lunedì 28 febbraio 2011

Sognando Antigua


Mentre continuo a dire che sono per un'Italia federale, libera, indipendente,repubblicana, continuo a constatare la faccia di questa italia reale che si decompone come il ritratto di Dorian Gray, come la faccia di Bossi dopo l'ictus. L'ictus del berlusconismo, della tessera P2 1816, del virus nordamericano di Marchionne, della sanità privata, della scuola privata, delle carceri private, delle guerre private. Con la differenza che gli Stati Uniti sono una grande oligarchia che, succhiando su tutto ilresto del pianeta, riesce a darsi una parvenza di nobiltà, coniugando per i due terzi dei suoi abitanti, wellfare con warfare, lasciando un terzo degli stessi senza l'wellfare del servizio sanitario e scolastico, per poterli recuperare per l'warfare delle guerra permanente preventiva che può così contare su una riserva interna di contractors disposti a morire per mangiare e per avere l'accesso, p.e., al pronto soccorso in caso di bisogno...(Michael Moore lo spiega su "Sicko").


Ma l'Italia del pittreberlusconismo è una caricatura di oligarchia, anche per la variabile vaticana che la sovraccarica di scorie tossiche ideologiche tipo "l'educazione sessuale fa perdere la fede" a cui il l'attuale governante-escort fa l'eco con "la scuola pubblica allontana dai valori della famiglia".


E' una destra gestita dai poteri forti di mafia, religione, finanza internazionale. Ma una destra ridotta a pagliaccio del circo oligarcapitalistico. Una vergogna, anche per i finiani. Un bordello di compravendita all'ingrosso e allo scoperto. Un inedito nella nostra storia. Coraggio, compagno di viaggio. Aspettiamo l'imprevisto come a Tunisi, Cairo, Tripoli. Ad Antigua c'è posto per tutta la bella compagnia.

martedì 15 febbraio 2011

Bersani chiama Bossi: viva il federalismo.

L'ho già scritto:

Sono per il federalismo, tipo cantoni svizzeri lander tedeschi stati americani; mi piacerebbero tre macro regioni. Ma prima di tutto la riduzione del numero della nuova nobiltà che oggi insieme al clero sta riportando l'Italia alla situazione della Francia prima dell'89. In questo mi affido a Licio Gelli che nel suo Piano di rinascita democratica suggerisce 450 deputati e 250 senatori. 

Suggerisce pure l'abolizione delle Provincie. Cosa che la P3 al governo non ha fatto: ha trattato la P2 come una trentenne usa e getta.  Salvo togliere l'ICI, tassa tutta devoluta ai Comuni. Non è il momento di denigrare la Lega per questo fallimento. Il Federalismo va fatto, con amore e accuratezza, con intelligenza e disincanto. 

L'attuale Parlamento con 2000 marpioni e 2000 portaborse ha firmato con mille decreti e 1000 proroghe la sua fine. Rappresenta la Nobiltà francese 1989 alleata col Clero ancora da Concilio Tridentino. Sta succhiando l'economia. Nuova Legge elettorale uguale riduzione a un terzo dei Lord dei 2 parlamenti.  Con l'eutanasia delle Provincie si rianimano i Comuni ora in stato vegetativo permanente.  Se non ora quando?



 Le barzellette sul Berluska le rimandiamo a tempi migliori. 



L'Unità d'Italia è come una casa vecchia mal costruita: il modo meno dispendioso di risanarla è rifarla dalle fondamenta; via i Savoia con il loro seguito di guerre e generali medagliati, avanti con il recupero delle vecchie pietre scartate e depositate nei musei della Dimenticanza: Napoli del 1799, Milano del 1848, Roma del 1849, Cattaneo, Mazzini Armellini, Saffi, Mazzini morto clandestino in casa propria, Pisacane, i Bandiera e tutti i marciatori di Pelizza da Volpedo. Se non ora quando?

sabato 29 gennaio 2011

Il lupo e l'agnello


Lupus et Agnus  --  Selvius et Italia



Ad rivum eundem lupus et agnus venerant,

siti compulsi. Superior stabat lupus,

longeque inferior agnus. Tunc fauce improba

latro incitatus iurgii causam intulit;

'Cur' inquit 'turbulentam fecisti mihi

aquam bibenti?' Laniger contra timens

'Qui possum, quaeso, facere quod quereris, lupe?

