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lunedì 30 settembre 2013

Sondaggio Cinquestelle toscano

Le possibili posizioni che il M5S può tenere in questa crisi di Governo. Chiusura sondaggio 30/09

Nei prossimi giorni i portavoce M5S saranno chiamati a fare delle scelte molto importanti per il MoVimento e per l'Italia intera. Le dovranno prendere per nostro conto anche gli eletti della Circoscrizione Toscana Su loro invito diamo la nostra posizione cosicché possano votare con più consapevolezza su cosa preferisce la base.
Inizio modulo
·       1) Chiedere subito e solo il voto
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162 voti (44%)
·       2) Proporre un presidente del Consiglio del M5S scelto dalla rete tra i Parlamentari del MoVimento
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120 voti (33%)
·       3) Appoggiare un governo di scopo dialogando con i partiti in parlamento
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13 voti (4%)
·       4) Proporre un presidente del Consiglio scelto dalla rete tra persone della società civile
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71 voti (19%)
Fino ad ora hanno votato 366 persone

Ho votato il punto 4Fine modulo

domenica 16 ottobre 2011

Da S.Miniato a Volterra





In cinque giorni, attraverso sentieri, campi, fossi e via Francigena: un'esperienza per me nuova e molto gratificante. Se trovo il tempo la racconto. Intanto guarda un po' di foto qui.




Tappe del giro: 1 - S.Miniato, Collegalli, Sughera; 2 - Tonda, Castelfalfi, S.Vivaldo, Montaione; 3 - S.Vittore, Collemucioli, S.Gimignano (con un bel tratto di via Francigena recuperata); 4 - S.Gimignano, S.Donato, Volterra.





mercoledì 7 settembre 2011

Lettera di Dante ai casentinesi

Lettera di Dante ai casentinesi

Video



clicca sulla foto

Ai partecipanti all’accozzamento del castello di Poppi il 3 settembre 2011

Sette secoli fa sono stato costì in Casentino: una prima volta, ancora molto giovane, avevo rischiato la pelle in battaglia, una seconda volta vi ho trovato rifugio e asilo politico in un momento tra i più neri della mia vita. Ho girato in lungo e in largo i vostri posti, ho avuto la possibilità di far fronte alle necessità della vita, grazie all'ospitalità dei Conti Guidi e alla vostra generosità e gentilezza; non solo, qui ho avuto l'opportunità di frequentare le biblioteche dei vallombrosani della Badia di Poppi, dei Romualdiani di Camaldoli, dei Francescani di Certomondo e della Verna, qui ho scritto il Convivio, il De Vulgari Eloquentia e, soprattutto, qui, a contatto con luoghi per me memorabili, ho sentito forte in cuore l'impulso a raccontare la mia storia in versi , che mi hanno reso famoso a tutt'oggi, come avevo preveduto.
Ma vi fu un momento, in Casentino, in cui il mio cuore si riaprì alla speranza; davvero sembrava che l'Italia sarebbe tornata ad essere il giardino dell'Impero con la venuta dell'Imperatore Arrigo e con un papa che sembrava riconoscerne l'autorità. Era l’anno 1311: il 6 gennaio Enrico VII fu incoronato re dei romani a Milano, ricevendo il giuramento di fedeltà di quasi tutte le città italiane, tranne Genova, Firenze e Venezia. Poi le cose cambiarono; Enrico si attardò all’assedio di Cremona e Brescia, mandò ambasciatori a Firenze nel tardo ottobre, ma il governo nero li costrinse alla fuga.
In quei giorni scrivevo:
Ecco ora il tempo accettevole, nel quale sorgono i segni della consolazione e della pace. Un giorno nuovo infatti comincia a splendere mostrando dal suo nascere l'aurora che già riduce le tenebre della lunga calamità; e già le brezze orientali si fanno più frequenti; rosseggia il cielo ai confini dell'orizzonte e conforta le speranze delle genti di dolce serenità. O Italia, ora degna di pietà perfino per i Saraceni, rallegrati ormai, che presto sembrerai degna di invidia dovunque, poiché il tuo sposo, conforto del mondo e gloria del tuo popolo, il clementissimo Enrico, divo e Augusto e Cesare s'affretta alle nozze.   Asciuga le lacrime e cancella i segni dell'afflizione, o bellissima, è vicino colui che ti libererà dal carcere degli empi, che percuotendo a fil di spada i malvagi li disperderà e affiderà la sua vigna ad altri agricoltori che al tempo del raccolto diano in cambio il frutto di giustizia.  E voi che piangete oppressi "sollevate l'animo ché vicina è la vostra salvezza". Prendete il sarchio della buona umiltà e, spezzate le zolle della riarsa animosità, spianate il campicello della vostra mente affinché la pioggia celeste, per caso venendo prima che sia gettata la vostra semente, non cada a vuoto dall'alto.  Non si ritragga da voi la grazia divina come la rugiada quotidiana dal sasso, ma come una valle feconda concepite e germinate il verde; il verde, dico, fruttifero di vera pace; e di questa verdezza rinascendo la vostra terra, il nuovo agricoltore dei Romani aggiogherà con maggior rispetto e con maggiore fiducia i buoi della sua saggezza. Perdonate, perdonate già da ora, o carissimi, voi che con me avete sofferto ingiustizia perché l'ettoreo pastore vi conosca come pecore del suo ovile; sebbene gli sia stato concesso da Dio l'esercizio della punizione temporale, tuttavia, per risentire egli della bontà di Colui dal quale come da un punto si biforca la potestà di Pietro e di Cesare, volentieri punisce la sua famiglia ma più volentieri ne ha pietà. "Non dunque camminate come anche i Gentili camminarono nella vanità del senso", oscurati dalle tenebre, ma aprite gli occhi della vostra mente e riconoscete che il Signore del cielo e della terra ha stabilito per noi un re.
Voi sapete che me ne andai dal Casentino con la morte nel cuore e la delusione più totale; ma questo non mi impedisce di riconoscere che ho un debito di riconoscenza per questa valle aspra e forte come la selva selvaggia dell'inizio della mia Commedia, dolce e gentile come la divina foresta spessa e viva del paradiso terrestre, sulla cima del Purgatorio. Quassù dal cielo di Giove rivedo con piacere il Castello di Poppi ancora così ben conservato, Porciano con la sua torre rimasta e ben restaurata, Romena ancora là visibile, sempre suggestiva..Pratovecchio mi risveglia ricordi indelebili. Quello però che più mi ha colpito sono i sentieri nei boschi sotto il Falterona: avessimo noi sbanditi avuto le indicazioni che segnalano tutti i sentieri e i tempi di percorrenza; per me era un'avventura ogni volta che dovevo spostarmi da Porciano a S.Godenzo, da S.Benedetto in Alpe, con quella cascata di 70 metri, a Modigliana, da Dovadola a Castrocaro, da Bagno a Forlì.   Se vi aiuta ad attirare turisti, mettete pure una bella segnaletica storica ben disegnata e con materiali adatti e confacenti in tutto l'alto Casentino, dal Pratomagno al Gran Giogo, dalle sorgenti dell'Arno fino alla foce dell'Archiano. Se poi volete utilizzare, insieme al vostro bel castello, il torrione di Porciano o la corte di Romena, non frequentata come allora, ma sempre molto molto suggestiva, per rievocazioni sceniche ispirate alle mie vicende storico-biografiche, perché no? Esistono oggi i Comuni (anche troppi), la Comunità Montana, il Parco delle Foreste Casentinesi (ben tenute e più agibili che ai tempi miei, per certi aspetti); coinvolgeteli. Quassù? C'è stato un grande sconvolgimento. La candida rosa, i nove cieli, il cristallino, l'Empireo sono stati sommersi dall'arrivo delle galassie, dei buchi neri, della materia interstellare, della materia invisibile, dell'antimateria... A me non è dispiaciuto affatto. Ero stanco di star così fermo. Voi che seguite il viaggio da me intrapreso con i versi della Commedia, lo dovete continuare insieme a me e alla compagnia con la quale mi son messo:  Ulisse, Leonardo, Copernico, Keplero, Newton, Cartesio, Spinoza, Laplace, Lagrange, Max Planck, Einstein, Hubble, Thycho Brahe o Galileo che mi fa compagnia in questo momento...sempre dietro alle stelle, per l'eternità. Un vero spasso per tutti noi nati a seguir virtute e canoscenza. Non v'accorgete che noi siam vermi nati a formar l'angelica farfalla che vola alla giustizia sanza schermi? E niente paura. A ciascuno di voi rivolgo le parole che disse a me Virgilio sulla cima del Purgatorio:
Non aspettar mio dir più né mio cenno;

