La buona novella
Nota del giorno
Mai dubitato
Per il presidente della Commissione vaccini della Società italiana pediatri l'influenza H1N1 è un virus mediatico e l'attenzione che gli dedicano i mezzi di informazione è del tutto ingiustificata. Continua a leggere questa notizia.
Come il terrorismo di Hamas, Iran, Bin Laden, Al Qaeda, BR: false bandiere.
Vangelo della domenica
Una storiella…
In Africa gira una storiella per spiegare alla gente, a digiuno di economia, la frana finanziaria e il crollo delle Borse che hanno travolto il globo. «Un giorno, uno sconosciuto arriva in un villaggio e annuncia agli abitanti che è pronto a comperare scimmie a 10 dollari l’una. Subito, quei paesani vanno in foresta e catturano scimmie a centinaia, a migliaia addirittura. Poco a poco, la popolazione dei primati si assottiglia e i cacciatori devono ridurre il ritmo.
Lo sconosciuto annuncia che, d’ora in poi, pagherà 15 dollari la scimmia. I paesani raddoppiano lo zelo, e così, ben presto, non si trova più una sola scimmia nella foresta. Allora, lo sconosciuto offre prima 20 e poi 50 dollari per animale, avvertendo, però, che deve assentarsi. Sarà il suo aiutante a comperare le loro prede. Questi riunisce la gente e indica le gabbie con le migliaia di scimmie che il padrone ha comperato. “Se le volete – dice – ve le cedo a 35 dollari l’una. Così, quando il mio padrone tornerà, potrete rivendergliele a 50”. Accecati dalla prospettiva dell’arricchimento facile, i paesani vendono i loro beni per riscattare le scimmie. Incassato il malloppo, l’assistente sparisce nella notte. Né lui né il padrone si vedranno più. Nel villaggio, solo scimmie che corrono all’impazzata».
Benvenuti nel mondo della Borsa!
E' una buona predica domenicale...
Non prevalebunt
IL TAR LOMBARDIA BOCCIA gli eversori sanfedisti
Da: www.repubblica.it di lunedì 26 gennaio 2009
"Non posso che essere soddisfatto", dice papà Beppino Englaro, dalla sua casa di Lecco. Oggi il Tar ha depositato la sentenza 214 e ha accolto il ricorso del professor Vittorio Angiolini e dell'avvocato Franca Alessio contro la Regione Lombardia.
Prima di tutto, il Tar dice quello che decine di giuristi, tranne una minoranza fortemente orientata non solo dal codice, ma anche dalla religione, affermava: e cioè che la decisione della corte d'appello di Milano rappresenta un accertamento definitivo e non più impugnabile.
Ma non solo. Un padre, che in assenza di leggi, ha colmato i vuoti, passaggio legale dopo passaggio legale, dai primi passi mossi insieme all'avvocato Maria Cristina Morelli a questi ultimi che l'hanno portato a vincere anche in cassazione, ha quindi il "diritto-potere" di esercitare come di rifiutare le cure in nome e per conto di sua figlia. Papà Beppino, che dal 2008, diceva di essere "la voce di Eluana", può dunque farla sentire e sostenere che quell'"invasione di mani altrui", dopo 17 anni e otto giorni di stato vegetativo persistente, va rifiutata. "Il rifiuto delle terapie mediche, anche quando conduca alla morte, non può essere scambiato per un'ipotesi di eutanasia, ossia per un comportamento che intende abbreviare la vita, causando positivamente la morte, esprimendo piuttosto tale rifiuto - così si legge nella sentenza del Tar - un atteggiamento di scelta, da parte del malato, che la malattia segua il suo corso naturale".
Non si può dunque, come sarebbe potuto accadere in base ad alcune prese di posizione politiche, "essere curati a oltranza". Alimentazione e nutrizione costituiscono terapie e sospenderle non equivale a eutanasia omissiva".
La nota del ministro Maurizio Sacconi, "senza dubbio autorevole perché proveniente dal vertice dell'amministrazione" resta comunque un atto "inidoneo a intaccare il quadro del diritto oggettivo". E la convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità "non contraddice affatto il diritto al rifiuto delle cure".
C'è un passaggio ancora più profondo, che va in contrasto con alcune richieste della curia torinese: l'obiezione di coscienza, dice il Tar, in questo caso non c'è. "Il diritto costituzionale di rifiutare le cure, come descritto dalla suprema corte, è un diritto di libertà assoluto, il cui dovere di rispetto s'impone erga omnes, nei confronti di chiunque intrattenga con l'ammalato il rapporto di cura, non importa se operante all'interno di una struttura sanitaria pubblica o privata".
Se questo è il quadro, la Regione Lombardia non può negare di sospendere le cure e deve anche indicare la struttura adeguata. "L'accettazione presso la struttura sanitaria pubblica non può essere condizionata alla rinuncia del malato ad esercitare un suo diritto fondamentale. Né il rifiuto opposto dall'amministrazione alla richiesta del signor Englaro può giustificarsi in base a ragioni attinenti l'obiezione di coscienza". Perciò, "conformandosi alla presente sentenza, l'amministrazione sanitaria in ossequio ai principi di legalità, buon andamento, imparzialità e correttezza, dovrà indicare la struttura sanitaria dotata di requisiti" idonei a rispettare la volontà di Eluana.
Come si vede, il presidente Roberto Formigoni esce sconfitto sul piano del diritto da questa decisione. Esce sconfitto anche quel gruppo di persone collegate al ministero del Welfare che in questi mesi hanno trasformato una tragedia in una guerra senza esclusione di colpi bassi. "Io - dice il professor Angiolini - ho fatto il possibile per affermare quello che il signor Englaro mi ha sempre chiesto, di provare a vivere in uno stato di diritto, facendo ogni cosa alla luce del sole. Non ho mai avuto dubbi della vittoria nei tribunali, ma il prezzo personale che ha pagato e che paga la famiglia che assisto è davvero alto".
La sentenza, aggiunge Sacconi nella nota, "sostiene che il mio atto, per quanto 'autorevole', non è sufficiente a inibire nello specifico caso Englaro una sorta di diritto soggettivo sostenuto dal provvedimento della Corte di Cassazione. Auspico peraltro il ricorso al Consiglio di Stato - continua la nota - da parte della Regione Lombardia, perché rimango convinto che, in assenza di una legge specifica, non vi siano ragioni per far venir meno uno dei contenuti principali dei livelli essenziali di assistenza che vanno garantiti su tutto il territorio nazionale: quello del dovere di idratazione e alimentazione di una persona non in grado di provvedere a se stessa".
