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mercoledì 11 novembre 2009

E lo Stato diventa teocratico

Leggiamo dall'ANSA che - dopo una settimana di studi di astrobiologia promossa dalla Pontificia accademia delle scienze e dalla Specola vaticana -  fisici, chimici, astronomi biologi, geologi e filosofi sono arrivati alla conclusione che esistono condizioni di vita anche su altri pianeti.

Gli scienziati e gli studiosi "mettendo a confronto i risultati delle loro ricerche, oggi in grado di registrare progressi in tempi incredibilmente più rapidi dei tempi di Galileo Galilei, sono giunti a ritenere ‘plausibile’ l’esistenza di centinaia di milioni di luoghi abitabili nella sola Via lattea, che è solo una dei miliardi di galassie dell’universo."

 

Ragioniamo un momento. La Terra è un pianeta della via Lattea, la quale comprenderebbe "centinaia di milioni di luoghi abitabili". La via Lattea, a sua volta, è solo "una dei miliardi di galassie dell'universo". Ammesso che i luoghi abitabili della via Lattea siano soltanto cento milioni, e che le galassie siano soltanto  un miliardo, i pianeti abitabili nell'intero universo sarebbero almeno cento milioni di miliardi. Ovviamente, se il discorso si estende ai pianeti non abitabili, i numeri crescono in modo incalcolabile.

Ebbene, ammesso anche che esista un Dio dell'universo, credere che lo abbia creato ad uso e consumo di qualche microbo del microscopico pianeta Terra è obiettivamente difficile. Quando poi i microbi pretendono, avvalendosi di uno strumento inadatto a capire la complessità del creato (il loro microscopico cervello), di interpretare le leggi del Creatore e di imporle al di sopra delle leggi degli uomini, allora il confine tra Fede e Superbia non esiste più, e lo stato laico diventa teocratico.

Giampietro Sestini     

 






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LiberaUscita

Associazione nazionale laica e apartitica

per la legalizzazione del testamento biologico

e la depenalizzazione dell'eutanasia 

Via Magenta, 24 - 00185 Roma

telefono (provvisorio): 338.9595790

fax (provvisorio): 06.69924050

sito web: www.liberauscita.it 

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lunedì 9 novembre 2009

Crocifisso sì crocifisso no (II)

Perché è importante che Cristo non sia Dio

Io sono laico. Ateo e bestemmiatore, come da sentenza.

Che c’entro io col Concordato?







Ma ora eccomi qua: 



Io da quei chiodi mi sono staccato

Esseni di tutto il mondo, unitevi.

(da Barbabianca)

 


Citazioni

1 - Su, mortali, destatevi. Il dì rinasce: torna la verità in sulla terra e partonsene le immagini vane. Sorgete; ripigliatevi la soma della vita; riducetevi dal mondo falso nel vero. (Il cantico del Gallo silvestre – Leopardi, operette morali)


2 -… Nonostante questa chiarezza evangelica, (Cristo intendeva abolire la casta sacerdotale intermediaria tra noi e Dio NDR) in epoche successive altri sapienti, potenti e ricchi hanno scoperto che c’era ancora posto per la lorostrumentalizzazione e mediazione di Dio. Si sono fatti mediatori esclusivi fra gli uomini e Cristo!  Così essi hanno trovato il modo di tornare all’antico gioco, all’antico circolo vizioso. Accaparrando Cristo sono riusciti di nuovo adaccaparrare Dio e a dominare le coscienze. (Incontro a Gesù,Comunità dell’Isolotto, LEF ed.p.11 Firenze 1968)

Ecco perché insisto nell’affermare che il grande tradimento del messaggio dei vangeli è stato reso possibile dalla divinizzazione di Gesù Cristo. Questo fatto ha permesso ad Anna e Caifa di resuscitare, riprendere il controllo del tempio, senza bisogno di rinnovare il guardaroba o la carta intestata "Summus Pontifex"! E sono andati anche oltre.

 Mi spiego: se io, per esempio mi dichiaro e faccio riconoscere come vicario di Cristo, automaticamente sono vicario di Dio, a tutti gli effetti. Sono dio. Sono infallibile. So tutto. Lucifero volle fare lo stesso, ma gli andò male. Non può esistere un angelo-dio. Mentre un uomo-dio sì. Ed io sono il suo rappresentante: “eccomi qua, papa Vojtila che proclamo a 1 miliardo di indiani, nel mio viaggio a New Delhi: solo Cristo può “salvarci”.


Qui all’Isolotto da dove scrivo, molto tempo fa si riunirono in chiesa gli operai licenziati della Galileo, grande fabbrica di ottica (e ora di armi di puntamento); una prima assoluta. All'Isolotto c’era un parroco che poi fu estromesso, a Firenze c’era un cardinale che poi fu sostituito. A tutt' oggi, se tu entri in chiesa, silentium: c’è il Santissimo! Che non vuol sentir parlare. Si chiama Gesù sacramentato.


Di ritorno dal viaggio recente in Iran, dopo aver visto, l’anno scorso, Siria e Giordania, trovo naturale il confronto tra chiesa e moschea: la nostra è la casa del prete, la loro è un luogo d’incontro del popolo. Ti levi le scarpe, ti veli se donna, ma puoi sederti in gruppo, parlare, anche dormire. E pure pregare e concentrarti. Lì non c’è il Santissimo. Nella grande moschea omayade di Damasco c'è un tabernacolo, una grande urna di vetro e cristallo dedicata a S.Giovanni Battista. Ad Amman in Giordania la grande moschea cittadina ha di fronte, dall'altra parte della strada una grandissima chiesa cristiana. Per loro Gesù Cristo è un grande profeta, noi troviamo Maometto in Malebolge  spaccato in due dalla testa all’ano, in mano a diavoli “assatanati”naturalmente (Inferno, XXVIII, 22-33).  In Iran le donne sono velate, le ragazze vestite da suore, d’accordo. Fa impressione. Non fa impressione che la chiesa cattolica dichiari le donne “essenzialmente” diverse dagli uomini per quanto riguarda la possibilità di essere intermediarie tra Cristo e noi. Chador integrale dell’anima. Per carità, manteniamocele, fuori dal sacerdozio: sarà più facile abolire la casta rappresentata da soli maschi. In gran parte nevrotici, con la storia incredibile del celibato obbligatorio vita natural durante, senza possibilità di ripensamento, salvo l’esclusione a divinis. Tutto questo perché non deve nascere all’interno della casta sacerdotale un diritto, che so, ereditario, una pretesa di qualcosa, una concorrenza, diritti di successione, democrazia interna. Come le ragazze senza dote e i cadetti senza diritto di eredità dei tempi andati. I carabinieri non potevano sposarsi fino a 30 anni, ora non so. Tu prete puoi avere figli, ma non legittimati, meglio se neppure dichiarati, possibilmente tenuti nascosti. Ad evitare lo scandalo. Tanti  del prete del frate della monaca del monaco in Italia, figl di coppie di fatto non riconosciute. I pedofili in compenso non fanno figli.   Come avrebbe fatto un Ruini a spodestare da un giorno all’altro, senza colpo ferire, tutti i  parroci d’Italia del diritto di proprietà o quantomeno di usufrutto dei beni parrocchiali  estesi su tutto il territorio se dietro ogni parroco ci fosse stata una famiglia? D.Alessandro Santoro può essere trasferito dalle Piagge a Romena in poche ore. Come il carabiniere giovane e scapolo. 


In questo modo Il Vaticano è potuto diventare un buco nero estragalattico che attrae a sé tutti i beni materiali e immateriali, l’intero 8x1000 dell’Italia e delle nazioni cattoliche e può far sparire tutto in quella macchina infernale che si chiama IOR, istituto opere di religione, direttore Marcinkus. Al tempo dei Calvi e dei Sindona. Quando papa Luciani – santo subito nel senso in paradiso dopo 20 giorni  – fu trovato morto a letto mentre teneva in mano i tabulati dello IOR mascherati sotto la copertina dell'Imitazione di Cristo. Lasciò il posto a papa Vojtila. Opus dei. Pinochet. Grande attore, anche nella parte del santo.

Per concludere: immaginare un essere dio-uomo o uomo-dio è un po’ come pretendere che questo ammasso di universi infiniti sia opera di uno di noi e che la terra sia il centro dell’Universo, non un pulviscolo dentro una galassia di milioni di stelle che sta dentro un ammasso di mi-li-ar-di di galassie che pare siano solo una parte di un tutto senza confini di spazio e tempo.

E’ difficile pensare a un paradiso immobile in un mondo fatto di stelle  infinite che nascono crescono ingrossano fino a scoppiare in un continuo replay da caleidoscopio. Altro che stare per l’eternità a contemplare dio motore immobile, io immobile guardone. E’ dura. Ma come faccio a dirlo a nonna sorella amici e parenti contadini e anche a Trapattoni…

Meglio oprando obliar senza indagarlo


 questo enorme mister de l'Universo.