libero, dritto e sano è tuo arbitrio
e fallo fora non fare a suo senno
perch'io te sovra te corono e mitrio.

Le potete leggere anche nella parafrasi aggiornata che ne ha fatto, in seguito, Pico della Mirandola:
«Non ti abbiamo dato, o Adamo, una dimora certa, né un sembiante proprio, né una prerogativa peculiare affinché avessi e possedessi come desideri e come senti la dimora, il sembiante, le prerogative che tu da te stesso avrai scelto. Agli altri esseri una natura definita, è contenuta entro le leggi da noi dettate. Tu, non costretto da alcuna limitazione, forgerai la tua natura secondo il tuo arbitrio, alla cui potestà ti consegnai. Ti ho posto in mezzo al mondo, perché di qui potessi più facilmente guardare attorno tutto ciò che vi è nel mondo. Non ti abbiamo fatto né celeste né terreno, né mortale né immortale, perché come libero, straordinario plasmatore e scultore di te stesso, tu ti possa foggiare da te stesso nella forma che preferirai. Potrai degenerare nei esseri inferiori, che sono i bruti; potrai rigenerarti, secondo la tua decisione, negli esseri superiori, che sono divini»
Vi saluto dal cielo di Giove, dove mi trovo nel momento che scrivo, in visita ai 17 satelliti, guidato da Galileo che ha recuperato la vista, mi fa da guida e ha smesso di recitare l’abiura. Firmato Dante di Alighiero, fiorentino ed eterno errabondo, per libera scelta.
Inviata il 3 settembre 2011 per mano dell’Anonimo archivista di Casentino.

Segue Post Scriptum

lunedì 7 settembre 2009

Il ferro va battuto quando è caldo

Stia in Casentino


Sabato 5  e domenica 6 settembre 2009,a Stia in Casentino


Simone e Roberto, premio speciale della giuria.

 Simone (con Lucia) sotto la conchiglia virtuale che si trova reale a Firenze nel suo giardino. L'opera è firmata Roberto Magni (a dx nella prima foto).
Il mio video youtube
Alcune mie foto
Nel sito del Comune di Stia puoi vedere le classifiche.

Divagazione letteraria:

Il poeta è un grande artiere,
 Che al mestiere
 Fece i muscoli d'acciaio:
 Capo ha fier, collo robusto,
 Nudo il busto,
 Duro il braccio, e l'occhio gaio.
 ...
 Ei co 'l mantice ridesta
 Fiamma e festa
 E lavor ne la fucina:
 E la fiamma guizza e brilla
 E sfavilla
 E rosseggia balda audace,
 E poi sibila e poi rugge
 E poi fugge
 Scoppiettando da la brace.
 ...
 Ne le fiamme cosí ardenti
 Gli elementi
 De l'amore e del pensiero
 Egli gitta, e le memorie
 E le glorie
 De' suoi padri e di sua gente.
 Il passato e l'avvenire
 A fluire
 Va nel masso incandescente.
 Ei l'afferra, e poi del maglio
 Co 'l travaglio
 Ei lo doma su l'incude.
 Picchia e canta. Il sole ascende,
 E risplende
 Su la fronte e l'opra rude.
 Picchia. E per la libertade
 Ecco spade,
 Ecco scudi di fortezza:
 Ecco serti di vittoria
 Per la gloria,
 E diademi a la bellezza.
 Picchia. Ed ecco istoriati
 A i penati
 Tabernacoli ed al rito:
 Ecco tripodi ed altari,
 Ecco rari
 Fregi e vasi pe 'l convito.
 Per sé il pover manuale
 Fa uno strale
 D'oro, e il lancia contro 'l sole:
 Guarda come in alto ascenda
 E risplenda,
 Guarda e gode, e più non vuole.

G. Carducci.





giovedì 16 aprile 2009

Arezzo e Casentino

Appunti di viaggio



La visita alla mostra dei Della Robbia, nel giorno di Pasqua, dopo una passeggiata al Pionta, parco storico che sta tra Saione e il nuovo ospedale. Su una collina dai pendii dolci, con le pietre scure degli scavi archeologici dell'antico Duomo medioevale e i tetti rossi del più recente manicomio, che ha conosciuti i nefasti del sistema segregazionista ed è poi scomparso coi fasti della L.180 che ha liberato i matti. Agostino Pirella si chiama il piccolo Mosè locale. Proprio una settimana fa c'è stata qui la tre giorni commemorativa della 180, alla presenza di Pirella. Mi ricordo un incontro con Basaglia all'Istituto Tecnico Geometri di via Giusti in Firenze in quegli anni ruggenti di forza e di passione. Adesso c'è la sede dell'Università.

Alle Lame, S.Piero in Frassino, Stefano Dei, mi regala una copia del suo video (37') che rievoca le fasi della liberazione (dalle serrature, dalle catene e funi, dalle mura). L'assemblea generale settimanale, anzi bisettimanale, dei matti e medici e infermieri nell'aula magna dalle poltroncine imbottite, il primo muro buttato giù a mazza e piccone da due matti rinsaviti, la rete divisoria tra l'Istituto Tecnico e il manicomio buttata giù dagli studenti impazziti..Un bel video; s'intitola "Voci" e andrebbe visto e diffuso.

Altro che dio patria famiglia; questa è grande storia. Stefano, se me lo dividi in sezioni di 10 minuti lo mettiamo su Youtube. Stefano è un grande filmaker e prima o poi sfonderà.

I Della Robbia vanno visti. Se passi da Arezzo, orario continuato, anche il giorno di Pasqua quando siamo andati noi. La terra, la mota, così fragile e poco attraente, invetriata e colorata, diviene industruttibile nella sua bellezza bianco e o colorata. Barbabianca, tra parecchi secoli, la vedrà uguale e precisa a come l'ho fatta ora io. Parole di Luca della Robbia, dette con la mente piena d'orgoglio  e le tasche piene di fiorini. A giusta ragione. Una mostra "molto" completa, con opere di cui non immaginavo l'esistenza. Anche se  il Casentino è pieno di opere dei Della Robbia. La novità per me sono state delle teste di ragazzi e ragazze dal vivo, fuori dal mito religioso del bell'angelo che annunzia alla divina Maria la prossima maternità..

