenni rischia di andare in fumo. Abbiamo, purtroppo ma necessariamente, dovuto utilizzare lo strumento delle "guerre a bassa intensità" tenute sotto "falsa bandiera", BR, esercito di insurrezione anarchica, Banca dell'Agricoltura, Brescia, Stazione di Bologna, omicidi e attentati mirati, anche il buon Aldo Moro ha dovuto essere sacrificato; stampa e TV sono state importanti basi di appoggio propagandistiche; i nostri alleati americani non solo ci hanno coperto ma spesso si sono messi direttamente in causa; la base di Aviano ha garantito l'estraterritorialità e, nei casi estremi, i governi in carica sono intervenuti con il "segreto di Stato" a bloccare le indagini della Magistratura quando prendevano una direzione pericolosa. La mafia ha garantito manodopera sperimentata tutte le volte che glielo abbiamo chiesto, salvo poi rientrare nei ranghi: ma non come ora con la nostra tessera 1816 quando ormai pretende di tenerci per le palle e sostituirci direttamente nel Governo. Tutto il nostro lavoro, tanto dipendio di mezzi e di alleanze così qualificate, tanti poveri innocenti dovuti sacrificare per lasciar mano libera a 4 perdigiorno che scambiano un progetto vero di Rinascita con una abbuffata da scalzacani repressomaniaci sessuali e morti di fame che riducono il Parlamento a un vero bordello, lasciano Napoli e la Campania nel più grande immondezzaio del Pianeta, non sono capaci di abolire 5 Provincie, quando abbiamo scritto che vanno tutte liquidate, si attribuiscono gli stipendi e i privilegi come nessuni altri nell'Occidente civilizzato, impazzano con macchine blu al di fuori di ogni regola anche di regolamento stradale, levano l'ICI ai Comuni e li costringono a metter la tassa sul macinato FIAT attraverso autovelox predatori oltre ogni limite. Invece poi di ridursi di numero da 960 a 450 come scritto da noi cinquant'anni fa nel Piano di Rinascita  si sono raddoppiati a 1920 con l'invenzione della segretaria personale. Un gran Burdel, per usare la lingua dei nuovi terroni del Nord. Potessimo almeno risolvere il problema con la solita operazione mascherata, ma la gente qui mangia la foglia. Non siamo in America dove una gran massa di gente senza scuola e senza assistenza sanitaria è costretta a credere che Bin Laden sia un nemico e non un agente CIA molto sperimentato grazie al suo lavoro in Afghanistan al tempo dell'occupazione russa. Eppoi è morto, mi dicono, e gli effetti cinematografici è meglio riservarli a Avatar e ai colossal di fantascienza. Comunque sotto questo "nostro" governo tutto deve apparire sotto controllo e le bombe nelle banche piazze e treni le dobbiamo riservare ad altri governi, sperando che non siano i prossimi. Così anche i direttori dei grandi giornali debbono ammettere che con la destra al potere bombe, BR e Al Queda, la attuale nostra "Base" araba. se ne stanno rintanate alla catena. Ma come si fa a far credere che sia merito delle ronde di Bossoli?  Rutelli Veltroni Casini Violante Fassino e forse D'Alema sono da rottamare. Monteprezzemolo, vuoi provare tu? Con una Formula 2? Da P2 a F2?  Che sia meglio della P3 di cui si parla nelle Ambasciate dell'Impero? Io son vecchio, me ne sto a Villa Vanda, molto soddisfatto fino ad ora. Ma chi fu a presentarmi quel 1816?


  • Sto a Villa Vanda in quel d'Arezzo, e me la canto:


  • Io son l'aretin piduista tosco:


  • di tutti disse mal, non di Berluska,


  • scusandosi col dir "non lo conosco".




  • Controcanto

    Video





     




martedì 16 novembre 2010

Parola di Licio Piddue




Il mondo intero è teatro (Shakespeare)







clicca sulla foto


Estratti dal Piano di Rinascita Democratica di Licio Gelli (1982)


Primario obiettivo e indispensabile presupposto dell’operazione è la costituzione di un club (di natura rotariana per l’eterogeneità dei componenti) ove siano rappresentati, ai migliori livelli, operatori, imprenditoriali e finanziari, esponenti delle professioni liberali, pubblici amministratori e magistrati, nonchè pochissimi e selezionati uomini politici, che non superi il numero di 30 o 40 unità.


Va anche rilevato, per chiarezza, che i programmi a medio e lungo termine prevedono alcuni ritocchi alla Costituzione successivi al restauro delle istituzioni fondamentali.




