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sabato 13 novembre 2010

Guerre NATO - Jugoslavia addio.


A Firenze 13 pacifisti alla sbarra

 



clicca sull'immagine:







La pace ALLA SBARRA



Si apre oggi a Firenze il processo d'appello a tredici pacifisti che nel maggio '99 protestarono contro i raid «umanitari» Nato contro la Jugoslavia, subito aggrediti dalla polizia. Nel 2008 sono stati condannati a 7 anni di carcere


 



La Serbia è candidata ad un ingresso, forse nel 2016, nell'Ue. È una buona notizia. Non sufficiente però a sanare le ferite profonde della guerra del 1999, che continuano a sanguinare sotto le ipocrite bende di un colpevole oblio. Una di queste ferite si riaprirà oggi, 5 novembre, con il processo d'appello contro tredici pacifisti condannati il 28 gennaio 2008, in prima istanza, a ben sette anni di reclusione per aver manifestato del tutto pacificamente, posso testimoniarlo perché c'ero anch'io, a Firenze il 13 maggio del 1999 contro i bombardamenti Nato sulla Serbia (allora, con Kosovo e Montenegro, si chiamava ancora Jugoslavia). Il corteo si concluse sotto il Consolato Usa. Improvvisa una violenta carica dei Carabinieri. Fuggi fuggi a mani alzate, qualcuno pestato a caso, una ragazza quasi perse un occhio, lacrimogeni ad altezza d'uomo. Vennero individuate 13 persone - a posteriori, non identificate in loco - denunciate, processate e condannate a 7 anni di reclusione per resistenza a pubblico ufficiale aggravata dal loro numero. Dissenso uguale sovversione o invece sacrosanta difesa della Costituzione?



L'imbroglio di Rambouillet



Sul banco degli imputati, anziché i 13 pacifisti dovrebbero esserci i vertici politici e militari, compreso il governo italiano d'allora, che vollero ad ogni costo un'operazione bellica altamente distruttiva, decisa fuori dall'Onu, in offesa alla Costituzione che «ripudia la guerra» e in contrasto perfino con lo stesso statuto della Nato. 





I bombardamenti furono decisi al termine di trattative tra Nato e Federazione Jugoslava, nel febbraio 1999, a Rambouillet. I giochi erano già fatti prima di cominciare. Gli Stati Uniti posero a Belgrado un ultimatum irricevibile col quale, di fatto, le truppe della Nato avrebbero avuto pieni poteri in tutto il paese. Lo denunciò Lamberto Dini, ministro degli esteri, dicendo pubblicamente: io a Rambouillet c'ero e devo testimoniare che la Nato non volle risolvere pacificamente, come sarebbe stato possibile, il problema umanitario (la Repubblica, 10 aprile 1999). Lo stesso Henry Kissinger dichiarerà: «Il testo di Rambouillet, che chiedeva a Belgrado di ammettere militari Nato in tutta la Jugoslavia, era una provocazione, una scusa per iniziare i bombardamenti» (Daily Telegraph, 28 giugno 1999). Mentre il Corriere della sera del 23 febbraio 2008 pubblicava una intervista di Fabrizio Roncone a Francesco Cossiga col titolo: «Portai D'Alema a Palazzo Chigi per fare la guerra», che è una chiara provocazione, gratuitamente offensiva verso l'allora premier, ma evocatrice degli scenari politici del tempo in cui si intrecciarono molti interessi inconfessati che niente avevano a che fare con la motivazione umanitaria.





I raid fecero stragi, impunite, di civili

 



«Durante i tre mesi di bombardamenti, sono stati uccisi 2.500 civili, di cui 89 bambini, e 12.500 feriti. Più i morti di leucemia per le radiazioni delle bombe ad uranio impoverito». Queste le parole dell'attuale, filoccidentale, presidente serbo Boris Tadic davanti al Consiglio di Sicurezza della Nato, denunciando che i 2.300 attacchi aerei hanno distrutto 148 abitazioni, 62 ponti, 300 scuole, 13 dei maggiori ospedali, 176 monumenti di interesse culturale e artistico, nonché decine di fabbriche e impianti produttivi. Altri analisti danno numeri molto più alti. Human Rights Watch ha calcolato fra 489 e 528 le perdite di civili jugoslavi causate dai raid. I morti e feriti civili furono causati da «incidenti» - i cosiddetti effetti collaterali - come il bombardamento dell'ambasciata cinese il 27 maggio, con la morte di tre funzionari, o quello della colonna di profughi albanesi sulla rotta Djakovica-Decani «scambiata» per convoglio militare serbo e pesantemente bombardata con 75 morti. Ma sono molti anche gli attacchi deliberati a treni e pullman durante il bombardamento ad alcuni ponti, nonché l'attacco mirato alla stazione televisiva serba, che causò 16 morti tra funzionari, giornalisti ed impiegati.



La ferita a sinistra, non rimarginata



Ferite su ferite. Il prezzo pagato è tutto politico. La crisi della sinistra e il vicolo cieco in cui si trova il nostro paese derivano in gran parte da quella sciagurata sottomissione agli Usa, gendarme supremo del mondo globalizzato, capace di rendere ininfluente ogni politica autonoma di alleati proni. Una sottomissione addirittura al di là dei piani di Clinton, per il quale sarebbe stata sufficiente l'autorizzazione all'uso di basi italiane senza intervento diretto del nostro esercito, dei nostri aerei, delle nostre navi. Tutto documentato. Fu una scelta per accreditare il nostro paese anche a guida di sinistra come altamente affidabile per l'Alleanza atlantica ma finì per rubare l'anima al popolo della sinistra.



Ferite su ferite. Coscienze dilaniate, relazioni umane distrutte, spaccature dei partiti di centrosinistra ma anche dei sindacati e dell'associazionismo. Lo sfascio della sinistra. Una pagina di fumetti di Sergio Staino su l'Unità del tempo fotografa il dramma: lui ed io su sponde opposte prive di ponti, distrutti dalle violenze serbe per l'uno e dai bombardamenti Nato per l'altro. I bellissimi disegni di Staino finiscono con l'impegno comune a ricostruirli i ponti. Conservo nella mia cameretta la matrice originale di quei fumetti donatami dal caro Sergio. C'è un ponte che non è stato ancora ricostruito, è il ponte della solidarietà verso i 13 processati. C'è chi sta tentando. Un appello diffuso con mezzi poveri e nel silenzio omertoso dei grandi media ha ricevuto in poco tempo duemila firme. Ne mancano ancora tante.


martedì 9 febbraio 2010

L'Italia eco-solidale

Guida all'alternativa in 10 città








cliccaci sopra per ingrandire




L'Italia eco-solidale: guida all'alternativa in 10 città. Altreconomia ed. €13,50. Da comprare. Paola l'ha trovato, insieme alla bandiera della pace - al caffè-libreria 11_cité, Bgo S.Frediano 20r. I datteri palestinesi eco-solidali al 31_Villaggio dei popoli, via dei Pilastri 47. Il tutto alle pp.62-91 della Guida. Grazie, Paola.