In effetti l’assunto del post è diretto al Cristo crocifisso di scuole caserme tribunali ospedali chiese e sacrestie, obitori e cimiteri, non ad altro (così almeno credevo all'inizio...)
Il simbolo simbolo niceno-costantinopolitano recita: credo in Gesù Cristo suo "unico" figliolo, nostro Signore.

E noi che credevamo di essere, come lui, "tutti" figli di dio, siamo invece dei bastardi nati peccatori da madri costrette a purificarsi dopo la nostra nascita.
Correzione: credo in G.C. suo figliolo e nostro fratello. Chi va in chiesa lo suggerisca al parroco. In Curia passerebbe inosservato. Salvo...i guardiani dell'ortodossia, Opus Dei, Cl, pdl pdmnoelle (v. la dichiarazione del rappresentante fiorentino di Rifondazione sul caso Piagge-Santoro).

Stacchiamolo, il nostro amico e compagno Cristo, una volta per sempre dalla croce. E noi con lui.
L'immagine giusta è lla seconda qui sopra, caro ministro della difesa (delle guerre perse).

Ritorno al punto di partenza: Su, mortali, destatevi. Il dì rinasce: torna la verità in sulla terra e partonsene le immagini vane. Sorgete; ripigliatevi la soma della vita; riducetevi dal mondo falso nel vero. (Il gallo silvestre)

Ti ho deluso? Fatto arrabbiare? Come non detto. Dimentichiamo Leopardi e finiamo con Manzoni:

La vita è un mistero di contraddizioni in cui la mente si perde se non lo considera come uno stato di prova e dipreparazione ad un'altra esistenza.

Aggiungiamoci anche che  "i guai vengono bensì spesso, perché ci si è dato cagione; ma che la condotta più cauta epiù innocente non basta a tenerli lontani; e che quando vengono, o per colpa o senza colpa, la fiducia in Dio liraddolcisce, e li rende utili per una vita migliore". (Promessi Sposi, pag. finale) L'aveva già scritto questo pezzo quando approvò la breccia di Porta Pia e quando votò, in Senato, l'annessione di Roma al Regno d'Italia. Scomunicato anche lui. Insomma, in parole povere povere, il problema non è Cristo ma i suoi sedicenti rappresentanti. E qui la storia dovrebbe ricominciare.

Concludo l'impegnativo discorso ritornando a Feuerbach:

L'amore di Dio per l'uomo - centro e fondamento della religione - è la prova più chiara, più irrefutabile che l'uomonella religione contempla se stesso come un oggetto divino. La provvidenza è un privilegio dell'uomo; esprime la superiorità dell'uomo sugli altri esseri naturali; lo sottrae alla concatenazione di tutto l'universo.

All'Universo noi dobbiamo invece rimaner attaccati, perché è lui il nostro Dio (parola di Spinoza*). Potremo così girare per sempre - in modi vari e forme diverse - tra miliardi di stelle e di galassie. In una perenne varia imprevedibile corsa da formula uno sulle astronavi stellari. Mai fermi né immobili. Ci ritroveremo a gareggiare anche con con quel piantagrane di Giacomo Leopardi se non preferirà stare ai box delle stazioni spaziali a mangiar gelati.


Appendice finale

*Spinoza

Aprendo Wikipedia mi sono trovato di fronte ad una figura d'uomo straordinaria.

La sua fama è legata all'opera Ethica ordine geometrico demonstrata ("Etica dimostrata con metodo geometrico"), in cui Spinoza propone un modello di mondo materiale e morale alternativo, in cui "attraversare la vita non con paura e pianto, ma in serenità, letizia e ilarità". Una grande figura. Vallo a leggere qui.

http://it.wikipedia.org/wiki/Baruch_Spinoza

Ma c'è un pezzo scritto da un rabbino che ti voglio mettere subito sotto gli occhi, perché è portentoso.


Dichiarazione rabbinica autentica datata 27 luglio 1656 e firmata da Rabbi Saul Levi Morteira ed altri

I Signori del Mahamad rendono noto che, venuti a conoscenza già da tempo delle cattive opinioni e delcomportamento di Baruch Spinoza, hanno tentato in diversi modi e anche con promesse di distoglierlo dalla cattivastrada. Non essendovi riusciti e ricevendo, al contrario, ogni giorno informazioni sempre maggiori sulle orribili eresieche egli sosteneva e insegnava e sulle azioni mostruose che commetteva – cose delle quali esistono testimoni degni di fede che hanno deposto e testimoniato anche in presenza del suddetto Spinoza – questi è stato riconosciutocolpevole. Avendo esaminato tutto ciò in presenza dei Signori Rabbini, i Signori del Mahamad hanno deciso, con l’accordo dei Rabbini, che il nominato Spinoza sarebbe stato bandito (enhermado) e separato dalla Nazione d’Israelein conseguenza della scomunica (herem) che pronunciamo adesso nei termini che seguono:

Con l’aiuto del giudizio dei santi e degli angeli, con il consenso di tutta la santa comunità e al cospetto di tutti inostri Sacri Testi e dei 613 comandamenti che vi sono contenuti, escludiamo, espelliamo, malediciamo ed esecriamoBaruch (=Benedetto) Spinoza. Pronunciamo questo herem nel modo in cui Giosuè lo pronunciò contro Gerico. Lo malediciamo nel modo in cui Eliseo ha maledetto i ragazzi e con tutte le maledizioni che si trovano nella Legge. Che sia maledetto di giorno e di notte, mentre dorme e quando veglia, quando entra e quando esce. Che l’Eterno non lo perdoni mai. Che l’Eterno accenda contro quest’uomo la sua collera e riversi su di lui tutti i mali menzionati nel librodella Legge; che il suo nome sia per sempre cancellato da questo mondo e che piaccia a Dio di separarlo da tutte le tribù di Israele affliggendolo con tutte le maledizioni contenute nella Legge. E quanto a voi che restate devoti all’Eterno, vostro Dio, che Egli vi conservi in vita. Sappiate che non dovete avere con Spinoza alcun rapporto né scritto né orale. Che non gli sia reso alcun servizio e che nessuno si avvicini a lui più di quattro gomiti. Che nessuno dimori sotto il suo stesso tetto e che nessuno legga alcuno dei suoi scritti.


Nota

L'eresia principale che portò alla scomunica di Spinoza sarebbe stata - scrive Wikipedia - il non credere all'immortalità dell'anima, posizione che determinava il crollo della dottrina della ricompensa nell'aldilà e quindi la perdita del controllo delle anime sulla terra da parte delle autorità religiose.

Comunque grazie agli Olandesi, Baruch-Benedetto Spinoza riuscì a morire a letto. Era un ottimo tornitore di lenti, le stesse che servirono a Galileo per diventare anche lui eretico.







 

venerdì 6 novembre 2009

Crocifisso sì, crocifisso no (I)













E quando miro in cielo arder le stelle;







Dico fra me pensando:







A che tante facelle?







Che fa l'aria infinita, e quel profondo







Infinito seren? che vuol dir questa







Solitudine immensa? ed io che sono?







(Leopardi, canto notturno di un pastore errante dell'Asia)











In questo pianeta siamo tutti accomunati dal destino di vivere su un piccolo sasso sperduto alla periferia di un universo probabilmente infinito, forse parte di un numero infinito di universi infiniti, dove la nostra esistenza è la sola certezza, piccola luce nell’ignoranza cosmica in cui siamo avvolti.







Dietro allo scontro sul crocifisso nelle scuole, un tema che anche a molti laici sembra banale e insignificante, c’è in realta’ l’eco di una battaglia vecchia di secoli, di millenni, una battaglia delle e sulle idee che reggono il mondo e la civiltà umana. Quella battaglia ha visto guerre sanguinarie, rivoluzioni, riforme e ha avuto esiti differenti in differenti aree geografiche, anche all’interno della piccola Europa. C’e’ chi ha abbracciato la Ragione e chi è rimasto schiacciato dal Dogma, chi ha sviluppato la democrazia e i diritti e chi è rimasto vittima della violenza del fondamentalismo, chi ha costruito una societa’ aperta e chi è rimasto prigioniero dei feudi e delle corporazioni.







(
Gabriele Zamparini)











C'è la necessità di un accordo tra filosofi (leggi:scienziati) e teologi, perché «la fede si richiede per l'istituzione di rozzi popoli che denno esser governati», l'infinità dell'universo e l'esistenza di mondi infiniti, la mancanza di un centro in un universo infinito comporta la scomparsa dell'antico, ipotizzato ordine gerarchico, la «vanissima fantasia» che riteneva che al centro vi fosse il «corpo più denso e crasso» e si ascendesse ai corpi più fini e divini. La concezione aristotelica è difesa ancora da quei dottori che hanno fede nella «fama de gli autori che gli son stati messi nelle mani», ma i filosofi (leggi:scienziati) moderni, che non hanno interesse a intendere quello che dicono gli altri, ma pensano con la loro testa, si sbarazzano di queste anticaglie e si avviano «con più sicuri passi alla cognizione della natura".