A te decurrit ad meos haustus liquor'.

Repulsus ille veritatis viribus

'Ante hos sex menses male' ait 'dixisti mihi'.

Respondit agnus 'Equidem natus non eram'.

'Pater hercle tuus' ille inquit 'male dixit mihi';

atque ita correptum lacerat iniusta nece.

Haec propter illos scripta est homines fabula

qui fictis causis innocentes opprimunt.



A un rio medesmo, dalla sete spinti, l'Agnello, e'l Lupo eran venuti. Il Lupo al fonte più vicin; da lunge assai bevea l'Agnello: allor che ingorda fame punse il ladron a ricercar tal rissa: perché l'acqua, a lui dice, osi turbarmi? L'Agnel tremante: intorbidar poss'io l'onda, che dal tuo labbro al mio trascorre? Quegli vinto dal ver: ma tu, soggiunge, fin da sei mesi con acerbi motti m'oltraggiasti: io non era allora nato, l'Agnel risponde. Sì, riprende il Lupo; ma ben tuo padre villanie mi disse. Così l'addenta, e ne fa ingiusto scempio.

A colui s'indrizza il mio racconto, che con falsi pretesti i buoni opprime. Fedro



Bunga bunga una sera ad Arcore: Video  

 


martedì 25 gennaio 2011

Piove sul Bagnasco




La gallina dalle uova d'oro







... mentre qualcuno si chiede a che cosa sia dovuta l’ingente mole di strumenti di  indagine (Bagnasco). 



Traduzione del Barba: Mentre qualcuno si chiede il perché di tanto accanimento terapeutico della magistratura.  La paura che il peccato diventi reato. Finché è peccato, no problem, ci pensiamo noi. Paura delle inchieste sullo IOR (la banca vaticana grande riciclatrice di peccati finanziari), paura della Cassazione che considera una barzelletta la dichiarazione del tribunale vaticano chiamato Sacra Rota che una coppia, sposata in chiesa,  vissuta insieme per una vita non si sia mai accorta che il matrimonio non esisteva, che non c'era mai stato. . E i processi ai sacerdoti per peccati dichiarati reati. Addio foro ecclesiastico. Bei tempi quando Tommaso Crudeli,  nobile compaesano poppese di Barbabianca, veniva messo agli arresti perché trovato in possesso del De rerum natura di Lucrezio e diffidato per la mancanza del certificato di confessione. Già, la confessione: quanti bambini e bambine ricevono lì l'educazione sessuale ad personam, mentre è disdicevole parlarne in pubblico a educatori, medici genitori e psicologi che offendono la fede, così come la offese Galileo quando volle guardare in faccia il mondo com'è, comprese le stelle. 







Oh, gallina gallinella, ma perché non vieni da noi; ti aiuteremo a trasformare i reati in peccati, li confesserai a noi nel segreto del confessionale e faremo la più bella festa alla pecoreìlona smarrita, anche a costo di ammazzare il lupo cattivo travestito come la nonna di cappuccetto rosso da Costituzione italiana. Perché da noi si fa più festa per uno come te che per mille come loro. Che tu ti converta viva e continui a fare tante uova d'oro!  Capito on. Casini?



 



Nota

Testo del discorso di Bagnasco:
Si moltiplicano notizie che riferiscono di comportamenti contrari al pubblico decoro e si esibiscono squarci – veri o presunti – di stili non compatibili con la sobrietà e la correttezza, mentre qualcuno si chiede a che cosa sia dovuta l’ingente mole di strumenti di  indagine. In tale modo, passando da una situazione abnorme all’altra, è l’equilibrio generale che ne risente in maniera progressiva, nonché l’immagine generale del Paese. 



 



 



Flash back letterario

(sette secoli fa)



La gallina dalle uova d'oro e la grande escort vaticana

Di voi pastor s'accorse il Vangelista,


quando colei che siede sopra l'acque



puttaneggiar coi regi a lui fu vista;



Fatto v'avete dio d'oro e d'argento;

e che altro è da voi a l'idolatre,

se non ch'elli uno, e voi ne orate cento?



Inferno XIX







 












I due olocausti



Norman G. Finkelstein

L'olocausto nazista (quello vero) e l'olocausto ideologico (falso).


