domenica 18 gennaio 2015
Gli anarcoidi di Charlie Hebdo e i credenti dell'AIPAC
martedì 21 dicembre 2010
A perpetua memoria II
Kulturkampf
La devastazione ambientale della Campania operata dalla 'ndrangheta rende bene, a mio modesto avviso, la devastazione culturale operata dalla 'ndrangheta vaticana sul corpo vivo dell'Italia costituzionale: la campania felix dei Romani, la più bella Costituzione del mondo ridotte ad una immensa cloaca di veleni prodotti da una discarica abusiva e fuori controllo. Una specie di Cernobil.
Quelli che seguono sono gli antenati, neppure tanto lontani, della classe di governo che si ostina a non voler lasciarci morire in pace. Perché la grida governativa sugli stati vegetativi è destinata a bollare per un certo periodo storico a venire il periodo berlusconiano che ha fatto vivere la patria dell'Umanesimo e del Rinascimento sotto la cappa del sopradetto inquinamento culturale Vaticano. Il mio vuole essere un discorso in positivo, perché dimostra che la lotta e resistenza paga; Oggi i sanfedisti possono gridare con la voce chioccia "Englaro assassino e untore", ma non altro. E noi li possiamo mettere alla gogna, tutti i sostenitori di questi ultimi governi. Questa è una destra che si sta decomponendo a vista d'occhio come il ritratto di Dorian Gray. Il bello è che il Vaticano vuole proprio questo tipo di destra e, in questo momento, sta forzando il movimento che gira intorno a Pierferdinando Casini per aggiungersi ai compattatori d'immondizia non trattata che portano il loro carico nella grande discarica d'Italia. Una storia infame, come la colonna che segue:
Hic . vbi . hæc . area . patens . est
svrgebat . olim . tonstrina
io . iacobi . moræ
qvi . facta . cvm . gvglielmo. platea pvbl . sanit . commissario
et . cvm . aliis . conspiratione
dvm . pestis . atrox . sæviret
lethiferis . vngventis . hvc . et . illvc . aspersis
plvres . ad . diram . mortem . compvlit
Hos . igitvr . ambos . hostes . patriæ . ivdicatos
excelso . in . plavstro
candenti . privs . vellicatos . forcipe
et . dextera . mvlctatos . manv
rota . infringi
rotæqve . intextos . post . horas . sex . ivgvlari
combvri . deinde
ac . ne . qvid . tam . scelestorvm . hominvm reliqvi . sit
pvblicatis . bonis
cineres . in . flvmen . pro iici
senatvs . ivssit
cv ivs . rei . memoria . æterna . vt . sit
hanc . domvm . sceleris . officinam
solo . æqvari
ac . nvnqvam . in postervm . refici
et . erigi . colvmnam
qvæ . vocetvr . infamis
edem ordo mandavit
Procvl . hinc . procvl . ergo
boni . cives
ne . vos . inpoelix . infame . solvm
commacvlet
mdcxxx . kal . avgvsti
È il 21 giugno del 1630, una giornata di pioggia a Milano, dove, nei pressi della contrada della Vetra, Caterina Rosa e Ottavia Boni, due comari affacciate alla finestra già di primo mattino, notano un uomo coperto da un mantello nero con il cappello calato sul viso, camminare rasente una casa strofinando la mano destra contro il muro. Allontanatosi, le due donne si precipitano in strada per controllare i segni che, secondo loro, l’uomo ha lasciato sul muro e vedono, o credono di vedere, delle macchie di colore giallo. È allarme. La parte unta viene subito bruciata e coperta di calce. Il Capitano di giustizia, chiamato sul luogo per esaminarlo, conferma i timori della gente, scorgendo dei segni di unto, nonostante il muro fosse stato prontamente bruciato prima e imbiancato poi.
All’untore vengono presto dati un volto e un nome: si tratta di Guglielmo Piazza, commissario della sanità, che viene subito arrestato con l’accusa di aver sparso dell’unguento pestifero. Interrogato, l’uomo nega di essere coinvolto nell’accaduto, ma, dopo essere stato sottoposto alla tortura della corda (appeso, cioè, ad una fune con le mani legate dietro la schiena e lasciato, poi, cadere di colpo), rasato, purgato e cambiato di abiti, per il timore che potesse nascondere un amuleto in grado di proteggerlo dal dolore delle pene inflittegli, non solo confessa, ma fa anche, o meglio inventa, su promessa di impunità, il nome di un complice.
