lunedì 30 settembre 2013
Sondaggio Cinquestelle toscano
domenica 16 ottobre 2011
Da S.Miniato a Volterra
In cinque giorni, attraverso sentieri, campi, fossi e via Francigena: un'esperienza per me nuova e molto gratificante. Se trovo il tempo la racconto. Intanto guarda un po' di foto qui.
Tappe del giro: 1 - S.Miniato, Collegalli, Sughera; 2 - Tonda, Castelfalfi, S.Vivaldo, Montaione; 3 - S.Vittore, Collemucioli, S.Gimignano (con un bel tratto di via Francigena recuperata); 4 - S.Gimignano, S.Donato, Volterra.
mercoledì 7 settembre 2011
Lettera di Dante ai casentinesi
Video
clicca sulla foto
Ai partecipanti all’accozzamento del castello di Poppi il 3 settembre 2011
Ma vi fu un momento, in Casentino, in cui il mio cuore si riaprì alla speranza; davvero sembrava che l'Italia sarebbe tornata ad essere il giardino dell'Impero con la venuta dell'Imperatore Arrigo e con un papa che sembrava riconoscerne l'autorità. Era l’anno 1311: il 6 gennaio Enrico VII fu incoronato re dei romani a Milano, ricevendo il giuramento di fedeltà di quasi tutte le città italiane, tranne Genova, Firenze e Venezia. Poi le cose cambiarono; Enrico si attardò all’assedio di Cremona e Brescia, mandò ambasciatori a Firenze nel tardo ottobre, ma il governo nero li costrinse alla fuga.
In quei giorni scrivevo:
Ecco ora il tempo accettevole, nel quale sorgono i segni della consolazione e della pace. Un giorno nuovo infatti comincia a splendere mostrando dal suo nascere l'aurora che già riduce le tenebre della lunga calamità; e già le brezze orientali si fanno più frequenti; rosseggia il cielo ai confini dell'orizzonte e conforta le speranze delle genti di dolce serenità. O Italia, ora degna di pietà perfino per i Saraceni, rallegrati ormai, che presto sembrerai degna di invidia dovunque, poiché il tuo sposo, conforto del mondo e gloria del tuo popolo, il clementissimo Enrico, divo e Augusto e Cesare s'affretta alle nozze. Asciuga le lacrime e cancella i segni dell'afflizione, o bellissima, è vicino colui che ti libererà dal carcere degli empi, che percuotendo a fil di spada i malvagi li disperderà e affiderà la sua vigna ad altri agricoltori che al tempo del raccolto diano in cambio il frutto di giustizia. E voi che piangete oppressi "sollevate l'animo ché vicina è la vostra salvezza". Prendete il sarchio della buona umiltà e, spezzate le zolle della riarsa animosità, spianate il campicello della vostra mente affinché la pioggia celeste, per caso venendo prima che sia gettata la vostra semente, non cada a vuoto dall'alto. Non si ritragga da voi la grazia divina come la rugiada quotidiana dal sasso, ma come una valle feconda concepite e germinate il verde; il verde, dico, fruttifero di vera pace; e di questa verdezza rinascendo la vostra terra, il nuovo agricoltore dei Romani aggiogherà con maggior rispetto e con maggiore fiducia i buoi della sua saggezza. Perdonate, perdonate già da ora, o carissimi, voi che con me avete sofferto ingiustizia perché l'ettoreo pastore vi conosca come pecore del suo ovile; sebbene gli sia stato concesso da Dio l'esercizio della punizione temporale, tuttavia, per risentire egli della bontà di Colui dal quale come da un punto si biforca la potestà di Pietro e di Cesare, volentieri punisce la sua famiglia ma più volentieri ne ha pietà. "Non dunque camminate come anche i Gentili camminarono nella vanità del senso", oscurati dalle tenebre, ma aprite gli occhi della vostra mente e riconoscete che il Signore del cielo e della terra ha stabilito per noi un re.
Voi sapete che me ne andai dal Casentino con la morte nel cuore e la delusione più totale; ma questo non mi impedisce di riconoscere che ho un debito di riconoscenza per questa valle aspra e forte come la selva selvaggia dell'inizio della mia Commedia, dolce e gentile come la divina foresta spessa e viva del paradiso terrestre, sulla cima del Purgatorio. Quassù dal cielo di Giove rivedo con piacere il Castello di Poppi ancora così ben conservato, Porciano con la sua torre rimasta e ben restaurata, Romena ancora là visibile, sempre suggestiva..Pratovecchio mi risveglia ricordi indelebili. Quello però che più mi ha colpito sono i sentieri nei boschi sotto il Falterona: avessimo noi sbanditi avuto le indicazioni che segnalano tutti i sentieri e i tempi di percorrenza; per me era un'avventura ogni volta che dovevo spostarmi da Porciano a S.Godenzo, da S.Benedetto in Alpe, con quella cascata di 70 metri, a Modigliana, da Dovadola a Castrocaro, da Bagno a Forlì. Se vi aiuta ad attirare turisti, mettete pure una bella segnaletica storica ben disegnata e con materiali adatti e confacenti in tutto l'alto Casentino, dal Pratomagno al Gran Giogo, dalle sorgenti dell'Arno fino alla foce dell'Archiano. Se poi volete utilizzare, insieme al vostro bel castello, il torrione di Porciano o la corte di Romena, non frequentata come allora, ma sempre molto molto suggestiva, per rievocazioni sceniche ispirate alle mie vicende storico-biografiche, perché no? Esistono oggi i Comuni (anche troppi), la Comunità Montana, il Parco delle Foreste Casentinesi (ben tenute e più agibili che ai tempi miei, per certi aspetti); coinvolgeteli. Quassù? C'è stato un grande sconvolgimento. La candida rosa, i nove cieli, il cristallino, l'Empireo sono stati sommersi dall'arrivo delle galassie, dei buchi neri, della materia interstellare, della materia invisibile, dell'antimateria... A me non è dispiaciuto affatto. Ero stanco di star così fermo. Voi che seguite il viaggio da me intrapreso con i versi della Commedia, lo dovete continuare insieme a me e alla compagnia con la quale mi son messo: Ulisse, Leonardo, Copernico, Keplero, Newton, Cartesio, Spinoza, Laplace, Lagrange, Max Planck, Einstein, Hubble, Thycho Brahe o Galileo che mi fa compagnia in questo momento...sempre dietro alle stelle, per l'eternità. Un vero spasso per tutti noi nati a seguir virtute e canoscenza. Non v'accorgete che noi siam vermi nati a formar l'angelica farfalla che vola alla giustizia sanza schermi? E niente paura. A ciascuno di voi rivolgo le parole che disse a me Virgilio sulla cima del Purgatorio:
Non aspettar mio dir più né mio cenno;
libero, dritto e sano è tuo arbitrio
e fallo fora non fare a suo senno
perch'io te sovra te corono e mitrio.
