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martedì 5 novembre 2013

Tanto homini, nullum par elogium - Renato Accorinti da Messina.

Svuotiamo gli arsenali, strumenti di morte
colmiamo i granai, strumenti di vita

l'intervento di renato accorinti alla cerimonia del 4 novembre a messinaStamani a piazza Unione Europea, durante la cerimonia della Festa dell'Unità Nazionale - Giornata delle Forze Armate, presenti il sindaco di Messina, Renato Accorinti, autorità civili e militari, il Gonfalone della città di Messina, decorato con Medaglia d'Oro al Valor Militare, il Medagliere del Nastro Azzurro, i Vessilli ed i Labari delle Associazioni Combattentistiche e d'Arma ed il Gonfalone della Provincia regionale di Messina, è stata deposta una corona d'alloro al Monumento ai Caduti.
"Si svuotino gli arsenali, strumenti di morte – ha dichiarato il sindaco Accorinti nel corso del suo intervento, rivolgendo anche un appello ai sindaci di tutti i comuni italiani – e si colmino i granai, fonte di vita. Il monito che lanciava Sandro Pertini sembra ancora ad oggi cadere nel vuoto. Nulla da allora è cambiato.
L'Italia, paese che per la Costituzione la guerra, continua a finanziare la corsa agli armamenti ed a sottrarre drasticamente preziose e necessarie risorse per le spese sociali, la scuola, i beni culturali, la sicurezza. Il rapporto 2013 dell'Archivio Disarmo su documenta come l'Italia abbia speso per l'anno 2013, e spenderà per il 2014 e il 2015, oltre 20 miliardi di euro per il comparto militare (oltre un ulteriore miliardo per le missioni internazionali) a fronte di una drammatica crescita della povertà sociale.
Nel 2013 l'lSTAT ha pubblicato il suo più drammatico nel nostro Paese. Gli italiani, che vivono al di sotto della linea di povertà sono ormai 9 milioni 563 mila, pari al 15,8 % della popolazione. Di essi 4 milioni 814 mila (ossia 1'8%) sopravvivono in condizioni di povertà assoluta, cioè impossibilitati ad acquisire i beni di prima necessità. In questo drammatico quadro nazionale la Sicilia diventa emblema di questa progressiva campagna di militarizzazione italiana.
La nostra isola – ha proseguito Accorinti - rischia di diventare una portaerei del Mediterraneo: una base dalla quale fare partire strumenti di morte e controllare con tecnologie satellitari (MUOS) i paesi stranieri. Anche l'arrivo dei flussi migratori è vissuto come un da affrontare con le forze armate, da circoscrivere in ghetti, lontani dagli sguardi della popolazione italiana, dove non sempre sono garantiti diritti e giustizia.
Non si può rimuovere dalla memoria collettiva, quasi esorcizzando, un secolo di lotte del movimento operaio per la pace e il lavoro, il disarmo e la giustizia sociale. Questa Amministrazione appoggia quelle lotte e quegli ideali.
Questa Amministrazione dice al disarmo. Questa Amministrazione, fedele alla Costituzione Italiana, dichiara il proprio e difende il diritto di emigrare, ribadendo il massimo impegno nella ricerca di soluzioni di accoglienza idonee per i fratelli migranti giunti di recente a Messina.
Messina e la Sicilia – ha concluso il sindaco - da sempre hanno avuto una grande opportunità in quanto crocevia di diverse culture e religioni; le diversità arricchiscono tutti e oggi vogliamo rilanciare un processo di pace dalla nostra terra e dal nostro mare per l'umanità”.
dal profilo facebook di Renato Accorinti

video dell'intervento del Sindaco di Messina Renato Accorinti

giovedì 25 aprile 2013

Il governo di Vichy e il XXV Aprile

bandiera di Vichy
Governo di Vichy, Regime di Vichy, Francia di Vichy, Repubblica di Vichy e ufficialmente Stato francese (État français), sono i nomi comunemente utilizzati per indicare la nazione che governò la parte meridionale della Francia dopo l'invasione tedesca nella Seconda guerra mondiale, con l'eccezione della zona di Mentone, ceduta all'Italia, e della costa atlantica, governata dalle autorità tedesche. Il nome di Stato francese era contrapposto a quello di Repubblica Francese, ovvero la Terza Repubblica estintasi con l'armistizio del 1940. Ufficialmente indipendente, in realtà era uno stato satellite del Terzo Reich. Il nome ufficiale dello Stato è ormai decaduto dall'uso comune; nel dopoguerra si è diffusa la definizione "regime di Vichy" o "Francia di Vichy".
La storia della Francia di Vichy.

L'Italia è uno stato satellite degli Stati Uniti che la occupano militarmente con le basi americane e con 90 bombe atomiche invecchiate e forse per questo più pericolose.
L'Italia è uno stato satellite occupato ideologicamente dal Vaticano che costituisce il braccio ideologico del "tutti uniti" del governo di re Giorgio. 
Fa la parte della golpe machiavellica.
L'Italia è uno stato satellite tenuto sotto custodia dalle agenzie di intelligence Cia, Mossad, Sim o come si chiama. Hanno in mano la leva del terrorismo "sintetico" (cioè fatto in laboratorio) e con questo fanno le stragi di stato. (v. in nota l'esempio più macroscopico).
Fanno la parte del lione machiavellico.
Il XXV aprile è stato narcotizzato col Patto atlantico, tanti anni fa, è morto, diciamo, dal 94 quando Berlusconi ha cooptato i fascisti, ospitato in casa Cosa nostra, ha stretto un patto di ferro con Violante, D'Alema, Fassino e gli altri.
Il XXV Aprile era già morto quando Napolitano ha stoppato Ingroia che stava disseppellendo il sarcofago che nascondeva l'accordo dello stato con gli assassini di Falcone e Borsellino;
il XXV Aprile era già morto quando Napolitano ha stoppato i giudici milanesi che stavano per impedire il cursus honorum di Berlusconi;
il XXV Aprile era già morto quando i deputati PD hanno rifiutato di votare Stefano Rodotà;
il XXV aprile era già morto quando 101 deputati hanno trombato Prodi e dato il via all'ultimo passaggio: la riconsegna di governo e parlamento ai legittimi proprietari dell'Impero: Wall Street, City London, Trilaterale, Bilderberg come ci ricorda oggi Beppe Grillo.
Correggo il suo titolo: "Con Letta è morto il XXV Aprile" con quest'altro: con Letta lo stato dichiara ufficialmente che il XXV Aprile è morto, finito per sempre".
A questo punto scatta il diritto di resistenza all'oppressione, perché la notizia positiva è che finalmente oggi tutti ce ne siamo accorti, anche chi non era disposto a crederci in base al principio chiamato bias (baias) della mente che rimuove automaticamente dal nostro cervello ogni notizia o verità che ci reca sofferenza.
Se così è, oggi dobbiamo dire che questa è una gran giornata; ora sappiamo tutti che il XXV aprile non è più lì ad assisterci, dobbiamo uscire dal sonno e ricominciare; infatti siamo all'8 settembre 43: è l'ora della Resistenza. 

Nota: video mio con la super fantarealtà delle torri gemelle.

venerdì 12 aprile 2013

FILM SU ELUANA ENGLARO



MODENA: PROIETTATO IL FILM SU ELUANA
L’8 aprile finalmente a Modena è stato possibile, grazie all’impegno di Léon Bertrand di Libera-Uscita, vedere il bellissimo ed interessantissimo film-documentario “7 GIORNI” che, in realtà, racconta assai  più degli ultimi sette giorni di Eluana Englaro.

Un pubblico numeroso, attento e partecipe ha assistito alla proiezione  frutto della collaborazione tra LIBERA-USCITA, ARCI che ha organizzato la rassegna “L’Italia che non c’è – 2013” e UAAR.

Nel filmato viene raccontata tutta la tragica storia che, iniziata in una notte profonda dell’ormai lontano 1992, trova il suo epilogo nel decesso di Eluana alla Clinica “La Quiete” di Udine il 9 febbraio 2009.

La regia sapiente di Ketty Riga e Giovanni Chironi alterna numerose, significative interviste di protagonisti della vicenda, con bellissime immagini dei luoghi in cui gli eventi si succedono e dirette televisive fornite da Skytg24: la partenza dell’autoambulanza da Lecco, l’arrivo a Udine, le dirette dal Parlamento.

Si nota l’assenza, certo non casuale, del grande protagonista Beppino Englaro e, naturalmente, Eluana la vediamo, come sempre, solo nelle bellissime, tante fotografie che la ritraggono piena di vita come era prima del tragico incidente. Una scelta di grande dignità di  Beppino, da rispettare assolutamente.