Chi fa questa distinzione è un professore statunitense figli di due ebrei scampati al ghetto di varsavia e poi ad Auschwitz. Quello delle commemorazioni ufficiali a cui partecipano rappresentantanti del governo israeliano e di quello statunitense è il secondo. 




BUR Rizzoli 2004

Edizione online:


Indice 



Ringraziamenti...............................................................................................................4



Introduzione.......................................................................  ...........................................5 



Capitolo 1: Il profitto dell'olocausto ............................................................................8 



Capitolo 2: Truffatori, venditori e storia .................................................................... 28 



Chapitolo 3: La duplice estorsione .......................................................................... 54 



Conclusione ................................................................................................................. 94



Appendici sugli ultimi avvenimenti........................................................................... 98 



Testi citati nel volume apparsi in edizione italia................................................. 130 

Estratti



 



 



Introduzione 



Questo libro si propone di essere un'anatomia dell'Industria dell'Olocausto e un atto 



d'accusa nei suoi confronti. Nelle pagine che seguono, dimostrerò che «l'Olocausto» è 



rispetto dei diritti umani, ha acquisito lo status di «vittima», e lo stesso ha fatto il gruppo 



etnico [10] di maggior successo negli Stati Uniti. Da questo specioso status di vittima 



derivano dividendi considerevoli, in particolare l'immunità alle critiche, per quanto 



fondate esse siano. Aggiungerei che coloro che godono di questa immunità non sono 



sfuggiti alla corruttela morale che di norma l'accompagna. Da questo punto di vista, il 



ruolo di Elie Wiesel come interprete ufficiale dell'Olocausto non è un caso. Per dirla 



francamente, non è arrivato alla posizione che occupa grazie al suo impegno civile o al 



suo talento letterario (3): Wiesel ha questo ruolo di punta perché si limita a ripetere 



instancabilmente i dogmi dell'Olocausto, difendendo di conseguenza gli interessi che lo 



sostengono. 



...



 



Mio padre e mia madre si chiesero spesso perché m'indignassi di fronte alla falsificazione 



e allo sfruttamento del genocidio perpetrato dai nazisti. La risposta più ovvia è che è stato 



usato per giustificare la politica criminale dello Stato d'Israele e il sostegno americano a 



tale politica. Ma c'è anche un motivo personale. Ho infatti a cuore che si conservi la 



memoria della persecuzione della mia famiglia. L'attuale campagna dell'industria 



dell'Olocausto per estorcere denaro all'Europa in nome delle «vittime bisognose 



dell'Olocausto» ha ridotto la statura morale del loro martirio a quella di un casinò di 



Montecarlo



...



E così, le élite ebraiche americane all'improvviso scoprirono Israele. Dopo la guerra del 



1967, l'impeto del suo esercito poté essere celebrato perché i suoi cannoni erano puntati 



nella giusta direzione, cioè contro i nemici dell'America. Il suo valore militare poteva 



persino rendere più agevole l'accesso alla stanza dei bottoni dei potere americano. Se in  13



precedenza le élite ebraiche potevano offrire solamente scarni elenchi di ebrei sovversivi, 



ora erano in grado di porsi come gli interlocutori naturali della più recente risorsa 



strategica americana e da pedine guadagnarsi un ruolo di primo piano nel gran teatro 



della Guerra Fredda. Israele divenne una risorsa non solo per l'America ma per lo stesso 



ebraismo americano. 



 



...



Esistono anche ragioni interne per la nascita dell'industria dell'Olocausto. Gli studiosi 



sottolineano la recente apparizione della «politica dell'identità» da un lato e della «cultura 



della vittimizzazione» dall'altro. In realtà, [46] ogni identità si fonda su una specifica 



storia di oppressione e, di conseguenza, gli ebrei cercarono la loro nell'Olocausto. 



Eppure, tra i gruppi che protestano la loro vittimizzazione, ivi compresi i neri, i latini, i 



nativi americani, le donne, i gay e le lesbiche, solamente gli ebrei, nella società 



americana, non sono svantaggiati. In realtà, la politica dell'identità e l'Olocausto hanno 



fatto presa tra gli ebrei americani non in virtù del loro status di vittime ma proprio perché 



essi non sono vittime. 



Nel momento in cui, dopo la Seconda guerra mondiale. le barriere ant isemit iche si 



sgretolarono rapidamente, gli ebrei conobbero un'ascesa sociale negli Stati Uniti. 