Commento. Nemmeno l'ennesima sentenza della Magistratura ferma i fautori della "vita ad ogni costo". Dopo aver esperito tutti i gradi della Giustizia, ora pensano all'unico organo che ancora non si è pronunciato perchè non investito della questione: il Consiglio di Stato. Come se giudici ordinari, giudici di appello, Corte di Cassazione, la stessa Corte Costituzionale fossero una banda di assassini, eredi di Auschwitz, incapaci di comprendere che il diritto degli esseri umani deve venire DOPO i comandamenti divini, dettati dal Dio dei cattolici e interpretati in terra da una sola persona, infallibile ma non sempre. E ciò mentre da ormai quindici anni TUTTI i sondaggi confermano che la maggioranza degli italiani la pensa diversamente da loro, come avveniva ai tempi del divorzio e dell'aborto.
Questa non è più la tragedia di una sola persona e della sua famiglia: è la tragedia di un'intera nazione, l'Italia, ove si può governare con soli 24.000 voti di scarto e quindi il ricatto fondato su 26.000 parrocchie terrorizza molti, troppi uomini politici il cui unico scopo è quello di mantenere o conquistare il POTERE..
Ma, per dirla col loro linguaggio, "non prevalebunt".
gps
Nota. Giampiero Sestini è segretario nazionale di Libera Uscita.
***LiberaUscitaAssociazione nazionale laica e apartitica per la legalizzazione del testamento biologico e la depenalizzazione dell'eutanasia Via Genova, 24 - 00184 Roma apertura sede: lun-merc-ven. ore 8:30 - 10:30tel e fax: 0647823807sito web: www.liberauscita.it email: info@liberauscita.it
Ancora una volta:
Magistratura terza trincea ( perdute Camera e Senato)
Alla base di tutto: la società civile.
27 gennaio, giorno della memoria:
Ricorso dell'Avvocatura contro la sentenza che stabiliva rimborsi per due milioni di euro agli attivisti no global reclusi e sottoposti a violenze nella caserma di Genova otto anni fa di MASSIMO CALANDRI
Uno dice: e se avesse ragione De Magistris? Ecco: De Magistris non può avere ragione.
E chiunque informi, non chiunque stia con De Magistris, chiunque informi o si occupi di De Magistris senza massacrarlo pregiudizialmente, deve essere cacciato.
Voi vedete che la storia di questo anno e mezzo, leggetevi i libri di Vulpio e di Massari sui casi della Calabria e della Lucania, è la storia dei "Dieci piccoli indiani" di Agatha Christie.
Viene cacciato il Vescovo Bregantini perché denuncia certi malaffari tra politica e malavita.
Viene esautorato il Pubblico Ministero De Magistris, gli tolgono le inchieste, poi tolgono lui.
Poi tolgono i suoi consulenti, uno dopo l'altro.
Poi cacciano il Carabiniere, il capitano Zaccheo, che viene trasferito in Abruzzo.
Poi cacciano la Forleo che ha avuto il coraggio di andare in televisione a difendere De Magistris.
Poi il Corriere della Sera non fa più scrivere sul caso De Magistris Carlo Vulpio, che ci aveva dedicato pure un libro e che quindi qualcosa ne capiva.
Poi i magistrati di Salerno scoprono che De Magistris potrebbe avere ragione e trovano i riscontri alle sue denunce e vogliono cacciare pure i magistrati di Salerno.
Adesso vedremo se cacceranno i tre giudici del Riesame che hanno appena confermato l'ordinanza, ma naturalmente per cacciarli bisognerebbe prima parlarne di questa ordinanza.
E di questa ordinanza nessuno ne ha parlato, perché altrimenti immediatamente il CSM dovrebbe rispondere del perché stia accettando di esaminare la possibilità di mandar via dei magistrati a Salerno per via di un provvedimento che l'unica sede legittima per valutarlo, il Riesame, ha confermato in toto stabilendo che è fondato e impeccabile.
Abbiamo aspettato sabato, sui giornali. Abbiamo aspettato domenica. Abbiamo aspettato lunedì, ma non è uscita da nessuna parte questa notizia.
Adesso la sapete anche voi.
Passate parola."
Nota di servizio:
Per non perdere il senso: si sono messi in tasca 8 milioni di € destinati a far depuratori, ospedali, scuole. Otto milioni, 16 miliardi di vecchie lire.
ritornello:
chi ha dato ha dato ha dato
chi ha 'uto ha 'uto ha 'uto
scurdammece 'u passato
si' de Napule paisà.
Lehman Brothers è in bancarotta. Molti dei dipendenti in tutto il mondo stanno lasciando il proprio posto di lavoro con uno scatolone in mano, in diretta sulla CNN. Niente trattative, sindacati, cassa integrazione, ammortizzatori, ecc.
Dal blog di Paolo Valdemarin
Alitalia è in bancarotta. La colpa del fallimento? I sindacati (Berlusca)
Il pianeta è in bancarotta (L'impronta ecologica)
PS. In questi giorni ho ripreso contatto con alcuni giovani e meno giovani insegnanti dell'ultima scuola da me frequentata, prima della pensione: il Russel di Scandicci (oggi Russel-Newton). Mediatore "Dante in Casentino". Mi ha fatto particolarmente piacere l'incontro con Massimo Seriacopi, giovane vice del Russell, studioso di Dante, ammiratore del compianto Toni Comello e del suo modo unico di presentare l'opera di Dante agli studenti e a tutti gli amanti del teatro...Abitavamo a pochi metri di distanza qui all'Isolotto e non c'eravamo mai incontrati. Sto leggendo il suo: "Bonifacio VIII nella storia e nell'opera di Dante, Libreria Chiari, Firenze 2003. Lui sta preparando la recensione del mio "Ivi è Romena" per la "Rassegna della Letteratura Italiana". Un abbraccio a Enrico Coppi, un saluto anche a Vittoria Menga e Giulietta D'Ettole.