  Giordano Bruno De l'infinito, universo e mondi (citato a senso)











Un giorno Dio, sotto mentite spoglie , incontra un contadino che cammina lungo la strada e gli chiede “Dove stai andando?” Al che il contadino risponde “A Saragozza” dimenticando di aggiungere la chiosa obbligatoria nel medioevo “Se Dio vuole”.  A causa di questa mancanza di rispetto Dio trasforma il contadino in una rana e la spedisce nella pozza più vicina.  Dopo avere osservato la rana sguazzare per un po’ Dio inverte la trasformazione e dice al contadino , una volta ripresa la forma umana “Ed ora dove vai?” Al che il contadino risponde “ A Saragozza o nella pozza!” . Gli irosi dei del mondo antico avrebbero rispedito il contadino nella pozza. Il mio Dio per contro si sarebbe assicurato che arrivasse a   Saragozza.  Un errore di tutte le religioni fondamentaliste è che il loro Dio non ha senso dell’humor. Ciò perché le religioni fondamentaliste si mantengono per lungo tempo per mezzo di rituali che per loro natura non hanno alcun senso dell’humor.







Fred Hoyle (citato da
Barbabianca)















L'amore di Dio per l'uomo - centro e fondamento della religione - è la prova più chiara, più irrefutabile che l'uomo nella religione contempla se stesso come un oggetto divino, come un divino scopo, e che i suoi rapporti con Dio non sono che rapporti con se stesso, con il suo proprio essere.







La provvidenza è un privilegio dell'uomo; esprime la superiorità dell'uomo sugli altri esseri naturali; lo sottrae alla concatenazione di tutto l'universo.







(Feuerbach)








I geni religiosi di tutti i tempi risentono di questa religiosità cosmica che non conosce né dogmi né Dei concepiti secondo l'immagine dell'uomo. Non vi è perciò alcuna Chiesa che basi il suo insegnamento fondamentale sulla religione cosmica. Accade di conseguenza che è precisamente fra gli eretici di tutti i tempi che troviamo uomini penetrati di questa religiosità superiore e che furono considerati dai loro contemporanei più spesso come atei, ma sovente anche come santi. Sotto questo aspetto uomini come Democrito, Francesco d'Assisi e Spinoza possono stare l'uno vicino all'altro.







 La principale fonte dei conflitti odierni tra le sfere della religione e della scienza sta tutta in questa idea di un Dio personale. […] Nella lotta per il bene morale, i maestri della religione debbono avere la capacità di rinunciare alla dottrina d’un Dio personale, vale a dire rinunciare alla fonte della paura e della speranza, che nel passato ha garantito ai preti un potere così ampio.







Più l’uomo avanza nella sua evoluzione spirituale, più mi appare certo che il sentiero verso una religiosità genuina non passa per la paura della vita e la paura della morte, o per una fede cieca, ma attraverso gli sforzi compiuti in direzione di una conoscenza razionale.







A livello di logica pura tutti gli assiomi sono arbitrari, compresi gli assiomi dell’etica. Ma essi non sono affatto arbitrari da un punto di vista psicologico e genetico, […] All’individuazione e alla verifica degli assiomi etici si perviene in modo non dissimile da quello che riguarda gli assiomi della scienza.
La verità è ciò che sopporta la verifica dell’esperienza.



Einstein












Sento il bisogno come Machiavelli ai tempi dell'esilio politico all'Albergaccio, dalle parti di S.Casciano, qui alle porte di Firenze, sulla via per Siena, di rivestirmi un po' di panni curiali per cercare la compagnia di uomini illustri e gustare con loro di quel pane della sapienza "che solum è mio". Dopo essermi levato da questa mediatica Italia bordello devastata da "ruffian, baratti e simile lordura". (rileggere il VI del Purgatorio).







La riflessione mia di oggi  è che Cristo non è dio. Non lo è mai stato. E' proprio lui che dice, in quel momento di m. in cui viene a trovarsi, come i 10 milioni "dieci" di uomini crocifissi sulle pubbliche strade romane nei secoli dell'Impero: dio de' dei, mi hai proprio abbandonato! Ma perché a Nicea l'Imperatore Costantino fece scrivere che quel povero cristo, uno tra 10 milioni di vittime dell'Impero, era quel "nostro Signore che verrà a giudicare i vivi e i morti". E perché fece quel concordato con la santa chiesa cattolica alla quale dare in appalto la remissione dei peccati, preludio alla resurrezione della carne e alla vita eterna amen?



Perché Costantino - mai battezzato ma considerato santo - da preveggente aveva già letto il cap. XVIII del Principe di Machiavelli...







(continua)







Post Scriptum. Aggiornamento del 7 novembre: a proposito di Costantino, leggi qui.

martedì 28 aprile 2009

Biennale democrazia (II)


Electronical town meeting - b



Torino-Firenze, 25 aprile 2009



 Il bias (leggi baias) di conferma è un fenomeno intellettuale al quale l'uomo è soggetto. È un processo mentale che consiste nel prendere atto delle informazioni ricevute e selezionarle in modo da porre maggiore attenzione, e quindi attribuire maggiore credibilità, a quei dati che confermano le proprie credenze e allontanano le paure e, viceversa, ignorare o sminuire quei dati che contraddicono le proprie credenze e incrementano le paure. (Wikipedia, Babylon e dintorni).

Questo processo, se abilmente sfruttato, è un grande strumento di potere, in quanto riesce
a portare un individuo o una collettività a negare addirittura l'evidenza.



Se ti trovi a parlare di testamento biologico e relativo diritto di autodeterminazione con
due signori di età esperienza e cultura e non riesci a far comprendere che Beppino Englaro non è l'assassino di sua figlia, non ha fatto dispetto a dio, ma ha cercato il rispetto della natura figlia di dio, perché la morte è natura e la vita fa parte della morte, ecc ecc..Se ti trovi come mi sono trovato io nell'occasione del meeting sul testamento biologico, di fronte ad affermazioni così dure a mandar giù, ti devi porre il problema del funzionamento del cervello umano.

Due persone preparate, documentate, testi alla mano, già predisposti alla difesa contro gli
attacchi di una prevedibile maggioranza che ti bloccano sul postulato "la vita è indisponibile". E la morte non è affar tuo. Neppure parlarne. Ci può pensare solo Lui. Anche quando si serve dei medici e dei giudici "da lui ispirati". E' dura, ragazzi. Ti senti soffiare sommessamente negli orecchi voci di Englaro assassino, di pericoli nazistoidi, di valdesi protervi, a differenza altri cristiani protestanti. E' dura,ragazzi. Tutta un'altra aria con i più giovani del mio tavolo, due ragazzi e due ragazze, venuti lì senza paletti di protezione né tesi da far prevalere; solo la determinazione di essere e rimanere padroni di se stessi, della propria vita, del prorpio corpo. Il loro bias ridotto al minimo. Sicuramente invece più robusto quello delle due signore  e mio, tutti e tre intenti a rivendicare la disponibilità della "nostra vita" e della "nostra morte", cioè del nostro corpo (habeas corpus), perché la morte fa parte della vita, è un passaggio non voluto né desiderato, ma inevitabile. Spero che il mio bias si mantenga in dimensioni accettabili; d'altronde, dicono gli psicologi, non lo posso eliminare; posso solo prenderne coscienza, possibilmente piena coscienza.

Proprio oggi mi viene in aiuto La federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri con un documento (v. sotto)  basato sui seguenti p
unti salienti:


Alimentazione ed idratazione riconosciuti per quello che sono: trattamenti sanitari


Autodeterminazione elemento fondate della moderna alleanza terapeutica


L'appello ad un Diritto mite e condiviso


I miei amici dovranno tenere un po' a distanza l'"opus dei" e CL, grandi spacciatori di dosi-bias da distorsione molto pesanti.


Postilla 


 Ancora su bias o pregiudizio:


...vi sono basi psicologiche perché è un pensiero che si basa sulle paure e le fobie del singolo individuo.


Un pregiudizio è generalmente basato su una predilezione immotivata per un particolare punto di vista o una particolare ideologia. Un tale pregiudizio può ad esempio condurre ad accettare o rifiutare la verità di una dichiarazione non in base alla forza degli argomenti a supporto della dichiarazione stessa, ma in base alla corrispondenza alle proprie idee preconcette. Senza quindi alcuna riflessione.


...non significa che sia necessario, prima di affrontare qualsiasi questione, liberarsi da ogni pregiudizio (Raimon Panikkar ha dimostrato l’impossibilità di una tale operazione, cui Hannah Arendt aveva già accennato alla fine del libro Le origini del totalitarismo), ma solo che di ogni proprio pregiudizio vada assunta piena consapevolezza, al fine di relativizzarne il peso e di abbandonare ogni insostenibile pretesa di verità a priori. tuttavia il dialogo è possibile proprio perché nessuno crede che la propria verità renda menzogna quella dell’altro. (wikipedia e dintorni).


