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martedì 15 maggio 2012

Hallo boys, wake up! It's time.

Io sono contrario a togliere il finanziamento pubblico ai partiti, come sono contrario a togliere il finanziamento pubblico alla scuola, alla sanità, alla RAI-TV. Il problema in italia è di corretta amministrazione. Quando si dice: "non funziona niente".  Se la RAI, se la scuola statale, se la sanità, se le carceri, se i partiti, se gli acquedotti, se le ferrovie non funzionano bene, non li svendo a che è in grado di comprarli con i soldi che mi ha rubato. 
Sto pensando agli Stati Uniti, grande Oligarchia, dove tutto è in mano ai privati, anche i partiti, insieme a scuola sanità giornali tv carceri (anche quelle). 
L'oligarchia, quella oligarchia, governa il nostro mondo che ora è in situazione disperata, come dall'articolo che segue.  Non "via i partiti", ma via questi partiti, pervertiti. Sostengo Beppe Grillo perché, mandando i grillini a governare, di fatto tenta un modo nuovo di essere partito. Quando accetta che un grillino prenda 2.500 euro al mese al posto di 10.000 fa un discorso di riforma seria - radicale - dei partiti. Gli auguro di vincere a Parma, anche se potrebbe uscirne una situazione non facile da gestire. D'altronde lui lo dice: non mi votare se insieme al voto non intendi impegnare te stesso in prima persona per realizzare il programma scritto nella carta di Firenze e non solo.
Questi qui sotto dicono col cartello: "i lavoratori hanno bisogno di un partito tutto loro"; perché repubblicani o democratici sono zuppa e pan bagnato: i lavoratori hanno bisogno di un partito loro proprio. Grillo forza un po' le cose quando parla di PDL e PD-L. Per fortuna noi abbiamo una tradizione di sinistra, come tutta l'Europa e quindi possiamo ripartire alla ricostruzione di un partito che appartenga a chi lavora e non a chi gioca in borsa. Possiamo ancora salvare il bambino buttando via l'acqua sporca, almeno provarci.
Fa bene Bersani a dire che Grillo rappresenta una sfida che va raccolta e affrontata. Avrà da sudare e non ce la farà se i pidimenoellini non faranno come Grillo dice che devono fare i suoi: tutti in trincea, singolarmente. E' questo il momento delle piazze e delle strade; delle grandi assemblee di mobilitazione, nei circoli, nelle sedi di partito, nelle parrocchie addirittura; ridicolo avere paura. Ridicola questa Oligarchia globale che non sa fare altro che tirar fuori il solito baubau anarchico che tira le bombe. Non hanno neppure fantasia, dopo quello che gli è successo con Pinelli Valpreda. Adesso staranno negli scantinati dei Servizi Gladio a tingere di rosso le brigate nere e tra un po' ci riproveranno... La cosa strabiliante che TV e Giornali li prendano sul serio. Fa impressione Repubblica che riempie le pagine di queste veline piduiste. Fa anche impressione il governo che promuove De Gennaro a responsabile dell'antiterrorismo, dopo che ci è stata regalata la scuola Diaz di Genova. Ecc. ecc. (Sto pensando al coraggio e alla determinazione dei palestinesi che ho incontrato nei villaggi della Cisgiordania ai primi di gennaio). 
Nota: per tradurre in italiano l'articolo qui sotto usa il gadget "seleziona lingua", in cima alla home page, a sinistra.
Se non trovi "italiano" chiedi prima inglese e poi italiano. A me ha funzionato così.


 Desperate Times Demand Revolutionary Measures
By Peter Phillips
“Don't waste any more time or energy on the presidential election than it takes to get to your polling station and pull a lever for a third-party candidate-—just enough to register your obstruction and defiance—and then get back out onto the street. That is where the question of real power is being decided.” Chris Hedges, May 2012

Runway capitalism is moving unrelentingly towards sociopolitical-environmental collapse—cheered on by a two-headed single party machine known as US Congress. Activists, who see the coming disasters as catastrophic, are seeking revolutionary change through non-cooperation, and occupy disruptions. Yet, many are the still delusional hopefuls desperately fumbling with traditional responses; including "Kum ba yah" marches, and the futile support for progressive left-leaning candidates seeking positions of influence inside the Washington beltway.
Do we understand that habeas corpus is no longer a legal protection in the US or that the US president can torture and kill American citizens, let along anyone in the world? How can we ignore the inconvenient truths of warrentless wire taps and electronic monitoring for everyone? Why do we tolerate that US-NATO forces killing people in over one hundred countries in the world using special service operatives, private assassins and drones—a million civilians deaths in Iraq alone? How can we be so blind as not to see our corporate media is a propaganda fog machine for the one percent? These questions, reflecting the reality of America today, are so far from the values of our traditions that accepting any aspect of authority from Washington DC is a sacrilege to our honor. We are in desperate times.
In Congress, wealth begets membership, and wealth is the reward for correct action. The members in the House and Senate have a collective net worth of $2.04 billion, up from $1.65 billion, in 2008. While at the same time, Americans' household net worth has continued to declined and the number of people living in poverty has risen for the fifth year in a row.
The American Congress is in reality an artificial organization serving as cheerleader to the transnational corporate class of the world. Congress offers its members little more than a transitional path into the good life of corporate affluence as long as the members remain loyal to party discipline. Our legitimate electoral process has been completely usurped by the Supreme Court ruling that a corporation’s free speech rights allow unlimited campaign spending, and congressional lobbying knows no bounds. Any candidate willing to serve in the Democrat or Republican parties in the US congress today, even as a gadfly of resistance, is stepping beyond the pale of constitutional government.
Even if a Progressive Democrat of America—Moves On into the congressional circle, the magnitude of compromise demanded makes effective action impossible other than occasional symbolic votes of resistance. Those stepping out of party lines will invariably result in orchestrated opposition during the next selection cycle—Just ask Cynthia McKinney.

venerdì 24 giugno 2011

Pianeta terra, pianeta guerra


Gli Stati Uniti e il Pakistan vicini a una guerra aperta, un ultimatum cinese avverte gli Stati Uniti dall’attaccare il Pakistan



 



TARPLEY.net – 24 maggio 2011



La Cina ha già avvertito gli Stati Uniti che un qualsiasi attacco contro il Pakistan da parte di Washington, sarebbe interpretato come un atto di aggressione contro la Cina. Questo avvertimento è il primo secco ultimatum strategico ricevuto da Washington in oltre mezzo secolo, risalendo all’avvertimento dell’Unione Sovietica durante la crisi di Berlino, tra il 1958 e il 1961, e questo rappresenta un’ulteriore conferma del grave pericolo di una guerra generale dal confronto USA-Pakistan.



