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sabato 22 ottobre 2011

Gheddafi


Cogitanti mihi saepenumero et memoria vetera repetenti...



Quello che mi colpisce è l'accecamento prodotto dall'uso del potere. Perché se è vero che è morto dicendo non voglio morire ("non sparatemi"),  non capisco che lui non abbia capito fin dall'inizio, cioè dalla deliberazione dell'ONU, che la sua era partita persa. E allora perché sacrificare un intero popolo di sudditi, amici e clienti e figli e parenti in una guerra civile patrocinata dalla NATO, cioè dalla più mefistofelica realtà dell'Europa, escort dell'Impero del male. Mussolini che, a Italia già distrutta, a guerra ormai persa, fa fucilare il genero e gli amici della prima era sacrificando tutto un popolo di santi navigatori ed eroi in una guerra civile tanto assassina e cruenta quanto inutile. Hitler che arruola i ragazzi di 16 anni, ormai orfani di padri e nonni per sacrificarli nell'ultima ecatombe sopra il bunker eletto a tomba dell'Impero dei Nibelunghi.  Evidentemente, oltre quella soglia, là dove puoi decidere della vita e della morte, della pace e della guerra, il cervello umano subisce una metastasi e perde quel po' di barlume intelligente che madre Natura ha messo insieme in pochi milioni di anni, troppo pochi se confrontati ai miliardi di anni dei protozoi.  



Ma l'accecamento prodotto dall'uso del potere, caro Barbabianca, non si limita alle dittature, al singolo definito tiranno e pace all'anima.  L'accecamento può colpire interi gruppi, all'inizio ristretti e via via sempre più estesi.  Senza scomodare la storia lontana degli spagnoli al seguito di Cristoforo Colombo, degli Italiani d'Abissinia al seguito del maresciallo Badoglio, degli israeliani al seguito delle guerre vinte nel 1948 e 1967,  vengo alla mia Italia di oggi: abbiamo da vent'anni un capo di governo che crede alle sue bugie e le scambia con pure purissime verità, riuscendo a trasformare il falso in vero e il vero in falso come un vecchio alchimista delle favole, rimanendo piano piano schiavo di se stesso e del mondo circostante in quanto confonde realtà e immaginazione, nero e bianco, esistente ed inesistente; un fenomeno da laboratorio. Ma la cosa sconcertante è il plagio di se stesso che viene esteso a una massa di persone tra loro differenti per origine e tendenze.  Un Parlamento che, di fronte al mondo, dichiara vero il falso riconosciuto e falso il vero accertato. Così che Barabba viene scambiato per Gesù Cristo e Cristo per Barabba.  Son bastati così pochi anni di uso del potere per ridurre un pezzo da novanta come Umberto Bossi a un soprammobile del salotto di Arcore: un altro fenomeno da laboratorio, come un vecchio alchimista delle favole che finisce col credere al potere di trasformare il ferro in oro.  Ma non dobbiamo fermarci ai singoli personaggi, spesso semplicemente dei prodotti fabbricati nei laboratori degli alieni che controllano le banche e il flusso del denaro dell'intero pianeta. E' chiaro per noi che gli abitanti del pianeta stanno andando in perdizione e che sul villaggio globale si sta per avventare lo tsunami della sovrappopolazione che, unita all'assenza di un principio coordinatore, porta alla fine della civiltà. Questo tiranno globale ha deciso come cura la guerra preventiva permanente destinata a finire come le guerre scaturite dalli tiranni pervertiti dall'uso del potere. Solo che qui la Germania del 1945 è, siamo ottimisti nel restringere, l'intero mondo occidentale. 



Fine dell'incubo prodotto dalla vista delle immagini trasmesse dai cellulari di Sirte il 21 ottobre dell'anno di disgrazia 2011.



Ma forse centra il vero il mio pensiero;



che sia democrazia o dittatura



la droga del potere è come un siero



che entra nelle vene e lì perdura.



Se poi la storia ci porta Zapatero



lo chiamiamo sconfitto e non è vero.


sabato 27 marzo 2010

L'inferno dei viventi; anzi no.


 « L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio. »

 (Italo Calvino, Le città invisibili, 1972)


 Da wikipedia


NB. Da collegare con Howard Zinn, più sotto (v. gennaio 29, 2010):


Esser pieno di speranza in tempi cattivi non è poi così follemente romantico. Si basa sul fatto che la storia umana è una storia non solo di crudeltà, ma anche di passione comune, sacrificio, coraggio, gentilezza.  Quello che noi scegliamo di esaltare in questa storia così complicata determinerà le nostre vite. Se noi vediamo solo il peggio, questo distrugge la nostra capacità di fare qualcosa. Se noi ricordiamo quei tempi e luoghi - e ce ne sono tanti - dove la gente si è comportata magnificamente, questo ci dà l'energia  per agire, e almeno la possibilità di mandare questa trottola del mondo in una direzione differente. E se noi agiamo, per quanto in piccolo, noi non abbiamo da attendere qualche grande utopia futura. Il futuro è una infinita successione di presenti, e vivere ora come noi pensiamo che gli esseri umani dovrebbero vivere, a dispetto di tutto quello che c'è di male intorno a noi, è in se stesso una meravigliosa vittoria.



 

sabato 12 dicembre 2009

Bignamino del terrorismo

da Piazza Fontana a Nicola Cosentino 12 dicembre 1969-10 dic 2009
Non ci sono misteri: la bomba partì dalla base americana di Aviano, fu portata da un broker che doveva rassomigliare a Valpreda, anarchico preordinato, mostro già confezionato nelle impaginazioni dei grandi giornali e nelle redazioni dei telegiornali. Meglio che in Iran alle ultime elezioni: neppure il tempo di finire lo spoglio e i risultati già fuori (c'è sempre qualche giornale o agenzia che sbaglia tempo, ma i nostri sono più sofisticati).Si chiama guerra a bassa intensità, condotta sotto "false flag", falsa bandiera, nel grande supermarket dell'Impero (leggi: wall street, London City): Al Qaeda, BR, Esercito di liberazione antiimperialista, Bin Laden, anarchia...La main rouge  francese al tempo della guerra d'Algeria.
Non occorrono carri armati né missili, solo giornali e telegiornali. Pochi morti, previsti anche morti amici tipo Calabresi o Calipari o uomini delle scorte. Ma vuoi mettere con i colonnelli greci e la NATO e tutto il casino di proteste, arresti, torture inevitabili e Panagulis, theodorakis...Già la NATO, il grande utero europeo dei mostri, affittato agli USA, ora in forze in Afghanistan. Perché Aviano è base NATO. Alla guida un Presidente abbronzato permio Nobel della pace...
Trovatemi un giallo o un romanzo di fantascienza di questa portata. Trovatemi in natura un camaleonte di queste capacità mimetiche. "Il gran teatro del mondo", come diceva Sa Che Sperare. Ma una maschera teatrale come Bin Laden neppure William l'avrebbe saputa immaginare. Né l'apparato teatrale pur sofisticatissimo del Cinquecento era in grado di creare un effetto illusionista come quello delle due torri. Qui si è toccato l'apice e credo che rimarrà a lungo insuperato.  Ma allora tutti credevano ai fantasmi. Oggi quasi tutti. L'Onda Viola pare non l'abbia bevuta. Buona giornata e al prossimo capitolo. Che giallo ragazzi!

Nota esplicativa (o guida alla lettura)
Il divertimento mio non consiste nell'indovinare il colpevole. So già chi è. Come  con il Tenente Colombo. L'interesse te lo dà il seguito di strattagemmi e accorgimenti che il killer mette in atto per sviare le indagini. In più - cosa che sfuma nella fiction cinematografica - c'è da osservare il comportamento della varia umanità che si trova coinvolta in questo dramma reale. Un film nel film: chi crede e scommette su un mandante o su un altro, chi la beve tranquillo come l'acqua minerale con targhetta di garanzia, chi capisce e non lo dice, chi capisce ma non vuol ammettere - si chiama Bias (baias) - E poi i giornali e telegiornali, giornalisti e telegiornalisti, giudici e politici, questi ultimi i più imprevedibili.
L'americanata più bella è quella dell'attacco alle due torri: nessuno dei 16 imputati era in volo, tutte riprese fatte durante simulazioni organizzate dall'US army, Cheney, Wolfowitz, e quell'altro come si chiama amico di Saddam. Bin Laden è una figurina Panini: si vede anche a occhio che è una fiction. Come l'improvvido recente messaggio delle BR del giornale di famiglia, quando il servo è anche stupido e non conosce l'orologio, tanto meno il calendario. La storia poi dell'attacco al Pentagono dove un grande aereo di linea riesce a passare per la cruna di un ago. Anche la storia dei due mafiosini arrestati su 7 canali TV sintonizzati il giorno in cui il Parlamento decide che la Mafia continuerà a tenersi il sottosegretariato all'economia e mentre  Spatuzza spruzza..Dario Fo e Mistero Buffo sono meno divertenti. La variabile discriminante consiste nel fatto che tutto si fa per metterlo a me. Mi rigiro sulla sedia e continuo a fare il guardone; tra sado e maso un po' di sodisfazione rimane. dio mio dove son caduto.
Nota 1  - Donald Rumsfeld: non mi veniva il nome.
Nota 2 - La mano rossa
Date: 1956-1960
La Main Rouge dissimulerait l'action homicide des services spéciaux français entre 1956 et 1960, placés sous la direction de Constantin Melnik et sous la responsabilité du Premier ministre Michel Debré. Il était alors vital, pour notre gouvernement, isolé diplomatiquement, de ne pas être désigné comme l'organisateur d'actions de guerre sur le territoire de pays amis.
Les services français bâtissent un organigramme, créent un état-major fictif et commencent à fournir à la presse des déclarations enflammées, revendiquant chacun des attentats. Dans le même temps, les mêmes services font semblant de tenter de saisir cette organisation. Dans son livre "Un espion dans le siècle", Constantin Melnik donne la parole à l'inventeur de La Main Rouge, le général Grossin: "Chaque fois que nous tirons un coup de pistolet, les flics du cru trouvent malin de rendre publiques les fausses identités que nous avons employées. Pour stopper les rumeurs qui, dès avril 1960, attribuent les attentats aux livres piégés aux services secrets, ces derniers convoquent quelques journalistes bien intentionnés pour leur livrer des informations inédites sur "La Main Rouge".
Mano rossa brigate rosse: un gioco da ragazzi.

martedì 30 giugno 2009

Figli della lupa

Sempre stati



lupa (f)

n. bitch, female dog


Lupae

Lupae (Latin, 'she wolves' - singular Lupa) can refer to:

- literal she-wolves

- the Greek goddess Artemis, in her 'wolf form'. Refer to story of Romulus and Remus.

