martedì 30 giugno 2009

Figli della lupa

Sempre stati



lupa (f)

n. bitch, female dog


Lupae

Lupae (Latin, 'she wolves' - singular Lupa) can refer to:

- literal she-wolves

- the Greek goddess Artemis, in her 'wolf form'. Refer to story of Romulus and Remus.

- the lowest class of Roman prostitutes.


 Latin-English Dictionary     


lupa

N F

she-wolf; prostitute


lupanare (m)

bordel, maison de prostitution {brothel}

bordel, lupanar {whorehouse}


(da Babylon)


I lupanari (dal latino lupa = prostituta), erano, nel corso di tutta l'epoca romana, i luoghi deputati al piacere, ovvero delle vere e proprie case d'appuntamento, o bordelli. Alcuni sono tuttora visibili nelle rovine dell'antica Pompei.

Resti di lupanari si trovano presenti anche nel comune di Forio nell'isola partenopea di Ischia.


I bordelli a Roma 

Le zone in Roma dove erano più diffusi i bordelli erano la Suburra, abitata dalla plebe, o i luoghi circostanti il Circo Massimo: «per andare al circo occorre passare dal bordello» si lamentava il cristiano Cipriano


Per evitare «il volgare e sudicio bordello»  i romani più ricchi si facevano venire le prostitute in casa ma vi erano anche locali per gli uomini "migliori" come il lupanare costruito sul Palatino, di proprietà dell'imperatore Caligola, dove esercitavano donne di classe e fanciulli liberi le cui prestazioni venivano pubblicizzate al foro da un dipendente imperiale che «invitava giovani e vecchi a soddisfare le loro voglie»


(da Wikipedia)



Senza allusioni:

Conclusione sudicia e fuori stile:


 Avete fatto il '68!  Ora godetevi il nostro '69!


Nota lessicale


Neologismi: "PUTTANOPOLI"


 Il termine "Puttanopoli" offende, manca di rispetto, è sviante... ma verso chi? Certamente nei confronti delle oneste operatrici del sesso che - per costrizione, o costume, o bisogno economico, o desiderio di ricchezza - forniscono ai propri clienti prestazioni chiare, concordate e ben definite... insomma, "perbene".


La variegata fauna umana - costituita da faccendieri, intrallazzatori, procuratori d'affari, ragazzotte arriviste senza scrupoli, aspiranti soubrette - che ruota attorno a festini, baccanali, con taciti accordi sotto banco, promesse, raccomandazioni, si muove in un ambito morale - questo sì - davvero squallidissimo. (r.t.)




La prostituzione in genere era considerata un fatto normale e naturale fin dai tempi del severo conservatore degli antichi costumi
Catone il censore (234 a.C. circa – 149 a.C.) il quale vedendo uscire un giovane da un bordello si congratulò con lui perché in modo così tranquillo soddisfaceva i suoi istinti. Notando però, diverse altre volte lo stesso giovane, nella medesima occasione, gli disse: «Ti ho elogiato perché ci sei venuto, non perché ci abiti».

sabato 27 giugno 2009

La coscienza di Zeno

L'incoscienza del mondo




Trieste, Piazza Hortis, maggio 2006. Paola incrocia Ettore Smidht  mentre si sta dirigendo verso la Biblioteca-Museo, da cui lei è appena uscita.


Il tema d'italiano dato alla Maturità ha offerto l'occasione a tanti di ricordare questo triestino, mezzo italiano e mezzo svevo, vissuto a cavallo della prima guerra mondiale tra la sua fabbrica di vernici per uso marittimo - mi pare di ricordare - e la frequentazione letteraria con personaggi tipo James Joyce che faceva lezioni a lui per pagarsi vitto alloggio e scuola di canto per opera! A Svevo mi legano ricordi di scuola (relazione su di lui e le sue opere al concorso di abilitazione all'insegnamento..) e di paesaggio sentimentalmente partecipato (visita di 3 gioni a Trieste di pochi anni fa insieme a Paola. Vedi foto).