Le 10 città della guida: Torino, Milano, Vicenza, Trento, Trieste. Genova, Firenze, Roma, Napoli, Paalermo.



Ripeto:da comprare.




Nota: a Firenze sono dedicate le pp.81-91, a cura da Cecilia Stefani. Ma io l'ho già incontrata! Qui:




PS.

Esser pieno di speranza in tempi cattivi non è poi così follemente romantico. Si basa sul fatto che la storia umana è una storia non solo di crudeltà, ma anche di passione comune, sacrificio, coraggio, gentilezza.  Quello che noi scegliamo di esaltare in questa storia così complicata determinerà le nostre vite. Se noi vediamo solo il peggio, questo distrugge la nostra capacità di fare qualcosa. Se noi ricordiamo quei tempi e luoghi - e ce ne sono tanti - dove la gente si è comportata magnificamente, questo ci dà l'energia  per agire, e almeno la possibilità di mandare questa trottola del mondo in una direzione differente. E se noi agiamo, per quanto in piccolo, noi non abbiamo da attendere qualche grande utopia futura. Il futuro è una infinita successione di presenti, e vivere ora come noi pensiamo che gli esseri umani dovrebbero vivere, a dispetto di tutto quello che c'è di male intorno a noi, è in se stesso una meravigliosa vittoria.

Howard Zinn

giovedì 20 agosto 2009

Pity the nation whose people are sheep

 


 


http://www.youtube.com/watch?v=lKCblAJtzgE


Questa poesia è stata letta a Farheneit il 19 agosto 2009, nella puntata dedicata a Fernanda Pivano.


Pity the nation whose people are sheep

And whose shepherds mislead them

Pity the nation whose leaders are liars

Whose sages are silenced

And whose bigots haunt the airwaves

Pity the nation that raises not its voice

Except to praise conquerers

And acclaim the bully as hero

And aims to rule the world

By force and by torture

Pity the nation that knows

No other language but its own

And no other culture but its own

Pity the nation whose breath is money

And sleeps the sleep of the too well fed

Pity the nation oh pity the people

Who allow their rights to erode

And their freedoms to be washed away

My country, tears of thee

Sweet land of liberty!


Lawrence Ferlinghetti

mercoledì 24 dicembre 2008

Veglia di Natale


Da qualunque parte siate vi sentiremo vicini

questo è il nostro augurio

 

Veglia di Natale:

 

"i diritti o sono di tutti o sono privilegio"

 

A chi parla di diritti è giustificata la domanda: da che parte stai, degli inermi o dei potenti?

 

Ritrovare il significato autentico dei "diritti" è possibile solo nella comune tensione all' uguaglianza.

 

Senza comune tensione verso l'uguaglianza i diritti cambiano natura:

 

per coloro che stanno in alto diventano privilegi

 

per quelli che stanno in basso concessioni o carità.

 

Gustavo  Zagrebelski


Faccio la veglia di Natale qui, alle baracche verdi, con gli eretici dell'Isolotto.  L'attacco non è male. Natale di guerra. Auguri a tutti noi per il 2009. Può succedere di tutto.

Domani tra le colline del Casentino. La mia aria. Auguri a tutti.

domenica 7 settembre 2008

Vicenza

Oggi qui Vicenza 6-9-08



aperitivo con video


Buona domenica. Siamo ancora sopra la lunga coda della cometa estiva 2008.


Ma anche qui.



Ma non c'è due senza il tre.


Paola mi legge un passo de "Il vecchio con gli stivali", di Vitaliano Brancati:

"Aldo!" gridò lei. "Vieni! Mettiti a letto! Devo dirti una cosa." Egli arrossì vivamente, come se la moglie lo avesse sorpreso ad assaggiare la pasta nella pignatta, e compiute in fretta le solite operazioni della sera, presto fu sotto le coltri . "In fondo," disse la moglie, "i! fascismo è una gran bella cosa!"

"Non dico di no," fece egli che, nei giudizi, era sempre rispettoso. . "Ha fatto le strade; c'è ordine; nessuno più disturba i galantuomini; ti ricordi quando i comunisti ti fischiarono perché avevi in mano i! pacchetto di dolci, che non era nostro ...?" "Era del signor sindaco," disse Aldo Piscitello. "Mi piace come fa crescere i giovani! Guarda che i giovani vanno pazzi per Mussolini!"

"Non dico di no, non dico di no! Ma io mi son fatto sempre gli affari miei, e ora non so che cosa vogliano con questo fascismo!" "Senti!" disse la moglie che cominciava a stizzirsi, "Mille e mille persone meglio di te e di me dicono che i! fascismo è una grande cosa, e tu fai tante storie per diventare fascista?"

"Oh, io ne sono onorato! Ma vedi? .."

"E il Papa? Sai cos'ha detto il Papa? Che quell'uomo lo ha mandato la Provvidenza! Ora se i! Papa, che è Vicario di Dio in terra, non ci pensa due volte ..."

E così continuò la moglie, finché levandosi, nella foga dell'eloquenza, sul gomito destro, s'accorse che i! marito dormiva. Piano piano ricadde supina e seguitò a ragionare per conto suo. Verso le due del mattino, non potendo più resistere alla maligna esultanza che le dava la conclusione cui era pervenuta ragionando, svegliò i! marito: "No, tu mi devi dire questo: ti credi meglio del Papa? "

"Che? .. No!.. il Papa?" esclamò Aldo Piscitello nello spavento che gl'incutevano di notte le idee di Papa, Imperatori, Re, Dittatori, Ministri, Generali, tanto simili per lui ai baratri profondi e tenebrosi nei quali non abita che il vento. Ma poi si calmò, richiuse gli occhi, e piano piano, tra una bollicina di saliva, disse: "Domani m'iscrivo al fascio!"


...

Il 9 luglio Piscitello si ammalò di tifo. Per due giorni, ebbe la gioia di riposare le gambe indolenzite dalle marce, e conversare la sera con un medico molto ammodo, che gli sedeva al capezzale per riferirgli piano le notizie di radio Londra e ogni tanto sollevava una natica e infilava nell' aria qualcosa che poi faceva dire alla signora:
"Sarebbe bene aprire, qualche volta!"