- the lowest class of Roman prostitutes.


 Latin-English Dictionary     


lupa

N F

she-wolf; prostitute


lupanare (m)

bordel, maison de prostitution {brothel}

bordel, lupanar {whorehouse}


(da Babylon)


I lupanari (dal latino lupa = prostituta), erano, nel corso di tutta l'epoca romana, i luoghi deputati al piacere, ovvero delle vere e proprie case d'appuntamento, o bordelli. Alcuni sono tuttora visibili nelle rovine dell'antica Pompei.

Resti di lupanari si trovano presenti anche nel comune di Forio nell'isola partenopea di Ischia.


I bordelli a Roma 

Le zone in Roma dove erano più diffusi i bordelli erano la Suburra, abitata dalla plebe, o i luoghi circostanti il Circo Massimo: «per andare al circo occorre passare dal bordello» si lamentava il cristiano Cipriano


Per evitare «il volgare e sudicio bordello»  i romani più ricchi si facevano venire le prostitute in casa ma vi erano anche locali per gli uomini "migliori" come il lupanare costruito sul Palatino, di proprietà dell'imperatore Caligola, dove esercitavano donne di classe e fanciulli liberi le cui prestazioni venivano pubblicizzate al foro da un dipendente imperiale che «invitava giovani e vecchi a soddisfare le loro voglie»


(da Wikipedia)



Senza allusioni:

Conclusione sudicia e fuori stile:


 Avete fatto il '68!  Ora godetevi il nostro '69!


Nota lessicale


Neologismi: "PUTTANOPOLI"


 Il termine "Puttanopoli" offende, manca di rispetto, è sviante... ma verso chi? Certamente nei confronti delle oneste operatrici del sesso che - per costrizione, o costume, o bisogno economico, o desiderio di ricchezza - forniscono ai propri clienti prestazioni chiare, concordate e ben definite... insomma, "perbene".


La variegata fauna umana - costituita da faccendieri, intrallazzatori, procuratori d'affari, ragazzotte arriviste senza scrupoli, aspiranti soubrette - che ruota attorno a festini, baccanali, con taciti accordi sotto banco, promesse, raccomandazioni, si muove in un ambito morale - questo sì - davvero squallidissimo. (r.t.)




La prostituzione in genere era considerata un fatto normale e naturale fin dai tempi del severo conservatore degli antichi costumi
Catone il censore (234 a.C. circa – 149 a.C.) il quale vedendo uscire un giovane da un bordello si congratulò con lui perché in modo così tranquillo soddisfaceva i suoi istinti. Notando però, diverse altre volte lo stesso giovane, nella medesima occasione, gli disse: «Ti ho elogiato perché ci sei venuto, non perché ci abiti».

venerdì 8 maggio 2009

Aspettando la finale del giallo

Anche Machiavelli strabuzza gli occhi


Dopo che noi sudditi gli siamo serviti a pagare i debiti, riempirsi il portafoglio e la cassaforte, gli abbiamo permesso di fare l'intellettuale con addirittura un propria collana personale all'interno della più famosa casa editrice italiana (è storia la sua introduzione ad Erasmo da Rotterdam cose da Ceausescu),  gli abbiamo permesso di frequentare tutti i grandi del mondo (con cui ha fatto affari personali colossali di fronte ai disinteressi della nazione che rappresentava), gli abbiamo permesso di fare cucu alla Merkel, di urlare di fronte alla regina, di dare di abbronzato a Obama, di ricevere in dono un ranch da Bush, di farci il gesto dell'ombrello in pubblico .... Dopo tutto questo l'incredibile omino ci usa anche per risolvere le sue beghe di condominio ... ha un contenzioso legale con la confinante di villa Certosa (i confini sono grosse rogne si sa), e come credete che la risolva la sua rogna condominiale? Candidando la vicina Maristella Cipriani al Parlamento europeo.


Da Georgiamada


Nota storico-letteraria


Quomodo fides a principibus sit servanda.

[In che modo e' principi abbino a mantenere la fede]


Quanto sia laudabile in uno principe mantenere la fede e vivere con integrità e non con astuzia, ciascuno lo intende: non di manco si vede, per esperienzia ne' nostri tempi, quelli principi avere fatto gran cose che della fede hanno tenuto poco conto, e che hanno saputo con l'astuzia aggirare e' cervelli delli uomini; et alla fine hanno superato quelli che si sono fondati in sulla lealtà.


Dovete adunque sapere come sono dua generazione di combattere: l'uno con le leggi, l'altro con la forza: quel primo è proprio dello uomo, quel secondo delle bestie: ma, perché el primo molte volte non basta, conviene ricorrere al secondo. Per tanto a uno principe è necessario sapere bene usare la bestia e lo uomo.


Sendo adunque, uno principe necessitato sapere bene usare la bestia, debbe di quelle pigliare la golpe e il lione; perché il lione non si defende da' lacci, la golpe non si difende da' lupi. Bisogna, adunque, essere golpe a conoscere e' lacci, e lione a sbigottire e' lupi. Coloro che stanno semplicemente in sul lione, non se ne intendano. Non può per tanto uno signore prudente, né debbe, osservare la fede, quando tale osservanzia li torni contro e che sono spente le cagioni che la feciono promettere. E, se li uomini fussino tutti buoni, questo precetto non sarebbe buono; ma perché sono tristi, e non la osservarebbano a te, tu etiam non l'hai ad osservare a loro. Né mai a uno principe mancorono cagioni legittime di colorare la inosservanzia. Di questo se ne potrebbe dare infiniti esempli moderni e monstrare quante pace, quante promesse sono state fatte irrite e vane per la infedelità de' principi: e quello che ha saputo meglio usare la golpe, è meglio capitato. Ma è necessario questa natura saperla bene colorire, et essere gran simulatore e dissimulatore: e sono tanto semplici li uomini, e tanto obediscano alle necessità presenti, che colui che inganna troverrà sempre chi si lascerà ingannare.


A uno principe, adunque, non è necessario avere in fatto tutte le soprascritte qualità, ma è bene necessario parere di averle. Anzi ardirò di dire questo, che, avendole et osservandole sempre, sono dannose, e parendo di averle, sono utile: come parere pietoso, fedele, umano, intero, relligioso, et essere; ma stare in modo edificato con l'animo, che, bisognando non essere, tu possa e sappi mutare el contrario. Et hassi ad intendere questo, che uno principe, e massime uno principe nuovo, non può osservare tutte quelle cose per le quali li uomini sono tenuti buoni, sendo spesso necessitato, per mantenere lo stato, operare contro alla fede, contro alla carità, contro alla umanità, contro alla religione. E però bisogna che elli abbi uno animo disposto a volgersi secondo ch'e' venti e le variazioni della fortuna li comandono, e, come di sopra dissi, non partirsi dal bene, potendo, ma sapere intrare nel male, necessitato.


Debbe, adunque, avere uno principe gran cura che non li esca mai di bocca una cosa che non sia piena delle soprascritte cinque qualità, e paia, a vederlo et udirlo, tutto pietà, tutto fede, tutto integrità, tutto relligione. E non è cosa più necessaria a parere di avere che questa ultima qualità. E li uomini in universali iudicano più alli occhi che alle mani; perché tocca a vedere a ognuno, a sentire a pochi. Ognuno vede quello che tu pari, pochi sentono quello che tu se'; e quelli pochi non ardiscano opporsi alla opinione di molti che abbino la maestà dello stato che li difenda: e nelle azioni di tutti li uomini, e massime de' principi, dove non è iudizio da reclamare, si guarda al fine. Facci dunque uno principe di vincere e mantenere lo stato: e' mezzi saranno sempre iudicati onorevoli, e da ciascuno laudati; perché el vulgo ne va preso con quello che pare e con lo evento della cosa; e nel mondo non è se non vulgo; e li pochi ci hanno luogo quando li assai hanno dove appoggiarsi. Alcuno principe de' presenti tempi, quale non è bene nominare, non predica mai altro che pace e fede, e dell'una e dell'altra è inimicissimo; e l'una e l'altra, quando e' l'avessi osservata, li arebbe più volte tolto o la reputazione o lo stato.


Lo trovi qui




domenica 26 aprile 2009

Libera volpe in libero pollaio

Vangelo della domenica


Una storiella…

In Africa gira una storiella per spiegare alla gente, a digiuno di economia, la frana finanziaria e il crollo delle Borse che hanno travolto il globo. «Un giorno, uno sconosciuto arriva in un villaggio e annuncia agli abitanti che è pronto a comperare scimmie a 10 dollari l’una. Subito, quei paesani vanno in foresta e catturano scimmie a centinaia, a migliaia addirittura. Poco a poco, la popolazione dei primati si assottiglia e i cacciatori devono ridurre il ritmo.