Fateci una passata. E se vi serve pernottare B&B Petrarca, a due passi dalla Stazione: elegante pulito dignitoso a prezzo di saldo. Potete dire che vi manda Barbabianca.



 Nota intravagante


Nei pochi giorni passati nell'alto Casentino ho trovato  intere zone rimaste senza linea telefonica per più giorni, o con interruzioni a singhiozzo. Ripenso a Telecom - Teleko e a quello che da sempre ne dice Beppe Grillo.

L'Italia è disamministrata.

venerdì 10 aprile 2009

mercoledì 17 dicembre 2008

Compra il libro, metti una firma


Parla di morte ma fa amare la vita. Lettura consigliata. Meglio di un giallo di Camilleri, meglio di un dramma da film americano. Compralo e regalalo.


Sono andato con Paola alla presentazione del libro sabato scorso, 13 dicembre. In via Borgognissanti presso la Libreria Claudiana, dentro la chiesa battista annessa. v. foto.


«Il caso Welby raccontato in prima persona dal medico che ne è stato protagonista.

Il punto sulla riflessione bioetica in Italia, dalla penna di un’autorevole giornalista.

Un libro contro la confusione dolosa che boicotta la discussione sui temi di fine vita
. »

Qui trovi
la scheda


Solo una citazione:


Una giornalista locale mi domanda: “Dott. Riccio, come ha conosciuto Welby? Rifarebbe quello che ha fatto? Perché dice che non si è trattato di eutanasia?” Siamo ancora alle solite domande…Anche per questo sto pensando di trasformare i miei appunti in un libro. Spero con questo progetto di poter contribuire a spiegare come sono andate le cose, a far capire come possa succedere che un medico di provincia, quale sono io, decida di mettersi in viaggio  per incontrare una persona come Welby, un navigatore alla deriva, e rispondere alla sua richiesta di una morte opportuna. Accettando di accompagnarlo verso l’anelato approdo” (p.261).


Stamani, aprendo la posta, trovo questo



appello per il diritto alla libertà di cura


Ho voluto promuovere questa iniziativa perché sono convinto che il paese su molte questioni sia più avanti del Parlamento. In questi anni ho girato l'Italia da Nord a Sud, e la maggior parte delle persone che incontravo mi ripeteva sempre lo stesso concetto: vogliamo essere liberi di scegliere. Per questo, mi sono impegnato con tutto me stesso per far approvare una legge sul testamento biologico, che garantisca il diritto costituzionale per tutti i cittadini alla libertà di cura.

Tuttavia esiste il rischio che il Parlamento voti una legge che impone determinati trattamenti terapeutici, ignorando il diritto alla libertà di scelta. Perciò ti chiedo un ulteriore sforzo per questa importantissima causa: ti chiedo di diffondere il più possibile l'appello, invitando tutti i tuoi contatti a sottoscriverlo. Se riusciremo a raccogliere centinaia di migliaia di adesioni, il Parlamento dovrà ascoltare la nostra opinione, che credo coincida con quella della maggioranza degli italiani. Il paese reale ha le idee chiare sulle questioni della fine della vita: tutti i cittadini ritengono che la decisione debba essere personale, che vogliano utilizzare ogni risorsa della medicina o che intendano accettare la fine naturale della vita.

Ti ringrazio infinitamente e conto su di te per far circolare il più possibile l'appello.

Ignazio Marino


PS. grazie per la tua adesione all'appello per il diritto alla libertà di cura sul sito www.appellotestamentobiologico.it, e grazie perché, anche con il tuo contributo, abbiamo già raggiunto 25.000 firme in soli 9 giorni! §



Lo stesso grazie Barbabianca rivolge a te che leggi. Apri il sito e firma l'appello.


Come ho fatto io, con questa motivazione:

#5182  Firenze - Urbano Cipriani

Ho in mente una foto del lager nazista di Dachau: si vede un uomo piuttosto robusto vestito da aviatore mentre viene immerso in una vasca di acqua gelida. Due SS lo guardano. L'esperimento ordinato dall'alto serve a conoscere il tempo di resistenza di un corpo umano, quello ipotetico di un aviatore tedesco caduto in un luogo ghiacciato ed in attesa di soccorso. La didascalia spiega che alle invocazioni rivolte dall'uomo cavia perché fosse affrettata la sua morte, le SS di turno non possono che rispondere negativamente. L'ordine è quello di far seguire il corso naturale del progressivo congelamento e della morte, perché questa è la volontà di Berlino. Bene, mi sembra questa la situazione di Eluana Englaro avvolta nel suo sudario di umiliazione per ordine di una pseudo scienza medica che mette la tecnica moderna al servizio quasi di una pretesa di renderci immortali. L'uso corretto, umano delle terapie di fine vita pone termine a queste storture del tecnicismo fine a se stesso.


Come ha fatto Paola:

#5191  Firenze - Paola Galli

Sono una "diversamente credente" (non mi piace l'espressione "non credente"). Constato sempre in questioni di questo tipo quanto sia evidente la divaricazione fra adesione a principi astratti e solidarietà alle persone concrete. Scelgo la seconda strada.


Quanto è bella questa motivazione:

"Aderisco perché ora è il momento di dire che non si può essere costretti a "vivere" per volere dello Stato o per l'etica imposta da qualche visione religiosa, perché questo è totalitarismo, uguale e contrario al dovere di morire per qualche "superiore" ragione. Quindi firmo molto volentieri".

Gustavo Zagrebelsky

(la sottolineatura è mia).


Firma qui:  www.appellotestamentobiologico.it


Ore 10,13: irrompe il sole alla finestra, sotto casa gli addetti del Comune finiscono di ripulire là dove è caduto il grande olmo. Coraggio, amici: il sole sorge ancora.

lunedì 1 settembre 2008

Il lago degli idoli



 Cliccaci sopra per la notizia del ripristino.


Domenica 31 agosto


Il lago degli idoli


Ritornato finalmente lago dopo 178 anni, da quando nel 1830 fu prosciugato per depredarlo delle mille e mille statuette votive che i nostri antenati etruschi avevano gettato nel suo fondo. Siamo a 1400 metri di altezza, nel grembo della madre Falterona che ci guarda da sopra, a 1654 metri. E’ una splendida calda assolata giornata di questa grande coda estiva 2008. La montagna riempie ruscelli e stagni dell’acqua caduta in abbondanza all’inizio dell’estate. E il lago è là, all’interno di una radura di faggi, ritornato a noi per l’opera dei forestali del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi. Il deus ex machina si chiama Alfredo Bresciani,  scienze forestali, che ci illustra la sua creatura ritornata in vita da pochi mesi con un paziente duro piacevole lavoro che ha richiesto mezzi e competenze; non distinguevo giorni feriali e festivi, è stata una passione. E ce ne parla mescolando competenza e partecipazione affettiva; mi incanto ad ascoltarlo. Bresciani ci parla dei tremila pezzi e pezzettini ritrovati nel fondo durante i lavori di scavo e ricostituzione del fondo impermeabile argilloso che, ricostituito usando solo tecniche naturali, garantirà la sopravvivenza a questo pezzo di preistoria (8500 anni) e di storia (2500) etrusca, cioè nostra. L’anno scorso di questi tempi era ancora asciutto. Asciutto l’avevano visto Ella e Dora Noyes nei primi anni del Novecento (***). Bresciani racconta il lago ritrovato come un pezzo di vita sua; è un piacere ascoltarlo; non ha bisogno della raccomandazione di Catone: ”rem tene verba sequentur”. 