Lo sfortunato altri non è che il suo barbiere, tal Giangiacomo Mora, a cui proprio pochi giorni prima dell’accaduto, aveva chiesto di mettergli da parte un vasetto di olio curativo contro la peste. Dopo un’attenta perquisizione della sua bottega, che la presenza di alambicchi e fornelli induce gli esaminatori a considerare una vera e propria fabbrica di veleni, il barbiere viene arrestato e interrogato e, dichiaratosi estraneo ai fatti, viene torturato.
Ciò che lo attende è la legatura della canapa, ovvero una matassa con la quale si avvolge una mano e che viene girata fino a slogare il polso, tanto che questi finisce per ripiegarsi sul braccio stesso. Confessa, ma poi, cessato lo strazio, ritratta; sottoposto di nuovo al supplizio, tra grida di dolore e spasimi, ammette ciò che gli esaminatori sostenevano avesse fatto. Questa scena si ripete per giorni, finché il Piazza non fa il nome di una terza persona: Don Giovanni Gaetano Padilla, nobile spagnolo denunciato come l’ideatore del crimine. Al Mora viene chiesto di confermare la responsabilità di quest’ultimo personaggio nei fatti accaduti ed egli acconsente, ormai stremato dai tormenti della tortura (il Padilla fu poi assolto in virtù del suo rango).
Una sentenza del 27 luglio condanna a morte sia il Piazza che il Mora, nonostante le dubbie confessioni dei due, le continue e ripetute smentite del barbiere e l’assenza di una benché minima prova. Entrambi furono caricati su di un carro che li portò, prima, nel luogo che il Piazza aveva infettato, poi, davanti alla bottega del Mora, dove fu tagliata loro la mano destra e rotta l’ossatura; in seguito furono posti sulla ruota, i loro cadaveri bruciati e le ceneri gettate nel fiume. La casa del Mora fu demolita e al suo posto eretta una colonna, detta infame, e una lapide che recava la descrizione dei fatti accaduti, a memoria della giustizia compiuta nei confronti dei due principali imputati dell’epidemia di peste che si diffuse quell’anno a Milano.
La fonte
mercoledì 18 novembre 2009
Eutanasia o della buona morte
Robert Enke
OLANDA - Come togliersi la vita: un sito informa
Notizia
16 novembre 2009 10:23
Se in Germania c'è grande commozione per il portiere della nazionale di calcio, Robert Enke, che, depresso, pochi giorni fa si è buttato sotto un treno, l'olandese NVVE ("associazione per la fine volontaria della vita") ha messo su Internet un sito di istruzioni al suicidio. Vi può accedere chiunque abbia compiuto sedici anni, e che sia membro dell'associazione NVVE in regola con la quota annuale di 17,50 euro. La pagina internet è una guida al suicidio con farmaci. "Sappiamo che molte persone cercano questo tipo d'informazione. E vogliamo impedire che si uccidano nei modi più brutali -gettandosi sotto il treno o impiccandosi", spiega la direttrice Petra de Jong, la quale non crede che la sua associazione possa essere perseguita per quest'iniziativa, sebbene in Olanda l'aiuto al suicidio sia vietato. "Noi non diamo istruzioni, non agiamo in proprio, forniamo solo informazioni". I farmaci proposti sono indolori, hanno obbligo di ricetta e portano alla morte entro due-dodici ore. In precedenza, lo psichiatra olandese Boudewijn Chabot aveva pubblicato un libro sul suicidio tramite il digiuno. Secondo NVVE, in Olanda ci sono migliaia di persone intenzionate a morire, soprattutto tra i 60 e i 70 anni; molti sono malati gravi, diversi in procinto di diventare dementi e che vorrebbero non dover pesare sulla propria famiglia.
(email di M.Laura Cattinari, vicepresidente di Libera Uscita - a cui sono iscritto).