“Qualsiasi attacco contro il Pakistan sarà percepito come un attacco alla Cina”



Rispondendo alle relazioni che affermavano che la Cina aveva chiesto agli Stati Uniti di rispettare la sovranità del Pakistan, nei momenti successivi all’operazione bin Ladin, il portavoce del Ministero degli affari esteri cinese, Jiang Yu, ha usato il briefing con la stampa del 19 maggio per ribadire la domanda categorica di Pechino che “la sovranità e l’integrità territoriale del Pakistan devono essere rispettate.” Secondo fonti diplomatiche pakistane, citate dal Times of India, la Cina ha “avvertito senza equivoci, che un attacco contro il Pakistan sarà considerato un attacco alla Cina“. È stato suggerito che questo ultimatum è stato rilasciato durante i colloqui politico-economici che hanno avuto luogo a Washington il 9 maggio, in cui la delegazione cinese era guidata dal vice premier cinese Wang Qishan e dal consigliere di stato Dai Bingguo.1 Gli avvertimenti dalla Cina sono implicitamente sostenuti dai missili nucleari della nazione, tra cui 66 missili intercontinentali, di cui molti con la capacità di colpire gli Stati Uniti, e da altri 118 missili a medio raggio, 36 missili lanciati da sottomarini, e da molti sistemi missilistici a corto raggio.



Il sostegno della Cina è visto dagli osservatori regionali di estrema importanza per il Pakistan, che altrimenti sarebbe intrappolato nel fuoco incrociato tra Stati Uniti e India. “Se la pressione degli Stati Uniti e dell’India continua, il Pakistan potrà dire ‘la Cina è con noi. Non crediate che siamo isolati, abbiamo una potenziale super-potenza con noi”, ha detto all’AFP il generale in pensione e analista politico, Talat Massoud.2



L’ultimatum cinese si è avuto durante la visita a Pechino dal Primo Ministro pachistano Gilani, durante il quale il governo ospite ha annunciato il trasferimento immediato e gratuito di 50 jet da combattimento ultimo modello JF-17.3Prima della sua partenza, Gilani ha rafforzato l’importanza dell’alleanza tra Pakistan e Cina proclamando: “Siamo orgogliosi di poter contare la Cina tra i nostri migliori amici e di ribadire la fiducia che ci lega. La Cina potrà sempre contare sul Pakistan, che sarà al suo fianco in ogni momento… Quando diciamo che questa amicizia è più grande dell’Himalaya e più profonda degli oceani, cogliamo l’essenza di tale rapporto.”4 Queste osservazioni sono state accolte con lamenti dai portavoce statunitensi, tra cui il senatore repubblicano dell’Idaho Risch.



La crisi strategica che bolle tra Stati Uniti e il Pakistan, è esplosa con forza il 1° maggio, con il caso del raid del commando unilaterale e non autorizzato, che presumibilmente avrebbe ucciso il fantasma di Usama bin Ladin, in una casa fortificata nella città di Abottabad, cosa che costituisce una flagrante violazione della sovranità del Pakistan. La tempistica di questa cascata militare, condotta per infiammare le tensioni tra i due paesi, non aveva assolutamente nulla a che fare con la presunta guerra contro il terrorismo, e tutto ciò a che fare con la visita in Pakistan, alla fine di marzo, del principe Bandar, il capo della sicurezza nazionale saudita. Questa visita ha comportato una immediata alleanza tra Islamabad e Riad, con il Pakistan che promette di fornire truppe per sedare qualsiasi ribellione architettata dagli Stati Uniti, come una rivoluzione colorata, nel Regno dei Saud, fornendo nel contempo un ombrello nucleare ai sauditi, rendendoli meno vulnerabili alle minacce di estorsione degli Stati Uniti, per abbandonare la petro-monarchia alle cure di Teheran. Un movimento congiunto tra il Pakistan e l’Arabia Saudita per spezzare il predominio dell’impero statunitense nella regione e, qualsiasi cosa si pensi di questi due regimi, ciò sarebbe un colpo mortale per l’impero in dissoluzione degli Stati Uniti in Asia del sud.



Per quanto riguarda le indicazioni circa il presunto raid contro bin Ladin il 1° maggio, vi è una massa di contraddizioni che cambiano di giorno in giorno, e che non danno alcuna speranza di sapere cosa sia realmente successo. Un’analisi di questa avventura sarebbe in mani decisamente migliori con dei critici letterari e scrittori di riviste teatrali. Il solo fatto solido e consistente che emerge da tutto questo, è che il Pakistan è l’obiettivo principale degli Stati Uniti, con l’intensificazione della politica statunitense anti-Pakistan che è stata messa in vigore dal famigerato discorso di Obama a West Point, nel dicembre 2009. Continua a leggere Gli Stati Uniti e il Pakistan vicini a una guerra aperta, un ultimatum cinese avverte gli Stati Uniti dall’attaccare il Pakistan





Fonte

F
inché non arriveremo al controllo delle nascite...

martedì 3 maggio 2011

La morte di Bin Laden










Death of "Bin Laden" an Unproven Assertion by Obama Regime; Door Wide Open to New NATO False Flag Terror Provocations Disguised as Retaliation; US-UK Target Pakistan for China Ties, Self-Defense Pact with Saudi Arabia



 La morte di Bin Laden, un'affermazione non provata dal Regime di Obama; porte spalancate per nuove provocazioni terroristiche da parte della NATO, rivendute  come rappresaglia (di Al Queda). Obbiettivo il Pakistan per i legami stretti con la Cina e il trattato di mutua difesa con l'Arabia Saudita.



Parola di Tarpley (video in inglese)

















martedì 25 gennaio 2011

I due olocausti



Norman G. Finkelstein

L'olocausto nazista (quello vero) e l'olocausto ideologico (falso).


Chi fa questa distinzione è un professore statunitense figli di due ebrei scampati al ghetto di varsavia e poi ad Auschwitz. Quello delle commemorazioni ufficiali a cui partecipano rappresentantanti del governo israeliano e di quello statunitense è il secondo. 