Secondo Lipset e Raab, il reddito pro capite degli ebrei è circa il doppio di quello dei non 



ebrei; sedici dei quaranta americani più ricchi sono ebrei; il quaranta per cento dei 



vincitori americani del premio Nobel in ambito scientifico ed economico è ebreo, così 



come il venti per cento dei professori nelle università più importanti e il quaranta per 



cento dei soci dei maggiori studi legali di New York e Washington.



 



Link web

Link wikipedia


domenica 23 gennaio 2011

Italia repubblica federale si

Video








Io non insisterei tanto su Vittorio Emanuele II primo re d'Italia e quindi Padre della Patria.


Preferirei mettere insieme Cavour e Garibaldi, con una spruzzatina di Mazzini, Carlo Pisacane e fratelli Bandiera per ricordare i 150 anni di storia patria. Metterei il tutto in casseruola in un bagno di Carlo Cattaneo. Ma non un Savoia, neppure Vittorio Emanuele II col suo cavallo. Perché i Savoia stanno sempre a cavallo. E i monumenti col cavallo non mi sono mai piaciuti, nemmeno quello dell'Imperatore Marco Aurelio in Campidoglio a Roma. A me piacciono le statue a piedi come quelle di Joyce a Dublino, Saba e Svevo a Trieste, Pessoa a Lisbona.


Neppure andrò in pellegrinaggio a Teano, magari a Mentana a prendere un caffè con Mazzini Armellini Saffi che per pochi anni regalarono a Roma una Costituzione un po' simile alla nostra di oggi. Meglio, qui a Firenze, piazza della Costituzione che via dello Statuto (albertino).




Perché i Savoia sono stati la nostra disgrazia in due occasioni determinanti per la vita e la morte, la miseria e la schiavitù degli italiani: lascio perdere la guerra di Libia e d'Abissinia, perché la madre di tutte le nostre disgrazie è stata la prima guerra mondiale, voluta dai Savoia - determinanti - insieme a 3 generali, 4 industriali armaioli e uno scrittore-poeta-gabbamondo: un milione di ragazzi di vent'anni fatti morire uccidendo sulle alpi per regalare a tutti noi europei il fascismo più sfascista mai visto in tutta la nostra storia. Il secondo tradimento dei Savoia fu l'abbandono dell'esercito l'8 settembre 1943, lasciando gli italiani liberi di scannarsi tra sé, di tirarsi addosso i tedeschi che ci erano stati indicati come gli amici del cuore, in balia degli angloamericani che hanno distrutto l'Italia col fuoco amico obbligandoci ad accoglierli come liberatori, contraendo con loro un debito di riconoscenza che ci porta a sostenere le loro guerre in ogni parte del mondo, dalla Yugoslavia di ieri all'Afghanistan di oggi, rimpinzati di coca cola, panini mcDonald conditi con grasso rancido, puritanesimo vittoriano e pornografia a go go: una educazione igienico-alimentare e sessuale che non turba la fede di papa Ratzinger, ma ne accresce a vista di otto per mille e privilegi fiscali le finanze mai sazie.


Sono per il federalismo, tipo cantoni svizzeri lander tedeschi stati americani; mi piacerebbero tre macro regioni. Ma prima di tutto la riduzione del numero della nuova nobiltà che oggi insieme al clero sta riportando l'Italia alla situazione della Francia prima dell'89. In questo mi affido a Licio Gelli che nel suo Piano di rinascita democratica suggerisce 450 deputati e 250 senatori.






                                                                       Condominio Olgettina






Ahi serva Italia di dolore ostello                                                      Ahi serva Italia del gran Silvio ostello,




nave senza nocchiero in gran tempesta                                       condominio Olgettina in grande festa,




non donna di province ma bordello                                               sempre in perfetta rima con bordello.



Le statue che piacciono a me






Svevo in Piazza Hortis a Trieste








Joyce sul ponte lungo il canale a Trieste






Un caffè con Pessoa a Lisbona







Lungo Danubio a Budapest










opera di Folon, sul lungarno Bellariva a Firenze



Se ti vuoi levare la voglia clicca qui.

 

domenica 16 gennaio 2011

Fabiani e La Pira














Da la Repubblica Firenze 15 gennaio 2011 pag. 1





La notizia





L’inaugurazione: Per ricordare La Pira una statua in marmo rosso (all’Isolotto)

E perché solo Giorgio e non anche Mario?