Scrittore moderno, anche, purtroppo, nel morire (incidente d'auto).


Faccio seguire qui una riflessione di Paola scritta allora e riportata in questo blog, in data maggio 2006, taggato Trieste.


Di Svevo non leggo da tempo le opere, ma, come non ho amato particolarmente i primi romanzi, così ho invece serbato un ricordo riconoscente alle opere mature: la Coscienza di Zeno e Storia del buon vecchio e della bella fanciulla. Che peccato quella sua morte accidentata e prematura e qui non penso certo solo allo scrittore, ma all’uomo che sapeva intrecciare riflessione profonda a ironia e cordialità di modi. I suoi furono davvero pensieri trasgressivi e nuovi nella cultura vacua e parolaia del dannunzianesimo e in parte anche del futurismo. E anche, anzi soprattutto, guerrafondaia. Quanto lontano il mondo di Svevo, proiettato nella ricerca della complessità e contraddittorietà interiore dell’uomo e consapevole del pericolo che incombeva su quell’umanità stravolta appena uscita da una guerra e in procinto di sprofondare in un’altra di dimensioni ancora più tragiche. (Paola)


E qui faccio seguire la pagina finale della "Coscienza di Zeno" - anno 1925,


senza commento ( ma con la sottolineatura di un punto che è un mio pallino-incubo):




Quando i gas velenosi nn basteranno più, un uomo fatto come tutti gli altri, nel segreto di una stanza di questo mondo, inventerà un esplosivo incomparabile, in confronto al quale gli esplosivi attualmente esistenti saranno considerati quali innocui giocattoli. Ed un uomo fatto anche lui come tutti gli altri, ma degli altri un po' più ammalato, ruberà tale esplosivo e s'arrampicherà al centro della terra per porlo nel punto ove il suo effetto potrà essere il massimo. Ci sarà un' esplosione enorme che nessuno udrà e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie.


La vita attuale è inquinata alle radici. L’uomo s’è messo al posto degli alberi e delle bestie ed ha inquinata l’aria, ha impedito il libero spazio. Può avvenire di peggio. Il triste e attivo animale potrebbe scoprire e mettere al proprio servizio delle altre forze. V’è una minaccia di questo genere in aria. Ne seguirà una grande ricchezza…nel numero degli uomini.

Ogni metro quadrato sarà occupato da un uomo. Chi ci guarirà dalla mancanza di aria e di spazio? Solamente al pensarci soffoco!

Ma l’occhialuto uomo, invece, inventa gli ordigni fuori del suo corpo e se c’è stata salute e nobiltà in chi li inventò, quasi sempre manca in chi li usa. Gli ordigni si comperano, si vendono e si rubano e l’uomo diventa sempre più furbo e più debole. Anzi si capisce che la sua furbizia cresce in proporzione della sua debolezza. I primi suoi ordigni parevano prolungazioni del suo braccio e non potevano essere efficaci che per la forza dello stesso, ma, oramai, l’ordigno non ha più nessuna relazione con l’arto. Ed è l’ordigno che crea la malattia con l’abbandono

della legge che fu su tutta la terra la creatrice. La legge del più forte sparì e perdemmo la selezione naturale. Altro che psico-analisi ci vorrebbe: Sotto la legge del possessore del maggior numero di ordigni prospereranno malattie e ammalati


Forse traverso una catastrofe inaudita prodotta dagli ordigni ritorneremo alla salute. Quando i gas velenosi non basteranno più, un uomo fatto come tutti gli altri, nel segreto di una stanza di questo mondo, inventerà un esplosivo incomparabile, in confronto al quale gli esplosivi attualmente esistenti saranno considerati quali innocui giocattoli. Ed un altro uomo fatto anche lui come tutti gli altri, ma degli altri un po’ più ammalato, ruberà tale esplosivo e s’arrampicherà al centro della terra per porlo nel punto ove il suo effetto potrà essere il massimo.