La prima intervista è con il medico Riccardo Massei che per primo la ebbe in cura in rianimazione. Ci racconta di come, con suo stupore ed incredulità, ascoltò  Beppino e la moglie Saturna  rivendicare il diritto alla sospensione di tutte le terapie poiché era ormai evidente che i danni cerebrali  erano spaventosamente ingenti. Trasecolò il Dr. Massei, non gli era mai accaduto d’udire una simile richiesta. Eppure Beppino e Saturna sapevano molto bene che la loro Eluana mai avrebbe accettato di sopravvivere a sé stessa in quella condizione e quindi non c’era che da rispettarne e farne rispettare la volontà. Seguono interviste di parenti che testimoniano la volontà di Eluana. L’intervista al neurologo Defanti che dopo aver visto e visitato la giovane rilasciò diagnosi di SV permanente.

Le scene raccapriccianti di quanti intendevano fermare l’autoambulanza in partenza da Lecco: “Eluana svegliati, ti vogliono uccidere!” L’intervista ad Amato De Monte che con coraggio si mise a disposizione per interrompere le terapie nel rispetto della sentenza della Corte d’Appello di Milano del luglio 2008. La sua grande paura  che durante quegli interminabili 400 chilometri Eluana potesse cadere in coma. Cosa avrebbe dovuto fare? Rianimarla? Era solo, doveva decidere lui…..Alla “Quiete” attendeva l’equipe infermieristica a capo della quale era Cinzia Gori che, in una prima intervista, racconta l’assembramento impressionante di media che stazionavano davanti all’ingresso principale della Clinica per cui  avvertì Amato affinché entrassero dall’entrata secondaria. I tentativi del Governo per impedire che la legge avesse il suo corso. La dichiarazione di Berlusconi, Presidente del Consiglio, per il quale Eluana Englaro poteva avere un figlio!! Certo per lui una donna non è molto di più di una vagina e di un utero!! Se la testa non c’è: meglio!!

Poi l’annuncio in Parlamento della morte e la bagarre che ne seguì e la dichiarazione del Sen. Quagliariello (oggi “saggio”): “Eluana non è morta, Eluana è stata ammazzata”

Dopo la proiezione ha aperto il dibattito Léon Bertrand di LIBERA-USCITA  che con parole pacate e ben scelte ha posto l’accento sull’importanza della memoria, non dimenticare per poter andare avanti secondo ragione nel rispetto di ogni libera scelta. E, per non dimenticare, ha ricordato come Eluana dovette compiere i 400 chilometri da Lecco a Udine perché il “celeste” Formigoni, allora Governatore della Lombardia, aveva dichiarato che nessuna struttura sanitaria lombarda sarebbe stata disponibile.

La parola è poi passata ad Enrico Matacena che rappresentava l’UAAR e che ha posto l’accento sull’importanza fondamentale del rispetto della laicità dello Stato.

Sono seguiti numerosi interventi dal pubblico che hanno consentito di approfondire il discorso sul testamento biologico e sul registro comunale dei testamenti biologici attivo a Modena dal Giugno 2010.

Al termine molte persone hanno ritirato copia di modello di testamento biologico messo a disposizione da Libera-Uscita (a 50 centesimi perché la carta costa) e,  chi ha voluto, ha potuto acquistare il bel volume di Amato De Monte e Cinzia Gori “Gli ultimi giorni di Eluana Englaro.

Una serata che è stata apprezzata da partecipanti e organizzatori.

Un consiglio: proiettate ovunque possibile questo bel film-documentario!

(email di Libera Uscita)

Video di Barbabianca:
Eluana e il grande inquisitore


lunedì 8 aprile 2013

Caro Beppe, scusa se insisto

Video - clicca sulla foto

Non ti voglio fare la predica, ma un po' di fiato sul collo te lo voglio mettere, così come ai 168 tuoi e nostri dipendenti che tu devi lasciar liberi di decidere a maggioranza in trasparenza onestà ed efficienza (parole di Casaleggio sul palco di Piazza S. Giovanni).

Ma ora che hai mandato in Parlamento 168 facce nuove e pulite non puoi tenerle lì a far la calza o a fare i guardoni pronti a gridare all'inciucio Pdl Pd-l.
Aspettando che il biscione si risucchi  milioni di voti Pd, Sel, Ingroia, Di Pietro con una snasata di cocaina miscelata di mafia, vaticano, ruberie imbrogli e condoni tombali.

sabato 23 marzo 2013





Termopili d'Italia - Il passaggio è stretto, riusciranno i 300 (parlamentari) a respingere l'assalto del cavaliere con macchia e con paura, a ricacciare gli stallieri moltiplicati nella sua stalla, nutriti con la biada della menzogna e dell'imbroglio, della licenza e dell'impunità? In questo momento è tecnicamente possibile, politicamente opportuno, moralmente doveroso. Italiani!
Mio appello a Beppe Grillo:

Caro Beppe: (clicca sull'immagine)



lunedì 11 marzo 2013

. Lo chiediamo gentilmente, ma ad alta voce



Mai, dal dopoguerra a oggi, il Parlamento italiano è stato così profondamente rinnovato dal voto popolare. Per la prima volta i giovani e le donne sono parte cospicua delle due Camere. Per la prima volta ci sono i numeri per dare corpo a un cambiamento sempre invocato, mai realizzato. Sarebbe grave e triste che questa occasione venisse tradita, soprattutto in presenza di una crisi economica e sociale gravissima.
Noi chiediamo, nel nome della volontà popolare sortita dal voto del 24-25 febbraio, che questa speranza di cambiamento non venga travolta da interessi di partito, calcoli di vertice, chiusure settarie, diffidenze, personalismi. Lo chiediamo gentilmente, ma ad alta voce, senza avere alcun titolo istituzionale o politico per farlo, ma nella coscienza di interpretare il pensiero e le aspettative di una maggioranza vera, reale di italiani. Questa maggioranza, fatta di cittadine e cittadini elettori che vogliono voltare pagina dopo vent'anni di scandali, di malapolitica, di sperperi, di prepotenze, di illegalità, di discredito dell'Italia nel mondo, chiede ai suoi rappresentanti eletti in Parlamento, ai loro leader e ai loro portavoce, di impegnarsi fino allo stremo per riuscire a dare una fisionomia politica, dunque un governo di alto profilo, alle speranze di cambiamento.
Michele Serra
Roberto Benigni
 
don Luigi Ciotti
 
Oscar Farinetti
 
don Andrea Gallo
 
Lorenzo Jovanotti
 
Carlo Petrini
 
Roberto Saviano
 
Salvatore Settis
 
Barbara Spinelli
 

venerdì 1 marzo 2013

dateci una mano piuttosto che martellarci

PASSAPAROLA - COMUNICATO POLITICO NUMERO CINQUANTATRE - BEPPE GRILLO
Passaparola - Comunicato politico numero cinquantatre - Beppe GrilloSignori stiamo per affrontare qualche cosa di straordinario, delle elezioni in Parlamento, un Movimento, elezioni via Web, non è mai stato fatto nulla di così straordinario. Facciamo quello che possiamo, le regole sono molte, poi stanno molto attenti se sbagliamo, bisogna non sbagliare nulla. Sarà un cambiamento epocale, duro, sbaglieremo, sbaglierò, mi accuserete di qualsiasi cosa, non lo so. Io credo che dovremmo affrontare insieme una grande cosa che stiamo facendo, ce ne renderemo conto tra qualche anno, quindi dateci una mano piuttosto che martellarci, a me e a Casaleggio, di darci delle martellate in testa, dateci consigli, una mano, abbiamo bisogno tutti uno dell’altro. Grazie.

Aux armes, citoyens!



Comunicazione:
  • Lo strumento ufficiale per la divulgazione delle informazioni e la partecipazione dei cittadini è il sito www.movimento5stelle.it

  • I parlamentari dovranno rifiutare l’appellativo di “onorevole” e optare per il termine “cittadina” o “cittadino”
Fonte

Dai un'occhiata a questo post del 2009

martedì 4 dicembre 2012

Egregio Sig. Deputato


Ho mandato questo appello ai deputati della Commissione Difesa che si preparano ad approvare una delega in bianco al Governo per l'acquisto di armi a go go...

Egregio Sig. Deputato,
                                  
                                      Le scrivo per chiedere il Suo impegno personale contro l’approvazione del disegno di legge delega di revisione dello strumento militare presentato dal ministro della Difesa Giampaolo Di Paola.

Il DDL Di Paola non riduce ma aumenta la spesa pubblica; taglia il personale per comperare i cacciabombardieri F35 e altre armi; trasforma le Forze Armate in uno strumento da guerre ad alta intensità incompatibile con l’articolo 11 della Costituzione; costringerà i comuni alluvionati o colpiti da una catastrofe naturale a pagare il conto dell’intervento dei militari; non prevede alcuna cancellazione degli sprechi e dei privilegi né una vera riqualificazione della spesa militare; impegna 230 miliardi per i prossimi 12 anni senza aumentare di un solo grado la nostra sicurezza.

Mentre si tagliano i servizi alle persone e agli enti locali che li devono fornire e milioni di famiglie non ce la fanno più, Le chiedo di cambiare questa legge delega e di avviare una seria riforma delle forze armate coerente con una nuova idea di sicurezza e una nuova visione del ruolo dell’Italia in Europa e nel mondo e compatibile con le possibilità economiche del Paese.

