mercoledì 2 giugno 2004




 


Dune e miraggi


Mercoledi 12 maggio 2004


Douz è una città di confine; il confine del deserto; lo vedi dalla finestra dell'albergo, lo vedi ai lati della strada di circonvallazione, dove il guard rail è fatto con lunghe dune di sabbia parallele ai bordi e tenute insieme da piccole palme e piante grasse piantate sugli spioventi con lo scopo (raggiunto) di fermare la rena portata dal vento, aumentando via via l'altezza del riparo.
Era l'ultimo avamposto della legione straniera; di là c'erano "i leoni".
E' stata la più bella cammellata della nostra tournée; su cammelli portati a mano dai proprietari abbiamo percorso 800 metri fino a vedere le ultime abitazioni abbandonate e semisommerse tra le dune; giornata senza vento, tardo pomeriggio, un incanto: il nostro miraggio. Solo Dino che aveva il cammello bucato, zoppo da una parte, non ha potuto reggere a cavallo; tutti gli altri ci siamo divertiti e incantati. Esperienza del salire (facile sul cammello schiacciato a terra) e dello scendere (occhio, al momento che il cammello si piega sui ginocchi davanti: come tuffarsi da uno scoglio; bisogna tenersi aggrappati molto bene).
Incanto del deserto:
faccio mio questo pezzo trovato su internet (non ricordo la fonte):
Il deserto tunisino
Tutto lo spazio vuoto ed immenso non si chiama per sbaglio deserto. Nel sud tunisino non bisogna viaggiare per molto tempo per immergersi in pieno Sahara. A Douz, città originale e di aspetto particolare, proprio delle tribù combattive dei Mrazig, il Sahara è alla soglia del vostro albergo. Il deserto è là, attorno a voi. L'orizzonte che offre vi attira. Nella regione dei grandi percorsi, il silenzio è grande e l'immensità è un appello alla partenza. Quindi inquietudine? Richiamo? E' l'invito ad immergersi nel deserto che vi affascina.Il deserto non è il mare senza gavitelli nè ammaraggi più ci si inoltra nel cammino e si cancella il tempo, meno si giunge a disegnare degli itinerari precisi. Là i Mehari vi attendono. I safari vi invitano a partire nell'immensità dei grandi percorsi, garantendovi le delizie e la straordinaria gioia dell'avventura, con la necessaria sicurezza del ben navigare a dorso di dromedario, vero vascello del Sahara, negli abissi di sabbia. L'esotismo è totale. Là ci sono i tre deserti, mescolati.Il deserto di sabbia fine che sale ostinatamente verso Douz, dove il vento scolpisce dune di sabbia regolarmente modellate dalla tormenta sahariana. Il deserto di sale, dove non si scorge assolutamente anima viva, ma solamente dei castelli riflessi sulle superfici speculari dei cristalli, creati dai miraggi. Il deserto di steppa grigiastra, dove spunta una strana vegetazione che va dalla ginestra al tamarindo. Qui l'aria è pura e leggera. Lo spazio non rivela nulla salvo l'immensità del vuoto: là ci si scopre. Il vuoto diventa sensazione. All'incrocio delle piste fra le dune e le alture, sulle strade infinite si incontreranno pastori, giramondo, cammellieri non troppo frettolosi e all'orizzonte gli armenti dei dromedari che si stagliano sul fondo come affreschi rupestri. Di tanto in tanto si scorgono le oasi come isole sperdute in un oceano di sabbia. Il Sahara è senza confini. Il piacere di avventurarsi è grande quando ci si sente lontani dai pericoli. Poichè il Sahara tunisino costituisce uno dei grandi spazi fra i più sicuri.


Un'idea della nostra esperienza da questi danesi. Ma le nostre foto sono più belle. Quando riuscirò a pubblicarle.

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