L'ho chiesta per me nel testamento biologico depositato presso il notaio Ardigò, piazza Strozzi, Firenze. Naturalmente non l'otterrò. Tranquilli, tutto bene. Dedico questo post a A.M. mio compaesano, cacciatore, un colpo di carabina, pallettone - credo da cinghiale o capriolo -, testa avvolta in un sacchetto di naylon per non sporcare di sangue la terrazza, biglietto semplice di saluto...Questo quanto ho potuto sapere. Poco di più, perché non si parla di questa cosa. L'altro conoscente, sempre in Casentino, "si è impiccato", non so altro, vorrei sapere come ma non si chiede più di tanto. Penso sempre al Dott.Conciani, qui a Firenze, che dopo aver dato ricette atte al suicidio volontario, espulso dall'Ordine, sigillato l'ambulatorio, si è impiccato tre volte, prima di riuscire a sottrarsi alla pietà dei congiunti..Un eroe civile. Penso a questa maggioranza parlamentare tutta borsa e niente cuore né cervello. Riusciremo a suicidarla? Ci terrei ad arrivare secondo. E morire, se del caso, come un cane a cui si vuol bene.
PS. Caro Robert,
Ci mancherai perché eri un portiere straordinario, ma soprattutto perché eri una persona eccezionale. Noi siamo una squadra e tu ne farai sempre parte. ...Perché non abbiamo potuto aiutarti? Perché non hai potuto, non hai voluto parlarci dei tuoi problemi? Forse in uno sport e in una società così competitivi, non c'è spazio per parlare di paure e malattie?
(dalla lettera d'addio dei calciatori della nazionale tedesca).
sabato 14 novembre 2009
Per chiare parole e con preciso latin
già s'inviscava pria che fosse anciso
l'Agnel di Dio che le peccata tolle,
latin rispuose quello amor paterno,
chiuso e parvente del suo proprio riso: Par. XVII, 31-36
S.B. sarà chiamato davanti ai giudici.
Forza Italiani!
sabato 20 settembre 2008
Fratelli d'Italia
Heimat
Sant'Angelo di Brolo è un comunello di quattromila abitanti nell'interno della provincia di Messina e il miglior modo di arrivarci è, o almeno era una volta, la motocicletta; e precisamente la Bianchi 125 su cui mio padre, molti anni fa, andava a raggiungere la scuola di montagna dove insegnava, con me bambino accovacciato sul serbatoio e alberi e fiori che sfilavano allegri ai margini della trazzera. Il paese, che allora era molto povero, era composto quasi esclusivamente di bambini e donne, la maggior parte degli uomini essendo a quell'epoca emigrati in Belgio, in Germania o al nord; mandavano, ogni mese, quasi tutta la paga nelle "librette" delle famiglie rimaste a casa e per questo inghiottivano molti duri bocconi dai tedeschi, dai belgi, dai "non si affitta a meridionali".
E' uno dei posti del mondo a cui voglio bene. L'ho rivisto per caso l'altro giorno, alla tivvù. Niente di straordinario, per fortuna: era solo il tiggì regionale e non era una notizia d'importanza. Pare che le autorità abbiano deciso di mettere da quelle parti un campo provvisorio per emigranti (algerini, tunisini, neri, gente sopravvissuta a stento al mare estivo e ai suoi annegamenti). E, siccome anche Sant'Angelo di Brolo ormai avrà pure lui i suoi bravi fascisti, qualcuno ha organizzato una piccola manifestazione contro gli emigranti. "Non li vogliamo qui!", "Fuori da casa nostra!", "Via gli stranieri!".
I cartelli e le grida (queste ultime non troppo forti, da razzisti alle prime armi) erano quelli regolamentari, e così pure le interviste che i giornalisti del Ministero andavano prendendo in giro. La gente, davanti al microfono, parlava con timidezza, un po' per la non-abitudine, un po' per la vecchia buona educazione montanara; ma insomma, sia pure senza gridare, diceva quel si voleva che dicesse. Solo qualcuno, fra i giovani, cercava di fare la faccia feroce, ma senza riuscirci poi tanto. Il tiggì andava, e io rivedevo la moto di mio padre, e i santangiolesi di allora, e quella povera scuola degli anni Cinquanta.