"Dottore," implorava Piscitello, stordito dal mal di capo, dalla febbre e da una felicità rabbiosa come la febbre. "Glielo dica lei, a mia moglie, che quell'uomo ci ha rovinati!"


"E che bisogno c'è che lo dica io?" rispondeva il medico. "Basta affacciarsi e guardare!"


La moglie stava ritta e muta davanti al letto, fissando la testa calva del marito arrossata dalla febbre.


"Sì! È inutile che mi guardi!" diceva egli. "Ci ha rovinati! Lo direi a tutti, non me ne importa del confino e del carcere, ci ha rovinati, si è bevuto il nostro sangue!"


"Non gridi, signor Piscitello!" consigliava il medico. "Le fa male!"


"Ma ora verranno gl'inglesi e gli americani e gli daranno tanti cinque e cinquantacinque da levargli l'appetito! Gli calerà, il naso, ai gerarchi!"


Furono le ultime parole chiare e ordinate che egli disse, perché dopo s'impadronì di lui il delirio. E non vide, o almeno vide come in sogno, che lo portavano all'ospedale di Giarre; e qui lo abbandonarono tutti, fuorché le mosche che piovvero e rotolarono sul suo lenzuolo, umide e fitte come un mucchio d'uva passa. Migliaia di mosche stavano notte e giorno su di lui, alzandosi rabbiose per un istante quando egli si voltava, ma subito tornando a calzarlo dalla fronte ai piedi. Gliene camminavano sulla testa calva e sul naso; alcune gli giungevano fino all' orlo dell' occhio e voleevano entrare, ma poi si accontentavano di bagnarvi una zampetta; alcune si introducevano nell' orecchia suscitanndogli un desiderio di sternutire e di ridere che gli torceva la faccia come un morso di cavallo. Proprio questa smorfia fece dire a un medico, il solo che, passando di corsa per quella stanza, gli gettasse uno sguardo: "Il signore mi pare che ci saluti!"


I colpiti, gli squarciati, i mutilati dalle bombe riempivano le sale accanto, e i pochi medici dell' ospedale non aveevano tempo di badare a quel vecchietto privo di ferite. Mancava la garza, mancava il cotone idrofilo. Non sapevano, i poveri medici, come spiegare ai feriti che avevano commesso un atto spaventosamente leggero, una monelleria fuori posto da pagarsi coi più atroci dolori, a non morir subito tra le rovine come tanti loro compagni.


Finalmente una bordata dal mare mandò ruzzoloni quel miserabile carnaio, e Aldo Piscitello, con una leggerissima ferita alla fronte, fu trasportato di nuovo a casa, nel paesino dell'Etna, e restituito ai suoi che già lo piangevano morto.


Ma egli guarì, malignamente guarì, ed era al balcone quando un' armata straniera scorreva per le strade di tutte le città, e i paesini dell'Etna, su carri, carri armati, fusti di Cannone, auto, motocicli, trattrici, furgoni, furgoncini, e il frastuono e il rotolio ne andavano al cielo, al mare, sotterrra, scacciando gli uccelli dai boschi, i topi dalle chiaviche, confinando sulle tegole i gatti digiuni.


Aldo Piscitello salutava i soldati seminudi e di pelo rossso alzando l'indice e il medio, credeva che tutti lo conoscessero...


 Vitaliano Brancati, tutti i racconti, Bompiani, p.p. 389-390, p.411 .


Oggi leggerò tutto il racconto.

lunedì 31 marzo 2008

Buttiamo a mare le basi americane

Trattati internazionali, basi e servitù militari


Appello per il sostegno della Legge di Iniziativa Popolare sui «Trattati internazionali, basi e servitù militari»



Noi Firmatari del seguente appello ci rivolgiamo a tutte e tutti coloro che hanno a cuore il Ripudio della guerra iscritto nella Costituzione Italiana e che per renderlo operativo vogliono avviare concrete politiche di disarmo.


Continua qui e trova il modo di firmare (Io l'ho fatto ieri sera al teatro Puccini di Firenze)

lunedì 17 marzo 2008

Brenda Porster





Brenda Porster, nata a Filadelfia, Laureata alla Colombia University di New York, in Italia da vari decenni, di ritorno da una recente visita negli Stati Uniti, parla alle baracche verdi domenica mattina 16 marzo. Nel suo discorso si fondono analisi storiche ed esperienze personali di vita vissuta. In Italia da 40 anni, attivista del gruppo "Stunitensi contro la guerra".  Un bell'incontro.


Nella foto con Paola che l'ha cercata e portata all'Isolotto. L'abbiamo avuta a tavola con noi. Ebrea e americana, ti riconcilia un po' con la vita e la politica. A tavola non abbiamo parlato di politica, ma di famiglia, casa, affitti, figli, arte (Piero della Francesca e Caravaggio), del Casentino, della Madonna del parto di Monterchi, di Poppi e del suo castello, degli Uffizi e del corridoio vasariano che dagli Uffizi ti porta a Pitti e Boboli...Buona notte.

sabato 23 febbraio 2008

Go home, please.



In queste settimane alcune donne e uomini del Presidio Permanente sono state raggiunte/i da avviso di garanzia per le azioni svolte contro la realizzazione della nuova base Usa a Vicenza; dopo la fiaccolata del 14 febbraio e il presidio davanti alla Procura della mattina sucessiva, il Presidio lancia l'"operazione 1000 firme" con l'obiettivo di raccogliere, in una sola giornata - sabato 23 febbraio - almeno mille firme in calce al testo di seguito riportato; un modo per dire che siamo tutti colpevoli di amare Vicenza e che intendiamo continuare il nostro percorso di opposizione alla nuova installazione militare fino al giorno in cui non avremo raggiunto il nostro obiettivo: impedirne la realizzazione.


Ho mandato la mia firma.

sabato 5 gennaio 2008

Gli auguri più saggi

Gli auguri di Sir Arthur C. Clarke


By A.Di. on ricercatori










Arthur Vive da cinquant'anni a Colombo, nello Sri Lanka, ed è il più grande scrittore di fantascienza vivente, l'ultimo dei tre grandi maestri (insieme a Isaac Asimov e Robert A. Heinlein). Ma è stato anche esploratore delle profondità del mare, inventore (sua l'idea dei satelliti geostazionari) e musa del cinema con 2001 Odissea nello spazio realizzato da Stanley Kubrik. In occasione del suo novantesimo compleanno, lo scorso 16 dicembre, Sir Arthur C. Clarke ha registrato un video di auguri, ringraziamenti e saluti un po' triste ma sereno, auspicando che si possa costruire un mondo libero dalla schiavitù del petrolio, che giunga la pace nello Sri Lanka e che presto si possano trovare prove dell'esistenza di intelligenze extraterrestri.