Ci sarà un’esplosione enorme che nessuno udrà e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie.


Se ne hai voglia e curiosità leggi una bella parafrasi di Borsellino


venerdì 26 giugno 2009

Douce France - II

Solstizio d'estate (II)




Le tombe dei fratelli Van Gogh sono ai piedi del muro


domenica 14 giugno

Giornata di sole. Fa caldo.

Flins è a ridosso di una collina boscosa ed ha un magnifico parco verde e fiorito. La nostra casa è al bordo del parco.

Lola ci comunica il piano della giornata: mattinata in paese per vedere la "brocante",  pomeriggio in macchina alla confluenza dell'Oise con la Senna, occhiata da fuori alla casa museo di Zola, visita alla tomba di Vincent Van Gogh.

La brocante si fa a Flins una volta all'anno, dura tutta la giornata. Chiunque è autorizzato a portare nello spazio predisposto all'interno del parco tutte le cianfrusaglie finite in cantina o in soffitta per venderle al miglior offerente. La fierucola di Poppi in Casentino, ma più in grande. E' un mercato povero; quando piove è una pena per mancanza di attrezzature al coperto, ma questa seconda domenica di giugno splende il sole e l'aria profuma di fiori.

A pranzo la bella sorpresa della "raclette" preparataci da Lola e Jean e più tardi, a Pontoise, un giro fuori programma sul battello alla confluenza dell'Oise con la Senna. Sul ponte, al sole, soffriamo il caldo. L'unica volta. Il cimitero di Van Gogh è nelle vicinanze, a Auvers sur l'Oise, in cima a una collina, come sono le colline francesi che si fanno raggiungere dopo un lieve pendio e poi si allargano dolci e rotonde su una visuale a 360 gradi. Un bel cimitero nordico senza i nostri "forni", con tombe interrate, due delle quali cullano sotto un manto d'erba verde rigogliosa Vincent Van Gogh e il fratello fedele Theodore. Al di fuori del cimitero la campagna verde di maggesi celebra il ciclo alterno della vita e della morte, Cerere e Proserpina.  Un'emozione che i nostri camposanti coperti di marmi e circondati da monumenti e cappelle non riescono a dare. Speriamo che con l'affermarsi della cremazione riusciamo anche noi a riportare a prato i nostri cimiteri.


Lunedi 15 giugno

Pioggia. Mattinata con Paola ai magazzini Lafayette (il grande interno a cupola dorata e scintillante quando le Esselunga da noi e nel vasto mondo ibernavano sotto terra), pomeriggio all'UNESCO con Lola momentaneamente riassunta in servizio volontario per alcuni mesi, poi visita all'Istituto Italiano di Cultura che troviamo vuoto, a biblioteca chiusa. Mancato incontro con la Direttrice. Ci rifaremo mercoledi 17 con la visita al "Centro Culturale Italiano" che si trova in poche piccole stanze nel cuore di Parigi, di fronte alla antica chiesa gotica di S.Séverin. Lola si e ci presenta al Direttore Antonio Francica col quale rimaniamo d'accordo per l'invio del libro "Ivi é Romena", nella prossima edizione francese "Ce Lieu Romena". Nel frattempo lasciamo al Centro le pagine scritte da Lola su Dante a Parigi. Non mi dispiacerebbe fare una presentazione di "Dante a Parigi e in Casentino" nella vicina chiesa di S.Severino che si rende spesso disponibile alle iniziative del Centro che è frontaliero ad essa. Que serà serà.