Dal blog diRiccardo Orioles
venerdì 19 settembre 2008
La vita è un movimento ineguale, irregolare e multiforme
Michel de Montaigne
Da qui, da quest´antico e ineliminabile conflitto, nascono le difficoltà che oggi registriamo, più intense di quelle del passato perché l´innovazione scientifica e tecnologica fa progressivamente venir meno le barriere che le leggi naturali ponevano alla libertà di scelta sul modo di nascere e di morire. Proprio la natura, con le sue leggi che apparivano sottratte alla volontà umana, allontanava dal diritto l´obbligo di misurarsi con quel conflitto. I grandi codici, pur aprendosi tutti con una parte dedicata alle "persone", ne ignoravano del tutto la fisicità, facendo minimi accenni al nascere e al morire. Di questi punti estremi del ciclo vitale si limitavano a registrare la naturalità. Era la natura che governava, e il diritto poteva silenziosamente stare a guardare.
...
Il governo della vita è così posto anzitutto nelle mani della persona, e ciò esige un diverso modo d´intendere la regola giuridica, che si fa flessibile, discreta, capace di seguire la vita nelle varie sue sfaccettature, singolarità, irregolarità, mutevolezze.
Torniamo al caso di Eluana Englaro, drammaticamente ancora aperto. Il punto di svolta è stato rappresentato dalla sentenza della Corte di Cassazione dell´ottobre 2007 che, dopo aver ricostruito i principi di riferimento con un rigore raro anche in analoghe sentenze di altri paesi, li ha poi riferiti al caso concreto, affidando alla Corte d´appello di Milano il compito di attuarli. Sono poi venuti le ripulse e le resistenze, l´illegittimo rifiuto della Regione Lombardia di dare attuazione alla decisione dei giudici nelle proprie strutture ospedaliere, addirittura il conflitto di attribuzione sollevato davanti alla Corte costituzionale dal Parlamento, che afferma d´essere stato espropriato dai giudici del suo esclusivo potere legislativo.
Una guerriglia istituzionale è in corso, che nega l´umana pietà, ma che mette pure in evidenza un impasto tra arretratezza culturale e piccola furbizia politica.
18 settembre 2008
Se la legge regola la vita e la morte
Stefano Rodotà - La Repubblica
venerdì 12 settembre 2008
Fa impressione
Fa impressione
vedere Bush e Rumsfeld a Ground Zero, a consolare i parenti dei morti ammazzati. Hitler che manda i fiori alla vedova di Rommel.
Fa impressione vedere Napolitano presiedere l'assemblea delle alte cariche dello Stato e chiedere: maggiore unione con gli Stati U. nella lotta al terrorismo, ma nel rispetto dei diritti umani, e senza tortura. "BrigUSate Rosse, come Aldo Moro no!, anche se Kissinger e l'Ambasciatore danno il via. Vi raddopppieremo Vicenza".
PS. Fa impressione star qui a scrivere sull'aria intorno alle 11 di sera e ritrovarsi due commenti al post ancora quasi non postato. C'era bisogno di scomodare Renzo Piano per mettere una urna-piramide di marmo intorno a un corpo imbalsamato e riverniciato in faccia, per sollecitare la mente umana a prodursi miracoli con certificazione vaticana?
Anche la Madonna di Lourdes ha ceduto in questi giorni alle insistenze dei pii visionari, ma penso gli sia scappato per innata bontà. Sempre meno convinta.
Buona notte anche a te, regina pacis, regina senza regno.
venerdì 16 maggio 2008
La paura
Promessi Sposi
CAPITOLO XXXII
L'altro caso (e seguì il giorno dopo) fu ugualmente strano, ma non ugualmente funesto. Tre giovani compagni francesi, un letterato, un pittore, un meccanico, venuti per veder l'Italia, per istudiarvi le antichità, e per cercarvi occasion di guadagno, s'erano accostati a non so qual parte esterna del duomo, e stavan lì guardando attentamente. Uno che passava, li vede e si ferma; gli accenna a un altro, ad altri che arrivano: si formò un crocchio, a guardare, a tener d'occhio coloro, che il vestiario, la capigliatura, le bisacce, accusavano di stranieri e, quel ch'era peggio, di francesi. Come per accertarsi ch'era marmo, stesero essi la mano a toccare. Bastò. Furono circondati, afferrati, malmenati, spinti, a furia di percosse, alle carceri. Per buona sorte, il palazzo di giustizia è poco lontano dal duomo; e, per una sorte ancor più felice, furon trovati innocenti, e rilasciati.