BUR Rizzoli 2004

Edizione online:


Indice 



Ringraziamenti...............................................................................................................4



Introduzione.......................................................................  ...........................................5 



Capitolo 1: Il profitto dell'olocausto ............................................................................8 



Capitolo 2: Truffatori, venditori e storia .................................................................... 28 



Chapitolo 3: La duplice estorsione .......................................................................... 54 



Conclusione ................................................................................................................. 94



Appendici sugli ultimi avvenimenti........................................................................... 98 



Testi citati nel volume apparsi in edizione italia................................................. 130 

Estratti



 



 



Introduzione 



Questo libro si propone di essere un'anatomia dell'Industria dell'Olocausto e un atto 



d'accusa nei suoi confronti. Nelle pagine che seguono, dimostrerò che «l'Olocausto» è 



rispetto dei diritti umani, ha acquisito lo status di «vittima», e lo stesso ha fatto il gruppo 



etnico [10] di maggior successo negli Stati Uniti. Da questo specioso status di vittima 



derivano dividendi considerevoli, in particolare l'immunità alle critiche, per quanto 



fondate esse siano. Aggiungerei che coloro che godono di questa immunità non sono 



sfuggiti alla corruttela morale che di norma l'accompagna. Da questo punto di vista, il 



ruolo di Elie Wiesel come interprete ufficiale dell'Olocausto non è un caso. Per dirla 



francamente, non è arrivato alla posizione che occupa grazie al suo impegno civile o al 



suo talento letterario (3): Wiesel ha questo ruolo di punta perché si limita a ripetere 



instancabilmente i dogmi dell'Olocausto, difendendo di conseguenza gli interessi che lo 



sostengono. 



...



 



Mio padre e mia madre si chiesero spesso perché m'indignassi di fronte alla falsificazione 



e allo sfruttamento del genocidio perpetrato dai nazisti. La risposta più ovvia è che è stato 



usato per giustificare la politica criminale dello Stato d'Israele e il sostegno americano a 



tale politica. Ma c'è anche un motivo personale. Ho infatti a cuore che si conservi la 



memoria della persecuzione della mia famiglia. L'attuale campagna dell'industria 



dell'Olocausto per estorcere denaro all'Europa in nome delle «vittime bisognose 



dell'Olocausto» ha ridotto la statura morale del loro martirio a quella di un casinò di 



Montecarlo



...



E così, le élite ebraiche americane all'improvviso scoprirono Israele. Dopo la guerra del 



1967, l'impeto del suo esercito poté essere celebrato perché i suoi cannoni erano puntati 



nella giusta direzione, cioè contro i nemici dell'America. Il suo valore militare poteva 



persino rendere più agevole l'accesso alla stanza dei bottoni dei potere americano. Se in  13



precedenza le élite ebraiche potevano offrire solamente scarni elenchi di ebrei sovversivi, 



ora erano in grado di porsi come gli interlocutori naturali della più recente risorsa 



strategica americana e da pedine guadagnarsi un ruolo di primo piano nel gran teatro 



della Guerra Fredda. Israele divenne una risorsa non solo per l'America ma per lo stesso 



ebraismo americano. 



 



...



Esistono anche ragioni interne per la nascita dell'industria dell'Olocausto. Gli studiosi 



sottolineano la recente apparizione della «politica dell'identità» da un lato e della «cultura 



della vittimizzazione» dall'altro. In realtà, [46] ogni identità si fonda su una specifica 



storia di oppressione e, di conseguenza, gli ebrei cercarono la loro nell'Olocausto. 



Eppure, tra i gruppi che protestano la loro vittimizzazione, ivi compresi i neri, i latini, i 



nativi americani, le donne, i gay e le lesbiche, solamente gli ebrei, nella società 



americana, non sono svantaggiati. In realtà, la politica dell'identità e l'Olocausto hanno 



fatto presa tra gli ebrei americani non in virtù del loro status di vittime ma proprio perché 



essi non sono vittime. 



Nel momento in cui, dopo la Seconda guerra mondiale. le barriere ant isemit iche si 



sgretolarono rapidamente, gli ebrei conobbero un'ascesa sociale negli Stati Uniti. 



Secondo Lipset e Raab, il reddito pro capite degli ebrei è circa il doppio di quello dei non 



ebrei; sedici dei quaranta americani più ricchi sono ebrei; il quaranta per cento dei 



vincitori americani del premio Nobel in ambito scientifico ed economico è ebreo, così 



come il venti per cento dei professori nelle università più importanti e il quaranta per 



cento dei soci dei maggiori studi legali di New York e Washington.



 



Link web

Link wikipedia


sabato 13 novembre 2010

Guerre NATO - Jugoslavia addio.


A Firenze 13 pacifisti alla sbarra

 



clicca sull'immagine:







La pace ALLA SBARRA



Si apre oggi a Firenze il processo d'appello a tredici pacifisti che nel maggio '99 protestarono contro i raid «umanitari» Nato contro la Jugoslavia, subito aggrediti dalla polizia. Nel 2008 sono stati condannati a 7 anni di carcere


 



La Serbia è candidata ad un ingresso, forse nel 2016, nell'Ue. È una buona notizia. Non sufficiente però a sanare le ferite profonde della guerra del 1999, che continuano a sanguinare sotto le ipocrite bende di un colpevole oblio. Una di queste ferite si riaprirà oggi, 5 novembre, con il processo d'appello contro tredici pacifisti condannati il 28 gennaio 2008, in prima istanza, a ben sette anni di reclusione per aver manifestato del tutto pacificamente, posso testimoniarlo perché c'ero anch'io, a Firenze il 13 maggio del 1999 contro i bombardamenti Nato sulla Serbia (allora, con Kosovo e Montenegro, si chiamava ancora Jugoslavia). Il corteo si concluse sotto il Consolato Usa. Improvvisa una violenta carica dei Carabinieri. Fuggi fuggi a mani alzate, qualcuno pestato a caso, una ragazza quasi perse un occhio, lacrimogeni ad altezza d'uomo. Vennero individuate 13 persone - a posteriori, non identificate in loco - denunciate, processate e condannate a 7 anni di reclusione per resistenza a pubblico ufficiale aggravata dal loro numero. Dissenso uguale sovversione o invece sacrosanta difesa della Costituzione?