Lo sconosciuto annuncia che, d’ora in poi, pagherà 15 dollari la scimmia. I paesani raddoppiano lo zelo, e così, ben presto, non si trova più una sola scimmia nella foresta. Allora, lo sconosciuto offre prima 20 e poi 50 dollari per animale, avvertendo, però, che deve assentarsi. Sarà il suo aiutante a comperare le loro prede. Questi riunisce la gente e indica le gabbie con le migliaia di scimmie che il padrone ha comperato. “Se le volete – dice – ve le cedo a 35 dollari l’una. Così, quando il mio padrone tornerà, potrete rivendergliele a 50”. Accecati dalla prospettiva dell’arricchimento facile, i paesani vendono i loro beni per riscattare le scimmie. Incassato il malloppo, l’assistente sparisce nella notte. Né lui né il padrone si vedranno più. Nel villaggio, solo scimmie che corrono all’impazzata».

Benvenuti nel mondo della Borsa!

 

E' una buona predica domenicale...


Continua qui

mercoledì 18 febbraio 2009

Sertorio e Cesare

Veltroni.

Due parole a ruota libera. Io sono di quelli che quando la Fiorentina perde mi sento più vicino alla squadra, o meglio alle persone della squadra. Mi piacciano quei tifosi che applaudono la propria squadra sconfitta. Per esempio, quando la fiorentina ha perso con la Juve; aveva giocato meglio, due errori dell'arbitro le hanno dato partita persa. Succede, caro Sergino (lui non ragiona; vuol solo la vittoria, non gli importa del bel gioco né della buona volontà). Tutto questo per dire che Veltroni in questo momento me lo sento vicino, a conforto di tutte le mie esperienze di vita che mi hanno visto perdente o insoddisfatto, timido e frustrato; esperienze e frustrazioni, errori veri o presunti, che riemergono nei miei tardi anni con più chiarezza e cognizione di causa.

Naturalmente sono contento che Wolter si sia dato un po' di riposo; ha tante chances per godersi un po' la vita e dimostrare qualità in campi diversi dalla politicaccia attuale. Sertorio sconfitto e Cesare trionfante. Sertorio era un generale romano migliore, come uomo, di Cesare. Per l'antagonista che oggi trionfa in Sardegna, arriveranno gli idi di marzo, non ho dubbi. Almeno se vorrà passare il Rubicone, entrando armato nel pomerio stabilito dalla Legge Romana: qui non puoi entrare con la forza delle armi. Se lui vorrà sfondare nel pomerio della Costituzione repubblicana con la forza dell'impunità farà la stessa fine, non so come né quando ma la farà. Parola di Calamandrei: lo avrai camerata Kesserling il tuo monumento...Il Piano di Rinascita dovrà essere un po' rivisto e aggiornato dalla...Trilaterale, dai Servizi, dai banchieri di Londra e NYC. E' da quelle parti che è stato concepito e fatto nascere il PD meno L. Un gemellino nato in vitro del Partito di Obama. Un'Italia finalmente senza lotta di classe, unita sotta la bandiera dei tre colori; camera dei fasci e delle corporazioni. Non più comunisti in giro.

Ma Veltroni non può essere Obama come l'Italia non può essere gli USA, così come l'Europa non può esserlo.

Riparato dentro la qualifica di pensionato leggo il libro della storia con tanto più interesse di quanto la realtà è superiore alla immaginazione.

Penso a Benigni ieri a Sanremo: bella la lettera di Oscar Wilde, certamente. Importante la difesa degli omossessuali, d'accordo. Belle sarebbero state anche le lettere e i pensieri che Eluana inviava ai genitori prima di essere rinchiusa per lunghi anni nel sarcofago delle nostre frustrazioni e paure.

Alla prossima, caro Roberto. Buona fortuna, Walter. Buona giornata a tutti.


Nota storica


(Per dimostrare che il sistema bipartitico PDL - PD meno L non è adatto a noi, senza un sostanziale innesto nelle radici della storia dei movimenti di liberazione, delle lotte sociali e civili di italia ed Europa)


Era chiaro che qualcosa non andava in un sistema politico, in teoria democratico, nel quale i desideri degli elettori erano regolarmente ignorati. E potevano essere ignorati senza conseguenze, finché il sistema era dominato da due partiti legati entrambi al denaro delle grandi aziende e incapaci di affrontare un male economico fondamentale le cui radici si erano sviluppate in tempi ben più lunghi di quelli di un mandato presidenziale.

Il male derivava da un fatto di cui non si parlava praticamente mai: gli Stati Uniti erano una società classista, in cui l'1 percento della popolazione possedeva il 33 percento della ricchezza e uno strato svantaggiato di trenta o quaranta milioni di persone viveva nella povertà. Le misure sociali degli anni sessanta - Medicare, Medicaid, i buoni viveri e cosi via - non scalfirono la distribuzione ineguale delle risorse, ormai consolidata.

Anche se i democratici in linea di massima aiutavano i poveri più dei repubblicani, non erano capaci (e in realtà nemmeno lo desideravano) di intervenire davvero nei meccanismi di un sistema economico in cui il profitto aziendale viene prima del bisogno umano.

Un importante movimento nazionale per un mutamento radicale non esisteva; non c'era un partito socialdemocratico, come nei paesi dell'Europa occidentale, in Canada e in Nuova Zelanda. Ma c'èrano mille segni di alienazione, voci di protesta, iniziative locali in ogni angolo del paese a richiamare l'attenzione su motivi di scontento profondamente sentiti, a chiedere che almeno a qualche ingiustizia si rimediasse.


Quando il popolo si esprimeva davvero su questioni specifiche, nei sondaggi d'opinione, manifestava convinzioni a cui nessuno dei due partiti prestava attenzione. Sia i repubblicani sia i democratici, per esempio, limitarono rigidamente per tutti gli anni ottanta e i primi anni novanta le misure sociali per i poveri, sostenendo che avrebbero richiesto un aumento delle tasse e che "il popolo" non voleva pagare più imposte. Da un punto di vista generale era certamente vero che gli americani volevano versare il meno possibile al fisco. Ma 'quando si chiedeva loro se erano disposti a pagare più tasse per scopi specifici, come la salute e l'istruzione, rispondevano affermativamente. Per esempio, un sondaggio del 1990 tra gli elettori della zona di Boston mostrò che il 54 percento avrebbe pagato più tasse se fossero servite a rendere più pulito l'ambiente. Inoltre quando l'aumento delle imposte veniva presentato da un punto di vista di classe, invece che come proposta generale, la gente rispondeva in maniera inequivocabile. Nel dicembre 1990 un sondaggio Wall Street ]ournal/NBc News rilevava che 1'84 percento degli intervistati era favorevole a un'imposta addizionale per i milionari. Ma anche se il51 percento riteneva giusto aumentare l’imposta sui redditi da capitale, nessuno dei due grandi partiti aveva intenzione di farlo.


Nel 1992 un sondaggio della Gordon Black Corporation per il National Press Club constatò che il 59 percento del totale degli elettori auspicava un taglio del 50 percento della spesa per la difesa, nell'arco di cinque anni. Nessuno dei due grandi partiti intendeva apportare tagli rilevanti al bilancio militare.

Le opinioni dei cittadini sugli aiuti pubblici ai poveri sembravano dipendere dal modo in cui veniva posta la domanda; Tanto i due partiti quanto i media parlavano sempre di sistema del welfare, affermando che non funzionava: "welfare" era quindi diventata una parola negativa. Quando si domandava alla gente (come in un sondaggio New York Times/CBS News del 1992) se si dovevano destinare più soldi al welfare, solo il 23 percento rispondeva affermativamente. Ma quando alle stesse persone si domandava se lo stato doveva aiutare i poveri, il 64 percento diceva di sì.


Se vuoi approfondire, qui.


Anche qui




giovedì 12 febbraio 2009

With comment

Stefano dal Casentino mi sorprende su Skype e mi manda un lungo articolo apparso in prima pagina il 10 febbraio sul C. della sera del mattino e della notte, a firma di Claudio Magris. Stefano ci si riconosce, e se lo fa lui che io conosco bene, mi ci riconsoco anch'io. L'articolo comincia: "Nel caso di Eluana Englaro gli avvoltoi,..."


La mia risposta per email così come mi è venuta in un linguaggio "confidenziale" di cui mi scuso:


Consiglio da amico: stampa la biocard elaborata dalla Consulta di Bioetica di Milano. La puoi compilare e tenere da parte. Nel caso, per esempio, di ricovero in ospedale, puoi disporre che sia allegata alla

cartella medica.

Questo il sito:


http://www.consultadibioetica.org/doc/biocard.pdf



Lo puoi fare da privato cittadino; non occorre essere iscritti a nulla.  Comunque Barbabianca ti invita e fargli compagnia come socio in Libera Uscita.



L'ho scritto nel dicembre 2007...

http://urbanocipriani.splinder.com/post/15189859/Biocard+o+Carta+di+autodetermi



La Legge che si preparano a fare abolisce proprio la validità del testamento, già riconosciuta dalla Costituzione italiana e dalla normativa europea. Non c'è bisogno di notaio, avvocato, giudice, cappellano, cristi e madonne.  Proprio per questo ce li metteranno. Quindi, con questi esemplari antropomorfi di cui a Youtube (v. post precedente), la discussione in Parlamento è soltanto un mezzo di distrazione di massa. Mentre tu discuterai del cannello di nutrizione che ti metteranno nel  naso anche per 100 anni, anche contro la tua volontà, anche contro il giudizio professionale dei medici curanti che non potranno fare obbiezione né di coscienza né di scienza, loro ti cacceranno  lavoro stipendi pensioni azioni obbligazioni Afghanistan ronde padane attacchi ai giudici leggi elettorali scuola università mafia appalti, golpe finale ... attraverso il c.     Why not?

Facciamo scorta di mutande di latta.


Nota aggiuntiva: Se questo è vero, il Testamento Biologico, ridotto allo stato vegetativo permanente, rimarrà sul tavolo dei lavori parlamentari per mesi, rimbalzerà da una clinica all'altra, da un tribunale all'altro, passerà da porta a porta, da ballarò a piangiarò, da corriere a giornale, da famiglia cristiana a famiglia dissestata, toccherà l'isola dei famosi cercherà un attracco  alla penisola dei fottuti (brutta parola, pardon), come le Compagnie delle Arti medioevali passerà dal Mediterraneo al Baltico, come le caravelle ispano portoghesi circumnavigherà l'Africa, sbarcherà sulle coste dell'Atlantico fino a ritornare a noi.  Come Adua della canzone.