Mario Fabiani, sindaco di Firenze, era a Roma nel novembre del 1950; a lui furono assegnati per il biennio 1951-52, 2 miliardi e 400 milioni dal Comitato di attuazione dell'INA-Casa, come amministratore di una delle 19 aree, distribuite su tutto il territorio nazionale, in cui costruire i nuovi quartieri, in genere alla periferia di grandi città (Cesate a Milano, Falchera a Torino, Mestre a Venezia, Panigale a Bologna.



...Dopo la visita a Roma il sindaco incaricò gli ingegneri Burci (dell'IACP), Giuntoli del Comune, Poggi e gli architetti Pastorini, Pellegrini e Tiezzi di redigere il piano urbanistico dell'area...)

(Daniela Poli, Storie di Quartiere, ed. Polistampa 2004, p.73).




Cito da wikipedia(http://it.wikipedia.org/wiki/Mario_Fabiani)



Bilenchi ricordò inoltre che, nel periodo di Giorgio La Pira sindaco, vi furono regolari incontri tra La Pira e Fabiani, incontri ai quali partecipavano solitamente anche Bilenchi e Tristano Codignola (La Pira chiamava questo gruppo la sua giunta parallela). Bilenchi riferisce che alcune tra le più clamorose iniziative di La Pira, come la proposta di far convenire a Firenze i sindaci dell' Est europeo e i sindaci di città americane, partirono da suggerimenti di Fabiani.



...Ci accomunava, dirà effettivamente La Pira commemorando Fabiani, l'idea che, in tempi di guerra fredda e di virulento scontro ideologico Est-Ovest, fosse necessario mettere Firenze a servizio della coesistenza pacifica, della unità e della giustizia dei popoli. Per questo La Pira descriveva il suo ventennale rapporto con Fabiani come una convergenza operosa.



Il mattino del 15 febbraio 1975 si era svolta in Palazzo Vecchio una seduta straordinaria del consiglio comunale. Giancarlo Zoli, figlio di Adone ed esponente fiorentino della DC, disse che Fabiani "amava gli uomini e gli uomini lo amavano". Piero Pieralli, per il gruppo del PCI, disse: "Siamo fieri di ogni istante della sua vita". Su richiesta dei familiari, alla commemorazione in consiglio comunale non partecipò il gruppo del MSI.



E allora perché non metterli insieme? Il professore siciliano e l'operaio empolese?


Nota:

Ho letto l'articolo di Enzo su Repubblica del 15 


(Non posso in coscienza accogliere l'invito del sindaco Matteo Renzi alla cerimonia di scoprimento della scultura dedicata a Giorgio La Pira situata nel piazzale della Chiesa dell'Isolotto. I motivi sono diversi.Il primo riguarda il senso della mitizzazione statuaria e della santificazione di soggetti umani che emergono per il loro eroismo.

Un secondo rilievo critico riguarda il bisogno che la persona di Giorgio La Pira resti viva in mezzo a noi.Un terzo rilievo riguarda l'anima dell'Isolotto e della città.

Citazione di La Pira: "Finché non mi trovai a contatto con i movimenti dei lavoratori, occupati e disoccupati, dei senza casa, dei poveri, ero come un turista. Il turista che viene a Firenze passa accanto alla città e non sa cos'è la città. Così io, ero passato accanto a tante cose, anche al lavoro, ma non l'avevo capito. Facevo preghiere affettuose al Signore ma non mi arrabbiavo. Ora mi arrabbio anche nella preghiera").


Io c'ero quel giorno dell'agosto 1969 e rimasi molto male nel vedere La Pira confuso tra la folla dei sanfedisti che erano venuti a restaurare l'ordine e il diritto di proprietà, forti della sanzione della Legge concordataria, rappresentata nella circostanza dal vescovo e dalla Prefettura. "Ma perché - pensai guardando quell'omino piccolo e mite - non sei rimasto in S.Marco a pregare per tutti noi, vincitori e vinti? Che bisogno avevi di venirci a ricordare che "ubi episcopus ibi ecclesia?" Cosa vuol dire esser professori e sapere il latino!  Ma non lo hai citato tutto, il latino. Anch'io ho studiato e potrei citare tanto altro latino - dei testi conciliari e soprattutto dei 4 vangeli - per affogarci dentro il "tuo" vescovo senza buttar via la "nostra" chiesa. Ma te lo risparmio. Oggi sei in paradiso e la tua chiesa presto ce ne consegnerà la certificazione formale. Al termine di queste riflessioni preferisco rileggere l'italiano della poesia di Neruda, non per dispetto a te, ma per il nostro comune affetto al compagno Mario. E' vero che lo consideravi un amico, la tua giunta parallela?  Sicuramente, con lui, ti troveresti meno solo. 