L'imbroglio di Rambouillet



Sul banco degli imputati, anziché i 13 pacifisti dovrebbero esserci i vertici politici e militari, compreso il governo italiano d'allora, che vollero ad ogni costo un'operazione bellica altamente distruttiva, decisa fuori dall'Onu, in offesa alla Costituzione che «ripudia la guerra» e in contrasto perfino con lo stesso statuto della Nato. 





I bombardamenti furono decisi al termine di trattative tra Nato e Federazione Jugoslava, nel febbraio 1999, a Rambouillet. I giochi erano già fatti prima di cominciare. Gli Stati Uniti posero a Belgrado un ultimatum irricevibile col quale, di fatto, le truppe della Nato avrebbero avuto pieni poteri in tutto il paese. Lo denunciò Lamberto Dini, ministro degli esteri, dicendo pubblicamente: io a Rambouillet c'ero e devo testimoniare che la Nato non volle risolvere pacificamente, come sarebbe stato possibile, il problema umanitario (la Repubblica, 10 aprile 1999). Lo stesso Henry Kissinger dichiarerà: «Il testo di Rambouillet, che chiedeva a Belgrado di ammettere militari Nato in tutta la Jugoslavia, era una provocazione, una scusa per iniziare i bombardamenti» (Daily Telegraph, 28 giugno 1999). Mentre il Corriere della sera del 23 febbraio 2008 pubblicava una intervista di Fabrizio Roncone a Francesco Cossiga col titolo: «Portai D'Alema a Palazzo Chigi per fare la guerra», che è una chiara provocazione, gratuitamente offensiva verso l'allora premier, ma evocatrice degli scenari politici del tempo in cui si intrecciarono molti interessi inconfessati che niente avevano a che fare con la motivazione umanitaria.





I raid fecero stragi, impunite, di civili

 



«Durante i tre mesi di bombardamenti, sono stati uccisi 2.500 civili, di cui 89 bambini, e 12.500 feriti. Più i morti di leucemia per le radiazioni delle bombe ad uranio impoverito». Queste le parole dell'attuale, filoccidentale, presidente serbo Boris Tadic davanti al Consiglio di Sicurezza della Nato, denunciando che i 2.300 attacchi aerei hanno distrutto 148 abitazioni, 62 ponti, 300 scuole, 13 dei maggiori ospedali, 176 monumenti di interesse culturale e artistico, nonché decine di fabbriche e impianti produttivi. Altri analisti danno numeri molto più alti. Human Rights Watch ha calcolato fra 489 e 528 le perdite di civili jugoslavi causate dai raid. I morti e feriti civili furono causati da «incidenti» - i cosiddetti effetti collaterali - come il bombardamento dell'ambasciata cinese il 27 maggio, con la morte di tre funzionari, o quello della colonna di profughi albanesi sulla rotta Djakovica-Decani «scambiata» per convoglio militare serbo e pesantemente bombardata con 75 morti. Ma sono molti anche gli attacchi deliberati a treni e pullman durante il bombardamento ad alcuni ponti, nonché l'attacco mirato alla stazione televisiva serba, che causò 16 morti tra funzionari, giornalisti ed impiegati.



La ferita a sinistra, non rimarginata



Ferite su ferite. Il prezzo pagato è tutto politico. La crisi della sinistra e il vicolo cieco in cui si trova il nostro paese derivano in gran parte da quella sciagurata sottomissione agli Usa, gendarme supremo del mondo globalizzato, capace di rendere ininfluente ogni politica autonoma di alleati proni. Una sottomissione addirittura al di là dei piani di Clinton, per il quale sarebbe stata sufficiente l'autorizzazione all'uso di basi italiane senza intervento diretto del nostro esercito, dei nostri aerei, delle nostre navi. Tutto documentato. Fu una scelta per accreditare il nostro paese anche a guida di sinistra come altamente affidabile per l'Alleanza atlantica ma finì per rubare l'anima al popolo della sinistra.



Ferite su ferite. Coscienze dilaniate, relazioni umane distrutte, spaccature dei partiti di centrosinistra ma anche dei sindacati e dell'associazionismo. Lo sfascio della sinistra. Una pagina di fumetti di Sergio Staino su l'Unità del tempo fotografa il dramma: lui ed io su sponde opposte prive di ponti, distrutti dalle violenze serbe per l'uno e dai bombardamenti Nato per l'altro. I bellissimi disegni di Staino finiscono con l'impegno comune a ricostruirli i ponti. Conservo nella mia cameretta la matrice originale di quei fumetti donatami dal caro Sergio. C'è un ponte che non è stato ancora ricostruito, è il ponte della solidarietà verso i 13 processati. C'è chi sta tentando. Un appello diffuso con mezzi poveri e nel silenzio omertoso dei grandi media ha ricevuto in poco tempo duemila firme. Ne mancano ancora tante.


sabato 9 ottobre 2010

Assassinati

Gianmarco, Marco, Sebastiano, Francesco





Esecutori:





Mandanti:

 Hulliburton, Carlyle, Esso, Texas Oil Company...


Con la collaborazione delle truppe coloniali NATO.

Siamo a 34 eroi caduti per la patria: disponibili ancora 3000.

Gianmarco Manca, 32 anni, di Alghero (Sassari); Marco Pedone, 23 anni di Gagliano del Capo (Lecce); Sebastiano Ville, 27 anni di Lentini (Siracusa); Francesco Vannozzi, 26 anni di Pisa. Il ferito è Luca Cornacchia, 31 anni, di Pescina (L’Aquila) il quale aveva scritto il 3 ottobre su Facebook “mi sono rotto di stare qua”.


Ritornello:
The only road to peace
U.S. out of the Middle East

Suggerimento (anche per Fassino):

Recitare in chiesa, alla veglia funebre, tutti insieme
:



"L'Italia ripudia la guerra
come strumento di offesa
alla libertà degli altri popoli
e come mezzo di risoluzione
delle controversie internazionali"


Coraggio, Luca. Anche noi ci siamo rotti di vedervi lì. E buona guarigione.