In attesa di un suo riscontro, Le invio i più cordiali saluti.
  
Urbano Cipriani, Firenze

Destinatari:

domenica 20 maggio 2012

2 giugno: festa della Repubblica


Comunità dell'Isolotto
una lettera indirizzata al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano
per chiedere che non si festeggi la Festa della Repubblica del 2 giugno con parate militari, e sfilate di armi e simili: ma con i lavoratori, gli studenti, gli insegnanti, i pensionati, coloro che cercano lavoro, le madri e i padri delle nostre giovani generazioni, i ragazzi del servizio civile. 

Chiunque voglia inviarne una uguale o simile, anche a titolo personale può farlo.
L'indirizzo è: presidenza.repubblica@quirinale.it
Nella mail deve essere indicato chiaramente il proprio nome, cognome oltre all'indirizzo postale tradizionale e deve essere inserito il testo della lettera (non è possibile inviare allegati). 
In alternativa: l'indirizzo postale tradizionale è: 
Palazzo del Quirinale, 00187 Roma.

Al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano,
Palazzo del Quirinale, 00187 Roma.


La pace è l'unico valore veramente rivoluzionario, diceva Turoldo, perché costringe a ripensare tutte le categorie del vecchio mondo che è stato costruito sulle macerie delle guerre.
E Balducci, rivolgendosi ai cristiani, ricordava che una chiesa veramente evangelica deve essere come un'obiezione di coscienza piantata da Dio nella carne viva del mondo.


Essere costruttori di pace oggi significa obiettare al sistema di guerra e alle spese militari che la guerra rendono possibile. 
Noi vogliamo essere cittadini obbedienti alla Costituzione italiana, scritta subito dopo il flagello del secondo conflitto mondiale, e proprio per questo tesa al ripudio della guerra stessa. Lo dice l'articolo 11. E' la stessa Costituzione che ci indica come la nostra Repubblica sia fondata sulla forza del lavoro. Lo dice l'articolo 1. In mezzo, tra l'articolo 1 e l'articolo 11, ci sono 10 articoli fondamentali della nostra carta costituzionale, su altrettanti valori fondanti: la giustizia, la libertà, la salute, l'educazione, ecc. Questo significa che i lavoratori devono costruire le condizioni per la dignità della vita di tutti coloro che vivono nel nostro paese, e che la guerra (e la sua preparazione) è l'unico vero disvalore da espellere per sempre dal contesto sociale e civile.


Per tutto questo noi non comprendiamo perché la Festa della Repubblica, che ricorre il 2 giugno, venga celebrata con le parate militari, la sfilata della armi, la mostra degli ordigni bellici. E' una contraddizione divenuta ormai insopportabile. Questo è il ripudio della Costituzione,non della guerra. E' il rovesciamento della verità.


Il 2 giugno ad avere il diritto di sfilare sono le forze del lavoro, i sindacati, le categorie delle arti e dei mestieri, gli studenti, gli educatori, gli immigrati, i bambini con le madri e i padri, le ragazze e i ragazzi del servizio civile. Queste sono le forze vive della Repubblica; i militari hanno già la loro festa, il 4 novembre, che ricorda “l'inutile strage” della prima guerra mondiale, come disse il papa Benedetto XV.


A lei, Presidente della Repubblica chiediamo di abolire la parata militare del 2 giugno, anche per rispettare la necessità di risparmio economico (ci costerà dieci milioni di euro): inviti i giovani disoccupati e i pensionati come rappresentanti del popolo italiano in sofferenza. E' un vero e proprio scandalo che mentre si impongono pesanti sacrifici a tutti, il Parlamento ed il Governo abbiano confermato l'enorme spesa di oltre 10 miliardi di euro per l'acquisto dei cacciabombardieri F35.


Ci impegniamo ad interpellare le autorità civili delle nostre città, sindaci, prefetti, consiglieri comunali, deputati, affinché sostengano questa nostra proposta, scrivendo anche lettere ai giornali e diffondendole nei luoghi di lavoro. Il 2 giugno con le nostre associazioni vogliamo celebrare l'Italia che “ripudia la guerra”: dove possibile organizzeremo delle sfilate dove i cittadini disarmati innalzeranno i cartelli con l'articolo 11 della Costituzione.
Fonte

mercoledì 5 ottobre 2011

Il Manifesto della "Scuola di Poppi"


Ricucire l'Italia



Finisce così: 



Le celebrazioni dei 150 anni di unità hanno visto una straordinaria partecipazione popolare, che certamente ha assunto il significato dell’orgogliosa rivendicazione d’appartenenza a una società che vuole preservare la sua unità e la sua democrazia, secondo la Costituzione. Interrogandoci sui due cardini della vita costituzionale, la libertà e l’uguaglianza, nella nostra scuola di Poppi in Casentino, nel luogo dantesco da cui si è levata 700 anni fa la maledizione contro le corti e i cortigiani che tenevano l’Italia in scacco, nel servaggio, nella viltà e nell’opportunismo,Libertà e Giustizia è stata condotta dalla pesantezza delle cose che avvolgono e paralizzano oggi il nostro Paese a proporsi per il prossimo avvenire una nuova mobilitazione delle proprie forze insieme a quelle di tutti coloro – singole persone, associazioni, movimenti, sindacati, esponenti di partiti – che avvertono la necessità di ri-nobilitare la politica e ristabilire la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e in coloro che le impersonano. Che vogliono cambiare pagina per ricucire il nostro Paese.








Leggilo tutto - Ne vale la penna.

























martedì 6 settembre 2011

Lo sciopero generale

6 settembre 2011

Lo sciopero di oggi ha una valenza di straordinaria intensità antropologica: intende fermare la china che porta al precipizio della svendita ai privati della sanità, della scuola, della "religiosità" insita in tutti noi, cioè del nostro corpo, cervello, "anima". Lo sciopero generale è la nostra arma vitale preventiva permanente contro l'arma letale della guerra preventiva permanente. A prescindere dalla sua riuscita dimostra l'intuito italiano che capisce il valore della posta in gioco. E' l'altra faccia della nostra Italia oggi piegata al berlusconismo. Una grande battaglia campale. Ciascuno di noi dovrà poter dire: - Io c'ero.

 Buona giornata, compagni di resistenza.

PS.

"Se la storia ha da essere creativa in modo da anticipare un possibile futuro senza negare il passato, essa dovrebbe, credo, mettere in evidenza nuove possibilità mettendo in luce quegli episodi del passato che sono stati tenuti nascosti, quando, anche se in brevi sprazzi, la gente dimostrò la sua capacità di resistere, di mettersi insieme, e qualche volta di saper vincere. Io suppongo, o forse solo spero, che il nostro futuro può essere trovato  nei fuggevoli momenti di sofferenza solidale del nostro passato piuttosto che nei suoi ininterrotti secoli di  guerre.." (Howard Zinn)

domenica 29 maggio 2011

Testamento biologico

Cari amici,



il quotidiano "IL Riformista" ha pubblicato ieri, 28 maggio, la seguente "Lettera al Direttore", scritta dalla ns. Presidente nazionale prof.ssa Maria Laura Cattinari.




Al Direttore Emanuele Macaluso e alla collega Graziella Falconi il ringraziamento dell'intera associazione.



Giampietro Sestini







TESTAMENTO BIOLOGICO: QUEL TESTO CHE LIMITA LA LIBERTÀ SUL PROPRIO CORPO



Caro Direttore,



nei prossimi giorni è previsto il voto a Montecitorio sul ddl Calabrò, un disegno di legge che un autorevole giurista come Stefano Rodotà ha definito «ideologico, autoritario, menzognero, sgrammaticato e soprattutto incostituzionale».



Infatti con tale ddl le dichiarazioni anticipate di trattamento non saranno vincolanti per il medico, ma semplici desiderata dei pazienti e I'alimentazione e I'idratazione forzata saranno obbligatarie per tutti.



Una legge che né i medici né le società scientifiche in campo medico, né la stragrande maggioranza degli italiani vogliono.



Una legge che, se sarà approvata, obbligherà i medici a praticare terapie anche contro l'esplicita volontà dei loro assistiti, obbligandoli a vivere in uno stato di incoscienza, attaccati ad un sondino di Stato che avrebbero potuto rifiutare.



Tutto questo in nome della difesa della vita, del rispetto della dignità della persona e dell'alleanza terapeutica!



Una legge che ci farà scivolare ancor di più fuori dall'Europa dove, ad eccezione di Grecia e Portogallo, sulle cure di fine vita la scelta è nelle mani di ogni singola persona che questo diritto intenda esercitare.



Occorreva invece una legge che indicasse regole più semplici e meno onerose per il singolo e per la collettività a garanzia della volontà della persona e a tutela dei medici che quella volontà vogliono rispettare, una legge per poter esercitare questo diritto costituzionale senza dover ricorrere ai tribunali.