| di Ginni Minà - da Latinoamerica L'informazione dei nostri media sull'America latina e particolarmente su nazioni indigeste agli Stati uniti come Cuba, Venezuela o Bolivia, è stata sempre scorretta e spesso perfino grottesca. Ma ci sono periodi, come quello attuale, di profonda crisi dell'immagine degli Stati uniti e della credibilità dell'Occidente, in cui questo atteggiamento diventa quasi un insulto per l'intelligenza degli stessi lettori. |
La preoccupazione più palese dei nostri media, negli stessi giorni di queste notizie, era che Raúl Castro, riaprendo le porte degli alberghi di lusso ai cubani, non avesse considerato il fatto che, magari, una notte al mitico hotel Nacional de l’Avana costasse a un cittadino medio l’equivalente di dieci stipendi. Come se tutti i francesi, specie quelli delle banlieues, si potessero permettere una suite al Ritz di Parigi, o come se i milioni di esseri umani che in Brasile vivono nelle favelas avessero la consuetudine di passare qualche giorno negli alberghi di Ipanema o di Leblon a Rio de Janeiro. Se è lo stato a vietarti un consumo per assicurarti magari un’assistenza, una tutela, non è accettabile. Ma se te lo nega il mercato invece sì. Quando, negli anni ‘90, crollò il comunismo sovietico e vennero meno i rapporti economici con i paesi del Comecon, Cuba, che [forse è il caso di ricordarlo] è un’isola dei Caraibi e non il Liechtenstein, l’Olanda o la Spagna, puntò tutto sul turismo. Ma, come ha ricordato in questo numero di Latinoamerica Salim Lamrani, non aveva abbastanza strutture per accogliere la massa di turisti che avrebbero assicurato la sopravvivenza al paese, ancora strangolato dall’immorale e antistorico embargo degli Stati uniti. Dare quindi la precedenza ai turisti stranieri, portatori di valuta pregiata, è stata per lungo tempo una scelta obbligata. Ma per cogliere questi aspetti ci vorrebbe un po’ di onestà intellettuale, che per Cuba dalle nostre parti non c’è mai.
Così si preferisce scoprire l’acqua calda segnalando la voglia di consumi di molti giovani, dimenticandosi sistematicamente, per esempio che, nello stesso continente, ci sono 40 milioni di nordamericani che sognano uno straccio di assistenza sanitaria e 60 milioni di brasiliani per i quali il presidente Lula ha dovuto inventare il piano Fame zero, il più grande progetto di assistenza alimentare mai varato al mondo, per assicurare tre pasti al giorno a ognuno di questi indigenti. Questo panorama non impedisce però, per esempio, alla collega Alessandra Coppola del Corriere della Sera, di dolersi per il nascente fenomeno rappresentato da alcuni cubani che lasciano le loro anguste realtà native sognando una realtà migliore a l’Avana, la grande capitale, dove sono già nate piccole baraccopoli. È inutile ricordare che, proprio per quello che abbiamo imputato sempre alla Rivoluzione, la sua chiusura, la sua diffidenza verso gli stili di vita del capitalismo trionfante, Cuba si era finora salvata dal fenomeno dell’urbanizzazione che ha reso un incubo la vita della maggior parte degli abitanti di megalopoli come Città del Messico, Mumbai, San Paolo del Brasile, Buenos Aires o Nairobi, dove un’umanità privata di igiene, istruzione, sanità e di qualunque altra assistenza, dovrebbe, per le logiche dell’economia neoliberale, sopravvivere con meno di un dollaro al giorno. Sempre sul Corriere Claudio Magris si chiede se “il regime avrà la capacità o meno di attuare una reale trasformazione, ossia di gestire il proprio trapasso in una società democratica e liberale”.
Al professore umilmente segnalo che, visti i risultati che la parola “liberale” ha partorito in America latina, mortificando perfino la parola democrazia, è molto difficile che Cuba, malgrado tutte le sue contraddizioni e i suoi problemi, si consegni mani e piedi a questa dottrina politico-economica. E tanto meno i cubani, se li conosco bene dopo più di trent’anni che frequento l’isola, giudicherebbero una vittoria e un merito una “graduale auto-abolizione della Rivoluzione”.
In questi mesi in cui fioccavano le efferatezze che ho prima messo in fila e la grande stampa, imperterrita, come fa da mezzo secolo, continuava, sbagliando le previsioni, a chiedersi dove andasse Cuba dopo Fidel, mi è piaciuta una risposta di Padura Fuentes, uno scrittore spesso critico con la Rivoluzione e per questo molto più intervistato di Senel Paz o di altri: “Cuba cambierà? Dipende dagli Usa”. Perché questa è la realtà. Non a caso Obama è stato l’unico a criticare, anche se con prudenza, l’embargo e ad accennare la possibilità di ridimensionarlo o di cancellarlo. La Cuba di Raúl sta lanciando dei segnali, ma se gli Stati uniti risponderanno con i soliti accenti, la Rivoluzione non aspetterà molto a rivedere alcune aperture fatte. Sempre che la realtà in divenire dell’America latina tesa al raggiungimento dell’unità continentale, non rassicuri Cuba che il tempo di vivere assediata è finito. Ma non sarà facile raggiungere questo risultato. Gli Stati uniti di Bush jr, anche nell’anno appena trascorso, hanno stanziato 140 milioni di dollari per favorire l’agognato “cambio” politico nell’isola, che significa poi il solito funzionario Usa, preferibilmente proveniente dalla Cia, che prepara il terreno per le razzie delle multinazionali e per mettere al governo fidati esecutori delle direttive che arrivano dall’economia Usa.
Per leggere tutto l'rticolo apri il titolo, sopra. Ne vale la pena.
E' dal mese di febbraio, come tutti gli anni. Una coppia di piccioni si installa in terrazza e ne vuol prendere possesso: nido poi uovo. E cacche. Sono due piccioni israeliani e pensano di essere in un terrazzo di Palestina. Basta star via due giorni e l'occupazione è fatta. Provo con la rete, poi lo spray, poi il repellente...Niente da fare; solo l'omicidio mirato. Ed ecco che l'israeliano sono io. Ma non l'ho ancora fatto. Insisto con il repellente (€ 8,50), "innocuo per gli uomini". Ma sogno il lab CIA della peste alle galline cinesi e tedesche per un virussino collaterale anti polli, non infettivo per l'uomo. Difficile. Neppure the US Army c'è arrivato con l'uranio non sufficientemente impoverito.
Ma perché non deviare la caccia dai sinti romeni ai piccioni cacherecci, con libertà di uccidere? Sarebbe una soluzione per Alemanno: i piccioni non hanno l'anima e il Vaticano non difende i loro embrioni, i verdi e gli animalisti sono fuori dal Parlamento insieme ai comunisti. Aspetto un decreto di Maroni che liberalizzi la caccia al piccione di città, in modo da farli sparire da Firenze (e dalla terrazza di casa mia) come sono spariti i lavavetri. E qui rivinceremo le elezioni, anche se la tranvia non fosse finita.