Dopodiché Lola e Paola mi conducono alla Mairie o Municipio del Dipartimento 16° dove è in corso "La Settimana Italiana". Siamo in un bel palazzo storico con grandi sale e Paola ha l'occasione  di vedere ascoltare e intervistare una scrittrice come Rosetta Loi di cui ha letto parecchi libri. Nel cortile e alle pareti bandiere due volte tricolori, grandi poster  di Sofia Loren e della Cinquecento Fiat, ratto di Proserpina del Bernini, musiche di Verdi, Mascagni e Puccini. Un caffè letterario italiano dal 17 al 21 giugno 2009.


Gran finale di giornata a cena da Teresa e Beppe, un pezzo d'Italia trasferito a Parigi in una bella casa nel verde su una delle colline a ridosso della città. Bravissima Lola alla guida della mercedes cedutagli dal figlio Arnaud. Una bella cena-merenda informale e succosa, le amarene colte in giardino, la conversazione con Beppe matematico all'Università  di Parigi e Teresa addetta a non so quale ONG che visita, studia e sorregge realtà migratorie presenti in Francia. Qualità e competenza, cultura e finesse unite come giusto alla più informale immediatezza e semplicità di rapporto. Il piacere dello scambio di esperienze di vita di cultura di lavoro quando, essendo all'estero, puoi fuoruscire dallo schema turistico piazze, monumenti, musei. Con Teresa e Bruno ci rivedremo in Casentino e a Firenze.


Martedi 16 giugno

Sosta di riposo a Flins, padroni della casa, dato che Lola è nel suo Ufficio all'UNESCO e Jean è ritornato in Casentino, ai suoi gatti e al suo orto. Paola ne approfitta per bracare come sempre tra le fotografie di famiglia che i proprietari lasciano in vista su scaffali e mobili, io vado a cammianre nel bosco sovrastante e poi in bicicletta nei dintorni con visita ai ciliegi abbandonati laggiù in fondo alla strada nei terreni probabilmente espropriati per far posto a stabilimenti vari. Giorni prima Lola ci aveva guidato verso due alberi di ciliegie bianche (mature s'intende) poi cotte con vino zucchero e cannella secondo la consueta ricetta di Paola. Ma io avevo adocchiato tre piante di ciliege rosse lì vicine. Ne avevo promessa una sportata a Lola e così è stato.


L'ultimo giorno, in attesa della partenza dal terminal dei bus navetta per l'aereoporto di Beauvais, visita molto gratificante al Museo degli Impressionisti, in quella magnifica collocazione che l'ha trasferito dal vecchio "Jeu de pomme" alla Stazione monumentale del Quai d'Orsay. Do you know?


Nota storico-sentimentale


Vincent Willem van Gogh (Zundert (Olanda), 30 marzo 1853 – Auvers-sur-Oise, 29 luglio 1890) - Autore di quasi 900 tele e di più di mille disegni, tanto geniale quanto incompreso in vita.


A Auvers-sur-Oise

Vincent arrivò a Parigi il 17 maggio 1890 e conobbe per la prima volta il nipotino e la signora van Gogh, la quale trovò il cognato un uomo «forte, largo di spalle, con un colorito sano, un'espressione allegra e un'aria decisa». Passò tre giorni in casa del fratello, riesaminando i tanti suoi quadri che nel tempo gli aveva mandato. Il 21 maggio partì per stabilirsi a Auvers-sur-Oise, un villaggio a 30 chilometri da Parigi, dove risiedeva un medico amico di Théo, il dottor Paul-Ferdinand Gachet (1828-1909), che si sarebbe preso cura di lui.

Il sessantaduenne dottor Gachet, omeopata, darwinista, favorevole alla cremazione dei defunti - un'opinione scandalosa a quei tempi - repubblicano, socialista e libero pensatore, era un personaggio molto noto a Auvers dove abitava in un villino che dominava il paese. Laureatosi a Montpellier in medicina generale e con un particolare interesse per la psichiatria, aveva a lungo esercitato a Parigi, dove aveva conosciuto molti artisti, da Victor Hugo a Gustave Courbet, da Manet a Renoir e a Cézanne, e la sua casa conservava parecchie tele di impressionisti, oltre a una notevole quantità di soprammobili e oggetti vari che van Gogh chiamava «nere anticaglie».