Se il Parlamento dovesse approvare la legge Calabrò, la società civile, che si è già attivata per istituire i registri comunali dei testamenti biologici, saprà reagire per modificarla attraverso il ricorso alla Corte Costituzionale, così come già ottenuto per la legge 40, oppure abrogarla ricorrendo al referendum.



A questo punto, come sostiene Veronesi, meglio nessuna legge che una cattiva legge.



Maria Laura Cattinari



Presidente LiberaUscita



Associazione nazionale laica e apartitica per il diritto di morire con dignità


















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LiberaUscita



Associazione nazionale laica e apartitica



per il diritto di morire con dignità



via Edgardo Ferrati, 12 - 00154 Roma



tel: 366.4539907 ore 9/12 - 16/18



fax: 06.5127174 ore 0/24



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sito web: www.liberauscita.it



gruppo Facebook: LiberaUscita



 



 



sabato 29 gennaio 2011

Il lupo e l'agnello


Lupus et Agnus  --  Selvius et Italia



Ad rivum eundem lupus et agnus venerant,

siti compulsi. Superior stabat lupus,

longeque inferior agnus. Tunc fauce improba

latro incitatus iurgii causam intulit;

'Cur' inquit 'turbulentam fecisti mihi

aquam bibenti?' Laniger contra timens

'Qui possum, quaeso, facere quod quereris, lupe?

A te decurrit ad meos haustus liquor'.

Repulsus ille veritatis viribus

'Ante hos sex menses male' ait 'dixisti mihi'.

Respondit agnus 'Equidem natus non eram'.

'Pater hercle tuus' ille inquit 'male dixit mihi';

atque ita correptum lacerat iniusta nece.

Haec propter illos scripta est homines fabula

qui fictis causis innocentes opprimunt.



A un rio medesmo, dalla sete spinti, l'Agnello, e'l Lupo eran venuti. Il Lupo al fonte più vicin; da lunge assai bevea l'Agnello: allor che ingorda fame punse il ladron a ricercar tal rissa: perché l'acqua, a lui dice, osi turbarmi? L'Agnel tremante: intorbidar poss'io l'onda, che dal tuo labbro al mio trascorre? Quegli vinto dal ver: ma tu, soggiunge, fin da sei mesi con acerbi motti m'oltraggiasti: io non era allora nato, l'Agnel risponde. Sì, riprende il Lupo; ma ben tuo padre villanie mi disse. Così l'addenta, e ne fa ingiusto scempio.

A colui s'indrizza il mio racconto, che con falsi pretesti i buoni opprime. Fedro



Bunga bunga una sera ad Arcore: Video  

 


mercoledì 12 gennaio 2011

In morte di un amico


Come preannunciato, lunedì 10 gennaio alle ore 10:30 nel “tempietto egizio” del Verano di Roma, a cura di LiberaUscita e della famiglia si è svolto il commiato laico di Giancarlo Fornari, come da annunci pubblicati il giorno prima su “la Repubblica” edizione nazionale e “il Messaggero” di Roma.

La saletta era gremita di familiari, soci di LiberaUscita, suoi collaboratori di quando dirigeva l’ufficio comunicazione dell'Agenzia delle Entrate, nonché molti amici e conoscenti personali.

Officiante Francesco Paoletti, rappresentante di Civiltà laica, il quale ha letto - intercalati nel corso della cerimonia - alcuni brani di filosofi e scrittori nonché il suo saluto personale avendo conosciuto Giancarlo e collaborato con lui per il comune obiettivo della laicità dello Stato.

Si sono quindi susseguiti nella commemorazione:

- il sottoscritto, il quale non ha potuto fare a meno di notare l’evidente disparità fra gli spazi, gli arredi sfarzosi e le strumentazioni esistenti nelle centinaia di chiese romane adibite al commiato religioso e l’unica saletta spoglia e disadorna del “tempietto egizio” adibita al commiato laico. Dopo aver ricordato Giancarlo quale fondatore e primo Presidente di LiberaUscita, il sottoscritto ha letto l’attestato di “battesimo laico” con cui Giancarlo volle a suo tempo assumere il nome di “Saint Just” nonché una lettera da lui inviata già nel 2005 a tutte le associazioni laiche per costituire un coordinamento nazionale, iniziativa che dovrebbe cominciare a concretizzarsi il 29 gennaio p.v.;

- Enrico Modigliani, presidente di Democrazia laica, il quale ha ricordato come l’uso del tempietto egizio per il commiato laico sia stato voluto dalla Consulta laica del Comune di Roma a suo tempo istituita dal sindaco Veltroni, Consulta coordinata da Franca Coen e disciolta dall’attuale sindaco Alemanno. Modigliani ha anche letto i nomi delle tante personalità per le quali è stato tenuto il commiato laico nel tempietto egizio;

- Giulio Vallocchia, coordinatore di NoGod,  il quale ha ricordato la sua conoscenza con Giancarlo sin dai lontani anni sessanta, quando ambedue erano dipendenti INAM;

- Gino Cugliandro, collaboratore di Giancarlo, dapprima all’Agenzia delle Entrate poi all’Università e quindi a “Contrappunti” (la rivista on-line da lui fondata e ferma drammaticamente dall’inizio della sua malattia), il quale ha dato lettura dei messaggi che i colleghi delle Finanze hanno inviato spontaneamente a seguito della sua morte, riconoscendo che, con lui direttore, “eravamo liberi di lavorare”;

- Giovanni Caporioni, genero di Giancarlo, il quale ha letto una lettera di sua moglie Claudia al padre scomparso in cui ha ricordato i vari aspetti della sua personalità e della sua vita.

Il commiato si è concluso con la lettura, da parte del sottoscritto, della poesia riportata sul sito di LiberaUscita “Preghiera per l’uomo albero” che nel 2005 Giancarlo scrisse “Se e quando io non sarò più io”.

Le ceneri di Giancarlo saranno tumulate nella cappella di famiglia al cimitero di Marcellina, comune in provincia di Roma.

Con l'occasione si invia in allegato la locandina del Convegno promosso dal vice-Presidente del CNEL, Salvatore Bosco, e dal Presidente della fondazione Bruno Buozzi, Giorgio Benvenuto, sul tema "la politica fiscale e il sindacato dei cittadini", nel corso del quale sarà ricordata la figura e l'opera di Giancarlo.


Cordiali saluti.

Giampietro Sestini




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LiberaUscita

Associazione nazionale laica e apartitica

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Nota personale: La fortuna di averlo avuto ospite per un giorno qui a Firenze, la passeggiata sul lungarno delle Cascine fino alla scuola dell'aereonautica dove lui aveva fatto il suo servizio di leva. La semplicità, l'intelligenza di un grande. Non andrà disperso insieme alle sue ceneri. Una sua scintilla in ognuno di noi. Ciao, Giancarlo, grande albero nella foresta delle nostre vite.




Preghiera per l’Uomo-Albero




(Se e quando io non sarò più io)



 



Grazie per avermi dato

una seconda giovinezza

grazie per amarmi

grazie per leggere, giocare e parlare con me

di tutto ciò che ti interessa

e mi interessa

grazie per correre con me

per camminare con me

nell’ombra dei boschi o sulle colline

colorate di ginestre

grazie per abbracciarmi

per fare l’amore con me

con il corpo e con il cuore

per salire in alto con me

come su un aliante

sollevati da una corrente calda

sempre più in su

fino a stancarci.



E grazie per quando

io più vecchio di te

non potrò più correre

io indebolito

non potrò più seguirti

io più stanco

faticherò ad amarti

grazie di essere con me

di sostenermi

di lasciarmi appoggiare

perché so che per te

la vita con me non è solo sesso

non è solo correre e giocare

la vita è anche solo un sorriso

una parola una carezza

e queste sarò sempre in grado di dartele

anche da vecchio.



Ma se e quando io non sarò più io

quando la vecchiaia o un male oscuro

mi strapperanno da me

quando qualcosa di misterioso e inesplorabile

mi dividerà in due

(la mia anima la mia mente e il mio cuore

proiettati per sempre negli spazi

il mio corpo immobile

su una sedia a rotelle)

quando ridotto ad albero

non potrò neanche sorriderti

perché non capirò più

cosa sei tu

e cosa sono io

allora, amore

dovremo separarci.



Io non ti ringrazio

per quello che farai

per quell’Uomo-Albero

Uomo-Sasso

Uomo-Carne

Corpo grossolano

Pura materia

senza luce dell’anima

senza cuore

senza sorriso

che porterà il mio nome

ma non sarò più io.



Io, amor mio, mentre tu ti sacrifichi

per quella cosa inerte

io sarò altrove

sarò a passeggiare tra le nuvole

sarò sulla cima dell’Epomeo

a veder sorgere il sole

sarò sopra lo Sciliar

a giocare con un deltaplano,

sarò a meditare

in una grotta delle Egadi.

Io, amor mio,

sarò nei libri che ho letto e in quelli che ho scritto

sarò nella memoria

delle persone che mi hanno incontrato

e mi hanno voluto bene

sarò negli occhi delle mie figlie

sarò nel tuo cuore

sarò dovunque

tranne che là

in quella controfigura umana

in cui non mi riconosco

e che non avrà più niente

a che vedere con me.