Qui il video su YouTube con il saluto dell'uomo nel giorno della sua novantesima orbita intorno al nostro sole e qui la traduzione proposta da Paolo Attivissimo


Copiato da qui.




Se apri due finestre, lo puoi ascoltare in video scorrendo la traduzione.


Traduzione italiana


Sir Arthur C Clarke: riflessioni del novantesimo compleanno (registrate il 5 dicembre 2007)



Salve! Sono Arthur Clarke e vi parlo dalla mia casa a Colombo, Sri Lanka.



Mentre mi avvicino al mio novantesimo compleanno, i miei amici mi chiedono come ci si sente ad aver completato 90 orbite intorno al Sole.



Be', a dire il vero mi sento esattamente come se ne avessi 89!



Naturalmente alcune cose mi ricordano che in effetti ho maturato lo status di anziano. Come disse Bob Hope, "sai che stai diventando vecchio quando le candeline costano più della torta!"



Sono ora assolutamente contento di farmi da parte e stare a guardare come si evolveranno le cose. Ma c'è anche un aspetto triste nel vivere così a lungo: la maggior parte dei miei contemporanei e dei vecchi amici se n'è già andata. Ma ha lasciato molti ricordi che rievoco con affetto.



Ormai passo buona parte della mia giornata a sognare dei tempi passati, presenti e futuri. Mentre tento di sopravvivere dormendo 15 ore al giorno, ho tempo in abbondanza per godermi sogni molto lucidi. Essere completamente bloccato su una sedia a rotelle non impedisce alla mia mente di vagare per l'universo: anzi, semmai è vero il contrario!



Nel corso della mia vita ho avuto la grande fortuna di vedersi avverare molti dei miei sogni! Crescendo negli anni Venti e Trenta del secolo scorso, non mi sarei mai aspettato di veder accadere così tante cose nell'arco di pochi decenni. Noi "cadetti spaziali" della British Interplanetary Society trascorrevamo tutto il nostro tempo libero a parlare di viaggi spaziali, ma non immaginavamo che ci attendeva nel nostro futuro prossimo...



Ancor oggi faccio fatica a credere che abbiamo appena celebrato il cinquantesimo anniversario dell'Era Spaziale! Abbiamo ottenuto grandissimi risultati nel corso di quel periodo, ma l'"Epoca d'oro dello spazio" è soltanto all'inizio. Dopo mezzo secolo di sforzi finanziati dai governi, stiamo ora assistendo all'emergere del volo spaziale commerciale.



Nel corso dei prossimi cinquant'anni, migliaia di persone viaggeranno fino all'orbita terrestre, e da lì fino alla Luna e oltre. I viaggi spaziali e il turismo spaziale un giorno diverranno quasi comuni come volare verso località esotiche del nostro pianeta.



Le cose stanno cambiando rapidamente anche in molti altri settori della scienza e della tecnologia. Per fare soltanto un esempio, la copertura mondiale dei telefoni cellulari ha da poco superato il 50%: vale a dire 3,3 miliardi di abbonamenti. Questo traguardo è stato raggiunto in poco più di un quarto di secolo da quando fu attivata la prima rete cellulare. Il telefonino ha rivoluzionato le comunicazioni umane e sta trasformando l'umanità in una famiglia globale che chiacchiera ininterrottamente!



Che cosa comporta tutto questo per noi, come specie?



Le tecnologie di comunicazione sono necessarie, ma non sufficienti, affinché noi umani possiamo andare d'accordo l'uno con l'altro. E' per questo che abbiamo tuttora tante dispute e tanti conflitti nel mondo. Gli strumenti della tecnologia ci aiutano a raccogliere e disseminare informazioni, ma ci servono anche qualità come la tolleranza e la compassione per raggiungere una maggiore comprensione fra popoli e fra nazioni.



Ho fede nell'ottimismo come principio guida, se non altro perché ci offre l'occasione di creare una profezia che si autoavvera. Per cui spero che abbiamo imparato qualcosa dal secolo più barbaro della storia: il ventesimo. Vorrei vederci superare le nostre divisioni tribali e cominciare a pensare ed agire come se fossimo un'unica famiglia. Quella sarebbe vera globalizzazione...



Nel completare 90 orbite, non ho rimpianti e non ho più ambizioni personali. Ma se mi fossero consentiti tre soli desideri, sarebbero questi.



Prima di tutto, vorrei vedere qualche prova di vita extraterrestre. Ho sempre pensato che non siamo soli nell'universo. Ma stiamo ancora aspettando che gli E.T. ci chiamino o ci diano qualche segno. Non abbiamo modo di indovinare quando questo potrebbe succedere: spero avvenga presto piuttosto che tardi!



In secondo luogo, vorrei vederci rinunciare alla nostra attuale dipendenza patologica dal petrolio e adottare fonti d'energia pulita. Da oltre un decennio seguo vari esperimenti sulle nuove energie, ma non hanno ancora prodotto risultati su scala commerciale. Il cambiamento del clima ha ora aggiunto una nuova sensazione d'urgenza. La nostra civiltà dipende dall'energia, ma non possiamo permettere al petrolio e al carbone di arrostire lentamente il nostro pianeta...



Il terzo desiderio è più vicino a casa mia. Vivo nello Sri Lanka da cinquant'anni, e per metà di quel periodo sono stato triste testimone di un conflitto amaro che divide il mio paese d'adozione.



Desidero fortemente di vedere lo stabilirsi di una pace duratura nello Sri Lanka il più presto possibile. Ma sono consapevole che la pace non può essere semplicemente desiderata: richiede tanto lavoro duro, coraggio e tenacia.



****



A volte mi chiedono come vorrei essere ricordato. Ho avuto una carriera molto varia come scrittore, esploratore subacqueo, promotore dello spazio e divulgatore scientifico. Di tutti questi ruoli, vorrei essere ricordato maggiormente come scrittore: come qualcuno che ha intrattenuto i propri lettori e, spero, ha anche ampliato i confini della loro immaginazione.



Trovo che un altro autore inglese, che per coincidenza ha trascorso come me la maggior parte della propria vita in Oriente, ha espresso molto bene questo concetto. Per cui permettetemi di concludere con queste parole di Rudyard Kipling:



Se vi ho dato diletto

con alcuna cosa che ho fatto,

lasciatemi giacere silente nella notte

che presto sarà solo vostra;



E per quel breve, breve tempo

per il quale i morti sono tenuti nel ricordo,

non cercate d'interrogarvi su altro

che i libri che lascio dietro di me.