Ma passiamo dalle stalle alle stelle:
Si chiamava Ratzel (quasi ratsinger) e coniò per tutti una parola: raum. Lebens raum. Lo spazio vitale.
Ieri alla FAO "i grandi hanno litigato su tutto" (Repubblica quarta pag), ma sono "stati uniti" contro Amadinejad (Repubblica prima pag. cubitale quasi vomitale) . E siccome l'unione fa la forza, il pianeta è salvo. Perché, finché Israele non avrà sicurezza, non ci sarà pace sulla terra (Presidente Napolitano). Qui nei bar dell'Isolotto tutti i discorsi vertono su Israele e il suo strazio, ora che è passata la paura che la Fiorentina non arrivasse al quarto posto (anacoluto d'onore).
Dunque alla FAO i grandi hanno litigato su tutto perché ormai "tutto lo spazio" del pianeta è occupato. E tutti abbiamo i nostri piccioni sul terrazzo di casa. Ma questo c. di pene lo vogliamo regolamentare? Ma quello degli africani è fuori controllo (ministro francese di cui non ricordo il nome). I cinesi stanno provando, un figlio a testa. Noi toscani siamo già a posto. Ma il guaio è che nelle case dei poveri del terz'ultimo mondo i figlioli si moltiplicano come i pidocchi. Pierluigi mi dice sommessamente che anche se in terra fossimo la metà di quelli che siamo sarebbe uguale. Io non sono d'accordo. Poco fa Arté mi faceva vedere la distruzione di un bosco in..? sottotitoli francesi, lingua slava. E l'ultima nonna contadina piangeva su un pino abbattuto, quello della sua fungaia sotto casa. Gli americani, stupidi ormai conclamati, hanno dichiarato lo spazio interstellare "cosa loro" mentre in Italia ci accontentiamo di cosa nostra al governo e una grande loggia propaganda in TV, giornali e stato città vaticano.
Ma volevo passare dalla stalle alle stelle:
ragioniamo seri.
Forza internet. Cominciamo da
http://it.wikipedia.org/wiki/Gregor_Mendel
No, il buon monaco che sa tutto sui piselli, qui non serve.
...la popolazione umana continua a crescere. Nel 2006 abbiamo superato i 6,5 miliardi di abitanti. Il tasso di crescita della popolazione mondiale è sceso dal 2,1% del 1970 a circa l'1,2% attuale, ma l'1,2% su di una popolazione di 6,5 miliardi significa un incremento annuale di circa 70 milioni di esseri umani. Gli esperti demografi delle Nazioni Unite ci dicono che la popolazione umana raggiungerà, con ogni probabilità, gli 8 miliardi nel 2025 e i 9,1 miliardi nel 2050.
La crescita della maggioranza di questa popolazione, il 95%, avrà luogo nei paesi cosiddetti in via di sviluppo e l'Africa presenta il tasso di crescita superiore rispetto agli altri continenti, il 2,4% annuale. Ci si aspetta che la popolazione di questo continente andrà a oltre il raddoppio nel 2050, raggiungendo i 2,3 miliardi.
Ratzel va preso sul serio
Anche Blache afferma che il pensiero di Ratzel è incompleto, ma non errato. Blache dice che è vero che la distribuzione spaziale dei fatti umani può dipendere da fatti fisico – ambientali, ma è anche vero che spesso dipende dall’organizzazione sociale dell’uomo.
Buono questo art. su Carta: http://www.carta.org/articoli/8985
Il documento certifica un passaggio cruciale nella politica imperiale americana, da lungo tempo preparato e teso ad affermare il principio che “la libertà di azione nello spazio è importante per gli Stati uniti come la potenza aerea e marittima” e si traduce nel negare l’accesso allo spazio a chiunque sia “ostile agli interessi americani”, il che implica il respingimento a priori di eventuali futuri accordi sul controllo delle armi che possano limitare la “flessibilità d’azione” degli Stati uniti nello spazio.
...da sempre la cosiddetta “difesa degli interessi americani” va di pari passo con la rivendicazione dello spazio vitale – ciò costituisce il cuore del lebensraum a stelle strisce – e la National Space Policy prosegue spedita lungo questo binario.
Sia quel che sia, da oggi i pionieri americani hanno ufficialmente depositato il certificato di proprietà di un nuovo territorio al di là della frontiera e d’ora in avanti chiunque dovrà fare i conti con loro.
Continuo io:
Hitler s'accontentava dell'Europa orientale e dell'alto adige per garantire ai tedeschi mille anni di felicità. Got mit uns. Uno gnomo in confronto alla National Space Policy a stelle e strisce, In god we trust.
Ma Ratzel va preso sul serio, non lasciamolo a Adolfo né a Giorgio W.
Vado a dare un'occhiata alla terrazza.
Dear all,
I was surprised to see how the Italian media dealt with President Ahmadinajad's speech delivered yesterday at the FAO. It seemed to me little difference was accorded to the speech content: the Italian media had already prepared their reactions.
I personally found it more balanced than what I had expected but certainly less diplomatic than what one would expect to hear in such meetings, and to be honest, I don't think that was a bad thing. At least it contained more thruth than the Brazilian president speech that did not disclose the social effects of biofuels (but was largely applauded).
You can find the english translation of the speeches on
http://www.fao.org/foodclimate/conference/statements/day1-am/en/
Now, I wonder if we could have a role in communicating the true content if the Iranian speech at least to the alternative media? Any suggestions?
Cherine Khallaf
(ANSA) - ROMA, 3 GIU - Il mondo e' oggi 'gestito da incompetenti'. Lo ha detto il presidente iraniano, Mahmoud Ahmadinejad, in una conferenza stampa alla Fao.
Coraggio, mai perdere la speranza.
D.Gallo
Guardalo su Youtube (dal blog di Beppe Grillo)
Il mio commento:
Caro Andrea, un saluto da Firenze. Hai fatto bene a parlare delle 90 bombe atomiche qui in Italia. Bisogna aiutare Grillo a "contestualizzare" la realtà di m. in cui ci siamo venuti a trovare con la presenza statunitense qui da noi, il ricatto dei servizi segreti (i loro)... Ho chiesto a Beppe di mettere sulla testata del suo blog una strisciolina su Gaza e una sui 5 anni di guerra continua preventiva contro l'Iraq insieme a quella del Tibet che c'è già...Urbano.