Se il racconto di Ella Noyes può essere retorico – di bella letteratura – questo di Bresciani è appassionatamente realistico. I quattro metri d’acqua che stanno al centro del laghetto sono garantiti da uno strato argilloso naturale ripescato con fatica nel fondo, in accordo con le disposizione della Sovrintendenza Archeologica fiorentina che vieta qualsiasi intervento di natura artificiale chimica che semplificherebbe il lavoro. Così come non è stato permesso incanalare acqua da sorgenti lì vicine...E il lago è qui: un anno fa l’avevamo promesso (si rivolge ai numerosi membri del gruppo archeologica casentinese-romagnolo presenti a questa festa di battesimo). Certo è ancora un bambino in fasce; la creaturina piano piano riacquisterà l’aspetto originale, via via che madre Natura proseguirà il suo corso instancabile; solo 130 anni e le anime degli Etruschi rivedranno il lago protettore come l’avevano lasciato 2500 anni fa. Bresciani ci dà appuntamento per quella data; 130 anni, un battito di ciglia dell’Universo mondo.


Siamo arrivati al Lago degli idoli salendo su macchine fuoristrada da Papiano fino alla chiesa di Montalto, storico campo base dell’escursione detta dell’”anello di Vitareta”. Solo che per noi 50 privilegiati si sono aperte le sbarre dell’area vietata al traffico e siamo risaliti su fino al rifugio di Vitareta e oltre. Con una oretta di cammino siamo arrivati alle sorgenti dell’Arno che è un fiume a più teste. Bresciani  ce ne ha contate 5:  Arnaccio, Fosso del lago degli idoli, Razzagalline, Arno, Fosso della rota. Si ritrovano tutte poco più sotto col nome antico di Partenna (ricordate Porsenna?). A capo d’Arno, su richiesta, ho declamato una buona parte del Canto XIV del Purgatorio. I primi versi sono scritti sulla pietra: “Per mezza Toscana si spazia un fiumicel che nasce in Falterona”. Lì ho recitati con una certa emzione, come giusto naturale e logico.


Durante la salita a piedi ho rivissuto un piccolo amarcord etrusco, ragionando con Teresa dei Troiani e di Fiesole e di Roma, cioè del Ponte anni quaranta e seguenti: la guerra, la mamma di lei morta in un bombardamento alleato ad Arezzo (per me il ricordo acuto e diretto della prima vittima di guerra, assassinata dal fuoco amico dei bombardieri angloamericani; per lei che aveva un anno, un’assenza imposta dal destino cinico e baro (leggi: da Mussolini cinico e casa Savoia "bara" degli italiani), poi Lando 5 anni di scuola elementare insieme, e via divagando. Nella storia di ogni individuo e di ogni piccolo paese si condensa la storia più grande di popoli e regioni. Tutto si tiene.


 Nella discesa del ritorno Paolo Furieri mi spiega la differenza tra un porcino di abete (mi aveva indicato una porcinaia lui che conosce tutto della zona Falterona con la Valle dell’Oia, Valluccione e via dicendo), un porcino di castagno, uno di faggio, uno di querciolo, uno di felce. I più saporiti sono al castagno e al querciolo. Non ho avuto il tempo di descrivergli i porcini di Northalje, a Nord di Stoccolma, sul Baltico.

Gran finale all’italiana, nello specifico alla casentinese: una mangiata a Mezzomontana, un mini agroturismo sulla strada della Calla, venendo da Stia. Una vecchia contadina sopravvissuta del periodo delle Noyes ci ha messo sotto il naso tortelli di patate a burro e pepe,  ravioli bianchi e rossi (burro e pommarola, quest’ultima eccezionale seconda Mario mio dirimpettaio di tavola). Il punteggio massimo comunque è andato al prosciutto servito in antipasto: stagionato e salato il giusto, affettato “quasi a mano”. Testimoni Franco e Irma,  ai miei lati. Come dessert la storia di Buonconte da Montefeltro (
Purgatorio V) illustrata e recitata da Mario Miani. Al quale ho promesso il mio Dante in Casentino con speciale dedica.


 Alcune foto.



Appendice 1





clicca la foto per saperne la storia



 Appendice 2


La visita alle sorgenti dell’Arno e al lago degli idoli fatta da Ella Noyes all’inizio del Novecento. Davvero un bel pezzo di letteratura.


 


(***)Capo d'Arno, la sorgente dello storico fiume, si trova in una fenditura del monte, subito sotto la vetta del Falterona. Il posto è nascosto nel fitto della macchia di faggio ceduo e non è facile trovarlo, a meno che la guida non sia ben pratica dei luoghi, è facile essere sviati dai numerosi ruscelletti che si incontrano durante il cammino. Ma, dopo un'arrampica­ta sotto gli ultimi cespugli intricati, usciti in un ameno spazio verde a lato della famosa fonte, si sente che sarebbe impossibile confondere un'altra con questa sorgente regale. Perché l'Arno non sbuca strisciando nascosto dalla terra come tanti inizi modesti che si concludono in grandi cose. Il suo primo apparire è degno del suo corso carico di storia. Una massa di rocce ammucchiate da terremoti e tempeste forma una specie di conchiglia entro il grembo della montagna e dalle rocce sgorgano le sorgenti alimenta­te da qualche pozzo inesauribile nel cuore della terra, in un semicerchio di sette getti pieni e forti che si precipitano giù sopra le rocce, i massi della forra, unendosi in un torrente che già nella sua prima infanzia è abbondante e sonoro. Si segue il suo percorso con l'occhio, dal suo primo cadere sulle rocce fra i fianchi delle ripide colline alla profonda gola, giù in basso, dove le correnti sorelle, Arnino e Arnaccio, portano il primo tributo, e giù alla stretta curva verso ovest ove esso brilla argenteo nell'ombra profonda delle colline che stanno di fronte. Poi, osservando il curvare della gola ancora verso sud, si è portàticon l'immaginazione lungo il sentiero della topografia dantesca, passato Porci ano ed i suoi porci, e via via giù per il Casentino, fuori del suo ingresso, oltre Bibbiena a quel subitaneo e sdegnoso volger di muso del fiume, lontano dai botoli aretini. Ed ancora, con l'occhio.dell'imma­ginazione, lo si segue nel suo scorrere verso nord, lungo il Valdarno; proprio in direzione opposta al suo primo corso esso emerge ancora in lontane vallate, recando il suo pieno flusso a Firenze, la più bella di tutte le città, ma popolata, per Dante, da lupi. Incerto prima e come intravisto in sogno ora, il Cupolone si fa sempre più distinto. Così, in un attimo, voi potete alzare gli occhi dal nascere alla piena maturità del fiume, che bellezza, gentilezza degli uomini e traversie del tempo hanno purificato ed esorcizzato dall'accusa di essere maledetto e sventurato lanciatagli dallo spirito in­quieto ed impaziente di Dante.