Perciò ti prego, amore mio,

parlo seriamente

non voglio sacrifici

specie se inutili.

Quando vedrai che non sono più io

conservami solo

nella tua memoria,

non conservarmi

a fini statistici.

Non aiutarmi a sopravvivere

privato di tutto ciò che mi rende umano

anche se ti diranno che un Dio lo vuole.



Ma se un Dio ha potuto volermi fare questo

e se è lo stesso Iddio

che ha voluto e accuratamente programmato

la Shoah

che organizza i massacri

le pestilenze e i flagelli

che funestano questo mondo

solo “per metterci alla prova”

e “realizzare il suo disegno provvidenziale”

non è un Dio buono

e probabilmente non è neppure un Dio

ma solo la proiezione

delle loro povere menti

e tu non devi ascoltarlo.



Ascolta, ti prego, solo il tuo cuore e il mio.

Trova in te la forza di aiutarmi.

Prendimi con te

per un ultimo viaggio

verso un Paese buono

dove capiscono che gli Uomini-albero

gli Uomini-sasso

anche se non possono esprimerlo

vogliono morire

non vogliono essere obbligati a vivere

una vita di sasso e di albero

senza alcuna offesa

per queste rispettabili

Entità dell’universo.



E tu, amor mio, non portare il mio lutto

non essere triste a causa mia

sappi che ci ritroveremo

un giorno o l’altro

una vita o l’altra

forse trasformati in due farfalle

o magari in due rondini

voleremo insieme

su su per i cieli

e avremo dei piccoli sempre affamati

da nutrire di insetti

e la notte ci ameremo al buio

nel nostro nido di paglia

con il cuore e con il corpo

fino a stancarci.



Amore se mi vuoi bene

uccidimi.

(Giancarlo Fornari)





 



domenica 2 gennaio 2011

MESSAGGIO DI FINE ANNO 2010 DI BEPPE GRILLO


Commento di Maria Pia Caporuscio


Se solo venti anni fa qualcuno ci avesse detto in che modo avremmo festeggiato l'arrivo del 2011 lo avremmo rinchiuso in un manicomio. Chi poteva pensare che gli stipendi e le pensioni si sarebbero bloccati a quella data, che tutte le lotte sostenute, per raggiungere una dignità nel lavoro, sarebbero state cancellate e gli operai consegnati proprio dai sindacati a mastro Titta? Che avremmo avuto al governo indagati per mafia, ladri e deficienti che si sarebbero spartite tutte le risorse, arricchendosi come porci mentre tutto il Paese precipitava nella miseria? Che i nostri figli laureati avrebbero dovuto emigrare perché colpevoli di essere troppo colti, perché l'intelligenza, il sapere, la conoscenza sono cose dannose per un governo di scemi e mafiosi? Chi avrebbe detto che i figli dei PARTIGIANI si sarebbero fatti sottomettere e che il coraggio di lottare si sarebbe trasformato in rassegnata umiliazione? Chi avrebbe detto che la Patria di Leonardo, Michelangelo, Francesco d'Assisi, sarebbe stata derisa dal mondo intero per colpa di una brutta copia del duce che la dirige? Chi avrebbe detto che un Paese nobile e bello, ricco di storia e di tradizioni avrebbe fatto vergognare i suoi figli migliori? Chi avrebbe detto che gli italiani non avrebbero imbracciato le armi e provocato una RIVOLUZIONE per cacciare i bastardi dal potere?


CHI PUO' DIRE OGGI CHE DOMANI GLI ITALIANI NON SI RISVEGLINO E FACCIANO QUELLO CHE IN VENTI ANNI NON SONO STATI CAPACI DI FARE?


CREDIAMOCI PERCHE' QUANDO LA NOTTE E' PIU' NERA, L'ALBA E' PROSSIMA!


AUGURI A TUTTI.


 


http://mariapiacaporuscio.wordpress.com/




Io credo nell'imprevisto, che spesso la storia ci presenta (caduta del muro di Berlino, fucilazione di Ceausescu, demolizione del mito di Stalin...)

"Res optime procedunt" (nunzio vaticano in Spagna alla vigilia della rivoluziione; Joseph Ratzinger quando si alza la mattina e accende un cero di fronte al ritratto di S.Silvio benefattore).

Ha da passà a nuttata (Eduardo napoletano).

martedì 21 dicembre 2010

A perpetua memoria II


Kulturkampf

La devastazione ambientale della Campania operata dalla 'ndrangheta rende bene, a mio modesto avviso, la devastazione culturale operata dalla 'ndrangheta vaticana sul corpo vivo dell'Italia costituzionale: la campania felix dei Romani, la più bella Costituzione del mondo ridotte ad una immensa cloaca di veleni prodotti da una discarica abusiva e fuori controllo. Una specie di Cernobil.

Quelli che seguono sono gli antenati, neppure tanto lontani, della classe di governo che si ostina a non voler lasciarci morire in pace. Perché la grida governativa sugli stati vegetativi è destinata a bollare per un certo periodo storico a venire il periodo berlusconiano che ha fatto vivere la patria dell'Umanesimo e del Rinascimento sotto la cappa del sopradetto inquinamento culturale Vaticano.  Il mio vuole essere un discorso in positivo, perché dimostra che la lotta e resistenza paga; Oggi i sanfedisti possono gridare con la voce chioccia "Englaro assassino e untore", ma non altro. E noi li possiamo mettere alla gogna, tutti i sostenitori di questi ultimi governi. Questa è una destra che si sta decomponendo a vista d'occhio come il ritratto di Dorian Gray. Il bello è che il Vaticano vuole proprio questo tipo di destra e, in questo momento, sta forzando il movimento che gira intorno a Pierferdinando Casini per aggiungersi ai compattatori d'immondizia non trattata che portano il loro carico nella grande discarica d'Italia. Una storia infame, come la colonna che segue:








Hic . vbi . hæc . area . patens . est



svrgebat . olim . tonstrina



 io . iacobi . moræ



qvi . facta . cvm . gvglielmo. platea pvbl . sanit . commissario



et . cvm . aliis . conspiratione



dvm . pestis . atrox . sæviret



lethiferis . vngventis . hvc . et . illvc . aspersis



plvres . ad . diram . mortem . compvlit



Hos . igitvr . ambos . hostes . patriæ . ivdicatos



excelso . in . plavstro



candenti . privs . vellicatos . forcipe



et . dextera . mvlctatos . manv



rota . infringi



rotæqve . intextos . post . horas . sex . ivgvlari



combvri . deinde



ac . ne . qvid . tam . scelestorvm . hominvm reliqvi . sit



pvblicatis . bonis



cineres . in . flvmen . pro iici



senatvs . ivssit



cv ivs . rei . memoria . æterna . vt . sit



hanc . domvm . sceleris . officinam



solo . æqvari



ac . nvnqvam . in postervm . refici



et . erigi . colvmnam



qvæ . vocetvr . infamis



edem ordo mandavit



Procvl . hinc . procvl . ergo



boni . cives



ne . vos . inpoelix . infame . solvm



commacvlet



mdcxxx . kal . avgvsti







È il 21 giugno del 1630, una giornata di pioggia a Milano, dove, nei pressi della contrada della Vetra, Caterina Rosa e Ottavia Boni, due comari affacciate alla finestra già di primo mattino, notano un uomo coperto da un mantello nero con il cappello calato sul viso, camminare rasente una casa strofinando la mano destra contro il muro. Allontanatosi, le due donne si precipitano in strada per controllare i segni che, secondo loro, l’uomo ha lasciato sul muro e vedono, o credono di vedere, delle macchie di colore giallo. È allarme. La parte unta viene subito bruciata e coperta di calce. Il Capitano di giustizia, chiamato sul luogo per esaminarlo, conferma i timori della gente, scorgendo dei segni di unto, nonostante il muro fosse stato prontamente bruciato prima e imbiancato poi.



All’untore vengono presto dati un volto e un nome: si tratta di Guglielmo Piazza, commissario della sanità, che viene subito arrestato con l’accusa di aver sparso dell’unguento pestifero. Interrogato, l’uomo nega di essere coinvolto nell’accaduto, ma, dopo essere stato sottoposto alla tortura della corda (appeso, cioè, ad una fune con le mani legate dietro la schiena e lasciato, poi, cadere di colpo), rasato, purgato e cambiato di abiti, per il timore che potesse nascondere un amuleto in grado di proteggerlo dal dolore delle pene inflittegli, non solo confessa, ma fa anche, o meglio inventa, su promessa di impunità, il nome di un complice.



Lo sfortunato altri non è che il suo barbiere, tal Giangiacomo Mora, a cui proprio pochi giorni prima dell’accaduto, aveva chiesto di mettergli da parte un vasetto di olio curativo contro la peste. Dopo un’attenta perquisizione della sua bottega, che la presenza di alambicchi e fornelli induce gli esaminatori a considerare una vera e propria fabbrica di veleni, il barbiere viene arrestato e interrogato e, dichiaratosi estraneo ai fatti, viene torturato.