Stampa non rassegnata Unità Day
| |
Cacciato da vivo oltraggiato da morto
|
La nuova frontiera del giornalismo
Con tutte le baggianate che dice, sempre comunque accreditate di grande intelligenza, vien da chiedersi che ne sarebbe di Giuliano Ferrara in un paese serio, cioè diverso dall'Italia. Una risposta giunge dalla Francia, dove il Molto Intelligente è stato appena condannato in appello (e dunque in via definitiva) dal Tribunal de Grande Instance di Parigi per contraffazione di opera d'ingegno e violazione del diritto d'autore ai danni di Antonio Tabucchi.
Il fatto risale all'ottobre 2003, quando Tabucchi inviò un articolo a Le Monde, ma se lo vide pubblicato, in anteprima e senz'autorizzazione, sul Foglio (un correttore di bozze del quotidiano parigino l'aveva inviato per amicizia a Ferrara, senza prevedere che questi l'avrebbe fregato e messo in pagina).
Ora Ferrara dovrà sborsare 34mila euro in tutto: 10mila di multa allo Stato francese, più 3mila per aver appellato temerariamente la condanna di primo grado; 12mila di danni a Tabucchi; 9mila per finanziare la pubblicazione della sentenza su Le Monde, Le Figaro e Libération. Naturalmente, se Ferrara avesse vinto la causa, la notizia sarebbe uscita su tutti i giornali. Invece l'ha persa, dunque silenzio di tomba. Ma l'aspetto più interessante del processo non è la sentenza. È l'incredulità dei francesi - giudici, avvocati e giornalisti - di fronte a quel che dice Ferrara. Anzi, di fronte a Ferrara tout court, che al di là del Monginevro è visto come un fenomeno da baraccone. Il suo interrogatorio in tribunale è uno spettacolo da far pagare il biglietto.
Nell'articolo rubato, Tabucchi ricordava i trascorsi di Ferrara come informatore prezzolato della Cia. Il giudice domanda all'interessato se la cosa sia vera. Ferrara risponde che sì, fu lui stesso a rivelarlo sul Foglio. Ma era una balla, che lui chiama «provocazione»: tant'è che aggiunge non ci sono le prove. La nuova frontiera del giornalismo da lui inaugurata - spiega - prescinde dalla verità. Figurarsi la faccia dei giudici parigini dinanzi a questo «giornalista» ed ex ministro italiano che si vanta di raccontare frottole sulla propria vita e aggiunge: trovate le prove di quel che scrivo, se ne siete capaci.
Lo condannano su due piedi. Lui ricorre in appello, eccependo fra l'altro sulla competenza territoriale del Tribunale parigino, manco fosse Previti o Berlusconi al Tribunale di Milano. Eccezione respinta con perdite. Quanto al merito, ricordano i giudici di seconda istanza, il Molto Intelligente è colpevole per definizione: «Il 4 novembre 2006 Ferrara veniva interrogato e sosteneva che in Italia è usanza giornalistica pubblicare documenti senza autorizzazione per rispondere a essi senza che la cosa comporti una contraffazione».
Dopo aver finito di ridere, i giudici ribattono che pubblicare sul Foglio un articolo destinato a Le Monde «senza il consenso dell'autore né di Le Monde costituisce a pieno titolo contraffazione» e «non è seriamente sostenibile che un delitto di contraffazione sia legittimato da una sorta di diritto di replica preventivo rispetto alla pubblicazione».
Ferrara, se voleva replicare a Tabucchi, doveva attendere che l'articolo uscisse su Le Monde. Il Tribunale aggiunge sarcastico che una diversa «eventuale usanza italiana, ammesso che esista, non si applicherebbe comunque al diritto francese». E conclude sottolineando «la piena consapevolezza che l'imputato (Ferrara, ndr) aveva del suo delitto e del cinismo con cui l'ha commesso», ergo «va dichiarato colpevole dei fatti a lui addebitati». Insomma: certi sofismi, furbate e corbellerie Ferrara li vada a raccontare agli italiani, che hanno smarrito il senso del pudore, della decenza e della vergogna.
In Francia non attaccano. Infatti, riportando la sentenza, il Nouvel Observateur descrive Ferrara come nemmeno un giornale di estrema sinistra oserebbe dipingerlo. Cioè per quello che è: «maschera della tv trash», «specializzato nella denigrazione di chi si oppone a Berlusconi» e nel «servilismo giornalistico» che gli è valso la direzione di Panorama e del Foglio, sempre «indipendente come si può essere quando l'editore è la moglie di Berlusconi».
Nessun accenno alla sua grande intelligenza. In controtendenza con la fuga dei cervelli dall'Italia, quello di Ferrara all'estero non lo nota nessuno. Non pervenuto.
di Marco Travaglio - da l'Unità 8-1-08
DAVID BIDUSSA
Quando la Storia si smarrisce è l’ora del complottismo
in “il Riformista”, 5 dicembre 2007, p. 1
============================
Chi è convinto che tutta la realtà sia il risultato di complotti realizzati o in atto, vive contemporaneamente una doppia condizione: di angoscia e di sollievo. Angoscia perchè pensa di essere prigioniero di forze oscure; sollievo perché niente è incomprensibile. Sapere di essere vittime di complotti rende la propria vita eroica, anziché banale, perché arricchita e motivata dalla “consapevolezza di una missione”. Una condizione alternativamente di pessimismo vittimizzato (qualsiasi cosa si faccia non cambierà) e di volontarismo superomista (chiamare a raccolta tutti per liberarsi dall’oppressione).
La lotta al complotto ha anche un altro aspetto: quella di “lotta per la verità”. Chi crede ai complotti ritiene di sapere la verità per due motivi: perché dimostrare il contrario non è possibile e comunque proprio quello che andrebbe dimostrato – l’esistenza del complotto – si dà per acquisito; come tutte le lotte per la verità, sa che troverà resistenze, opposizioni. La prima vittoria contro il complotto è l’estensione di coloro che si convincono della sua esistenza.
E’ questo un meccanismo mentale che Karl Popper in Congetture e confutazioni (il Mulino) aveva individuato con precisione e opportunamente quelle pagine specifiche costituiscono il punto di partenza de Il complotto. Teoria, pratica, invenzione ( a cura di Ranieri Polese. Guanda 216 p., € 22,00) e il nucleo delle riflessioni culturali proposte nel volume sia da Giulio Giorello che da Umberto Eco.
Iniziativa opportuna, quella coordinata da Polese. Il complotto, infatti, è un’occasione (riuscita) per riflettere sulle nostre fantasie e misurare i meccanismi della nostre paure. Perché pensiamo, in molti sempre più spesso al complotto? cosa intendiamo quando usiamo questa parola? a cosa la associamo? E soprattutto, quella parola corrisponde sempre allo stesso contenuto?