Le potete leggere anche nella parafrasi aggiornata che ne ha fatto, in seguito, Pico della Mirandola:
«Non ti abbiamo dato, o Adamo, una dimora certa, né un sembiante proprio, né una prerogativa peculiare affinché avessi e possedessi come desideri e come senti la dimora, il sembiante, le prerogative che tu da te stesso avrai scelto. Agli altri esseri una natura definita, è contenuta entro le leggi da noi dettate. Tu, non costretto da alcuna limitazione, forgerai la tua natura secondo il tuo arbitrio, alla cui potestà ti consegnai. Ti ho posto in mezzo al mondo, perché di qui potessi più facilmente guardare attorno tutto ciò che vi è nel mondo. Non ti abbiamo fatto né celeste né terreno, né mortale né immortale, perché come libero, straordinario plasmatore e scultore di te stesso, tu ti possa foggiare da te stesso nella forma che preferirai. Potrai degenerare nei esseri inferiori, che sono i bruti; potrai rigenerarti, secondo la tua decisione, negli esseri superiori, che sono divini»
Vi saluto dal cielo di Giove, dove mi trovo nel momento che scrivo, in visita ai 17 satelliti, guidato da Galileo che ha recuperato la vista, mi fa da guida e ha smesso di recitare l’abiura. Firmato Dante di Alighiero, fiorentino ed eterno errabondo, per libera scelta.
Inviata il 3 settembre 2011 per mano dell’Anonimo archivista di Casentino.
Segue Post Scriptum
lunedì 7 settembre 2009
Il ferro va battuto quando è caldo
Sabato 5 e domenica 6 settembre 2009,a Stia in Casentino
Simone e Roberto, premio speciale della giuria.
Simone (con Lucia) sotto la conchiglia virtuale che si trova reale a Firenze nel suo giardino. L'opera è firmata Roberto Magni (a dx nella prima foto).
Il mio video youtube
Alcune mie foto
Nel sito del Comune di Stia puoi vedere le classifiche.
Divagazione letteraria:
Il poeta è un grande artiere,
Che al mestiere
Fece i muscoli d'acciaio:
Capo ha fier, collo robusto,
Nudo il busto,
Duro il braccio, e l'occhio gaio.
...
Ei co 'l mantice ridesta
Fiamma e festa
E lavor ne la fucina:
E la fiamma guizza e brilla
E sfavilla
E rosseggia balda audace,
E poi sibila e poi rugge
E poi fugge
Scoppiettando da la brace.
...
Ne le fiamme cosí ardenti
Gli elementi
De l'amore e del pensiero
Egli gitta, e le memorie
E le glorie
De' suoi padri e di sua gente.
Il passato e l'avvenire
A fluire
Va nel masso incandescente.
Ei l'afferra, e poi del maglio
Co 'l travaglio
Ei lo doma su l'incude.
Picchia e canta. Il sole ascende,
E risplende
Su la fronte e l'opra rude.
Picchia. E per la libertade
Ecco spade,
Ecco scudi di fortezza:
Ecco serti di vittoria
Per la gloria,
E diademi a la bellezza.
Picchia. Ed ecco istoriati
A i penati
Tabernacoli ed al rito:
Ecco tripodi ed altari,
Ecco rari
Fregi e vasi pe 'l convito.
Per sé il pover manuale
Fa uno strale
D'oro, e il lancia contro 'l sole:
Guarda come in alto ascenda
E risplenda,
Guarda e gode, e più non vuole.
G. Carducci.
giovedì 16 aprile 2009
Arezzo e Casentino
Appunti di viaggio
La visita alla mostra dei Della Robbia, nel giorno di Pasqua, dopo una passeggiata al Pionta, parco storico che sta tra Saione e il nuovo ospedale. Su una collina dai pendii dolci, con le pietre scure degli scavi archeologici dell'antico Duomo medioevale e i tetti rossi del più recente manicomio, che ha conosciuti i nefasti del sistema segregazionista ed è poi scomparso coi fasti della L.180 che ha liberato i matti. Agostino Pirella si chiama il piccolo Mosè locale. Proprio una settimana fa c'è stata qui la tre giorni commemorativa della 180, alla presenza di Pirella. Mi ricordo un incontro con Basaglia all'Istituto Tecnico Geometri di via Giusti in Firenze in quegli anni ruggenti di forza e di passione. Adesso c'è la sede dell'Università.
Alle Lame, S.Piero in Frassino, Stefano Dei, mi regala una copia del suo video (37') che rievoca le fasi della liberazione (dalle serrature, dalle catene e funi, dalle mura). L'assemblea generale settimanale, anzi bisettimanale, dei matti e medici e infermieri nell'aula magna dalle poltroncine imbottite, il primo muro buttato giù a mazza e piccone da due matti rinsaviti, la rete divisoria tra l'Istituto Tecnico e il manicomio buttata giù dagli studenti impazziti..Un bel video; s'intitola "Voci" e andrebbe visto e diffuso.