Ciò che lo attende è la legatura della canapa, ovvero una matassa con la quale si avvolge una mano e che viene girata fino a slogare il polso, tanto che questi finisce per ripiegarsi sul braccio stesso. Confessa, ma poi, cessato lo strazio, ritratta; sottoposto di nuovo al supplizio, tra grida di dolore e spasimi, ammette ciò che gli esaminatori sostenevano avesse fatto. Questa scena si ripete per giorni, finché il Piazza non fa il nome di una terza persona: Don Giovanni Gaetano Padilla, nobile spagnolo denunciato come l’ideatore del crimine. Al Mora viene chiesto di confermare la responsabilità di quest’ultimo personaggio nei fatti accaduti ed egli acconsente, ormai stremato dai tormenti della tortura (il Padilla fu poi assolto in virtù del suo rango).



Una sentenza del 27 luglio condanna a morte sia il Piazza che il Mora, nonostante le dubbie confessioni dei due, le continue e ripetute smentite del barbiere e l’assenza di una benché minima prova. Entrambi furono caricati su di un carro che li portò, prima, nel luogo che il Piazza aveva infettato, poi, davanti alla bottega del Mora, dove fu tagliata loro la mano destra e rotta l’ossatura; in seguito furono posti sulla ruota, i loro cadaveri bruciati e le ceneri gettate nel fiume. La casa del Mora fu demolita e al suo posto eretta una colonna, detta infame, e una lapide che recava la descrizione dei fatti accaduti, a memoria della giustizia compiuta nei confronti dei due principali imputati dell’epidemia di peste che si diffuse quell’anno a Milano.



La fonte



 




domenica 5 dicembre 2010

La bufala

14 dicembre 2010



video:









La bufala: Italia, Costituzione italiana.



I 2 leoni: Vaticano e mafia, USA e Servizi segreti, Nobiltà (960+600 deputati e senatori) e Clero.



La lezione della mandria:







sabato 13 novembre 2010

Il sindaco di Udine e la Magistratura italiana II

Quella mattina di dicembre, però, quando lessi sul giornale quello che avevano subito il signor Englaro e sua figlia, mi sentii umiliato come cittadino italiano.



clicca sull'immagine
Il testo da me presentato:

 Mi misi subito a leggere attentamente tutte le sentenze sul caso Englaro. Dovevo spiegare nei dettagli alla mia Giunta comunale, e in futuro, alla città il perché di una decisione così controversa. Iniziai la lettura di quelle sentenze con l'aspettativa un po' preoccupata di dovermi scontrare con una pesante e quasi incomprensibile prosa giuridica. Trovai, invece, dei documenti di una chiarezza, di una lucidità, ma soprattutto di una umanità esemplari. Mi sentii orgoglioso di essere italiano, di un Paese che, ha questa classe di giudici.
Parlavano con precisione, senza mezzi termini, dicevano che togliere il sondino naso-gastrico non era eutanasia, che mantenerlo era accanimento terapeutico. Toglierlo voleva solo dire garantire a Eluana il secondo comma dell'Art. 32 della Costituzione che sancisce il diritto a rifiutare le cure. Le sentenze parlavano della tragedia di questa donna, di quanto fosse devastante e senza appello la sua condizione di stato vegetativo permanente, di come loro, giudici, avessero proceduto per accertare, nei limiti di quanto possa essere ragionevole, quale fosse la volontà di questa persona. Parlavano dei temi più difficili e delicati, legati alla vita e alla morte e alla scienza, con una forza esemplare. Parlavano dei diritti che la nostra Costituzione garantisce come quelli all'Art. 2 sui diritti fondamentali della persona, all'Art.13 sull'inviolabilità della libertà personale. Parlavano della Convenzione di Oviedo sui diritti dell'uomo di fronte alla biomedicina.
...
 Pensai, e ne sono ancora convinto, che si dovrebbero leggere nelle scuole le sentenze sul caso Englaro. Tutti i cittadini dovrebbero farlo. Solamente così possono afferrare, di fronte ad un esempio concreto, il senso e la forza della nostra Costituzione. Il significato dei diritti umani, dei principi di libertà sui quali si basa. Feci fare tante fotocopie di queste sentenze che j distribuii a tutti i membri della Giunta e a tutte le persone che incontravo e con le quali parlavo di questo tema. Le diedi a quegli studenti che facevano la tesi con me. Quelle sentenze erano un tesoro di civiltà.


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Il testo integrale (pp.223-234 del libro citato "Gli ultimi giorni di Eluana" (i capoversi evidenziati in neretto sono quelli presentati da me nei due video).