Qui è Arthur Clarke, che vi dice grazie e arrivederci da Colombo!

domenica 9 dicembre 2007

mercoledì 24 ottobre 2007


Clicca e ascoltalo











Imagine



Imagine there's no heaven,

It's easy if you try,

No hell below us,

Above us only sky,

Imagine all the people

living for today...



Imagine there's no countries,

It isn't hard to do,

Nothing to kill or die for,

And no religion too,

Imagine all the people

living life in peace...



Imagine no possessions,

I wonder if you can,

No need for greed or hunger,

A brotherhood of men,

imagine all the people

Sharing all the world...



You may say I'm a dreamer,

but I'm not the only one,

I hope some day you'll join us,

And the world will live as one.


Immagina

 

Immagina che non ci sia un paradiso,

È facile se ci provi.

Niente inferno sotto di noi,

Sopra di noi soltanto il cielo.

Immagina che tutti quanti

Vivano per il presente...

 

Immagina che non ci siano nazioni,

Non è difficile farlo,

Nulla per cui uccidere o morire,

E nessuna religione,

Immagina che tutti quanti

Vivano in pace..

 

Immagina che non ci siano proprietà,

Mi chiedo se ci riesci,

Nessuna necessità di cupidigia o fame,

Una fratellanza di uomini,

Immagina che tutti quanti

Condividano tutto il mondo...

 

Tu dirai che sono un sognatore,

ma non sono l’unico,

Spero che un giorno ti unirai a noi,

E il mondo sarà come una cosa sola.






Una bugia come augurio. Clicca sull'immagine e fai partire Youtube.


I believe that as soon as people want

peace in the world they can have it.

The only trouble is they are not aware

they can get it.

John Lennon, 1969

(Io credo che se davvero la gente vuole pace nel mondo, la può avere. Il solo guaio è che la gente non è consapevole che la potrebbe ottenere davvero).

Q: "You have attained sufficient honor and wealth. Are you happy?"

John: "Yes."

Q: "And what do you seek next?"

John: "Peace."

John Lennon

Beatles press conference,
Tokyo, 1966


All we are saying is give peace a chance.

John Lennon, 1968

Let us wake up, come together,

and work on cleaning and healing our planet,

instead of further destroying it.

Svegliamoci, andiamo insieme e lavoriamo a pulire e guarire il pianeta invece di continuare a distruggerlo.

Let's not waste one more day in creating a machinery of destruction.

Give us a chance.

On behalf of ourselves and all species on Earth.

We can do it.

We must.

Yoko Ono

Address to the United Nations, 2005

Non un giorno di più a guastarlo costruendo macchine di distruzione. Diamoci una possibilità. Nell'interesse di noi stessi e di tutte le specie che vivono sulla terra. Lo passiamo fare. Dobbiamo.





lunedì 22 ottobre 2007



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On October 9th 2007, Yoko Ono unveiled the IMAGINE PEACE TOWER on Videy Island, Reykjavik, Iceland.

venerdì 19 ottobre 2007

ITALIA: NON SEGUA LA STRADA DEL NOSTRO PAESE

 

Al nuovo governo di centro-sinistra noi Statunitensi per la pace e la giustizia di Roma nel giugno 2006 scrivemmo una lettera aperta chiedendo che fossero riconsiderati alcuni tipi di “sostegno” dati agli Stati Uniti, dall’ospitalità e contributi finanziari --attraverso accordi segreti --per le basi militari, allo stoccaggio di armi nucleari, all’appoggio logistico per i voli segreti della CIA, all’invio di truppe in Afghanistan e in Iraq.

 Il ritiro delle truppe italiane dall’Iraq, pur essendo un importante passo, finisce per essere sminuito dal fatto che non solo il governo italiano non si è mosso nelle direzione da noi auspicata, e cioè verso obiettivi di pace, ma addirittura ha proseguito sulla strada della maggiore militarizzazione dell’Italia e nel rafforzare il sostegno alle devastanti politiche degli Stati Uniti. 

Abbiamo visto infatti il governo italiano approvare la nuova base militare statunitense al Dal Molin di Vicenza. Il nostro paese, oltre alle 6000 basi militari sul proprio territorio nazionale, ne ha più di 700 in giro per il mondo, che costituiscono una rete senza precedenti mirata a garantire il proprio dominio militare, economico e politico a livello globale. Queste basi fanno parte della strategia della forward presence, ossia di una "presenza avanzata", che ormai è centrale alla dottrina della guerra preventiva. Di conseguenza, il paese che le ospita diventa direttamente uno strumento della guerra permanente e globale. Abbiamo visto firmare l’accordo sullo scudo antimissilistico statunitense, che coinvolge non solo le industrie italiane ma anche la ricerca con una ulteriore militarizzazione della stessa e con tagli alla ricerca civile, per non parlare della pericolosità di un sistema che ci porta verso una nuova guerra fredda.  

Abbiamo visto firmare l’accordo sul caccia statunitense F-35 Lightning (Joint Strike Fighter) della Lockheed Martin. L’Italia così si assume ulteriori impegni in un progetto statunitense che è già 31.600 milioni fuori budget e che prevede un enorme investimento di soldi pubblici (1.931 milioni USD per le prime due fasi e da 5.000 a 12.576 milioni USD per l'eventuale acquisto di 100-131 velivoli). Il rientro dei soldi pubblici investiti sarà solo sotto forma di commesse all'industria bellica privata.

Abbiamo visto il ricorso al segreto di stato sul caso dei voli segreti della CIA e Abu Omar.

 Nella seconda relazione del Consiglio d’Europa sulla pratica dell’extraordinary rendition, l’Italia, insieme alla Germania, viene particolarmente criticata per aver utilizzato il concetto del segreto di stato per ostacolare le indagini sul caso del rapimento di Abu Omar sul suolo italiano da parte della CIA.

 

E vediamo ancora le truppe italiane in Afghanistan, una missione che nessuno può più chiamare di pace.

 LA MILITARIZZAZIONE NEL NOSTRO PAESE SI È GIÀ AMPIAMENTE DIMOSTRATA UNA STRADA SBAGLIATA.

La spesa militare impegna metà del budget federale statunitense, mentre le spese sociali vengono tagliate con sempre più servizi privatizzati.

. Negli Stati Uniti, il 50% dei fondi per la ricerca universitaria proviene dal Pentagono e la cifra sale al 70% per le facoltà tecniche come ingegneria e informatica.