Altro che dio patria famiglia; questa è grande storia. Stefano, se me lo dividi in sezioni di 10 minuti lo mettiamo su Youtube. Stefano è un grande filmaker e prima o poi sfonderà.
I Della Robbia vanno visti. Se passi da Arezzo, orario continuato, anche il giorno di Pasqua quando siamo andati noi. La terra, la mota, così fragile e poco attraente, invetriata e colorata, diviene industruttibile nella sua bellezza bianco e o colorata. Barbabianca, tra parecchi secoli, la vedrà uguale e precisa a come l'ho fatta ora io. Parole di Luca della Robbia, dette con la mente piena d'orgoglio e le tasche piene di fiorini. A giusta ragione. Una mostra "molto" completa, con opere di cui non immaginavo l'esistenza. Anche se il Casentino è pieno di opere dei Della Robbia. La novità per me sono state delle teste di ragazzi e ragazze dal vivo, fuori dal mito religioso del bell'angelo che annunzia alla divina Maria la prossima maternità..
Fateci una passata. E se vi serve pernottare B&B Petrarca, a due passi dalla Stazione: elegante pulito dignitoso a prezzo di saldo. Potete dire che vi manda Barbabianca.
Nota intravagante
Nei pochi giorni passati nell'alto Casentino ho trovato intere zone rimaste senza linea telefonica per più giorni, o con interruzioni a singhiozzo. Ripenso a Telecom - Teleko e a quello che da sempre ne dice Beppe Grillo.
L'Italia è disamministrata.
venerdì 10 aprile 2009
Beppino Englaro cittadino di Firenze
Video
della seduta del Consiglio Comunale di Firenze
del 30 marzo 2009
Eugenio Giani legge le motivazioni della assegnazione della cittadinanza a Beppino Englaro
http://consiglio-online.comune.firenze.it/webtv/cmweb.dll/clip?SE=279&ODG=4&CLIP=9249&AN=2009
Parla Englaro
http://consiglio-online.comune.firenze.it/webtv/cmweb.dll/clip?SE=279&ODG=4&CLIP=9715&AN=2009
Tutta la seduta dedicata al conferimento della cittadinanza a Beppino Englaro.
http://consiglio-online.comune.firenze.it/webtv/cmweb.dll/clip?SE=279&ODG=4&CLIP=&AN=2009
sito generale delle sedute 2009 del Consiglio Comunale di Firenze:
http://consiglio-online.comune.firenze.it/webtv/cmweb.dll/sedute?AN=2009
mercoledì 17 dicembre 2008
Compra il libro, metti una firma
Parla di morte ma fa amare la vita. Lettura consigliata. Meglio di un giallo di Camilleri, meglio di un dramma da film americano. Compralo e regalalo.
Sono andato con Paola alla presentazione del libro sabato scorso, 13 dicembre. In via Borgognissanti presso la Libreria Claudiana, dentro la chiesa battista annessa. v. foto.
«Il caso Welby raccontato in prima persona dal medico che ne è stato protagonista.
Il punto sulla riflessione bioetica in Italia, dalla penna di un’autorevole giornalista.
Un libro contro la confusione dolosa che boicotta la discussione sui temi di fine vita. »
Qui trovi la scheda
Solo una citazione:
Una giornalista locale mi domanda: “Dott. Riccio, come ha conosciuto Welby? Rifarebbe quello che ha fatto? Perché dice che non si è trattato di eutanasia?” Siamo ancora alle solite domande…Anche per questo sto pensando di trasformare i miei appunti in un libro. Spero con questo progetto di poter contribuire a spiegare come sono andate le cose, a far capire come possa succedere che un medico di provincia, quale sono io, decida di mettersi in viaggio per incontrare una persona come Welby, un navigatore alla deriva, e rispondere alla sua richiesta di una morte opportuna. Accettando di accompagnarlo verso l’anelato approdo” (p.261).
Stamani, aprendo la posta, trovo questo
appello per il diritto alla libertà di cura
Ho voluto promuovere questa iniziativa perché sono convinto che il paese su molte questioni sia più avanti del Parlamento. In questi anni ho girato l'Italia da Nord a Sud, e la maggior parte delle persone che incontravo mi ripeteva sempre lo stesso concetto: vogliamo essere liberi di scegliere. Per questo, mi sono impegnato con tutto me stesso per far approvare una legge sul testamento biologico, che garantisca il diritto costituzionale per tutti i cittadini alla libertà di cura.
Tuttavia esiste il rischio che il Parlamento voti una legge che impone determinati trattamenti terapeutici, ignorando il diritto alla libertà di scelta. Perciò ti chiedo un ulteriore sforzo per questa importantissima causa: ti chiedo di diffondere il più possibile l'appello, invitando tutti i tuoi contatti a sottoscriverlo. Se riusciremo a raccogliere centinaia di migliaia di adesioni, il Parlamento dovrà ascoltare la nostra opinione, che credo coincida con quella della maggioranza degli italiani. Il paese reale ha le idee chiare sulle questioni della fine della vita: tutti i cittadini ritengono che la decisione debba essere personale, che vogliano utilizzare ogni risorsa della medicina o che intendano accettare la fine naturale della vita.
Ti ringrazio infinitamente e conto su di te per far circolare il più possibile l'appello.
Ignazio Marino
PS. grazie per la tua adesione all'appello per il diritto alla libertà di cura sul sito www.appellotestamentobiologico.it, e grazie perché, anche con il tuo contributo, abbiamo già raggiunto 25.000 firme in soli 9 giorni! §
Lo stesso grazie Barbabianca rivolge a te che leggi. Apri il sito e firma l'appello.