Né tali cose accadevan soltanto in città: la frenesia s'era propagata come il contagio. Il viandante che fosse incontrato da de' contadini, fuor della strada maestra, o che in quella si dondolasse a guardar in qua e in là, o si buttasse giù per riposarsi; lo sconosciuto a cui si trovasse qualcosa di strano, di sospetto nel volto, nel vestito, erano untori: al primo avviso di chi si fosse, al grido d'un ragazzo, si sonava a martello, s'accorreva; gl'infelici eran tempestati di pietre, o, presi, venivan menati, a furia di popolo, in prigione. Così il Ripamonti medesimo. E la prigione, fino a un certo tempo, era un porto di salvamento.
...Tre giorni furono spesi in preparativi: l'undici di giugno, ch'era il giorno stabilito, la processione uscì, sull'alba, dal duomo. Andava dinanzi una lunga schiera di popolo, donne la più parte, coperte il volto d'ampi zendali, molte scalze, e vestite di sacco. Venivan poi l'arti, precedute da' loro gonfaloni, le confraternite, in abiti vari di forme e di colori; poi le fraterie, poi il clero secolare, ognuno con l'insegne del grado, e con una candela o un torcetto in mano. Nel mezzo, tra il chiarore di più fitti lumi, tra un rumor più alto di canti, sotto un ricco baldacchino, s'avanzava la cassa, portata da quattro canonici, parati in gran pompa, che si cambiavano ogni tanto. Dai cristalli traspariva il venerato cadavere, vestito di splendidi abiti pontificali, e mitrato il teschio; e nelle forme mutilate e scomposte, si poteva ancora distinguere qualche vestigio dell'antico sembiante, quale lo rappresentano l'immagini, quale alcuni si ricordavan d'averlo visto e onorato in vita. Dietro la spoglia del morto pastore (dice il Ripamonti, da cui principalmente prendiamo questa descrizione), e vicino a lui, come di meriti e di sangue e di dignità, così ora anche di persona, veniva l'arcivescovo Federigo. Seguiva l'altra parte del clero; poi i magistrati, con gli abiti di maggior cerimonia; poi i nobili, quali vestiti sfarzosamente, come a dimostrazione solenne di culto, quali, in segno di penitenza, abbrunati, o scalzi e incappati, con la buffa sul viso; tutti con torcetti. Finalmente una coda d'altro popolo misto.
...La processione passò per tutti i quartieri della città: a ognuno di que' crocicchi, o piazzette, dove le strade principali sboccan ne' borghi, e che allora serbavano l'antico nome di carrobi, ora rimasto a uno solo, si faceva una fermata, posando la cassa accanto alla croce che in ognuno era stata eretta da san Carlo, nella peste antecedente, e delle quali alcune sono tuttavia in piedi: di maniera che si tornò in duomo un pezzo dopo il mezzogiorno.
Ed ecco che, il giorno seguente, mentre appunto regnava quella presontuosa fiducia, anzi in molti una fanatica sicurezza che la processione dovesse aver troncata la peste, le morti crebbero, in ogni classe, in ogni parte della città, a un tal eccesso, con un salto così subitaneo, che non ci fu chi non ne vedesse la causa, o l'occasione, nella processione medesima.
Lessico
Gradi della paura
La paura ha differenti gradi di intensità a seconda del soggetto: persone che vivono intensi stati di paura hanno sovente atteggiamenti irrazionali e/o pericolosi. Può essere descritta con termini differenti a seconda del suo grado di intensità:
Terrore
Il terrore è un evidente stato di paura, durante il quale un individuo diventa confuso e viene attanagliato da un senso di elevato pericolo. Questo porta il soggetto a non riconoscere più il "giusto" e l'"errato", portandolo quindi a commettere azioni al di fuori di qualsiasi logica, ma dettate solo dall'istinto. Se esaminiamo il terrore umano e quello animale riscontriamo veramente poche differenze, l'unica differenza sta nel fatto che l'uomo può controllare questo suo stato di paura con ragionamenti logici, mentre l'animale si limita a seguire l'impulso e quindi tenta di difendersi fino alla fine, molto spesso senza riconoscere, nel caso di un animale domestico, neanche il padrone.
Paranoia
Paranoia è un termine per descrivere una psicosi di paura, relativa alla percezione di essere perseguitati. Questa percezione spesso causa il cambiamento del comportamento naturale in modo radicale, dopo un po' di tempo il comportamento dei soggetti affetti può diventare estremamente compulsivo.
Voci correlate
Da Wikipedia