 



sabato 11 settembre 2010

11 settembre 2001 - terrorismo sintetico


Fabbricato in laboratorio

11 settembre - nine eleven
La fabbrica del terrore

Titolo originale Synthetic Terror
Autore Webster Griffin Tarpley
1ª ed. originale 2005

La fabbrica del terrore è un saggio di Webster Griffin Tarpley del 2005. Tratta del terrorismo di stato nell'era della globalizzazione, ed è incentrato sugli attacchi terroristici dell'11 settembre 2001, ma dedica vari capitoli anche alle operazioni condotte a termine sotto falsa bandiera (false flag) che vanno dalla Congiura delle polveri del XVII secolo agli Anni di piombo italiani, passando per quel filone del terrorismo che, nell'interpretazione di Tarpley, è apparentemente "rosso", di stampo comunista, ma in realtà pilotato da centri organizzativi della NATO e legato, per esempio, a operazioni segrete come Gladio.
Il libro è, negli USA, alla sua quarta edizione statunitense, riveduta e corretta.
Tesi di fondo del libro è che l'11 settembre 2001 sia avvenuta una "enorme provocazione", una sorta di colpo di Stato, o un super-golpe mondiale, basato su un'operazione militare "false flag" attribuita ad Al-Qaida, ma perpetrata da un'organizzazione terroristica che taglia trasversalmente le più alte istituzioni statunitensi, i servizi segreti, ed è , in sostanza, una sorta di "piovra" del complesso militare-industriale statunitense e non solo, che ha richiesto il coinvolgimento diretto di enti come la CIA e servizi segreti di altri paesi, Gran Bretagna in primis.



Webster Griffin Tarpley, La fabbrica del terrore, Arianna editrice, 2007. pp. 653 ISBN 9788887307566


http://it.wikipedia.org/wiki/Webster_Tarpley

NB: Al-Qaida = sezione araba della CIA.


Lo ebbi chiaro fin dall'inizio, grazie a uno scrittore di fantascienza italiano: Roberto Quaglia.
I servizi segreti americani, il Pentagono e l'amministrazione Bush erano perfettamente a conoscenza di quanto stesse per accadere l'11 settembre, e diedero precise disposizioni affinché i sistemi di difesa aerea — che in questi casi scattano automaticamente — non si attivassero. Essi volevano carta bianca dal popolo americano per andarsi a prendere il petrolio dove sappiamo e ridisegnare a proprio vantaggio la mappa geopolitica del continente eurasiatico, e l'unico modo per ottenere il consenso interno necessario ad avviare nuove guerre era terrorizzare a sufficienza il popolo americano. (maggio 2003)
...L'aspetto davvero notevole di questa faccenda è che nonostante tutti i dati siano di pubblico dominio su Internet, non succede niente. Cosa intendo dire con non succede niente? Be', il backstage ci sta mostrando un altro tipo di film rispetto a quello ufficiale, un film di quelli del genere in cui alla fine ci pensa Clint Eastwood — l'unico individuo al mondo che ha capito tutto, e per questo braccato invano dalle mele marce della CIA per tutto il film — a sventare il perfido complotto e a fare giustizia costringendo il Presidente degli Stati Uniti a suicidarsi, dopo che le mele marce della CIA sono tutte morte nei soliti modi stupidi in cui muoiono i cattivi nei film americani. Invece, ad aver capito tutto non è un uomo solo, ma un'intera meta-comunità che traspare su Internet, all'interno della quale l'informazione circola, si affina e delinea un disegno sempre più definito e coerente, che viene messo per iscritto. E tutto ciò, anziché scatenare una rivolta globale contro i cospiratori, non produce reazioni di alcun genere, da nessuna delle parti. I buoni cittadini dell'impero americano continuano a brucare dai teleschermi televisivi le loro razioni quotidiane di pseudo-informazioni giornalistiche, i milioni di girovaghi di Internet non capitano mai sulle pagine dove potrebbero cogliere una visione meno naif del mondo in cui esistono e se ci capitano non ci fanno caso più di tanto, mentre la diabolica intelligence che ha pianificato tutto quanto — gente notoriamente spietata — non si cura affatto di questa circolazione di agghiaccianti segreti, non cerca di chiudere i server che su Internet ospitano questi dati (beh, qualcuno in effetti ha avuto piccoli problemi...) , non cerca di uccidere o comunque dissuadere chi diffonde queste informazioni pericolose... (speriamo proprio di no!) Questa sì che è fantascienza. Ma forse... forse... qualche spiegazione anche a questo c'è.


Come sostiene anche Gore Vidal nel suo saggio sopra citato, più una bugia è grossa, più facilmente essa verrà creduta... se l'opzione di non crederci è sufficientemente dolorosa. In ciò non vi è nulla di magico. La nostra psiche è strutturata in modo di credere ciò che ad essa convenga credere. Le verità dolorose vengono di norma negate dalla mente. Rispetto ad accogliere una verità troppo dolorosa, non è infrequente che una mente preferisca addirittura rifugiarsi nella follia — è così che chiamiamo la negazione della realtà rispetto ad ogni evidenza.

Si chiama bias (baias) di conferma.


Come quando Buscetta non diceva in pubblico quello che sapeva: Andreotti referente di primo grado della mafia siciliana. Lo rivelò molto tardi e ad una sola persona: il giudice Falcone. E' come se volessi convincere mia zia che il papa è l'anti-Cristo; eppure è così: la reggia vaticana è la presa per il c. della grotta di Betlemme; papa e cardinali sono ancora oggi vestiti come Anna e Caifa.
Questo blog ne parla fin dall'11 settembre 2003. E' il nostro libro giallo della vita reale, dove si dimostra ancora una volta che la realtà è superiore all'immaginazione. Più forte di Philip Dick e di Simenon.
Esiste anche un bel libro giallo di Steve Alten, un grande scrittore di fantascienza americano, che prevede il prossimo nineleven degli alieni anglo-northamerikans. Si intitola "Il gioco delle 3 carte" o Shall GamePrevede un prossimo attacco terrorista autorealizzato dal Governo americano per poter giustificare la distruzione dell'Iran da tempo programmata. Il romanzo di Steve Alten mette certo in difficoltà i golpisti globali, i quali stanno pensando di fare l'operazione utilizzando il loro poligono di tiro in MO: Israele. Ci vuole un giallista israeliano che riscriva uno Shall Game in ebraico. E presto!
Ma il mio 11 settembre rimane quello del 1973  (dei soliti alieni anglo-north-amerikan).
Oggi è una bella giornata settembrina, variata di sole e nuvole vaganti; domani sarà ancora più bello. Il sole sorge ancora: un bel film messo nel dimenticatoio.




martedì 29 dicembre 2009

Dietro le quinte

Della grande Holliwood del mondo


1 - Circa 1.400 persone - di 42 diverse nazionalità - sono bloccate al Cairo dalle forze di sicurezza Egiziane.