. Con la legge No Child Left Behind del 2002, le scuole pubbliche sono costrette a fornire al Pentagono i dati anagrafici degli studenti ai fini del reclutamento, pena la perdita dei fondi federali.

. I politici, sia Democratici che Repubblicani, non esitano ad approfittare dell’enorme

quantità di denaro mossa dalle commesse militari a scapito di programmi sociali e civili.

Condizioni di un mondo migliore potranno venire soltanto da un forte impegno nel reindirizzare la spesa militare verso iniziative che possano contribuire a soddisfare le esigenze fondamentali delle persone.


 Statunitensi per la pace e la giustizia – Roma

www.peaceandjustice.it info@peaceandjustice.it

 


 

Ho mandato la mia email di adesione alla manifestazione del 20 ottobre a Roma. Ho messo qui il volantino degli americani resistenti che abitano a Roma e che sono collegati con quelli di altre città, compresa Firenze. Di questi ne conosco personalmente più di uno. Io considero il popolo americano col suo melting pot un popolo oggettivamente superiore a tanti altri, compresi i cinesi che vanno a giro per il mondo, lavorano come pazzi spesso come schiavi, ma non si mescolano con gli altri. Gli americani sono diversi, ma sono in mano agli schiavisti del tempo di via col vento. Anche Michael Moore ce lo ricorda al cinema di questi tempi. Secondo me è fondamentale per il pianeta liberare l'America dalla banda che la gestisce. Che poi sono United Fruit, Coca Cola e via mangiando e bevendo. Che poi sono i banchieri di Londra e New York e via rubando e depredando. (In viale Talenti al posto di Ceccherini fai da te stanno mettendo l'ennesima banca...). Per questo insisto nel seguire organizzazioni e persone come gli americani d'Italia, quelli d'America,  gli obiettori di coscienza, Il mondo non può aspettare, notizie censurate, non in mio nome, il nostro Ferlinghetti, Howard Zinn, Shamir, Moore, Webster Tarpley, Chomsky, David Rey Griffin, Norman Finkelstein e tutti gli ebrei antisionisti, compreso il rabbino di New York che è andato ad abbracciare Amenabidabicomesichiama...


venerdì 2 febbraio 2007

L'arcobaleno non si può affondare



E' vero un arcobaleno non si fa affondare. Peccato che duri così poco.  Ma continuiamo a camminare, in questi giorni verso Vicenza.


L'utopia sta all'orizzonte. Mi avvicino di due passi, lei si allontana di due passi. Faccio dieci passi e l'orizzonte si allontana di dieci passi. Per quanto cammini, non la raggiungerò mai. A cosa serve l'utopia? A questo: serve a camminare.

Eduardo Galeano

venerdì 14 luglio 2006

Il quarto segreto di Fatima

e la fuga su Marte



Altra ipotesi. Zidane: "Ehi, piantala di tirarmi la maglietta. Se proprio la vuoi, te la regalo dopo la fine". Materazzi: "Preferisco toglierla a tua moglie (Veronique)".


«Quando Marco l'ha trattenuto - racconta il padre di Materazzi - Zidane gli ha detto "se vuoi la maglia te la do a fine partita", per schernirlo, e Marco gli ha risposto che poteva darla a un'altra persona.

 Se Zidane - spiega - per giustificare il suo gesto ha raccontato storie non veritiere, probabilmente ci può stare anche una reazione del genere. Credo, però, che avrebbe dovuto parlare subito e non aspettare tre giorni: per me ha fatto un'ulteriore brutta figura». L'ultima battuta Materazzi senior la dedica alla madre di Zidane che ha dichiarato di voler «castrare il giocatore azzurro». «Le chiedo di riferire al figlio di essere corretto e di dire cosa è realmente avvenuto senza giustificare il suo comportamento non sportivo. Mio figlio ha perso la madre a 15 anni e ha massimo rispetto per quelle degli altri. Io la capisco, ma quando mio figlio ha sbagliato, a differenza sua l'ho rimproverato».

Mokhtarr Addad, cugino di Zizou, ha una convinzione molto personale: "Per me gli ha detto figlio di un Harkis". Un Harkis, ai tempi della Battaglia di Algeri, era un collaborazionista dei francesi. Se davvero "Matrix" lo avesse provocato così meriterebbe quantomeno una cattedra di storia in qualche università...


Controcanto

Che pacchia per Israele questa arma di distrazione di massa. Mentre Negroponte-bush vincono in Iraq  le olimpiadi del terrorismo.

E l'ONU blablabla. E l'Europa piange e sta. E l'Italia afganistà.



Meglio andarsene con Exomars


L'Agenzia Spaziale Europea ha presentato il proprio automa che  perlustrerà in piena autonomia il Pianeta Rosso.  

Roma - Il robot europeo si chiama ExoMars e partirà nel 2011 per eseguire rilevamenti biochimici e geologici sulla superficie marziana. Concettualmente simile al Mars Rover della NASA, ExoMars verrà interamente sviluppato dagli scienziati di ESA, l'agenzia spaziale europea.


Il robot, compatto ed equipaggiato di ruote resistenti, sarà il protagonista di quella che viene considerata la prima missione puramente esobiologica, ovvero pensata per "andare a caccia" di vita extraterrestre. In realtà nella pagina dedicata alla missione appare chiaro come il lavoro di Exomars potrà rivelarsi determinante soprattutto in vista di una futura colonizzazione del pianeta.


ExoMars potrà essere comandato da Terra, ma gode di numerose funzioni d'intelligenza artificiale: secondo gli scienziati europei, il robot è capace di muoversi in maniera autonoma e condurre i propri esperimenti senza bisogno di interventi umani. "Si guiderà da solo e riuscirà ad identificare gli obiettivi della propria missione a seconda della situazione e degli ordini precedentemente ricevuti", ha detto Bob Chesson, responsabile del programma d'esplorazione spaziale di ESA.


Grazie ad una serie di sensori ottici polifunzionali, ExoMars potrà "tastare" le condizioni ambientali ed atmosferiche circostanti ed adattare i propri movimenti in base al luogo in cui si trova. Durante l'esplorazione di Marte, ExoMars userà una telecamera a 360 gradi per ricostruire con estrema precisione un modello geografico tridimensionale del pianeta rosso.

La missione del 2011 sarà il primo tentativo di ESA nell'esplorazione della superficie di un altro pianeta. L'unico precedente nella storia dell'esplorazione spaziale europea è il lancio della sonda Huygens all'interno della tumultuosa atmosfera di Titano, grande ed affascinante satellite di Saturno. ESA ha naturalmente partecipato in varie forme a numerose altre missioni spaziali perlopiù organizzate dalla NASA americana.