E’ indubbio che il complotto è tornato protagonista nel nostro immaginario a partire da come abbiamo provato a spiegarci la scena delle “Twin Towers” (si veda p.e. 11/9, la cospirazione impossibile, a cura di Massimo Polidoro, Piemme). Un protagonismo che discende dalla perdita di leggibilità del presente che a molti appare come la conseguenza della perdita di razionalità dello sviluppo storico. Una sensazione che probabilmente è anche effetto del modo con cui precedentemente ci eravamo convinti della fine della storia in seguito al crollo del Muro di Berlino. La storia invece, non è finita allora e il seguito non è stata una marcia di avvicinamento al bene.
L’idea che il mondo sia pieno di complotti nasce, dunque, da questo senso di smarrimento: dal pensare che la storia non abbia più un senso di marcia. Ma questa condizione non dice ancora come il complotto o la cospirazione acquistano forma nelle proiezioni mentali di molti. Soprattutto non indica una differenza tra la visione popolare del complotto e della cospirazione quale si è diffusa nell’antichità e poi fino alla modernità e cosa indichi oggi l’idea – o l’ossessione – del complotto nell’immaginario collettivo.
C’è un’immagine stabilita del complotto che si definisce nella letteratura, nel cinema e nella storia dall’antichità fino al Novecento, come ricordano Franco Cardini, Claudio Carabba, Ranieri Polese. Che sia il gioco in borsa, la curva altalenante dl dollaro o la strana vicenda dell’Aids, ogni volta l’immagine è quella della minaccia esterna che colpisce gli interessi legittimamente rappresentati.
Una dinamica che delinea l’immaginario del complotto nelle società tradizionali. A lungo il complotto è stato “il tentativo violento, fraudolento, oscuro di conquistare il potere o comunque di aggredirlo, da parte di chi ne era escluso”. Ma la spiegazione è molto cambiata, come spiega Leopoldo Fabiani.
Pensare al complotto oggi, significa raffigurarsi “l’azione di potenti che cercano di mantenersi in vetta con mezzi criminali”. E’ questo cambiamento a segnare il passaggio dalle cospirazioni al ‘cospirazionismo’, assumendo ora una concezione dove ‘tutto è complotto’, dove solo questo conta, dove la politica consiste sostanzialmente nel congiurare con qualunque mezzo, anche e soprattutto illecito, per conservare o conquistare il potere e tenere all’oscuro i cittadini sulle proprie azioni”. Un passaggio che non riguarda solo la spiegazione “oscura” della realtà, ma anche giustifica la mobilitazione dei nuovi populismi, fondati sull’antipolitica, il cui postulato non è il rifiuto della politica, ma la chiamata a raccolta contro la politica istituzionalizzata intesa come macchina complottistica popolata da perfidi Robinson che tengono in ostaggio tutti gli ingenui Venerdì della “società civile”.
Questo significa ragionare
9/11/2007 La Stampa
Rom, qualcosa di sinistra
FABRIZIO RONDOLINO
La politica è fatta di scelte, ma vive di gesti simbolici. Veltroni, il leader della sinistra italiana, anziché suggerire o sollecitare o tollerare che l’inumana favela di Tor di Quinto fosse rasa al suolo, avrebbe dovuto visitarla.
Avrebbe dovuto parlare con chi ci abita, fermarcisi una notte, convocare le telecamere e dire agli italiani due cose: come leader del Partito democratico, spiegare che i non-italiani sono tanti e saranno sempre di più, e che è nostro preciso dovere garantire loro condizioni di vita dignitose; come sindaco di Roma, impegnarsi a trovare quanto prima un lavoro e una casa e una scuola per tutti i disgraziati abitanti della baraccopoli. Che senso ha andare in Africa se non ci si preoccupa delle migliaia di stranieri che vivono come bestie in decine di agglomerati fatiscenti - Forza Italia ne ha contati ottanta - sparsi per Roma? E che senso ha essere e dirsi «di sinistra» se non si condivide e non si pratica l’accoglienza, la tolleranza, l’apertura, la pietà?
Non traggano in inganno le parole, che potranno suonare retoriche: siamo talmente assuefatti al cinismo della sopravvivenza quotidiana e ai suoi automatismi, da non conoscere più neppure il lessico della convivenza civile. La questione dei non-italiani è esemplare per molti motivi: ma soprattutto perché è un esempio di come le soluzioni moralmente più ripugnanti - figlie dell’ondata xenofoba di cui siamo vittime e artefici - siano anche le più stupide e inefficaci. In altre parole, la questione dei non-italiani dimostra che etica e politica sono due aspetti di un medesimo progetto - la convivenza umana -, e che senza un’etica robusta e condivisa la politica, semplicemente, sbaglia. Sia chiaro: nessuno, quando si parla di «tolleranza», intende quella caricatura che ne fa la destra. È ovvio che le leggi vanno rispettate, che la sicurezza va garantita perché è il fondamento della libertà, e che chi sbaglia deve pagare. Né il rispetto delle leggi è una concessione, o un privilegio, o un «giro di vite»: è, semplicemente, un dovere di tutti, degli italiani e dei non-italiani. Le leggi, a loro volta, non devono contraddire la lettera e lo spirito della Costituzione, e devono essere uguali per tutti. Sono questi i principi dello Stato liberale di diritto, e poiché tutti dicono di condividerli, non resta che applicarli con scrupolo e coscienza.
Ma il punto non è questo. Forse sarebbe bastato qualche lampione in più per salvare la vita di Giovanna Reggiani; forse il decreto del governo - che venga votato o no dalla sinistra radicale, che venga bocciato o no dalla destra - non impedirà a un altro assassino di alzare la sua mano omicida. È talmente evidente che il punto è un altro, che fa persino rabbia l’incoscienza con cui i politici si rimpallano le reponsabilità, per di più misurando queste «responsabilità» sul numero di espulsioni o di internamenti o di arresti e mai, nemmeno per sbaglio, sulla qualità della convivenza, del rispetto, della dignità reciproca.