2 - Un gruppo di circa 30 cittadini statunitensi, sono stati trattenuti in tre separate aree di isolamento all’interno dell’Ambasciata americana

Leggilo qui


Chiedono aiuto:


FATECI MARCIARE!


Cari/e amici e amiche,

Negli ultimi giorni la situazione per i delegati della Gaza Freedom March è diventata critica.

Per favore, aiutateci a fare pressione sul governo egiziano perché cambi la sua decisione,  presa una settimana fa, di negare agli oltre 1.300 delegati internazionali di entrare a Gaza attraverso Rafah per effettuare  la Gaza Freedom March.

Fin dal loro arrivo al Cairo, ai partecipanti alla Gaza Freedom March e ad altri gruppi internazionali è stata negata la libertà di movimento e di assemblea – è stato loro impedito dalle forze di sicurezza di ricordare le oltre 1.300 vittime palestinesi dell’assalto denominato “Piombo Fuso” fatto l’anno scorso da Israele – ed essi stanno affrontando continue vessazioni da parte della polizia.  Ai delegati italiani è stato proibito ieri di salire sugli autobus da loro prenotati per portarli al punto di passaggio; essi si sono poi diretti verso la loro ambasciata del Cairo. Altri si sono radunati davanti alla sede dell’ONU del Cairo. Oggi, 32 delagati americani sono stati detenuti dalle forze di sicurezza egiziana davanti all’ambasciata USA, ma poi rilasciati.

URGENTE

Decine di migliaia di Palestinesi aspettano l’arrivo dei partecipanti alla Gaza Freedom March. Mandate la mail secondo il campione che trovate qui di seguito o telefonate o mandate un fax all’Ambasciata Egiziana in loro favore.

*Esempio di testo (potete personalizzarlo liberamente e attaccarlo al messaggio principale)

Scrivo/chiamo per esprimere il mio completo appoggio per la Gaza Freedom March del 31 dicembre 2009. Sollecito il governo egiziano affinché permetta agli oltre 1.300 delegati di entrare nella Striscia di Gaza attraverso l’Egitto.

Lo scopo della marcia è di fare appello  a Israele perché  ponga  fine all’assedio. I delegati porteranno anche aiuti medici di cui i Palestinesi hanno estrema necessità e anche materiali scolastici e capi di abbigliamento invernali per i bambini di Gaza.

Certamente i Palestinesi di Gaza che hanno sofferto e continuano a soffrire a causa dell’assedio meritano sia  questo aiuto che pace e giustizia.

Per favore, fate in modo che questa storica Marcia possa proseguire.

Grazie, ----

Continuate con le mail e le telefonate -- basta anche una riga e poche parole!!


le mail:

Palestine Division in Ministry of Foreign Affairs

ahmed.azzam@mfa.gov.eg <http://it.mc277.mail.yahoo.com/mc/compose?to=ahmed.azzam@mfa.gov.eg>

Ambasciata d'Egitto in Italia (all’attenzione di S.E. Ashraf Rashed, Ambasciatore della Repubblica Araba di Egitto).

ambegitto@yahoo.com <http://it.mc277.mail.yahoo.com/mc/compose?to=ambegitto@yahoo.com>

amb.egi@pronet.it <http://it.mc277.mail.yahoo.com/mc/compose?to=amb.egi@pronet.it>

Ambasciata italiana in egitto

ambasciata.cairo@esteri.it <http://it.mc277.mail.yahoo.com/mc/compose?to=ambasciata.cairo@esteri.it>

consolare.cairo@esteri.it <http://it.mc277.mail.yahoo.com/mc/compose?to=consolare.cairo@esteri.it>

i numeri di telefono:

Farnesina

06 36225

all'ambasciata egiziana in Italia

06 8440191

all'ambasciata italiana al Cairo

0020 101994599

al consolato d'Egitto a Milano

02 29518194 o 02 29516360


Grazie per il vostro appoggio.

U.S. Citizens for Peace & Justice – Rome

www.peaceandjustice.it

info@peaceandjustice.it


 

sabato 12 dicembre 2009

Bignamino del terrorismo

da Piazza Fontana a Nicola Cosentino 12 dicembre 1969-10 dic 2009
Non ci sono misteri: la bomba partì dalla base americana di Aviano, fu portata da un broker che doveva rassomigliare a Valpreda, anarchico preordinato, mostro già confezionato nelle impaginazioni dei grandi giornali e nelle redazioni dei telegiornali. Meglio che in Iran alle ultime elezioni: neppure il tempo di finire lo spoglio e i risultati già fuori (c'è sempre qualche giornale o agenzia che sbaglia tempo, ma i nostri sono più sofisticati).Si chiama guerra a bassa intensità, condotta sotto "false flag", falsa bandiera, nel grande supermarket dell'Impero (leggi: wall street, London City): Al Qaeda, BR, Esercito di liberazione antiimperialista, Bin Laden, anarchia...La main rouge  francese al tempo della guerra d'Algeria.
Non occorrono carri armati né missili, solo giornali e telegiornali. Pochi morti, previsti anche morti amici tipo Calabresi o Calipari o uomini delle scorte. Ma vuoi mettere con i colonnelli greci e la NATO e tutto il casino di proteste, arresti, torture inevitabili e Panagulis, theodorakis...Già la NATO, il grande utero europeo dei mostri, affittato agli USA, ora in forze in Afghanistan. Perché Aviano è base NATO. Alla guida un Presidente abbronzato permio Nobel della pace...
Trovatemi un giallo o un romanzo di fantascienza di questa portata. Trovatemi in natura un camaleonte di queste capacità mimetiche. "Il gran teatro del mondo", come diceva Sa Che Sperare. Ma una maschera teatrale come Bin Laden neppure William l'avrebbe saputa immaginare. Né l'apparato teatrale pur sofisticatissimo del Cinquecento era in grado di creare un effetto illusionista come quello delle due torri. Qui si è toccato l'apice e credo che rimarrà a lungo insuperato.  Ma allora tutti credevano ai fantasmi. Oggi quasi tutti. L'Onda Viola pare non l'abbia bevuta. Buona giornata e al prossimo capitolo. Che giallo ragazzi!