Nella gente che dimora presso le sorgenti dell'Amo si scorgono gli elementi ed i principii, giovani e sempre rinascenti, di quella vita umana che al suo apogeo nella


storia edificò laggiù quella città, meraviglia della cultura e dell'arte, che essa fu un tempo, e che sempre resterà nella memoria, per il vasto arco del volo del suo spirito nell'empireo della bellezza e della gioia, lei che dette prova di essere troppo grande per essere racchiusa nel cosmo del savio medievale. Per essa il futuro, non il passato. Firenze, accusata da Dante e che prosegue incrollabile la sua strada, non direttamente alla meta, ma da lontano, a larghe curve come va il suo fiume, è finalmente giustificata e si identifica ora con la somma delle imprese compiute da tutti i suoi figli, più nobile del più nobile di essi.


Accade spesso, anche in giornate di bel tempo, che il panorama distante sia nascosto dalla bruma. Nelle miti giornate di ottobre e di novembre, al di là delle infinite pieghe vellutate d'erba dei poggi vicini, il mondo appare come un ampio mare bianco dal quale emergono le lunghe groppe delle catene di monti, blu e ombrose, una dopo l'altra in linee calme e soavi, fino a che si fondono con il cielo. In giorni come questi lasciamo che il passato riposi sotto il suo sudario. E' sufficiente il presente, così dolce. In verità, per chi siede quassù al principio delle cose il presente sembra subito dietro al passato e tutto quel corso tortuoso del fiume ed il fluire dei secoli sembra al di là da venire. Il prato verde su cui siamo seduti, a lato della culla mormorante dell'Amo, è come è sempre stato, e un pastore e un cacciatore vaganti mille anni fa, si sarebbero scaldati a un fuocherello scop­piettante di frasche di faggio identico a quello che la nostra guida ha acceso ora.


La montagna è tornata ad una solitudine che ci riporta indietro fino al tempo degli Etruschi, che usavano portare i loro infermi ad un lago salutare non lontano da Capo d'Amo. Questo lago si è ora prosciugato, ma la conformazio­ne delle rocce indica dov'era, e la sua virtù risanatrice, con l'esistenza di un tempio a lato di esso, viene ipotizzata dopo la scoperta, nel 1830, di una grande quantità di offerte votive: oggetti di bronzo di manifattura etrusca, armi, catene, ornamenti, ma soprattutto statuette, alcune delle quali del periodo d'oro dell'arte etrusca. Molte di esse possono essere ammirate al British Museum.


La discesa dalla montagna alla piccola città di Stia, molto più in basso, è una rapida scivolata, giù per le erte verdi radure fra la macchia, molto diversa dalla lenta arrampicata. Viene poi un delizioso percorso attraverso pascoli di erbe montane cosparsi di massi e lungo sentieri . addossati ai fianchi del monte, sopra la foresta di quercie aggrappate alla terra; e vallate profonde dove si scorgono grappoli di casette: i rifugi estivi dei pastori. Si passa vicino a vasti ovili e, per quelli che salgono di notte per vedere la levata del sole sulla cima, la via è sbarrata da cani da pastore grossi come orsi, bianchi orsi ruggenti, finché il pastore non li richiama per lasciarvi passare. Ma verso la fine di settembre le greggi abbandonano la verde Alpe e scendono lente verso i loro pascoli invernali della lontana Maremma, la regione paludosa fra le montagne e il mare Tirreno, insalubre durante l'estate per uomini e bestiame. Dopo che sono partite i pendii restano solitari, eccetto per qualche piccolo gregge qua e là e per poche vacche bianche dalle larghe corna e dai miti occhi, appartenenti ai poderi più alti sui monti, che pascoleranno fra i sassi durante tutto !'inverno, nei posti più solatii, dove la neve dura poco. Essi


sono guidati da bambini dalla :accia mite e dagli occhi timidi, creature che ignorano l'arte del leggere e dello scrivere, che siedono sui massi, nel mite sole invernale, chiacchierando fra loro o cantando, ognuno per suo conto, interminabili canzoni. E' da quassù, dalle montagne, che sgorga la vena delle canzoni spontanee per le quali i conta­dini toscani sono rinomati.


C'è un'altra strada dal Falterona per Stia, molto più lunga della scorciatoia, ma che attraversa dei luoghi incan­tevoli. Prima si discende per un ripidissimo colle. Ricordo di aver avuto una strana impressione, una volta che facevo quel percorso: era in ottobre avanzato, ma il sole scaldava quasi più che in estate, c'era stato cattivo tempo il mese precedente ed era nevicato sul monte. Larghe chiazze di4 neve restavano ancora nelle radure fra i boschetti; eravamo discesi con la neve al ginocchio fra i cumuli ed eravamo giunti al fianco del monte dove tutto era senza ombra, pietroso, arido. Affannati dal caldo, con 1D. gola secca, guardammo dietro a noi il percorso che avevamo fatto. Sopra la neve accecante si piegava su di noi il cielo, nero nell'intensità del suo ardente blu, alcuni faggi autunnali erano una macchia di fuoco sopra il bianco terribile. Non avrei mai immaginato che la terra potesse assumere un aspetto così infernale. Inciampando e scivolando per la china, con i piedi colpiti dalle pietre sciolte che rotolavano, seguivamo un sentiero in una landa senza alberi, quando ci confortò il suono di acque correnti vicine; giungemmo ad un tratto sopra una crepa della montagna da dove sgorgava l'acqua con forza e abbondanza, saltando di. masso in masso e formando piccole pozze. Dopo esserci chinati a bere ed esserci riposati per un poco all'ombra delle piante che crescevano nel burrone, traversammo il torrente; ora la nostra strada portava a pascoli stupendi, e giù giù alla gola che si allargava fino al punto dove i torrenti confluivano per la prima volta. Nei pressi c'è un podere di montagna con la casa costruita fra prati naturali falciati rasi, freschi e verdeggianti, dove le acque dintorno fanno un rinfrescante rumore scorrendo giù per i burroni. Sotto questo podere traversammo l'Arno, ora in piena e, entrando nella selva di castagni sull'altra sponda, proseguimmo il nostro cammino fra larghe radure assolate e zone ombrose mentre fra le foglie dorate donne e ragazzi raccoglievano i frutti rossastri dallo strato di ricci spinosi e ingialliti che copriva il terreno. Le timide teste avvolte in fazzoletti si sollevavano al nostro passaggio e gli occhi miti ci guardavano con stupore. Una delle donne ci chiamò e ci chiese: "venite da molto lontano?» A noi sembrò che lei e i suoi compagni fossero infinitamente lontani, lasciati indietro nel tempo, in una qualche epoca d'oro, in un eterno pomeriggio di sole e di pace.


Di lì a poco traversammo un minuscolo villaggio abbarbicato sul pendio, nel ripido passaggio fra le casette di pietra, una o due vegliarde simili a sibille camminavano curve sotto il sole. Procedendo attorno al colle, raggiungem­mo finalmente l'altro versante e ci trovammo di nuovo in vista dell'Arno, che fa una larga curva fra le colline ed è ora un torrente considerevole che corre in un letto pietroso e nel suo percorso verso sud traversa la parte alta della valle principale.


La nostra strada proseguiva lungo i fianchi dei colli sopra il fiume, sempre attraverso selve di castagni; al limite di un ripido pendio, di fronte a noi, svettavano le cime dei cipressi che cingono la chiesa alpestre di Santa Maria delle Grazie. Dopo un'altra ora di cammino eravamo sulla ripida strada di Stia.