La sua competenza nelle cose artistiche, certe comuni preferenze e anche il suo garbo e la sua natura fondamentalmente malinconica fecero presa sul pittore, che frequentò spesso la sua casa, ritraendo due volte la figlia Marguerite e non mancando di fargli il ritratto. Ma più tardo scriverà al fratello:  « Credo che non bisogna contare in alcun modo sul dottor Gachet. Mi sembra che sia più malato di me, o almeno quanto me. Ora, quando un cieco guida un altro cieco, non andranno a finire tutti e due nel fosso? Non so che dire. Certamente la mia ultima crisi, che fu terribile, fu in gran parte dovuta all'influenza di altri malati.

In un'alra lettera:  « Mi sono rimesso al lavoro, anche se il pennello mi casca quasi di mano e, sapendo perfettamente ciò che volevo, ho ancora dipinto tre grandi tele. Sono immense distese di grano sotto cieli tormentati, e non ho avuto difficoltà per cercare di esprimere la mia tristezza, l'estrema solitudine » 

  È certo che egli non faceva nulla per alleviare la sua solitudine nonostante ne fosse oppresso: non frequentò mai i non pochi pittori che soggiornavano a Auvers - uno di essi, l'olandese Anton Hirschig, alloggiava nel suo stesso albergo - anche se forse loro stessi, spaventati, lo evitavano, a causa della sua malattia. Per lo stesso Hirschig, egli «aveva un'espressione assolutamente folle, con gli occhi infuocati, che non osavo guardare»


 Il suicidio



La sera del 27 luglio, una domenica, dopo essere uscito per dipingere come al solito nelle campagne che circondavano il paese, rientrò sofferente nella locanda e si rifugiò subito nella sua camera: al Ravoux che, non vedendolo presentarsi per il pranzo, salì per accertarsi della sua salute e lo trovò sdraiato sul letto, confessò di essersi sparato un colpo di rivoltella al petto in un campo vicino. Al dottor Gachet che, non potendo estrargli il proiettile, si limitò a fasciarlo ma gli esprimeva, per rincuorarlo, la sua speranza di salvarlo, rispose che egli aveva tentato coscientemente il suicidio e che, se fosse sopravvissuto, avrebbe dovuto «riprovarci» - «volevo uccidermi, ma ho fatto cilecca» - esclamò;  con il fratello Théo che, avvertito, era accorso la mattina dopo, Vincent passò tutto il 28 luglio, fumando la pipa e chiacchierando seduto sul letto: gli confidò ancora che la sua «tristezza non avrà mai fine». Sembra che le sue ultime parole fossero: «ora vorrei ritornare».  Poco dopo ebbe un accesso di soffocamento, poi perse conoscenza e morì quella notte stessa, verso l'1,30 del 29 luglio.


In quanto suicida, il parroco di Auvers si rifiutò di benedire la salma e il carro funebre fu fornito da un municipio vicino. Il 30 luglio la bara, rivestita da un drappo bianco e ricoperta di fiori gialli, fu calata in una fossa accanto al muro del piccolo cimitero di Auvers: assistevano Théo, che non smetteva di piangere, il dottor Gachet e i pochi amici giunti da Parigi. Pochi mesi dopo anche Théo van Gogh venne ricoverato in una clinica parigina di malattie mentali. Dopo un apparente miglioramento, si trasferì a Utrecht, dove morì il 25 gennaio 1891. Nel 1914 le sue spoglie, per volontà della vedova, furono trasferite ad Auvers e tumulate accanto a quelle di Vincent.