Finale in poesia


( Leopardi  nella Ginestra):


Libertà vai sognando, e servo a un tempo


Vuoi di novo il pensiero,


Sol per cui risorgemmo


Della barbarie in parte, e per cui solo                 75


Si cresce in civiltà, che sola in meglio


Guida i pubblici fati.


Così ti spiacque il vero


Dell'aspra sorte e del depresso loco


Che natura ci diè. Per questo il tergo                 80


Vigliaccamente rivolgesti al lume


Che il fe palese: e, fuggitivo, appelli


Vil chi lui segue, e solo


Magnanimo colui


Che se schernendo o gli altri, astuto o folle,        85


Fin sopra gli astri il mortal grado estolle.




Nobil natura è quella


Che a sollevar s'ardisce


Gli occhi mortali incontra


Al comun fato, e che con franca lingua,


Nulla al ver detraendo,                                        115


Confessa il mal che ci fu dato in sorte,


E il basso stato e frale;


Quella che grande e forte


Mostra se nel soffrir, nè gli odii e l'ire


Fraterne, ancor più gravi                                     120


D'ogni altro danno, accresce


Alle miserie sue, l'uomo incolpando


Del suo dolor, ma dà la colpa a quella


Che veramente è rea, che de' mortali


Madre è di parto e di voler matrigna.                125


Costei chiama inimica; e incontro a questa


Congiunta esser pensando,


Siccome è il vero, ed ordinata in pria


L'umana compagnia,


Tutti fra se confederati estima                             130


Gli uomini, e tutti abbraccia


Con vero amor, porgendo


Valida e pronta ed aspettando aita


Negli alterni perigli e nelle angosce


Della guerra comune. Ed alle offese                   135


Dell'uomo armar la destra, e laccio porre


Al vicino ed inciampo,


Stolto crede così qual fora in campo


Cinto d'oste contraria, in sul più vivo


Incalzar degli assalti,                                           140


Gl'inimici obbliando, acerbe gare


Imprender con gli amici,


E sparger fuga e fulminar col brando


Infra i propri guerrieri.


Così fatti pensieri                                                 145


Quando fien, come fur, palesi al volgo,


E quell'orror che primo


Contra l'empia natura


Strinse i mortali in social catena,


Fia ricondotto in parte                                         150


Da verace saper, l'onesto e il retto


Conversar cittadino,


E giustizia e pietade, altra radice


Avranno allor che non superbe fole,


Ove fondata probità del volgo                            155


Così star suole in piede


Quale star può quel ch'ha in error la sede.




E tu, lenta ginestra,


Che di selve odorate


Queste campagne dispogliate adorni,


Anche tu presto alla crudel possanza                 300


Soccomberai del sotterraneo foco,


Che ritornando al loco


Già noto, stenderà l'avaro lembo


Su tue molli foreste. E piegherai


Sotto il fascio mortal non renitente                     305


Il tuo capo innocente:


Ma non piegato insino allora indarno


Codardamente supplicando innanzi


Al futuro oppressor; ma non eretto


Con forsennato orgoglio inver le stelle,              310


Nè sul deserto, dove


E la sede e i natali


Non per voler ma per fortuna avesti;


Ma più saggia, ma tanto


Meno inferma dell'uom, quanto le frali              315


Tue stirpi non credesti


O dal fato o da te fatte immortali.

venerdì 6 febbraio 2009

Stasera guarderò il cielo


Ma ora mi sento sbattuto in terra


da questa serie di successive notizie su Eluana-Peppino Englaro. Grande storia! Stiamo vivendo un anno galileiano. Peppino sta sovvertendo il cielo che vive-viveva in noi, così come Galileo sovvertì l'universo che sta-stava al di fuori di noi. Come dice Kant: il cielo stellato sopra di noi, la legge morale in noi. Le cose più belle che abbiamo. Il nostro non voler accettare la finitezza della nostra esistenza ci porta a stratagemmi mentali prodotti da questi nostri incubi: se sono faraone mi fabbrico la tomba "immortale", una piramide sopra una stanza, sopra un sarcofago sopra un altro e un altro sarcofago sopra una mummia svuotata dai visceri, profumata, rivestita di bende, introdotta al di là del confine. Eluana "viva" dentro il sarcofago delle nostre apprensioni, paure, tormenti, angosce, incubi, viva per l'eternità, viva per noi che - non lo vogliamo ammettere - siamo morti, zombi. Eluana assorbe così bene la nostra zombità, ci conforta, come la  salma svuotata, ripulita, profumata, di un santone di S.G. Rotondo esposto, esposta per l'eternità - dentro la grande piramide di Renzo Piano - ai nostri occhi di divoratori antropofagi: forte. E un Peppino piccino piccino ti viene ad abbattere le piramidi, i santuari, a bruciare i feticci, a toglierti le belle vesti che coprono la tua realtà di zombi. Grande!


Stiamo facendo un balzo di civiltà antropologico, sulla scia di Darwin, Freud e di tutti gli etologi e psicanalisti...E questo avviene a livello di massa. Peppino con i suoi 17 anni di forza di costanza di durata ha introdotto nel nostro cervello il Basic, il linguaggio che ha dato memoria e intelligenza anche alle macchine: un linguaggio capace di tirar fuori tutto l'inespresso del nostro cervello.  Peppino Englaro padrino dell'anno galileiano.

A Roma Simplicio e Sagredo si sono ancora una volta ritrovati, perfettamente conservati, mentalmente intatti come allora: e stanno rimettendo in su lo spettacolo di allora, pari pari. Un grande film storico, con un cast che non bada a spese: un intero governo unanime, una scuola di doppiatori da primato mondiale (giornali e TV), una squadra di truccatori che nemmeno Sabina Guzzanti (atei devoti, "ruffian baratti e simile lordura"), l'Inquisizione romana. Il mondo intero è un grande teatro, parola di William Shakespeare.


Nota

Siamo alla fase finale della conquista dello Stato; dovrebbe essere il momento del colpo-golpe; il capo del governo l'ha praticamente dichiarato, il Presidente del Senato si dichiara pronto, il Vaticano garantisce l'appoggio in nome della vita.

Ma, sorpresa...(continua)

martedì 15 aprile 2008

Il Piave mormorerà?

Sto passando il tempo al PC per non vedere la TV. Cercate di capirmi. Sabato ho passato una bellissima giornata a Corsignano in Casentino tra giovani spensierati e innamorati (festa di matrimonio); stamani son passato dalla Editrice Fruska di Stia per dare l'ultimo avallo al mio "Ivi è Romena, Dante in Casentino, 1289, 1302-1313". Il libro verrà stampato a Città di Castello e presentato al Castello di Poppi l'11 giugno p.v. A dio piacendo. Ho votato di Pietro alle 13 di stamattina, fuori pioviscola, Paola stira e io ascolto la radio a singhiozzo, tolgo la parola ai politici col "mute" e non vedo le loro facce.  Nel frattempo tramite "homeexchange" mi arriva un'email da Città del Capo per uno scambio casa.  Giardino con piscina, posti letto fino a 6.  Famiglia di 4, genitori e due figli teenagers. Si può fare, come diceva Topo gigio.  Nel frattempo del pensiero il tarlo mi trafora il cervello mentre misere cose scrivo e tristi parlo. Il Piave mormorerà? Per fermare i crociati del nord. Ma i sanfedisti del card. Ruffo di Napoli? Italia, Italia! E a quel grido scricchiolaron l'ossa sé ricercanti lungo il cimitero de la fatal penisola, a vestirsi d'ira e di ferro.  Parole parole parole. Battaglia di Campaldino, 1289, aretini contro fiorentini; i primi sfondano al centro con la cavalleria, i secondi rimangono fermi rinculando un po'. Poi si muovono alle ali, chiudono i cavalieri avversari prima che sottentrino i fanti aretini e les jeux sont fait.  A Cannes, 216 ante Christum natum, gli opliti romani, corazzati come dinosauri, sfondano al centro sui tunisini di Annibale che rimangono fermi finché ai lati la cavalleria numida di Massinissa chiude i dinosauri e li distrugge. Che dobbiamo fare nel frangente? Stiamo fermi, senza arretrare, quanto possibile compatti. Resistere resistere resistere. Nel frattempo... Signora Annabel, vengo a città del Capo.

mercoledì 10 ottobre 2007

Spoon River sulla collina di S.Miniato.





(Il cimitero monumentale si trova dietro la basilica di S.Miniato, sopra il Piazzale Michelangelo)


Quanto tempo era che non ascoltavo recitare Spoon River, questa mesta opera poetica, così unica nel suo genere, così in un certo senso ingenua, ma anche vera. L’ho riascoltata domenica scorsa al cimitero delle Porte Sante, dalla voce di 37 attori e attrici tutti giovani e devo dire convincenti.