Nota esplicativa (o guida alla lettura)
Il divertimento mio non consiste nell'indovinare il colpevole. So già chi è. Come  con il Tenente Colombo. L'interesse te lo dà il seguito di strattagemmi e accorgimenti che il killer mette in atto per sviare le indagini. In più - cosa che sfuma nella fiction cinematografica - c'è da osservare il comportamento della varia umanità che si trova coinvolta in questo dramma reale. Un film nel film: chi crede e scommette su un mandante o su un altro, chi la beve tranquillo come l'acqua minerale con targhetta di garanzia, chi capisce e non lo dice, chi capisce ma non vuol ammettere - si chiama Bias (baias) - E poi i giornali e telegiornali, giornalisti e telegiornalisti, giudici e politici, questi ultimi i più imprevedibili.
L'americanata più bella è quella dell'attacco alle due torri: nessuno dei 16 imputati era in volo, tutte riprese fatte durante simulazioni organizzate dall'US army, Cheney, Wolfowitz, e quell'altro come si chiama amico di Saddam. Bin Laden è una figurina Panini: si vede anche a occhio che è una fiction. Come l'improvvido recente messaggio delle BR del giornale di famiglia, quando il servo è anche stupido e non conosce l'orologio, tanto meno il calendario. La storia poi dell'attacco al Pentagono dove un grande aereo di linea riesce a passare per la cruna di un ago. Anche la storia dei due mafiosini arrestati su 7 canali TV sintonizzati il giorno in cui il Parlamento decide che la Mafia continuerà a tenersi il sottosegretariato all'economia e mentre  Spatuzza spruzza..Dario Fo e Mistero Buffo sono meno divertenti. La variabile discriminante consiste nel fatto che tutto si fa per metterlo a me. Mi rigiro sulla sedia e continuo a fare il guardone; tra sado e maso un po' di sodisfazione rimane. dio mio dove son caduto.
Nota 1  - Donald Rumsfeld: non mi veniva il nome.
Nota 2 - La mano rossa
Date: 1956-1960
La Main Rouge dissimulerait l'action homicide des services spéciaux français entre 1956 et 1960, placés sous la direction de Constantin Melnik et sous la responsabilité du Premier ministre Michel Debré. Il était alors vital, pour notre gouvernement, isolé diplomatiquement, de ne pas être désigné comme l'organisateur d'actions de guerre sur le territoire de pays amis.
Les services français bâtissent un organigramme, créent un état-major fictif et commencent à fournir à la presse des déclarations enflammées, revendiquant chacun des attentats. Dans le même temps, les mêmes services font semblant de tenter de saisir cette organisation. Dans son livre "Un espion dans le siècle", Constantin Melnik donne la parole à l'inventeur de La Main Rouge, le général Grossin: "Chaque fois que nous tirons un coup de pistolet, les flics du cru trouvent malin de rendre publiques les fausses identités que nous avons employées. Pour stopper les rumeurs qui, dès avril 1960, attribuent les attentats aux livres piégés aux services secrets, ces derniers convoquent quelques journalistes bien intentionnés pour leur livrer des informations inédites sur "La Main Rouge".
Mano rossa brigate rosse: un gioco da ragazzi.

martedì 19 maggio 2009

IMMIGRATI

Generazione che viene, generazione che va


Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura.


Molti puzzano perché tengono lo stesso vestito per settimane.


Si costruiscono baracche nelle periferie.


Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci.


Parlano lingue incomprensibili, forse antichi dialetti.


Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina, spesso davanti alle chiese donne e uomini anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti.


Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra loro.


Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti.


Le nostre donne li evitano sia perché poco attraenti e selvatici sia perché è voce diffusa di stupri consumati quando le donne tornano dal lavoro.


I governanti hanno aperto troppo gli ingressi alla frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, di attività criminali”.


Dalla relazione dell’Ispettorato per l’Immigrazione del Congresso degli Stati Uniti d’America sugli immigrati italiani. Ottobre 1912


mailing  list di LiberaUscita

Associazione nazionale laica e apartitica

per la legalizzazione del testamento biologico

e la depenalizzazione dell'eutanasia

Via Magenta, 24 - 00185 Roma

telefono (provvisorio): 338.9595790

fax (provvisorio): 06.69924050

sito web: www.liberauscita.it

email: info@liberauscita.it

giovedì 20 novembre 2008

Oh,bama! IV


Visto da New York


Come viene vissuta a New York la vittoria di Obama


Intervista di Antonio Venier a Stefano Spadoni


 Come ha accolto questa vittoria e cosa ne pensa  il newyorkese medio?


New York è una città a larga maggioranza democratica per cui si è festeggiato come si fa in Italia quando vince la nazionale: la gente è uscita in strada fino a tarda notte e in molte zone le auto hanno dovuto rallentare per sfilare in mezzo ad ali di folla festante. Niente bandiere, ma al loro posto ritratti e distintivi di Obama.

In realtà non si festeggiava una vittoria in un campionato ma l'acquisto di un giovane, famoso centravanti che promette miracoli.


Vuoi dire che Obama è stato scelto soprattutto per il carattere carismatico della sua personalità?


La sua personalità, più che il suo programma, ha inciso sicuramente sul risultato. Dal 20 gennaio però si cominceranno a giocare le vere partite sul campo dove bisogna segnare dei goal e vincere un campionato. Nel quale le altre squadre si chiamano crisi economica e terrorismo.


Si è votato puntando sul nuovo, sul futuro e soprattutto contro il fallimento Bush: non per la guerra in Iraq (con solo quella sul tavolo avrebbe vinto McCain), ma per la crisi economica scoppiata – per Obama - proprio al momento giusto.


Che ruolo hanno giocato i media nella sua elezione?


I media sono stati largamente dalla parte di Obama...


Che strada prenderà ora Obama?


Se vuole assicurarsi la rielezione nel 2012 dovrà presentarsi probabilmente come un moderato e un unificatore.

...

E' il nuovo presidente degli Stati Uniti e a lui va il merito di aver portato i giovani alle urne, suscitato speranze, affascinato gli elettori e saputo condurre una campagna moderna e vincente.