Conclusione

giovedì 29 giugno 2006

Eros Cruccolini



Per una reale riforma della politica (per una verifica dell’attuazione del programma di governo che parta dal basso)
di Eros Cruccolini


Il dibattito sul Partito Democratico sta portando, a mio parere, su una falsa pista.
Al centro di ogni confronto serio sulle formazioni partitiche che si collocano oggi a sinistra dovrebbe esservi il punto, essenziale, della riforma della politica.
Se non si parte dalla constatazione che si sta progressivamente allargando il fossato che divide chi fa politica dai normali cittadini, non si approderà a nulla di realmente innovativo.
Se non si riesce a configurare un sistema politico-istituzionale in cui abbia voce in capitolo quella società civile attiva sui temi della pace, dell’ambiente, dell’uguaglianza di genere, della tutela dei diritti, della solidarietà con chi è in difficoltà, del lavoro, dei giovani, dell’istruzione, – che costituisce la parte migliore del nostro Paese, avremo, ancora una volta, mancato l’obiettivo.
Tutto si ridurrà ad una contesa fra oligarchie molto autoreferenziali per una diversa distribuzione del potere (al cosiddetto “teatrino della politica”) e così si perderà un’occasione, forse irripetibile, per lo meno nei tempi brevi.
Diversa era, ed è, la richiesta del “popolo delle primarie” – quelle code di oltre 4milioni di persone davanti ai circoli associativi, alle case del popolo, ai centri anziani per scegliere democraticamente il leader dell’Unione….i cittadini ci fanno capire che quando si fanno contare partecipano!
Diversa era, ed è, la richiesta di quanti hanno dato il consenso all’Ulivo per la Camera, non volendo con questa scelta dare obbligatoriamente il messaggio di volere fare il Partito Democratico; infatti una parte di quei voti al Senato si sono disseminati in più partiti dell’Unione e non solo ai DS o alla Margherita.
Si voleva, si vuole, si vorrebbe una politica “partecipata”, che riparta dal basso e non si chiuda nei palazzi, che non segua pedissequamente i sondaggi – spesso fallimentari -, che valorizzi quanto di positivo emerge dalla società civile – nella direzione e sui temi a cui ho accennato in precedenza -. Che poi questo si realizzi attraverso i partiti che mantengono i nomi attuali o tramite un nuovo partito, in cui due, o più, di essi confluiscono, diventa secondario.
Anche nelle modalità con cui ci si rapporta al governo del Paese molto potrebbe – dovrebbe - cambiare.
Un esempio ci viene indubbiamente dalla Fabbrica del Programma di Prodi, all’interno della quale si sono confrontati intellettuali, esperti, persone impegnate nelle esperienze sul territorio, espressioni diverse dell’associazionismo, del volontariato, del sindacato.
Ne sono derivati contributi importantissimi alla definizione del programma dell’Unione (che oggi, in sede governativa, sarebbe estremamente opportuno non dimenticare).
Ma sarebbe ugualmente necessario avere bene a mente quel tipo di approccio.
Proverò a fare un esempio.
Del Governo fa parte anche il Ministro per l’Attuazione del Programma, carica ricoperta da Giulio Santagata: sembrerebbe un Ministero inventato per accontentare gli appetiti ministeriali delle varie componenti, e sotto-componenti, partitiche, tanto è vero che viene ripreso dalla precedente esperienza berlusconiana. Ma in effetti, riflettendoci sopra, potrebbe anche essere qualcosa di profondamente diverso, di sostanzialmente innovativo.
I più interessati all’attuazione del programma sono, senza ombra di dubbio, le realtà sociali, le istanze di base, le cittadine ed i cittadini che su questo governo hanno “investito”, votando i partiti che lo sostengono. Ed anche quelli che hanno scelto lo schieramento contrapposto, ma che comunque vorrebbero verificare, passo per passo, e non solo attraverso i propri rappresentanti, l’operato dei governanti.
Ecco allora che il Ministro per l’Attuazione del Programma, all’inizio in odore di inutilità, potrebbe divenire il pernio di un nuovo rapporto del Governo con i vari territori, con il tessuto sociale, con l’insieme della cittadinanza attiva (così com’è stata definita, con felice espressione, il tessuto di organizzazioni e di persone attivamente impegnate).
Si avrebbero così istanze territoriali – governi di base con i vari ministeri o gruppi di lavoro - che esercitano una continua verifica dal basso dell’attività governativa, mettono in cantiere indagini ed approfondimenti, svolgono, in sintesi, una funzione di osservatori, in collegamento con il Ministero per l’Attuazione del Programma - che non si limita quindi a verificare nell’ambito dei palazzi romani – ed integrando, di conseguenza, l’azione dei partiti, spesso asfittica nella situazione odierna, con l’opinione dei cittadini.
Su temi particolarmente controversi, tipo la presenza militare italiana in Afghanistan, si potrebbe ricorrere a consultazioni referendarie.
Le stesse formazioni partitiche ne risulterebbero stimolate e rigenerate, come, del pari, ne avrebbe indubbi vantaggi l’operato del Governo.
Tutto ciò costituirebbe un tassello di quel processo di comunicazione indispensabile per rimettere in moto la partecipazione, nodo principale da sciogliere ai fini della riforma della politica e dell’innovazione di governo (un’innovazione in grado, come ha detto Prodi, di sorprenderci e di darci il senso del cambiamento rispetto ad un passato intriso di berlusconismo, i cui effetti nefasti continuano a manifestarsi).
Con la comunicazione – ha detto Lodovica Scarpa, docente di “teoria della comunicazione e arte della trattativa” – gli esseri umani si modificano ed influenzano a vicenda, anzi l’essenza stessa della comunicazione è il cambiamento”.
Paul Eluard ha espresso un concetto simile in una poesia d’amore:
“Ho inventato te
come tu hai inventato me
abbiamo bisogno l’uno dell’altro”.
Si può affermare che ciò vale anche nell’ambito dell’agire politico, dove abbiamo disperatamente bisogno di punti di vista diversi dai nostri, per accrescere le nostre conoscenze, per cambiare opinione quando risulta necessario, od anche per mantenere e rafforzare, con una maggiore consapevolezza, le nostre idee. Misurandoci, senza timori, sui contenuti e comportandoci in modo opposto a quelle che sono le forme rituali – da “Porta a porta” – del “teatrino della politica”.
Attenzione, i primi passi e le prime scelte del governo non hanno corrisposto alle aspettative, qualcosa deve cambiare.
NB. Eros è stato Presidente del mio Quartiere - l'Isolotto di Firenze - per due legislature. Adesso è Presidente del Consiglio Comunale di Firenze. E' praticamente non vedente, ma ha la vista lunga, un grande intuito, è un passionale, cita poesie, ha un grande senso dell'humor, gli piace scherzare. E' un grande. Lo puoi vedere nel filmato "Le cascine tra le case", che puoi scaricare da questo blog. (20' ADSL).

mercoledì 31 maggio 2006

Calendario laico



31 maggio 1819
Nasce a Long Island, USA, il giornalista antischiavista e poeta Walt Whitman. 