 LA TESTIMONIANZA  di Furio Honsell
Il sindaco è la prima istituzione pubblica a cui i cittadini si rivolgono quando vivono una difficoltà per la quale non è ovvio a chi chiedere aiuto. Ma è anche l' istituzione a cui si rivolgono per ultima, per extrema ratio, quando tutte le altre istituzioni li hanno abbandonati o sono rimaste sorde alle loro richieste. Mi resi conto, molto presto, una volta eletto sindaco, di questa responsabilità che ricevevo, quasi indipendentemente dalla mia persona. Ne trassi uno dei principi fondamentali sul quale basare le mie azioni: incarnare un potere che sa ascoltare e sa rispondere ai cittadini, perché è loro vicino. Forse, scelsi di candidarmi a sindaco proprio perché, ancorché in modo inconscio, sentii che avrei potuto aiutare i cittadini. Non con l'arroganza di chi è certo di risolvere i problemi, ma con 1 'umanità di chi vuole aiutare le persone ad affrontare le loro difficoltà.
L' altro principio fondamentale che mi sono dato come sindaco è quello di operare con tutte le mie capacità, intelligenza e forza per garantire i diritti costituzionali ai cittadini .Perché la Costituzione italiana è il progetto etico-politico più importante che io abbia mai visto. Richiede un impegno costante per essere attuato. Seppur concisa, è un patrimonio straordinario di civiltà. E la carta della nostra umanità. Rispettarla ci fa essere una comunità, invece che un' orda.
La Costituzione garantisce tutte le libertà fondamentali ai cittadini, permettendo loro di poter esprimere la propria personalità umana individuale, nel rispetto di quella degli altri. La Costituzione garantisce quindi i diritti ad essere cittadini uguali, nel senso di avere pari opportunità di scelta e quindi il diritto al lavoro, all'educazione, alla giustizia, ...garantisce anche il diritto alla salute, che tanti paesi civili come gli Stati Uniti non hanno ancora. La nostra Costituzione repubblicana, nata dalla lotta di liberazione contro il fascismo, garantisce soprattutto il principio democratico che noi, come cittadini italiani, siamo cittadini autentici, che possono realizzare progetti di vita propri e non formiche che devono solo eseguirli, come vogliono tutte le dittature.
Forse come non mai, nella vicenda dei signori Englaro, questi due principi furono messi alla prova, ma anche esaltati e riaffermati nel modo più umano possibile.
Avevo vissuto la vicenda della signora Eluana Englaro negli ultimi mesi 2008 piuttosto da lontano. Non era, dopotutto, una cittadina udinese. Non avevo preso posizioni ufficiali, anche se quando I alcuni esponenti della politica locale avevano proposto di ospitarla al Policlinico "Città di Udine" per il suo "accompagnamento al fine vita" mi era sembrata una cosa giusta. Ma nessun mio intervento era stato richiesto. Non sono un politico opportunista e quindi non espressi manifestazioni ufficiali e continuai nel mio lavoro.
Quella mattina di dicembre, però, quando lessi sul giornale quello che avevano subito il signor Englaro e sua figlia, mi sentii umiliato come cittadino italiano. Perché quella subita da Englaro era un ' amarissima e crudele beffa. A poche ore dal trasferimento a Udine, il ministro della Salute, che da tempo aveva bloccato qualunque procedimento relativo a Eluana in qualsiasi struttura del Sistema Sanitario Nazionale, aveva ricattato la Regione FVG, e minacciato che se si fosse proceduto in qualsiasi struttura convenzionata con il Sistema Sanitario Regionale, seppure indipendente, come il "Città di Udine", avrebbe punito tutti.
Trovavo vergognoso che quegli stessi politici, che prima avevano promesso il loro aiuto a Beppino Englaro, strombazzandolo ai quattro venti, adesso tacessero, e che si fossero piegati senza battere ciglio, abbandonando un padre e una figlia alloro destino. Immediatamente pensai che La Quiete, l'Azienda per i Servizi alla Persona di Udine, avrebbe potuto essere meno vigliacca, perché autonoma e vigilata dal Comune di Udine. La Quiete riceve il suo indirizzo dal sindaco, che in persona, ne avvalla i cambiamenti di statuto e nomina 6 membri su 7 del suo CdA, compreso il presidente.
Pensai che La Quiete avrebbe potuto sfuggire al ricatto della Regione e del Governo. Bastava averne il coraggio.
Per questo motivo, quando alcune settimane più tardi, ricevetti una telefonata dall'on. Renzulli, conoscendone la vicinanza agli Englaro, senza che lui avesse il tempo di dirmi il motivo della chiamata lo anticipai, e dopo il. consueto "ciao" gli dissi d'un fiato "Sì, penso che si possa fare a La Quiete." Rimase sorpreso della mia risposta perché l' aveva ricevuta prima ancora di formularmi la domanda che intendeva pormi a nome di Beppino Englaro: di aiutarlo ad accogliere sua figlia Eluana. Chiamai subito il presidente de La Quiete Ines Domenicali e il suo vice Stefano Gasparin. Renzulli, come sua abitudine, aveva già esplorato buona parte della questione, e dissi loro di procedere per accogliere Eluana e di assicurare l' assistenza necessaria per attuare il "protocollo di accompagnamento al fine vita". E in questo senso si pronunciò il giorno dopo il suo CdA.
Allora pensavo bastasse prendere questa decisione perché si potesse rispondere alla richiesta di un padre. Non immaginavo che in quel momento sarebbero iniziate le settimane più intense della mia vita, sia dal punto di vista emotivo che razionale.
Settimane che avrebbero messo alla prova tutta la mia determinazione per difendere la Costituzione e per dare ospitalità a un padre e a una figlia, friulani, che chiedevano al Friuli di accoglierli. n giorno successivo feci una brevissima dichiarazione a un' agenzia stampa per dimostrare la mia vicinanza ai volontari e a La Quiete: " Attraverso la decisione della Quiete, di accogliere Eluana Englaro Udine dimostra di essere una città civile". In tutte le settimane successive, anche nei momenti di massima tensione, non feci mai altre dichiarazioni. Non volevo assolutamente dare l'impressione di voler strumentalizzare la vicenda, volevo sfuggire ad accuse, che comunque ricevetti, di volerla sfruttare per visibilità. Nessun sentimento era più lontano da me. Nel chiedere a La Quiete di accogliere Eluana Englaro, avevo agito in base a due dei principi ai quali mi sono sempre ispirato: rispondere ai cittadini che mi chiedevano aiuto e garantire loro .il diritto alla giustizia.
Mi misi subito a leggere attentamente tutte le sentenze sul caso Englaro. Dovevo spiegare nei dettagli alla mia Giunta comunale, e in futuro, alla città il perché di una decisione così controversa. Iniziai la lettura di quelle sentenze con l'aspettativa un po' preoccupata di dovermi scontrare con una pesante e quasi incomprensibile prosa giuridica. Trovai, invece, dei documenti di una chiarezza, di una lucidità, ma soprattutto di una umanità esemplari. Mi sentii orgoglioso di essere italiano, di un Paese che, ha questa classe di giudici.
Parlavano con precisione, senza mezzi termini, dicevano che togliere il sondino naso-gastrico non era eutanasia, che mantenerlo era accanimento terapeutico. Toglierlo voleva solo dire garantire a Eluana il secondo comma dell'Art. 32 della Costituzione che sancisce il diritto a rifiutare le cure. Le sentenze parlavano della tragedia di questa donna, di quanto fosse devastante e senza appello la sua condizione di stato vegetativo permanente, di come loro, giudici, avessero proceduto per accertare, nei limiti di quanto possa essere ragionevole, quale fosse la volontà di questa persona. Parlavano dei temi più difficili e delicati, legati alla vita e alla morte e alla scienza, con una forza esemplare. Parlavano dei diritti che la nostra Costituzione garantisce come quelli all'Art. 2 sui diritti fondamentali della persona, all'Art.13 sull'inviolabilità della libertà personale. Parlavano della Convenzione di Oviedo sui diritti dell'uomo di fronte alla biomedicina.
Mi resi conto, ancor di più, di quale eroe civile fosse Beppino Englaro. Con quale forza, con quale coraggio avesse saputo proseguire lungo un cammino pieno di difficoltà e di drammatici contrasti e dilemmi.
 Lui, forse, contro tutto e contro tutti, era l'unico che dava ancora una umanità alla propria figlia proprio perché le dava la dignità di persona che ha ancora una volontà propria, che ha il diritto alla libertà, che è l’unica che possa disporre del proprio corpo come recita la Costituzione. Proprio lui che portava con sé il profondissimo dolore per la perdita di una figlia, che solo un padre può immaginare, forse.
Pensai, e ne sono ancora convinto, che si dovrebbero leggere nelle scuole le sentenze sul caso Englaro. Tutti i cittadini dovrebbero farlo. Solamente così possono afferrare, di fronte ad un esempio concreto, il senso e la forza della nostra Costituzione. Il significato dei diritti umani, dei principi di libertà sui quali si basa. Feci fare tante fotocopie di queste sentenze che j distribuii a tutti i membri della Giunta e a tutte le persone che incontravo e con le quali parlavo di questo tema. Le diedi a quegli studenti che facevano la tesi con me. Quelle sentenze erano un tesoro di civiltà.
Ma c' era un presupposto, perché il nostro fosse j uno Stato di diritto: si doveva portare a termine quella sentenza. Si doveva garantire il diritto alla giustizia la Englaro e a sua figlia. Inizia così per me una seconda fase nella vicenda tutta fatta di razionalità: aiutare Beppino Englaro a superare tutte le difficoltà giuridico-amministrative e anche burocratiche del trasferimento di sua figlia a La Quiete. In quei giorni più volte mi incontrai e parlai al telefono con l'avvocato Campeis, moltissime volte con i dirigenti de La Quiete, il presidente, i consiglieri di amministrazione, i responsabili del distretto sanitario. Si studiò per giorni in tutti i modi, e in tutti i dettagli, come superare tutte le difficoltà che potessero emergere. E per ogni difficoltà che si superava, come un 'idra, nuove difficoltà emergevano.
Sembrava che fosse impossibile raggiungere il semplice risultato di garantire l' esecutività di una sentenza che ero stata confermata in tutti i gradi di giudizio.