In genere i cimiteri hanno su di me un doppio potere: di attrazione e di repulsione. Mi attrae scoprire un viso interessante, una storia commovente e con un finale drammatico, la giovinezza stroncata, la grazia di un viso che sorride inconsapevole di un destino avaro, una poesia messa lì dall’amore di un padre, di un marito e potrei continuare, con tutti quei particolari che subito mettono in movimento i sentimenti già predisposti nel momento in cui si entra in questi luoghi. D’altra parte ci sono cose che mi disturbano e mi fanno nascere dentro una tristezza che mi stringe alla gola. Tutto quel marmo bianco così orrendo, quelle cappelle con i vetri bui e mezzi rotti e quei pinnacoli gotici agghiaccianti. Che peso sul cuore! Come sarebbe più gradito un cimitero di pietre tufacee o comunque pietre, magari in forma di sassi con erba intorno. Una piccola città silenziosa, morta appunto, ma con discrezione, con rispetto dei morti prima di tutto, ma anche dei vivi. Benvenute le piccole urne dell’incinerazione, quando sempre più questo modo rispettoso di tutto, della persona e del luogo, sarà più diffuso. E’ pensando a quel piccolo cimitero di collina che aveva ispirato E.L.Masters che ho ascoltato con piacere e talvolta con commozione gli attori che, disseminati un po’ in tutto lo spazio, facevano parlare i personaggi di Spoon River. Essi sono, secondo un certo gusto romantico ma anche secondo le scelte personali dello scrittore, povera gente che è stata maltrattata dalla vita e lo dice perché le offese non siano dimenticate e perché la loro voce, a volte gentile a volte disperata, arrivi al passeggero e desti un sentimento d’affetto. Queste storie sono quasi tutte belle nel senso che esprimono un’umanità vera, nonostante che siano un’invenzione letteraria. Da qui certamente la fortuna di quest’opera nel tempo. Mi sono piaciute particolarmente tre donne: Maria Cassi, bravissima nella parte di Dippold, l’ottico, la dolce moglie suicida dopo l’operazione che l’aveva lasciata ormai quasi invalida, non so da chi interpretata e infine il personaggio di Lucinda Matlock (**) di cui Giusi Merli ha reso benissimo la serenità di una vita lunga e appagata. Questa serata ha avuto anche una splendida cornice naturale. Cielo terso, piccole nuvole bianche dietro cui tramontava un sole color d’oro in un clima ancora dolcemente estivo. Paola Galli.



(**) Lucinda Matlock

 

Andavo a ballare a Chandlerville,

e giocavo a carte a Winchester.

Una volta ci scambiammo i cavalieri

al ritorno in carrozza sotto la luna di giugno,

e così conobbi Davis.

Ci sposammo e vivemmo insieme settant’anni,

divertendoci, lavorando, crescendo dodici figli,

otto dei quali ci morirono,

prima che arrivassi a sessant’anni.

Filavo, tessevo, tenevo in ordine la casa, assistevo i malati,

curavo il giardino, e alla festa

andavo a zonzo per i campi dove cantavano le allodole,

e lungo lo Spoon raccogliendo molte conchiglie,

e molti fiori ed erbe medicinali—

gridando alle colline boscose, cantando alle verdi vallate.

A novantasei anni avevo vissuto abbastanza, ecco tutto,

e passai a un dolce riposo.

Cos’è questa storia di dolori e stanchezza,

e ira, scontento e speranze cadute?

Figli e figlie degeneri,

la vita è troppo forte per voi—


ci vuole vita per amare la vita.

(In omaggio a Giusi Merli -perfetta e creativa - che sta qui all'Isolotto).



Prenditi un caffè in compagnia di Edgar, Fabrizio e Fernanda, qui.

sabato 3 aprile 2004

Novella delle 3 anella - riflessioni

La umana commedia

Decameron: la novella di Melchisedec e delle tre "anella"

Affrontare in classe il tema dell'altro e dello straniero è certamente un'occasione per proporre spunti di riflessioni fertili e stimolanti agli allievi.


L'esigenza, per altro, di una educazione alla multiculturalità non può infatti essere elusa: e ciò non solo in nome dei grandi principi, ma anche per quanto la diretta e quotidiana esperienza impone. La presenza dello straniero (che spesso è anche credente in una religione diversa) è una realtà che in questi ultimi anni è entrata a tutti gli effetti nel 'panorama' quotidiano della scuola italiana.

Il problema del confronto e della convivenza tra culture e religioni diverse è uno dei grandi compiti (e delle grandi sfide) cui è chiamata la scuola nei prossimi anni. E il problema è tanto più delicato quanto più assistiamo con frequenza preoccupante alle dichiarazioni più avventate, che arricchiscono di spunti nuovi e creativi il fin troppo nutrito stupidario nazionale. Cosicché, invece di ripensare le forme e le ragioni della convivenza, c'è chi pensa di alzare steccati e chiusure esistenti. Qualcuno ad esempio ha persino proposto di fare del simbolo più "scandalosamente" universale, la Croce, un mezzo per rafforzare la nostra traballante identità nazionale, rendendolo obbligatorio in tutte le aule della Repubblica.  

La lettura della novella di Melchisedech può essere impiegata per segnalare un aspetto essenziale del Decameron: vale a dire quella particolare complessità semantica che deriva dall'essere costituito di elementi singolarmente compiuti (i 100 racconti), la cui interpretazione si complica e si arricchisce di sfumature derivate dai rapporti orizzontali e verticali che è dato cogliere tra le singole novelle.

Accanto ai rapporti semantici previsti dalla cornice (il tema del giorno; le sfumature di gusto e di sensibilità dei singoli narratori, dalla licenziosità di Dioneo, alla giovanile ingenuità di Neifile), tra le singole novelle si stabiliscono anche relazioni variabili, che arricchiscono il senso dei singoli elementi. E' il caso delle tre novelle di apertura del libro.

La novella di Melchisedec si arricchisce di un senso più complesso se letta contestualmente alle due che la precedono (Decameron, I, 1 e I, 2), con le quali ha in comune il tema della religione.

Tutte e tre le novelle propongono un rapporto non confessionale, non intollerante né esclusivo con le religioni positive. Il motivo trova espressione sia nella famosa novella di Ciappelletto (I, 1), in cui la promozione del delinquente protagonista a santo (in seguito alla falsa confessione in punto di morte) ridimensiona il ruolo dell'istituzione religiosa a favore dello spirito con cui il fedele si accosta alla preghiera. Sia nella seconda novella, in cui si racconta di un ebreo che andando a Roma si converte al Cristianesimo proprio constatando l'estrema corruzione degi altri prelati della Curia.

v. Carlo Varotti

Un percorso didattico sul tema dell'altro.

Novella delle tre anella

La Umana Commedia X


Il Signore degli anelli -

(Trattato della tolleranza)


Decameron. Prima Giornata. Novella Terza




Melchisedech giudeo, con una novella di tre anella, evita un trabocchetto preparatogli dal Saladino.


Filomena così cominciò a parlare.

...

Voi dovete, amorose compagne, sapere che, sì come la sciocchezza spesse volte trae tanti da una situazione felice e li mette in grandissima miseria, così il senno libera il savio da grandissimi pericoli e lo pone in grande e in sicuro riposo.

...

Il Saladino, sultano di Babillonia, avendo in diverse guerre e in grandissime sue magnificenze speso tutto il suo tesoro, e, per alcuno accidente sopravvenuto bisognandogli una buona quantità di danari, né veggendo donde così prestamente come gli bisognavano aver gli potesse, gli venne a memoria un ricco giudeo, il cui nome era Melchisedech, il quale prestava ad usura in Alessandria, e pensò che costui possedeva tanto denaro da potergliene prestare quanto volesse; ma era così avaro che di sua volontà non l'avrebbe mai fatto; ma non gli voleva fare violenza; per che, strignendolo il bisogno, escogitò uno stratagemma per colorire la prepotenza con una apparenza di ragione. E fattolsi chiamare e familiarmente ricevutolo, seco il fece sedere e appresso gli disse:


- Valente uomo, io ho da più persone inteso che tu se' savissimo e nelle cose di Dio senti molto avanti; e per ciò io saprei volentieri da te quale delle tre leggi tu reputi la verace, o la giudaica o la saracina o la cristiana.


Il giudeo, il quale veramente era savio uomo, capì subito che il Saladino guardava di pigliarlo nelle parole per dovergli muovere una qualche accusa, e pensò che se avesse scelto una qualsiasi delle tre sarebbe caduto in un tranello predisposto dal Saracino. Ragion per cui, aguzzato lo 'ngegno, gli venne prestamente avanti quello che dir dovesse, e disse:


- Signor mio, la quistione la qual voi mi fate è bella, e a volervene dire ciò che io ne sento, mi vi convien dire una novelletta, qual voi udirete.


Se io non erro, io mi ricordo aver molte volte udito dire che ci fu già un uomo grande e ricco, il quale, tra i tanti gioielli presenti nel suo tesoro, aveva uno anello bellissimo e prezioso; al quale per lo suo valore e per la sua bellezza volendo fare onore e in perpetuo lasciarlo ai suoi discendenti, ordinò che colui de' suoi figliuoli al quale fosse stato trovato addosso l'anello, s'intendesse essere il suo erede e dovesse da tutti gli altri essere come maggiore onorato e reverito.


E colui al quale da costui fu lasciato fece lo stesso con i suoi discendenti e in brieve andò questo anello di mano in mano a molti successori; e ultimamente pervenne alle mani ad uno, il quale avea tre figliuoli belli e virtuosi e molto al padre loro obedienti, per la qual cosa tutti e tre parimente gli amava. E i giovani, li quali la consuetudine dello anello sapevano, ciascuno per se', come meglio sapeva, pregava il padre, il quale era già vecchio, che, quando a morte venisse, a lui quello anello lasciasse.


Il valente uomo, che parimente tutti gli amava, né sapeva esso medesimo scegliere  a quale dei tre  lasciar lo dovesse, pensò, avendolo a ciascun promesso, di volergli tutti e tre sodisfare; e segretamente ad uno buono maestro ne fece fare due altri, li quali sì furono simiglianti al primiero, che esso medesimo che fatti gli avea fare appena conosceva qual si fosse il vero. E venendo a morte, segretamente diede il suo a ciascun de' figliuoli. Li quali, dopo la morte del padre, volendo ciascuno la eredità e l'onore occupare, ciascuno produsse fuori il suo anello. E trovatisi gli anelli sì simili l'uno all'altro che qual di costoro fosse il vero non si sapeva conoscere, si rimase la quistione, qual fosse il vero erede del padre, in pendente, e ancor pende.


E così vi dico, signor mio, delle tre leggi date da Dio padre ai tre popoli: ciascuno dirittamente si crede avere e fare la sua eredità, la sua vera legge e i suoi comandamenti; ma chi se l'abbia, come degli anelli, ancora la questione è in sospeso.