Proviamo invece a ragionare sulla realtà. Nel 2000, secondo uno studio condotto dal World Institute for Development Economics Research delle Nazioni Unite, l’1% degli adulti più ricchi del pianeta possedeva da solo il 40% della ricchezza mondiale, e il 10% ne deteneva l’85%; al 50% più povero della popolazione adulta toccava invece l’1% della ricchezza globale. Sono dati ampiamente noti, ed è improbabile che in questi sette anni la situazione sia migliorata. Dunque è questo il nostro mondo, il mondo che abbiamo costruito, il mondo in cui viviamo. Che quella metà del mondo che possiede, tutta insieme, soltanto l’1% delle ricchezze, provi in qualche modo a spostarsi verso quell’area, abitata dal 10% della popolazione, dove si trova l’85% della ricchezza, è del tutto normale. Sarebbe strano che non accadesse. È una specie di legge dei vasi comunicanti. Non abbiamo forse fatto così, noi italiani, partendo per l’America, per l’Australia, per il Belgio, per la Svizzera, per la Germania? E se io desidero mandare mia figlia a studiare negli Stati Uniti perché abbia una formazione migliore, perché mai un ragazzo maghrebino o romeno o senegalese dell’età di mia figlia non dovrebbe desiderare di venire in Italia per provare ad avere una vita migliore?
Il pietismo ipocrita con cui mascheriamo la durezza del nostro cuore ci fa parlare di «disperati»: ma chi varca il mare o attraversa il deserto per cominciare una nuova vita è al contrario una persona piena di speranze, proprio come lo saremmo noi se potessimo salpare per un mondo migliore. Tutti coloro che tentano in ogni modo di venire da noi, dunque, hanno il diritto soggettivo di farlo perché coltivano una speranza; e proprio perché coltivano una speranza sono persone ricolme di dignità. Che risposta diamo a queste donne e a questi uomini? La politica (e la sinistra) è prodiga di soluzioni per i criminali, ma non sa dire una parola alle persone perbene, che sono, come in ogni gruppo umano, la grande maggioranza.
La nostra ipocrisia non conosce limiti. Multiamo i lavavetri ma non muoviamo un dito per stroncare il traffico indegno di ragazze dell’Est o dell’Africa che vengono quotidianamente deportate, stuprate, percosse e uccise esclusivamente per il nostro piacere, consumato a buon prezzo lungo i viali mentre a casa ci aspetta una famiglia affettuosa. Radiamo al suolo in diretta tv le capanne di lamiera e stracci che hanno ospitato un presunto assassino, e non ci poniamo nemmeno il problema di come hanno vissuto finora i «vicini di casa» dello sciagurato Nicolae Romolus Mailat, e di come vivranno adesso. Coltiviamo a tal punto la paura, da scordarci di avere a che fare con altri esseri umani. È un errore concettuale pensare che esistano ancora le frontiere, i confini, gli Stati. Il mondo somiglia a un gigantesco Sud Africa: è cioè una comunità profondamente divisa (un’esigua minoranza bianca e ricca, una stragrande maggioranza «colorata» e povera), e tuttavia costretta a convivere.
Povero Grillo, faceva l'ortolano,
dalla miseria e l'impegnò 'l gabbano.
Larinciunfelarillallera
larinciunferarillallà.
Povero Grillo, l'avea un campo di lino,
la Formicuzza gli chiese un filolino.
Disse lo Grillo: «Che cosa ne vuoi fare?»
«Calze e camicie: mi voglio maritare».
Disse lo Grillo: «Lo sposo sarò io».
La Formicuzza: «Sono contenta anch'io».
Ecco arrivati al giorno delle nozze:
un fiasco di vino e tre castagne cotte.
L'erano in chiesa, gli sta per dar l'anello,
il Grillo casca, gli si spaccò i' cervello.
La Formicuzza da i' gran dolore impazza;
sposa di fresco, la ritornò ragazza!
Le formicuzze e si vestian di nero
pe' accompagnare i' Grillo a i' cimitero.
Tutti i grillini e si vestian di bianco
pe' accompagnare l'amico a i' camposanto.
La Formicuzza dal grande dolore
prese le zampe, se le ficcò ni' core.
Sono le otto, di là dal monte Ovale
si sente dire che il Grillo stava male.
Sono le nove, di là dal porto
si sente dire che il Grillo è bell'e morto.
Sono le dieci, di là dal Monte Bianco
si sente dire che il Grillo è al camposanto.
Sono le undici, di là dal Monte Nero
si sente dire che il fatto non è vero.
È mezzanotte, di là dal Monte Stretto
si sente dire: bambini andate a letto.
_________________________________________________________________
Ma volevo parlare di Beppe Grillo
Col pensiero a quanto scritto nel suo blog sui rom rumeni e col pensiero al quanto scritto nel suo blog da
http://salamelik.blogspot.com/2007/10/grillo-e-lisola-delle-sirene.html.
Sono due blog che fanno parte dei miei feeds, del mio becchime giornaliero, per poter rimanere informato senza leggere il Corriere o Repubblica.
Sherif El Sebaie considera perduto per noi il Beppe Grillo ormai internazionale. Acquisito ormai al blocco populista-fascista, inevitabile sbocco finale. Anche Santoro...
A Sherif, a me stesso, io dico:
anche la Bibbia è utilizzabile da populisti e fascisti, da sionisti e neocon, vaticano e Opus Dei...Questo non vuol dire che gliela debba regalare. Almeno il Nuovo Testamento provo a utilizzarlo ai miei fini. Così il Grillo. Se leggo i commenti ci trovo di tutto. Populisti e fascisti, democratici e antifascisti. Ma la massa di notizie altrimenti criptate che ci regalano Santoro e Grillo è determinante in questo momento per noi che viviamo in un mondo massmediafatto dove il terrorista globale si veste da poliziotto per farsi aiutare da te a dar la caccia al pacifista vero trasformato in terrorista con l'aiuto degli effetti cinematografici...Insomma fa bene Sabina Guzzanti a servirsi di Grillo per pubblicare la replica che Riotta nasconde... E Marco Travaglio a chi lo diamo?
Viviamo in un sistema concentrazionario e siamo costretti ad assumere in noi l'equivoco, a vivere l'ambiguità. Espressa così bene - in negativo - da quel poveraccio che ripete "ma io sono di sinistra" mentre si eccita a veder Grillo che inforca, come un diavolo di Malebolge, "tutti i rom rumeni": un pogrom.
Aiutiamo il grillo a non cascare spaccandosi il cervello. Non ficchiamoci le zampe nel cuore. Sono le 11, di là dal monte nero si sente dire che il fatto non è vero. Il grillo non è morto.
Mandiamo a letto i bambini, ma noi adulti e vaccinati sarà bene che rimaniamo svegli. Comunque cerchiamo di dormire con gli occhi aperti. O stabiliamo turni di guardia. E mutande di latta.