Il Casentino e la sua storia


Traduzione di Amerigo Citernesi


Ed.Fruska, 2001


Pgg 29-35


Altre foto del pellegrinaggio.

venerdì 29 agosto 2008

Il golfo di Baratti



Visto da Populonia, pm del 25 agosto.  Grazie agli Etruschi che qui avevano una succursale della lavorazione del ferro dell'Elba, posta lì di fronte.  I resti visibili delle loro tombe hanno impedito la privatizzazione delle aree e della costa. Consigliata una visita, sempre. Obbligatoria per chi ancora non c'è stato. Populonia è un bel castello, con tre case e un piccolo museo ben disposto. Sempre simpatici i piccoli musei; meno dispersivi e più didattici. Si vede la mano di una maestra elementare, come è la gentile giovane signora che ci consegna, insieme al biglietto d'ingresso, una cartella - da restituire - con le illustrazioni delle singole vetrine...Baratti è Piombino, ma anche S.Vincenzo ha fatto la sua parte per salvaguardare spiaggia pineta e territorio.  La strada della Principessa, tra S.Vincenzo e Baratti, è tutta un seguito di punti di distribuzione della "fauna turistica": prima una ciclabile che allontana le macchine, impedendone il posteggio, poi tutto posteggio gratuito ai lati della pineta con 5 entrate numerate, dove puoi trovare spiaggia libera con docce libere e servizi liberi.  Non male. Siamo ospiti di un vecchio amico in un condo residenziale sulla collina sopra la stazione di S.Vincenzo (simpatiche le vecchie stazioncine del tempo dei cipressi che da Bolgheri...). C'è un cavalcavia che ci porta direttamente sulla... Piana, così viene chiamata la zona di collina, ci sarà pure un motivo, ma qualcosa di strano c'è in questo groviglio di strade e passaggi che mi fanno perdere l'orientamento alla guida della Punto, fino a mettermi in posizione di contromano con relativi lampeggi e esclamazioni di colleghi guidatori. Mi dà noia più la brutta figura che il rischio della cosa.  Il giorno del rientro a Firenze, per uscire dalla Piana verso la vecchia aurelia diventata superstrada ho inciampato in una serie di strade a fondo chiuso essendone poi uscito disperato in contromarcia...Si invecchia. Ma probabilmente gli assessori all'urbanistica del momento non erano gli stessi che hanno organizzato la distribuzione delle macchine e dei corpi sul litorale della Principessa: lì ordine e razionalità, qui allegria di strade "erte ed arte". Il piano regolatore è arrivato dopo le case: prima il cemento poi l'asfalto. Mi viene in mente la nuova Ponte a Poppi tra Certomondo, convento francescano e Roiesine; anche lì mi pare ci sia stato il fenomeno di "ùsteron-pròteron", il dopo (delle case) che è venuto prima (del piano regolatore): in Omero può essere un vezzo d'artista, nell'urbanistica moderna è un... pizzo d'affarista o semplicemente pigrizia un po' cialtrona.  Comunque, non lamentiamoci più di tanto: il Golfo di Baratti è salvo. Un pensiero a Pietro Leopoldo di Lorena, santo storico patrono della "bella Toscana". 

martedì 15 luglio 2008

Arezzo WiFi

AREZZO e FON realizzeranno la prima rete WiFi Municipale basata sulla condivisione della connessione tra utenti

Arezzo e Madrid, 14 luglio 2008 – Nascerà ad Arezzo entro l'estate la prima rete WiFi municipale italiana, basata sulla condivisione della connessione a Internet tra utenti. L'iniziativa è frutto della collaborazione tra il Comune toscano e Fon, la più grande Community WiFi nel mondo. Tutti gli aretini che lo vorranno, potranno diventare Foneros, ovvero membri della community mondiale di FON, e condividere con gli altri la propria connessione a banda larga: in questo modo, con l'installazione di appositi router (le Fonere) nelle proprie abitazioni, ognuno contribuirà alla diffusione del segnale in tutta la città. Inoltre, il municipio farà installare numerosi Hotspot in zone 'strategiche' del comprensorio, che consentiranno la connessione gratuita al web, garantendo così la 'copertura' di tutto il territorio cittadino.

...

I cittadini di Arezzo che vorranno avere accesso gratuito alla rete dovranno semplicemente installare un Router La Fonera nelle proprie abitazioni, condividendo la propria connessione a Internet e creando contemporaneamente un nuovo punto di accesso della rete municipale stessa. I cittadini che non parteciperanno attivamente potranno comunque navigare 15 minuti gratuitamente (previa visione di un video pubblicitario di 15 secondi) o acquistare un pass giornaliero al costo di soli 3,00 euro.


L'obiettivo è di realizzare un network in continua espansione in cui sono i cittadini stessi a realizzare la copertura del proprio territorio, ricevendo in cambio non solo l'accesso gratuito alla rete della propria città ma a tutti gli HotSpot FON nel mondo.


Continua qui

sabato 7 giugno 2008

Bargello, Palazzo non finito

Sandro Lombardi in 'Erodiade' di Testori


Nel Cortile del Museo Nazionale del Bargello fino al 6 giugno la tragica eroina impersonata da un attore brianzolo...

Nel Cortile del Museo Nazionale del Bargello fino al 6 giugno la tragica eroina impersonata da un attore brianzolo... | Fino all'8 giugno ore 21.15

CORTILE DEL MUSEO NAZIONALE

DEL BARGELLO

Soprintendenza Speciale P.S.A.E. e per il Polo Museale della Città di Firenze

Museo Nazionale del Bargello - Teatro del Maggio Musicale Fiorentino

Eti - Teatro della Pergola - Associazione "Amici del Bargello"

ERODIAS di Giovanni Testori

con un prologo da Mallarmè

di Patrizia Valduga

uno spettacolo di e con Sandro Lombardi

e con Ciro Masella

allestimento scenico Patrizia Scassellati

costumi Marion D'Amburgo

musiche originali Giancarlo Cardini

luci Gianni Pollini

suono Antonio Lovato

costumi Marion D'Amburgo

regista assistente Francesco Torrigiani

maestro di canto Francesca Della Monica



con il sostengo di Ministero per i Beni e le Attività Culturali Regione Toscana



In occasione della mostra I grandi bronzi del Battistero l'arte di Vincenzo Danti discepolo di Michelangelo Museo Nazionale del Bargello, 16 aprile/7 settembre 2008 visitabile gratuitamente prima e dopo lo spettacolo.



Dopo i consensi riportati con Edipus, 1994, Cleopatràs, 1996, Due lai, 1998 e L'Ambleto, 2001, per ciascuno dei quali ha ricevuto il Premio Ubu come miglior interprete maschile dell'anno, Sandro Lombardi torna al teatro di Giovanni Testori.



Erodiàs costituisce il pannello centrale di un trittico, pubblicato postumo con il titolo Tre lai nel 1994. Si tratta di tre lamenti di morte, il primo dedicato a Cleopatra, l'ultimo alla Madonna, al centro del quale si colloca una delle eroine su cui più volte era tornato Testori: Erodiade, l'antica concubina di Erode che, presa di folle amore per Giovanni Battista e furente per il rifiuto oppostole, spinge la figlia Salomè a chiederne la testa.