Il Saladino riconobbe che costui aveva ben saputo evitare il laccio che gli aveva teso davanti a' piedi; e per ciò decise di rivelargli la sua necessità e vedere se gli volesse fare il prestito; e così fece, rivelandogli ciò che avesse intenzione di fare, se non gli avesse risposto così accortamente  come aveva fatto.


Il giudeo generosamente concesse al Saladino tutto quanto gli richiese; e il Saladino poi restituì interamente tutto quanto; e oltre a ciò gli donò grandissimi doni e sempre per suo amico l'ebbe e in grande e onorevole stato appresso di sé il mantenne.


Versione originale




 

giovedì 1 aprile 2004

Ser Ciappelletto oggi

 

La umana Commedia VIII


Oggi - bis

(divertissement)


Si racconta che Inco Marcio, grande e ricco mercante amerikano che aveva ottenuto titolo azionari alla corte di Watican Street, dovendo accompagnare Carlo di Polonia in Mondolandia, sapendo che i suoi affari erano molto intricati e disseminatiin molti luoghi, e che non si potevano concludere velocemente, pensò di affidarli a diverse persone: rimase solo indeciso sul chi mandare a riscuotere i suoi crediti in America latina .


Il motivo della sua titubanza era che conosceva i "borgognoni" come uomini litigiosi, di carattere cattivo e sleali, e non gli veniva in mente nessun uomo così cattivo che potesse a loro opporre.

Dopo aver riflettuto a lungo su questo problema, gli venne in mente di far dimettere Celestino V e di risuscitare Bonifacio VIII perché fosse in grado di trovare un nuovo Carlo di Valois che andasse a mettere zizzania tra i fiorentini in modo da metterli gli uni contro gli altri e ridurrela Toscana sotto lo stretto controllo di Roma ladrona.

Mutatis mutandis ecco le cose come effettivamente andarono.

C'era nella patria di D.Chisciotte un notaio antiveggente che, con la macchina del tempo, a due secoli di distanza, era riuscito ad leggereil cap. 18 del Principe di Machiavelli là dove si dice precisamente così: Debbe, adunque, avere uno principe gran cura che non li esca mai di bocca una cosa che non sia piena delle soprascritte cinque qualità, e paia, a vederlo et udirlo, tutto pietà, tutto fede, tutto integrità, tutto relligione. E non è cosa più necessaria a parere di avere che questa ultima qualità.


Questo notaio provava grandissima vergogna quando doveva redigere un documento autentico, infatti, facevadocumenti falsi gratis meglio che chiunque altro a pagamento. Diceva il falso per divertimento, sia quando era necessario per la sua professione, sia quando non lo era, cosa che faceva senza nessuno scrupolo o preoccupazione.

Inoltre si divertiva e s'impegnava molto a far sorgere tra amici e parenti odi, scandali, inimicizie,dirthy triks e più ne scaturivano malvagità più era contento e divertito. Invitato ad assistere ad un omicidio o a qualsiasi altro reato, vi andava di propria volontà senza mai negarlo, e più volte si trovò a ferire e ucciderei con le proprie mani, provandone un gran piacere. Ma perché mi dilungo tanto a descriverlo? Egli era probabilmente solo il peggior uomo che mai fosse nato.

La potenza e la situazione sociale di Messer Inco Marcio a lungo protessero la sua malvagità, così che fu trattato con ogni riguardo sia dai privati cui spesso arrecava oltraggio, sia dai tribunali, di fronte ai quali si fosse venuto a trovare.


Essendosi ricordato del notaio predetto, Messer Inco Marcio pensò che fosse proprio la persona che la riottosità dei borgognoni richiedeva, e perciò dopo averlo fatto chiamare gli chiese di assumersi questo incarico in cambio di una cospicua ricompensa e della protezione della corte reale.

Carlo di Valois, ricevute da Messer Inco Marcio le lettere di raccomandazione firmate dal re e la procura per agire nelle veci del suo protettore, partì per l'America latina trovando alloggio in casa di suoi confratelli i quali svolgevano la professione illecita di usurai, e che gli riservarono ogni cortesia in onore di Messer Inco Marcio, e qui accadde che Carlo di Valois fu colto da infermità. I due fratelli fecero subito accorrere servitori e medici in modo che lo servissero e che facessero di tutto per fargli recuperare la salute. Ma ogni aiuto si dimostrò inutile, e visto che l'uomo era ormai anziano e aveva vissuto in maniera sregolata, i medici sentenziarono che peggiorava ogni giorno di più come colui che sta andando in contro alla morte….

Carlo di Valois allora, deciso a recitare la sua parte fino in fondo, mandò a chiamare il frate confessore dicendo che, nonostante si fosse già confessato in più e più occasioni, voleva confessarsi di tutti i peccati che poteva ricordarsi, dal giorno della sua nascita a quello della confessione; e per questo lo pregò di interrogarlo con precisione come se non si fosse mai confessato, senza avere riguardo e compassione per la sua condizione di infermo.

Il frate, che non si chiamava Adriana Zarri, lo rincuorò assicurandogli che erano peccati di piccola entità dei quali la sua anima non sia sarebbe dovuta preoccupare, in quanto era cose più che normali.

L'uomo di chiesa indagò allora sul suo passato da mercante, chiedendogli se non avesse mai truffato nessuno e Carlo di V. confessò che una volta gli era capitato di incassare più denaro del dovuto senza accorgersene, ma una volta resosene conto aspettò di poterli restituire per un anno, ma non avendo più avuto l'occasione di incontrare questa persona, aveva poi devoluto la somma in eccesso in beneficenza. Il frate vedendo che non c'era altro da fare assolse S. Carlo di V. e lo benedì considerandolo un sant'uomo, avendo creduto in pieno alle sue parole, cosa che avrebbe fatto chiunque sentendo parlare così un uomo in punto di morte.

Saputa della sua morte il santo frate convinse gli altri suoi confratelli accogliere il corpo di quel sant'uomo presso di loro; la mattina seguente si tenne la processione funebre a cui partecipò tutta la città e giunti in chiesa il frate che lo aveva confessato portò la sua vita ad esempio per tutti i credenti.

Questi lo lodò così a lungo e in maniera così convinta che tutti vollero, alla fine della messa, baciarlo e prendere un brandello delle sue vesti, e la notte stessa egli fu seppellito in una grande arca di marmo.


Tutti cominciarono ad adorarlo come ad un santo, cominciando a chiamarlo San Carlo di Boemia, attribuendogli molti meriti e miracoli.

Così visse e morì dunque S. Carlo di Castiglia il quale infine divenne santo.



E anche nel caso non fosse fosse così, la Grazia di Dio è così tanta che non guarda al nostro errore nel servirci di intermediari sbagliati per rivolgerci a lui, ma solo alla purezza della nostra fede, come se rivolgessimo le nostre preghiere ad intermediari legittimi.

Ed è per questo che noi, nel pieno della pestilenza, ci ritroviamo in questa lieta e allegra compagnia, sani e salvi, lodando il suo nome e rivolgendoci a lui per ogni nostro bisogno, sicurissimi che ci ascolterà.


A questo punto Panfilo terminò la sua narrazione.

mercoledì 31 marzo 2004

Appendice a La Umana...

Appendice a La Umana Commedia VII



La preghiera a San Carletto


Padre nostro che sei in Washington, sia santificato il tuo nome, venga la tua impresa, sia


fatta la tua volontà sulla terra così come nella Carlyle


Dacci oggi il nostro terrore quotidiano e perdonaci le nostre pratiche sessuali


Come noi vorremmo perdonare te che hai compiuto tali pratiche contro di noi.


E non guidarci verso il blocco mentale, ma liberaci dai malfattori


Perché tuo è il regno e il potere e la gloria fino a che continuerai a dirlo


O la fine del mondo in un modo o nell’altro arriverà prima.


The Bush's Prayer


Our father

who art in washington

hallowed be thy name

thy corporation come

thy will be done

on earth as it is in carlyle

give us this day our daily dread

and forget us our sex practices

as we would forgive you who make sex practice against us

and lead us not into obfuscation

but deliver us from evildoers

for thine is the kingdom

and the power

and the glory

until you say so

or the end of the world

whichever comes first



Salmo 23 per il nostro tempo



Bush è il mio pastore, io sarò nella miseria.


Egli mi ha condotto nei silenziosi stabilimenti, egli mi ha fatto dormire sulle panchine


pubbliche, egli ha confermato i miei dubbi sul Partito Repubblicano,


egli mi ha guidato sui sentieri della disoccupazione per la salvezza del Partito.


Io temo davvero I malfattori, perché tu ne parli continuamente.


I tuoi tagli alle tasse per i ricchi e il tuo deficit di bilancio mi rattristano profondamente.


Tu mi consacri con un debito che mai finirà e i miei risparmi e beni se ne voleranno via molto


presto. Con certezza povertà e vita dura mi seguiranno e i miei figlioli disoccupati


dovranno abitare nel mio scantinato, per sempre.



Psalm 23 for Our Time


Bush is my shepherd, I shall be in want.

He leadeth me beside the still factories,

He maketh me to lie down on park benches,

He restoreth my doubts about the Republican party.

He guideth me onto the paths of unemployment for the party's sake.

I do fear the evildoers, for thou talkst about them constantly.

Thy tax cuts for the rich and thy deficit spending,

They do discomfort me.

Thou anointeth me with never-ending debt,

And my savings and assets shall soon be gone.

Surely poverty and hard living shall follow me,

And my jobless children shall dwell in my basement forever.




martedì 30 marzo 2004

Cepparello aggiornato a oggi



La umana Commedia VII (divertissement)


La prima novella riportata a



Oggi  Si racconta che Scudo Rosso, grande e ricco mercante americano che aveva ottenuto titolo azionari alla corte di Wall Street, dovendo accompagnare Tony Bliar in Europa, sapendo che i suoi affari erano molto intricati e disseminati in molti luoghi, , e che non si potevano concludere velocemente, pensò di affidarli a diverse persone: rimase solo indeciso sul chi mandare a riscuotere i suoi crediti in Borgogna.