Avrebbe la valutazione di invalidità permesso immediatamente ad Eluana di entrare in graduatoria a La Quiete? e con quale formula? quale programma sanitario le sarebbe stato assegnato? da quale medico sarebbe stata presa in carico? I volontari, che non erano dipendenti de La Quiete, come avrebbero potuto sostituirsi ai dipendenti preposti a quelle funzioni? Se non si analizzavano in anticipo tutti i possibili intoppi si rischiava di far trasferire Eluana a La Quiete per poi ricadere nel divieto governativo e regionale, o farla ricadere sotto l' autorità di chi avrebbe subito il ricatto. Si rischiava di non poter eseguire il proto i collo dell'equipe di De Monte. De Monte rischiava di non poter essere il medico che la prendeva in carico, ...e numerosissime altre questioni sulla natura della struttura. La Quiete ricadeva nel novero di quelle strutture che la sentenza individuava come "confacenti"? No. Allora si poteva individuarne una sezione dove invece ciò poteva essere dichiarato. Sì. E allora chi lo poteva dichiarare tale? E così via. Pur essendo tutti i responsabili amministrativi disponibili a ragionare, sollevavano tutti i possibili cavilli, per non incorrere nella più piccola possibilità di azione legale o penale da parte della Regione e di una loro responsabilità per qualche abuso. Sentivo che dovevo dare tutta la garanzia politica che potevo, ma allo stesso tempo mettere tutte le mie capacità razionali per controbilanciare e superare tutte le possibili difficoltà e problemi e cavilli che venivano sollevati. Come nelle più difficili ricerche che avevo condotto nella mia precedente attività di professore universitario di matematica, tutta la mia intelligenza era concentrata sulle regole dei sistemi sanitari e ospedalieri. Certamente avevamo tanti alleati e tra questi il primo era il presidente de La Quiete. Ma mi ricordo che in più di una occasione dovetti usare tutta la mia autorità per contrastare chi continuava a contrapporre sempre nuove difficoltà. Fu in uno di questi momenti che incontrai per la prima volta Beppino Englaro, di persona. Fu un'esperienza straordinaria. Provai un' autentica soggezione, come l'avevo provata in vita mia in occasione del primo incontro con il presidente della Repubblica, o un premio Nobel, o un vecchio eroe partigiano. Sentivo la sua forza, la sua intelligenza, il suo coraggio, quello di chi sa rischiare in prima persona per tutti gli altri. Non riuscii quasi a dire nulla. Percepii solo la sua grande umanità. Sentimenti analoghi provai anche nel mio primo incontro con De Monte, eroe civile anche lui con tutti i volontari, che rischiavano tutta una carriera, tutto, per affermare un principio e cioè l'ltalia come uno Stato di diritto. Avevano il coraggio di fare delle scelte, di essere degli attori e non degli spettatori. A dire il vero anch' io rischiai .Per la mia decisione . in quei giorni si dimise un assessore della mia Giunta, per polemica, e i giornali diedero ampio spazio alla fragilità della mia maggioranza. Arrivammo ad un passo che venissi sfiduciato e si dovesse chiudere, dopo meno di un anno, la mia esperienza di sindaco. I partiti politici e il Pd non mi abbandonarono, però. Riuscirono a gestire politicamente anche quelle ampie aree alloro interno che avrebbero preferito che Eluana Englaro non fosse stata accolta a La Quiete. Non mi incoraggiarono a proseguire, certo, ma nemmeno mi chiesero di fermarmi, si limitarono ad invitarmi alla prudenza. Ricordo però che alcuni consiglieri cattolici del Pd capirono a fondo la questione. In un'intensa riunione seppero interpretare la figura di Beppino Englaro in termini di carità. Furono dalla mia parte insieme agli altri membri della mia Giunta. Ma in ultima analisi l' azione era mia perché del sindaco è l'ultima responsabilità, quella di garantire i diritti ai cittadini. Malgrado le polemiche intensissime di quei giorni, i tanti messaggi di condanna ma anche di incoraggiamento che ricevevamo per lettera e per posta elettronica, alla fine però la questione per me si chiarì. Era lineare, dopo tutto, dal mio punto di vista: ascoltare, accogliere e aiutare due cittadini, un padre e sua figlia, ad avere la giustizia che gli era stata negata da un Governo che non rispettava la separazione dei poteri garantiti dalla Costituzione: quello esecutivo e quello giudiziario. Ma, da questo punto di vista, il peggio doveva ancora arrivare. Ricordo con molta emozione la notte nella quale fu trasferita Eluana Englaro. Non riuscii a dormire. Periodicamente ricevevo dei messaggi da De Monte, che mi informava di come erano state superate le varie difficoltà a Lecco e lungo la strada.
Mi sentii con il questore per assicurarmi che non ci fossero intralci per le vie di Udine o davanti a La Quiete. In ogni istante qualcosa poteva incepparsi e quei due cittadini potevano non vedersi riconosciuto quanto tutti i livelli del nostro sistema giudiziario avevano loro assicurato .
Anche nei giorni successivi, numerose volte Renzulli mi chiamò perché qualcosa si bloccava e si rischiava di non riuscire a dare giustizia agli Englaro e mi chiedeva di intervenire con l' autorità di sindaco presso questo o quell'organismo o persona.
Ma appunto il peggio doveva ancora arrivare. Nelle giornate successive iniziò infatti una vera e propria lotta contro un potere disumano. Ad ondate successive venivano mandate forze dell'ordine a fare ispezioni per cercare qualcosa che non andasse, per obbligare La Quiete ad interrompere il protocollo.
Vennero prima da Udine, poi da Trieste e infine da Roma. Vennero per fermare la giustizia. Sentii in quel fine settimana l'oppressione del potere quando va contro i cittadini e viola i loro diritti umani . Ad un certo punto il governo preparò un decreto per dichiarare fuori legge il protocollo avviato per Eluana Englaro. Non si sapeva cosa avrebbe fatto il presidente Napolitano. Chiesi al mio staff di chiamare il Quirinale e chiedere se potevo parlare con lui al telefono, per spiegargli cosa stava succedendo qui a Udine. Mi guardò stranito. Mi disse: ma vuole che il presidente le risponda? Dissi: ma sono il sindaco della città dove si sta combattendo una battaglia per difendere la Costituzione, il Quirinale mi risponderà. Ebbene dopo alcuni minuti il presidente Napolitano in persona mi richiamò. Gli dissi che ero il sindaco di Udine, gli spiegai cosa significava quanto stavamo facendo, che lo stavamo facendo nel migliore dei modi, con la massima attenzione, che era in gioco il diritto alla giustizia di un cittadino. Gli dissi che "noi tutti siamo con lei, signor presidente, nel darle coraggio a non firmare". Mi ringraziò, dicendomi che non ne aveva bisogno, che non dovevamo preoccuparci, aveva già deciso di non firmare e di lì a poco avrebbe diramato, come di fatto avvenne, le motivazioni della sua decisione. Lo ringraziai e di nuovo mi sentii orgoglioso di essere italiano . In quelle giornate ogni tanto De Monte veniva a parlarmi, per scaricare la tensione. Tutte le mattine telefonavo alla presidentessa de La Quiete per farle _sentire la mia vicinanza. La domenica ci fu tutta una serie di telefonate con il responsabile dell' azienda sanitaria e de La Quiete. La Regione che prima aveva voluto aiutare Beppino Englaro, adesso cercava di bloccare tutto. Le manifestazioni inscenate fuori da La Quiete si intensificavano, ci chiedevano di autorizzare la predisposizione di maxischermi nelle strade. Bloccammo tali richieste. Le TV trasmettevano interventi feroci di tante persone che si arrogavano il diritto di parlare contro il diritto di alcuni cittadini. Furono momenti difficili.
Come ho detto continuavo a rifiutare interviste. Non c'era bisogno di posizioni pubbliche, le azioni che non svolgevo sotto le telecamere richiedevano già tutta la mia energia. Non volevo dare l'impressione di voler sfruttare questo episodio dal punto di vista mediatico. La questione era troppo alta e troppo seria. Riguardava il senso più profondo di fare il sindaco. La responsabilità nei confronti dei cittadini, della giustizia. In privato contribuivo a dare coraggio. Ci fu comunque sabato pomeriggio una manifestazione in mio sostegno. Uscii solo per qualche minuto dal municipio, ringraziai e me ne andai. Udine intanto era il centro del mondo mediatico.
Veniva presentata in modo molto controverso. Da parte mia ero certo, invece, che Udine fosse al centro di una battaglia per i diritti umani, per il diritto di ottenere giustizia, di poter rifiutare le cure e di essere responsabili del proprio corpo. Infine, come di sorpresa, arrivò quella sera. Renzulli mi telefonò dicendomi che gli avevano telefonato che tutto era finito. Che Eluana, prima del previsto, con leggerezza, se n'era andata. Sentii un forte e sincero moto di affetto e di riconoscenza per questa donna che attraverso suo padre ci aveva saputo dare tantissimo, forse la cosa più grande che sia possibile dare, la fiducia e la riconferma nei nostri ideali. Provai un senso di pietà per tanto dolore, così umano. Abbiamo parlato alla città di Udine del fme vita attraverso dibattiti pubblici e spettacoli teatrali, ma sempre con rispetto per le opinioni di tutti i cittadini , anche quelli che, avendo familiari in stato vegetativo permanente, hanno fatto scelte diverse da quelle di Beppino Englaro. Alcuni di questi mi hanno anche 0%" chiesto aiuto per sostenerli nella loro scelta. ~ Quando rivedo Beppino Englaro provo sempre gli ,; stessi sentimenti ed emozioni della prima volta, oltre a un sentimento di fratellanza e di riconoscenza. Penso sia un eroe civile. Non di certo per l'eutanasia egli si è battuto, ma per dimostrare che l'Italia è uno stato di diritto, perché è un uomo che crede nella Giustizia, nel senso più pieno e più difficile del termine. Ci ha dato la possibilità di sentirci appartenenti ad uno Stato e a una comunità che ha dei valori. Englaro è un eroe vero, moderno, non violento: anziché optare per una soluzione ipocrita, ha scelto la strada della trasparenza e del rigore, del rispetto delle leggi e della Costituzione. Una strada lunga oltre una decina d'anni. Non so quanti, francamente, l'avrebbero percorsa con quella tenacia, forza, lucidità, speranza e fiducia nelle istituzioni. Gli stessi sentimenti provo quando incontro i volontari, De Monte, Domenicali, Gasparin, Renzulli e i molti che in quelle giornate hanno dimostrato la forza dei loro ideali. In quelle settimane sarebbe bastato cedere anche solamente per un istante, non vigilare con la massima attenzione anche solo un momento, per non fare nulla e quindi scivolare nel grigiore di chi si piega a un potere che ritiene ingiusto e pertanto disumano. Grazie a tutti questi eroi civili, non lo abbiamo fatto. Quando, in un'intervista di fine d'anno, la giornalista mi chiese tra le tante domande, anche quella di "chi fosse stato 1 'udinese dell'anno" senza esitazione ho detto Eluana Englaro.
Perché, anche se forse in vita era passata solamente di sfuggita da qui, morendo a Udine aveva contribuito a renderla una città ancora più civile, e così facendo sarebbe sempre rimasta presente per tutti noi. Lo conferma il comportamento che hanno avuto gli udinesi e i friulani in quei giorni. La città e il Friu1i, il mondo cattolico e quello laico, tranne rarissime eccezioni, tutti si sono comportati in modo esemplare.
Contrari o favorevoli che fossero. n confronto, tranne qualche stonatura di qualche esponente del mondo politico, è stato serio, civile, pacifico, maturo. La città ha avuto rispetto per Beppino Englaro e per la sua sofferenza, lo ha capito, accolto, anche al di là delle convinzioni personali. Non ci sono mai stati momenti di intolleranza, pur nella forte tensione emotiva. La città ha avuto un comportamento esemplare e io la ringrazio. Sapremo essere sempre a11'altezza di questi valori, così come in quei giorni? Grazie Udine, grazie Beppino, grazie Eluana.