OBIETTIVI


Nell’ordine vanno indicati


i partiti politici democratici, dal PSI al PRI, dal PSDI alla DC al PLI (con riserva di verificare la Destra Nazionale)


i sindacati, sia confederali CISL e UIL, sia autonomi, nella ricerca di un punto di leva per ricondurli alla loro naturale funzione anche al prezzo di una scissione e successiva costituzione di una libera associazione dei lavoratori;






la magistratura, che deve essere ricondotta alla funzione di garante della corretta e scrupolosa applicazione delle leggi;


il Parlamento, la cui efficienza è subordinata al successo dell’operazione sui partiti politici, la stampa e i sindacati.


Partiti politici, stampa e sindacati costituiscono oggetto di sollecitazioni possibili sul piano della manovra di tipo economico finanziario.


La disponibilità di cifre non superiori a 30 o 40 miliardi sembra sufficiente a permettere ad uomini di buona fede e ben selezionati di conquistare le posizioni chiave necessarie al loro controllo.


Governo, Magistratura e Parlamento rappresentano invece obiettivi successivi,


Gli uomini che ne fanno parte debbono essere omogenei per modo di sentire, disinteresse, onestà e rigore morale, tali cioè da costituire un vero e proprio comitato di garanti rispetto ai politici che si assumeranno l’onere dell’attuazione del piano


...usare gli strumenti finanziari stessi per l’immediata nascita di due movimenti: l’uno, sulla sinistra (a cavallo fra PSI-PSDI-PRI-Liberali di sinistra e DC di sinistra), e l’altro sulla destra (a cavallo fra DC conservatori, liberali, e democratici della Destra Nazionale).


Tutti i promotori debbono essere inattaccabili per rigore morale, capacità, onestà e tendenzialmente disponibili per un’azione politica pragmatistica, con rinuncia alle consuete e fruste chiavi ideologiche.


Nei confronti della stampa (o, meglio, dei giornalisti) l’impiego degli strumenti finanziari non può, in questa fase, essere previsto nominativamente. Occorrerà redigere un elenco di almeno 2 o 3 elementi, per ciascun quotidiano o periodico in modo tale che nessuno sappia dell’altro.


acquisire alcuni settimanali di battaglia;


coordinare tutta la stampa provinciale e locale attraverso una agenzia centralizzata;


coordinare molte TV via cavo con l’agenzia per la stampa locale;


dissolvere la RAI-TV in nome della libertà di antenna ex art. 21 Costit.


Per quanto concerne i sindacati la scelta prioritaria è fra la sollecitazione alla rottura, seguendo cioè le linee già esistenti dei gruppi minoritari della CISL e maggioritari dell’UIL, per poi agevolare la fusione con gli autonomi, acquisire con strumenti finanziari di pari entità i più disponibili fra gli attuali confederati allo scopo di rovesciare i rapporti di forza all’interno dell’attuale trimurti.


Gli scopi reali da ottenere sono:


Governo, Magistratura e Parlamento


Qualora invece le circostanze permettessero di contare sull’ascesa al Governo di un uomo politico (o di un’equipe) già in sintonia con lo spirito del club e con le sue idee “ripresa democratica”, è chiaro che i tempi dei procedimenti riceverebbero una forte accelerazione anche per la possibilità di attuare subito il programma di emergenza e quello a breve termine in modo contestuale all’attuazione dei procedimenti sopra descritti.


Detti programmi possono essere esecutivi – occorrendo – con normativa d’urgenza (decreti legge)


d) Altro punto chiave è l’immediata costituzione di una agenzia per il coordinamento della stampa locale (da acquisire con operazioni successive nel tempo) e della TV via cavo da impiantare a catena in modo da controllare la pubblica opinione media nel vivo del Paese.


IV – riforma del Consiglio Superiore della Magistratura che deve essere responsabile verso il Parlamento (modifica costituzionale);


V – riforma dell’ordinamento giudiziario per ristabilire criteri di selezione per merito delle promozioni dei magistrati, imporre limiti di età per le funzioni di accusa, separare le carriere requirente e giudicante, ridurre a giudicante la funzione pretorile;


– riforma della legge comunale e provinciale per sopprimere le provincie e ridefinire i i compiti dei Comuni dettando nuove norme sui controlli finanziari;


a3) Ordinamento del Parlamento


I – nuove leggi elettorali, per la Camera, di tipo misto (uninominale e proporzionale secondo il modello tedesco) riducendo il numero dei deputati a 450 e, per il Senato, di rappresentanza di secondo grado, regionale, degli interessi economici, sociali e culturali, diminuendo a 250 il numero dei senatori ed elevando da 5 a 25 quello dei senatori a vita di nomina presidenziale, con aumento delle categorie relative (ex parlamentari – ex magistrati – ex funzionari e imprenditori pubblici – ex militari ecc.);




domenica 31 ottobre 2010

Oggi al cinema

Stivale





Nato da una mamma porcellum il governo italiano sta andando a puttana, il parlamento è nel casino e l'italia fa la guardona. 