Come ho fatto io, con questa motivazione:
#5182 Firenze - Urbano Cipriani
Ho in mente una foto del lager nazista di Dachau: si vede un uomo piuttosto robusto vestito da aviatore mentre viene immerso in una vasca di acqua gelida. Due SS lo guardano. L'esperimento ordinato dall'alto serve a conoscere il tempo di resistenza di un corpo umano, quello ipotetico di un aviatore tedesco caduto in un luogo ghiacciato ed in attesa di soccorso. La didascalia spiega che alle invocazioni rivolte dall'uomo cavia perché fosse affrettata la sua morte, le SS di turno non possono che rispondere negativamente. L'ordine è quello di far seguire il corso naturale del progressivo congelamento e della morte, perché questa è la volontà di Berlino. Bene, mi sembra questa la situazione di Eluana Englaro avvolta nel suo sudario di umiliazione per ordine di una pseudo scienza medica che mette la tecnica moderna al servizio quasi di una pretesa di renderci immortali. L'uso corretto, umano delle terapie di fine vita pone termine a queste storture del tecnicismo fine a se stesso.
Come ha fatto Paola:
#5191 Firenze - Paola Galli
Sono una "diversamente credente" (non mi piace l'espressione "non credente"). Constato sempre in questioni di questo tipo quanto sia evidente la divaricazione fra adesione a principi astratti e solidarietà alle persone concrete. Scelgo la seconda strada.
Quanto è bella questa motivazione:
"Aderisco perché ora è il momento di dire che non si può essere costretti a "vivere" per volere dello Stato o per l'etica imposta da qualche visione religiosa, perché questo è totalitarismo, uguale e contrario al dovere di morire per qualche "superiore" ragione. Quindi firmo molto volentieri".
Gustavo Zagrebelsky
(la sottolineatura è mia).
Firma qui: www.appellotestamentobiologico.it
Ore 10,13: irrompe il sole alla finestra, sotto casa gli addetti del Comune finiscono di ripulire là dove è caduto il grande olmo. Coraggio, amici: il sole sorge ancora.
lunedì 1 settembre 2008
Il lago degli idoli
Cliccaci sopra per la notizia del ripristino.
Domenica 31 agosto
Il lago degli idoli
Ritornato finalmente lago dopo 178 anni, da quando nel 1830 fu prosciugato per depredarlo delle mille e mille statuette votive che i nostri antenati etruschi avevano gettato nel suo fondo. Siamo a 1400 metri di altezza, nel grembo della madre Falterona che ci guarda da sopra, a 1654 metri. E’ una splendida calda assolata giornata di questa grande coda estiva 2008. La montagna riempie ruscelli e stagni dell’acqua caduta in abbondanza all’inizio dell’estate. E il lago è là, all’interno di una radura di faggi, ritornato a noi per l’opera dei forestali del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi. Il deus ex machina si chiama Alfredo Bresciani, scienze forestali, che ci illustra la sua creatura ritornata in vita da pochi mesi con un paziente duro piacevole lavoro che ha richiesto mezzi e competenze; non distinguevo giorni feriali e festivi, è stata una passione. E ce ne parla mescolando competenza e partecipazione affettiva; mi incanto ad ascoltarlo. Bresciani ci parla dei tremila pezzi e pezzettini ritrovati nel fondo durante i lavori di scavo e ricostituzione del fondo impermeabile argilloso che, ricostituito usando solo tecniche naturali, garantirà la sopravvivenza a questo pezzo di preistoria (8500 anni) e di storia (2500) etrusca, cioè nostra. L’anno scorso di questi tempi era ancora asciutto. Asciutto l’avevano visto Ella e Dora Noyes nei primi anni del Novecento (***). Bresciani racconta il lago ritrovato come un pezzo di vita sua; è un piacere ascoltarlo; non ha bisogno della raccomandazione di Catone: ”rem tene verba sequentur”.
Se il racconto di Ella Noyes può essere retorico – di bella letteratura – questo di Bresciani è appassionatamente realistico. I quattro metri d’acqua che stanno al centro del laghetto sono garantiti da uno strato argilloso naturale ripescato con fatica nel fondo, in accordo con le disposizione della Sovrintendenza Archeologica fiorentina che vieta qualsiasi intervento di natura artificiale chimica che semplificherebbe il lavoro. Così come non è stato permesso incanalare acqua da sorgenti lì vicine...E il lago è qui: un anno fa l’avevamo promesso (si rivolge ai numerosi membri del gruppo archeologica casentinese-romagnolo presenti a questa festa di battesimo). Certo è ancora un bambino in fasce; la creaturina piano piano riacquisterà l’aspetto originale, via via che madre Natura proseguirà il suo corso instancabile; solo 130 anni e le anime degli Etruschi rivedranno il lago protettore come l’avevano lasciato 2500 anni fa. Bresciani ci dà appuntamento per quella data; 130 anni, un battito di ciglia dell’Universo mondo.
Siamo arrivati al Lago degli idoli salendo su macchine fuoristrada da Papiano fino alla chiesa di Montalto, storico campo base dell’escursione detta dell’”anello di Vitareta”. Solo che per noi 50 privilegiati si sono aperte le sbarre dell’area vietata al traffico e siamo risaliti su fino al rifugio di Vitareta e oltre. Con una oretta di cammino siamo arrivati alle sorgenti dell’Arno che è un fiume a più teste. Bresciani ce ne ha contate 5: Arnaccio, Fosso del lago degli idoli, Razzagalline, Arno, Fosso della rota. Si ritrovano tutte poco più sotto col nome antico di Partenna (ricordate Porsenna?). A capo d’Arno, su richiesta, ho declamato una buona parte del Canto XIV del Purgatorio. I primi versi sono scritti sulla pietra: “Per mezza Toscana si spazia un fiumicel che nasce in Falterona”. Lì ho recitati con una certa emzione, come giusto naturale e logico.