In un teatrino di qualche cittadina brianzola, un attore, identificandosi con Erodiade, intona uno strampalato canto funebre e, rimproverando il Battista di esserle apparso troppo bello e seducente, si abbandona a un soliloquio appassionato e disperato. Repentini scarti d'umore spostano il clima dai toni alti della tragedia alla situazione quotidiana, anche baraccona e grottesca, di una stanca 'subrettona' dalle bellezze appassite. Lo spettacolo si gioca tutto nel contrasto tra il riferimento biblico col suo sfondo palestinese e la fastosità barocca di un linguaggio da teatro di varietà.



Ma un conto leggerlo nella scheda,


un conto vederlo


 la sera del 6 giugno


 (insieme a Paola, Gabriella, Rita).


 Il cortile del Bargello


 la sera è più che bello,


anche se ti vieni a trovar


 sotto l'ombrello.


Il Bargello è un luogo molto adatto per rappresentare la morte: da lì partivano i condannati per esser condotti all'ultimo supplizio. Girando la cantonata trovi la porta della cappella  con la prima fermata della via mortis (fuoco o decapitazione) che ti accompagnava fino al "luogo di giustizia" come ricorda il pannello sulla facciata:

Al primo piano del duegentesco Palazzo si trova la Cappella di Santa Maria Maddalena, dove sostavano i condannati a morte prima di iniziare il loro cammino verso il patibolo, assistiti dai confratelli della Compagnia dei Neri.


Il Bargello è un luogo molto adatto per rappresentare il ritorno alla vita: fu proprio qui, nel cortile aperto sul cielo, che Pietro Leopoldo di Lorena fece fondere, nella seconda metà del '700, gli strumenti di tortura, nel mentre l'araldo comunicava al mondo la fine per legge di quell'estrema tortura che si chiama condanna a morte per mano del boia.


Ragione per cui oggi tale diritto è rimasto in mano solo a 'drangheta, mafia, servizi segreti, e "governi canaglia".

Insomma ai terroristi.


Non per niente il Bargello s'intitola "palazzo non finito".


Scheda storica





Il cortile delle carceri




Teatro delle vicende politiche che videro contrapposti Papato e Impero, guelfi e ghibellini, nonché le fazioni cittadine in lotta per il potere, il palazzo fu testimone del progressivo decadere delle istituzioni repubblicane: all’affermarsi dell’egemonia medicea nella seconda metà del Quattrocento, con il trasferimento delle funzioni politiche a Palazzo Vecchio, divenne prima la sede del Consiglio di Giustizia e dei Giudici di Ruota, e dal 1574, sotto il principato di Cosimo I de’ Medici, fu trasformato in carcere cittadino. Dal Bargello (capo delle Guardie o di Piazza), che con l’aiuto dei suoi sbirri arrestava, interrogava e provvedeva anche ad eseguire le condanne, il palazzo ha derivato il nome che porta ancora oggi.

La trovi qui


lunedì 29 ottobre 2007

Creatività




Fortezza da basso, 25-28 ottobre 2004


Sul piazzale davanti all'entrata.  Mi sembra di riconoscerlo.


Qualche foto prese durante la visita del 26 ottobre.




Villa Vogel Sede del quartiere 4. Marisa in mostra.

26-30 ottobre.


Altre foto

martedì 10 aprile 2007

Radici cristiane d’Europa (7)


Vittorio mi manda due allegati sulla base del principio che "scire est meminisse", sapere equivale a ricordare.

D'altronde

... "non fa scienza

senza lo ritenere avere inteso".



1° allegato

 Toscana

C’è stato un tempo in cui questa terra era “governata” da persone di qualità (Pompeo Neri, Giulio Rucellai, Stefano Bartolini da Pontremoli) ispirate dagli illuministi Beccaria, Tanucci, Ximenes ecc.

In quel tempo furono prese le seguenti decisioni ed iniziative:

-         1751 “costituzione sulle manomorte”

-         1769 Prammatica sulle manomorte. E’ l’atto definitivo con cui si proibì l’accrescimento delle proprietà dei soggetti ed enti religiosi e si affrancarono i fondi posseduti dal clero e si deferì ai tribunali civili la cognizione delle alienazioni e si stabilì il principio che “i parroci ricavassero il loro onesto mantenimento dall’altare e dal popolo che servivano. Nel 1772 in Toscana vi erano 321 conventi di frati:

-         n. 10 di Gesuiti

-         n. 16 di Domenicani

-         n. 11 di Camaldolesi

-         n. 34 di Cappuccini

-         n. 16 di riformati

-         n. 38 di conventuali

-         n. 39 di minori

-         n.   4 di Certosini,

-         n.   6 di scolopi

-         n. 19 di Vallombrosani

-         n. 11 di Olivetani

-         n. 49 di Agostiniani,

-         n. 3 di Agostiniani scalzi

-         n. 16 di Serviti

-         n. 5 di minimi

-         n.  9 di carmelitani

-         n . 7 di Carmelitani di Mantova

-         n.  5 di Carmelitani scalzi

-         n . 3 di Cassinensi

-         n.  2 di Teatini

-         n . 2 di Canonici lateranensi

-         n.  1 di Filippini

-         n.  1 di Celestini

-         n.  2 di San Giovanni di Dio,

-         n . 1 di Ministri degli infermi, 1 di Missionari

-         n.  1 di Canonici di S.Antonio

-         n.  4 di Barnabiti

-         n. 1 della Pace

 

per un totale di 6029 ecclesiatici (sacerdoti 3423, conversi 1651, servi laici 946) La popolazione di Firenze, al censimento del 1766 risultava essere di 78.635 esseri umani. Le rendite di cui godevano i suddetti conventi ammontava a 373.478 scudi che corrispondevano (al 3%) ad un patrimonio minimo di 12.500.000 scudi (uno scudo era cinque lire del tempo)

 

1773 – soppressione dei Gesuiti in Toscana (la decisione fu presa dopo che papa Ganganli – Clemente XIV – si era piegato alle richieste che in tal senso erano arrivate da tutta l’Europa)

 

1775 abolite le servitù rurali (pascolo, macchiatici, legnatico)

 

1776 proibizione delle questue e degli eremiti

 

1777 soppressione delle antiche magistrature (esempio la giurisdizione criminale era privatamente esercitata da: Camera Granducale, Camera delle comunità, Camera di commercio, Magistrati della sanità, Uffizio dei pupilli, tribunale dei conservatori delle leggi e del protocollo, Archivio, Monte comune, Monte di Pietà, Spedale degli innocenti, Opera di S.Maria del Fiore, Bigallo, Congregazione di S.Giovanni Battista ecc,) e fu affidata ad un Supremo Tribunale di Giustizia.

1778/1779 Istituzione dei “campisanti” e costruzione del Camposanto generale a Trespiano.

                  Controllo sul numero dei sacerdoti (non siano in numero troppo eccedente al sevizio spirituale del popolo)

 

Nel 1732 il senatore Filippo Buonarrori espresse il seguente parere “Non conviene entrar mai in trattato con la Corte di Roma, e non prestar mai l’orecchio a farlo per via di concordati , perché come saviamente si rileva dal Giannone, è stato SEMPRE questo il solito colpo di riserva, che quella sceltissima corte ha messo in uso, e che mai non le ha fallito quando si è veduta in circostanze di dover piegare, usando ciò per strattagemma onde acquistare tempo, senza frattanto nulla recedere dalle sue pretese, poiché in nessun concordato havvi dichiarazione che implichi di recedere alcuna cosa o preteso diritto e privilegio di fronte alla potestà laica”

 

Imposizione ai Vescovi del giuramento di fedeltà al Granduca.