Quali si pensa a New York dovrebbero essere le priorità di Obama?


Sicuramente l’economia, più del terrorismo.


Cosa si pensa della frase di Berlusconi sull'abbronzatura di Obama?


Dipende dalla parte politica a cui si appartiene. Per i democratici che sono politically correct è un insulto o comunque una gaffe, per gli altri solo una battuta.


Come sta vivendo la crisi New York?


New York è profondamente legata all’andamento della Borsa e quindi sta soffrendo. Nel settore ristoranti si parla di un calo medio del 25% e molti arrivano al 75% di minori presenze. Ma la città resta viva ...


Qual è il problema più grave che credi abbia Obama oggi davanti a sé: le guerre? il terrorismo? la crisi?


La crisi economica potrebbe secondo alcuni seguire il normale ciclo economico e rientrare tra circa 9 mesi, un anno. L’entusiasmo popolare e l’appoggio incondizionato della stampa aiuteranno moltissimo Obama a superare le crisi interne. Tra l’altro il partito repubblicano è sbandato, alla ricerca di una propria linea e di nuovi leader, per cui molti tra i suoi esponenti potrebbero addirittura disertare in previsione di 8 anni di Obama e di altri 8 – è una battuta ma non tanto - di… Michelle Obama.

La vera incognita è la politica estera. ...

Altra variabile il terrorismo ...

Obama ha votato con Bush per provvedimenti come quello che di fatto ha permesso le intercettazioni (non consentendo cause contro le compagnie telefoniche che le hanno realizzate) ma ha dichiarato che vuole chiudere Guantanamo anche se non si capisce cosa vuol fare dei prigionieri.

...E poi c’è l’Afghanistan che potrebbe diventare in futuro il prossimo Vietnam

 

Leggi tutta l'intervista


Conclusione (delle 4 puntate):


Non è il presidente Obama la cosa importante.


 E' l'elettorato di Obama.


Questo è il problema del gruppo di potere israelstatunitenswallstreetcitydilondra

che finora se l'è cavata con gli assassini mirati

degli uomini eccellenti

e l'invenzione del terrorismo.



Vita dura anche per loro.

venerdì 14 novembre 2008

Oh,bama! III

Obama visto da



Webster Tarpley








Tarpley, già noto come critico spietato dei neoconservatori, è anche autore di due libri citici su Obama usciti nel 2008, che comprendono il pamphlet Obama: The Postmodern Coup e Obama: The Unauthorized Biography, la prima e unica "biografia non autorizzata" di Barack Obama. Secondo Tarpley, è di primaria importanza indagare sulle origini di Obama e sull'ambiente che lo circonda. Indagando sugli anni della formazione di Obama, Tarpley ha scoperto che il neopresidente americano si è laureato con lo stratega Zbigniew Brzezinski  con una tesi sullo smantellamento dell'arsenale nucleare russo. Brzezinski è stato il consigliere militare del presidente Carter e si compiace di aver creato, fomentando e finanziando i militanti islamisti, la famosa "trappola afgana", un "Vietnam afgano" che costò caro all'Unione Sovietica (si veda la sua intervista al "Nouvelle Observateur", 15-21 gennaio 1998). Lo stesso Obama ha dichiarato pubblicamente la sua grande gratitudine e fiducia nei confronti di Brzezinski (http://it.youtube.com/watch?v=ASlETEx0T-I). Inoltre Tarpley, anche sulla base di altri dati relativi agli uomini con cui Obama ha avuto a che fare, sostiene che Obama è fortemente vincolato alla Commissione Trilaterale (fondata dallo stesso Brzezinski) e da un ambiente politico-economico corrotto. Tarpley ritiene che si possano vedere forti analogie con la nascita del fascismo italiano: nelle spavalde politiche internazionali propugnate da Obama (che includono, per esempio, l'idea di attaccare il Pakistan, o di aumentare i soldati in Afghanistan); nel giovanilismo della "obamania", il "culto" di Obama che, nei suoi discorsi, basati su formule vuote ripetute a non finire (come il famoso "change"), viene osannato da masse di giovani pseudo-ribelli; nel disastrato contesto socio-economico statunitense (già privato di libertà fondamentali, per esempio, con il Patriot Act). Le tesi di Tarpley, apparentemente estreme ma giudicate credibili e rilevanti da esperti come Jerome Corsi e Robert Steele, ventilano il rischio di trascinare l'America in una nuova forma di fascismo morbido su base carismatica. La presidenza Obama potrebbe essere, secondo Tarpley, parte di un grande piano strategico volto a: 1) rispolverare l'immagine degli USA come paese pacifico e accogliente, dopo la disastrosa presidenza Bush, con consensi al minimo e con alle spalle due tragiche guerre mai vinte, e con lo spettro di una "guerra infinita" 2) uno smembramento delle potenze crescenti di Russia e Cina. Questo, secondo Tarpley, se avvenisse con una strategia tipica di Brzezinski, comporterebbe la "cacciata" dei cinesi dalle risorse petrolifere africane. L'uomo giusto per intessere la giusta rete di rapporti con l'africa, in tal caso sarebbe nientemeno che un uomo di origini africane. I cinesi, conseguentemente, sarebbero costretti a cercare il petrolio soprattutto in Siberia, e questo potrebbe portare a forti tensioni Cina-Russia. L'obiettivo di Brzezinski sarebbe, appunto, quello di provocare uno scontro fra queste potenze crescenti tramite operazioni militari e insurrezionali clandestine, sulla scia di quelle proposte e realizzate dallo stesso Brzezinski specialmente con la guerra URSS-Afghanistan degli anni Ottanta, la quale contribuì a determinare il collasso economico sovietico.


Tarpley ha completato gli studi a Princeton nel 1966 in inglese e italiano (summa cum laude) e Phi Beta Kappa; è stato studente Fulbright all'Università di Torino. Ha un master in materie umanistiche (Skidmore College). Ha collaborato con vari giornali e riviste, statunitensi, italiane, del Vaticano e di altri paesi; è stato commentatore e portavoce del movimento per la verità sull'11/9 sulla CNN e su Fox News, due fra le reti televisive statunitensi più seguite. Ha partecipato al film italiano Zero (2007), di Franco Fracassi e Giulietto Chiesa.


Se così è, allegria!