Appendice


COMUNICATO STAMPA


"Il Comitato Centrale della FNOMCeO (Federazione Nazionale Ordine Medici Chirurghi e Odonoiatri), riunito a Roma il 27 marzo 2009, considerato l'evolversi dell'iter del provvedimento sulle dichiarazioni anticipate di trattamento, già licenziato in prima lettura dal Senato, sulla base delle valutazioni emerse nella prima riunione del Forum di bioetica della Federazione, esprime le seguenti considerazioni.


1. Il testo sarà oggetto di un'approfondita valutazione in ragione dei principi e delle indicazioni contenute nel nostro Codice Deontologico, che rappresenta il punto di equilibrio di sensibilità e culture differenti, nel pieno rispetto delle regole fondanti la nostra comunità civile.


2. Nutrizione e idratazione artificiali sono, come da parere pressoché unanime della comunità scientifica, trattamenti assicurati da competenze mediche e sanitarie.


3. L'autonomia decisionale del paziente, che si esprime nel consenso/dissenso informato, rappresenta l'elemento fondante della moderna alleanza terapeutica al pari dell'autonomia e della responsabilità del medico; in questo equilibrio, alla tutela della libertà di scelta del paziente deve corrispondere la tutela della libertà del medico, in ragione di scienza e coscienza (obiezione di coscienza).

Questo straordinario incontro, ogni volta unico e irripetibile, di libertà e responsabilità non ha per noi natura meramente contrattualistica, ma esprime l'autentico e moderno ruolo professionale e civile del medico nell'esercizio delle sue funzioni di tutela.


4. Sotto questo profilo, cioè quello delle tutele, anche alla luce di un dibattito tecnico-scientifico talora contraddittorio, riteniamo che le attuali conoscenze diagnostiche, prognostiche, terapeutiche ed assistenziali, relative agli stati vegetativi, richiedano ulteriori approfondimenti, anche mediante la predisposizione di studi osservazionali coordinati in modo da garantire l'esercizio delle scelte più appropriate sia del paziente sia del medico.

Nel merito, una questione fondamentale è rappresentata dalla rete efficace ed accessibile di servizi di sostegno alle famiglie impegnate nel ruolo di assistenza.


Per queste ragioni, chiediamo che il processo legislativo, peraltro caratterizzato da forti contrasti politico-istituzionali, faccia una doverosa pausa di riflessione, per consentire lo sviluppo di un confronto nella Società che aiuti il Parlamento a dispiegare, su questa materia così intima e delicata, un Diritto mite e condiviso nella certezza di un'Etica forte delle persone e della comunità."

venerdì 12 dicembre 2008

Prometeo incatenato

Pensando al popolo italiano


12 dicembre - Sciopero generale



Il titano Prometeo è punito da Zeus per i benefici che ha prestato agli uomini.  Due sgherri del re degli dei, Kratos e Bia (Violenza e Forza), lo incatenano ad una rupe ai limiti del mondo, esposto ad ogni tempesta; un avvoltoio gli divorerà in eterno il fegato, che si continuerà a riformare sempre.  Prometeo conosce il segreto della possibile rovina di Zeus: sa che Teti, al cui amore Zeus aspira, è destinata a generare un figlio più potente del padre.   Zeus tenta di estorcergli questo segreto in cambio della liberazione, ma Prometeo rifiuta: egli non rinnega il suo ruolo di protettore degli uomini.  Negli episodi che si susseguono, il coro delle Oceanine tenta di lenire gli spasmi del protagonista, il loro padre Oceano vuole indurlo alla rassegnazione.  Un'altra vittima del sopruso di Zeus, Io, tramutata in vacca e perseguitata in un eterno viaggio da un assillo indomabile che la rende folle, giunge alla sua roccia e Prometeo le preannuncia le sue future peripezie,  il fatto che alla fine la liberazione le sarà concessa, e la sorte della sua discendenza; infine Ermes prova, su incarico di Zeus, ad ottenere la rivelazione del segreto fatale, invano.  Zeus quindi scaglia contro la vetta a cui Prometeo è incatenato un fulmine, in modo che il titano rimanga schiacciato sotto il suo peso.


La colpa di Prometeo è di aver insegnato la tecnica agli uomini rendendoli da infanti quali erano, razionali e padroni della loro mente, e per questo viene incatenato alla roccia, privato della libertà e condannato a soffrire in eterno.


POTERE: Agli estremi confini eccoci giunti

già della terra, in un deserto impervio

tramite de la Scizia. Ed ora, Efesto,

compier tu devi gli ordini che il padre

a te commise: a queste rupi eccelse

entro catene adamantine stringere

quest'empio, in ceppi che non mai si frangano:

ch'esso il tuo fiore, il folgorio del fuoco

padre d'ogni arte, t'involò, lo diede

ai mortali. Ai Celesti ora la pena

paghi di questa frodolenza, e apprenda

a rispettar la signoria di Giove,

a desister dal troppo amor degli uomini.




Promèteo:

   A chi tien fuori dai cordogli il piede,

   dare consigli a chi patisce è facile.

   Tutte io sapevo queste pene. Io stesso

   volli peccare, non lo negherò:

   io stesso volli: gli uomini soccorsi,

   ed a me stesso procaccai tormenti.

   Ma non credeva a strazio tal, che in vetta

   d'aeree rocce io macerar dovessi

   su questa balza inospite deserta.

   Ma non piangete il mio presente male:

   scendete al suolo, e le sciagure udite

   che incombono su me, sí che sappiate

   compiutamente il tutto. Esauditemi,

   compatite al dolente, esauditemi,

   ché la sciagura, ciecamente errando,

   ora su questo piomba, ora su quello.




Non per disdegno o per superbia io taccio,

   non lo crediate; ma l'obbrobrio inflittomi

   veggo, e di conscia doglia il cuor mi struggo.

   Pure, i lor pregi a questi nuovi Numi,

   chi compartiva, se non io? Niun altri!

   Ma di questo non parlo: a voi direi

   cose ben note. Ma i cordogli udite

   che patiano i mortali, e come io seppi

   da stolti ch'eran pria, saggi e signori

   della lor mente renderli. E dirò

   non per muovere agli uomini alcun biasimo;

   ma la benignità mostrare io voglio

   dei doni miei.Ché prima, essi, vedendo

   non vedevano, udendo non udivano;

   e simili alle vane ombre dei sogni,

   quanto era lunga la lor vita, a caso

   confondevano tutto. E non sapevano

   né case solatie, né laterizi,

   né lavorare il legno. E a guisa d'agili

   formiche, in fondo a spechi dimoravano,

   sotterra, senza sole. E segno alcuno

   che distinguesse il verno non avevano,

   né la fiorita primavera, né

   la pomifera estate: ogni loro opera

   senza discernimento era, sin che

   sperti li resi a consultar le stelle,

   e il sorger loro ed i tramonti arcani.

   E poi rinvenni, a lor vantaggio, il numero,

   somma fra le scïenze, e le compagini

   di lettere, ove la Memoria serbasi,

   che madre operatrice è de le Muse.

   Sotto i gioghi primo io le fiere avvinsi,

   obbedïenti ai basti e ai soggóli,

   perché ministre a l'uomo succedessero

   nei piú duri travagli; e sotto i cocchi

   spinsi i cavalli docili a la briglia,

   fulgidi fregi al fasto. E niuno i cocchi

   dei marinai prima di me rinvenne,

   ch'errano in mare, ch'ali hanno di lino.




CORIFEA:

   Dura è la pena tua. Dal primo senno

   erri smarrito, e, come un tristo medico

   preso dal morbo, ti scoraggi, e farmachi

   trovar non sai che a te salute rendano.


[Eschilo, Prometeo incatenato, traduzione di Ettore Romagnoli]


(Dedicato agli operai della ThyssenKrupp)



Postilla


* Una domanda alla Cgil *

Pierluigi Sullo

[12 dicembre 2008]


Il 25 aprile del 1994 una manifestazione attraversò Milano sotto una pioggia

torrenziale. Quel giorno cominciò a sfaldarsi il primo governo Berlusconi,

appena insediato. Oggi, 12 dicembre, la pioggia ha tormentato le decine di

manifestazioni della Cgil, degli studenti, dei sindacati di base, che hanno

riempito le piazze. La Cgil, «sola» secondo i telegiornali, ha registrato

una adesione allo sciopero doppia del numero dei suoi iscritti
. Ieri la

ministra Gelmini si è arresa: il governo della destra è più fragile di

quanto sembri. Quindi lo sciopero generale ­ e generalizzato ­ di oggi ha

buone possibilità di ottenere qualche effetto. La Cgil mette in guardia da

settimane sull¹esplosione della cassa integrazione, e dei licenziamenti, nei

prossimi mesi.
E quel che il governo ha fatto fin qui ­ la «social card» ­ è

solo una insultante elemosina.