Il motivo della sua titubanza era che conosceva i "borgognoni" come uomini litigiosi, di carattere cattivo e sleali, e non gli veniva in mente nessun uomo così cattivo che potesse a loro opporre.

Dopo aver riflettuto a lungo su questo problema, gli venne in mente un certo Carletto from Texas

che spesso gli aveva chiesto riparo nella sua casa di Georgia e chei francesi chiamavano erroneamente Nice Guy .


Questi era un notaio, che provava grandissima vergogna quando doveva redigere un documento autentico, infatti, faceva documenti falsi gratis meglio che chiunque altro a pagamento. Seguendo le orme della "famiglia", diceva il falso per divertimento, sia quando era necessario per la sua professione, sia quando non lo era, e siccome allora in Pensylvania si prestava gran fede ai giuramenti, aveva vinto molti processi giurando il falso, cosa che faceva senza nessuno scrupolo o preoccupazione.

Inoltre si divertiva e s'impegnava molto a far sorgere tra amici e parenti odi, scandali, inimicizie,sporchi giochi (dirthy triks) e più ne scaturivano malvagità più era contento e divertito.



Invitato ad assistere ad un omicidio o a qualsiasi altro reato, vi andava di propria volontà senza mai negarlo, e più volte si trovò a ferire e uccidere uomini con le proprie mani, provandone un gran piacere.

Ma perché mi dilungo tanto a descriverlo? Egli era probabilmente solo il peggior uomo che mai fosse nato.

La potenza e la situazione sociale di Messer Scudo Rosso a lungo protessero la sua malvagità, così che fu trattato con ogni riguardo sia dai privati cui spesso arrecava oltraggio, sia dai tribunali, ai quali ne faceva continuamente.

Essendosi ricordato di Ser Carletto, Messer Scudo Rosso pensò che fosse proprio la persona che la malvagità dei borgognoni richiedeva, e perciò dopo averlo fatto chiamare gli chiese di assumersi questo incarico in cambio di una cospicua ricompensa e della protezione della corte reale.

Ser Carletto, ricevute da Messer Scudo Rosso le lettere di raccomandazione firmate dal re Pentagon e la procura del Congresso per agire nelle veci del suo protettore, partì per la Borgogna, trovando alloggio in casa di due fratelli i quali svolgevano la professione illecita di usurai, e che gli riservarono ogni cortesia in onore di Messer Scudo Rosso, e qui accadde che Ser Carletto fu colto da infermità. I due fratelli fecero subito accorrere servitori e medici in modo che li servissero e che facessero di tutto per fargli recuperare la salute. Ma ogni aiuto si dimostrò inutile, e visto che l'uomo era ormai anziano e aveva vissuto in maniera sregolata, i medici sentenziarono che peggiorava ogni giorno di più come colui che sta andando incontro alla morte….I due fratelli, nonostante non avessero molta fiducia nell'infermo, andarono in un convento a chiamare uno dei frati più conosciuti e rispettati della regione, il quale una volta giunto al capezzale del moribondo, dopo averlo confortato, gli chiese quando fosse stata l'ultima volta che si era confessato.


Ser Carletto allora, deciso a recitare la sua parte fino in fondo, confidò al frate che nonostante si fosse già confessato in più e più occasioni, ogni volta voleva confessarsi di tutti i peccati che poteva ricordarsi, dal giorno della sua nascita a quello della confessione; e per questo lo pregò di interrogarlo con precisione come se non si fosse mai confessato, senza avere riguardo e compassione per la sua condizione di infermo.



Il frate allora lo rincuorò assicurandogli che erano peccati di piccola entità dei quali la sua anima non sia sarebbe dovuta preoccupare, in quanto era cose più che normali; sempre più conquistato dalla devozione di Ser Carletto, l'uomo gli chiese se mai avesse peccato in avarizia, desiderando più di quello che si conviene o tenendo ciò che non avrebbe dovuto tenere.

Ser Carletto subito cercò di far capire al frate che il fatto che si trovasse in casa di due usurai non doveva trarlo in inganno, perché lui era lì per ammonirli, punirli e fargli abbandonare quel lavoro che li faceva arricchire in maniera ignobile.


L'uomo di chiesa indagò allora sul suo passato da mercante, chiedendogli se non avesse mai truffato nessuno e Ser Ciappelletto confessò che una volta gli era capitato di incassare più denaro del dovuto senza accorgersene, ma una volta resosene conto aspettò di poterli restituire per un anno, ma non avendo più avuto l'occasione di incontrare questa persona, aveva poi devoluto la somma in eccesso in beneficenza.

Il frate vedendo che non c'era altro da fare assolse Ser Carletto e lo benedì considerandolo un sant'uomo, avendo creduto in pieno alle sue parole, cosa che avrebbe fatto chiunque sentendo parlare così un uomo in punto di morte.

Il frate infine gli augurò che con l'aiuto di dio potesse guarire, e gli disse che se anche Egli avesse deciso di prenderlo a Sé, sarebbero stati più che contenti di seppellirlo nel loro monastero.Ser Carletto prese la comunione, e peggiorando le sue condizioni, ebbe l'ultima unzione, e il giorno stesso morì e i due fratelli subito prepararono tutti i particolari della sepoltura, pagando con i soldi del defunto.

Saputa della sua morte il santo frate convinse gli altri suoi confratelli che fosse loro dovere accogliere il corpo di quel sant'uomo presso di loro; la mattina seguente si tenne la processione funebre a cui partecipò tutta la città e giunti in chiesa il frate che lo aveva confessato portò la sua vita ad esempio per tutti i credenti.

Questi lo lodò così a lungo e in maniera così convinta che tutti vollero, alla fine della messa, baciarlo e prendere un brandello delle sue vesti, e la notte stessa egli fu seppellito in una grande arca di marmo.



Tutti cominciarono ad adorarlo come ad un santo, cominciando a chiamarlo San Carletto from Texas, attribuendogli molti meriti e miracoli.


Così visse e morì dunque ser Carletto from Texas il quale infine divenne santo.


E anche nel caso fosse così, la Grazia di Dio è così tanta che non guarda al nostro errore nel servirci di intermediari sbagliati per rivolgerci a lui, ma solo alla purezza della nostra fede, come se rivolgessimo le nostre preghiere ad intermediari legittimi.

Ed è per questo che noi,occidentenel pieno della pestilenza, ci ritroviamo in questa lieta e allegra compagnia, sani e salvi, lodando il suo nome e rivolgendoci a lui per ogni nostro bisogno, sicurissimi che ci ascolterà.


A questo punto Panfilo terminò la sua narrazione.




domenica 14 marzo 2004

La Umana Commedia VI...

La Umana Commedia VI


La mancanza di rispetto non è nel giocare o nel fare sport. E' in tutto ciò che sta attorno, di corrotto e falso, è nella incapacità di mettere le cose nella giusta prospettiva e di ricordare che la scala dei valori non è la classifica della seria A. Ma di fronte a chi vuole imporci il lutto, anche il gioco è resistenza. Giocare, giocare, giocare.

Vittorio Zucconi su Repubblica


...

Pampinea, fatta reina, comandò che ogni uom tacesse... e disse:


- Acciò che io prima essemplo dea a tutte voi, per lo quale, di bene in meglio procedendo, la nostra compagnia con ordine e con piacere e senza alcuna vergogna viva e duri quanto a grado ne fia, io primieramente costituisco Parmeno, famigliar di Dioneo, mio siniscalco, e a lui la cura e la sollecitudine di tutta la nostra famiglia commetto e ciò che al servigio della sala appartiene. Sirisco, famigliar di Panfilo, voglio che di noi sia spenditore e tesoriere e di Parmeno seguiti i comandamenti. Tindaro al servigio di Filostrato e degli altri due attenda nelle camere loro, qualora gli altri, intorno a' loro ufici impediti, attendere non vi potessero. Misia mia fante, e Licisca, di Filomena, nella cucina saranno continue e quelle vivande diligentemente apparecchieranno che per Parmeno loro saranno imposte. Chimera, di Lauretta, e Stratilia, di Fiammetta, al governo delle camere delle donne intente vogliamo che stieno e alla nettezza de' luoghi dove staremo; e ciascuno generalmente, per quanto egli avrà cara la nostra grazia, vogliamo e comandiamo che si guardi, dove che egli vada, onde che egli torni, che egli oda o vegga, niuna novella, altro che lieta, ci rechi di fuori.


E questi ordini sommariamente dati, li quali da tutti commendati furono, lieta drizzata in piè disse:


- Qui sono giardini, qui sono pratelli, qui altri luoghi dilettevoli assai, per li quali ciascuno a suo piacer sollazzando si vada, e come terza suona, ciascun qui sia, acciò che per lo fresco si mangi.


Licenziata adunque dalla nuova reina la lieta brigata, li giovani insieme colle belle donne, ragionando dilettevoli cose, con lento passo si misono per uno giardino, belle ghirlande di varie frondi faccendosi e amorosamente cantando.


E poi che in quello tanto fur dimorati quanto di spazio dalla reina avuto aveano, a casa tornati, trovarono Parmeno studiosamente aver dato principio al suo uficio, per ciò che, entrati in sala terrena, quivi le tavole messe videro con tovaglie bianchissime e con bicchieri che d'ariento parevano, e ogni cosa di fiori di ginestra coperta; per che, data l'acqua alle mani, come piacque alla reina, secondo il giudicio di Parmeno tutti andarono a sedere.


Le vivande dilicatamente fatte vennero e finissimi vini fur presti; e senza più chetamente li tre famigliari servirono le tavole. Dalle quali cose, per ciò che belle e ordinate erano rallegrato ciascuno, con piacevoli motti e con festa mangiarono. E levate le tavole (con ciò fosse cosa che tutte le donne carolar sapessero e similmente i giovani e parte di loro ottima mente e sonare e cantare), comandò la reina che gli strumenti venissero; e per comandamento di lei Dioneo preso un liuto e la Fiammetta una viuola, cominciarono soavemente una danza a sonare. Per che la reina coll'altre donne, insieme co' due giovani presa una carola, con lento passo, mandati i famigliari a mangiare, a carolar cominciarono; e quella finita, canzoni vaghette e liete cominciarono a cantare.