Durante la salita a piedi ho rivissuto un piccolo amarcord etrusco, ragionando con Teresa dei Troiani e di Fiesole e di Roma, cioè del Ponte anni quaranta e seguenti: la guerra, la mamma di lei morta in un bombardamento alleato ad Arezzo (per me il ricordo acuto e diretto della prima vittima di guerra, assassinata dal fuoco amico dei bombardieri angloamericani; per lei che aveva un anno, un’assenza imposta dal destino cinico e baro (leggi: da Mussolini cinico e casa Savoia "bara" degli italiani), poi Lando 5 anni di scuola elementare insieme, e via divagando. Nella storia di ogni individuo e di ogni piccolo paese si condensa la storia più grande di popoli e regioni. Tutto si tiene.
Nella discesa del ritorno Paolo Furieri mi spiega la differenza tra un porcino di abete (mi aveva indicato una porcinaia lui che conosce tutto della zona Falterona con la Valle dell’Oia, Valluccione e via dicendo), un porcino di castagno, uno di faggio, uno di querciolo, uno di felce. I più saporiti sono al castagno e al querciolo. Non ho avuto il tempo di descrivergli i porcini di Northalje, a Nord di Stoccolma, sul Baltico.
Gran finale all’italiana, nello specifico alla casentinese: una mangiata a Mezzomontana, un mini agroturismo sulla strada della Calla, venendo da Stia. Una vecchia contadina sopravvissuta del periodo delle Noyes ci ha messo sotto il naso tortelli di patate a burro e pepe, ravioli bianchi e rossi (burro e pommarola, quest’ultima eccezionale seconda Mario mio dirimpettaio di tavola). Il punteggio massimo comunque è andato al prosciutto servito in antipasto: stagionato e salato il giusto, affettato “quasi a mano”. Testimoni Franco e Irma, ai miei lati. Come dessert la storia di Buonconte da Montefeltro (Purgatorio V) illustrata e recitata da Mario Miani. Al quale ho promesso il mio Dante in Casentino con speciale dedica.
Appendice 1
clicca la foto per saperne la storia
Appendice 2
La visita alle sorgenti dell’Arno e al lago degli idoli fatta da Ella Noyes all’inizio del Novecento. Davvero un bel pezzo di letteratura.
(***)Capo d'Arno, la sorgente dello storico fiume, si trova in una fenditura del monte, subito sotto la vetta del Falterona. Il posto è nascosto nel fitto della macchia di faggio ceduo e non è facile trovarlo, a meno che la guida non sia ben pratica dei luoghi, è facile essere sviati dai numerosi ruscelletti che si incontrano durante il cammino. Ma, dopo un'arrampicata sotto gli ultimi cespugli intricati, usciti in un ameno spazio verde a lato della famosa fonte, si sente che sarebbe impossibile confondere un'altra con questa sorgente regale. Perché l'Arno non sbuca strisciando nascosto dalla terra come tanti inizi modesti che si concludono in grandi cose. Il suo primo apparire è degno del suo corso carico di storia. Una massa di rocce ammucchiate da terremoti e tempeste forma una specie di conchiglia entro il grembo della montagna e dalle rocce sgorgano le sorgenti alimentate da qualche pozzo inesauribile nel cuore della terra, in un semicerchio di sette getti pieni e forti che si precipitano giù sopra le rocce, i massi della forra, unendosi in un torrente che già nella sua prima infanzia è abbondante e sonoro. Si segue il suo percorso con l'occhio, dal suo primo cadere sulle rocce fra i fianchi delle ripide colline alla profonda gola, giù in basso, dove le correnti sorelle, Arnino e Arnaccio, portano il primo tributo, e giù alla stretta curva verso ovest ove esso brilla argenteo nell'ombra profonda delle colline che stanno di fronte. Poi, osservando il curvare della gola ancora verso sud, si è portàticon l'immaginazione lungo il sentiero della topografia dantesca, passato Porci ano ed i suoi porci, e via via giù per il Casentino, fuori del suo ingresso, oltre Bibbiena a quel subitaneo e sdegnoso volger di muso del fiume, lontano dai botoli aretini. Ed ancora, con l'occhio.dell'immaginazione, lo si segue nel suo scorrere verso nord, lungo il Valdarno; proprio in direzione opposta al suo primo corso esso emerge ancora in lontane vallate, recando il suo pieno flusso a Firenze, la più bella di tutte le città, ma popolata, per Dante, da lupi. Incerto prima e come intravisto in sogno ora, il Cupolone si fa sempre più distinto. Così, in un attimo, voi potete alzare gli occhi dal nascere alla piena maturità del fiume, che bellezza, gentilezza degli uomini e traversie del tempo hanno purificato ed esorcizzato dall'accusa di essere maledetto e sventurato lanciatagli dallo spirito inquieto ed impaziente di Dante.
Nella gente che dimora presso le sorgenti dell'Amo si scorgono gli elementi ed i principii, giovani e sempre rinascenti, di quella vita umana che al suo apogeo nella
storia edificò laggiù quella città, meraviglia della cultura e dell'arte, che essa fu un tempo, e che sempre resterà nella memoria, per il vasto arco del volo del suo spirito nell'empireo della bellezza e della gioia, lei che dette prova di essere troppo grande per essere racchiusa nel cosmo del savio medievale. Per essa il futuro, non il passato. Firenze, accusata da Dante e che prosegue incrollabile la sua strada, non direttamente alla meta, ma da lontano, a larghe curve come va il suo fiume, è finalmente giustificata e si identifica ora con la somma delle imprese compiute da tutti i suoi figli, più nobile del più nobile di essi.