Ma quel che la Cgil farebbe bene a considerare è che oltre ai lavoratori

dipendenti nelle piazze c¹erano giovani cui è stato rubato il futuro e

precari di ogni tipo, che non possono sperare nella cassa integrazione
. Ed

altri segnali, come la manifestazione No Tav di sabato scorso a Susa, dicono

non solo che il disagio è sociale, oltre che del lavoro, ma anche che quel

che si deve ottenere non è solo un po¹ di denaro in più per gli

ammortizzatori sociali o per «rilanciare i consumi». Ma misure utili a

prendersi cura della società e del territorio.
Nelle stesse ore, il governo

italiano cercava, a Bruxelles, di sabotare l¹accordo europeo sul clima;

eppure altrove investimenti seri sulle energie rinnovabili hanno sia

ripulito l¹aria che creato centinaia di migliaia di posti di lavoro
. Perché

la Cgil non apre, ora, un grande dibattito su quale politica economica di

nuovo genere può arginare una recessione inedita?


(email di Charta org.)

martedì 2 dicembre 2008

De hominis dignitate


Cari amici, il sen. Ignazio Marino ha lanciato un appello pubblico per il diritto alla libertà di cura.  L'iniziativa nasce dalla preoccupazione che la legge in corso di esame possa rendere obbligatoria l'idratazione e l'alimentazione artificiale, come vorrebbe la maggioranza del centrodestra e la maggioranza della Chiesa cattolica. Alcune importanti personalità l'hanno già sottoscritto, e fra esse i ns. soci onorari Corrado Augias e Stefano Rodotà. Invitiamo tutti i nostri soci e simpatizzanti a firmare l'appello tramite il sito:   www.appellotestamentobiologico.it.


Dalla segreteria di Libera Uscita.

 

NB. Ho appena firmatoFirma anche tu.



Buona giornata a tutti. Anche a te, caro Indro, cenere non muto in quel di Fucecchio.


Un bicchier d'acqua fresca (per rifarsi un po' la bocca:)


De hominis dignitate (Pico della Mirandola)


§ 5. Il discorso di Dio all'uomo


17. Stabilì infine l'attimo artefice che a colui cui non si poteva dare nulla di proprio fosse comune quanto apparteneva ai singoli13.


18. Prese perciò l'uomo, opera dall'immagine non definita14, e postolo nel mezzo del mondo15 così gli parlò: «Non ti abbiamo dato, o Adamo, una dimora certa, né un sembiante proprio, né una prerogativa peculiare affinché avessi e possedessi come desideri e come senti la dimora, il sembiante, le prerogative che tu da te stesso avrai scelto.


19.La natura agli altri esseri, una volta definita, è costretta entro le leggi da noi dettate.


20. Nel tuo caso sarai tu, non costretto da alcuna limitazione, secondo il tuo arbitrio, nella cui mano ti ho posto, a decidere su di essa.


21. Ti ho posto in mezzo al mondo, perché di qui potessi più facilmente guardare attorno a quanto è nel mondo.


22. Non ti abbiamo fatto né celeste né terreno, né mortale né immortale16, perché come libero, straordinario plasmatore e scultore di te stesso, tu ti possa foggiare da te stesso nella forma che avrai preferito.


23. Potrai degenerare nei esseri inferiori, che sono i bruti; potrai rigenerarti, secondo la tua decisione, negli esseri superiori, che sono divini».


Oratio de hominis dignitate

§ 5.

17. Statuit tandem optimus artifex, ut cui dari nihil proprium poteratr commune esset quicquid privatum singulis fuerat.

18. Igitur hominem accepit indiscretae opus imaginis9 atque in mundi positum meditullio10 sic est alloquutus: «Nec certam sedem, nec propriam faciem, nec munus ullum peculiare tibi dedimus, o Adam, ut quam sedem, quam faciem, quae munera tute optaveris, ea, pro voto, pro tua sententia, habeas et possideas.

19. Definita caeteris natura intra praescriptas a nobis leges cohercetur.

20. Tu, nullis angustiis cohercitus, pro tuo arbitrio, in cuius manu te posui, tibi illam prefinies.

21. Medium tes mundi posui, ut circumspiceres inde commodius quidquid est in mundo.

22. Nec te celestem neque terrenum, neque mortalem neque immortalem fecimus, ut tui ipsius quasi arbitrarius honorariusquet 11 plastes in quam [132v] malueris tute formamu effingas.

23. Poteris in inferiora quae sunt brutav degenerare; poteris in superiora quae sunt divina ex tui animi sententia regenerari».


Giovanni Pico della Mirandola nacque da famiglia principesca nel castello dei signori di Mirandola e Concordia.  (Mirandola24 febbraio 1463 – Firenze17 novembre 1494).  31 anni soltanto!


Se vuoi aggiungere un tuffo in piscina (per rinfrancare l'anima):



http://www.brown.edu/Departments/Italian_Studies/pico/


domenica 24 febbraio 2008

Tra vent'anni




* I computer di tutti i giorni raggiungeranno le capacità dell'intelligenza umana entro 20 anni.



* Avremo l'opzione di installare piccoli robot nei nostri cervelli, per incrementare la nostra intelligenza.



* Ogni parte del nostro corpo potrà avere un equivalente artificiale per consentirci di vivere più a lungo.



* La realtà virtuale sarà competitiva con la realtà ordinaria come un'alternativa percorribile.


MindPractice Virtual Reality Is Reality


Scritto da Granieri.



Tra vent'anni i primi 3 punti. Il quarto l'hanno già realizzato e l'11 settembre è la grande opera prima. Venuta a coronamento di mille provini. E' tuttora in atto. Non se ne conosce ancora la conclusione.

domenica 17 febbraio 2008

Giordano Bruno


Anno Santo 1600, 8 febbraio: Giordano Bruno è condannato al rogo come eretico impenitente e ostinato ed espulso dalla Chiesa; le sue opere vengono bruciate sulla scalinata di Piazza San Pietro e inserite nel "Indice dei libri proibiti". Viene quindi consegnato al braccio secolare che esegue materialmente le sentenze del Sant'Uffizio (Ecclesia abhorret a sanguine).

All'alba di giovedì 17 febbraio 1600 lascia la prigione di Tor di Nona, viene condotto in processione tra una folla vociante fino a piazza di Campo de' Fiori. Indossa il sanbenito, un saio penitenziale, ha una mordacchia che gli impedisce di parlare (come dice un avviso: "Per le brutissime parole che diceva") ed è accompagnato dalle litanie dei frati.


Non bisogna pensare che un convento fosse esclusivamente un'oasi di pace e di meditazione di spiriti eletti: soltanto dal 1567 al 1570, nei confronti dei frati di San Domenico Maggiore furono emesse diciotto sentenze di condanna per scandali sessuali, furti e perfino omicidi: non deve pertanto stupire il disprezzo che Bruno ostentò sempre nei confronti dei frati, ai quali rimproverò in particolare la mancanza di cultura; e non solo: egli fece protagonista della sua commedia Candelaio proprio un suo confratello, un fra' Bonifacio da Napoli, candelaio, ossia sodomita. Tuttavia, la possibilità di formarsi un'ampia cultura non mancava certo nel convento di san Domenico Maggiore, famoso per la ricchezza della sua biblioteca ma dove, come negli altri conventi, erano vietati i libri di Erasmo da Rotterdam che però Bruno si procurò in parte, leggendoli di nascosto. L'esperienza conventuale di Bruno fu in ogni caso decisiva: vi poté fare i suoi studi, formare la sua cultura leggendo di tutto: di Aristotele e di Tommaso d'Aquino, di san Gerolamo e di san Giovanni Crisostomo, di Marsilio Ficino, di Raimondo Lullo e di Nicola Cusano.


http://it.wikipedia.org/wiki/Giordano_Bruno

lunedì 21 gennaio 2008

sabato 5 gennaio 2008

Keplero, Galilei, Newton (II)

 


Spigolature fatte al volo


Keplero


Sua madre gli mostrò la cometa del 1577 e l'eclissi lunare del 1580 svegliando così in Keplero l'interesse per l'astronomia.

Nell'agosto 1620 la madre di Keplero viene accusata di stregoneria e rilasciata solo nell'ottobre 1621 quando non ha ammesso neanche sotto tortura le colpe di stregoneria.


Sposa Barbara Mühleck, la quale gli dà due figli, ma muore già nel 1611.


Keplero muore a 58 anni a Regensburg, in povertà.


Ancora oggi sulla sua lapide si può leggere l'epigrafe da lui stesso composta:


"il mio spirito ha misurato il cielo, ora misura la profondità della terra."