Vaffa day
Di Beppe Grillo non mi piace il Vaffanculo, preferisco pensare Venceremos. Dò atto a Beppe che col vaffa si casca in piedi, nel caso di partita persa. Ma l’ho messo nel blog, perché io ho un debito di riconoscenza per Grillo. Per tutto quello che mi fa sapere vedere e sentire. Specialmente sul campo dell’economia e degli affari nel quale mi sento molto scarso. Che non saprei né vedrei né sentirei leggendo Repubblica e il Corriere, vedendo il TG, ascoltando la radio. La stessa riconoscenza la devo, che so, a Marco Travaglio (e a Santoro che lo porta in video). Ecc. D’altronde il Grillo strillante non se la piglia solo coi politici, i parlamentari, gli amministratori pubblici, ma anche e particolarmente coi grandi dirigenti d’azienda. E’ chiaro che col piove governo ladro si tira dietro tanti e poi tanti, come l’incantatore dei topi dei fratelli Grimm o Andersen non ricordo. Dietro Grillo c’è posto per tutti. E la partita deve ancora incominciare. Io non c’ero a firmare, perché ero fuori casa, non c’era una bancherella a portata di mano. Non ho letto neppure la proposta per intero. Ma leggo la posta dei post di Grillo tutte le volte che Bloglines mi allerta. E’ un bel servizio, riempie un vuoto. Che rimane vuoto ma muove le acque provocando irritazione all’olfatto, come la pescaia qui sull’Arno che fa ribollire e spumeggiare l’acqua che manda fuori il fetore ma incamera un po’ d’ossigeno. Quanto a Prodi che ha l’alzheimer e Mastella che dà di fuori, d’accordo, ma non fino al punto che tanto vale il Berluska. Perché “il peggior governo di Prodi è sempre meglio del miglior governo di Berlusconi” e D’Alema è meglio di Fini. Ho letto un articolo sul DonChisciotte che non mi piace per niente; dà per scontato quasi augurato il ritorno di Berlusconi come male minore.
Sulle tasse non so che dire, non sono un piccolo artigiano. Per me statale è più facile; d’altronde all’ospedale ti prendono gratis. In America ammalato=ko, sick-ko. L’ho visto da poco: grande documentario, grande Michael Moore. Grandi tutti quegli statunitensi che si battono a fronte alta per l’impeachment. E’ lì l’origine di tutto. Ne cito due per tutti: Debra Sweet, Webster G. Tarpley. (E grazie ad Arcoiris che l'11 settembre mi ha fatto vedere Tarpley che parla anche l'italiano).
Arcoiris è sul satellite; obbligo di qualche visita.
Post Scriptum: Prodi ha detto che gli italiani non sono mediamente migliori dei loro politici. Secondo me è vero, con una precisazione temporale: all'inizio. Ma poi il politico assaggia il potere, si copre di privilegi, non molla l'osso, diventando pericoloso agli altri. Gli italiani senza potere e senza privilegi non sono in grado di diventare pericolosi: portatori sani.
Questo P.S. non va contro le proposte del Grillo Strillante.
Passaparola
Eolo
Guy Negre, ingegnere progettista di motori per Formula 1, che ha lavorato alla Williams per diversi anni, nel 2001 presentava al Motorshow di Bologna una macchina rivoluzionaria: la "Eolo" (questo il nome originario dato al modello), era una vettura con motore ad aria compressa, costruita interamente in alluminio tubolare,fibra di canapa e resina, leggerissima ed ultraresistente.Capace di fare 100 Km con 0,77 euro, poteva raggiungere una velocità di110 Km/h e funzionare per più di 10 ore consecutive nell'uso urbano.Allo scarico usciva solo aria, ad una temperatura di circa -20°, che veniva utilizzata d'estate per l'impianto di condizionamento.Collegando Eolo ad una normale presa di corrente, nel giro di circa 6 ore il compressore presente all'interno dell'auto riempiva le bombole di aria compressa, che veniva utilizzata poi per il suo funzionamento.Non essendoci camera di scoppio né sollecitazioni termiche o meccaniche la manutenzione era praticamente nulla, paragonabile a quella di una bicicletta.Il prezzo al pubblico doveva essere di circa 18 milioni delle vecchie lire, nel suo allestimento più semplice. Qualcuno l'ha mai vista in Tv?
Anche oggi, se scrivete su Google la parola "Eolo", nella prima pagina dei risultati trovate diversi riferimenti a questa strana storia. Come stanno oggi le cose, previsioni ed approfondimenti. Il progettista di questo motore rivoluzionario ha stranamente la bocca cucita, quando gli si chiede il perché di questi ritardi continui. I 90 dipendenti assunti in Italia dallo stabilimento produttivo sono attualmente in cassa integrazione senza aver mai costruito neanche un'auto. I dirigenti di Eolo Auto Italia rimandano l'inizio della produzione a data da destinarsi, di anno in anno.
Cominciamo con questi maledetti italioti morotei che si ostinano a ridar le gambe a quelli a cui noi le spezziamo...
Evacuazione improvvisa per 30 italiani, collaboratori di Emergency, che stamane hanno lasciato Kabul con un aereo delle Nazioni Unite. La partenza immediata è stata decisa da Gino Strada, fondatore di Emergency, dopo le accuse rivolte dai servizi segreti afghani all'organizzazione umanitaria - e in particolare a Ramatullah Hanefi, mediatore nel sequestro di Mastrogiacomo - di fiancheggiare il terrorismo. I tre ospedali di Emergency in terra afghana restano aperti, ma soltanto con il personale locale.
La domanda è:
come è stato permesso che tutto questo avvenisse?
Come hanno fatto a farla franca?
la domanda è:
perché mai la gente ha continuato a credere a quello che leggeva sulla stampa?,
e perché mai la gente ha continuato a credere a quello che ha visto in televisione?
Qualche anno fa ho stretto amicizia con il chirurgo italiano Gino Strada. Lui ha lavorato dieci, quindici anni in tutto il mondo operando le vittime di guerra. E ha scritto un libro su questo: “Pappagalli verdi. Diario di un chirurgo di guerra”. Lui dice che di tutte le vittime su cui ha operato in Iraq e in Afghanistan e altrove, l'85% erano civili, un terzo bambini. Se voi lo capite, se la gente capisse, e se spargeste questa vostra conoscenza, che qualsiasi cosa che vi raccontano della guerra e di come dobbiamo andare in guerra, e qualsiasi sia la minaccia o l'obiettivo – una democrazia o una liberazione; sarà sempre una guerra contro bambini. Loro sono quelli che moriranno in grande numero.
Continua qui se te la senti.