Accade spesso, anche in giornate di bel tempo, che il panorama distante sia nascosto dalla bruma. Nelle miti giornate di ottobre e di novembre, al di là delle infinite pieghe vellutate d'erba dei poggi vicini, il mondo appare come un ampio mare bianco dal quale emergono le lunghe groppe delle catene di monti, blu e ombrose, una dopo l'altra in linee calme e soavi, fino a che si fondono con il cielo. In giorni come questi lasciamo che il passato riposi sotto il suo sudario. E' sufficiente il presente, così dolce. In verità, per chi siede quassù al principio delle cose il presente sembra subito dietro al passato e tutto quel corso tortuoso del fiume ed il fluire dei secoli sembra al di là da venire. Il prato verde su cui siamo seduti, a lato della culla mormorante dell'Amo, è come è sempre stato, e un pastore e un cacciatore vaganti mille anni fa, si sarebbero scaldati a un fuocherello scoppiettante di frasche di faggio identico a quello che la nostra guida ha acceso ora.
La montagna è tornata ad una solitudine che ci riporta indietro fino al tempo degli Etruschi, che usavano portare i loro infermi ad un lago salutare non lontano da Capo d'Amo. Questo lago si è ora prosciugato, ma la conformazione delle rocce indica dov'era, e la sua virtù risanatrice, con l'esistenza di un tempio a lato di esso, viene ipotizzata dopo la scoperta, nel 1830, di una grande quantità di offerte votive: oggetti di bronzo di manifattura etrusca, armi, catene, ornamenti, ma soprattutto statuette, alcune delle quali del periodo d'oro dell'arte etrusca. Molte di esse possono essere ammirate al British Museum.
La discesa dalla montagna alla piccola città di Stia, molto più in basso, è una rapida scivolata, giù per le erte verdi radure fra la macchia, molto diversa dalla lenta arrampicata. Viene poi un delizioso percorso attraverso pascoli di erbe montane cosparsi di massi e lungo sentieri . addossati ai fianchi del monte, sopra la foresta di quercie aggrappate alla terra; e vallate profonde dove si scorgono grappoli di casette: i rifugi estivi dei pastori. Si passa vicino a vasti ovili e, per quelli che salgono di notte per vedere la levata del sole sulla cima, la via è sbarrata da cani da pastore grossi come orsi, bianchi orsi ruggenti, finché il pastore non li richiama per lasciarvi passare. Ma verso la fine di settembre le greggi abbandonano la verde Alpe e scendono lente verso i loro pascoli invernali della lontana Maremma, la regione paludosa fra le montagne e il mare Tirreno, insalubre durante l'estate per uomini e bestiame. Dopo che sono partite i pendii restano solitari, eccetto per qualche piccolo gregge qua e là e per poche vacche bianche dalle larghe corna e dai miti occhi, appartenenti ai poderi più alti sui monti, che pascoleranno fra i sassi durante tutto !'inverno, nei posti più solatii, dove la neve dura poco. Essi
sono guidati da bambini dalla :accia mite e dagli occhi timidi, creature che ignorano l'arte del leggere e dello scrivere, che siedono sui massi, nel mite sole invernale, chiacchierando fra loro o cantando, ognuno per suo conto, interminabili canzoni. E' da quassù, dalle montagne, che sgorga la vena delle canzoni spontanee per le quali i contadini toscani sono rinomati.
C'è un'altra strada dal Falterona per Stia, molto più lunga della scorciatoia, ma che attraversa dei luoghi incantevoli. Prima si discende per un ripidissimo colle. Ricordo di aver avuto una strana impressione, una volta che facevo quel percorso: era in ottobre avanzato, ma il sole scaldava quasi più che in estate, c'era stato cattivo tempo il mese precedente ed era nevicato sul monte. Larghe chiazze di4 neve restavano ancora nelle radure fra i boschetti; eravamo discesi con la neve al ginocchio fra i cumuli ed eravamo giunti al fianco del monte dove tutto era senza ombra, pietroso, arido. Affannati dal caldo, con 1D. gola secca, guardammo dietro a noi il percorso che avevamo fatto. Sopra la neve accecante si piegava su di noi il cielo, nero nell'intensità del suo ardente blu, alcuni faggi autunnali erano una macchia di fuoco sopra il bianco terribile. Non avrei mai immaginato che la terra potesse assumere un aspetto così infernale. Inciampando e scivolando per la china, con i piedi colpiti dalle pietre sciolte che rotolavano, seguivamo un sentiero in una landa senza alberi, quando ci confortò il suono di acque correnti vicine; giungemmo ad un tratto sopra una crepa della montagna da dove sgorgava l'acqua con forza e abbondanza, saltando di. masso in masso e formando piccole pozze. Dopo esserci chinati a bere ed esserci riposati per un poco all'ombra delle piante che crescevano nel burrone, traversammo il torrente; ora la nostra strada portava a pascoli stupendi, e giù giù alla gola che si allargava fino al punto dove i torrenti confluivano per la prima volta. Nei pressi c'è un podere di montagna con la casa costruita fra prati naturali falciati rasi, freschi e verdeggianti, dove le acque dintorno fanno un rinfrescante rumore scorrendo giù per i burroni. Sotto questo podere traversammo l'Arno, ora in piena e, entrando nella selva di castagni sull'altra sponda, proseguimmo il nostro cammino fra larghe radure assolate e zone ombrose mentre fra le foglie dorate donne e ragazzi raccoglievano i frutti rossastri dallo strato di ricci spinosi e ingialliti che copriva il terreno. Le timide teste avvolte in fazzoletti si sollevavano al nostro passaggio e gli occhi miti ci guardavano con stupore. Una delle donne ci chiamò e ci chiese: "venite da molto lontano?» A noi sembrò che lei e i suoi compagni fossero infinitamente lontani, lasciati indietro nel tempo, in una qualche epoca d'oro, in un eterno pomeriggio di sole e di pace.