Galileo


« La filosofia è scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi a gli occhi (io dico l'universo), ma non si può intendere se prima non s'impara a intender la lingua, e conoscer i caratteri, ne' quali è scritto. Egli è scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi, ed altre figure geometriche, senza i quali mezi è impossibile a intenderne umanamente parola; senza questi è un aggirarsi vanamente per un oscuro laberinto. »

 (Galileo Galilei, Il Saggiatore)


Una macchia nel sole:


^ Galilei  conviveva con una donna, la veneziana Marina Gamba, dalla quale ebbe un figlio maschio e due femmine, ma che non volle mai sposare e che lasciò in occasione del suo trasferimento a Padova.  « Provvisoriamente, mise le figliuole in casa del cognato, ma doveva pensare a una loro sistemazione definitiva: cosa non facile perché, data la nascita illegittima, non era probabile un futuro matrimonio. Galileo pensò allora di monacarle. Sennonché le leggi ecclesiastiche non permettevano che fanciulle così giovani facessero i voti, e allora Galileo si raccomandò ad alti prelati per poterle fare entrare egualmente in convento: così, nel 1613, le due fanciulle - una di 13 e l'altra di 12 anni - entravano nel monastero di San Matteo d'Arcetri e dopo poco vestirono l'abito. Virginia, che prese il nome di suor Maria Celeste, riuscì a portare cristianamente la sua croce, visse con profonda pietà e in attiva carità verso le sue consorelle. Livia, divenuta suor Arcangela, soccombette invece al peso della violenza subita e visse nevrastenica e malaticcia. »

 (Sofia Vanni Rovighi, "Storia della filosofia moderna e contemporanea. Dalla rivoluzione scientifica a Hegel", Brescia 1976)

Nota a margine: Jean Jacques Rousseau, curiosamente, come altri grandi pedagoghi, non fu per nulla affettuoso padre dei suoi figli, cinque, che abbandonò in orfanotrofio, ma grande educatore al di fuori della famiglia.

Galileo morì ad Arcetri, qui a Firenze, a 86 anni, povero e a domicilio coatto. La sua tomba è in Santa Croce ed è la prima cosa che i turisti giapponesi vogliono vedere. E' sepolto all'inizio della navata sinistra.


Newton


« Non so come il mondo potrà giudicarmi ma a me sembra soltanto di essere un bambino che gioca sulla spiaggia, e di essermi divertito a trovare ogni tanto un sasso o una conchiglia più bella del solito, mentre l'oceano della verità giaceva insondato davanti a me. »

 (Isaac Newton)


 Era, a detta di molti, un uomo scorbutico e sgradevole. Era paranoico e temeva la povertà e le critiche degli altri. Era litigioso e si imbarcò in dispute accanite con molti suoi contemporanei come Hooke, Leibniz o Flamsteed.


Temeva che le sue idee poco ortodosse sulla religione potessero causargli problemi e tenne segreti i suoi scritti filosofici. Non solo, egli non pubblicò nemmeno, o pubblicò molto tardi, gran parte dei suoi scritti scientifici. Probabilmente fece ciò per paura delle critiche, ma alcuni ritengono che fosse guidato da convinzioni molto vicine al pitagorismo e che considerasse il sapere come bene da condividere solo tra pochi eletti.


Newton si interessò molto anche di religione. Negli anni sessanta del XVII secolo, Newton scrisse numerosi opuscoli religiosi sulla interpretazione letterale della Bibbia. Credeva che in vari punti il testo del libro fosse stato forzato e falsificato e si adoperò in ogni misura per riuscire a trovare il significato originale del libro. La fede di Henry More nell'infinitezza dell'universo potrebbe aver influenzato le idee religiose di Newton. Studiando la Bibbia infatti Newton arrivò alla conclusione che il dogma trinitario fosse un'invenzione postuma. Un manoscritto che egli inviò a John Locke nel quale metteva in discussione l'esistenza della Trinità non fu mai pubblicato.

Odiava la Chiesa cattolica e si oppose a i provvedimenti filo-cattolici che Giacomo II volle imporre all'Università di Cambridge. Forse per i suoi interessi alchemici è stato più volte accostato ad presunte organizzazioni segrete come la setta dei Rosacroce e il Priorato di Sion (di cui si dice che sia stato anche grande maestro).

Newton non si sposò mai, né ebbe figli riconosciuti.

Morì a Londra, a 84 anni, in grande onore.

Keplero, Galilei, Newton










La citazione

Popper su Keplero,

Galilei e Newton

Per il noto filosofo,

il più gran “gigante”

fu il poco dogmatico

astronomo tedesco


«Tra i tre giganti dello spirito – i coevi Galilei e Keplero e il loro successore Newton –, che insieme (e con altri) hanno creato la nostra scienza, forse Keplero è il più grande. […] Galilei era profondamente prigioniero della credenza in un movimento circolare naturale – esattamente la credenza che Keplero, dopo lunghe lotte con se stesso e con l’astronomia, sconfisse. Newton scrisse un grosso libro sulla tradizionale (principalmente biblica) storia dell’umanità, che egli corresse nelle sue datazioni secondo princìpi guidati con evidenza da superstizioni; e Keplero non era solo un astronomo, bensì anche un astrologo – per questo Galilei, e parecchi altri ancora, ebbero nei suoi confronti un atteggiamento di rifiuto. Ma l’astrologia di Keplero – la superstizione – fu da lui stesso combattuta nelle sue forme dogmatiche. […] Forse Keplero era, tra questi tre giganti, il meno dogmatico nella sua superstizione».



(da Tutta la vita è risolvere problemi. Scritti sulla conoscenza, la storia e la politica, curato da Dario Antiseri, Rusconi, 1996)



Karl Popper





LA RILETTURA



Popper dichiarò di non essere uno specialista di Keplero ma un suo ammiratore. Questa predilezione del noto filosofo per lo scienziato tedesco deriva da una caratteristica che li accomuna entrambi: l’amore che dimostrano di avere per la verità e l’implacabile ricerca di essa.

Da una deviazione di otto minuti d’arco, dall’ipotesi di orbite circolari ipotizzate da Tycho Brahe, Keplero riuscì a scoprire le leggi che regolano il moto dei pianeti.

Quest’ultimo fece luce su una falsa opinione divenuta d’uso comune – l’esistenza delle sfere celesti –, confutata antecedentemente dalle misurazioni di Brahe, ma che solo egli stesso, per amore della grande armonia esistente nell’universo, seppe verificare e controllare, portando a termine un’ardua impresa come quella di dimostrare l’ipotesi delle orbite ellittiche compiute dai pianeti attorno al sole.



Keplero imparava dai propri errori – Secondo Karl Popper, Keplero non conosceva ancora il calcolo integrale ma intuitivamente era arrivato al calcolo differenziale: ecco il motivo per il quale non insistette molto sulle prime due leggi dei moti planetari. Fu poi Newton che riuscì a trovare la causa dell’armonia cosmica nella forza gravitazionale. Sempre secondo Popper, Keplero non fu lo scienziato che riprese le osservazioni del maestro Brahe, facendole sue, ma fu colui che, sulla base di ipotesi e confutazioni empiriche e imparando dai propri errori, giunse a delle conclusioni di vasta portata. Perché dunque Popper considera Keplero il più grande dei “giganti”?



Il più grande dei “giganti” – Quando Popper fa questa affermazione, prende in considerazione la frase scritta in modo ironico da Isaac Newton nel 1676 al suo critico Robert Hooke (nei confronti del quale egli non provava alcuna simpatia), nella quale lo scienziato affermava di aver fornito una filosofia che vede lontano perché siede sulle spalle dei “giganti”. Tale frase rappresentava in origine una sottile allusione alla postura curva di Hooke (e in questo senso la filosofia newtoniana si elevava molto più in alto di quanto non potesse fare lo stesso Hooke), ma assunse poi il significato comune di riconoscere ai propri predecessori – Copernico, Keplero e Galilei – il merito di aver posto le fondamenta dello sviluppo scientifico. Il grande filosofo austriaco elogia Keplero perché il modo di procedere di quest’ultimo è il meno dogmatico di tutti e, in quanto tale, molto vicino alla filosofia popperiana che procede per prove ed errori.



L’immagine: la copertina di Tutta la vita è risolvere problemi.



Dora Anna Rocca

Trovato qui


Per me Galileo rimane il più ricco di umanità. 



Ma non ho prove dimostrative per il confronto. Leggerò le tre biografie su Wikipedia.

giovedì 15 novembre 2007

Una luce nel buio

UNA LUCE NEL BUIO


Abu Graib terapeutico: i suoi occhi si aprono e si chiudono seguendo il ritmo del giorno e della notte, ma non ti vedono. Le labbra sono scosse da un tremore continuo, gli arti tesi in uno spasimo e i piedi in posizione equina. Una cannula dal naso le porta il nutrimento allo stomaco. Ogni mattina gli infermieri le lavano il viso e il corpo con spugnature. Un clistere le libera l'intestino. Ogni due ore la girano nel letto. Una volta al giorno la mettono su una sedia con schienale ribaltabile, stando attenti che non cada in avanti. Poi di nuovo a letto.

 Dal gennaio 1992 -  15 anni e dieci mesi.


Cassazione - Prima sezione civile  Ottobre 2007

"Accanto a chi ritiene che sia nel proprio miglior interesse essere tenuto in vita artificialmente il più a lungo possibile, anche privo di coscienza, c'è chi, legando indissolubilmente la propria dignità alla vita di esperienza e questa alla coscienza, ritiene che sia assolutamente contrario ai propri convincimenti sopravvivere indefinitamente in una condizione di vita priva della percezione del mondo esterno".