E in questa maniera stettero tanto che tempo parve alla reina d'andare a dormire: per che, data a tutti la licenzia, li tre giovani alle lor camere, da quelle delle donne separate, se n'andarono, le quali co' letti ben fatti e così di fiori piene come la sala trovarono, e simigliantemente le donne le loro; per che, spogliatesi, s'andarono a riposare.


Non era di molto spazio sonata nona, che la reina, levatasi, tutte l'altre fece levare, e similmente i giovani, affermando esser nocivo il troppo dormire di giorno; e così se n'andarono in uno pratello, nel quale l'erba era verde e grande né vi poteva d'alcuna parte il sole; e quivi sentendo un soave venticello venire, sì come volle la lor reina, tutti sopra la verde erba si puosero in cerchio a sedere, a' quali ella disse così:


- Come voi vedete, il sole è alto e il caldo è grande, né altro s'ode che le cicale su per gli ulivi; per che l'andare al presente in alcun luogo sarebbe senza dubbio sciocchezza. Qui è bello e fresco stare, e hacci, come voi vedete, e tavolieri e scacchieri, e puote ciascuno, secondo che all'animo gli è più di piacere, diletto pigliare. Ma se in questo il mio parer si seguisse, non giucando, nel quale l'animo dell'una delle parti convien che si turbi senza troppo piacere dell'altra o di chi sta a vedere, ma novellando questa calda parte del giorno trapasseremo. ... Le donne parimente e gli uomini tutti lodarono il novellare.


- Adunque, disse la reina, se questo vi piace, per questa prima giornata voglio che libero sia a ciascuno di quella materia ragionare che più gli sarà a grado.


E rivolta a Panfilo, il quale alla sua destra sedea, piacevolmente gli disse che con una delle sue novelle all'altre desse principio. Laonde Panfilo, udito il comandamento, prestamente, essendo da tutti ascoltato, cominciò così.


Per il testo completo qui


("SER CIAPPELLETTO" Giornata I, Novella I, Panfilo)


"Si racconta che Musciatto Franzesi, grande e ricco mercante toscano che aveva ottenuto titoli nobiliari alla corte di Francia, dovendo accompagnare Carlo "Senzaterra" in Italia, e sapendo che i suoi affari erano molto intricati e disseminati in molti luoghi, e che non si potevano concludere velocemente, pensò di affidarli a diverse persone: rimase solo indeciso sul chi mandare a riscuotere i suoi crediti in Borgogna.

Il motivo della sua titubanza era che conosceva i "borgognoni" come uomini litigiosi, di carattere cattivo e sleali, e non gli veniva in mente nessun uomo così cattivo che potesse a loro opporre.

Dopo aver riflettuto a lungo su questo problema, gli venne in mente un certo Ser Cepparello da Prato che spesso gli aveva chiesto riparo nella sua casa di Parigi, e che i francesi chiamavano erroneamente Ser Ciappelletto.

Questi era un notaio che provava grandissima vergogna quando doveva redigere un documento autentico, infatti, faceva documenti falsi gratis meglio che chiunque altro a pagamento. Diceva il falso per divertimento, sia quando era necessario per la sua professione, sia quando non lo era, e siccome allora in Francia si prestava gran fede ai giuramenti, aveva vinto molti processi giurando il falso, cosa che faceva senza nessuno scrupolo o preoccupazione.

Inoltre si divertiva e s'impegnava molto a far sorgere tra amici e parenti odi, scandali, inimicizie, e più ne scaturivano malvagità più era contento e divertito.

Invitato ad assistere ad un omicidio o a qualsiasi altro reato, vi andava di propria volontà senza mai negarlo, e più volte si trovò a ferire e uccidere uomini con le proprie mani, provandone un gran piacere.

Bestemmiava inoltre per ogni piccola cosa, poiché era la persona più irascibile che potesse esistere; non andava mai in chiesa, insultava i sacramenti con orrende parole e, al contrario, visitava volentieri e frequentemente le taverne e tutti gli altri luoghi disonesti.

Desiderava le donne come i cani le bastonate, mentre più che ogni altra persona provava piacere nell'andare con altri uomini.

Avrebbe rubato con astuzia e violenza, mettendosi gli stessi scrupoli che si mette un sant uomo per fare l'elemosina. Così goloso e amante del vino che spesso i suoi vizi gli procuravano orrendi malesseri, accanito giocatore e abile baro ai dadi.

Ma perché mi dilungo tanto a descriverlo? Egli era probabilmente solo il peggior uomo che mai fosse nato.

...


Essendosi ricordato di Ser Cepparello, Messer Musciatto pensò che fosse proprio la persona che la malvagità dei borgognoni richiedeva, e perciò dopo averlo fatto chiamare gli chiese di assumersi questo incarico in cambio di una cospicua ricompensa e della protezione della corte reale.


Ricevute da Messer Musciatto le lettere di raccomandazione firmate dal re e la procura per agire nelle veci del suo protettore, partì per la Borgogna dove ...

maniera trovò alloggio in casa di due fratelli fiorentini i quali svolgevano la professione illecita di usurai, e che gli riservarono ogni cortesia in onore di Messer Musciatto, e qui accadde che Ser Ciappelletto fu colto da infermità.


...Un giorno passando vicino alla camera dell'infermo, i due fratelli cominciarono a discutere su come liberarsi di colui che era diventato per loro un grosso problema: liberarsene dopo averlo accolto e fatto medicare in maniera così sollecita, sarebbe stato un segno di poco senno che la gente non avrebbe accolto bene. D'altra parte però, loro sapevano benissimo che genere di uomo era stato fino ad allora Ser Ciappelletto, e perciò sapevano anche che non avrebbe mai accettato di confessarsi, e perciò nessuna chiesa avrebbe mai accolto il suo corpo e probabilmente sarebbe stato gettato in una fossa come un cane. E se anche avesse deciso di confessarsi, i suoi peccati dovevano essere così tanti che avrebbe fatto la stessa fine.


E se mai egli avesse subito questa fine, la gente di questa città, che sempre parlava male del loro lavoro che considerava il peggiore di questo mondo, avrebbe causato dei tumulti per derubarli e forse per ucciderli; in ogni caso avrebbero avuto comunque da rimetterci.

Ser Ciappelleto, che giaceva lì vicino e avendo l'udito fine aveva udito questi discorsi, fece chiamare i due fratelli e li rassicurò, assicurando loro che non avrebbero dovuto temere di nulla a causa sua, infatti, egli aveva ormai commesso così tanti peccati, che uno più o uno meno non avrebbe ormai fatto differenza, perciò li istruì affinché quando egli si trovasse in punto di morte gli chiamassero il più valente frate della regione, garantendogli che avrebbe pensato lui ad aggiustare gli interessi suoi e loro.

I due fratelli, nonostante non avessero molta fiducia nell'infermo, andarono in un convento a chiamare uno dei frati più conosciuti e rispettati della regione, il quale una volta giunto al capezzale del moribondo, dopo averlo confortato, gli chiese quando fosse stata l'ultima volta che si era confessato.

Ser Ciappelletto, il quale non si era mai confessato, a questa attesa domanda rispose che era solito confessarsi una volta la settimana, se non più spesso, ma che purtroppo, da quando l'infermità l'aveva colpito, non aveva più potuto confessarsi, e purtroppo erano già passati otto giorni.

.................

Il frate gli fece tante altre piccole domande, ma mentre sempre più convinto della sua rettitudine morale si stava avviando a dargli l'assoluzione, Ser Ciappelletto gli confidò di non aver ancora rivelato alcuni suoi peccati, cioè di non aver rispettato in un'occasione il riposo domenicale, e poi di aver sputato per sbaglio in chiesa, e una serie di piccolezze che il frate definì inezie delle quali non doveva preoccuparsi, ma sentite queste parole, il malato cominciò a piangere dicendo di avere un ultimo peccato che non aveva mai avuto il coraggio di confessare, essendo certo che Dio non l'avrebbe mai perdonato.

Sollecitato dal frate al quale aveva chiesto di pregare per lui, e sempre piangendo, Ser Ciappelletto confessò di aver una volta da bambino offeso la propria madre; il religioso allora lo rassicurò una volta per tutte dicendogli che se lui se ne era pentito sicuramente Dio l'avrebbe perdonato.

...

Ser Ciappelletto prese la comunione, e peggiorando le sue condizioni, ebbe l'ultima unzione, e il giorno stesso morì e i due fratelli subito prepararono tutti i particolari della sepoltura, pagando con i soldi del defunto.

Saputa della sua morte il santo frate convinse gli altri suoi confratelli che fosse loro dovere accogliere il corpo di quel sant'uomo presso di loro; la mattina seguente si tenne la processione funebre a cui partecipò tutta la città e giunti in chiesa il frate che lo aveva confessato portò la sua vita ad esempio per tutti i credenti.

Questi lo lodò così a lungo e in maniera così convinta che tutti vollero, alla fine della messa, baciarlo e prendere un brandello delle sue vesti, e la notte stessa egli fu seppellito in una grande arca di marmo.

Tutti cominciarono ad adorarlo come ad un santo, cominciando a chiamarlo San Ciappelletto, attribuendogli molti meriti e miracoli.


Così visse e morì dunque ser Cepparello da Prato il quale infine divenne santo.


Per la lettura completa apri qui. ( Da leggere tutta la parte della confessione, dove il gioco della finzione giunge al parossismo, nel momento che Ciappelletto comincia a "piangere forte", provocando una inversione delle parti, tale che il santo frate confessore non si sente all'altezza del penitente, quasi si inginocchia davanti a lui e lo proclama santo).


Per la versione originale qui.