Di lì a poco traversammo un minuscolo villaggio abbarbicato sul pendio, nel ripido passaggio fra le casette di pietra, una o due vegliarde simili a sibille camminavano curve sotto il sole. Procedendo attorno al colle, raggiungemmo finalmente l'altro versante e ci trovammo di nuovo in vista dell'Arno, che fa una larga curva fra le colline ed è ora un torrente considerevole che corre in un letto pietroso e nel suo percorso verso sud traversa la parte alta della valle principale.
La nostra strada proseguiva lungo i fianchi dei colli sopra il fiume, sempre attraverso selve di castagni; al limite di un ripido pendio, di fronte a noi, svettavano le cime dei cipressi che cingono la chiesa alpestre di Santa Maria delle Grazie. Dopo un'altra ora di cammino eravamo sulla ripida strada di Stia.
Il Casentino e la sua storia
Traduzione di Amerigo Citernesi
Ed.Fruska, 2001
Pgg 29-35
venerdì 29 agosto 2008
Il golfo di Baratti
Visto da Populonia, pm del 25 agosto. Grazie agli Etruschi che qui avevano una succursale della lavorazione del ferro dell'Elba, posta lì di fronte. I resti visibili delle loro tombe hanno impedito la privatizzazione delle aree e della costa. Consigliata una visita, sempre. Obbligatoria per chi ancora non c'è stato. Populonia è un bel castello, con tre case e un piccolo museo ben disposto. Sempre simpatici i piccoli musei; meno dispersivi e più didattici. Si vede la mano di una maestra elementare, come è la gentile giovane signora che ci consegna, insieme al biglietto d'ingresso, una cartella - da restituire - con le illustrazioni delle singole vetrine...Baratti è Piombino, ma anche S.Vincenzo ha fatto la sua parte per salvaguardare spiaggia pineta e territorio. La strada della Principessa, tra S.Vincenzo e Baratti, è tutta un seguito di punti di distribuzione della "fauna turistica": prima una ciclabile che allontana le macchine, impedendone il posteggio, poi tutto posteggio gratuito ai lati della pineta con 5 entrate numerate, dove puoi trovare spiaggia libera con docce libere e servizi liberi. Non male. Siamo ospiti di un vecchio amico in un condo residenziale sulla collina sopra la stazione di S.Vincenzo (simpatiche le vecchie stazioncine del tempo dei cipressi che da Bolgheri...). C'è un cavalcavia che ci porta direttamente sulla... Piana, così viene chiamata la zona di collina, ci sarà pure un motivo, ma qualcosa di strano c'è in questo groviglio di strade e passaggi che mi fanno perdere l'orientamento alla guida della Punto, fino a mettermi in posizione di contromano con relativi lampeggi e esclamazioni di colleghi guidatori. Mi dà noia più la brutta figura che il rischio della cosa. Il giorno del rientro a Firenze, per uscire dalla Piana verso la vecchia aurelia diventata superstrada ho inciampato in una serie di strade a fondo chiuso essendone poi uscito disperato in contromarcia...Si invecchia. Ma probabilmente gli assessori all'urbanistica del momento non erano gli stessi che hanno organizzato la distribuzione delle macchine e dei corpi sul litorale della Principessa: lì ordine e razionalità, qui allegria di strade "erte ed arte". Il piano regolatore è arrivato dopo le case: prima il cemento poi l'asfalto. Mi viene in mente la nuova Ponte a Poppi tra Certomondo, convento francescano e Roiesine; anche lì mi pare ci sia stato il fenomeno di "ùsteron-pròteron", il dopo (delle case) che è venuto prima (del piano regolatore): in Omero può essere un vezzo d'artista, nell'urbanistica moderna è un... pizzo d'affarista o semplicemente pigrizia un po' cialtrona. Comunque, non lamentiamoci più di tanto: il Golfo di Baratti è salvo. Un pensiero a Pietro Leopoldo di Lorena, santo storico patrono della "bella Toscana".
martedì 15 luglio 2008
Arezzo WiFi
AREZZO e FON realizzeranno la prima rete WiFi Municipale basata sulla condivisione della connessione tra utenti
Arezzo e Madrid, 14 luglio 2008 – Nascerà ad Arezzo entro l'estate la prima rete WiFi municipale italiana, basata sulla condivisione della connessione a Internet tra utenti. L'iniziativa è frutto della collaborazione tra il Comune toscano e Fon, la più grande Community WiFi nel mondo. Tutti gli aretini che lo vorranno, potranno diventare Foneros, ovvero membri della community mondiale di FON, e condividere con gli altri la propria connessione a banda larga: in questo modo, con l'installazione di appositi router (le Fonere) nelle proprie abitazioni, ognuno contribuirà alla diffusione del segnale in tutta la città. Inoltre, il municipio farà installare numerosi Hotspot in zone 'strategiche' del comprensorio, che consentiranno la connessione gratuita al web, garantendo così la 'copertura' di tutto il territorio cittadino.
...
I cittadini di Arezzo che vorranno avere accesso gratuito alla rete dovranno semplicemente installare un Router La Fonera nelle proprie abitazioni, condividendo la propria connessione a Internet e creando contemporaneamente un nuovo punto di accesso della rete municipale stessa. I cittadini che non parteciperanno attivamente potranno comunque navigare 15 minuti gratuitamente (previa visione di un video pubblicitario di 15 secondi) o acquistare un pass giornaliero al costo di soli 3,00 euro.