Presidente Maria Gabriella Luccioli

estensore Alberto Giusti.


Qui la La sentenza per intero.


Statisti

 "Decisi di non partecipare più alle votazioni e ne diedi notizia al Presidente del Senato". (...) "Ma naturalmente, qualora fossero in ballo questioni di natura etica che attengano alla mia coscienza di appartenente alla Chiesa Cattolica e di suddito del Vescovo di Roma, io voterei perché «salus coscientiarium, defensio juris naturalis et christianae societatis, suprema lex esto»". 

  
Francesco Cossiga - Corriere 9 novembre 2007


Inquisitori

Il  relativismo dei valori risulta inaccettabile soprattutto se questi riguardano la conservazione o meno della vita.  Una tale posizione significa orientare fatalmente il legislatore verso l'eutanasia.  Introdurre il concetto di pluralismo dei valori significa aprire una zona vuota dai confini non più tracciabili. Attribuire a ognuno una potestà indeterminata sulla propria esistenza avrebbe infatti delle conseguenze facilmente immaginabili, anche solo ragionando dal punto di vista etico. 

Osservatore Romano

Ahi gente che dovresti esser devota,

e lasciar seder Cesare in la sella,

se bene intendi ciò che Dio ti nota.


Illuministi

I giudici sono partiti dai principi come quello della “libertà di cura”, della “tutela del diritto alla salute”, della “illegittimità di trattamenti medici contrari al rispetto della persona umana fissato dall'art. 32 della Costituzione”. Così facendo la Cassazione ha reso esplicita la trama costituzionale. In ipotesi come queste non c’è bisogno dell’intermediazione del legislatore.

Stefano Rodotà



... la Chiesa cattolica vuole (del tutto giustamente) che siano rispettati i suoi valori ma pretende di imporli a tutti: non solamente ai suoi seguaci e militanti, ma a tutto il resto del mondo; e di imporli non attraverso la persuasione e la predicazione ma mediante una legge dello Stato, ancora e sempre suo braccio secolare.

Giancarlo Fornari - 


Leggilo tutto su Libera Uscita


lunedì 18 giugno 2007

Oh Natura Natura.

Sabato 16 giugno son salito fino in Campigna, da Stia per la strada che porta al passo della Calla, alla Burraia delle mie prime sciate, ai tempi del maestro Nesman. Oggi il tempo è variabile, vento andante mosso. Una foresta davvero impressionante, faggi di 200 anni e faggetti di 20, un manto verde immenso e cupo. Una strada tutta curve, un asfalto liscio e perfetto, l’allevamento di trote ancora lì, ormai dal dopoguerra; più in alto, prima degli ultimi tornanti, ancora la fonte di Calcedonia, dispiacere di non avere a bordo la solita stagna da 5 litri. Sul passo tira vento: 5 km sotto, direzione Santa Sofia, Forlì e Bagno di Romagna, il vecchio edificio storico del Granduca di Lorena, tutto in pietra. Lo spiazzo davanti all’albergo è pieno di macchine,  al bivio di sopra mi sono fatto strada tra un centinaio di motociclisti. Nella chiesina gli astrofili qui a convegno per lo starparty annuale proiettano foto digitali di precedenti missioni al seguito di eclissi di sole e di luna in Libia, America latina, Canarie. Tutto illustrato dal testimone oculare Emilio Sassone Corsi. La chiesetta è purtroppo sorda e non si capisce quasi nulla. Piero Salinari parla di telescopi e delle stelle al loro seguito: peccato per l’acustica, ma la conferenza coinvolge ed appassiona i 25 astrofili presenti.L’Astronomia ha per me il fascino della teologia, con il vantaggio che qui iddio lo vedi attraverso il LBT (large binocular telescop) del prof. Salinari e le formule matematiche e fisiche di Galileo. La vita oltre la terra, pianeti azzurri in altre galassie, idrogeno elio e poco altro sono la materia unica dell’intero universo, cioè “tutto” l’universo è fatto con gli stessi elementi di questa mano che batte i tasti e dei tasti stessi. Il prof Salinari spiega che l’universo infinito è solo il 25% dell’intero, perché il 75% è fatto di materia ignota e invisibile...altro che mistero dell’unità e trinità di dio.  Bisognerà che impari a frequentare il grande storico santuario di Arcetri, dedicato a S.Galileo Galilei testimone e martire. Sono salito poi fino ai Fangacci, praticamente sul Falterona, nel grande piazzale pieno di camper, di canocchiali e telescopi per l’imminente sera. Tira vento, fa freddo, il cielo è per due terzi coperto da nuvole sottili e striate. Con la Punto proseguo sino alla fine della strada là dove il parco chiude alle quattro ruote e indica il sentiero per le due gambe: Lago degli Idoli. Gli idoli degli etruschi. Non ci sono mai stato. Con Paola facciamo promessa, ora che abbiamo scoperto la strada, di una prossima passeggiata, col caldo e il sole delle prossime giornate estive, pranzo al sacco e scarpe adatte. Sarebbe bello rimanere fino a notte e rimirar le stelle ad una ad una, ma fa freddo, mancano tre ore, il cielo non garantisce il sereno, Paola ha la raucedine. A sera dal fondo valle,  sul cielo ritornato sereno d’un sereno spazzato dal vento là a nord ovest verso Firenze direzione Montemignaio-Vallombrosa spunta una venere come dalla conchiglia di Botticelli: una lampada accecante; e provo invidia per non aver gli occhi dietro le lenti degli astrofili là sul Falterona. Poter resuscitare Galileo e portarlo là sul piazzale dei Fangacci.  Venere: 400° in superficie, venti violentissimi su una atmosfera fatta al 90% di anidride carbonica che spingono nubi giallognole di acido solforico. Bella impossibile.

Ritorno con lo sguardo sulla terra ed ecco il nuovo miracolo:

Lucciole vedo

giù per la vallea,

intorno casa,

sul poggio sovrastante

sul prato a me dinante.

 Luci che brillano

come quelle in cielo,

luci che durano

sol per un istante

sol per mandare

un messaggio d'amore.

Son la metafora

del nostro cuore.

(Reminiscenze di Ada Negri e Giacomo Zanella delle mie elementari)



Oh Natura Natura.

venerdì 11 maggio 2007


Lectio magistralis (III)


IL DOLORE INUTILEDI FRANCO TOSCANI


da: l’Ateo n° 3 – maggio 2007

Riportato sul “Il Punto” n.34 periodico online di Libera Uscita

(le sottolineature sono del Barba)

La causa di una tale chiusura è da ricercarsi nella tradizione medica che attribuiva un valore religioso all’opera del medico. Essa si fondava sul riconoscimento del carattere divino della physis, la natura universale, matrice di ogni cosa. Tutto ciò che è parte della natura, le sue regole e leggi, erano ritenute intrinsecamente giuste e pertanto dotate di valenza etica. Il dolore è tanto più necessitas naturae, quanto più anatomia e fisiologia ne dimostrano la “naturalezza”. Se è naturale, allora è anche buono. Questo atteggiamento non può che essere stato potenziato dalla tradizione cristiana e dalla sua visione salvifica del dolore.

Inoltre non va dimenticato che l’etica medica riteneva più importante il dovere di guarire rispetto al dovere di sedare il dolore: infatti, la salute, - il fine dell’Arte - era definita dal buon funzionamento del corpo (come previsto, appunto, dalle leggi della natura), e solo in seconda battuta dal benessere (cioè dalla assenza di sofferenza). Questo era pertanto eventuale conseguenza della ritrovata salute, e non poteva essere perseguito indipendentemente, o magari al posto di essa.

Oggi l’etica medica sta cambiando, ma il processo non si è ancora completato. E’ il singolo individuo che deve decidere, secondo le proprie convinzioni e le proprie antropologie, quanto dolore è disposto a sopportare, che sia o meno provvisto di senso trascendente. Il senso lo diamo noi alle cose del mondo, e questo può mutare da persona a persona e da epoca ad epoca. Non ci sono ontologie. Se qualcuno “sceglie” di credere che ci siano, esse devono valere solo per lui.

Edonismo? Forse, e perché no? Ciascuno decida per sé, ne sia responsabile e consapevole. Ed orgoglioso delle proprie scelte e della propria unicità. E forse il dolore cesserà di essere un tormentone fisico e metafisico.

(fine)

(Franco Toscani, Medico Palliativista, Direttore scientifico della Fondazione “Lino Maestroni”,

Istituto di ricerca in medicina palliativa, è socio onorario di LiberaUscita
)

Nota

Mi piace chiudere questa lectio magistralis con L'actio magistralis che, per interposta persona, ho avuto modo di apprezzare qui a Firenze, operata quotidianamente dal
FILE (Fondazione Italiana di Leniterapia).