Un successo planetario. Da non perdere.

mercoledì 27 ottobre 2010

mercoledì 13 ottobre 2010

Titoli

Dal Corriere :
Berlusconi:  Sinistra illiberale: usa i magistrati. 
Barbabianca: destra liberale: usa i reati. 

sabato 9 ottobre 2010

Assassinati

Gianmarco, Marco, Sebastiano, Francesco





Esecutori:





Mandanti:

 Hulliburton, Carlyle, Esso, Texas Oil Company...


Con la collaborazione delle truppe coloniali NATO.

Siamo a 34 eroi caduti per la patria: disponibili ancora 3000.

Gianmarco Manca, 32 anni, di Alghero (Sassari); Marco Pedone, 23 anni di Gagliano del Capo (Lecce); Sebastiano Ville, 27 anni di Lentini (Siracusa); Francesco Vannozzi, 26 anni di Pisa. Il ferito è Luca Cornacchia, 31 anni, di Pescina (L’Aquila) il quale aveva scritto il 3 ottobre su Facebook “mi sono rotto di stare qua”.


Ritornello:
The only road to peace
U.S. out of the Middle East

Suggerimento (anche per Fassino):

Recitare in chiesa, alla veglia funebre, tutti insieme
:



"L'Italia ripudia la guerra
come strumento di offesa
alla libertà degli altri popoli
e come mezzo di risoluzione
delle controversie internazionali"


Coraggio, Luca. Anche noi ci siamo rotti di vedervi lì. E buona guarigione.

 



martedì 5 ottobre 2010

Oro Ori Ior








Claudio Rendina
L'oro del Vaticano
Autore: Claudio Rendina
Titolo: L’oro del Vaticano
Editore: Newton Compton
Anno pubblicazione: 2010
Prezzo: 12,90 euro
Pagine: 288






Nel corso dei secoli, le proprietà della Santa Sede si sono accumulate fino a formare un vero e proprio tesoro. Ben lontani dallo spirito apostolico e dallo spirito di umiltà e povertà raccomandato da Cristo, i rappresentanti di Dio in terra hanno edificato una complessa amministrazione per preservare, accrescere e controllare immobili, opere d’arte, monumenti, ori e denari. Vi sono le tombe faraoniche in marmo e oro di cardinali e papi, le decorazioni inestimabili di altari e volte, le collezioni di quadri, statue e preziosi esposte nei Musei Vaticani, nel Museo Lateranense e in altre collezioni della Santa Sede, i sigilli d’oro custoditi nell’Archivio Segreto e i tesori della Biblioteca. C’è il denaro accumulato dallo Stato Pontificio dalle origini al 1870, e poi la fondazione degli istituti bancari dello IOR e dell’APSA e i capitali custoditi nelle Isole Cayman, un autentico Fort Knox fuori da ogni legge. Inoltre le prelature come l’Opus Dei, solo teoricamente autonome dalla Santa Sede, in realtà costituiscono una fonte ulteriore di ricchezza. Gli scandali, le rivelazioni e i sospetti su questo patrimonio immenso sono sotto gli occhi di tutti e alla ribalta delle cronache più recenti. Forse è arrivato il momento di fare i conti in tasca al Vaticano.






Qui puoi leggere le prime 30 pagine



Dalla premessa del libro:




Oro come denaro. Oro come proprietà immobiliare e territoriale. Oro come fasto di opere d’arte. Oro come proprietà del Vaticano che costituiscono un vero e proprio tesoro. È il frutto del modo in cui è stata amministrata la Santa Sede la cui degenerazione ha provocato un allontanamento dallo spirito umile e povero raccomandato da Cristo e favorito l’impiego di certe ricchezze in campi ben lontani dallo spirito apostolico. La gestione di questo patrimonio fa capo ad apposite commissioni cardinalizie con l’assistenza di finanzieri laici, e il denaro è custodito negli istituti bancari dello IOR e dell’Apsa, con depositi sotterranei di oro e diramazioni nelle casseforti delle Isole Cayman: un autentico Fort Knox fuori da ogni legge.