Da Wikipedia


 foto del viaggio


 

mercoledì 24 giugno 2009

Douce France

Solstizio d'estate



7 giorni a Parigi, essere accolti all'aereoporto di Beauvais da una concittadina casentinese naturalizzata francese, 35 anni di esperienza all'UNESCO, viaggiare lungo strade bordate da siepi contigue di alberi di alto fusto, attraverso campi d'un verde intenso di maggesi rese traslucide dal vento, lungo colline docili coperte di boschi in rigoglio, girovagare tra le anse della Senna immersa nel verde verdissimo delle rive sommersa di battelli da carico e barche da diporto, percorrere Parigi in macchina da una parte all'altra lungo l'anello stradale sulla Senna, senza un semaforo o incrocio,( come poter attraversare Firenze, qui dall'Isolotto fino al Girone, con un anello si asfalto posto sotto i lungarni poco sopra il pelo dell'acqua) salire sul battello a Pontoise, confluenza di Oise e Senna, tra le case-barca dei vecchi battellieri che da giovani hanno rifornito Parigi di carbone e vettovaglie spingendo a braccia le chiatte controcorrente - 12 km al giorno - ritrovare a Auvers sur Oise Van Gogh - aiuola verde nel cimitero sotto la luna -, accarezzare con l'occhio dal finiestrino la casa di Zola a Médun, visitare a Giverny, sulla strada per Rouen, la casa di Monet splendida di fiori dipinti e reali, affacciarsi sulla spiaggia di Arromanches, su un mare calmo e luminoso, vedere i resti del porto artificiale - 6 giugno 1944 - attraverso il quale passarono milioni di uomini in arme a portare morte e distruzione libertà e liberazione ad una Europa ubriaca di odio e pazza di disperazione.

 E andando nel sole che abbaglia

sentire con triste meraviglia

com'è tutta la vita e il suo travaglio

 in questo seguitar di guerra in guerra

 che opprime il cuore e sciupa questa terra

 che si ostina a mostrarsi ancor sì bella.


Diario di bordo:

Giovedi 11 giugno
, Pisa-Beauvais, un'ora di macchina da Parigi. Ci accoglie Lola, che ha lasciato il suo ufficio all'UNESCO, e ci porta a Flins s/Seine, un paese sulla Senna come da nome, fatto, come spesso da noi, del nucleo antico addossato alla collina boscosa (ci vengono anche i funghi) e del mercatale moderno (3 enormi supertutto sproporzionati per il numero di abitanti) e spostati di un km o due gli stabilimenti Renault, che danno linfa e alimento all'economia del posto. La Casa di Lola e Jean occupa un angolo tra due stradine interne, linde e silenziose; l'acquisto e l'arredamento ampliamento coincide con trenta anni di vita dei nostri ospiti che lì hanno fatto nascere e crescere Arnaud e Nathalie, oggi con due figli ciascuno, il primo abita a Parigi, la seconda a Roma. Jean ci fa trovare una tavola imbandita di calamari, lumache di mare e altre finezze e durante la cena ci illustra lo sbarco in Normandia programmato per il giorno dopo, a poche giorni di distanza d quello di Obama.

Venerdi 12 giugno:

Meteo: variabile, cielo macchiato di nuvole bianche e grige, via via più chiaro, "come deve essere il cielo di Normandia" (Jean).

 Una bella smacchinata che ci porta a Giverny (casa-museo di Monet, Rouen - Giovanna d'Arco prima assassinata da un vescovo e poi riabilitata da un altro - Arromanches - sbarco del 6 giugno 44, una mattanza in tonnara per 2,3 mila giovani appena sbarcati - Caen sulla via del ritorno con visita alla bella casa e splendida famiglia di Viviana casentinese doc e Idriz marocchino doc di Fez con Jasmine e il piccolino come si chiama poi lo dirò. Un bell'incontro, una merenda cena tanto gustosa quanto informale, un'ultima fatica (220 km) per Jean verso Flins che per fortuna arriva prima di Parigi. Grazie Jean.