PS. Al momento di licenziare il post trovo nella mia email il seguente messaggio:

Comunicato stampa:

Una delegazione di "LiberaUscita", l'associazione per la depenalizzazione dell'eutanasia e per dare valore legale al testamento biologico, è stata ricevuta oggi dalla Commissione Sanità del Senato nell'ambito delle audizioni finalizzate ad approfondire i contenuti di una eventuale legge sulle direttive anticipate.

"LiberaUscita", nel richiamarsi al disegno di legge presentato dal sen. Giorgio Benvenuto, alla cui stesura ha collaborato, ha sottolineato quanto segue:


1. Occorre ribadire il principio, sancito dall'art. 32 della costituzione, che ogni persona ha il diritto di accettare o rifiutare i trattamenti sanitari, sia che debbano essere iniziati sia che lo siano già stati.

2. Nel concetto di trattamento sanitario devono essere ricompresi anche i c.d. trattamenti di "sostegno vitale", quali l'idratazione e l'alimentazione forzata.

3. Il diritto alla autodeterminazione dei trattamenti sanitari deve valere anche per le persone che si trovino in stato di incoscienza, dando valore legale alle direttive espresse anticipatamente.

4. Tramite le direttive anticipate la persona - in caso di malattia in fase terminale o di lesione traumatica cerebrale irreversibile e invalidante, tale da impedirle una normale vita di relazione o da ridurla in stato vegetativo permanente – può esprimere la volontà di non essere sottoposta ad alcun trattamento terapeutico né di sostegno vitale attraverso macchine o altri sistemi artificiali, anche se già iniziato. In ogni caso, al paziente deve essere riconosciuto il diritto alle terapie necessarie per il controllo del dolore, anche se queste dovessero accelerarne lamorte.

5. Le direttive devono essere redatte per iscritto, non necessariamente autenticate da un pubblico ufficiale e possono contenere l'indicazione di un fiduciario incaricato di far rispettare le volontà del testatore e di decidere nelle situazioni non previste.

6. Il medico ha l'obbligo di rispettare le volontà espresse dal paziente anche quando dalla loro osservanza può derivare l'anticipazione della sua morte. Egli può eccezionalmente disattendere le indicazioni del testamento solo se dalla sua data la scienza medica abbia compiuto, nella materia, progressi tali che, qualora fossero stati conosciuti dal paziente, lo avrebbero indotto a modificarle. In tal caso deve informare il fiduciario. In mancanza del fiduciario o se questi è contrario, la questione va sottoposta al Comitato etico al quale spetta la decisione.

Per "LiberaUscita" è in ogni caso essenziale che la futura legge stabilisca espressamente il diritto di autodeterminazione della persona, l'inclusione nel concetto di trattamento sanitario delle misure di sostegno vitale, l'obbligo del medico di rispettare le volontà espresse nel testamento biologico. In caso contrario, sarebbe preferibile lasciare le cose come stanno.



Visto le cose come vanno, saggia postilla.

Sono le 23,35: good night, good luck.



  

martedì 20 marzo 2007





L’intervista (Mattino di Napoli, sabato 17 marzo 2007)

e

Il dialogo  (in Fiorenza 1632)








mercoledì 7 marzo 2007

 Il giardino di Archimede


 ...mi spoglio quella veste cotidiana, piena di fango e di loto, e mi metto i panni reali e curiali; e rivestito condecentemente, entro nelle antique corti delli antiqui uomini, dove, da loro ricevuto amorevolmente, mi pasco di quel cibo, che solum è mio e che io nacqui per lui; dove io non mi vergogno parlare con loro e domandarli della ragione delle loro azioni; e quelli per loro umanità mi rispondono; e non sento per quattro ore di tempo alcuna noia; sdimentico ogni affanno, non temo la povertà; non mi sbigottisce la morte: tutto mi transferisco in loro. *.*


E' il sollievo che provo quando entro nel Giardino di Archimede, di martedi, alle 17,30, Via Simone Martini, zona Firenze Sud-ovest.  Via la veste cotidiana della ottusa venale falsa orripilante banale mediocre mediaticità, rivestito condecentemente di serena curiosità si sapere, entro nella antiqua corte delli passati matematici, dove mi pasco di quel cibo che solum è mio e che io nacqui per lui: bellezza degli anacoluti.


Mentre posteggio scribacchiando mi interrompe non so se Splinder o se Google per dirmi che Alessioadami sta leggendo il mio profilo. Mi affaccio al suo blog e leggo, pari pari:


Dobbiamo smettere di credere



Le convinzioni uccidono la verità. L’uomo filtra la realtà in modo da rafforzare le proprie convinzioni. Se io credo nell’amicizia e un amico mi inganna dirò: capita, che ci vuoi fare.

Se non credo nell’amicizia, anche se 100 persone mi saranno amiche e solo una mi tradisce dirò: ecco lo sapevo, l’amicizia non esiste.

Se dicessi: io credo negli Elfi, voi mi prendereste in giro.

Se dicessi: io credo in Dio, pochi di voi mi prenderebbero in giro.

Eppure sono due elementi mai dimostrati.

Le convinzioni portano ad analizzare le cose prima di averle veramente percepite.

Lasciate cadere l’occhio per solo un secondo sulla carta in immagine.

Che carta è?  A voi la parola.



Lupus in fabula. Cartesio, Stenone, Newton hanno sperimentato sulla loro pelle il peso delle convinzioni dei loro contemporanei che li hanno obbligati a fare, con la penna, salti mortali per riuscire a portare all'esterno la realtà che andavano scoprendo, senza finire all'indice (I testi) o al rogo (la loro pelle). Buffo.

Newton per esempio si difendeva così: la Bibbia non è un testo scientifico, ma ha finalità essenzialmente religiose. Dio si rivela agli uomini sia mediante la Bibbia, si mediante la natura. Entrambe sono opera di Dio dettate dallo Spirito Santo; la seconda è opera del Verbo creatore ed esecutore dei suoi decreti. La loro diversità sta nel linguaggio: la Bibbia si adatta alla comprensione della maggioranza, la Natura è accessibile agli scienziati. Le verità scientifiche non possono essere in contrasto con quella della fede perché derivano da un'unica fonte; insomma la Bibbia non è un testo scientifico, ma serve per la salvezza dell’anima.


Newton Temeva che le sue idee poco ortodosse sulla religione potessero causargli problemi e tenne segreti i suoi scritti filosofici. Non solo, egli non pubblicò nemmeno, o pubblicò molto tardi, gran parte dei suoi scritti scientifici. Probabilmente fece ciò per paura delle critiche ma alcuni ritengono che egli non pubblicasse i sui scritti per delle convinzioni molto vicine al pitagorismo.

Newton si interessò molto anche di religione. Negli anni 1690 Newton scrisse numerosi opuscoli religiosi sulla interpretazione letterale della Bibbia. La fede di Henry More nell'infinitezza dell'universo ed il rifiuto del dualismo Cartesiano potrebbero aver influenzato le idee religiose di Newton. Un manoscritto che egli inviò a John Locke nel quale metteva in discussione l'esistenza della Trinità non fu mai pubblicato.

Questo lo dice  Wikipedia


Ritorniamo nel Giardino di Archimede, martedi 6 marzo 2007, ore 17,30.





Niccolò Guicciardini mi incanta per il contenuto del suo discorso, per il modo di porgere. Davvero ti senti ricevuto amorevolmente nel salotto di Newton con il quale il prof. ha una lunga consuetudine derivata da una frequentazione di anni.  Guicciardini ti insegna a non giudicare per poter capire. Non devi star di fronte allo scienziato con la matita rossoblu in mano. Hai visto, sbagliava, non aveva capito... Devi metterti nei loro panni, nei loro tempi... Non ti far prendere da simpatia o antipatia preconcetta. Anche se...

Newton era, a detta di molti, un uomo scorbutico e antipatico. Era paranoico e temeva la povertà o le critiche degli altri. Era litigioso e si imbarcò in liti accanite con molti suoi contemporanei come Hoocke, Leibniz o Flamsteed.

Temeva che le sue idee poco ortodosse sulla religione potessero causargli problemi e tenne segreti i suoi scritti filosofici. Non solo, egli non pubblicò nemmeno, o pubblicò molto tardi, gran parte dei suoi scritti scientifici. Probabilmente fece ciò per paura delle critiche ma alcuni ritengono che egli non pubblicasse i sui scritti per delle convinzioni molto vicine al pitagorismo. (Wikipedia).


 Il resto al resoconto sul sito del Circolo Arci di Via Maccari.



I prossimi incontri nel salotto di Archimede


Mercoledi 21 marzo ore 17:30-Circolo Arci Isolotto, Via Maccari

Werner Heisenberg (1901-1976) di Angelo Baracca

(data e relatore sono cambiati rispetto al programma originario)


  • Martedi 27 marzo ore 17:30-Il Giardino di Archimede

    Kurt Gödel (1906-1978) di Daniele Mundici


  • Martedi 3 aprile 17:30-Circolo Arci Isolotto

    Linus Pauling (1901-1994) di Ivano Bertini