To you.


 


A te.


STRANGER, if you passing meet me and desire to speak to me, why should you not speak to me? And why should I not speak to you?


 


A te Straniero, se tu passando mi incontri e desideri parlare con me, perché non dovresti parlarmi? E perché io non dovrei parlare con te?


 
























 


Youth, day, old age and night.


 


Giovinezza, giorno, vecchiaia e notte.


 


YOUTH, large, lusty, loving-youth full of grace, force, fascination,
Do you know that Old Age may come after you with equal grace,
force, fascination?

Day full-blown and splendid-day of the immense sun, action,
ambition, laughter,
The Night follows close with millions of suns, and sleep and
restoring darkness.


 


Giovinezza, vasta, vigorosa, amante — giovinezza piena di grazia, forza, fascino,
lo sai che la Vecchiaia può venire dopo di te con eguale grazia, forza, fascino? Giorno fiorito appieno e splendido — giorno
dell’immenso sole, azione, ambizione, risa,
la Notte segue da vicino con milioni di soli, il sonno e il buio che ristora.


 


 Altre poesie con testo a fronte


 





Gli anni a venire non conosceranno mai l'inferno ribollente e l'oscuro ambiente infernale, gli innumerevoli drammi minori e i retroscena della guerra di secessione ed è meglio che sia così. La guerra vera non comparirà mai nei libri.
Quando udii l'astronomo acculturato,/Quando dimostrazioni e cifre vennero incolonnate dinanzi a me,/quando mi mostrarono carte e diagrammi per sommarle, dividerle e misurarle,/quando mi sedetti a udire il seminario dell'astronomo tra mille applausi in sala,/oh, quanto presto mi stancai e stufai,/fino a che mi alzai e me ne scivolai via scappando,/nella mistica aria notturna brumosa, e di quando in quando/rimirai in perfetto silenzio le stelle.


Nel 1885 apparve negli Stati Uniti un volume di poesie di un centinaio di pagine. Delle ottocento copie stampate ne fu venduta solo una.
Lo scrittore Emerson, allora molto famoso, scrisse però allo sconosciuto autore:
" Egregio signore, non ignoro il valore del vostro prezioso dono di 'Foglie d'erba'. Le trovo la più straordinaria manifestazione d'intelligenza e sapienza che l ' America abbia avuto finora ".
L'autore di ' Foglie d'erba ' ( Leaves of Grass ) era il trentaseienne Walt Whitman che si autodefinì il turbolento figlio di Manhattan e anche il poeta della fratellanza. Per tutta la vita, come si era augurato, aggiunse poesie a quell'unico poema . Irruento, appassionato, fervente democratico, panteista, indifferente al denaro Whitman rivoluzionò la poesia moderna ed insieme alla fragile e delicata Emily Dickinson creò la nuova poesia americana che avrebbe influenzato e suggestionato tutta la poesia del Novecento.
Nato nel 1819 a New York era figlio di un carpentiere d'origine inglese e di una donna d'origine olandese e di fede quacchera. Aveva otto fratelli e dopo le scuole elementari fece l'apprendista tipografo, il maestro in scuole rurali, aiutò il padre come falegname, divenne giornalista in piccole riviste.
I suoi libri prediletti furono i grandi libri sacri dell'umanità, la Bibbia, i poemi omerici, il Canto dei Nibelunghi, i poemi indù, la Divina Commedia. Quest'ultima raccontò di averla letta in un bosco, mentre l'Iliade in un'insenatura di rocce e sabbia, con il mare tutt'intorno. La lettura all'aperto, a contatto con le forze elementari della natura, fece sì che Whitman non si sentisse schiacciato da questi capolavori; presto, anzi, si sentì chiamato a emularli. Il vagabondo giornalista autodidatta e fannullone cominciò a pensare a sé come poeta intorno ai trentacinque anni.
Nel 1862, do po una visita al fratello George ferito nella guerra civile, scoprì la vocazione di infermiere: negli ultimi tre anni della guerra civile si prodigò con straordinaria energia negli ospedali da campo.


Il lungo addio e l'immortalità nella morte
Come ha detto Emily Dickinson il poeta è già morto ed è stato sepolto più volte, ha prefigurato molti addii, mai convinto che si tratti dell'ultimo, anzi sempre più convinto che finché le Foglie d'erba vivranno l'addio non si potrà mai verificare.
Whitman ha una precisa idea di immortalità nella morte:
"Il più piccolo germoglio dimostra che non c'è morte in realtà;| E che se mai ci fosse porterebbe verso la vita, e non l'aspetta alla fine per fermarla| E che è cessata nell'attimo in cui la vita è apparsa.| ...| Tutto progredisce e si espande, niente crolla,| E morire è diverso da quel che ciascuno abbia mai creduto, e più felice.".


E a misura in cui egli invecchiava, la morte occupava indubbiamente un posto maggiore nei suoi pensieri, ma solamente come interludio tra una vita e un'altra. Per il poeta infatti non c'è niente di tragico nella morte ed egli cominciò a fare i suoi addii alla vita in età notevolmente giovane.
Senza dubbio gli ospedali della guerra civile affrettarono il processo, dal momento che, come dice uno storico greco, in tempo di pace i figli sepelliscono i padri, in tempo di guerra i padri sepelliscono i figli e Whitman, insieme a Melville è il solo, tra gli scrittori americani dell'epoca, ad afferrare il tragico significato della guerra.
Che cosa pensate sia avvenuto dei giovani e dei vecchi?
E che cosa pensate sia avvenuto delle madri e dei figli?
Vivono e stanno bene in qualche luogo,
Il più minuscolo germoglio ci dimostra che in realtà  non vi è morte,
E che se mai c'è stata conduceva alla vita,
e non    aspetta il termine per arrestarla,
E che cessò nell'istante in cui la vita apparve.
Tutto continua e tutto si estende, niente si annienta,
E il morire è diverso da ciò che tutti suppongono, e  ben più fortunato.


Passim su Wikipedia e altrove.
Qualche foglia d'erba  in italiano qui