Sabato 13 giugno:

Meteo:sereno.

Nel quartiere latino, davanti a Notre Dame, alla ricerca delle tracce di Dante. Il cartello conferma che Dante c'è stato nel 1304, Lola che ha fatto importanti ricerche negli ultimi mesi alla Bibliotheque Nationale, conferma la presenza. Io dubito della data - non della presenza - perché Dante nel 1304 era troppo indaffarato tra Casentino, Mugello e Romagna nei tentativi reiterati di rientro in Firenze (saprete meglio nell'edizione francese di "IVI E' ROMENA" di prossima uscita). Magari anticiperemo il pezzo per i 25 lettori di questo blog.

Dante ricorderà che in Rue du Fouarre (via del foraggio), nell'Università, un Professore libertario spiegava "invidiosi veri", insegnava verità scomode, diffondeva idee pericolose. Sigieri di Brabante (v. nota), un tipo che andava in corteo con gli studenti, come Sartre nel '68 proprio negli stessi luoghi, come sempre nel '68 i prof. di Milano, Roma..., come - oggi - studenti e prof. di Teheran. Nil sub sole novi.

DAvanti c'è l'isola di S.Louis; in tempi passati c'era stato come traghettatore S.Giacomo il Povero, Paola e il sottoscritto hanno attraversato il Pont Neuf per raggiungere la gelateria di Berthillon proprio dall'altra parte, meta obbligata per noi a Parigi come Vivoli a Firenze, zona S.Croce, o la Gelateria Alpina, alla Fortezza.


Tre foto (continua)


 Nota storica

Sigieri di Brabante

Nacque nella regione del Brabante attorno all'anno 1235. Compì gli studi all'università di Parigi nella facoltà delle arti tra l'anno 1255 e il 1257. In seguito fu professore presso la stessa università. Di spirito sovversivo e grande conoscitore di Aristotele, attraverso gli studi compiuti sui testi di Averroè che in quegli anni, anche grazie alle crociate, cominciano a circolare nelle università europee, si pone in contrasto con la corrente filosofica Scolastica, capitanata dal domenicano Tommaso d'Aquino. Sigieri si pone nella corrente filosofica detta degli Averroisti latini che contestano il rettore dell'Università Alberico di Reims. Venne condannato per 13 proposte eretiche, contenute nei suoi scritti, dal vescovo di Parigi Etienne Tempier nel 1270. Nel 1277 gli venne proibito l'insegnamento all'università e venne convocato dall'inquisitore di Francia Simon du Val. Per sfuggire all'inquisizione parte per Orvieto, in quel tempo residenza del Papa, dove si appellò al pontefice Martino IV. Rimasto a Orvieto, in attesa della sentenza papale, venne pugnalato a morte dal suo segretario. Molti sussurrarono che fosse stato eliminato su istigazione degli Ordini mendicanti (francescani e domenicani), che gli erano sempre stati tenacemente avversi.
 


Da Wikipedia

Teheran 2009 chiama Parigi 1789


La sezione islamica della rivoluzione francese è in corso a Teheran.

Il Terzo Stato è in rivolta contro Nobiltà e Clero, intendendo per Nobiltà i membri laici della classe di governo che finora aveva aderito alla rivoluzione di Komeini.

Come  in Francia nell'89, membri di Nobiltà e Clero passano col terzo Stato, rappresentato dalla  la borghesia non corrotta, dagli studenti e dalle donne (che sono maggioranza tra gli studenti stessi e superano in numero medici e ingegneri maschi).

l'Ayatollah_Khamenei è il clero teocrate

la Nobiltà alleata con i contadini della Vandea è Ahmadinejad

Mousavi come il nobile  Mirabeau passa al terzo Stato;

Rafsanjani e Khatami come Talleyrand e Sieyès passano dal clero al terzo stato («Che cos'è il terzo stato? Tutto. Che cosa è stato finora nell'ordinamento politico? Nulla. Che cosa chiede? Chiede di essere qualcosa» (Abate di Sieyès).