Nel gennaio 1951 Neruda incontrò il sindaco Fabiani, in palazzo Vecchio:


E quando in Palazzo Vecchio, bello come un’agave di pietra, salii i gradini consunti, attraversai le antiche stanze, e uscì a ricevermi un operaio, capo della città, del vecchio fiume, delle case tagliate come in pietra di luna, io non me ne sorpresi: la maestà del popolo governava. E guardai dietro la sua bocca i fili abbaglianti della tappezzeria, la pittura che da queste strade contorte venne a mostrare il fior della bellezza a tutte le strade del mondo. La cascata infinita che il magro poeta di Firenze lasciò in perpetua caduta senza che possa morire, perchè di rosso fuoco e acqua verde son fatte le sue sillabe. Tutto dietro la sua testa operaia io indovinai. Però non era, dietro di lui, l’aureola del passato il suo splendore: era la semplicità del presente. Come un uomo, dal telaio all’aratro, dalla fabbrica oscura, salì i gradini col suo popolo e nel Vecchio Palazzo, senza seta e senza spada, il popolo, lo stesso che attraversò con me il freddo delle cordigliere andine era lì. D’un tratto, dietro la sua testa, vidi la neve, i grandi alberi che sull’altura si unirono e qui, di nuovo sulla terra, mi riceveva con un sorriso e mi dava la mano, la stessa che mi mostro il cammino laggiù lontano nelle ferruginose cordigliere ostili che io vinsi. E qui non era la pietra convertita in miracolo, convertita alla luce generatrice, né il benefico azzurro della pittura, né tutte le voci del fiume quelli che mi diedero la cittadinanza della vecchia città di pietra e argento, ma un operaio, un uomo, come tutti gli uomini. Per questo credo ogni notte del giorno, e quando ho sete credo nell’acqua, perchè credo nell’uomo. Credo che stiamo salendo l’ultimo gradino. Da lì vedremo la verità ripartita, la semplicità instaurata sulla terra, il pane e il vino per tutti.







Aggiornamento del 18 gennaio



Scrive Mauro (Sbordoni) a Enzo (Mazzi):


Son d'accordo con Urbano. Certi momenti li ho vissuti direttamente. In duplice veste. Allora , quando morì Fabiani, ero giornalista dell'Unità e scrissi un articolo sul suo funerale che ebbe una partecipazione di popolo di una compostezza e intensità incredibile (tutto il popolo. compresi i negozianti del centro). E poi come consigliere  comunale partecipai alla sua commemorazione. Ricordo i vari discorsi. In particolare quello di G.Carlo Zoli (uomo "modesto" che tuttavia in quell'occasione dette il meglio di sé) e  quello di Piero Pieralli. La poesia di Neruda la pubblicammo integralmente su l'Unità. Fabiani era un grande. Era stato in URSS ed era antisovietico(forse proprio per questo si potrebbe dire, ma quanti altri comunisti - a partire da Togliatti- erano stati in URSS e non avevano capito!); aveva fatto i suoi anni migliori della vita, dai 22 ai 30 nel carcere speciale fascista e ne era uscito con la TBC ma non fu mai animato da risentimenti nei confronti di nessuno. Addirittura dopo la Liberazione si adoperò per reintegrare nella vita civile molti fascisti che erano stati epurati. La sua memoria non è stata poi recuperata come dovrebbe...Siamo un paese che non vuole ricordare...Forse non sarebbe male se la Comunità dedicasse un giorno una memoria anche a lui. Non era un santo...ma sicuramente fu un giusto! Se per caso vi venisse qualche idea fatemelo sapere ché POTREI METTERMI IN CONTATTO CON LA SUA BIOGRAFA CHE ADESSO VIVE A PERUGIA. Per oggi basta . Ti saluto e ringrazio Urbano. 

E io ringrazio Mauro.