 

1782 Abolizione dell’Inquisizione in Toscana.

 

1786/7 Abolizione della tortura e della pena di morte (furono pubblicamente bruciati la forca e gli strumenti di tortura). Fu inoltre stabilito, ma pian piano la cosa fu disattesa, che ogni accusa doveva essere firmata dall’autore e che delle accuse anonime non si doveva tener conto, e che gli accusati innocenti dovevano essere risarciti.

1788 Abolizione del tribunale della Nunziatura che era strumento dell’esercizio della giurisdizione da parte di Roma.

 

Sotto Pietro Leopoldo fuono portate molto avanti le opere di bonifica della Maremma, della Valdichiana, del Padule di Fucecchio, furono liberalizzati i commerci, fu abolito l’appalto della riscossione delle tasse, fu istituito il primo manicomio (nell’Ospedale di Bonifazio) con i regolamenti scritti dal Chiarugi (1789) i malati di mente cessarono di essere trattati da delinquenti o indemoniati, furono aperte le strade dell’Abetone (costo 2.612.895 lire) di Serravalle (costo 1.000.882) ed altre per ulteriori 2.000.000 di lire.

 

  

2° Allegato

 

Visto che il “capo” reintroduce il latino, ricominciamo a praticarlo.

 

Da C.Carenae “Tractatus de Officio Sanctissimae Inquisitionis – Lugduni, MDCLXIX.

 (Lugdunum sta per Lione o Leyda 1669 nota di Barb.).

Pag. 9 .. Ex hac spirituali et temporali protestate Summi Pontificis manat quod ipse potest annullare omnes leges a Principibus laicis conditas favore haeresis eosdem punire utroque gladio..

Pag. 40 .. Inquisitore posse habere familiam armatam

Pag. 42 .. custos carceris possit frangere panem  et pullos (!) portatos carceratis ut videat an contineant limas vel alia ferramenta abscondita…

Pag. 43 … animadvertant autem custodes carcerum huiusce tribunalis ne ullo modo inhoneste fecerant cum mulieribus carceratis..

Pag. 47 .. Haeresis est error intellectus voluntarius contra aliquam fidei veritatem cum pertinacia assertus ab eo qui fidem receipt..

Pag. 55 .. quod Haeretici torquantur pro ulteriori veritate etc clarissimum est et ab omnibus pro indubitato praesupponitur.

Pag. 135 ..blasphemi quoque dari torturam clarissimum est sive pro veritate habenda, sive etiam super intenzione.

 

 Pag. 151. Editto Generale del S.Ufficio di Cremona del 26.10.1639 (pubblicato sempre nel libro sopra indicato)

.. Comandiamo a tutti e ciascuna persona di rivelare e notificare, entro dodici giorni, chi siano eretici o sospetti o defamati di eresia o credenti fautori e ricettatori o difensori loro e abbiano aderito o aderiscono a riti dei Giudei o Maomettani o dei Saracini o de’ Gentili o abiano apostato dalla S.Fede Christianissima…. Che abiano tenuto o tengano libri, o scritti che contenghino eresie o libri di Heretici che trattino di religione… che nessun corriero o barcarolo, mulattiere o altro ardisca di portare libri dentro o fuori della città o altri luoghi a noi sottoposti (etiam per pasaggio) se non haveranno la lista dei libri sottoscritta dall’Inquisitore o altri a chi spetta de’ luoghi onde saranno partiti o per dove saranno passati, sotto pena per anco della perdita delli libri e altre a noi arbitrarie…sotto l’istesse pene comandiamo che niuno, sia chi si voglia, riceva libri né apra casse, balle o fagotti dove siano libri… che niuno mercante ardisca ricevere libri o ardisca metterli fuori,…e quel che si dice del portar o ricevere libri si intende anco dell’historiette, figure, lunari e altre simili carte. E tutte le suddette cose comandiamo anche agli Hebrei sotto pena di scudi 50…., comandiamo a tutti i librai della nostra giurisdizione sotto l’istessa pena di scomunica che non ardiscano di vendere libri comprati dagli ebrei.

 Pag. 218: De Iudaeis: in toto orbe terrarum non reperitur gens iniquior, infamior et abominabilior quam gens Iudeorum. 


 Nota di Barbabianca:

Caro Vittorio, sicuramente saprai che l'ultima vittima del Tribunale dell'Inquisizione toscana è un mio compaesano casentinese: Tommaso Crudeli di Poppi. 


Il 9 maggio 1739 fu arrestato a Firenze e rinchiuso nelle carceri della Santa Inquisizione in S. Croce. Dopo 16 mesi trascorsi in condizioni durissime, nel vano tentativo di estorcergli i nomi di altri affiliati, nonostante la totale ritrattazione delle accuse da parte dei pentiti, loro estorte dall'Inquisitore, nell'agosto del '40 fu condannato per eresia e confinato nella propria casa a Poppi; Il 27 marzo del 1745 si spense a Poppi .

La condanna per eresia non ebbe termine: la sua opera letteraria fu posta all'Indice e i suoi fratelli dovettero misconoscere ogni opera del congiunto.

Il suo martirio non fu inutile: già nel 1743 il Granducato della Toscana fece chiudere provvisoriamente il Tribunale del Sant''Uffizio e definitivamente nel 1782 persino con l'abbattimento materiale dell'edificio (ingresso nel chiostro di Santa Croce a Firenze).

Ne ho parlatoin questo post del 2005.

 Grazie ancora.

Precisazioni di Vittorio su Tommaso Crudeli:

Quanto al Crudeli, sul libro della Maria Augusta Morelli Timpanaro (1) a lui dedicato si legge che dopo essere passato dalle carceri dell’Inquisizione ad una stanza  nel Forte di Belvedere, finalmente ottenne la “libertà” e fu confinato in Casentino. Essendosi però ammalato di polmoni per i maltrattamenti subiti dall’Inquisizione (era stato tenuto in una cantina, cioè un luogo sotterraneo) chiese di potere andare a cercare di curarsi in una zona di mare e cioè nel pisano. Ci furono varie lettere fra gli uffici del Granduca, l’inquisitore Fiorentino e la Inquisizione Romana, alla fine fu disposto che Crudeli poteva lasciare il Casentino, troppo freddo d’inverno, ed avvicinarsi al mare, ma non oltre Pontedera (immagina il clima di Pontedera in inverno, vicino al padule di Bientina) e questo perché essendoci a Pisa una Università era un luogo molto mal visto perché ospitava persone che avevano  una cultura non proprio gesuitica ed  erano propense a manifestare indipendenza di giudizio, persone quindi molto pericolose e con le quali era meglio che il Crudeli non avesse occasioni di contatto, per la salvezza della sua anima.



(1) Morelli Timpanaro,A.M. Tommaso Crudeli. Poppi 1702-1745. Contributo per uno studio sulla Inquisizione a Firenze nella prima metà secolo XVIII. Firenze, Olschki 2003, 2 voll. cm.17x24, pp.VI,938, 20 tavv.bn.ft. br. Coll.Cultura e Memoria,vol.26.   Euro 73.95