Il più importante esperimento di ideologia islamista dalla nascita della Fratellanza musulmana costretto a cedere il passo al popolo sovrano, formato da sanculotti  alfabettizzati, armati di Twitter e Youtube: Che cos'è il popolo? Tutto. Che cosa è stato finora nell'ordinamento politico? Nulla. Che cosa chiede? Essere qualcosa.


Gli iraniani, ma per la prima volta anche pezzi importanti dell'establishment come lo stesso Mousavi, sfidando la parola e gli ordini di Khamenei, hanno messo in dubbio la validità del principio del velayat-e faqih (la tutela del giurisperito), su cui si fonda la Repubblica islamica. Hanno messo in dubbio, in definitiva, la natura divina della legittimazione del potere della Guida Suprema.


Dall'Iran comincia una nuova era per il mondo islamico; dall'Iran partirà la lunga strada dell'emancipazione della donna islamica. (Nota)


E sarà la fine della teocrazia e degli sceicchi.


 E della Santa Alleanza (Europa, Stati Uniti, Israele).


Ho scritto.


Nota intravagante:

Il rapporto immediato, naturale, necessario, dell’uomo all’uomo è il rapporto dell’uomo alla donna. 

  Il rapporto dell’uomo alla donna è il più naturale rapporto dell’uomo all’uomo. In esso si mostra, dunque, fino a che punto il comportamento naturale dell’uomo è divenuto umano.

Da questo rapporto si può, dunque, giudicare ogni grado di civiltà dell’uomo.


(C. Marx, Scritti giovanili)


PS. A proposito dei sanculotti armati di Twitter, dai un'occhiata a Webgol dal quale ho preso la caricatura di testa.

domenica 21 giugno 2009

Look Both Ways - Amori e disastri

Mi è piaciuto



La morte sembra sovrastare ogni vicenda e ricorda ai protagonisti quanto sia fulminea e imprevista


L’epilogo di questo affresco così brillante e delicato è rappresentato da una pioggia che lava tutte le brutture, un po' come la pioggia dei Promessi Sposi che corrosponde alla fine della pestilenza. Senza promettere il paradiso, ma salvando dall'incubo dell'inferno.


Leggi la scheda che accentua credo eccessivamente l'aspetto positivo delle due vie o modi di intendere il nostro destino.


Brava  Sarah Watt  regista australiana.

Meno bravi i distributori monopolisti: hanno aspettato 4 anni per farci arrivare il film. C'era da far posto a Via col vento.

sabato 20 giugno 2009

Elezioni e referendum

Ballottaggio a Firenze: voto obbligato Renzi. All'Isolotto avremmo votato Daniela Lastri o Pistelli, ma i cervelloni romani del mai defunto PC hanno inviato all'ultimo minuto Michele Ventura, assente da Firenze da una vita.  Adesso ci terremo il giovane rampante.

Il mio è un giudizio bias, prevenuto. D'altronde "l'età non è un dato anagrafico" è un bel proverbio che vale per me che son vecchio e per te che sei giovane. Matteo, mi toccherà votarti, poi farò come S.Tommaso. T'aspetto alla prova. Nel frattempo dai retta a me: tra i futuri collaboratori, metti dentro qualche persona d'età e d'esperienza; lo fanno tutte le nazionali giovanili.

In bocca al lupo, Firenze mia.


Referendum: soldi sprecati e tempo perso. Rifiuterò le 3 schede (viola beige e verde) per tenerlo sotto il quorum. Al massimo un sì sulla verde. Ma non ne vale la pena. Da abrogare sarebbero, mettiamo, 600 deputati e 260 senatori insieme alle Province.  Così per cominciare a saldare il debito pubblico. 

Videant itali ne quid respublica detrimenti capiat.

In bocca al lupo, Italia mia.