L'obiettivo è di realizzare un network in continua espansione in cui sono i cittadini stessi a realizzare la copertura del proprio territorio, ricevendo in cambio non solo l'accesso gratuito alla rete della propria città ma a tutti gli HotSpot FON nel mondo.
sabato 7 giugno 2008
Bargello, Palazzo non finito
Sandro Lombardi in 'Erodiade' di Testori
Nel Cortile del Museo Nazionale del Bargello fino al 6 giugno la tragica eroina impersonata da un attore brianzolo... | Fino all'8 giugno ore 21.15
CORTILE DEL MUSEO NAZIONALE
DEL BARGELLO
Soprintendenza Speciale P.S.A.E. e per il Polo Museale della Città di Firenze
Museo Nazionale del Bargello - Teatro del Maggio Musicale Fiorentino
Eti - Teatro della Pergola - Associazione "Amici del Bargello"
ERODIAS di Giovanni Testori
con un prologo da Mallarmè
di Patrizia Valduga
uno spettacolo di e con Sandro Lombardi
e con Ciro Masella
allestimento scenico Patrizia Scassellati
costumi Marion D'Amburgo
musiche originali Giancarlo Cardini
luci Gianni Pollini
suono Antonio Lovato
costumi Marion D'Amburgo
regista assistente Francesco Torrigiani
maestro di canto Francesca Della Monica
con il sostengo di Ministero per i Beni e le Attività Culturali Regione Toscana
In occasione della mostra I grandi bronzi del Battistero l'arte di Vincenzo Danti discepolo di Michelangelo Museo Nazionale del Bargello, 16 aprile/7 settembre 2008 visitabile gratuitamente prima e dopo lo spettacolo.
Dopo i consensi riportati con Edipus, 1994, Cleopatràs, 1996, Due lai, 1998 e L'Ambleto, 2001, per ciascuno dei quali ha ricevuto il Premio Ubu come miglior interprete maschile dell'anno, Sandro Lombardi torna al teatro di Giovanni Testori.
Erodiàs costituisce il pannello centrale di un trittico, pubblicato postumo con il titolo Tre lai nel 1994. Si tratta di tre lamenti di morte, il primo dedicato a Cleopatra, l'ultimo alla Madonna, al centro del quale si colloca una delle eroine su cui più volte era tornato Testori: Erodiade, l'antica concubina di Erode che, presa di folle amore per Giovanni Battista e furente per il rifiuto oppostole, spinge la figlia Salomè a chiederne la testa.
In un teatrino di qualche cittadina brianzola, un attore, identificandosi con Erodiade, intona uno strampalato canto funebre e, rimproverando il Battista di esserle apparso troppo bello e seducente, si abbandona a un soliloquio appassionato e disperato. Repentini scarti d'umore spostano il clima dai toni alti della tragedia alla situazione quotidiana, anche baraccona e grottesca, di una stanca 'subrettona' dalle bellezze appassite. Lo spettacolo si gioca tutto nel contrasto tra il riferimento biblico col suo sfondo palestinese e la fastosità barocca di un linguaggio da teatro di varietà.
Ma un conto leggerlo nella scheda,
un conto vederlo
la sera del 6 giugno
(insieme a Paola, Gabriella, Rita).
Il cortile del Bargello
la sera è più che bello,
anche se ti vieni a trovar
sotto l'ombrello.
Il Bargello è un luogo molto adatto per rappresentare la morte: da lì partivano i condannati per esser condotti all'ultimo supplizio. Girando la cantonata trovi la porta della cappella con la prima fermata della via mortis (fuoco o decapitazione) che ti accompagnava fino al "luogo di giustizia" come ricorda il pannello sulla facciata:
Al primo piano del duegentesco Palazzo si trova la Cappella di Santa Maria Maddalena, dove sostavano i condannati a morte prima di iniziare il loro cammino verso il patibolo, assistiti dai confratelli della Compagnia dei Neri.
Il Bargello è un luogo molto adatto per rappresentare il ritorno alla vita: fu proprio qui, nel cortile aperto sul cielo, che Pietro Leopoldo di Lorena fece fondere, nella seconda metà del '700, gli strumenti di tortura, nel mentre l'araldo comunicava al mondo la fine per legge di quell'estrema tortura che si chiama condanna a morte per mano del boia.
Ragione per cui oggi tale diritto è rimasto in mano solo a 'drangheta, mafia, servizi segreti, e "governi canaglia".
Insomma ai terroristi.
Non per niente il Bargello s'intitola "palazzo non finito".
Scheda storica
Il cortile delle carceri
lunedì 29 ottobre 2007
Creatività
Fortezza da basso, 25-28 ottobre 2004
Sul piazzale davanti all'entrata. Mi sembra di riconoscerlo.
Qualche foto prese durante la visita del 26 ottobre.
Villa Vogel Sede del quartiere 4. Marisa in mostra.
26-30 ottobre.
martedì 10 aprile 2007
Radici cristiane d’Europa (7)
D'altronde
senza lo ritenere avere inteso".
1° allegato
La condanna per eresia non ebbe termine: la sua opera letteraria fu posta all'Indice e i suoi fratelli dovettero misconoscere ogni opera del congiunto.
Il suo martirio non fu inutile: già nel 1743 il Granducato della Toscana fece chiudere provvisoriamente il Tribunale del Sant''Uffizio e definitivamente nel 1782 persino con l'abbattimento materiale dell'edificio (ingresso nel chiostro di Santa Croce a Firenze).
Ne ho parlatoin questo post del 2005.
Quanto al Crudeli, sul libro della Maria Augusta Morelli Timpanaro (1) a lui dedicato si legge che dopo essere passato dalle carceri dell’Inquisizione ad una stanza nel Forte di Belvedere, finalmente ottenne la “libertà” e fu confinato in Casentino. Essendosi però ammalato di polmoni per i maltrattamenti subiti dall’Inquisizione (era stato tenuto in una cantina, cioè un luogo sotterraneo) chiese di potere andare a cercare di curarsi in una zona di mare e cioè nel pisano. Ci furono varie lettere fra gli uffici del Granduca, l’inquisitore Fiorentino e
(1) Morelli Timpanaro,A.M. Tommaso Crudeli. Poppi 1702-1745. Contributo per uno studio sulla Inquisizione a Firenze nella prima metà secolo XVIII. Firenze, Olschki 2003, 2 voll. cm.17x24, pp.VI,938, 20 tavv.bn.ft. br. Coll.Cultura e Memoria,vol.26. Euro 73.95